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Rinascenza urbana: al Senato una proposta di legge sull’architettura come bene pubblico
di Nicola Damato

Rinascenza urbana: al Senato una proposta di legge sull’architettura come bene pubblico

Salute e qualità dello spazio costruito al centro di un nuovo modello di sviluppo urbano orientato al benessere psicofisico e sociale

Vedi Aggiornamento del 05/02/2026
Rinascenza urbana: l’architettura come bene pubblico - Foto: vampy1 123rf.com
Rinascenza urbana: l’architettura come bene pubblico - Foto: vampy1 123rf.com
di Nicola Damato
Vedi Aggiornamento del 05/02/2026
20/01/2026 - Riconoscere l’architettura come bene di interesse pubblico e orientare le trasformazioni urbane verso modelli capaci di incidere sulla qualità della vita, sulla salute e sulla coesione sociale, introducendo il concetto di "rinascenza urbana" come riferimento per le politiche pubbliche in materia di spazio costruito.

È questo l’obiettivo del disegno di legge N. 1711, di iniziativa dei partiti di maggioranza e all’esame del Senato, che intende ridefinire il ruolo dell’architettura nelle politiche urbane e territoriali, inserendosi in un contesto più ampio di attenzione parlamentare ai temi della qualità architettonica e della progettazione.

In linea con il dibattito degli ultimi anni a livello nazionale ed europeo, anche questa proposta attribuisce alla progettazione un ruolo culturale e civile, con ricadute sul benessere psicofisico e sull’identità dei contesti urbani, superando una visione esclusivamente tecnica dell’attività edilizia.
 

Rinascenza urbana: oltre la rigenerazione edilizia

Il cuore del disegno di legge è rappresentato dal concetto di Rinascenza urbana, esplicitamente distinto dalla tradizionale rigenerazione edilizia. Non si tratta di una somma di interventi puntuali sul patrimonio costruito, ma di un processo integrato che combina trasformazione fisica e dimensione culturale dei luoghi.

La rinascenza urbana viene assunta come riferimento per le politiche urbane e territoriali, con l’obiettivo di promuovere l’equilibrio tra ambiente naturale e costruito, la qualità degli spazi pubblici e il rafforzamento dell’identità dei territori.

In questo quadro, il provvedimento stabilisce un collegamento diretto tra qualità architettonica e benessere psicofisico e sociale. La qualità dello spazio costruito viene riconosciuta come un fattore che incide sulla salute, sulla sicurezza e sulla vivibilità degli ambienti, in particolare nei contesti dell’edilizia pubblica, scolastica e sociale.

L’architettura è così chiamata a svolgere un ruolo attivo nelle politiche per la qualità della vita urbana, integrando aspetti ambientali, relazionali e percettivi.
 

Il contesto europeo

Il disegno di legge richiama alcune esperienze europee in cui la qualità architettonica è già parte integrante delle politiche pubbliche, come in Francia, dove il principio dell’architettura come espressione della cultura è stato introdotto già nel 1977, mentre in Spagna, Germania e Svizzera le politiche sulla qualità dello spazio costruito riconoscono il ruolo dell’architettura nel miglioramento della qualità della vita e del benessere urbano.

Il provvedimento italiano si vuole porre in continuità con questo approccio, con un taglio rivolto al contesto normativo nazionale.
 
 

Le figure dell’Architetto della città e del Medico della città

Tra le misure previste nella proposta, figura l’istituzione dell’Architetto della città e del Medico della città (Health City Manager), obbligatorie nei comuni capoluogo di provincia o con popolazione superiore a 30.000 abitanti.

L’Architetto della città avrebbe il compito di coordinare le politiche urbanistiche e architettoniche dell’ente locale, promuovere la qualità dei progetti di edilizia pubblica, scolastica e sociale e valutarne l’impatto sul benessere abitativo.

Il Medico della città coordinerebbe invece le politiche locali per la salute e il benessere psicofisico, con particolare attenzione alla qualità ambientale, agli spazi verdi, alla mobilità attiva e alla prevenzione del disagio sociale.

Le due figure opererebbero in modo coordinato nella valutazione dei programmi e dei progetti pubblici.
 

Il Consiglio nazionale per la qualità dell’architettura e della vita urbana

Il testo prevede inoltre l’istituzione del Consiglio nazionale per la qualità dell’architettura e della vita urbana presso il Ministero della Cultura.

L’organismo avrebbe funzioni di indirizzo e coordinamento e sarebbe composto da rappresentanti dei ministeri competenti, delle regioni, dei comuni, degli ordini professionali e da esperti in architettura, urbanistica, paesaggio e psicologia ambientale.

Tra i compiti assegnati figurano l’elaborazione di linee guida sulla qualità architettonica e sulla Rinascenza urbana e la definizione di metodologie e indicatori per la valutazione del benessere abitativo e psicofisico nell’edilizia pubblica.
 
 

Giovani progettisti e accesso agli incarichi pubblici

Anche in questo disegno di legge i concorsi di progettazione e di idee vengono considerati strumenti da privilegiare per l’affidamento dei progetti architettonici e urbanistici, ritenuti più idonei a garantire qualità progettuale rispetto a modalità di selezione basate prevalentemente su requisiti economici o dimensionali.

Il testo prevede inoltre l’obbligo di riservare almeno il 30% degli incarichi di progettazione sotto soglia europea a professionisti under 40, con un ruolo di vigilanza e supporto affidato agli ordini professionali, anche per favorire la costituzione di raggruppamenti tra giovani progettisti e studi strutturati.

Tra le misure previste figura anche la promozione di percorsi formativi dedicati alla qualità architettonica, alla salute urbana e alla psicologia dell’abitare, attraverso corsi di laurea, master e dottorati.
 

Verso un nuovo approccio alla trasformazione urbana

Nel suo impianto complessivo, questo disegno di legge conferma l’evoluzione del ruolo dell’architettura nelle politiche pubbliche, attribuendole una funzione centrale nella costruzione di città più sane, inclusive e riconoscibili e rafforzando l’idea che la qualità dello spazio costruito non sia un elemento accessorio, ma una componente strutturale dello sviluppo urbano e del benessere collettivo.

In questo quadro, infatti, si inserisce anche il ddl 1112, presentato in Senato dal senatore Nicola Irto (PD-IDP) e illustrato in Commissione Cultura nella seduta del 16 luglio scorso dal relatore Francesco Verducci (PD-IDP), che affronta il tema della qualità architettonica e della progettazione come interesse pubblico, confermando l’attenzione verso un approccio integrato alla trasformazione urbana e alla qualità dello spazio costruito.
 
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