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Entrata in vigore del provvedimento: 10/07/2010

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno approvato;
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA

la seguente legge:

CAPO I
DISPOSIZIONI GENERALI SUI PROCEDIMENTI PER L'ADEMPIMENTO DEGLI
OBBLIGHI COMUNITARI


Art. 1.

(Delega al Governo per l'attuazione di direttive comunitarie)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine di
recepimento indicato in ciascuna delle direttive elencate negli
allegati A e B, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per
dare attuazione alle medesime direttive. Per le direttive elencate
negli allegati A e B il cui termine di recepimento sia gia' scaduto
ovvero scada nei tre mesi successivi alla data di entrata in vigore
della presente legge, il Governo e' delegato ad adottare i decreti
legislativi di attuazione entro tre mesi dalla data di entrata in
vigore della medesima legge. Per le direttive elencate negli allegati
A e B che non prevedono un termine di recepimento, il Governo e'
delegato ad adottare i decreti legislativi entro dodici mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge.
2. I decreti legislativi sono adottati, nel rispetto dell'articolo
14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del
Consiglio dei ministri o del Ministro per le politiche europee e del
Ministro con competenza istituzionale prevalente per la materia, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia,
dell'economia e delle finanze e con gli altri Ministri interessati in
relazione all'oggetto della direttiva.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle
direttive elencate nell'allegato B, nonche', qualora sia previsto il
ricorso a sanzioni penali, quelli relativi all'attuazione delle
direttive elencate nell'allegato A, sono trasmessi, dopo
l'acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge, alla Camera
dei deputati e al Senato della Repubblica affinche' su di essi sia
espresso il parere dei competenti organi parlamentari. Decorsi
quaranta giorni dalla data di trasmissione, i decreti sono emanati
anche in mancanza del parere. Qualora il termine per l'espressione
del parere parlamentare di cui al presente comma ovvero i diversi
termini previsti dai commi 4 e 8 scadano nei trenta giorni che
precedono la scadenza dei termini previsti dai commi 1 o 5 o
successivamente, questi ultimi sono prorogati di novanta giorni.
4. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle
direttive che comportino conseguenze finanziarie sono corredati della
relazione tecnica di cui all'articolo 17, comma 3, della legge 31
dicembre 2009, n. 196. Su di essi e' richiesto anche il parere delle
Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari. Il
Governo, ove non intenda conformarsi alle condizioni formulate con
riferimento all'esigenza di garantire il rispetto dell'articolo 81,
quarto comma, della Costituzione, ritrasmette alle Camere i testi,
corredati dei necessari elementi integrativi di informazione, per i
pareri definitivi delle Commissioni parlamentari competenti per i
profili finanziari, che devono essere espressi entro venti giorni.
5. Entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di
ciascuno dei decreti legislativi di cui al comma 1, nel rispetto dei
principi e criteri direttivi fissati dalla presente legge, il Governo
puo' adottare, con la procedura indicata nei commi 2, 3 e 4,
disposizioni integrative e correttive dei decreti legislativi emanati
ai sensi del citato comma 1, fatto salvo quanto previsto dal comma 6.
6. I decreti legislativi, relativi alle direttive elencate negli
allegati A e B, adottati, ai sensi dell'articolo 117, quinto comma,
della Costituzione, nelle materie di competenza legislativa delle
regioni e delle province autonome, si applicano alle condizioni e
secondo le procedure di cui all'articolo 11, comma 8, della legge 4
febbraio 2005, n. 11.
7. Il Ministro per le politiche europee, nel caso in cui una o piu'
deleghe di cui al comma 1 non risultino esercitate alla scadenza del
termine previsto, trasmette alla Camera dei deputati e al Senato
della Repubblica una relazione che da' conto dei motivi addotti a
giustificazione del ritardo dai Ministri con competenza istituzionale
prevalente per la materia. Il Ministro per le politiche europee, ogni
sei mesi, informa altresi' la Camera dei deputati e il Senato della
Repubblica sullo stato di attuazione delle direttive da parte delle
regioni e delle province autonome nelle materie di loro competenza,
secondo modalita' di individuazione delle stesse da definire con
accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano.
8. Il Governo, quando non intende conformarsi ai pareri
parlamentari di cui al comma 3, relativi a sanzioni penali contenute
negli schemi di decreti legislativi recanti attuazione delle
direttive elencate negli allegati A e B, ritrasmette con le sue
osservazioni e con eventuali modificazioni i testi alla Camera dei
deputati e al Senato della Repubblica. Decorsi venti giorni dalla
data di ritrasmissione, i decreti sono emanati anche in mancanza di
nuovo parere.

Art. 2.

(Principi e criteri direttivi generali della delega legislativa)

1. Salvi gli specifici principi e criteri direttivi stabiliti dalle
disposizioni di cui ai capi II e III, e in aggiunta a quelli
contenuti nelle direttive da attuare, i decreti legislativi di cui
all'articolo 1 sono informati ai seguenti principi e criteri
direttivi generali:
a) le amministrazioni direttamente interessate provvedono
all'attuazione dei decreti legislativi con le ordinarie strutture
amministrative, secondo il principio della massima semplificazione
dei procedimenti e delle modalita' di organizzazione e di esercizio
delle funzioni e dei servizi;
b) ai fini di un migliore coordinamento con le discipline vigenti per
i singoli settori interessati dalla normativa da attuare, sono
introdotte le occorrenti modificazioni alle discipline stesse, fatti
salvi i procedimenti oggetto di semplificazione amministrativa ovvero
le materie oggetto di delegificazione;
c) al di fuori dei casi previsti dalle norme penali vigenti, ove
necessario per assicurare l'osservanza delle disposizioni contenute
nei decreti legislativi, sono previste sanzioni amministrative e
penali per le infrazioni alle disposizioni dei decreti stessi. Le
sanzioni penali, nei limiti, rispettivamente, dell'ammenda fino a
150.000 euro e dell'arresto fino a tre anni, sono previste, in via
alternativa o congiunta, solo nei casi in cui le infrazioni ledono o
espongono a pericolo interessi costituzionalmente protetti. In tali
casi sono previste: la pena dell'ammenda alternativa all'arresto per
le infrazioni che espongono a pericolo o danneggiano l'interesse
protetto; la pena dell'arresto congiunta a quella dell'ammenda per le
infrazioni che recano un danno di particolare gravita'. Nelle
predette ipotesi, in luogo dell'arresto e dell'ammenda, possono
essere previste anche le sanzioni alternative di cui agli articoli 53
e seguenti del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, e la
relativa competenza del giudice di pace. La sanzione amministrativa
del pagamento di una somma non inferiore a 150 euro e non superiore a
150.000 euro e' prevista per le infrazioni che ledono o espongono a
pericolo interessi diversi da quelli indicati nei periodi precedenti.
Nell'ambito dei limiti minimi e massimi previsti, le sanzioni
indicate nella presente lettera sono determinate nella loro entita',
tenendo conto della diversa potenzialita' lesiva dell'interesse
protetto che ciascuna infrazione presenta in astratto, di specifiche
qualita' personali del colpevole, comprese quelle che impongono
particolari doveri di prevenzione, controllo o vigilanza, nonche' del
vantaggio patrimoniale che l'infrazione puo' recare al colpevole
ovvero alla persona o all'ente nel cui interesse egli agisce. Entro i
limiti di pena indicati nella presente lettera sono previste sanzioni
identiche a quelle eventualmente gia' comminate dalle leggi vigenti
per violazioni omogenee e di pari offensivita' rispetto alle
infrazioni alle disposizioni dei decreti legislativi. Nelle materie
di cui all'articolo 117, quarto comma, della Costituzione, le
sanzioni amministrative sono determinate dalle regioni;
d) eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non
riguardano l'attivita' ordinaria delle amministrazioni statali o
regionali possono essere previste nei decreti legislativi recanti le
norme necessarie per dare attuazione alle direttive, nei soli limiti
occorrenti per l'adempimento degli obblighi di attuazione delle
direttive stesse; alla relativa copertura, nonche' alla copertura
delle minori entrate eventualmente derivanti dall'attuazione delle
direttive, in quanto non sia possibile farvi fronte con i fondi gia'
assegnati alle competenti amministrazioni, si provvede a carico del
fondo di rotazione di cui all'articolo 5 della legge 16 aprile 1987,
n. 183;
e) all'attuazione di direttive che modificano precedenti direttive
gia' attuate con legge o con decreto legislativo si procede, se la
modificazione non comporta ampliamento della materia regolata,
apportando le corrispondenti modificazioni alla legge o al decreto
legislativo di attuazione della direttiva modificata;
f) nella predisposizione dei decreti legislativi si tiene conto delle
eventuali modificazioni delle direttive comunitarie comunque
intervenute fino al momento dell'esercizio della delega;
g) nella predisposizione dei decreti legislativi, relativi alle
direttive elencate negli allegati A e B, si tiene conto delle
esigenze di coordinamento tra le norme previste nelle direttive
medesime e quanto stabilito dalla legislazione vigente, con
particolare riferimento alla normativa in materia di lavoro e
politiche sociali, per la cui revisione e' assicurato il
coinvolgimento delle parti sociali interessate, ai fini della
definizione di eventuali specifici avvisi comuni e dell'acquisizione,
ove richiesto dalla complessita' della materia, di un parere delle
stesse parti sociali sui relativi schemi di decreto legislativo;
h) quando si verificano sovrapposizioni di competenze tra
amministrazioni diverse o comunque sono coinvolte le competenze di
piu' amministrazioni statali, i decreti legislativi individuano,
attraverso le piu' opportune forme di coordinamento, rispettando i
principi di sussidiarieta', differenziazione, adeguatezza e leale
collaborazione e le competenze delle regioni e degli altri enti
territoriali, le procedure per salvaguardare l'unitarieta' dei
processi decisionali, la trasparenza, la celerita', l'efficacia e
l'economicita' nell'azione amministrativa e la chiara individuazione
dei soggetti responsabili;
i) quando non sono di ostacolo i diversi termini di recepimento, sono
attuate con un unico decreto legislativo le direttive che riguardano
le stesse materie o che comunque comportano modifiche degli stessi
atti normativi.

Art. 3.

(Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria di violazioni di
disposizioni comunitarie)

1. Al fine di assicurare la piena integrazione delle norme
comunitarie nell'ordinamento nazionale, il Governo, fatte salve le
norme penali vigenti, e' delegato ad adottare, entro due anni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti
sanzioni penali o amministrative per le violazioni di obblighi
contenuti in direttive comunitarie attuate in via regolamentare o
amministrativa, ai sensi delle leggi comunitarie vigenti, o in
regolamenti comunitari pubblicati alla data di entrata in vigore
della presente legge, per i quali non sono gia' previste sanzioni
penali o amministrative.
2. La delega di cui al comma 1 e' esercitata con decreti
legislativi adottati ai sensi dell'articolo 14 della legge 23 agosto
1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri o
del Ministro per le politiche europee e del Ministro della giustizia,
di concerto con i Ministri competenti per materia. I decreti
legislativi si informano ai principi e criteri direttivi di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera c).
3. Gli schemi dei decreti legislativi di cui al presente articolo
sono trasmessi alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica
per l'espressione del parere da parte dei competenti organi
parlamentari con le modalita' e nei termini previsti dai commi 3 e 8
dell'articolo 1.

Art. 4.

(Oneri relativi a prestazioni e a controlli)

1. In relazione agli oneri per prestazioni e per controlli, si
applicano le disposizioni dell'articolo 9, commi 2 e 2-bis, della
legge 4 febbraio 2005, n. 11.

Art. 5.

(Delega al Governo per il riordino normativo nelle materie
interessate dalle direttive comunitarie)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica, con le modalita' e secondo i principi
e criteri direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997,
n. 59, e successive modificazioni, entro ventiquattro mesi dalla data
di entrata in vigore di ciascuno dei decreti legislativi di cui
all'articolo 1, comma 1, della presente legge, testi unici o codici
di settore delle disposizioni dettate in attuazione delle deleghe
conferite dalla presente legge per il recepimento di direttive
comunitarie, al fine di coordinare le medesime con le altre norme
legislative vigenti nelle stesse materie. Qualora i testi unici o i
codici di settore riguardino principi fondamentali nelle materie di
cui all'articolo 117, terzo comma, della Costituzione o in altre
materie di interesse delle regioni, i relativi schemi di decreto
legislativo sono sottoposti al parere della Conferenza permanente per
i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento
e di Bolzano nonche' al parere della Commissione parlamentare per le
questioni regionali.
2. I testi unici e i codici di settore di cui al comma 1 riguardano
materie o settori omogenei. Le disposizioni contenute nei testi unici
o nei codici di settore non possono essere abrogate, derogate,
sospese o comunque modificate, se non in modo esplicito mediante
l'indicazione puntuale delle disposizioni da abrogare, derogare,
sospendere o modificare.

Art. 6.

(Modifica all'articolo 2 della legge 4 febbraio 2005, n. 11).

1. All'articolo 2, comma 1, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, dopo
le parole: «le linee politiche del Governo» sono inserite le
seguenti: «, e coordinarle con i pareri espressi dal Parlamento nelle
medesime materie,».

Art. 7.

