20/01/2025 - Lo scorso ottobre, a Roma, è stato presentato il nuovo Rapporto, a cura di ENEA e CTI, sulla certificazione energetica degli edifici in Italia. Questo documento rappresenta ormai un appuntamento annuale fisso ed è l’occasione per fare il punto della situazione sullo stato della certificazione energetica nel nostro Paese. L’obiettivo del lavoro è, infatti, quello di scattare una fotografia che comprenda sia un’analisi dei dati, sia delle riflessioni sull’intero sistema, che vede coinvolti diversi attori, dai certificatori energetici, ai cittadini, alle istituzioni.
Nel 2024 questo rapporto è arrivato alla quinta edizione. In questo articolo vediamo di sintetizzare le principali evidenze emerse, anche confrontandosi con gli anni precedenti.
Innanzitutto, una buona notizia: in linea generale viene confermata la tendenza verso un miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici. Scendono, infatti, le percentuali di immobili nelle classi energetiche F e G (-6,3%), in particolare in favore di quelle A4-B (+5,2%). Nonostante una non trascurabile porzione di APE ricada ancora nelle classi energetiche meno efficienti (F e G), tale quota scende per la prima volta sotto il 50%.
Per quanto concerne la distribuzione degli APE per categorie di edifici, nessuna novità di rilievo: come ci si aspettava la maggior parte degli APE è relativa al settore residenziale, con l’87,7% e il 12,3% al non residenziale. Stessa cosa per la distribuzione degli immobili per zona climatica: la zona E, per un’ovvia ragione di densità abitativa è sempre quella con una maggiore rappresentatività, seguita dalle zone D e C.
Analizzando le prestazioni energetiche degli immobili, si osserva sempre una forte correlazione tra l’EPgl (Indicatore sull’energia primaria globale) e rigidità del clima, segno che il riscaldamento rappresenta sempre il servizio preponderante dal punto di vista dei consumi energetici, perlomeno per il settore residenziale.
Per quanto concerne la motivazione per cui è stato redatto l’APE, la maggior parte è dovuta a passaggi di proprietà e locazioni (75%). Seguono rispettivamente riqualificazioni energetiche (7,9%) e ristrutturazioni importanti (6,4%). Il 3,5% degli APE è stato invece emesso per nuove costruzioni.
La distribuzione degli immobili sui diversi periodi costruttivi analizzati (epoche di costruzione ) rileva che circa il 76% del campione è antecedente alla Legge 10/1991, quindi, a meno di riqualificazioni successive, caratterizzato da scarse prestazioni energetiche.
È abbastanza evidente, infatti, che la classe energetica tenda a migliorare con l’evoluzione della normativa, che richiede obiettivi di prestazione energetica sempre più stringenti. Sebbene i casi antecedenti al 1991 siano caratterizzati da una forte presenza di immobili con prestazioni meno efficienti, il confronto con i dati del precedente Rapporto mostra un notevole miglioramento.
Accanto all’analisi dei dati, una particolarità di questa edizione del rapporto, così come nell’edizione del 2022, è stata un questionario che, in forma anonima, raccogliesse il parere dei certificatori in merito alle varie fasi di predisposizione dell’APE, dal contatto con il committente fino al deposito nei catasti regionali. In questa occasione, hanno risposto al questionario 10.301 professionisti (rispetto ai 6.743 dell’indagine del 2022), quindi un campione sicuramente significativo (a tal proposito si coglie l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno dedicato pochi ma preziosi minuti per rispondere alle domande proposte).
Come accennato, l’obiettivo del questionario è stato quello di raccogliere le difficoltà e intercettare eventuali problematiche nella redazione dell’APE. Vediamo quindi gli aspetti più interessanti.
Iniziando con il parlare della fase del sopralluogo, oltre il 70% del campione lo giudica oneroso e di questi l’8% molto oneroso. Per quanto riguarda l’utilizzo dei software, i risultati sono stati tutti in linea con le attese, ovvero con percentuali di soddisfazione molto elevate per più del 75% degli intervistati, a fronte di solo l’1-3% di certificatori non soddisfatti.
Un aspetto probabilmente sottovalutato negli APE è costituito dalle raccomandazioni per i possibili interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche. Questo probabilmente in relazione al fatto che il 55% degli intervistati ritiene l’impegno sproporzionato al valore che ha attualmente l’APE sul mercato, sia in termini di percezione che economici.
Cosa aggiungere e cosa togliere dall’attuale attestato è stato il tema di altre domande. In risposta a ciò emerge la necessità degli operatori di creare un collegamento tra attestato e consumi reali e di spiegare meglio che i valori della prestazione dell’unità abitativa sono calcolati in condizioni convenzionali e non in base all’uso effettivo della stessa.
In conclusione, questo rapporto conferma una situazione sugli APE che in realtà era già piuttosto chiara e delineata. Probabilmente occorre lavorare maggiormente per rendere l’APE uno strumento informativo percepito come di valore, ai fine di stimolare i cittadini verso una maggiore consapevolezza sui fabbisogni e l’efficienza energetica dei propri immobili. L’APE, quindi, non dovrebbe essere solo un adempimento burocratico, ma occasione di riflessione e analisi dello stato energetico di un immobile. Non si tratta, infatti, solo di fornire un giudizio sulla classe energetica di un edificio.
La certificazione energetica può offrire anche una serie di indicazioni pratiche su come migliorare le prestazioni energetiche e ridurre i consumi. Ma il miglioramento della qualità degli APE e quindi, di conseguenza, del valore percepito, può essere conseguito solo con un dialogo costruttivo tra tutti gli attori coinvolti. Solo così la certificazione energetica potrà essere di ausilio alla transizione energetica e della decarbonizzazione del nostro Paese.