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Scheda Normativa

Norme Correlate

Circolare 28/12/ 2009 n. 2614

Regione Puglia - Circolare esplicativa delle procedure di VIA e VAS ai fini dell’attuazione della Parte Seconda del D.lgs 152/2006, come modificato dal D.lgs. 4/2008

Bozza non ancora in vigore 13/09/ 2007

SCHEMA di decreto legislativo recante ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale (testo che accorpa il secondo e il terzo correttivo)

Bozza non ancora in vigore 27/07/ 2007

SCHEMA di decreto legislativo correttivo della parte prima e seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale (terzo correttivo)

Decreto Legislativo 08/11/ 2006 n. 284

Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale (primo correttivo)

Bozza non ancora in vigore 12/10/ 2006

SCHEMA di decreto legislativo concernente ulteriori modifiche al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale (secondo correttivo)

Decreto Legislativo 03/04/ 2006 n. 152

Norme in materia ambientale

Legge dello Stato 15/12/ 2004 n. 308

Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l'integrazione della legislazione in materia ambientale e misure di diretta applicazione. (S.O. n.187)

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Decreto Legislativo 16/01/2008 n. 4

(Gazzetta ufficiale 29/01/2008 n. 24)

Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale (Suppl. Ordinario n. 24)

testo in vigore dal: 13-2-2008

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme
in materia ambientale, e successive modificazioni;
Vista la legge 15 dicembre 2004, n. 308, ed in particolare
l'articolo 1, comma 6, che prevede la possibilita' di emanare
disposizioni correttive ed integrative del citato decreto legislativo
n. 152 del 2006, entro due anni dalla sua data di entrata in vigore;
Vista la relazione motivata presentata alle Camere dal Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi del
citato articolo 1, comma 6, della legge 15 dicembre 2004, n. 308;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 13 settembre 2007;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui
all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso
nella seduta del 20 settembre 2007;
Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei
deputati e del Senato della Repubblica in data 24 ottobre 2007;
Vista la seconda preliminare deliberazione del Consiglio dei
Ministri, adottata nella riunione del 23 novembre 2007;
Acquisiti i pareri definitivi delle competenti Commissioni della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica rispettivamente in
data 12 dicembre 2007 e 13 dicembre 2007;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 21 dicembre 2007;
Sulla proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare e del Ministro per le politiche europee, di
concerto con i Ministri per le riforme e le innovazioni nella
pubblica amministrazione, per gli affari regionali e le autonomie
locali, dell'interno, della giustizia, della difesa, dell'economia e
delle finanze, dello sviluppo economico, della salute, delle
infrastrutture, dei trasporti e delle politiche agricole alimentari e
forestali;

E m a n a

il seguente decreto legislativo:
Art. 1.
Modifiche alle parti prima e seconda del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152
1. La parte prima del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152
assume la seguente denominazione: «Disposizioni comuni e principi
generali».
2. Dopo l'articolo 3 sono inseriti i seguenti:
Art. 3-bis.
Principi sulla produzione del diritto ambientale
l. I principi posti dal presente articolo e dagli articoli seguenti
costituiscono i principi generali in tema di tutela dell'ambiente,
adottati in attuazione degli articoli 2, 3, 9, 32, 41, 42 e 44, 117
commi 1 e 3 della Costituzione e nel rispetto del Trattato
dell'Unione europea.
2. I principi previsti dalla presente Parte Prima costituiscono
regole generali della materia ambientale nell'adozione degli atti
normativi, di indirizzo e di coordinamento e nell'emanazione dei
provvedimenti di natura contingibile ed urgente.
3. I principi ambientali possono essere modificati o eliminati
soltanto mediante espressa previsione di successive leggi della
Repubblica italiana, purche' sia comunque sempre garantito il
corretto recepimento del diritto europeo.

Art. 3-ter.
Principio dell'azione ambientale
1. La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi naturali e del
patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici
e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private,
mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della
precauzione, dell'azione preventiva, della correzione, in via
prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonche' al
principio «chi inquina paga» che, ai sensi dell'articolo 174,
comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica
della comunita' in materia ambientale.

Art. 3-quater.
Principio dello sviluppo sostenibile
1. Ogni attivita' umana giuridicamente rilevante ai sensi del
presente codice deve conformarsi al principio dello sviluppo
sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni
delle generazioni attuali non possa compromettere la qualita' della
vita e le possibilita' delle generazioni future.
2. Anche l'attivita' della pubblica amministrazione deve essere
finalizzata a consentire la migliore attuazione possibile del
principio dello sviluppo sostenibile, per cui nell'ambito della
scelta comparativa di interessi pubblici e privati connotata da
discrezionalita' gli interessi alla tutela dell'ambiente e del
patrimonio culturale devono essere oggetto di prioritaria
considerazione.
3. Data la complessita' delle relazioni e delle interferenze tra
natura e attivita' umane, il principio dello sviluppo sostenibile
deve consentire di individuare un equilibrato rapporto, nell'ambito
delle risorse ereditate, tra quelle da risparmiare e quelle da
trasmettere, affinche' nell'ambito delle dinamiche della produzione e
del consumo si inserisca altresi' il principio di solidarieta' per
salvaguardare e per migliorare la qualita' dell'ambiente anche
futuro.
4. La risoluzione delle questioni che involgono aspetti ambientali
deve essere cercata e trovata nella prospettiva di garanzia dello
sviluppo sostenibile, in modo da salvaguardare il corretto
funzionamento e l'evoluzione degli ecosistemi naturali dalle
modificazioni negative che possono essere prodotte dalle attivita'
umane.