(Introduzione degli articoli 4-bis e 4-ter e modifiche all'articolo
15-bis della legge 4 febbraio 2005, n. 11)

1. Alla legge 4 febbraio 2005, n. 11, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) dopo l'articolo 4 sono inseriti i seguenti:
"Art. 4-bis. - (Attuazione degli atti di indirizzo delle Camere). -
1. Il Governo assicura che la posizione rappresentata dall'Italia in
sede di Consiglio dei Ministri dell'Unione europea ovvero nelle
relazioni con altre istituzioni od organi dell'Unione europea tenga
conto degli indirizzi definiti dalle Camere in esito all'esame di
progetti o di atti di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 3 nonche' su
ogni altro atto o questione relativo all'Unione europea.
2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro per
le politiche europee riferisce regolarmente alle Camere del seguito
dato agli indirizzi di cui al comma 1. Nel caso in cui il Governo non
abbia potuto conformarsi agli indirizzi di cui al comma 1, il
Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro per le
politiche europee riferisce tempestivamente alle Camere, fornendo le
appropriate motivazioni della posizione assunta.
3. Ogni sei mesi il Presidente del Consiglio dei Ministri ovvero il
Ministro per le politiche europee trasmette alle Camere una relazione
sui profili di cui al comma 2.
Art. 4-ter. - (Programma nazionale di riforma). - 1. Il Presidente
del Consiglio dei Ministri ovvero il Ministro per le politiche
europee assicura la tempestiva consultazione e informazione delle
Camere nella predisposizione dei programmi nazionali di riforma per
l'attuazione in Italia della Strategia di Lisbona per la crescita e
l'occupazione nonche' delle relazioni annuali di attuazione.
2. Il progetto di programma nazionale di riforma e' trasmesso,
prima della sua presentazione alla Commissione europea, ai competenti
organi parlamentari, che possono formulare osservazioni o adottare
atti di indirizzo secondo le disposizioni contenute nei regolamenti
parlamentari";
b) il comma 3 dell'articolo 15-bis e' sostituito dal seguente:
"3. Nei casi di particolare rilievo o urgenza o su richiesta di una
delle due Camere, il Presidente del Consiglio dei Ministri o il
Ministro per le politiche europee trasmette tempestivamente alle
Camere, in relazione a specifici atti o procedure, informazioni e
documenti sulle attivita' e sugli orientamenti che il Governo intende
assumere e una valutazione dell'impatto sull'ordinamento";
c) al comma 3-bis dell'articolo 15-bis, le parole: "comunica al
Parlamento le informazioni relative a tali atti" sono sostituite
dalle seguenti: "comunica al Parlamento le informazioni e i documenti
piu' significativi relativi a tali atti".

Art. 8.

(Modifica dell'articolo 15 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, in
materia di relazioni annuali al Parlamento)

1. L'articolo 15 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, e' sostituito
dal seguente:
"Art. 15. - (Relazioni annuali al Parlamento). - 1. Entro il 31
dicembre di ogni anno il Governo presenta al Parlamento una relazione
che indica:
a) gli orientamenti e le priorita' che il Governo intende
perseguire nell'anno successivo con riferimento agli sviluppi del
processo di integrazione europea, ai profili istituzionali e a
ciascuna politica dell'Unione europea, tenendo anche conto delle
indicazioni contenute nel programma legislativo e di lavoro annuale
della Commissione europea e negli altri strumenti di programmazione
legislativa e politica delle istituzioni dell'Unione. Nell'ambito
degli orientamenti e delle priorita', particolare e specifico rilievo
e' attribuito alle prospettive e alle iniziative relative alla
politica estera e di sicurezza comune e alle relazioni esterne
dell'Unione europea;
b) gli orientamenti che il Governo ha assunto o intende assumere in
merito a specifici progetti di atti normativi dell'Unioneeuropea, a
documenti di consultazione ovvero ad atti preordinati alla loro
formazione, gia' presentati o la cui presentazione sia prevista per
l'anno successivo nel programma legislativo e di lavoro della
Commissione europea;
c) le strategie di comunicazione del Governo in merito
all'attivita' dell'Unione europea e alla partecipazione italiana
all'Unione europea.
2. Al fine di fornire al Parlamento tutti gli elementi conoscitivi
necessari per valutare la partecipazione dell'Italia all'Unione
europea, entro il 31 gennaio di ogni anno il Governo presenta alle
Camere una relazione sui seguenti temi:
a) gli sviluppi del processo di integrazione europea registrati
nell'anno di riferimento, con particolare riguardo alle attivita' del
Consiglio europeo e del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea,
alle questioni istituzionali, alla politica estera e di sicurezza
comune dell'Unione europea nonche' alle relazioni esterne dell'Unione
europea, alla cooperazione nei settori della giustizia e degli affari
interni e agli orientamenti generali delle politiche dell'Unione. La
relazione reca altresi' l'elenco dei Consigli europei e dei Consigli
dei Ministri dell'Unione europea tenutisi nell'anno di riferimento,
con l'indicazione delle rispettive date, dei partecipanti per
l'Italia e dei temi trattati;
b) la partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione
europea con l'esposizione dei principi e delle linee caratterizzanti
la politica italiana nei lavori preparatori e nelle fasi negoziali
svolti in vista dell'emanazione degli atti legislativi dell'Unione.
La relazione reca altresi' l'elenco dei principali atti legislativi
in corso di elaborazione nell'anno di riferimento e non definiti
entro l'anno medesimo;
c) la partecipazione dell'Italia all'attivita' delle istituzioni
dell'Unione europea per la realizzazione delle principali politiche
settoriali, quali: mercato interno e concorrenza; politica agricola e
per la pesca; politica per i trasporti e le reti transeuropee;
politica per la societa' dell'informazione e le nuove tecnologie;
politica per la ricerca e l'innovazione; politica per lo spazio;
politica energetica; politica per l'ambiente; politica fiscale;
politiche per l'inclusione sociale, le pari opportunita' e la
gioventu'; politica del lavoro; politica per la salute; politica per
l'istruzione, la formazione e la cultura; politiche per la liberta',
sicurezza e giustizia. La relazione reca altresi' i dati consuntivi,
nonche' una valutazione di merito della predetta partecipazione,
anche in termini di efficienza ed efficacia dell'attivita' svolta in
relazione ai risultati conseguiti;
d) l'attuazione in Italia delle politiche di coesione economica e
sociale, l'andamento dei flussi finanziari verso l'Italia e la loro
utilizzazione, con riferimento anche alle relazioni della Corte dei
conti dell'Unione europea per cio' che concerne l'Italia. La
relazione reca altresi' una valutazione di merito sull'efficacia
delle predette politiche di coesione;
e) il seguito dato e le iniziative assunte in relazione ai pareri,
alle osservazioni e agli atti di indirizzo delle Camere, nonche' alle
osservazioni della Conferenza dei presidenti delle regioni e delle
province autonome di Trento e di Bolzano, della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano e della Conferenza dei presidenti dell'Assemblea,
dei Consigli regionali e delle province autonome;
f) l'elenco e i motivi delle impugnazioni di cui all'articolo 14,
comma 2.
3. Il Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per le
politiche europee trasmettono le relazioni di cui ai commi 1 e 2
anche alla Conferenza dei presidenti delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano, alla Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano e alla Conferenza dei presidenti dell'Assemblea, dei
Consigli regionali e delle province autonome".

Art. 9.

(Introduzione dell'articolo 4-quater nella legge 4 febbraio 2005, n.
11)

1. Alla legge 4 febbraio 2005, n. 11, dopo l'articolo 4-ter,
introdotto dall'articolo 7 della presente legge, e' inserito il
seguente:
«Art. 4-quater. – (Partecipazione delle Camere alla verifica del
rispetto del principio di sussidiarieta'). – 1. Al fine di permettere
un efficace esame parlamentare, nell'ambito delle procedure previste
dai Trattati dell'Unione europea, in merito alla vigilanza del Senato
della Repubblica e della Camera dei deputati sul rispetto del
principio di sussidiarieta' da parte dei progetti di atti legislativi
dell'Unione europea, il Governo, tramite il Ministro per le politiche
europee, fornisce, entro tre settimane dall'inizio del suddetto
esame, un'adeguata informazione sui contenuti e sui lavori
preparatori relativi alle singole proposte, nonche' sugli
orientamenti che lo stesso Governo ha assunto o intende assumere in
merito.
2. L'informazione di cui al comma 1, curata dall'amministrazione con
competenza istituzionale prevalente per materia, puo' essere fornita
in forma scritta e dovra', in particolare, avere ad oggetto:
a) una valutazione complessiva del progetto con l'evidenziazione dei
punti ritenuti conformi all'interesse nazionale e dei punti per i
quali si ritengano necessarie o opportune modifiche;
b) l'impatto sull'ordinamento interno, anche in riferimento agli
effetti dell'intervento europeo sulle realta' regionali e
territoriali, sull'organizzazione delle pubbliche amministrazioni e
sulle attivita' dei cittadini e delle imprese;
c) una tavola di concordanza tra la proposta di atto legislativo
dell'Unione europea e le corrispondenti disposizioni del diritto
interno.
3. Il Governo puo' raccomandare l'uso riservato delle informazioni e
dei documenti trasmessi».

Art. 10.

(Ulteriori modifiche all'articolo 15-bis della legge 4 febbraio 2005,
n. 11)

1. All'articolo 15-bis della legge 4 febbraio 2005, n. 11, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) ai commi 1 e 2, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle
seguenti: «tre mesi»;
b) al comma 2 e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nel caso
delle procedure di infrazione avviate ai sensi dell'articolo 260 del
Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, le informazioni sono
trasmesse ogni mese»;
c) sono aggiunti, in fine, i seguenti commi:
«3-ter. Le informazioni e i documenti di cui al presente articolo
sono trasmessi avvalendosi delle modalita' di cui all'articolo 19.
3-quater. Il Governo puo' raccomandare l'uso riservato delle
informazioni e dei documenti trasmessi».


CAPO II
DISPOSIZIONI PARTICOLARI DI ADEMPIMENTO E PRINCIPI E CRITERI
DIRETTIVI SPECIFICI DI DELEGA LEGISLATIVA

Art. 11.

(Attuazione della direttiva 2008/46/CE)

1. All'articolo 306, comma 3, del decreto legislativo 9 aprile 2008,
n. 81, e successive modificazioni, dopo le parole: «direttiva
2004/40/CE» sono inserite le seguenti: «, e successive
modificazioni».

Art. 12.

(Modifiche agli articoli 14 e 37 della legge 20 febbraio 2006, n. 82,
nonche' modifica all'articolo 8 della legge 25 febbraio 2008, n. 34)

1. Il comma 8 dell'articolo 14 della legge 20 febbraio 2006, n. 82, e
successive modificazioni, e' abrogato.
2. All'articolo 37 della legge 20 febbraio 2006, n. 82, dopo il comma
2 e' aggiunto il seguente:
«2-bis. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche ai
procedimenti amministrativi sanzionatori relativi alle violazioni di
cui al presente articolo, commesse prima dell'entrata in vigore della
presente disposizione e per i quali non sia ancora avvenuta la
riscossione della sanzione irrogata».
3. All'articolo 8 della legge 25 febbraio 2008, n. 34, il comma 6 e'
sostituito dal seguente:
«6. La legge 3 maggio 1971, n. 419, nonche' la legge 10 aprile 1991,
n. 137, sono abrogate. Nell'ambito dei procedimenti in corso alla
data di entrata in vigore della presente disposizione, sono fatti
salvi gli accertamenti svolti sulla base delle suddette leggi».

Art. 13.

(Modifica all'articolo 33 della legge 7 luglio 2009, n. 88)

1. All'articolo 33, comma 1, della legge 7 luglio 2009, n. 88, dopo
la lettera d) sono inserite le seguenti:
"d-bis) prevedere il ruolo dell'educazione finanziaria quale
strumento di tutela del consumatore, attribuendo il potere di
promuovere, nell'ambito delle risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente, iniziative di
informazione ed educazione volte a diffondere la cultura finanziaria
fra il pubblico, al fine di favorire relazioni responsabili e
corrette tra intermediari e clienti;
d-ter) prevedere l'istituzione, nel rispetto della disciplina in
materia di tutela della riservatezza dei dati personali, di un
sistema pubblico di prevenzione, sul piano amministrativo, delle
frodi nel settore del credito al consumo, con specifico riferimento
al fenomeno dei furti d'identita'; il sistema di prevenzione e'
istituito nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze ed
e' basato su un archivio centrale informatizzato e su un gruppo di
lavoro; il Ministero dell'economia e delle finanze e' titolare
dell'archivio e del connesso trattamento dei dati. Secondo quanto
previsto dall'articolo 29 del codice in materia di protezione dei
dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196,
il Ministero dell'economia e delle finanze designa per la gestione
dell'archivio e in qualita' di responsabile del trattamento dei dati
personali la societa' CONSAP Spa. I rapporti tra il Ministero
dell'economia e delle finanze e l'ente gestore sono disciplinati con
apposita convenzione; il Ministero dell'economia e delle finanze
individua le categorie dei soggetti che possono aderire al sistema di
prevenzione e le tipologie dei dati destinati ad alimentare
l'archivio informatizzato. La partecipazione al sistema di
prevenzione comporta da parte dell'aderente il pagamento di un
contributo in favore dell'ente gestore. All'attuazione delle
disposizioni di cui alla presente lettera si provvede senza nuovi o
maggiori oneri per il bilancio dello Stato, nell'ambito delle risorse
umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente;
d-quater) prevedere che il diniego del finanziamento da parte dei
soggetti abilitati all'esercizio dell'attivita' di erogazione di
credito ai consumatori sia obbligatoriamente motivato, intendendosi
la motivazione non integrata nel caso di mero rinvio all'esito della
consultazione di banche di dati e di sistemi di informazione
creditizia;
d-quinquies) prevedere che al soggetto richiedente cui viene negato
il finanziamento sia consentito di prendere visione e di estrarre
copia, a sue spese, del provvedimento di diniego e della rispettiva
motivazione".

