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A proposito di urbanistica partecipata in Italia
di Gilda Berruti e Raffaella Radoccia - INU Community Governance e diritti dei cittadini

A proposito di urbanistica partecipata in Italia

Tra norme regionali, PNRR e strumenti digitali, l’urbanistica partecipata in Italia è un modello ibrido: molte prove, poca “costruzione sociale del piano”

L’urbanistica partecipata in Italia - Foto: vadimkey 123rf.com
L’urbanistica partecipata in Italia - Foto: vadimkey 123rf.com
di Gilda Berruti e Raffaella Radoccia - INU Community Governance e diritti dei cittadini
edilportale+
26/01/2026 - Nonostante ormai se ne discuta dalla fine degli anni ’60, in Italia l’urbanistica partecipata si configura come un modello non consolidato di gestione del territorio che integra obblighi normativi, strategie di “valore pubblico” previste dai piani nazionali, strumenti, anche digitali, avanzati.
 
Il quadro è variabile da regione a regione e ibrido, anche per la presenza sempre più diffusa di percorsi supportati dalle tecnologie digitali. Fioriscono percorsi di Urbanistica Partecipata Digitale attraverso piattaforme di e-participation, GIS partecipativi e strumenti di visualizzazione 3D per permettere ai cittadini di visualizzare i progetti e inviare osservazioni in tempo reale, di pari passo con forme di co-progettazione con il terzo settore e la cittadinanza attiva mirati a orientare l’impatto sociale e ambientale degli interventi, richiesti con assiduità dalle politiche del Piano nazionale ripresa e resilienza.
 
Nonostante le sperimentazioni in corso, sempre più codificate, o forse proprio per questo, siamo ancora molto lontani dalla “costruzione sociale del piano”, espressione che sembra più convincente rispetto ad un processo di piano multiattoriale, caratterizzato da interazioni multiple, da osservare e monitorare rispetto ai suoi esiti.
 

Quadro Normativo e Amministrativo in fieri

La partecipazione non è regolata da un’unica legge nazionale o da una normativa nazionale univoca e dettagliata che obblighi gli enti locali ad attivare strumenti di partecipazione nelle fasi di formulazione dei piani urbanistici o territoriali; è perlopiù lasciata alla discrezionalità degli enti e alla capacità di iniziativa delle comunità locali.
 
Dalla fine degli anni ‘90 alcune Regioni italiane hanno fatto passi avanti nel preordinare il coinvolgimento delle popolazioni locali, istituzionalizzando la partecipazione.
 
In primo luogo, le Regioni Toscana, Emilia-Romagna e Puglia hanno introdotto nelle rispettive leggi urbanistiche regionali (LUR) strumenti e misure specifiche, che rendono il coinvolgimento dei cittadini e degli stakeholder, un passaggio obbligatorio o fortemente incentivato nella redazione dei Piani Urbanistici Generali, promuovendo allo stesso tempo hanno leggi regionali sulla partecipazione.
 
Nel 2025 la Regione Puglia ha avviato un nuovo percorso partecipato multilivello, finalizzato a coinvolgere sia il partneriato esperto - ordini professionali, associazioni di categoria, costruttori e amministratori locali - sia i cittadini nella elaborazione della nuova legge urbanistica regionale.
 
Sempre nel 2025 la Regione Toscana ha introdotto la Regional Participation Policy che crea un quadro giuridico per integrare la partecipazione civica nei processi decisionali regionali e locali in merito alla riduzione del consumo di suolo.
 
La partecipazione pubblica in Emilia-Romagna è promossa in base alla Legge regionale n. 15/2018, che sostiene l’inclusione di cittadini e gruppi associativi nei percorsi di deliberazione, programmazione e decisione pubblica e prevede risorse, strumenti e contributi per realizzare processi partecipativi promossi da enti pubblici o organizzazioni private. La Regione ha inoltre definito linee di indirizzo sui processi di partecipazione per garantire trasparenza, competenze e coordinamento tra gli strumenti partecipativi e ha creato la piattaforma online PartecipAzioni come strumento centrale di partecipazione civica sulla quale è in corso il Piano Formativo della Partecipazione 2025-2027 attraverso il quale i cittadini possono leggere i documenti proposti e inviare contributi per suggerire modifiche o integrazioni via questionario online.
 
