07/01/2026 - I Contratti di Fiume si stanno affermando in Italia come una delle pratiche più evolute di governance integrata per gestire acqua e territori fluviali, portando le politiche pubbliche alla scala locale e coinvolgendo attivamente comunità, istituzioni e stakeholder.
Nati nel 2007 con l’obiettivo di rendere le decisioni più aperte e vicine ai cittadini, oggi contano quasi 300 iniziative attive (con oltre 100 Contratti sottoscritti) e dimostrano come sia possibile tenere insieme qualità dell’acqua, tutela della natura, difesa dal rischio idrogeologico, energia, agricoltura, gestione forestale e conservazione dei beni culturali.
Al XIII Tavolo Nazionale di L’Aquila, il confronto si è concentrato soprattutto su ciò che viene dopo la firma: l’implementazione dei programmi d’azione, la ricerca di risorse, l’attivazione delle comunità e la costruzione di tavoli di governance permanenti. In questa cornice, l’INU (Rapporto dal Territorio 2023) richiama i CdF come “infrastrutture di governance” utili a superare frammentazioni amministrative e a contrastare consumo di suolo e perdita di qualità ecologica.
Il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume
Il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume (TNCdF) nasce nel 2007, nello stesso anno nel quale viene firmato il Trattato di Lisbona, dal quale trae l’assunto che “Le decisioni siano prese nella maniera il più possibile aperta e vicina ai cittadini”.
Dal 2007 a oggi intorno al TNCdF si è sviluppata una comunità di “pratica e apprendimento” la cui azione è finalizzata a migliorare la cultura e la gestione dell’acqua e dei territori fluviali in Italia, dando un ruolo attivo alle comunità.
Le comunità esistono in quanto si basano sulla riappropriazione della dimensione etica dell’abitare, dell’essere “famigliare con il mondo”, “dell’esserci per aver cura” (Heidegger M.), in un processo che si manifesta attraverso la ricerca di nuovi paradigmi, valori, norme e regole operative per la gestione del bene comune, le sfide climatiche, la tutela della natura, la qualità dell’acqua, la difesa dal rischio idrogeologico, l’energia, l’agricoltura e la gestione forestale, la conservazione dei beni culturali, ecc.
In Italia ad oggi i quasi 300 Contratti di Fiume attivi, di cui 102 sottoscritti, stanno dimostrando come si possono portare le politiche pubbliche alla scala locale mettendo al centro gli obiettivi ambientali, ma anche l’occupazione e la creazione di posti di lavoro, dimostrandosi una risorsa preziosa per il nostro Paese.
Il XIII Tavolo Nazionale riunisce a L’Aquila la Comunità dei Contratti di Fiume per fare il punto sui risultati raggiunti le sfide da affrontare e definire le proposte concrete che ne guideranno l’azione. “Il futuro è adesso” prendiamoci le nostre responsabilità, è tempo di agire. Il futuro è adesso” rimanda ad un’urgenza operativa: occorre consolidare quanto costruito finora e attivare strumenti concreti per rendere i CdF leve efficaci della transizione ecologica.
“Il futuro è adesso”, gli esiti del XIII Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume
Il tema è centrale nelle attività dell’INU che collabora da molti anni con il Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume e vede attenzione continua dal 2019; in particolare, il Rapporto dal Territorio 2023 dell’INU (RDT2023), focalizza l’attenzione su:
- i Contratti di fiume come “infrastrutture di governance” per la transizione ecologica;
- il ruolo dell’integrazione tra pianificazione, gestione del suolo e sistemi ambientali;
- la necessità di superare frammentazioni amministrative;
- il valore della cooperazione territoriale e dell’innovazione socio-istituzionale.
L’INU era presente in entrambe le sessioni di discussione del pomeriggio, relative rispettivamente all’implementazione e ai sistemi di governance che ruotano intorno ai contratti di fiume. La sessione 1 “Attuazione delle Pianificazioni di Bacino, Stato di Fatto e Prospettive, Implementazione dei Programmi d’Azione dei Contratti di Fiume” ha visto i protagonisti delle istituzioni (ABDB, Regioni, Consorzi di Bonifica, Province, Comuni) presentare un’ampia carrellata di contratti di fiume nella fase di implementazione, anche in relazione agli strumenti di pianificazione territoriale, urbana e di settore.
Perché la firma del Contratto di Fiume ex art. 68bis del Testo Unico dell’Ambiente, con la redazione di tutta la documentazione stabilita dal Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, non è il punto di arrivo, ma di partenza.