Art. 14.

(Disposizioni sanzionatorie in materia di violazioni commesse
nell'ambito del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio, del 20
settembre 2005, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo
europeo agricolo per lo sviluppo rurale-FEASR)

1. All'articolo 3, comma 1, della legge 23 dicembre 1986, n. 898, e
successive modificazioni, al primo periodo, dopo le parole: «commi 1
e 2 dell'articolo 2», sono inserite le seguenti: «, nell'ambito di
applicazione delle misure finanziate dal Fondo europeo agricolo di
garanzia (FEAGA),» ed e' aggiunto, in fine, il seguente periodo:
«Nell'ambito di applicazione delle misure finanziate dal Fondo
europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), indipendentemente
dalla sanzione penale, per il fatto indicato nei commi 1 e 2
dell'articolo 2 il percettore e' tenuto alla restituzione
dell'indebito nonche', nel caso in cui lo stesso sia superiore a 150
euro, anche al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria,
nella misura minima di 150 euro e massima di 150.000 euro, calcolata
in percentuale sulla somma indebitamente percepita, secondo i
seguenti scaglioni:
a) 30 per cento per indebiti uguali o inferiori al 10 per cento di
quanto percepito;
b) 50 per cento per la parte di indebito superiore al 10 per cento e
fino al 30 per cento di quanto percepito;
c) 70 per cento per la parte di indebito superiore al 30 per cento e
fino al 50 per cento di quanto percepito;
d) 100 per cento per la parte di indebito superiore al 50 per cento
di quanto percepito».

Art. 15.

(Modifiche all'articolo 11 della legge 7 luglio 2009, n. 88, in
materia di inquinamento acustico)

1. All'articolo 11 della legge 7 luglio 2009, n. 88, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole: «sei mesi» sono sostituite dalle seguenti:
«dodici mesi»;
b) al comma 2, lettera b), le parole: «progettazione, esecuzione e
ristrutturazione delle costruzioni edilizie e delle infrastrutture
dei trasporti nonche'» sono soppresse;
c) il comma 5 e' sostituito dal seguente:
«5. In attesa dell'emanazione dei decreti legislativi di cui al comma
1, l'articolo 3, comma 1, lettera e), della legge 26 ottobre 1995, n.
447, si interpreta nel senso che la disciplina relativa ai requisiti
acustici passivi degli edifici e dei loro componenti non trova
applicazione nei rapporti tra privati e, in particolare, nei rapporti
tra costruttori-venditorie acquirenti di alloggi, fermi restando gli
effetti derivanti da pronunce giudiziali passate in giudicato e la
corretta esecuzione dei lavori a regola d'arte asseverata da un
tecnico abilitato»;
d) dopo il comma 6 e' inserito il seguente:
«6-bis. La lettera f) del comma 1 dell'articolo 3 della legge 26
ottobre 1995, n. 447, e' sostituita dalla seguente:
"f) l'indicazione, con uno o piu' decreti del Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, dei criteri
per la progettazione, l'esecuzione e la ristrutturazione delle
costruzioni edilizie e delle infrastrutture dei trasporti, ai fini
della tutela dall'inquinamento acustico"».

Art. 16.

(Recepimento della direttiva 2009/31/CE)

1. Nella predisposizione dei decreti legislativi di attuazione
della direttiva 2009/31/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 23 aprile 2009, relativa allo stoccaggio geologico di biossido di
carbonio e recante modifica della direttiva 85/337/CEE del Consiglio,
delle direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 2000/60/CE,
2001/80/ CE, 2004/35/CE, 2006/12/CE, 2008/1/CE e del regolamento (CE)
n. 1013/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio, il Governo e'
tenuto al rispetto dei principi e criteri direttivi di cui
all'articolo 2, nonche' dei principi e criteri direttivi previsti dal
comma 2 del presente articolo. Dall'attuazione della citata direttiva
2009/31/CE non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica. Sui decreti legislativi di attuazione deve comunque essere
richiesto il parere parlamentare di cui all'articolo 1, comma 4,
della presente legge.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su
proposta del Ministro per le politiche europee, del Ministro dello
sviluppo economico e del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro degli affari
esteri, con il Ministro della giustizia e con il Ministro
dell'economia e delle finanze, nel rispetto anche dei seguenti
principi e criteri direttivi:
a) prevedere che le attivita' di stoccaggio geologico di biossido
di carbonio siano svolte in base ad autorizzazione rilasciata dal
Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, avvalendosi
del Comitato nazionale per la gestione della direttiva 2003/87/CE e
per il supporto nella gestione delle attivita' di progetto del
Protocollo di Kyoto, istituito dall'articolo 8, comma 1, del decreto
legislativo 4 aprile 2006, n. 216, ai fini della definizione e del
monitoraggio delle misure per garantire la sicurezza del confinamento
di biossido di carbonio nelle formazioni geologiche, nonche', laddove
previsto, sentite le amministrazioni locali competenti;
b) prevedere che la concessione sia rilasciata a seguito di
attivita' di indagine svolte, con oneri a carico dei richiedenti la
concessione, in regime di autorizzazione al fine di valutare
l'idoneita' delle formazioni geologiche interessate, anche attraverso
prove di iniezione;
c) prevedere misure per garantire la sicurezza del confinamento di
biossido di carbonio nelle formazioni geologiche, mediante studi,
analisi e attivita' di monitoraggio certificati da istituti
indipendenti, con oneri a carico dei titolari delle concessioni;
d) stabilire gli obblighi in fase di chiusura e post-chiusura dei
siti, ivi inclusa la prestazione delle garanzie finanziarie di cui
all'articolo 19 della citata direttiva 2009/31/ CE, da parte dei
concessionari e le modalita' di trasferimento delle responsabilita'
alle autorita' competenti;
e) stabilire adeguate garanzie tecniche, economiche e finanziarie a
carico dei richiedenti le autorizzazioni e le concessioni per lo
svolgimento delle attivita' di cattura, trasporto e stoccaggio di
biossido di carbonio;
f) prevedere forme continue e trasparenti di informazione del
pubblico sui dati ambientali relativi agli impianti di stoccaggio
geologico di biossido di carbonio, ivi comprese le infrastrutture di
trasporto, dalle fasi di esplorazione fino alla fase di
post-chiusura.

Art. 17.

(Principi e criteri direttivi per l'attuazione delle direttive
2009/28/CE, 2009/72/CE, 2009/73/CE e 2009/119/CE. Misure per
l'adeguamento dell'ordinamento nazionale alla normativa comunitaria
in materia di energia, nonche' in materia di recupero di rifiuti)

1. Nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione
della direttiva 2009/28/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti
rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle
direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, il Governo e' tenuto a seguire,
oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 2 della
presente legge, in quanto compatibili, anche i seguenti principi e
criteri direttivi:
a) garantire il conseguimento degli obiettivi posti in capo allo
Stato mediante la promozione congiunta di efficienza energetica e di
utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione e il consumo di
energia elettrica, calore e biocarburanti, tenuto conto di quanto
previsto alla lettera c), anche attraverso la regolazione da parte
dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, sulla base di
specifici indirizzi del Ministro dello sviluppo economico;
b) nel definire il Piano di azione nazionale, da adottare entro il
30 giugno 2010, che fissa gli obiettivi nazionali per la quota di
energia da fonti rinnovabili consumata nel settore dei trasporti,
dell'elettricita' e del riscaldamento e raffreddamento nel 2020,
avere riguardo all'esigenza di garantire uno sviluppo equilibrato dei
vari settori che concorrono al raggiungimento di detti obiettivi in
base a criteri che tengano conto del rapporto costi-benefici;
c) favorire le iniziative di cooperazione per trasferimenti
statistici e progetti comuni con Stati membri e Paesi terzi anche
mediante il coinvolgimento delle regioni e di operatori privati,
secondo criteri di efficienza e al fine del pieno raggiungimento
degli obiettivi nazionali;
d) semplificare, anche con riguardo alle procedure di
autorizzazione, di certificazione e di concessione di licenze,
compresa la pianificazione del territorio, i procedimenti di
autorizzazione alla costruzione e all'esercizio degli impianti
alimentati da fonti rinnovabili e alle necessarie infrastrutture di
rete, anche sulla base delle specificita' di ciascuna tipologia di
impianto e dei siti di installazione, prevedendo l'assoggettamento
alla disciplina della denuncia di inizio attivita' di cui agli
articoli 22 e 23 del testo unico delle disposizioni legislative e
regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente
della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e successive modificazioni,
per gli impianti per la produzione di energia elettrica con capacita'
di generazione non superiore ad un MW elettrico di cui all'articolo
2, comma 1, lettera e), del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n.
387, alimentati dalle fonti di cui alla lettera a), prevedendo
inoltre che, in sede di pianificazione, progettazione, costruzione e
ristrutturazione di aree residenziali industriali o commerciali e
nella pianificazione delle infrastrutture urbane, siano inseriti, ove
possibile, apparecchiature e sistemi di produzione di elettricita',
calore e freddo da fonti energetiche rinnovabili e apparecchiature e
sistemi di teleriscaldamento o di teleraffrescamento;
e) promuovere l'integrazione delle fonti rinnovabili nelle reti di
trasporto e distribuzione dell'energia, anche mediante il sostegno,
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, alla
realizzazione di sistemi di accumulo dell'energia e di reti
intelligenti, al fine di assicurare la dispacciabilita' di tutta
l'energia producibile dagli impianti alimentati da fonti rinnovabili
e di ridurre gli oneri di gestione in sicurezza delle reti di
trasporto e distribuzione dell'energia;
f) definire le certificazioni e le specifiche tecniche da
rispettare affinche' le apparecchiature e i sistemi per l'utilizzo
delle fonti rinnovabili possano beneficiare dei regimi di sostegno;
g) introdurre misure volte a migliorare la cooperazione tra
autorita' locali, regionali e nazionali, provvedendo in particolare
alla istituzione di un meccanismo di trasferimento statistico tra le
regioni di quote di produzione di energia da fonti rinnovabili ai
fini del rispetto della ripartizione di cui all'articolo 2, comma
167, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e dell'attuazione di
quanto disposto all'articolo 2, comma 170, della medesima legge 24
dicembre 2007, n. 244;
h) adeguare e potenziare il sistema di incentivazione delle fonti
rinnovabili e dell'efficienza e del risparmio energetico, senza nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche mediante
l'abrogazione totale o parziale delle vigenti disposizioni in
materia, 1' armonizzazione e il riordino delle disposizioni di cui
alla legge 23 luglio 2009, n. 99, e alla legge 24 dicembre 2007, n.
244;
i) prevedere, senza incrementi delle tariffe a carico degli utenti,
una revisione degli incentivi per la produzione di energia elettrica
prodotta da impianti alimentati da bio-masse e biogas al fine di
promuovere, compatibilmente con la disciplina dell'Unione europea in
materia di aiuti di Stato, la realizzazione e l'utilizzazione di
impianti in asservimento alle attivita' agricole da parte di
imprenditori che svolgono le medesime attivita';
l) completare, nei limiti delle risorse di bilancio disponibili
allo scopo, il sistema statistico in materia di energia, compresi i
consumi, al fine di disporre di informazioni ed elaborazioni omogenee
con i criteri adottati in sede comunitaria e funzionali al
monitoraggio e all'attuazione di quanto previsto alla lettera g).
2. Ai sensi del comma 1, anche al fine di sostenere la promozione
dell'energia da fonti rinnovabili e di conseguire con maggior
efficacia gli obiettivi nazionali obbligatori per la quota
complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo
di energia, l'alcol etilico di origine agricola proveniente dalle
distillazioni vinicole si considera ricompreso nell'ambito della
definizione dei bioliquidi quali combustibili liquidi per scopi
energetici diversi dal trasporto, compresi l'elettricita', il
riscaldamento e il raffreddamento, prodotti a partire dalla biomassa,
di cui alla direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell'uso dell'energia
da fonti rinnovabili. Per tale scopo nella produzione di energia
elettrica mediante impianti di potenza nominale media annua non
superiore a 1 MW, immessa nel sistema elettrico, l'entita' della
tariffa di 28 euro cent/kWh di cui al numero 6 della tabella 3 della
legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, si
applica anche all'alcol etilico di origine agricola proveniente dalla
distillazione dei sottoprodotti della vinificazione, di cui
all'articolo 103-tervicies del regolamento (CE) n. 1234/2007 del
Consiglio, del 22 ottobre 2007. La presente disposizione non deve
comportare nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello Stato, ne'
incrementi delle tariffe a carico degli utenti.
3. Nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione
della direttiva 2009/72/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 13 luglio 2009, relativa a norme comuni per il mercato interno
dell'energia elettrica e che abroga la direttiva 2003/54/CE, il
Governo e' tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di
cui all'articolo 2 della presente legge, in quanto compatibili, anche
i seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere misure per aumentare gli scambi transfrontalieri in
modo da conseguire una maggiore efficienza e prezzi competitivi,
contribuendo anche alla sicurezza degli approvvigionamenti e allo
sviluppo sostenibile;
b) prevedere misure che tengano conto, ai fini della realizzazione
di nuove infrastrutture di produzione e di trasporto di energia
elettrica, della rilevanza dell'infrastruttura stessa per il mercato
interno dell'energia elettrica e della sua coerenza con gli obiettivi
di politica energetica nazionali e comunitari;
c) prevedere che le sanzioni amministrative pecuniarie applicabili
in caso di mancato rispetto delle disposizioni del regolamento (CE)
n. 714/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio
2009, nonche' di mancato rispetto degli obblighi imposti alle imprese
elettriche dalla direttiva 2009/ 72/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 13 luglio 2009, nelle fattispecie assegnate alla
competenza dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, siano non
inferiori nel minimo a euro 2.500 e non superiori a euro
154.937.069,73;
d) prevedere la rimozione degli ostacoli, anche di tipo normativo,
al processo di aggregazione delle piccole imprese di distribuzione di
energia elettrica, per favorirne l'efficienza e la terzieta';
e) prevedere misure atte a garantire che imprese di distribuzione
di energia elettrica verticalmente integrate non siano in condizione
di trarre impropri vantaggi dalla loro attivita' di gestione delle
reti di distribuzione ostacolando cosi' le dinamiche concorrenziali
del mercato;
f) prevedere che i gestori dei sistemi di trasmissione dell'energia
elettrica predispongano un piano decennale di sviluppo della rete
basato sulla domanda e sull'offerta esistenti e previste, contenente
misure atte a garantire l'adeguatezza del sistema;
g) prevedere che l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
disponga di risorse finanziarie idonee allo svolgimento delle proprie
attivita', attraverso il sistema di totale autofinanziamento previsto
dall'articolo 2, comma 38, della legge 14 novembre 1995, n. 481,
mediante il contributo versato dai soggetti operanti nei settori di
competenza, da utilizzarsi esclusivamente per gli oneri di
funzionamento della stessa;
h) prevedere che, nell'osservanza delle rispettive competenze,
l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas e l'Autorita' garante
della concorrenza e del mercato si prestino reciproca assistenza,
agiscano in modo coordinato, stipulando a tale fine appositi
protocolli di intesa, e collaborino tra loro anche mediante lo
scambio di informazioni, senza che sia opponibile il segreto
d'ufficio.
4. Nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione
della direttiva 2009/73/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 13 luglio 2009, relativa a norme comuni per il mercato interno
del gas naturale e che abroga la direttiva 2003/55/CE, il Governo e'
tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui
all'articolo 2 della presente legge, in quanto compatibili, anche i
seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere misure per aumentare gli scambi transfrontalieri, in
modo da conseguire una maggiore efficienza, prezzi competitivi e piu'
elevati livelli di servizio, contribuendo anche alla sicurezza degli
approvvigionamenti e allo sviluppo sostenibile;
b) prevedere, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica,
misure per la cooperazione bilaterale e regionale, in uno spirito di
solidarieta' tra gli Stati membri, in particolare in casi di crisi
del sistema energetico;
c) promuovere la realizzazione di capacita' bidirezionale ai punti
di interconnessione, anche al fine di realizzare una piattaforma di
scambio di gas nell'ambito del sistema italiano;
d) assicurare che i gestori dei sistemi di trasporto dispongano di
sistemi integrati a livello di due o piu' Stati membri per
l'assegnazione della capacita' e per il controllo della sicurezza
delle reti;
e) prevedere che i gestori dei sistemi di trasporto presentino un
piano decennale di sviluppo della rete basato sulla domanda e
sull'offerta esistenti e previste, contenente misure atte a garantire
l'adeguatezza del sistema e la sicurezza di approvvigionamento;
f) promuovere, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, una concorrenza effettiva e garantire l'efficiente
funzionamento del mercato, anche predisponendo misure in favore della
concorrenza con effetti analoghi ai programmi di cessione del gas;
g) assoggettare le transazioni su contratti di fornitura di gas e
su strumenti derivati ad obblighi di trasparenza nella disciplina
degli scambi;
h) assicurare una efficace separazione tra le attivita' di
trasporto, bilanciamento, distribuzione e stoccaggio e le altre
attivita' del settore del gas naturale;
i) prevedere misure che assicurino maggiore trasparenza ed
efficienza nel settore del gas naturale, ottimizzando l'utilizzo del
gas naturale e introducendo sistemi di misurazione intelligenti,
anche ai fini della diversificazione dei prezzi di fornitura;
l) prevedere misure che tengano conto, nel procedimento
autorizzativo per la realizzazione di un'infrastruttura del sistema
del gas, della rilevanza dell'infrastruttura stessa per il mercato
interno del gas naturale e della sua coerenza con gli obiettivi di
politica energetica nazionali e comunitari;
m) garantire, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica,
il controllo della sicurezza degli approvvigionamenti, l'equilibrio
tra domanda e offerta, il livello della domanda attesa in futuro e
degli stoccaggi disponibili, la prevista capacita' addizionale in
corso di programmazione e in costruzione, l'adeguata copertura dei
picchi della domanda nonche' delle possibili carenze di fornitura;
n) introdurre misure che garantiscano maggiore disponibilita' di
capacita' di stoccaggio di gas naturale, anche favorendo l'accesso a
parita' di condizioni di una pluralita' di operatori nella gestione
delle nuove attivita' di stoccaggio e valutando la possibilita' di
ampliare le modalita' di accesso al servizio previste dalla normativa
vigente;
o) prevedere che le sanzioni amministrative pecuniarie applicabili
in caso di mancato rispetto delle disposizioni del regolamento (CE)
n. 715/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio
2009, nonche' di mancato rispetto degli obblighi imposti alle imprese
di gas naturale dalla direttiva 2009/73/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 13 luglio 2009, nelle fattispecie assegnate alla
competenza dell'Autorita' per l'energia elettrica e il gas, siano non
inferiori nel minimo a euro 2.500 e non superiori a euro
154.937.069,73;
p) prevedere che i clienti non civili con consumi inferiori o pari
a 50.000 metri cubi annui e tutti i civili siano definiti clienti
vulnerabili e pertanto meritevoli di apposita tutela in termini di
condizioni economiche loro applicate e di continuita' e sicurezza
della fornitura;
q) promuovere l'efficienza e la concorrenza nel settore del gas
naturale, anche demandando all'Autorita' per l'energia elettrica e il
gas la definizione, sulla base di appositi indirizzi del Ministero
dello sviluppo economico, della disciplina del bilanciamento di
merito economico;
r) prevedere, ai sensi degli articoli 13 e 17 della direttiva
2009/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio
2009, misure che, ai fini dell'accesso ai servizi di trasporto e
bilanciamento del gas naturale,consentano la definizione di un'unica
controparte indipendente a livello nazionale;
s) prevedere la rimozione degli ostacoli, anche di tipo normativo,
al processo di aggregazione delle piccole imprese di distribuzione
del gas naturale, per favorirne l'efficienza e la terzieta';
t) prevedere misure atte a garantire che imprese di distribuzione
verticalmente integrate non siano in condizione di trarre impropri
vantaggi dalla loro attivita' di gestione delle reti di distribuzione
ostacolando le dinamiche concorrenziali del mercato;
u) prevedere, senza nuovi o maggiori oneri per il bilancio dello
Stato, che, nella situazione a regime, al termine della durata delle
nuove concessioni di distribuzione del gas naturale affidate ai sensi
dell'articolo 14 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164, i
meccanismi di valorizzazione delle reti siano coerenti con i criteri
posti alla base della definizione delle rispettive tariffe;
v) prevedere che l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas
disponga di risorse finanziarie idonee allo svolgimento delle proprie
attivita', attraverso il sistema di totale autofinanziamento previsto
dall'articolo 2, comma 38, della legge 14 novembre 1995, n. 481,
mediante il contributo versato dai soggetti operanti nei settori di
competenza, da utilizzarsi esclusivamente per gli oneri di
funzionamento della stessa;
z) prevedere che, nell'osservanza delle rispettive competenze,
l'Autorita' per l'energia elettrica e il gas e l'Autorita' garante
della concorrenza e del mercato si prestino reciproca assistenza,
agiscano in modo coordinato, stipulando a tale fine appositi
protocolli di intesa, e collaborino tra loro anche mediante lo
scambio di informazioni, senza che sia opponibile il segreto
d'ufficio.
5. Nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione
della direttiva 2009/ 119/CE del Consiglio, del 14 settembre 2009,
che stabilisce l'obbligo per gli Stati membri di mantenere un livello
minimo di scorte di petrolio greggio e/o di prodotti petroliferi, il
Governo e' tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di
cui all'articolo 2 della presente legge, in quanto compatibili, anche
i seguenti principi e criteri direttivi:
a) mantenere un livello elevato di sicurezza
nell'approvvigionamento di petrolio mediante un meccanismo affidabile
e trasparente che assicuri la disponibilita' e l'accessibilita'
fisica delle scorte petrolifere di sicurezza e specifiche;
b) prevedere una metodologia di calcolo relativa agli obblighi di
stoccaggio e di valutazione delle scorte di sicurezza comunitarie che
soddisfi contemporaneamente il sistema comunitario e quello vigente
nell'ambito dell'Agenzia internazionale per l'energia (AIE);
c) prevedere l'istituzione di un Organismo centrale di stoccaggio,
anche avvalendosi di organismi esistenti nel settore, sottoposto alla
vigilanza e al controllo del Ministero dello sviluppo economico,
senza scopo di lucro e con la partecipazione obbligatoria dei
soggetti che abbiano importato o immesso in consumo petrolio o
prodotti petroliferi in Italia;
d) prevedere che l'Organismo centrale di stoccaggio si faccia
carico, in maniera graduale e progressiva, della detenzione e del
trasporto delle scorte specifiche di prodotti e sia responsabile
dell'inventario e delle statistiche sulle scorte di sicurezza,
specifiche e commerciali;
e) prevedere che l'Organismo centrale di stoccaggio possa
organizzare e prestare un servizio di stoccaggio e di trasporto di
scorte di sicurezza e commerciali in favore dei venditori a clienti
finali di prodotti petroliferi non integrati verticalmente nella
filiera del petrolio e possa assicurare un servizio funzionale allo
sviluppo della concorrenza nell'offerta di capacita' di stoccaggio;
f) garantire la possibilita' di reagire con rapidita' in caso di
difficolta' dell'approvvigionamento di petrolio greggio o di prodotti
petroliferi.
6. Gli eventuali oneri derivanti dall'istituzione e dal
funzionamento dell'Organismo di cui al comma 5 sono posti a carico
dei soggetti che importano o immettono in consumo petrolio o prodotti
petroliferi in Italia. Dall'attuazione del comma 5 non devono
derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
7. Ai fini delle attivita' di recupero relative alla formazione di
rilevati e al riutilizzo per recuperi ambientali, di cui alla lettera
c) del punto 13.6.3 dell'allegato 1, suballegato 1, al decreto del
Ministro dell'ambiente 5 febbraio 1998, pubblicato nel supplemento
ordinario n. 72 alla Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 1998, e
successive modificazioni, nell'impiego dei gessi derivanti dalle
produzioni di acidi organici, in particolare di acido tartarico
naturale derivante dai sottoprodotti vitivinicoli, e in cui la
presenza di sostanza organica rappresenta un elemento costituente il
rifiuto naturalmente presente e non un elemento esterno inquinante,
nell'esecuzione del test di cessione sul rifiuto tal quale, secondo
il metodo previsto nell'allegato 3 al citato decreto del Ministro
dell'ambiente 5 febbraio 1998, non e' richiesto il parametro del
"COD".

Art. 18.

(Misure per l'adempimento degli obblighi derivanti dalla direttiva
91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, relativa alla
protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati
provenienti da fonti agricole)

1. Ai fini della riduzione dell'impatto da nitrati dovuto alla
produzione di deiezioni e di lettiere avicole, in applicazione della
direttiva 91/676/CEE del Consiglio, del 12 dicembre 1991, e
successive modificazioni, relativa alla protezione delle acque
dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti
agricole, al comma 1 dell'articolo 2-bis del decreto-legge 3 novembre
2008, n. 171, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre
2008, n. 205, dopo le parole: «l'essiccazione,» sono inserite le
seguenti: «nonche', previa autorizzazione degli enti competenti per
territorio, la pollina,».

Art. 19.

(Delega al Governo per il recepimento della direttiva 2008/99/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, sulla
tutela penale dell'ambiente, e della direttiva 2009/123/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, che modifica
la direttiva 2005/35/CE relativa all'inquinamento provocato dalle
navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine di nove mesi
dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu'
decreti legislativi al fine di recepire le disposizioni della
direttiva 2008/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19
novembre 2008, sulla tutela penale dell'ambiente, e della direttiva
2009/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre
2009, che modifica la direttiva 2005/35/ CE relativa all'inquinamento
provocato dalle navi e all'introduzione di sanzioni per violazioni.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta
del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
del Ministro per le politiche europee e del Ministro della giustizia,
di concerto con il Ministro degli affari esteri, con il Ministro
dello sviluppo economico, con il Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali, con il Ministro delle infrastrutture e dei
trasporti e con il Ministro dell'economia e delle finanze, nel
rispetto delle modalita' e delle procedure di cui all'articolo 1,
secondo i principi e criteri direttivi generali di cui all'articolo
2, nonche' secondo i seguenti principi e criteri direttivi specifici,
realizzando il necessario coordinamento con le altre disposizioni
vigenti:
a) introdurre tra i reati di cui alla sezione III del capo I del
decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive
modificazioni, le fattispecie criminose indicate nelle direttive di
cui al comma 1;
b) prevedere, nei confronti degli enti nell'interesse o a vantaggio
dei quali e' stato commesso uno dei reati di cui alla lettera a),
adeguate e proporzionate sanzioni amministrative pecuniarie, di
confisca, di pubblicazione della sentenza ed eventualmente anche
interdittive, nell'osservanza dei principi di omogeneita' ed
equivalenza rispetto alle sanzioni gia' previste per fattispecie
simili, e comunque nei limiti massimi previsti dagli articoli 12 e 13
del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, e successive
modificazioni.

