Concorsi di progettazione, architetti e urbanisti concordano sulle novità
NORMATIVA
Concorsi di progettazione, architetti e urbanisti concordano sulle novità
Invece, società di progettazione e ingegneri sono più critici sulle modifiche proposte dai ddl per la qualità dell'Architettura
06/02/2026 - I concorsi di progettazione sono al centro del confronto in Parlamento sui Ddl Architettura n. 1112 e n. 1711, attualmente all’esame del Senato, come emerso nel corso delle audizioni di ordini professionali, enti e associazioni di settore.
Ampio consenso sugli obiettivi di qualità architettonica e rigenerazione urbana, ma anche posizioni differenziate sulla proposta di obbligatorietà dei concorsi, sulle procedure e sul coordinamento con il Codice dei Contratti Pubblici.
Le divergenze non riguardano tanto le finalità delle proposte legislative, quanto le modalità operative: dall’ipotesi di rendere i concorsi obbligatori, al loro rapporto con il Codice dei Contratti Pubblici, fino alla capacità delle amministrazioni di gestire procedure concorsuali complesse, pur riconoscendo il valore del progetto come elemento di interesse pubblico, capace di incidere sulla qualità della vita urbana e sulle trasformazioni del territorio.
In audizione al Senato, il presidente Massimo Crusi ha sottolineato che il concorso di progettazione sia «l’unico strumento in grado di selezionare progetti coerenti con le necessità sociali, economiche e formali di ogni opera».
Posizione in larga parte convergente da parte dell’Istituto Nazionale di Architettura (IN/ARCH), che considera il concorso di progettazione uno strumento essenziale per garantire qualità architettonica nelle opere pubbliche, specificando che «la qualità non si misura sul fatturato o sul ribasso, ma sulla qualità dell’idea progettuale».
Mentre la vicepresidente CNAPPC Alessandra Ferrari ha, difatti, evidenziato la diversa impostazione dei due testi, osservando come il Ddl 1112 ipotizzi una deroga al Codice per rafforzare il ricorso ai concorsi di progettazione, rispetto al Ddl 1711 che non introduce modifiche, ma si limita a indicare i concorsi come modalità preferenziale, IN/ARCH ha segnalato che senza un allineamento strutturale tra legge sull’architettura e Codice dei Contratti, il rafforzamento del ruolo dei concorsi rischia di rimanere puramente formale.
L’OICE ha espresso una netta contrarietà a questa impostazione, evidenziando che «il concorso di progettazione, per come oggi gestito, determina un notevole dispendio di energie tecniche, professionali ed economiche».
Una linea di prudenza più o meno analoga è stata espressa anche dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire solidità tecnico-ingegneristica e affidabilità esecutiva delle opere pubbliche, soprattutto negli interventi complessi.
A tal proposito la Fondazione Inarcassa ha ribadito il proprio sostegno a questo modello, ritenendo che «la procedura in due fasi favorisca l’emersione della qualità progettuale e l’accesso dei giovani professionisti», garantendo al contempo continuità tra idea e fase attuativa.
L’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), riconosce il valore dei concorsi di progettazione, purchè non si utilizzino in modo estensivo, evidenziando che «i concorsi comportano tempi, costi e complessità procedurali che molti enti locali faticano a sostenere».
Ha invece espresso perplessità sull’introduzione di nuove figure di coordinamento, come il Supervisore dei concorsi e l’Architetto della città, ritenendo che la loro previsione rischi di sovrapporsi ai ruoli già esistenti negli uffici tecnici e di aumentare la complessità procedurale, senza affrontare le criticità strutturali delle amministrazioni locali.
Secondo l’Istituto, «la priorità dovrebbe essere il rafforzamento delle competenze interne alla Pubblica Amministrazione».
Ampio consenso sugli obiettivi di qualità architettonica e rigenerazione urbana, ma anche posizioni differenziate sulla proposta di obbligatorietà dei concorsi, sulle procedure e sul coordinamento con il Codice dei Contratti Pubblici.