A Bologna la Partecipazione pubblica è promossa sul sito ufficiale del Comune e amplificata dai social network e dalle newsletter insieme con iniziative culturali e civiche, consentendo alla popolazione di essere informata su progetti, dibattiti di quartiere, eventi tematici e incontri sociali.
 
Attraverso le attività dell’Urban center e della Fondazione, il Comune di Bologna si confronta con le proprie comunità locali, proponendo assemblee e laboratori di quartiere, eventi dedicati alle pratiche democratiche, come il Festival della Partecipazione (2024) e consente di utilizzare le piattaforme pubbliche digitali, come Partecipa e Rete civica Iperbole, per seguire, supportare e intervenire nei processi decisionali a vario livello in collaborazione con la Regione.
 
In secondo luogo, Regioni come Veneto, Lombardia, Piemonte e Lazio prevedono forme di partecipazione diretta all’interno dei Piani Urbanistici Attuativi attraverso accordi tra pubblico e privato. La LUR del Veneto stabilisce l’intervento dei cittadini nel processo di valutazione ambientale, consentendo che le Commissioni VIA e VAS inseriscano nella valutazione finale il parere pubblico.
 
La LUR Lombardia prevede l’uso di piattaforme digitali come FirstLife per co-progettare i servizi e promuovere la rigenerazione urbana nei quartieri urbani o disciplina i regolamenti di partecipazione agli interventi di urbanistica tattica, in particolare nelle aree metropolitane - come, ad esempio, le “piazze aperte” di Milano. In Piemonte la partecipazione supporta la co-pianificazione e consente alle amministrazioni locali di partecipare alla programmazione territoriale, portando in campo le esigenze ambientali e sociali della popolazione.
 
La Regione Lazio ha attivato strumenti per l’accesso civico semplice e generalizzato, che consentono a chiunque di richiedere la pubblicazione o l’accesso a documenti e dati e vigilare sulla trasparenza amministrativa e in particolare promuove forme attive e collaborative di intervento, ad esempio attraverso la Legge regionale sui beni comuni, che prevede strumenti come i patti di collaborazione tra cittadini e amministrazione per gestire spazi o servizi di interesse collettivo, secondo il principio di sussidiarietà.
 
Nell’ambito delle strategie di open government, La Regione Lazio promuove iniziative di open data e digitalizzazione per favorire la partecipazione civica, come portali di dati aperti accessibili al pubblico.
 
All’interno di queste politiche urbane e territoriali, Roma Capitale prevede forme di partecipazione interattive tra cittadini e referenti dei diversi Municipi, a partire dal Bilancio partecipativo fino ad arrivare ai percorsi partecipativi, condotti attraverso assemblee pubbliche, tavoli di negoziazione, laboratori di co-progettazione e workshop con esperti. A Roma risulta attiva la sensibilizzazione pubblica attraverso il Festival della sostenibilità e della partecipazione, con eventi e incontri diffusi sul territorio per coinvolgere cittadini, scuole e associazioni o il Festival Iper - delle Periferie, che promuove la riflessione urbana e la partecipazione civica attraverso arte e discussione di quartiere.
 
Nel 2025 è stato aperto il primo Urban Center Metropolitano di Roma, luogo dedicato a monitorare e implementare le trasformazioni della città, promosso da Roma Capitale e Città Metropolitana a compimento di una storia trentennale di dialogo tra cittadini, professionisti, associazioni e istituzioni.
 

Efficacia della partecipazione

All’interno dell’ampia discussione sulla nuova Legge Urbanistica Nazionale, l’INU ha discusso il tema della partecipazione pubblica inserendo un articolo nella proposta di articolato della legge di principi sulla partecipazione dei cittadini.
 
In questo quadro, il lavoro della Community Governance e diritti dei cittadini si è focalizzato su alcuni temi principali, provando a tenere la questione delle disuguaglianze e dei divari in filigrana, come quadro di riferimento:
 
- la partecipazione come tema trasversale ed integrato, da tenere in conto in ogni processo di pianificazione, e da non trattare come “strato”;
 
- la consapevolezza della necessità di cooperare, di lavorare insieme, per attuare il cambiamento in maniera efficace;
 
- il processo di piano come luogo di attivazione di pratiche significative per il governo del territorio, anche al di là del piano come prodotto.
 
