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Scheda Normativa

Norme Correlate

Legge regionale 04/12/ 2009 n. 27

Regione Lombardia - Testo Unico delle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica (S.O. n.2 del 09/12/2009)

Bozza non ancora in vigore 16/12/2011 n. 140

Regione Lombardia - Modifica dell'art.28 della L.R. n. 27/09 "Testo unico delle leggi regionali in materia di edilizia residenziale pubblica-introduzione del principio di residenzialità'”

Relazione

Il presente progetto di legge intende introdurre a livello di normativa regionale dei principi che tengano conto, in tema di accesso ai servizi erogati dalla Regione e dagli Enti Locali, l’oggettiva limitatezza delle risorse finanziare disponibili e la crescente necessità di una migliore gestione delle stesse nonché l’opportunità di prevedere una progressione (rectius graduazione in forma di graduatoria) nell’accesso ad una serie di servizi alla persona e quindi la possibilità di una differenziazione sulla base di criteri oggettivi, trasparenti, facilmente qualificabili e quantificabili e che non diano luogo a scelte arbitrarie ma che rispettino le esigenze della cittadinanza residente nella Regione. Per comprendere compiutamente le modifiche apportate dal presente progetto di legge, e la loro piena legittimità, appare utile ripercorrere la giurisprudenza della Suprema Corte Costituzionale.

La Corte Costituzionale è intervenuta su tale materia precisando che nel caso si volesse prevedere dei regimi derogatori, l’autore di tale deroghe dovrebbe porre una “trasparente e razionale causa giustificatrice, idonea a spiegare, sul piano costituzionale, le ragioni poste a base della deroga” (Corte Cost. 432/2005), in ogni caso “in linea di principio … è consentito modificare il regime di un rapporto di durata, [anche] con misure che incidano negativamente … sulla posizione del destinatario delle prestazioni, purché non siano in contrasto con i principi costituzionali, e quindi non ledano posizioni aventi fondamento costituzionale …” (Corte. Cost. 326/2006, cfr. anche 306/2008; 11/2009 e ord. 285/2009).

È dunque pensabile una graduazione all’accesso a forme di assistenza sociale, così come in materia di diritto allo studio o di assegnazione di un alloggio ALER, al fine di gestire le risorse finanziare disponibili, sulla base di una serie di principi quali la residenza (intesa come presenza sul territorio comunale non episodica e non di breve durata) e quella della legalità (intesa come possesso del permesso di soggiorno per i cittadini extracomunitari).

A questo si aggiunge il recente ragionamento della Corte Costituzionale, sent. 187/2010, che legittima interventi nel senso appena sopra illustrato, evidenziando che è possibile ragionevolmente subordinare l’erogazioni di determinate prestazioni a determinati requisiti purché non si tratti di prestazioni inerenti a rimediare a gravi situazioni d’urgenza.

La volontà della Regione è dunque quella di introdurre dei principi che andranno a governare l’azione amministrativa nella sua concreta attuazione, prevedendo in particolar modo il requisito della residenza continuativa nel territorio regionale al fine di assistere, sulla base di una graduazione, tutti quei cittadini residenti che hanno, già, negli anni partecipato alla spese locale per l’erogazione dei servizi, senza tuttavia compiere alcuna esclusione.

È utile ricordare che la Corte Costituzionale ha precisato che “il requisito della residenza continuativa … risulta non irragionevole (sent. 432/2005) quando si pone in coerenza con le finalità che [il legislatore] intende perseguire (sent. 493/1990), specie la dove le stesse realizzino un equilibrato bilanciamento tra i valori costituzionali in gioco”.

Con l’introduzione del principio della residenzialità, come principio premiante per coloro che hanno lavorato, vissuto e contribuito allo sviluppo e al benessere della vita della Regione e dell’Ente Locale da maggiore tempo, non vi è l’intento di esclusione (si è consci della recente sent. 40/2011 Corte Cost.) ma vi è la volontà di sancire principi ispiratori che diano la possibilità all’amministrazione di graduare, secondo necessità e nello spirito del rispetto della finanza pubblica e delle risorse disponibili, l’accesso da parte dei cittadini ad una serie di servizi erogati dall’Ente Locale.

Tale principio poi dovrà essere declinato nella fase attuativa e quindi in sede di emanazione di delibere, di provvedimenti - appunto - attuativi o a contenuto progettuale. È importante ribadire che tutto ciò non vuol dire escludere a priori determinati cittadini, che non posseggono – ad esempio - il requisito della residenza continuativa da un determinato tempo, ma si vuole introdurre una – si ribadisce - graduazione in base a tali requisiti per l’accesso ai servizi, per l’ottenimento di benefici, per la partecipazione alla spese ai fini dell’ottenimento di determinati servizi (una compartecipazione anche in questo caso graduata in base alla residenzialità, come – si ricorda - avviene per l’assegno sociale).

In sostanza, sulla base dei principi introdotti dalla presente proposta, che sanciscono la residenzialità, la Regione e le Amministrazioni locali dovranno adottare provvedimenti che, all’ [ . . . ]

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