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Scheda Normativa

Accordo 03/05/2013 n. 582

(Gazzetta regionale 21/05/2013 n. 43)

Regione Veneto - Protocollo di intesa tra la Regione e il Dipartimento ICEA di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell'Università degli Studi di Padova

L'Assessore Maurizio Conte riferisce quanto segue:

Nel settembre 2000, con l'approvazione unanime della Dichiarazione del Millennio, 191 Stati membri dell'ONU hanno sottoscritto gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals, in seguito MDGs) con i quali si sono impegnati a raggiungere per l'anno 2015 un patto globale di impegno congiunto tra Paesi ricchi e Paesi poveri.

Con Legge Regionale 16 dicembre 1999, n. 55 "Interventi regionali per la promozione dei diritti umani, la cultura di pace, la cooperazione allo sviluppo e la solidarietà" la Regione Veneto ha inteso riconoscere la pace e lo sviluppo quali diritti fondamentali della persona e dei popoli, in armonia con i principi costituzionali e del diritto internazionale. Per il perseguimento di tali finalità, la Regione si impegna nella realizzazione di iniziative culturali e di informazione, di ricerca, di educazione, di cooperazione decentrata e di aiuto umanitario.

In base all'art.10 della citata legge regionale, la programmazione degli interventi di cooperazione decentrata allo sviluppo e di solidarietà internazionale viene realizzata con programma triennale approvato dal Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale, anche sulla base degli indirizzi del Comitato per la cooperazione allo sviluppo.

In tale contesto, la Giunta Regionale, con propria deliberazione n. 123 CR del 13.11.12, ha proposto al Consiglio regionale, per la competente approvazione, il programma triennale - anche sulla base degli indirizzi del Comitato per la Cooperazione allo sviluppo - che definisce le linee-guida per l'azione della Regione del Veneto in materia di cooperazione allo sviluppo e solidarietà internazionale per il triennio 2013-2015, proponendo altresì di prendere atto degli esiti delle attività realizzate nel settore, nel triennio 2010-2012. I1 programma triennale definisce i seguenti obiettivi generali:

1. promozione di uno sviluppo umano e sostenibile, con azioni volte a utilizzare le risorse locali per la realizzazione di progetti di auto-sviluppo;

2. tutela, salvaguardia e valorizzazione dei territori, delle loro risorse naturali e del patrimonio ambientale;

3. rafforzamento del ruolo delle donne con specifici interventi volti a favorire la salute materna, l'istruzione femminile, anche professionale, la promozione sociale ed economica delle donne;

4. tutela dell'infanzia con interventi volti a garantire l'accesso all'educazione primaria, il miglioramento delle condizioni igienico sanitarie ed alimentari, l'inclusione sociale e l'assistenza di bambini e adolescenti vittime di violenza in situazioni di degrado sociale;

5. rafforzamento delle istituzioni democratiche e delle amministrazioni locali;

6. sostegno al ruolo attivo dei migranti nelle iniziative di co-sviluppo.

Il programma triennale individua le seguenti principali priorità geografiche

d'intervento:

1) Africa Sub Sahariana;

2) Mediterraneo e Medio Oriente;

3) Asia, limitatamente al subcontinente Indiano e al Sud Est Asiatico;

4) America Latina;

5) Europa Sud Orientale e Repubbliche ex Sovietiche.

La promozione di uno sviluppo umano e sostenibile, con azioni volte a utilizzare le risorse locali per la realizzazione di progetti di auto-sviluppo; la tutela, salvaguardia e valorizzazione dei territori, delle loro risorse naturali e del patrimonio ambientale e, in generale, tutti gli obiettivi generali indicati dal Programma triennale 2013 - 2015 passano anche e soprattutto attraverso la tutela della risorsa idrica.