Concorsi di progettazione al centro delle audizioni sui Ddl Architettura
Nel corso delle audizioni parlamentari dedicate ai Disegni di legge n. 1112 e n. 1711, i concorsi si sono confermati come uno dei temi più rilevanti del confronto.Le divergenze non riguardano tanto le finalità delle proposte legislative, quanto le modalità operative: dall’ipotesi di rendere i concorsi obbligatori, al loro rapporto con il Codice dei Contratti Pubblici, fino alla capacità delle amministrazioni di gestire procedure concorsuali complesse, pur riconoscendo il valore del progetto come elemento di interesse pubblico, capace di incidere sulla qualità della vita urbana e sulle trasformazioni del territorio.
Qualità architettonica e ruolo del concorso
Il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) ha ribadito la centralità del concorso di progettazione come strumento di selezione basato sulla qualità del progetto.In audizione al Senato, il presidente Massimo Crusi ha sottolineato che il concorso di progettazione sia «l’unico strumento in grado di selezionare progetti coerenti con le necessità sociali, economiche e formali di ogni opera».
Posizione in larga parte convergente da parte dell’Istituto Nazionale di Architettura (IN/ARCH), che considera il concorso di progettazione uno strumento essenziale per garantire qualità architettonica nelle opere pubbliche, specificando che «la qualità non si misura sul fatturato o sul ribasso, ma sulla qualità dell’idea progettuale».
Il nodo del Codice dei Contratti Pubblici
Anche il rapporto tra i Ddl Architettura e il Codice dei Contratti Pubblici è stato tirato in ballo nel corso delle audizioni.Mentre la vicepresidente CNAPPC Alessandra Ferrari ha, difatti, evidenziato la diversa impostazione dei due testi, osservando come il Ddl 1112 ipotizzi una deroga al Codice per rafforzare il ricorso ai concorsi di progettazione, rispetto al Ddl 1711 che non introduce modifiche, ma si limita a indicare i concorsi come modalità preferenziale, IN/ARCH ha segnalato che senza un allineamento strutturale tra legge sull’architettura e Codice dei Contratti, il rafforzamento del ruolo dei concorsi rischia di rimanere puramente formale.
Concorsi obbligatori: le criticità evidenziate
Accanto alle posizioni favorevoli, sono emerse valutazioni più caute sull’introduzione di un obbligo generalizzato di ricorso ai concorsi di progettazione.L’OICE ha espresso una netta contrarietà a questa impostazione, evidenziando che «il concorso di progettazione, per come oggi gestito, determina un notevole dispendio di energie tecniche, professionali ed economiche».
Una linea di prudenza più o meno analoga è stata espressa anche dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire solidità tecnico-ingegneristica e affidabilità esecutiva delle opere pubbliche, soprattutto negli interventi complessi.
Il concorso in due fasi come possibile punto di equilibrio
Nel confronto tra le diverse posizioni, il concorso di progettazione in due fasi emerge come uno degli elementi di maggiore convergenza.A tal proposito la Fondazione Inarcassa ha ribadito il proprio sostegno a questo modello, ritenendo che «la procedura in due fasi favorisca l’emersione della qualità progettuale e l’accesso dei giovani professionisti», garantendo al contempo continuità tra idea e fase attuativa.
Capacità amministrativa e nuove figure
Attenzione è stata rivolta anche alla capacità delle amministrazioni di gestire procedure concorsuali complesse.L’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), riconosce il valore dei concorsi di progettazione, purchè non si utilizzino in modo estensivo, evidenziando che «i concorsi comportano tempi, costi e complessità procedurali che molti enti locali faticano a sostenere».
Ha invece espresso perplessità sull’introduzione di nuove figure di coordinamento, come il Supervisore dei concorsi e l’Architetto della città, ritenendo che la loro previsione rischi di sovrapporsi ai ruoli già esistenti negli uffici tecnici e di aumentare la complessità procedurale, senza affrontare le criticità strutturali delle amministrazioni locali.
Secondo l’Istituto, «la priorità dovrebbe essere il rafforzamento delle competenze interne alla Pubblica Amministrazione».