Il tema della partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il futuro dei territori è presente ma spesso posto in maniera non del tutto circonstanziata. C’è un proliferare di leggi, norme che favoriscono la partecipazione dei cittadini, ma la maggior parte delle istituzioni sono impreparate a gestire questi processi complessi. Sembra che ci sia una maggiore attivazione collaborativa nell’emergenza che nei processi ordinari di pianificazione.
 
Spesso dalle sperimentazioni collaborative, se pure efficaci, non si apprende e si ripropongono le consuete routine di intervento. Le leggi che prevedono singole figure di garanzia non riescono a risolvere il problema in maniera efficace, così come i finanziamenti per processi che accompagnano la redazione di piani. I tempi sono maturi per prendere sul serio il fatto che si lavora in un’ottica interattiva e le amministrazioni dovrebbero dotarsi di competenze, strutture e persone in grado di lavorare in quest’ottica.
 
Oggi siamo consapevoli che è necessario lavorare insieme, oltre i settori, i perimetri, i compiti di ciascuno, in maniera integrata, condividendo il potere e attivando azioni di cooperazione. Cooperare vuol dire tenere insieme sapere esperto e sapere contestuale, attivare occasioni di dialogo ed innescare alleanze, di volta in volta diverse, che tengano insieme il mondo delle istituzioni, della ricerca, delle imprese, il terzo settore e i cittadini, le comunità organizzate. Sono molti i cantieri attivi in questo campo, in cui spesso le istituzioni attivano azioni di supporto o di garanzia. Allo stesso tempo si dimostra la responsabilità e l’impegno da parte dei diversi attori a portare avanti una parte del processo, a partire dagli interessi in campo.
 

La Carta della partecipazione

La Carta della Partecipazione, promossa nel 2014, è stata aggiornata nel corso del 2023 e del 2024 attraverso una revisione corale da parte di AIPP2, INU e delle associazioni e degli esperti, che fanno parte di quella rete, accogliendo anche gli esiti della consultazione pubblica avvenuta sulla piattaforma ParteciPA nel luglio 2025. I princìpi contenuti nella Carta, che erano 10 nella versione originaria, sono diventati 12, perché sono state prese in considerazione e aggiunte due qualità molto importanti che caratterizzano i processi partecipativi, evidenziate in più occasioni durante il percorso partecipativo: trasparenza e coinvolgimento.
 
 Al Festival della partecipazione, il 14 settembre 2024 a Bologna è stata presentata e discussa una Carta della Partecipazione rinnovata nella forma grafica e resa più ampia e trasversale rispetto alla progettazione urbana, non solo dall’aumento del numero dei principi, ma anche dalla possibilità di convertire 6 principi in “principi che guidano l’azione” e associarli agli altri 6 principi convertiti in “valori che orientano la qualità”.
 
La discussione dei 6 binomi della Carta è avvenuta attraverso 6 dialoghi allargati tra referenti di AIPP2, INU, IAF, Actionaid, ITALIA Open Gov, Regione Emilia Romagna, Regione Toscana e Regione Puglia ed è proseguita con la definizione dell’attuale scenario di governance partecipativa a scala nazionale, con non scontate connessioni internazionali, a cura della direttrice del Dipartimento della Funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, fino a concludersi attraverso 6 tavoli tematici che hanno ripercorso e rilanciato le questioni e le domande, legate al rapporto tra inclusione e coinvolgere, trasparenza e informare, equità e facilitare, cooperazione e co-creare, efficacia e valutare, della fiducia versus render conto. Il dialogo è stato intenso e si è arricchito di elementi ulteriori emersi dalle esperienze in corso o appena svolte nei diversi territori locali.
 
La Carta è apparsa così come uno strumento per allargare in modo congiunto e su più livelli, lo sguardo verso temi che incrociano la pianificazione urbana, la programmazione territoriale, il cambiamento climatico, la rigenerazione all’interno di uno scenario di crescita, che può fare perno proprio sulle contraddizioni al fine di ricomporre un contesto, attraverso aggiustamenti progressivi.
 
La Carta è diventata base per la costruzione delle linee guida sulla partecipazione, in attesa di pubblicazione, da parte del Dipartimento Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del 6° Piano d’Azione Nazionale per il Governo Aperto.
 
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