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Scheda Normativa

Circolare 15/10/1996 n. 252

(Suppl. ordinario G.U. 26/11/1996 n. 277)

Ministero dei lavori pubblici - Istruzioni per l’applicazione delle «Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle opere in cemento armato normale e precompresso e per le strutture metalliche» di cui al D.M. 9 gennaio 1996. (n. 252 AA.GG./S.T.C)

ISTRUZIONI RELATIVE ALLE NUOVE NORME TECNICHE PER IL C.A.
E STRUTTURE METALLICHE

Istruzioni per l’applicazione delle «Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle opere in cemento armato normale e precompresso e per le strutture metalliche» di cui al D.M. 9 gennaio 1996.

Con decreto del Ministro dei lavori pubblici in data 9 gennaio 1996 sono state approvate le «Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche».
Dette norme (ovvero, secondo una terminologia più recente, «regole tecniche»), pubblicate nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 5 febbraio 1996, costituiscono l’aggiornamento di quelle precedentemente approvate con il decreto 14 febbraio 1992.
Le nuove norme tecniche si distinguono per aver recepito, integrandole e per quanto possibile adattandole al quadro normativo nazionale, le norme europee sperimentali Eurocodice 2 - Progettazione delle strutture di calcestruzzo, (parte 1-1; regole generali e regole per gli edifici) ed Eurocodice 3 - Progettazione delle strutture di acciaio, (parte 1-1; regole generali e regole per gli edifici) - nelle rispettive versioni in lingua italiana, pubblicate a cura dell’UNI (UNI ENV 1992 - 1-1, ratificata in data gennaio 1993 e UNI ENV 1993 - 1-1, ratificata in data giugno 1994).
In sostanza, quindi, le nuove norme danno al progettista un’ampia facoltà di scelta, potendo egli impiegare, con lo stesso valore precettivo stabilito dalla legge 1086/1971, uno qualsiasi dei tre metodi di verifica previsti (quello delle tensioni ammissibili e quello degli stati limite nella duplice veste italiana ed europea); tuttavia, l’adozione di uno dei tre procedimenti indicati ne comporta l’applicazione unitaria ed integrale all’intero organismo strutturale.
Relativamente al metodo degli stati limite, giova far notare che le due versioni, italiana ed europea, si rifanno a criteri ispiratori identici, pur essendo la versione italiana di gran lunga più sintetica dell’altra, che si caratterizza per la diversa impostazione espositiva, per la simbologia e per taluni procedimenti pratici di calcolo.
Allo scopo di adeguare le verifiche contenute negli Eurocodici agli stessi livelli di sicurezza previsti in am [ . . . ]

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