Gli obiettivi del Millennio, infatti, riconoscono al problema dell'acqua un ruolo di rilievo essenziale per il raggiungimento del più generale obiettivo dello sviluppo umano. Nel quadro degli MDG, l'obiettivo specifico relativo all'acqua è il seguente:

Obiettivo 10: Dimezzare entro il 2015 la proporzione di persone avente accesso sostenibile ad acqua potabile pulita e a servizi sanitari di base

Tuttavia, il tema dell'acqua e della salvaguardia delle risorse idriche è implicito in ognuno degli altri obiettivi sanciti nell'anno 2000.

L'acqua è una risorsa scarsa che richiede una gestione efficiente per difenderla e garantirla alle generazioni future. La tutela e l'uso razionale delle risorse idriche rappresentano pertanto obiettivi molto impegnativi da raggiungere, considerate la varietà e la complessità delle problematiche da affrontare e, soprattutto, le difficoltà di avviare politiche che riservino particolare attenzione all'attuazione operativa del nuovo indirizzo. Un'efficace tutela dell'ambiente, in particolare delle risorse idriche - condizione primaria della sostenibilità dello sviluppo - non si può realizzare con il tradizionale approccio settoriale e di emergenza, ma richiede una politica preventiva che incida sulle cause e porti quindi ad una revisione delle politiche economiche e sociali che determinano le trasformazioni dell'ambiente.

In ambito Europeo, la Direttiva Quadro sulle Acque, 2000/60/CE, ha stabilito una base giuridica per proteggere e ripristinare acque pulite in tutta Europa e per garantirne un uso sostenibile a lungo termine. L'obiettivo generale della direttiva quadro è il raggiungimento di un buono stato di tutte le acque, compresi laghi, fiumi, torrenti e falde acquifere, entro il 2015. Tuttavia la realizzazione degli obiettivi di politica idrica dell'UE è osteggiata da una serie di problematiche già note ed emergenti. Il Piano per la Salvaguardia delle Risorse Idriche europee, pubblicato dalla Commissione il 15.11.2012, rappresenta la risposta politica dell'UE alla sfida costante di raggiungere gli obiettivi di politica idrica dell'UE. Le proposte contenute nel Piano risultano da un processo in cui sono stati ampiamente consultati sia i cittadini, sia i portatori d'interesse.

Nel quadro dei lavori preparatori del Piano sono stati valutati i piani di gestione idrografica degli Stati membri dell'UE e la politica comunitaria in materia di carenza idrica e siccità. Dalla valutazione sono emerse alcune lacune nell'attuale legislazione sulle acque, nonché carenze significative nella sua attuazione. Il documento ha inoltre rilevato e indicato la necessità di risolvere i conflitti tra gli obiettivi della politica idrica e di altre politiche.

Al fine di raggiungere l'obiettivo di un buono stato delle acque entro il 2015, come già stabilito nella direttiva quadro sulle acque, il Piano propone un approccio strategico basato su tre pilastri:

• migliorare l'attuazione della politica idrica dell'UE sfruttando tutte le opportunità date nel quadro della legislazione in vigore. Ad esempio, aumentando la diffusione delle misure di ritenzione naturale delle acque, come il ripristino di zone umide e pianure alluvionali o un'applicazione più efficace del cosiddetto principio del "chi inquina paga" ricorrendo alla misurazione del consumo di acqua, a una tariffazione delle acque e a una migliore analisi economica;

• integrare maggiormente gli obiettivi di politica idrica in altri settori strategici correlati, come l'agricoltura, la pesca, le energie rinnovabili, i trasporti e i Fondi di coesione e strutturali;

• colmare le attuali lacune, in particolare in merito agli strumenti necessari per incrementare l'efficienza idrica. A tale proposito il Piano prevede che gli Stati membri stabiliscano degli obiettivi in materia di contabilità delle acque e di efficienza idrica e che siano elaborati degli standard per il riutilizzo delle acque.

Il Piano non indica un'unica soluzione universale, ma propone piuttosto una serie di strumenti con cui gli Stati membri possono migliorare la gestione idrica a livello nazionale, regionale o a livello di bacini idrografici.