Art. 20.

(Modifiche al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117)

1. Al comma 1 dell'articolo 3 del decreto legislativo 30 maggio 2008,
n. 117, la lettera c) e' sostituita dalla seguente:
«c) rifiuto inerte: i rifiuti che non subiscono alcuna trasformazione
fisica, chimica o biologica significativa. I rifiuti inerti non si
dissolvono, non bruciano ne' sono soggetti ad altre reazioni fisiche
o chimiche, non sono biodegradabili e, in caso di contatto con altre
materie, non comportano effetti nocivi tali da provocare inquinamento
ambientale o danno alla salute umana. La tendenza a dar luogo a
percolati e la percentuale inquinante globale dei rifiuti, nonche'
l'ecotossicita' dei percolati devono essere trascurabili e, in
particolare, non danneggiare la qualita' delle acque superficiali e
sotterranee. I rifiuti di estrazione sono considerati inerti quando
soddisfano, nel breve e nel lungo termine, i criteri stabiliti
nell'allegato III-bis. Inoltre, i rifiuti di estrazione sono
considerati inerti quando rientrano in una o piu' delle tipologie
elencate in una apposita lista approvata con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con il Ministro dello sviluppo economico, sentita la Conferenza
unificata;».
2. Al decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 117, e' aggiunto
l'allegato III-bis, di cui all'allegato 1 alla presente legge.

Art. 21.

(Semplificazione in materia di oneri informativi per la gestione dei
rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche)

1. La comunicazione di cui all'articolo 3, comma 4, del decreto del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 12
maggio 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 151 del 2 luglio
2009, relativo alle modalita' di finanziamento della gestione dei
rifiuti di apparecchiature di illuminazione da parte dei produttori
delle stesse, e' resa dai produttori di apparecchi di illuminazione
con riferimento agli apparecchi immessi sul mercato negli anni 2007 e
2008, entro il termine del 30 giugno 2010. Le quote di mercato
calcolate dal Comitato di vigilanza e di controllo sulla gestione dei
rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche sono comunicate
ai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche mediante
il sito www.registroaee.it, previo avviso pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale.
2. Al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all'articolo 8, comma 2, le parole: "allegato 2" sono sostituite
dalle seguenti: "allegato 3, punto 4";
b) all'articolo 9, comma 2, lettera d), le parole: "sorgenti
luminose fluorescenti" sonosostituite dalle seguenti: "lampade a
scarica";
c) all'articolo 11, comma 1, secondo periodo, le parole: "o misto
adeguato" sono sostituite dalle seguenti: "adeguato, attraverso le
seguenti modalita':
a) individualmente, mediante la sottoscrizione di contratti con
tutti i soggetti responsabili della raccolta sull'intero territorio
nazionale dei RAEE di competenza del produttore contraente, che
impegnano gli stessi soggetti ad effettuare, per conto del produttore
medesimo, la selezione di tutti i RAEE derivanti dalle
apparecchiature immesse sul mercato per le quali lo stesso e'
definito come produttore ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lettera
m); tale contratto dovra', tra l'altro, fornire l'identificazione del
produttore, secondo quanto previsto dall'articolo 13, comma 4,
nonche' le modalita' di selezione del RAEE relativo. Il produttore,
entro novanta giorni dall'assunzione della qualifica medesima, ovvero
dal recesso anche da uno solo dei sistemi collettivi, deve richiedere
al Comitato di cui all'articolo 15 il riconoscimento del sistema
adottato; tale recesso e' valido solamente a seguito
dell'approvazione da parte del predetto Comitato;
b) partecipando ad uno dei sistemi collettivi di gestione dei RAEE,
istituiti ai sensi dell'articolo 10, in proporzione alla rispettiva
quota di mercato, calcolata in base al numero dei pezzi ovvero a
peso, se specificatamente indicato nell'allegato 1B, per tipo di
apparecchiatura, nell'anno di riferimento";
d) all'articolo 11, comma 2, dopo la parola: "produttore" sono
inserite le seguenti: "che opta per la modalita' di cui al comma 1,
lettera a),"; dopo le parole: "Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio" sono inserite le seguenti: "e del mare"; le parole:
"delle attivita' produttive" sono sostituite dalle seguenti: "dello
sviluppo economico" e dopo le parole: "e dell'economia e delle
finanze," sono inserite le seguenti: "sentito il Comitato di cui
all'articolo 15,";
e) all'articolo 13, comma 6, dopo le parole: "in materia di segreto
industriale," sono inserite le seguenti: "il quantitativo dei rifiuti
raccolti ed esportati espresso in peso o, se non e' possibile, in
numero,".
3. Ai fini dell'elaborazione delle quote di mercato di cui
all'articolo 15 del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, e
successive modificazioni, nonche' per consentire l'adempimento degli
obblighi di comunicazione alla Commissione europea di cui
all'articolo 17, comma 1, del medesimo decreto legislativo n. 151 del
2005, entro il 30 giugno 2010 i produttori di apparecchiature
elettriche ed elettroniche comunicano al Registro nazionale dei
soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di gestione dei
rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, con le
modalita' di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al decreto del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 25
settembre 2007, n. 185, i dati relativi alle quantita' e alle
categorie di apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul
mercato nel 2009. Le quote di mercato calcolate dal Comitato di
vigilanza e di controllo sulla gestione dei rifiuti di
apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) sono comunicate ai
produttori delle apparecchiature medesime mediante il sito
www.registroaee.it, previo avviso pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale. Per consentire l'adempimento degli obblighi di
comunicazione alla Commissione europea di cui all'articolo 17, comma
1, del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, i sistemi
collettivi di gestione dei RAEE o, nel caso di produttori di
apparecchiature elettriche ed elettroniche professionali non aderenti
a sistemi collettivi, i singoli produttori comunicano entro il 30
giugno 2010 al Registro nazionale dei soggetti obbligati al
finanziamento dei sistemi di gestione dei rifiuti di apparecchiature
elettriche ed elettroniche, con le modalita' di cui all'articolo 3
del regolamento di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare 25 settembre 2007, n. 185, i dati
relativi al peso delle apparecchiature elettriche ed elettroniche
raccolte attraverso tutti i canali, esportate, reimpiegate, riciclate
e recuperate nel 2009, suddivise secondo le categorie di cui
all'allegato 1A annesso al decreto legislativo 25 luglio 2005, n.
151, e, per quanto riguarda la raccolta, in domestiche e
professionali. Entro lo stesso termine i produttori di
apparecchiature elettriche ed elettroniche comunicano al Registro
nazionale dei soggetti obbligati al finanziamento dei sistemi di
gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche,
con le modalita' di cui all'articolo 3 del regolamento di cui al
decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare 25 settembre 2007, n. 185, le informazioni relative al
quantitativo dei rifiuti raccolti ed esportati espresso in peso o, se
non e' possibile, in numero, di cui all'articolo 13, comma 6, del
decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, come modificato dal comma
2, lettera e), del presente articolo, negli anni 2006, 2007 e 2008.

Art. 22.

(Disposizioni in materia di tempo legale, anche in attuazione della
direttiva 2000/84/CE)

1. A decorrere dall'anno 2010 il periodo dell'ora estiva, in
attuazione della direttiva 2000/84/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 19 gennaio 2001, ha inizio alle ore 1,00 del mattino,
tempo universale coordinato, dell'ultima domenica di marzo e termina
alle ore 1,00 del mattino, tempo universale coordinato, dell'ultima
domenica di ottobre.
2. Il regio decreto 10 agosto 1893, n. 490, la legge 24 dicembre
1966, n. 1144, sono abrogati.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica. Gli organismi pubblici
provvedono alle attivita' previste dal presente articolo con le
risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione
vigente.

Art. 23.

(Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva
2009/44/CE)

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2009/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 6 maggio 2009,
che modifica la direttiva 98/26/CE concernente il carattere
definitivo del regolamento nei sistemi di pagamento e nei sistemi di
regolamento titoli e la direttiva 2002/47/ CE relativa ai contratti
di garanzia finanziaria per quanto riguarda i sistemi connessi e i
crediti, il Governo e' tenuto al rispetto, oltre che dei principi e
criteri direttivi generali di cui all'articolo 2 della presente
legge, in quanto compatibili, anche dei seguenti principi e criteri
direttivi specifici:
a) prevedere, in conformita' alle definizioni e alla disciplina della
direttiva 2009/ 44/CE, tenuto conto anche degli sviluppi recenti che
hanno interessato il settore europeo del post-trading, le opportune
modifiche alle norme concernenti l'ambito di applicazione e il regime
giuridico della disciplina sulla definitivita' degli ordini immessi
in un sistema di pagamento o di regolamento titoli, con particolare
riferimento ai sistemi interoperabili, all'operatore del sistema e al
«giorno lavorativo»;
b) nel caso di sistemi interoperabili, prevedere norme che
favoriscano il coordinamento delle regole sul momento di immissione e
irrevocabilita' di ordini di trasferimento in detti sistemi al fine
di evitare incertezze giuridiche in caso di inadempimento;
c) prevedere, in conformita' alla direttiva 2009/44/CE, le opportune
modifiche alle norme concernenti l'ambito di applicazione e il regime
giuridico della disciplina in materia di garanzie finanziarie, con
particolare riferimento ai crediti dati in garanzia, anche mediante
il coordinamento tra l'esigenza di limitare le formalita'
amministrative gravanti sui soggetti che costituiscono e utilizzano
la garanzia e il fine di tutelare il creditore ceduto e i terzi;
d) introdurre le occorrenti modificazioni alla normativa vigente,
anche di derivazione comunitaria, per i singoli settori interessati
dalla normativa da attuare, al fine di realizzarne il migliore
coordinamento;
e) rivedere, ove necessario, la disciplina delle insolvenze di
mercato di cui agli articoli 72 e 202 del testo unico delle
disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive
modificazioni, tenuto conto dell'obiettivo di ridurre le turbative ai
sistemi derivanti dall'insolvenza di un partecipante.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 24.

(Delega al Governo per il recepimento delle raccomandazioni della
Commissione europea 2004/913/CE e 2009/385/CE in materia di
remunerazione degli amministratori delle societa' quotate)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per
l'attuazione delle sezioni II e III della raccomandazione 2004/913/CE
della Commissione, del 14 dicembre 2004, e della sezione II,
paragrafi 5 e 6, della raccomandazione 2009/385/CE della Commissione,
del 30 aprile 2009.
2. Il decreto legislativo di cui al comma 1 e' adottato nel rispetto
dei principi e criteri direttivi di cui alle raccomandazioni 2004/
913/CE e 2009/385/CE e delle seguenti previsioni:
a) prevedere che le societa' quotate rendano pubblica una relazione
sulle remunerazioni che illustri in apposita sezione la loro politica
in materia di remunerazione dei componenti dell'organo di
amministrazione, dei direttori generali e dei dirigenti con
responsabilita' strategiche per l'esercizio finanziario successivo;
b) anche al fine di assicurare la trasparenza dell'attuazione della
politica di remunerazione, prevedere che la relazione sulla
remunerazione illustri in apposita sezione i compensi corrisposti
nell'esercizio di riferimento a qualsiasi titolo e in qualsiasi forma
ai componenti degli organi di amministrazione e di controllo, ai
direttori generali e ai dirigenti con responsabilita' strategiche;
c) ferme restando le disposizioni legislative che disciplinano la
competenza a determinare la remunerazione dei componenti degli organi
di amministrazione, stabilire il coinvolgimento dell'assemblea dei
soci nell'approvazione della politica di remunerazione;
d) prevedere che i sistemi retributivi degli amministratori e dei
membri del consiglio di amministrazione degli istituti di credito non
debbano essere in contrasto con le politiche di prudente gestione del
rischio della banca e con le sue strategie di lungo periodo;
e) per quanto occorra, attribuire alle amministrazioni o alle
autorita' di vigilanza competenti i poteri regolamentari per
l'attuazione delle norme emanate ai sensi della delega di cui al
presente articolo.

Art. 25.

(Attuazione del regolamento (CE) n. 1198/2006)

1. Al fine di dare attuazione all'articolo 58, paragrafo 1, del
regolamento (CE) n. 1198/2006 del Consiglio, del 27 luglio 2006:
a) il Governo individua, entro il termine di diciotto mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica, nell'ambito delle amministrazioni, le
autorita' competenti in materia di gestione, certificazione e
controllo nelle procedure di erogazione dei contributi comunitari, di
cui all'articolo 58, paragrafo 1, lettere a) e b);
b) l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA) e' designata
autorita' di audit ai sensi dell'articolo 58, paragrafo 1, lettera
c).
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 26.