Art. 3-quinquies.
Principi di sussidiarieta' e di leale collaborazione
1. I principi desumibili dalle norme del decreto legislativo
costituiscono le condizioni minime ed essenziali per assicurare la
tutela dell'ambiente su tutto il territorio nazionale;
2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono
adottare forme di tutela giuridica dell'ambiente piu' restrittive,
qualora lo richiedano situazioni particolari del loro territorio,
purche' cio' non comporti un'arbitraria discriminazione, anche
attraverso ingiustificati aggravi procedimentali.
3. Lo Stato interviene in questioni involgenti interessi ambientali
ove gli obiettivi dell'azione prevista, in considerazione delle
dimensioni di essa e dell'entita' dei relativi effetti, non possano
essere sufficientemente realizzati dai livelli territoriali inferiori
di governo o non siano stati comunque effettivamente realizzati.
4. Il principio di sussidiarieta' di cui al comma 3 opera anche nei
rapporti tra regioni ed enti locali minori.

Art. 3-sexies.
Diritto di accesso alle informazioni ambientali e di partecipazione a
scopo collaborativo
1. In attuazione della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni, e delle previsioni della Convenzione di Aarhus,
ratificata dall'Italia con la legge 16 marzo 2001, n. 108, e ai sensi
del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, chiunque, senza
essere tenuto a dimostrare la sussistenza di un interesse
giuridicamente rilevante, puo' accedere alle informazioni relative
allo stato dell'ambiente e del paesaggio nel territorio nazionale.».
3. La Parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
e successive modificazioni, e' sostituita dalla seguente:

PARTE SECONDA
Procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), per la
valutazione dell'impatto ambientale (via) e per l'autorizzazione
integrata ambientale (Ippc)

Titolo I
PRINCIPI GENERALI PER LE PROCEDURE DI VIA, DI VAS E PER LA
VALUTAZIONE D'INCIDENZA E L'AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE
(AIA).

Art. 4.
Finalita'
1. Le norme del presente decreto costituiscono recepimento ed
attuazione:
a) della direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli
impatti di determinati piani e programmi sull'ambiente;
b) della direttiva 85/337/CEE del Consiglio del 27 giugno 1985,
concernente la valutazione di impatto ambientale di determinati
progetti pubblici e privati, come modificata ed integrata con la
direttiva 97/11/CE del Consiglio del 3 marzo 1997 e con la direttiva
2003/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 maggio
2003.
2. Il presente decreto individua, nell'ambito della procedura di
Valutazione dell'impatto ambientale modalita' di semplificazione e
coordinamento delle procedure autorizzative in campo ambientale, ivi
comprese le procedure di cui al decreto legislativo 18 febbraio 2005,
n. 59, in materia di prevenzione e riduzione integrate
dell'inquinamento, come parzialmente modificato da questo decreto
legislativo.
3. La valutazione ambientale di piani, programmi e progetti ha la
finalita' di assicurare che l'attivita' antropica sia compatibile con
le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto
della capacita' rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della
salvaguardia della biodiversita' e di un'equa distribuzione dei
vantaggi connessi all'attivita' economica. Per mezzo della stessa si
affronta la determinazione della valutazione preventiva integrata
degli impatti ambientali nello svolgimento delle attivita' normative
e amministrative, di informazione ambientale, di pianificazione e
programmazione.
4. In tale ambito:
a) la valutazione ambientale di piani e programmi che possono
avere un impatto significativo sull'ambiente ha la finalita' di
garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e
contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto
dell'elaborazione, dell'adozione e approvazione di detti piani e
programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle
condizioni per uno sviluppo sostenibile.
b) la valutazione ambientale dei progetti ha la finalita' di
proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla
qualita' della vita, provvedere al mantenimento delle specie e
conservare la capacita' di riproduzione dell'ecosistema in quanto
risorsa essenziale per la vita. A questo scopo, essa individua,
descrive e valuta, in modo appropriato, per ciascun caso particolare
e secondo le disposizioni del presente decreto, gli impatti diretti e
indiretti di un progetto sui seguenti fattori:
1) l'uomo, la fauna e la flora;
2) il suolo, l'acqua, l'aria e il clima;
3) i beni materiali ed il patrimonio culturale;
4) l'interazione tra i fattori di cui sopra.