L'attuazione delle proposte presentate nel Piano si baserà sulla strategia comune di attuazione prevista dalla direttiva quadro sulle acque e sarà fondata su un processo aperto e partecipativo che coinvolgerà gli Stati membri, le organizzazioni non governative e le imprese. L'orizzonte temporale del Piano è strettamente correlato alla strategia Europa 2020 e, in particolare, alla tabella di marcia verso un Europa efficiente nell'impiego delle risorse, di cui il Piano costituisce la tappa relativa all'acqua. Le analisi su cui esso si basa abbracciano tuttavia un periodo più lungo, che si estende fino al 2050, e probabilmente fungeranno da riferimento per la politica idrica dell'UE nel lungo termine.

In ambito regionale il Ciclo Integrato dell'Acqua rientra tra le competenze dell'Assessorato all'Ambiente insieme con la programmazione per la salvaguardia ambientale, la tutela del suolo e dell'aria, la difesa del suolo, la bonifica e le foreste, le cave, le acque minerali e termali. In particolare, spetta al Servizio Sistema Idrico Integrato della Direzione Tutela Ambiente la competenza su acquedotti, fognature e impianti di depurazione, segnatamente per ciò che riguarda la pianificazione di settore, indirizzi applicativi, valutazione di progetti, nuove normative di settore - rapporti con le Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale - Modello Strutturale degli Acquedotti - Accordi di programma di settore (APQ2 e disinquinamento Fratta-Gorzone). Per le sue specifiche competenze, il Servizio Sistema Idrico si avvale al suo interno di personale esperto e di professionalità altamente qualificate. Tali professionalità, in particolare le competenze afferenti alla dirigenza nonché alle due P.O. "Studi piani e programmi" e "Fognatura depurazione", corrispondono senz'altro a quelle richieste dalle priorità tematiche del "Programma triennale degli interventi di cooperazione decentrata allo sviluppo e di solidarietà internazionale"previsto dalla la L.R. n. 55/1999.

Nell'ambito dei normali scambi di informazioni, ordinariamente condotti dagli Uffici regionali con Università ed enti pubblici di ricerca, l'Università di Padova, in particolare il gruppo di ricerca di ingegneria sanitaria ambientale del dipartimento ICEA, ha offerto la propria disponibilità, formalizzata con nota proprio protocollo n.349 del 3.04.2013, a collaborare con la Regione in progetti di cooperazione allo sviluppo e/o in materia di salvaguardia delle risorse idriche, mettendo a disposizione la propria pluriennale esperienza specifica e offrendo coinvolgimenti nei propri progetti di ricerca applicata.

L'Università di Padova promuove programmi di cooperazione allo sviluppo sia a livello locale che internazionale. L'ateneo ha stabilito importanti relazioni di cooperazione in Asia, Africa Sahariana e Sub-Sahariana, America Latina, Europa Sud Orientale e nei Paesi ex Sovietici. E' fondatore, insieme con altre diciotto università italiane, del Coordinamento Universitario per la Cooperazione allo Sviluppo. L'offerta formativa in ambiti legati alla cooperazione allo sviluppo comprende i diversi livelli della formazione universitaria. In particolare il dipartimento ICEA eroga, in collaborazione con la Scuola Nazionale dei Lavori Pubblici (ENSTP) di Yaoundé - Camerun, due Master di primo livello dal titolo "Gestione dei Rifiuti nei Paesi in via di Sviluppo" e "Bioedilizia nei Paesi Africani", un Master biennale "La buona gestione delle acque in Africa". La Laurea Magistrale in Ingegneria Ambientale (Second Cycle Degree in Environmental Engineering) è completamente erogata in inglese per permettere il continuo scambio di studenti e docenti a livello internazionale che negli ultimi anni si è concretizzata con la presenza di diversi visiting professor tra cui il prof. George Ekama della University of Cape Town - South Africa, il prof. Joseph Trankler dall'Asian Institute of Technology - Thailand, il prof. Rainer Stegmann dal Nanyang Environment & Water Research Institute - Univerity of Singapore e molti altri. Il programma di studio comprende inoltre il corso Waste and Water Management in Developing Countries, dedicato alla gestion [ . . . ]

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