(Delega al Governo per il recepimento della direttiva 2007/61/CE,
relativa a taluni tipi di latte conservato parzialmente o totalmente
disidratato destinato all'alimentazione umana)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri
per la finanza pubblica, entro dodici mesi dalla data di entrata in
vigore della presente legge, un decreto legislativo per il riassetto
della vigente normativa attuativa della direttiva 2001/114/ CE del
Consiglio, del 20 dicembre 2001, relativa a taluni tipi di latte
conservato parzialmente o totalmente disidratato destinato
all'alimentazione umana, come modificata dalla direttiva 2007/61/CE
del Consiglio, del 26 settembre 2007, ferma restando la disciplina
vigente in materia di latte destinato ai lattanti e alla prima
infanzia, nel rispetto dei principi e criteri direttivi generali di
cui all'articolo 2 della presente legge e nel rispetto del principio
di differenziazione degli ambiti di disciplina tecnica e normativa.
Il decreto legislativo e' adottato su proposta del Ministro per le
politiche europee e del Ministro dello sviluppo economico, di
concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia,
dell'economia e delle finanze, delle politiche agricole alimentari e
forestali, del lavoro e delle politiche sociali, della salute e per i
rapporti con le regioni, previo parere della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di
Trento e di Bolzano, da esprimere entro trenta giorni dalla
richiesta, intendendosi espresso avviso favorevole in caso di inutile
decorso del predetto termine, e acquisito il parere delle competenti
Commissioni parlamentari secondo le procedure di cui all'articolo 1.
Il decreto legislativo prevede, in particolare, che le modificazioni
da apportare, in recepimento di direttive comunitarie, alle
indicazioni tecniche recate dagli allegati annessi al medesimo
decreto legislativo siano adottate con decreti del Ministro dello
sviluppo economico, di concerto con i Ministri del lavoro e delle
politiche sociali, della salute e delle politiche agricole alimentari
e forestali, previo parere della Conferenza permanente per i rapporti
tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di
Bolzano, da esprimere entro trenta giorni dalla richiesta,
intendendosi espresso avviso favorevole in caso di inutile decorso
del predetto termine.

Art. 27.

(Disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale ai
regolamenti (CE) n. 1234/2007 del Consiglio e n. 1249/2008 della
Commissione, relativi alla classificazione delle carcasse suine)

1. Ai sensi del regolamento (CE) n. 1234/ 2007 del Consiglio, del 22
ottobre 2007, e del regolamento (CE) n. 1249/2008 della Commissione,
del 10 dicembre 2008, i titolari degli stabilimenti di macellazione
di suini sono tenuti a classificare e identificare le carcasse e
mezzene dei suini abbattuti mediante marchiatura o etichettatura,
secondo le modalita' previste dal decreto del Ministro delle
politiche agricole alimentari e forestali 8 maggio 2009, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 159 dell' 11 luglio 2009.
2. La classificazione di cui al comma 1 e' effettuata ad opera di
personale tecnico, autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi del decreto del Ministro delle
politiche agricole e forestali 30 dicembre 2004, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 10 del 14 gennaio 2005.
3. I titolari degli stabilimenti di cui al comma 1 sono tenuti a
rilevare i prezzi di mercato delle carcasse e mezzene classificate e
a trasmettere le informazioni secondo le indicazioni contenute nel
citato decreto ministeriale 8 maggio 2009. Le carcasse sono
presentate secondo quanto previsto all'allegato V, lettera B,
paragrafo III, del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio.
4. Salvo che il fatto costituisca reato, il titolare dello
stabilimento che non ottemperi all'obbligo di classificazione e di
identificazione delle carcasse e mezzene di suini, previsto dalla
normativa comunitaria e nazionale, e' punito con la sanzione
amministrativa del pagamento di una somma da euro 3.000 a euro
18.000.
5. Salvo che il fatto costituisca reato, il titolare dello
stabilimento che viola le disposizioni di cui al comma 3 e' punito
con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro
1.500 a euro 9.000.
6. Salvo che il fatto costituisca reato, il tecnico che effettua le
operazioni di classificazione e di identificazione di cui al comma 1
in maniera difforme da quella prevista dalla normativa comunitaria e
nazionale e' punito:
a) con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro
500 a euro 3.000, se la difformita' rilevata al controllo su un
numero di almeno sessanta carcasse supera la percentuale del 10 per
cento;
b) con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro
1.000 a euro 6.000, se effettua la classificazione senza avere
ottenuto l'autorizzazione ministeriale.
7. Nei casi di cui al comma 6, lettera a), se i controlli rilevano
che il tecnico ha reiteratamente effettuato le operazioni di
classificazione e identificazione in maniera difforme, puo' essere
disposta, a seguito di una diffida ministeriale, la sospensione o
revoca dell' autorizzazione.
8. Per l'applicazione delle sanzioni amministrative di cui al
presente articolo si applica il procedimento previsto dalla legge 24
novembre 1981, n. 689.
9. Il controllo per l'applicazione del presente articolo e'
esercitato ai sensi dell'articolo 18 del citato decreto ministeriale
8 maggio 2009. A tal fine si applica, per quanto compatibile, la
procedura di cui all'articolo 3-ter, comma 3, della legge 8 agosto
1997, n. 213.
10. All'attuazione del presente articolo si provvede nell'ambito
delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a
legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a
carico della finanza pubblica.

Art. 28.

(Delega al Governo per il riassetto della normativa in materia di
pesca e acquacoltura)

1. Il Governo, per la corretta e completa attuazione dei criteri e
degli obiettivi previsti dal regolamento (CE) n. 1198/2006 del
Consiglio, del 27 luglio 2006, dei nuovi orientamenti in materia di
aiuti di Stato nonche' del regolamento (CE) n. 1005/2008 del
Consiglio, del 29 settembre 2008, che istituisce un regime
comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca
illegale, non dichiarata e non regolamentata, e' delegato ad
adottare, entro il termine di diciotto mesi dalla data di entrata in
vigore della presente legge, senza nuovi o maggiori oneri per la
finanza pubblica, uno o piu' decreti legislativi per il riassetto, il
riordino, il coordinamento e l'integrazione della normativa nazionale
in materia di pesca e acquacoltura, mediante la compilazione di un
unico testo normativo, nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) favorire il ricambio generazionale e la valorizzazione del ruolo
multifunzionale dell'impresa di pesca e acquacoltura, anche
attraverso la concentrazione dell'offerta in armonia con le
disposizioni comunitarie in materia di concorrenza;
b) eliminare duplicazioni e semplificare la normativa in materia di
pesca e di acquacoltura;
c) favorire lo sviluppo delle risorse marine e dell'acquacoltura,
privilegiando le iniziative dell'imprenditoria locale, anche con il
sostegno della multifunzionalita' dell'azienda di pesca e di
acquacoltura anche allo scopo di creare fonti alternative di reddito;
d) armonizzare e razionalizzare la normativa in materia di controlli
e di frodi nel settore ittico e dell'acquacoltura al fine di tutelare
maggiormente i consumatori e di eliminare gli ostacoli al commercio;
e) individuare idonee misure tecniche di conservazione delle specie
ittiche al fine di assicurare lo sviluppo sostenibile del settore
della pesca e dell'acquacoltura e la gestione razionale delle risorse
biologiche del mare;
f) prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non
dichiarata e non regolamentata;
g) assicurare la coerenza della pesca non professionale con le
disposizioni comunitarie in materia di pesca.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati su proposta
del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di
concerto con il Ministro per le politiche europee e con gli altri
Ministri interessati, acquisito il parere del Consiglio di Stato e
della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
le province autonome di Trento e di Bolzano.
3. Il Governo trasmette alle Camere gli schemi dei decreti
legislativi di cui al comma 1, accompagnati dall'analisi
tecnico-normativa e dall'analisi dell'impatto della regolamentazione,
per l'espressione del parere da parte delle competenti Commissioni
parlamentari. Ciascuna Commissione esprime il proprio parere entro
trenta giorni dalla data di assegnazione degli schemi dei decreti
legislativi. Decorso inutilmente tale termine, i decreti legislativi
possono essere comunque emanati.
4. Entro due anni dalla data di entrata in vigore dei decreti
legislativi previsti dal comma 1 possono essere emanate disposizioni
correttive ed integrative nel rispetto delle procedure di cui ai
commi da 1 a 3.

Art. 29.

(Disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale al
regolamento (CE) n. 1290/2005, relativo al finanziamento della
politica agricola comune, e modifiche all'articolo 2 della legge 23
dicembre 1986, n. 898, in tema di sanzioni amministrative e penali in
materia di aiuti comunitari nel settore agricolo)

1. Al fine di garantire il corretto adempimento di quanto disposto
dall'articolo 31 del regolamento (CE) n. 1290/2005 del Consiglio, del
21 giugno 2005, e successive modificazioni, relativo al finanziamento
della politica agricola comune, all'articolo 1-bis, comma 2, del
decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni,
dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, dopo le parole: «interventi e
misure nazionali nel settore agricolo e agroalimentare» sono inserite
le seguenti: «nonche' per le altre finalita' istituzionali
dell'AGEA».
2. All'articolo 2, comma 1, della legge 23 dicembre 1986, n. 898, e
successive modificazioni, il secondo periodo e' sostituito dal
seguente: «Quando la somma indebitamente percepita e' pari o
inferiore a 5.000 euro si applica soltanto la sanzione amministrativa
di cui agli articoli seguenti».

Art. 30.

(Disposizioni per l'applicazione dei regolamenti (CE) n. 1234/2007 e
n. 617/2008 in materia di commercializzazione per le uova da cova e i
pulcini di volatili da cortile)

1. Sono autorizzati a produrre uova da cova e pulcini, come definiti
all'articolo 1 del regolamento (CE) n. 617/2008 della Commissione,
del 27 giugno 2008, gli stabilimenti registrati presso il Ministero
delle politiche agricole alimentari e forestali ai sensi
dell'articolo 2 del medesimo regolamento (CE) n. 617/2008, nonche'
gli stabilimenti non vincolati dalle norme relative alla produzione e
alla commercializzazione di uova da cova e pulcini di volatili da
cortile di cui all'allegato XIV, lettera C, paragrafo I, numero 2,
del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007.
I titolari dei centri di incubazione registrati sono tenuti, ai sensi
dell'articolo 8 del regolamento (CE) n. 617/2008, a comunicare al
Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, entro il
giorno 15 del mese successivo a quello di riferimento, i dati
produttivi mensili relativi alla propria attivita', comprendenti il
numero di uova, suddivise per specie, per categoria e per tipo, messe
ad incubare ed il numero di pulcini usciti dal guscio, destinati ad
essere effettivamente utilizzati.
2. L'eventuale cessazione o interruzione temporanea dell'attivita'
degli stabilimenti registrati, nonche' ogni variazione di
potenzialita' lavorativa, di ragione sociale o trasferimento di sede,
deve essere comunicata al Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali entro dieci giorni dal verificarsi dell'
evento.
3. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali,
fatta salva l'applicazione della relativa sanzione amministrativa
pecuniaria, puo' provvedere alla sospensione, per un massimo di due
anni, dell'autorizzazione a svolgere l'attivita' di produzione di
uova da cova o di pulcini di cui al comma 1 nei casi seguenti:
a) quando l'impresa produttrice di pulcini ometta di comunicare i
dati statistici della propria attivita' per due volte consecutive o
per piu' di due volte nel corso dello stesso anno solare;
b) quando l'impresa produttrice di pulcini ometta di comunicare il
proprio patrimonio di volatili per due volte consecutive o per piu'
di due volte nel corso dello stesso anno solare.
4. In caso di inosservanza delle disposizioni contenute nel presente
articolo, sempreche il fatto non costituisca reato, sono applicate le
sanzioni amministrative pecuniarie di seguito indicate, aumentate da
un terzo fino alla meta' dell'importo massimo in caso di
reiterazione:
a) da euro 1.000 a euro 6.000 a carico di chiunque produca uova da
cova o pulcini senza l'autorizzazione di cui al comma 1;
b) da euro 1.000 a euro 6.000 nei casi di cui al comma 3, lettere a)
e b);
c) da euro 0,02 a euro 0,12 per uovo a carico di chiunque metta in
incubazione o detenga uova da cova non stampigliate secondo la
normativa vigente o con stampigliatura illeggibile;
d) da euro 25 a euro 150 per uovo a carico di chiunque venda, detenga
per la vendita, o ponga altrimenti in commercio per uso alimentare
umano uova da cova incubate;
e) da euro 500 a euro 3.000 a carico di chiunque non rispetti le
prescrizioni relative alla pulizia, al contenuto ed alla
etichettatura degli imballaggi contenenti uova da cova e pulcini di
cui agli articoli 3 e 4 del regolamento (CE) n. 617/2008;
f) da euro 500 a euro 3.000 a carico di chiunque non rispetti gli
obblighi di tenuta dei documenti di accompagnamento delle spedizioni
di partite di uova da cova e pulcini di cui all'articolo 5 del
regolamento (CE) n. 617/2008;
g) da euro 500 a euro 3.000 a carico dei centri d'incubazione che
omettano, anche solo parzialmente, di tenere le registrazioni
relative alla data di messa in incubazione, alla data di schiusa, al
numero di uova ritirate dall'incubatrice e all'identita' degli
acquirenti, previste dall'articolo 6 del regolamento (CE) n.
617/2008.
5. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali,
fatta salva l'applicazione della relativa sanzione amministrativa
pecuniaria, puo' revocare l'autorizzazione di cui al comma 1 nei casi
piu' gravi di violazione delle disposizioni di cui al presente
articolo.
6. Nell'ambito del controllo delle partite di uova da cova, e'
ammessa una tolleranza del 5 per cento per le uova con indicazioni
illeggibili.
7. Per l'applicazione delle sanzioni amministrative di cui al
presente articolo si applica il procedimento previsto dalla legge 24
novembre 1981, n. 689.
8. Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e
forestali, emanato d'intesa con la Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, sono definite le modalita' applicative del presente
articolo. A decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto di
cui al periodo precedente, e' abrogata la legge 13 maggio 1966, n.
356.
9. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 31.