Art. 5.
Definizioni
1. Ai fini del presente decreto si intende per:
a) valutazione ambientale di piani e programmi, nel seguito
valutazione ambientale strategica, di seguito VAS: il processo che
comprende, secondo le disposizioni di cui al titolo II della seconda
parte del presente decreto, lo svolgimento di una verifica di
assoggettabilita', l'elaborazione del rapporto ambientale, lo
svolgimento di consultazioni, la valutazione del piano o del
programma, del rapporto e degli esiti delle consultazioni,
l'espressione di un parere motivato, l'informazione sulla decisione
ed il monitoraggio;
b) valutazione ambientale dei progetti, nel seguito valutazione
d'impatto ambientale, di seguito VIA: il processo che comprende,
secondo le disposizioni di cui al titolo III della seconda parte del
presente decreto, lo svolgimento di una verifica di
assoggettabilita', la definizione dei contenuti dello studio
d'impatto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione
del progetto, dello studio e degli esiti delle consultazioni,
l'informazione sulla decisione ed il monitoraggio;
c) impatto ambientale: l'alterazione qualitativa e/o
quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine,
permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa
dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori
antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici,
architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza
dell'attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti
nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione,
nonche' di eventuali malfunzionamenti;
d) patrimonio culturale: l'insieme costituito dai beni culturali
e dai beni paesaggistici in conformita' al disposto di cui
all'articolo 2, comma 1, del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.
42;
e) piani e programmi: gli atti e provvedimenti di pianificazione
e di programmazione comunque denominati, compresi quelli cofinanziati
dalla Comunita' europea, nonche' le loro modifiche:
1) che sono elaborati e/o adottati da un'autorita' a livello
nazionale, regionale o locale oppure predisposti da un'autorita' per
essere approvati, mediante una procedura legislativa, amministrativa
o negoziale e
2) che sono previsti da disposizioni legislative, regolamentari
o amministrative;
f) rapporto ambientale: il documento del piano o del programma
redatto in conformita' alle previsioni di cui all'articolo 13;
g) progetto preliminare: gli elaborati progettuali predisposti in
conformita' all'articolo 93 del decreto legislativo 12 aprile 2006,
n. 163, nel caso di opere pubbliche; negli altri casi, il progetto
che presenta almeno un livello informativo e di dettaglio equivalente
ai fini della valutazione ambientale;
h) progetto definitivo: gli elaborati progettuali predisposti in
conformita' all'articolo 93 del decreto n. 163 del 2006 nel caso di
opere pubbliche; negli altri casi, il progetto che presenta almeno un
livello informativo e di dettaglio equivalente ai fini della
valutazione ambientale;
i) studio di impatto ambientale: elaborato che integra il
progetto definitivo, redatto in conformita' alle previsioni di cui
all'articolo 22;
l) modifica: la variazione di un piano, programma o progetto
approvato, comprese, nel caso dei progetti, le variazioni delle loro
caratteristiche o del loro funzionamento, ovvero un loro
potenziamento, che possano produrre effetti sull'ambiente;
l-bis) modifica sostanziale: la variazione di un piano, programma
o progetto approvato, comprese, nel caso dei progetti, le variazioni
delle loro caratteristiche o del loro funzionamento, ovvero un loro
potenziamento, che possano produrre effetti negativi significativi
sull'ambiente;
m) verifica di assoggettabilita': la verifica attivata allo scopo
di valutare, ove previsto, se piani, programmi o progetti possono
avere un impatto significativo sull'ambiente e devono essere
sottoposti alla fase di valutazione secondo le disposizioni del
presente decreto;
n) provvedimento di verifica: il provvedimento obbligatorio e
vincolante dell'autorita' competente che conclude la verifica di
assoggettabilita';
o) provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale: il
provvedimento dell'autorita' competente che conclude la fase di
valutazione del processo di VIA. E' un provvedimento obbligatorio e
vincolante che sostituisce o coordina, tutte le autorizzazioni, le
intese, le concessioni, le licenze, i pareri, i nulla osta e gli
assensi comunque denominati in materia ambientale e di patrimonio
culturale;
o-bis) autorizzazione integrata ambientale: il provvedimento
previsto dagli articoli 5 e 7 e seguenti del decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59»;
p) autorita' competente: la pubblica amministrazione cui compete
l'adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilita',
l'elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani
e programmi, e l'adozione dei provvedimenti conclusivi in materia di
VIA, nel caso di progetti;
q) autorita' procedente: la pubblica amministrazione che elabora
il piano, programma soggetto alle disposizioni del presente decreto,
ovvero nel caso in cui il soggetto che predispone il piano, programma
sia un diverso soggetto pubblico o privato, la pubblica
amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano, programma;
r) proponente: il soggetto pubblico o privato che elabora il
piano, programma o progetto soggetto alle disposizioni del presente
decreto;
s) soggetti competenti in materia ambientale: le pubbliche
amministrazioni e gli enti pubblici che, per le loro specifiche
competenze o responsabilita' in campo ambientale, possono essere
interessate agli impatti sull'ambiente dovuti all'attuazione dei
piani, programmi o progetti;
t) consultazione: l'insieme delle forme di informazione e
partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e
del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella valutazione
dei piani, programmi e progetti;
u) pubblico: una o piu' persone fisiche o giuridiche nonche', ai
sensi della legislazione vigente, le associazioni, le organizzazioni
o i gruppi di tali persone;
v) pubblico interessato: il pubblico che subisce o puo' subire
gli effetti delle procedure decisionali in materia ambientale o che
ha un interesse in tali procedure; ai fini della presente definizione
le organizzazioni non governative che promuovono la protezione
dell'ambiente e che soddisfano i requisiti previsti dalla normativa
statale vigente, nonche' le organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative, sono considerate come aventi interesse.