Una volta firmato l’accordo, tutti i soggetti e gli stakeholders coinvolti sono chiamati a lavorare per la sua implementazione, attraverso la ricerca di finanziamenti, l’attivazione delle comunità, la definizione di tavoli di governance permanenti.
Proprio questi ultimi erano oggetto della Sessione 2 Contratti di Fiume e Governance, Partenariati Pubblico Privato, Gestione delle Aree Protette, Agricoltura, Rapporto con Pianificazione del Territorio e Consumo di Suolo, che si colloca in un passaggio decisivo per le politiche territoriali italiane. La sessione riunisce dunque rappresentanti di amministrazioni, aree protette, agronomi e forestali, consorzi di bonifica, università, ONG, GAL e CdF territoriali, per discutere come rendere i Contratti di Fiume architetture operative in grado di integrare acqua, suolo, paesaggio, agricoltura, biodiversità e pianificazione.
La sessione ha approfondito proprio questi temi:
- governance e cooperazione interistituzionale come fondamento dell’efficacia dei CdF;
- partenariati pubblico-privato come leva per trasformare piani e visioni in interventi reali;
- l’interazione tra aree protette e sistemi agricoli, vista come condizione per la resilienza ecologica;
- il rapporto tra CdF, pianificazione del territorio e politiche di contrasto al consumo di suolo, richiamate come priorità emergente nel RDT2023;
- il valore del capitale sociale territoriale, delle reti e dell’apprendimento collettivo.
Contratti di Fiume, pratica evoluta di governance integrata
A conclusione dell’evento è emerso il ruolo dei Contratti di Fiume come una delle pratiche più evolute di governance integrata nel nostro Paese, capaci di connettere dimensione ambientale, uso del suolo, pianificazione territoriale, tutela delle aree agricole, gestione del paesaggio e innovazione socio-istituzionale.
I CDF rappresentano una risposta avanzata a quattro grandi criticità del sistema territoriale italiano (Il Rapporto dal Territorio 2023, INU):
1. Frammentazione istituzionale e amministrativa, che richiede nuovi dispositivi di coordinamento multilivello;
2. Consumo di suolo e perdita di qualità ecologica, che vanno affrontati attraverso strumenti strategici integrati;
3. Debolezza della pianificazione ordinaria nel gestire problemi complessi come acqua, rischio, agricoltura, biodiversità;
4. Carenza di processi partecipativi strutturati, indispensabili per costruire decisioni condivise e territorializzate.
In questo quadro, i Contratti di Fiume costituiscono laboratori territoriali di innovazione, capaci di generare, sia nella fase di costruzione che in quella di implementazione dell’accordo:
- cooperazione tra enti pubblici, imprese, agricoltori e cittadini;
- strumenti per connettere pianificazione idraulica, urbanistica e agricola;
- pratiche di gestione integrata del paesaggio e delle aree protette;
- modelli di partenariato pubblico-privato per la manutenzione ecosistemica;
- capacità di mobilitare risorse (nazionali ed europee) e costruire progettualità condivise.
Il nuovo Documento di Posizione e Proposta 2024 e le risoluzioni 2025 in discussione in Parlamento e la riattivazione dell’Osservatorio Nazionale CdF segnano una maturità istituzionale senza precedenti dei CdF, ora pienamente riconosciuti come strumenti capaci di “connettere politiche pubbliche e comunità locali”.
A completare questo quadro si colloca la nuova iniziativa formativa del Tavolo, il Master Inter-Universitario sui Contratti di Fiume e sulla Transizione Ecologica, evidenziato sia dall’INU sia dal Comitato di Pilotaggio come strumento essenziale per dotare il Paese di figure competenti e capaci di accompagnare i territori nei processi di trasformazione.
Contratti di Fiume pilastri della transizione ecologica
L’obiettivo è chiaro e condiviso: rendere i Contratti di Fiume pilastri della transizione ecologica italiana, capaci di congiungere visione strategica, azione territoriale, partecipazione e responsabilità collettiva. Perché il futuro - come ricorda l’INU - non è domani: è adesso.
Il futuro richiede formazione sui Contratti nel campo largo della transizione ecologica per supportare l’attuazione delle politiche ambientali e sviluppare competenze complesse, capaci di integrare saperi ambientali, giuridici, progettuali, sociali e manageriali in un approccio realmente transdisciplinare.
Il Master Interuniversitario “Manager della transizione ecologica e dei Contratti di Fiume”, patrocinato dal Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume, formerà in questa direzione figure capaci di operare a supporto delle pubbliche amministrazioni, dei territori e delle imprese per affrontare le vulnerabilità ambientali, i conflitti sociali e le sfide di sostenibilità.