(Modifiche alla legge 7 luglio 2009, n. 88, e alla legge 20 febbraio
2006, n. 77, in materia di organizzazione comune del mercato
vitivinicolo)

1. La lettera a) del comma 1 dell'articolo 15 della legge 7 luglio
2009, n. 88, e' sostituita dalla seguente:
«a) preservare e promuovere l'elevato livello qualitativo e di
riconoscibilita' dei vini a denominazione di origine e indicazione
geografica, anche attraverso interventi di valorizzazione e
diffusione della tradizione e delle produzioni enologiche dei siti
italiani UNESCO, di cui all'articolo 4 della legge 20 febbraio 2006,
n. 77, e successive modificazioni».
2. Per i fini di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 15
della legge 7 luglio 2009, n. 88, come sostituita dal comma 1 del
presente articolo, alla legge 20 febbraio 2006, n. 77, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 4:
1) al comma 1 e' aggiunta, in fine, la seguente lettera:
«d-bis) alla valorizzazione e alla diffusione del patrimonio
enologico caratterizzante il sito, nell'ambito della promozione del
complessivo patrimonio tradizionale enogastronomico e
agro-silvo-pastorale»;
2) al comma 2, dopo le parole: «d'intesa con il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio» sono inserite le
seguenti: «e del mare, con il Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali»;
b) all'articolo 5, comma 3, le parole: «Il Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio designa» sono sostituite dalle seguenti:
«Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e
il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali designano
ciascuno».

Art. 32.

(Modificazioni al decreto legislativo 10 dicembre 2002, n. 306, per
la corretta applicazione dei regolamenti (CE) n. 1234/2007 e n.
1580/2007)

1. Al fine di garantire la corretta applicazione del regolamento (CE)
n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, e del regolamento
(CE) n. 1580/2007 della Commissione, del 21 dicembre 2007, al decreto
legislativo 10 dicembre 2002, n. 306, sono apportate le seguenti
modificazioni:
a) all'articolo 2, comma 1, le parole: «dell'articolo 3 del
regolamento (CE) n. 1148/2001 della Commissione, del 12 giugno 2001»
sono sostituite dalle seguenti: «dell'articolo 9 del regolamento (CE)
n. 1580/2007 della Commissione, del 21 dicembre 2007, e successive
modificazioni»;
b) all'articolo 2, comma 2, le parole: «di cui all'articolo 4,
paragrafo 3, del citato regolamento (CE) n. 1148/2001, rilasciata
dalle competenti autorita' regionali, appone sui colli l'etichetta
conforme all'allegato III del medesimo regolamento» sono sostituite
dalle seguenti: «di cui all'articolo 11, paragrafo 1, del citato
regolamento (CE) n. 1580/2007, rilasciata dall'Agecontrol S.p.a. ai
sensi dell'articolo 18 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99,
e successive modificazioni, e del decreto del Ministro delle
politiche agricole alimentari e forestali 25 giugno 2009, pubblicato
nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 1° agosto 2009, appone sui colli
l'etichetta conforme all'allegato II del medesimo regolamento»;
c) all'articolo 3, comma 1, le parole: «regolamento (CE) n. 1148/2001
della Commissione, del 12 giugno 2001» sono sostituite dalle
seguenti: «regolamento (CE) n. 1580/2007 della Commissione, del 21
dicembre 2007»;
d) all'articolo 3, il comma 2 e' sostituito dal seguente:
«2. Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque omette di fornire
agli organismi di controllo le informazioni richieste dai suddetti
organismi e previste dal citato regolamento (CE) n. 1580/2007, ovvero
le fornisce in maniera difforme, e' soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da 260 euro a euro 1.550»;
e) all'articolo 4, comma 1, le parole: «a norma dell'articolo 2 del
regolamento (CE) n. 2200/96 del Consiglio, del 28 ottobre 1996» sono
sostituite dalle seguenti: «a norma degli articoli 113 e 113-bis del
regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio, del 22 ottobre 2007, e
successive modificazioni»;
f) all'articolo 4, comma 2, le parole: «all'articolo 9, paragrafo 3,
del regolamento (CE) n. 1148/2001 della Commissione, del 12 giugno
2001» sono sostituite dalle seguenti: «all'articolo 20, paragrafo 3,
del regolamento (CE) n. 1580/2007 della Commissione, del 21 dicembre
2007, e successive modificazioni».

Art. 33.

(Delega al Governo per la modifica del decreto legislativo 19 agosto
2005, n. 214, di attuazione della direttiva 2002/89/CE del Consiglio,
del 28 novembre 2002, concernente le misure di protezione contro
l'introduzione nella Comunita' di organismi nocivi ai vegetali o ai
prodotti vegetali e contro la loro diffusione nella Comunita')

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro diciotto mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto dei principi
e criteri direttivi generali di cui all'articolo 2, previo parere dei
competenti organi parlamentari e secondo le procedure di cui
all'articolo 1, commi 2, 3 e 4, su proposta del Ministro delle
politiche agricole alimentari e forestali e del Ministro per le
politiche europee, disposizioni integrative e correttive del decreto
legislativo 19 agosto 2005, n. 214. Tali disposizioni devono
contenere misure efficaci per garantire l'omogenea applicazione dei
controlli all'importazione da effettuarsi nei punti di entrata, anche
mediante la definizione delle dotazioni minime necessarie.
2. All'attuazione delle disposizioni di cui al comma 1 le
amministrazioni competenti provvedono nell'ambito delle risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente
e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 34.

(Vendita e somministrazione di bevande alcoliche in aree pubbliche)

1. Il comma 2 dell'articolo 14-bis della legge 30 marzo 2001, n. 125,
e' sostituito dal seguente:
«2. Chiunque vende o somministra alcolici su spazi o aree pubblici
diversi dalle pertinenze degli esercizi di cui al comma 1, dalle ore
24 alle ore 7, fatta eccezione per la vendita e la somministrazione
di alcolici effettuate in occasione di fiere, sagre, mercati o altre
riunioni straordinarie di persone ovvero in occasione di
manifestazioni in cui si promuovono la produzione o il commercio di
prodotti tipici locali, previamente autorizzate, e' punito con la
sanzione amministrativa pecuniaria da euro 2.000 a euro 12.000. Se il
fatto e' commesso dalle ore 24 alle ore 7 attraverso distributori
automatici, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da euro
5.000 a euro 30.000. Per le violazioni di cui al presente comma e'
disposta anche la confisca della merce e delle attrezzature
utilizzate».

Art. 35.

(Disposizioni per l'applicazione del regolamento (CE) n. 110/2008 e
del regolamento (CE) n. 1019/2002)

1. All'articolo 17, comma 6, della legge 7 luglio 2009, n. 88, sono
aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, sulla base dei principi e
criteri direttivi generali stabiliti dalla presente legge».

Art. 36.

(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2009/48/CE sulla
sicurezza dei giocattoli)

1. Nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione della
direttiva 2009/48/ CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18
giugno 2009, sulla sicurezza dei giocattoli, il Governo e' tenuto a
seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 2
della presente legge, in quanto compatibili, anche i seguenti
principi e criteri direttivi:
a) prevedere il coordinamento delle disposizioni attuative della
delega con quelle previste dal decreto legislativo 27 settembre 1991,
n. 313, recante attuazione della direttiva 88/378/CEE relativa al
riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri concernenti la
sicurezza dei giocattoli, prevedendo in particolare che il Ministero
dello sviluppo economico eserciti la vigilanza sui controlli sulla
sicurezza dei giocattoli;
b) prevedere, anche allo scopo di ottemperare al disposto
dell'articolo 18, paragrafo 5, del regolamento (CE) n. 765/2008 del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008, che il
Ministero dello sviluppo economico si avvalga, per lo svolgimento
delle attivita' di controllo e di vigilanza, delle camere di
commercio, industria, artigianato e agricoltura, nell'ambito delle
funzioni attribuite dall'articolo 20 del decreto legislativo 31 marzo
1998, n. 112, nonche' della collaborazione del Corpo della guardia di
finanza, conformemente al dettato dell'articolo 2, comma 2, lettera
m), e dell'articolo 3, comma 1, del decreto legislativo 19 marzo
2001, n. 68;
c) prevedere che, con regolamento da adottare entro novanta giorni
dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo attuativo
della delega di cui al presente articolo, su proposta del Ministro
dello sviluppo economico, vengano impartite le necessarie
disposizioni atte a garantire il coordinamento tra le funzioni
assegnate in fase di attuazione della delega al suddetto Ministero
dello sviluppo economico e quelle attribuite alle altre
amministrazioni preposte alla vigilanza del mercato in materia di
sicurezza dei giocattoli, per gli aspetti di specifica competenza;
d) prevedere, in sede di attuazione dell'articolo 50 della direttiva
2009/48/CE, le fattispecie di divieto di immissione sul mercato,
nonche' quelle di richiamo e di ritiro del prodotto, per le ipotesi
di giocattoli privi di documentazione tecnica idonea a provare la
sicurezza del prodotto, nonche' mancanti di marcatura CE, e la
relativa disciplina di notifica immediata alla parte interessata, con
l'indicazione dei mezzi di ricorso previsti dall' ordinamento.
2. All'attuazione della delega di cui al comma 1 si provvede
nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali
disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art. 37.

(Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2008/6/CE, in
materia di completamento del mercato interno dei servizi postali
comunitari)

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro il termine e con le
modalita' di cui all'articolo 1, uno o piu' decreti legislativi volti
a recepire la direttiva 2008/6/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 20 febbraio 2008, che modifica la direttiva 97/67/ CE
per quanto riguarda il pieno completamento del mercato interno dei
servizi postali comunitari.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati nel
rispetto dei principi e criteri direttivi generali di cui
all'articolo 2, nonche' dei seguenti principi e criteri direttivi
specifici:
a) determinare, nel contesto di piena apertura del mercato, le
condizioni concernenti la fornitura dei servizi postali e del
servizio postale universale, nonche' di accesso agli elementi
dell'infrastruttura della rete o dei servizi postali a condizioni
trasparenti e non discriminatorie, assicurando, fatto salvo quanto
previsto dall'articolo 8 della direttiva 97/67/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 15 dicembre 1997, che a far data dal 31
dicembre 2010 non siano concessi ne' mantenuti in vigore diritti
esclusivi o speciali per l'esercizio e la fornitura di servizi
postali;
b) garantire che la fornitura dei servizi postali non crei
situazioni di concorrenza sleale e risponda alle esigenze essenziali,
come definite dalla direttiva 2008/6/CE, con particolare riferimento
al rispetto del principio di non discriminazione nonche' delle
condizioni di lavoro previste dalla legislazione nazionale e dalla
contrattazione collettiva di lavoro di riferimento;
c) garantire che la designazione del fornitore del servizio postale
universale copra un periodo sufficiente ad assicurarne la
redditivita' degli investimenti. Fissare i principi tariffari e di
trasparenza contabile. Fissare principi e criteri ai fini del calcolo
per la determinazione del costo netto della fornitura del servizio
universale in conformita' a quanto previsto dall'articolo 14 della
direttiva 97/67/CE, e successive modificazioni, nonche' dall'allegato
I alla direttiva 97/67/ CE in materia di orientamenti per il calcolo
dell'eventuale costo netto del servizio universale;
d) prevedere per gli operatori autorizzati e licenziatari obblighi
in merito alla qualita', alla disponibilita' e all'esecuzione dei
servizi, ovvero obblighi di contribuzione finanziaria ai meccanismi
di condivisione dei costi di cui all'articolo 7 della direttiva
97/67/CE, e successive modificazioni;
e) determinare norme di qualita' per la fornitura del servizio
universale e la creazione di un sistema che ne garantisca il
rispetto, compatibili con le norme di qualita' fissate per i servizi
transfrontalieri intracomunitari; prevedere la revisione delle
fattispecie sanzionatorie a carico del fornitore del servizio
universale nonche' degli altri operatori postali con una diversa
graduazione degli importi delle sanzioni stesse nell'ambito delle
previsioni di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c), della presente
legge;
f) assicurare l'armonizzazione delle norme tecniche;
g) assicurare che i fornitori di servizi postali forniscano, in
particolare alle autorita' nazionali di regolamentazione, tutte le
informazioni, anche di carattere finanziario e attinenti alla
fornitura del servizio universale;
h) assicurare che l'autorita' nazionale di regolamentazione
indipendente dall'operatore, designata ai sensi dell'articolo 22
della direttiva 97/67/CE, e successive modificazioni, svolga le
funzioni di regolamentazione in regime di autonomia tecnico-operativa
e in piena ed effettiva separazione strutturale dalle attivita'
inerenti alla proprieta' e al controllo, tenendo conto delle
disposizioni di cui all'articolo 9. comma 2, della legge 4 febbraio
2005, n. 11, e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica;
i) assicurare procedure trasparenti, semplici e poco onerose per la
gestione dei reclami degli utenti nei riguardi del fornitore del
servizio universale e degli altri operatori postali;
l) assicurare il coordinamento con le disposizioni in materia di
servizi postali previste nel codice dei contratti pubblici relativi a
lavori, servizi e forniture di cui al decreto legislativo 12 aprile
2006, n. 163;
m) prevedere, in conformita' al considerando 58) della direttiva
2008/6/CE, che in caso di conflitto fra una disposizione del decreto
di recepimento della medesima direttiva ed il decreto di recepimento
della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo edel Consiglio,
del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, le
disposizioni del decreto di recepimento di cui al presente articolo
prevalgano e si applichino pienamente al settore postale.
3. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 38.