Art. 6.
Oggetto della disciplina
1. La valutazione ambientale strategica riguarda i piani e i
programmi che possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul
patrimonio culturale.
2. Fatto salvo quanto disposto al comma 3, viene effettuata una
valutazione per tutti i piani e i programmi:
a) che sono elaborati per la valutazione e gestione della
qualita' dell'aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della
pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei
rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della
pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che
definiscono il quadro di riferimento per l'approvazione,
l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la
realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV del
presente decreto;
b) per i quali, in considerazione dei possibili impatti sulle
finalita' di conservazione dei siti designati come zone di protezione
speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli
classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione
degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, si
ritiene necessaria una valutazione d'incidenza ai sensi
dell'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica
8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni.
3. Per i piani e i programmi di cui al comma 2 che determinano
l'uso di piccole aree a livello locale e per le modifiche minori dei
piani e dei programmi di cui al comma 2, la valutazione ambientale e'
necessaria qualora l'autorita' competente valuti che possano avere
impatti significativi sull'ambiente, secondo le disposizioni di cui
all'articolo 12.
3-bis. L'autorita' competente valuta, secondo le disposizioni di
cui all'articolo 12, se i piani e i programmi, diversi da quelli di
cui al paragrafo 2, che definiscono il quadro di riferimento per
l'autorizzazione dei progetti, possono avere effetti significativi
sull'ambiente.
4. Sono comunque esclusi dal campo di applicazione del presente
decreto:
a) i piani e i programmi destinati esclusivamente a scopi di
difesa nazionale caratterizzati da somma urgenza o coperti dal
segreto di Stato;
b) i piani e i programmi finanziari o di bilancio;
c) i piani di protezione civile in caso di pericolo per
l'incolumita' pubblica.
5. La valutazione d'impatto ambientale, riguarda i progetti che
possono avere impatti significativi sull'ambiente e sul patrimonio
culturale.
6. Fatto salvo quanto disposto al comma 7, viene effettuata
altresi' una valutazione per:
a) i progetti di cui agli allegati II e III al presente decreto;
b) i progetti di cui all'allegato IV al presente decreto,
relativi ad opere o interventi di nuova realizzazione, che ricadono,
anche parzialmente, all'interno di aree naturali protette come
definite dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394.
7. La valutazione e' inoltre necessaria per:
a) i progetti elencati nell'allegato II che servono
esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di
nuovi metodi o prodotti e non sono utilizzati per piu' di due anni;
b) le modifiche o estensioni dei progetti elencati nell'allegato
II;
c) i progetti elencati nell'allegato IV;
qualora in base alle disposizioni di cui al successivo
articolo 20 si ritenga che possano avere impatti significativi
sull'ambiente.
8. Per i progetti di cui agli allegati III e IV, ricadenti
all'interno di aree naturali protette, le soglie dimensionali, ove
previste, sono ridotte del cinquanta per cento.
9. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano possono
definire, per determinate tipologie progettuali o aree
predeterminate, sulla base degli elementi indicati nell'allegato V,
un incremento nella misura massima del trenta per cento o decremento
delle soglie di cui all'allegato IV. Con riferimento ai progetti di
cui all'allegato IV, qualora non ricadenti neppure parzialmente in
aree naturali protette, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano possono determinare, per specifiche categorie progettuali
o in particolari situazioni ambientali e territoriali, sulla base
degli elementi di cui all'allegato V, criteri o condizioni di
esclusione dalla verifica di assoggettabilita'.
10. L'autorita' competente in sede statale valuta caso per caso i
progetti relativi ad opere ed interventi destinati esclusivamente a
scopo di difesa nazionale. La esclusione di tali progetti dal campo
di applicazione del decreto, se cio' possa pregiudicare gli scopi
della difesa nazionale, e' determinata con decreto interministeriale
del Ministro della difesa e del Ministro dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare.
11. Sono esclusi in tutto in parte dal campo di applicazione del
presente decreto, quando non sia possibile in alcun modo svolgere la
valutazione di impatto ambientale, singoli interventi disposti in via
d'urgenza, ai sensi dell'articolo 5, commi 2 e 5 della legge
24 febbraio 1992, n. 225, al solo scopo di salvaguardare
l'incolumita' delle persone e di mettere in sicurezza gli immobili da
un pericolo imminente o a seguito di calamita'. In tale caso
l'autorita' competente, sulla base della documentazione
immediatamente trasmessa dalle autorita' che dispongono tali
interventi:
a) esamina se sia opportuna un'altra forma di valutazione;
b) mette a disposizione del pubblico coinvolto le informazioni
raccolte con le altre forme di valutazione di cui alla lettera a), le
informazioni relative alla decisione di esenzione e le ragioni per
cui e' stata concessa;
c) informa la Commissione europea, tramite il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare nel caso di
interventi di competenza regionale, prima di consentire il rilascio
dell'autorizzazione, delle motivazioni dell'esclusione accludendo le
informazioni messe a disposizione del pubblico.

Art. 7.
Competenze
1. Sono sottoposti a VAS in sede statale i piani e programmi di cui
all'articolo 6, commi da 1 a 4, la cui approvazione compete ad organi
dello Stato.
2. Sono sottoposti a VAS secondo le disposizioni delle leggi
regionali, i piani e programmi di cui all'articolo 6, commi da 1 a 4,
la cui approvazione compete alle regioni e province autonome o agli
enti locali.
3. Sono sottoposti a VIA in sede statale i progetti di cui
all'allegato II al presente decreto .
4. Sono sottoposti a VIA secondo le disposizioni delle leggi
regionali, i progetti di cui agli allegati III e IV al presente
decreto.
5. In sede statale, l'autorita' competente e' il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il
provvedimento di viae il parere motivato in sede di VAS sono espressi
di concerto con il Ministro per i beni e le attivita' culturali, che
collabora alla relativa attivita' istruttoria.
6. In sede regionale, l'autorita' competente e' la pubblica
amministrazione con compiti di tutela, protezione e valorizzazione
ambientale individuata secondo le disposizioni delle leggi regionali
o delle province autonome.
7. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
disciplinano con proprie leggi e regolamenti le competenze proprie e
quelle degli altri enti locali. Disciplinano inoltre:
a) i criteri per la individuazione degli enti locali territoriali
interessati;
b) i criteri specifici per l'individuazione dei soggetti
competenti in materia ambientale;
c) eventuali ulteriori modalita', rispetto a quelle indicate nel
presente decreto, per l'individuazione dei piani e programmi o
progetti da sottoporre alla disciplina del presente decreto, e per lo
svolgimento della consultazione;
d) le modalita' di partecipazione delle regioni e province
autonome confinanti al processo di VAS, in coerenza con quanto
stabilito dalle disposizioni nazionali in materia.
8. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano
informano, ogni dodici mesi, il Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare circa i provvedimenti adottati e i
procedimenti di valutazione in corso.

Art. 8.
Norme di organizzazione
1. La Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale,
istituita dall'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica
14 maggio 2007, n. 90, assicura al Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare il supporto tecnico-scientifico per
l'attuazione delle norme di cui al presente decreto.
2. Nel caso di progetti per i quali la valutazione di impatto
ambientale spetta allo Stato, e che ricadano nel campo di
applicazione di cui all'allegato V del decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59, il supporto tecnico-scientifico viene
assicurato in coordinamento con la Commissione istruttoria per
l'autorizzazione ambientale integrata ora prevista dall'articolo 10
del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90.
3. I componenti della Commissione sono nominati, nel rispetto del
principio dell'equilibrio di genere, con decreto del Ministro
dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, per un
triennio.
4. I componenti della Commissione provenienti dalle amministrazioni
pubbliche sono posti, a seconda dei casi, in posizione di comando,
distacco, fuori ruolo o in aspettativa nel rispetto dei rispettivi
ordinamenti. Nel caso prestino la propria prestazione a tempo
parziale sono posti dall'amministrazione di appartenenza in posizione
di tempo definito. In seguito al collocamento fuori ruolo o in
aspettativa del personale, le Amministrazioni pubbliche rendono
indisponibile il posto liberato.

Art. 9.
Norme procedurali generali
1. Le modalita' di partecipazione previste dal presente decreto,
soddisfano i requisiti di cui agli articoli da 7 a 10 della legge
7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, concernente norme
in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai
documenti amministrativi.
2. L'autorita' competente, ove ritenuto utile indice, cosi' come
disciplinato dagli articoli che seguono, una o piu' conferenze di
servizi ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge n. 241 del
1990 al fine di acquisire elementi informativi e le valutazioni delle
altre autorita' pubbliche interessate.
3. Nel rispetto dei tempi minimi definiti per la consultazione del
pubblico, nell'ambito delle procedure di seguito disciplinate,
l'autorita' competente puo' concludere con il proponente o
l'autorita' procedente e le altre amministrazioni pubbliche
interessate accordi per disciplinare lo svolgimento delle attivita'
di interesse comune ai fini della semplificazione e della maggiore
efficacia dei procedimenti.
4. Per ragioni di segreto industriale o commerciale e' facolta' del
proponente presentare all'autorita' competente motivata richiesta di
non rendere pubblica parte della documentazione relativa al progetto,
allo studio preliminare ambientale o allo studio di impatto
ambientale. L'autorita' competente, verificate le ragioni del
proponente, accoglie o respinge motivatamente la richiesta soppesando
l'interesse alla riservatezza con l'interesse pubblico all'accesso
alle informazioni. L'autorita' competente dispone comunque della
documentazione riservata, con l'obbligo di rispettare le disposizioni
vigenti in materia.

Art. 10.
Norme per il coordinamento e la semplificazione dei procedimenti
1. Il provvedimento di valutazione d'impatto ambientale fa luogo
dell'autorizzazione integrata ambientale per i progetti per i quali
la relativa valutazione spetta allo Stato e che ricadono nel campo di
applicazione dell'allegato V del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59. Lo studio di impatto ambientale e gli elaborati
progettuali contengono, a tale fine, anche le informazioni previste
ai commi 1 e 2 dell'articolo 5 e il provvedimento finale le
condizioni e le misure supplementari previste dagli articoli 7 e 8
del medesimo decreto n. 59 del 2005.
2. Le regioni e le province autonome assicurano che, per i progetti
per i quali la valutazione d'impatto ambientale sia di loro
attribuzione e che ricadano nel campo di applicazione dell'allegato I
del decreto legislativo n. 59 del 2005, la procedura per il rilascio
di autorizzazione integrata ambientale sia coordinata nell'ambito del
procedimento di VIA. E' in ogni caso assicurata l'unicita' della
consultazione del pubblico per le due procedure. Se l'autorita'
competente in materia di VIA coincide con quella competente al
rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, le disposizioni
regionali e delle province autonome possono prevedere che il
provvedimento di valutazione d'impatto ambientale faccia luogo anche
di quella autorizzazione. In questo caso, lo studio di impatto
ambientale e gli elaborati progettuali contengono anche le
informazioni previste ai commi 1 e 2 dell'articolo 5 e il
provvedimento finale le condizioni e le misure supplementari previste
dagli articoli 7 e 8 del medesimo decreto n. 59 del 2005.
3. La VAS e la VIA comprendono le procedure di valutazione
d'incidenza di cui all'articolo 5 del decreto n. 357 del 1997; a tal
fine, il rapporto ambientale, lo studio preliminare ambientale o lo
studio di impatto ambientale contengono gli elementi di cui
all'allegato G dello stesso decreto n. 357 del 1997 e la valutazione
dell'autorita' competente si estende alle finalita' di conservazione
proprie della valutazione d'incidenza oppure dovra' dare atto degli
esiti della valutazione di incidenza. Le modalita' di informazione
del pubblico danno specifica evidenza della integrazione procedurale.
4. La verifica di assoggettabilita' di cui all'articolo 20 puo'
essere condotta, nel rispetto delle disposizioni contenute nel
presente decreto, nell'ambito della VAS. In tal caso le modalita' di
informazione del pubblico danno specifica evidenza della integrazione
procedurale.
5. Nella redazione dello studio di impatto ambientale di cui
all'articolo 22, relativo a progetti previsti da piani o programmi
gia' sottoposti a valutazione ambientale, possono essere utilizzate
le informazioni e le analisi contenute nel rapporto ambientale. Nel
corso della redazione dei progetti e nella fase della loro
valutazione, sono tenute in considerazione la documentazione e le
conclusioni della VAS.