(Modifiche al capo II del decreto legislativo n. 286 del 2005, in
materia di attuazione della direttiva 2003/59/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2003, sulla qualificazione
iniziale e formazione periodica dei conducenti di taluni veicoli
stradali adibiti al trasporto di merci o di passeggeri)

1. Al decreto legislativo 21 novembre 2005, n. 286, sono apportate le
seguenti modifiche:
a) al comma 1 dell'articolo 18, dopo la lettera b) e' inserita la
seguente:
«b-bis) 21 anni: per condurre i veicoli adibiti al trasporto di merci
per cui e' richiesta la patente di guida delle categorie C e C+E, a
condizione di aver seguito il corso formazione iniziale accelerato di
cui all'articolo 19, comma 2-bis»;
b) al comma 2-bis dell'articolo 19, le parole: «lettere b), d) ed e)»
sono sostituite dalle seguenti: «lettere b), b-bis), d) ed e)».

Art. 39.

(Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva
2009/12/CE, concernente i diritti aeroportuali)

1. Il decreto legislativo per l'attuazione della direttiva 2009/12/CE
del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 marzo 2009,
concernente i diritti aeroportuali, e' adottato entro il termine di
dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su
proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro delle
infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze, senza nuovi o maggiori oneri a carico
della finanza pubblica e nel rispetto dei seguenti principi e criteri
direttivi:
a) definire l'ambito di applicazione delle norme di recepimento della
direttiva 2009/12/CE, emanate ai sensi della delega di cui al
presente articolo, agli aeroporti aperti al traffico commerciale il
cui volume di traffico annuale superi la soglia di cinque milioni di
movimenti passeggeri, anche in revisione del regime previsto dal
decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con
modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, a condizione che
i diritti aeroportuali a carico degli utenti per l'utilizzo delle
infrastrutture e dei servizi forniti dagli aeroporti siano:
1) determinati secondo criteri rispondenti a requisiti di
oggettivita', trasparenza, pertinenza, ragionevolezza, non
discriminazione e consultazione degli utenti;
2) adottati all'esito di procedure di consultazione tra il gestore
aeroportuale e gli utenti dell'aeroporto o loro rappresentanti;
3) sottoposti alla vigilanza dell'autorita' indipendente di cui alla
lettera d) che, in caso di disaccordo tra le parti, provvede, entro
un termine perentorio, a valutare le proposte del gestore
aeroportuale, adottando una decisione provvisoria sulla misura dei
diritti da applicare;
b) prevedere apposito regime per gli aeroporti con un volume di
traffico passeggeri inferiore ai cinque milioni di movimenti
passeggeri, anche in un'ottica di liberalizzazione, con riferimento
alla determinazione della misura dei diritti aeroportuali corrisposti
dagli utenti per l'utilizzo delle infrastrutture e dei servizi
forniti in regime di esclusiva, nel rispetto dei requisiti di
oggettivita', trasparenza, pertinenza, ragionevolezza, consultazione
degli utenti e non discriminazione e in linea con la media europea
dei diritti aeroportuali praticati in scali con analoghe
caratteristiche di traffico;
c) escludere dall'applicazione delle norme di recepimento della
direttiva 2009/ 12/CE i diritti riscossi per la remunerazione di
servizi di navigazione aerea di rotta e terminale di cui al
regolamento (CE) n. 1794/ 2006 della Commissione, del 6 dicembre
2006, i diritti riscossi a compenso dei servizi di assistenza a terra
di cui all'allegato della direttiva 96/67/CE del Consiglio, del 15
ottobre 1996, e i diritti riscossi per finanziare l'assistenza
fornita alle persone con disabilita' e alle persone con mobilita'
ridotta di cui al regolamento (CE) n. 1107/2006 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 5 luglio 2006;
d) designare l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) quale
autorita' nazionale di vigilanza, nel rispetto dei requisiti previsti
dall'articolo 11 della direttiva 2009/12/CE, prevedendo che esso
provveda ai nuovi compiti attribuiti nell'ambito delle risorse umane,
finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente;
e) istituire un meccanismo di finanziamento dell'autorita' nazionale
di vigilanza attraverso l'imposizione di diritti a carico degli
utenti dell'aeroporto e dei gestori aeroportuali nella misura utile a
garantire i costi diretti e indiretti connessi alla costituzione o al
potenziamento di un'apposita struttura da realizzare nell'ambito
della dotazione organica dell'ENAC;
f) attribuire all'autorita' nazionale di vigilanza, escludendo
l'applicazione delle previsioni di cui all'articolo 6, paragrafi 3 e
4, della direttiva 2009/12/CE, compiti di regolazione economica con
l'approvazione dei sistemi di tariffazione e dell'ammontare dei
diritti, inclusi metodi di tariffazione pluriennale, anche accorpata
per servizi personalizzati, che garantiscano annualmente gli
incrementi inflattivi; i sistemi di tariffazione devono risultare
orientati ai costi delle infrastrutture e dei servizi, a obiettivi di
efficienza nonche', nell'ambito di una crescita bilanciata della
capacita' aeroportuale, all'incentivazione degli investimenti
correlati all'innovazione tecnologica e sicurezza dello scalo ed alla
qualita' dei servizi, senza escludere una modulazione dei diritti
aeroportuali per motivi di interesse pubblico e generale, compresi
motivi ambientali;
g) prevedere, laddove il numero degli utenti dell'aeroporto che
desiderano avere accesso ai servizi personalizzati o a un terminale o
parte di un terminale specializzato ecceda il numero degli utenti che
e' possibile accogliere a causa di vincoli di capacita', che
l'accesso venga determinato in base a criteri pertinenti, obiettivi,
trasparenti e non discriminatori, proposti dal gestore aeroportuale
ed approvati dall'autorita' nazionale di vigilanza;
h) ammettere la tutela giurisdizionale avverso le decisioni
dell'autorita' nazionale di vigilanza che sono da qualificare
vincolanti e che vengono adottate di regola entro un termine
perentorio dal deferimento della questione;
i) prevedere che la sostituzione del sistema tariffario vigente,
correlato all'attuazione di specifiche disposizioni del citato
decreto-legge n. 203 del 2005, convertito, con modificazioni, dalla
legge n. 248 del 2005, abbia luogo allorche' il gestore aeroportuale
interessato introduca il nuovo regime tariffario derivante dalle
norme di recepimento della direttiva 2009/12/CE.

Art. 40.

(Recepimento delle direttive 2005/62/CE e 2001/83/CE. Disposizioni in
materia di emoderivati, adeguamento alla farmacopea europea e
disposizioni sull'ubicazione degli stabilimenti per il processo di
frazionamento in Paesi dell'Unione europea)

1. All'articolo 26 del decreto legislativo 20 dicembre 2007, n. 261,
il comma 1 e' sostituito dal seguente:
«1. Alla raccolta e al controllo del sangue e del plasma umani da
utilizzare per la produzione di medicinali si applica quanto disposto
dal presente decreto. Per il raggiungimento degli obiettivi di cui
all'articolo 2, paragrafo 3, della direttiva 2005/62/CE della
Commissione, del 30 settembre 2005, il plasma raccolto in Paesi
esteri ed i relativi intermedi, destinati alla produzione di
medicinali emoderivati, devono rispondere ai requisiti previsti dalla
vigente farmacopea europea ed alle direttive europee applicabili,
anche in considerazione di quanto previsto dall'articolo 135, comma
2, del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219. Con modalita' da
individuare con il decreto di cui all'articolo 16, comma 1, della
legge 21 ottobre 2005, n. 219, e nel rispetto degli obiettivi di cui
all'articolo 110 della direttiva 2001/83/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 6 novembre 2001, sono comunque ammessi alla
lavorazione per la produzione di medicinali emoderivati da
commercializzare al di fuori dell'Unione europea il plasma ed i
relativi intermedi provenienti dai centri di raccolta e produzione di
Paesi terzi. Il decreto di cui al periodo precedente e' adottato
entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della
presente disposizione».
2. All'articolo 15 della legge 21 ottobre 2005, n. 219, il comma 2 e'
sostituito dal seguente:
«2. Ai fini della stipula delle convenzioni di cui al comma 1, i
centri e le aziende di frazionamento e di produzione di emoderivati
devono essere dotati di adeguate dimensioni, disporre di avanzata
tecnologia e avere gli stabilimenti idonei ad effettuare il processo
di frazionamento ubicati nei Paesi dell'Unione europea in cui il
plasma raccolto non e' oggetto di cessione a fini di lucro ed e'
lavorato in un regime di libero mercato compatibile con l'ordinamento
comunitario. I suddetti centri ed aziende devono produrre i farmaci
emoderivati oggetto delle convenzioni di cui al comma 1, dotati
dell'autorizzazione all'immissione in commercio in Italia».
3. Trascorsi trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, la disciplina di cui al comma 2 dell'articolo 15
della legge 21 ottobre 2005, n. 219, come sostituito dal presente
articolo, e' rivista alla luce delle evidenze emerse
dall'applicazione delle convenzioni di cui al comma 1 dello stesso
articolo 15.
4. Il decreto di cui all'articolo 15, comma 5, della legge 21 ottobre
2005, n. 219, e' adottato entro centoventi giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge.
5. L'ultimo periodo del comma 5 dell'articolo 15 della legge 21
ottobre 2005, n. 219, e' soppresso.

Art. 41.

(Modifica al decreto del Presidente della Repubblica 23 aprile 2001,
n. 290, in materia di autorizzazione alla produzione, alla immissione
in commercio e alla vendita dei prodotti fitosanitari)

1. Il Governo e' autorizzato ad adottare, ai sensi dell'articolo 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive
modificazioni, un regolamento, su proposta del Ministro per la
pubblica amministrazione e l'innovazione, di concerto con il Ministro
dellasalute, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
e del mare, il Ministro delle politiche agricole alimentari e
forestali, il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro
dell'economia e delle finanze e il Ministro per i rapporti con le
regioni, entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, per la modifica del regolamento di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 23 aprile 2001, n. 290, con le modalita'
e secondo i principi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo
1997, n. 59, e nel rispetto della direttiva 91/414/ CEE del
Consiglio, del 15 luglio 1991, e del regolamento (CE) n. 1107/2009
del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 ottobre 2009, secondo
i seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere procedure semplificate per il rilascio e il rinnovo
delle autorizzazioni all'immissione in commercio, in particolare in
riferimento alle modalita' di etichettatura dei prodotti
fitosanitari;
b) rimodulare la trasmissione dei dati di vendita e di esportazione
dei prodotti fitosanitari in via telematica o su supporto magnetico;
c) ridefinire la disciplina di autorizzazione alla immissione in
commercio per particolari prodotti utilizzati in agricoltura
biologica, biodinamica e convenzionale;
d) ridefinire la disciplina in merito al rilascio dell'autorizzazione
all'acquisto ed all'impiego dei prodotti fitosanitari e relativi
registri dei trattamenti effettuati, di cui agli articoli 25, 26, 27
e 42 del citato decreto del Presidente della Repubblica.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o
maggiori oneri, ne' minori entrate, a carico del bilancio dello
Stato.
3. Le amministrazioni interessate provvedono ai compiti di cui al
presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie
previste a legislazione vigente.

Art. 42.

(Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la
protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo
venatorio in attuazione della direttiva 2009/147/CE)

1. All'articolo 1 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, sono
apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 1 e' inserito il seguente:
«1-bis. Lo Stato, le regioni e le province autonome, senza nuovi o
maggiori oneri per la finanza pubblica, adottano le misure necessarie
per mantenere o adeguare le popolazioni di tutte le specie di uccelli
di cui all'articolo 1 della direttiva 2009/147/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 30 novembre 2009, ad un livello
corrispondente alle esigenze ecologiche, scientifiche, turistiche e
culturali, tenendo conto delle esigenze economiche e ricreative e
facendo in modo che le misure adottate non provochino un
deterioramento dello stato di conservazione degli uccelli e dei loro
habitat, fatte salve le finalita' di cui all'articolo 9, paragrafo 1,
lettera a), primo e secondo trattino, della stessa direttiva»;
b) al comma 5, le parole: «prioritariamente le specie di cui
all'elenco allegato alla citata direttiva 79/409/CEE, come sostituito
dalle citate direttive 85/411/CEE e 91/ 244/CEE» sono sostituite
dalle seguenti: «prioritariamente le specie di cui all'allegato I
annesso alla citata direttiva 2009/147/CE, secondo i criteri
ornitologici previsti all'articolo 4 della stessa direttiva»;
c) dopo il comma 5 e' inserito il seguente:
«5-bis. Le regioni e le province autonome adottano le misure di
conservazione di cui agli articoli 4 e 6 del regolamento di cui al
decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, e
successive modificazioni, per quanto possibile, anche per gli
habitatesterni alle zone di protezione speciale. Le regioni e le
province autonome provvedono al-l' attuazione del presente comma
nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali
disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per
la finanza pubblica»;
d) dopo il comma 7 e' aggiunto il seguente:
«7-bis. Lo Stato in [ . . . ]

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