Titolo II
LA VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA

Art. 11.
Modalita' di svolgimento
1. La valutazione ambientale strategica e' avviata dall'autorita'
procedente contestualmente al processo di formazione del piano o
programma e comprende, secondo le disposizioni di cui agli
articoli da 12 a 18:
a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilita';
b) l'elaborazione del rapporto ambientale;
c) lo svolgimento di consultazioni;
d) la valutazione del rapporto ambientale e gli esiti delle
consultazioni;
e) la decisione;
f) l'informazione sulla decisione;
g) il monitoraggio.
2. L'autorita' competente, al fine di promuovere l'integrazione
degli obiettivi di sostenibilita' ambientale nelle politiche
settoriali ed il rispetto degli obiettivi, dei piani e dei programmi
ambientali, nazionali ed europei:
a) esprime il proprio parere sull'assoggettabilita' delle
proposte di piano o di programma alla valutazione ambientale
strategica nei casi previsti dal comma 3 dell'articolo 6;
b) collabora con l'autorita' proponente al fine di definire le
forme ed i soggetti della consultazione pubblica, nonche'
l'impostazione ed i contenuti del Rapporto ambientale e le modalita'
di monitoraggio di cui all'articolo 18;
c) esprime, tenendo conto della consultazione pubblica, dei
pareri dei soggetti competenti in materia ambientale, un proprio
parere motivato sulla proposta di piano e di programma e sul rapporto
ambientale nonche' sull'adeguatezza del piano di monitoraggio e con
riferimento alla sussistenza delle risorse finanziarie;.
3. La fase di valutazione e' effettuata durante la fase
preparatoria del piano o del programma ed anteriormente alla sua
approvazione o all'avvio della relativa procedura legislativa. Essa
e' preordinata a garantire che gli impatti significativi
sull'ambiente derivanti dall'attuazione di detti piani e programmi
siano presi in considerazione durante la loro elaborazione e prima
della loro approvazione .
4. La VAS viene effettuata ai vari livelli istituzionali tenendo
conto dell'esigenza di razionalizzare i procedimenti ed evitare
duplicazioni nelle valutazioni.
5. La VAS costituisce per i piani e programmi a cui si applicano le
disposizioni del presente decreto, parte integrante del procedimento
di adozione ed approvazione. I provvedimenti amministrativi di
approvazione adottati senza la previa valutazione ambientale
strategica, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.

Art. 12.
Verifica di assoggettabilita'
1. Nel caso di piani e programmi di cui all'articolo 6, comma 3,
l'autorita' procedente trasmette all'autorita' competente, su
supporto cartaceo ed informatico, un rapporto preliminare
comprendente una descrizione del piano o programma e le informazioni
e i dati necessari alla verifica degli impatti significativi
sull'ambiente dell'attuazione del piano o programma, facendo
riferimento ai criteri dell'allegato I del presente decreto.
2. L'autorita' competente in collaborazione con l'autorita'
procedente, individua i soggetti competenti in materia ambientale da
consultare e trasmette loro il documento preliminare per acquisirne
il parere. Il parere e' inviato entro trenta giorni all'autorita'
competente ed all'autorita' procedente.
3. Salvo quanto diversamente concordato dall'autorita' competente
con l'autorita' procedente, l'autorita' competente, sulla base degli
elementi di cui all'allegato I del presente decreto e tenuto conto
delle osservazioni pervenute, verifica se il piano o programma possa
avere impatti significativi sull'ambiente.
4. L'autorita' competente, sentita l'autorita' procedente, tenuto
conto dei contributi pervenuti, entro novanta giorni dalla
trasmissione di cui al comma 1, emette il provvedimento di verifica
assoggettando o escludendo il piano o il programma dalla valutazione
di cui agli articoli da 13 a 18 e, se del caso, definendo le
necessarie prescrizioni.
5. Il risultato della verifica di assoggettabilita', comprese le
motivazioni, deve essere reso pubblico.

Art. 13.
Redazione del rapporto ambientale
1. Sulla base di un rapporto preliminare sui possibili impatti
ambientali significativi dell'attuazione del piano o programma, il
proponente e/o l'autorita' procedente entrano in consultazione, sin
dai momenti preliminari dell'attivita' di elaborazione di piani e
programmi, con l'autorita' competente e gli altri soggetti competenti
in materia ambientale, al fine di definire la portata ed il livello
di dettaglio delle informazioni da includere nel rapporto ambientale.
2. La consultazione, salvo quanto diversamente concordato, si
conclude entro novanta giorni.
3. La redazione del rapporto ambientale spetta al proponente o
all'autorita' procedente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della
finanza pubblica. Il rapporto ambientale costituisce parte integrante
del piano o del programma e ne accompagna l'intero processo di
elaborazione ed approvazione.
4. Nel rapporto ambientale debbono essere individuati, descritti e
valutati gli impatti significativi che l'attuazione del piano o del
programma proposto potrebbe avere sull'ambiente e sul patrimonio
culturale, nonche' le ragionevoli alternative che possono adottarsi
in considerazione degli obiettivi e dell'ambito territoriale del
piano o del programma stesso. L'allegato VI al presente decreto
riporta le informazioni da fornire nel rapporto ambientale a tale
scopo, nei limiti in cui possono essere ragionevolmente richieste,
tenuto conto del livello delle conoscenze e dei metodi di valutazione
correnti, dei contenuti e del livello di dettaglio del piano o del
programma. Per evitare duplicazioni della valutazione, possono essere
utilizzati, se pertinenti, approfondimenti gia' effettuati ed
informazioni ottenute nell'ambito di altri livelli decisionali o
altrimenti acquisite in attuazione di altre disposizioni normative.
5. La proposta di piano o di programma e' comunicata, anche secondo
modalita' concordate, all'autorita' competente. La comunicazione
comprende il rapporto ambientale e una sintesi non tecnica dello
stesso. Dalla data pubblicazione dell'avviso di cui all'articolo 14,
comma 1, decorrono i tempi dell'esame istruttorio e della
valutazione. La proposta di piano o programma ed il rapporto
ambientale sono altresi' messi a disposizione dei soggetti competenti
in materia ambientale e del pubblico interessato affinche' questi
abbiano l'opportunita' di esprimersi.
6. La documentazione e' depositata presso gli uffici dell'autorita'
competente e presso gli uffici delle regioni e delle province il cui
territorio risulti anche solo parzialmente interessato dal piano o
programma o dagli impatti della sua attuazione.

Art. 14.
Consultazione
1. Contestualmente alla comunicazione di cui all'articolo 13,
comma 5, l'autorita' procedente cura la pubblicazione di un avviso
nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana o nel Bollettino
Ufficiale della regione o provincia autonoma interessata. L'avviso
deve contenere: il titolo della proposta di piano o di programma, il
proponente, l'autorita' procedente, l'indicazione delle sedi ove puo'
essere presa visione del piano o programma e del rapporto ambientale
e delle sedi dove si puo' consultare la sintesi non tecnica.
2. L'autorita' competente e l'autorita' procedente mettono,
altresi', a disposizione del pubblico la proposta di piano o
programma ed il rapporto ambientale mediante il deposito presso i
propri uffici e la pubblicazione sul proprio sito web.
3. Entro il termine di sessanta giorni dalla pubblicazione
dell'avviso di cui al comma 1, chiunque puo' prendere visione della
proposta di piano o programma e del relativo rapporto ambientale e
presentare proprie osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori
elementi conoscitivi e valutativi.
4. Le procedure di deposito, pubblicita' e partecipazione, disposte
ai sensi delle vigenti disposizioni per specifici piani e programmi,
sono coordinate al fine di evitare duplicazioni con le norme del
presente decreto.

Art. 15.
Valutazione del rapporto ambientale e degli esiti i risultati della
consultazione
1. L'autorita' competente, in collaborazione con l'autorita'
procedente, svolge le attivita' tecnico-istruttorie, acquisisce e
valuta tutta la documentazione presentata, nonche' le osservazioni,
obiezioni e suggerimenti inoltrati ai sensi dell'articolo 14 ed
esprime il proprio parere motivato entro il termine di novanta giorni
a decorrere dalla scadenza di tutti i termini di cui all'articolo 14.
2. L'autorita' procedente, in collaborazione con l'autorita'
competente, provvede, ove necessario, alla revisione del piano o
programma alla luce del parere motivato espresso prima della
presentazione del piano o programma per l'adozione o approvazione.

Art. 16.
Decisione
1. Il piano o programma ed il rapporto ambientale, insieme con il
parere motivato e la documentazione acquisita nell'ambito della
consultazione, e' trasmesso all'organo competente all'adozione o
approvazione del piano o programma.

Art. 17.
Informazione sulla decisione
1. La decisione finale e' pubblicata nella Gazzetta Ufficiale o nel
Bollettino Ufficiale della Regione con l'indicazione della sede ove
si possa prendere visione del piano o programma adottato e di tutta
la documentazione oggetto dell'istruttoria. Sono inoltre rese
pubbliche, anche attraverso la pubblicazione sui siti web della
autorita' interessate:
a) il parere motivato espresso dall'autorita' competente;
b) una dichiarazione di sintesi in cui si illustra in che modo le
considerazioni ambientali sono state integrate nel piano o programma
e come si e' tenuto conto del rapporto ambientale e degli esiti delle
consultazioni, nonche' le ragioni per le quali e' stato scelto il
piano o il programma adottato, alla luce delle alternative possibili
che erano state individuate;
c) le misure adottate in merito al monitoraggio di cui
all'articolo 18.

Art. 18.
Monitoraggio
1. Il monitoraggio assicura il controllo sugli impatti
significativi sull'ambiente derivanti dall'attuazione dei piani e dei
programmi approvati e la verifica del raggiungimento degli obiettivi
di sostenibilita' prefissati, cosi' da individuare tempestivamente
gli impatti negativi imprevisti e da adottare le opportune misure
correttive. Il monitoraggio e' effettuato avvalendosi del sistema
delle Agenzie ambientali.
2. Il piano o programma individua le responsabilita' e la
sussistenza delle le risorse necessarie per la realizzazione e
gestione del monitoraggio.
3. Delle modalita' di svolgimento del monitoraggio, dei risultati e
delle eventuali misure correttive adottate ai sensi del comma 1 e'
data adeguata informazione attraverso i siti web dell'autorita'
competente e dell'autorita' procedente e delle Agenzie interessate.
4. Le informazioni raccolte attraverso il monitoraggio sono tenute
in conto nel caso di eventuali modifiche al piano o programma e
comunque sempre incluse nel quadro conoscitivo dei successivi atti di
pianificazione o programmazione.

Titolo III
LA VALUTAZIONE D'IMPATTO AMBIENTALE

Art. 19
.
Modalita' di svolgimento
1. La valutazione d'impatto ambientale comprende, secondo le
disposizioni di cui agli articoli da 20 a 28:
a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilita';
b) la definizione dei contenuti dello studio di impatto
ambientale;
c) la presentazione e la pubblicazione del progetto;
d) lo svolgimento di consultazioni;
f) la valutazione dello studio ambientale e degli esiti delle
consultazioni;
g) la decisione;
h) l'informazione sulla decisione;
i) il monitoraggio.
2. Per i progetti inseriti in piani o programmi per i quali si e'
conclusa positivamente la procedura di VAS, il giudizio di VIA
negativo ovvero il contrasto di valutazione su elementi gia' oggetto
della VAS e' adeguatamente motivato.

Art. 20.
Verifica di assoggettabilita'
1. Il proponente trasmette all'autorita' competente il progetto
preliminare, lo studio preliminare ambientale e una loro copia
conforme in formato elettronico su idoneo supporto nel caso di
progetti:
a) elencati nell'allegato II che servono esclusivamente o
essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di nuovi metodi o
prodotti e non sono utilizzati per piu' di due anni;
b) inerenti modifiche dei progetti elencati negli allegati II che
comportino effetti negativi apprezzabili per l'ambiente, nonche'
quelli di cui all'allegato IV secondo le modalita' stabilite dalle
Regioni e dalle province autonome, tenendo conto dei commi successivi
del presente articolo.
2. Dell'avvenuta trasmissione e' dato sintetico avviso, a cura del
proponente, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana per i
progetti di competenza statale, nel Bollettino Ufficiale della
regione per i progetti di rispettiva competenza, nonche' all'albo
pretorio dei comuni interessati. Nell'avviso sono indicati il
proponente, l'oggetto e la localizzazione prevista per il progetto,
il luogo ove possono essere consultati gli atti nella loro interezza
ed i tempi entro i quali e' possibile presentare osservazioni. In
ogni caso copia integrale degli atti e' depositata presso i comuni
ove il progetto e' localizzato. Nel caso dei progetti di competenza
statale la documentazione e' depositata anche presso la sede delle
regioni e delle province ove il progetto e' localizzato. I principali
elaborati del progetto preliminare e lo studio preliminare
ambientale, sono pubblicati sul sito web dell'autorita' competente.
3. Entro quarantacinque giorni dalla pubblicazione dell'avviso di
cui al comma 2 chiunque abbia interesse puo' far pervenire le proprie
osservazioni.
4. L'autorita' competente nei successivi quarantacinque giorni,
sulla base degli elementi di cui all'allegato V del presente decreto
e tenuto conto dei risultati della consultazione, verifica se il
progetto abbia possibili effetti negativi apprezzabili sull'ambiente.
Entro la scadenza del termine l'autorita' competente deve comunque
esprimersi.
5. Se il progetto non ha impatti ambientali significativi o non
costituisce modifica sostanziale, l'autorita' compente dispone
l'esclusione dalla procedura di valutazione ambientale e, se del
caso, impartisce le necessarie prescrizioni.
6. Se il progetto ha possibili impatti significativi o costituisce
modifica sostanziale si applicano le disposizioni degli articoli da
21 a 28.
7. Il provvedimento di assoggettabilita', comprese le motivazioni,
e' pubblico a cura dell'autorita' competente mediante:
a) un sintetico avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana ovvero nel Bollettino Ufficiale della regione o
della provincia autonoma;
b) con la pubblicazione integrale sul sito web dell'autorita'
competente.

Art. 21.
Definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale
1. Sulla base del progetto preliminare, dello studio preliminare
ambientale e di una relazione che, sulla base degli impatti
ambientali attesi, illustra il piano di lavoro per la redazione dello
studio di impatto ambientale, il proponente ha la facolta' di
richiedere una fase di consultazione con l'autorita' competente e i
soggetti competenti in materia ambientale al fine di definire la
portata delle informazioni da includere, il relativo livello di
dettaglio e le metodologie da adottare. La documentazione presentata
dal proponente, della quale e' fornita una copia in formato
elettronico, include l'elenco delle autorizzazioni, intese,
concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque
denominati necessari alla realizzazione ed esercizio del progetto.
2. L'autorita' competente apre una fase di consultazione con il
proponente e in quella sede:
a) si pronuncia sulle condizioni per l'elaborazione del progetto
e dello studio di impatto ambientale;
b) esamina le principali alternative, compresa l'alternativa
zero;
c) sulla base della documentazione disponibile, verifica, anche
con riferimento alla localizzazione prevista dal progetto,
l'esistenza di eventuali elementi di incompatibilita';
d) in carenza di tali elementi, indica le condizioni per
ottenere, in sede di presentazione del progetto definitivo, i
necessari atti di consenso, senza che cio' pregiudichi la definizione
del successivo procedimento.
3. Le informazioni richieste tengono conto della possibilita' per
il proponente di raccogliere i dati richiesti e delle conoscenze e
dei metodi di valutazioni disponibili
4. La fase di consultazione si conclude entro sessanta giorni e,
allo scadere di tale termine, si passa alla fase successiva.

Art. 22.
Studio di impatto ambientale
1. La redazione dello studio di impatto ambientale, insieme a tutti
gli altri documenti elaborati nelle varie fasi del procedimento, ed i
costi associati sono a carico del proponente il progetto.
2. Lo studio di impatto ambientale, e' predisposto, secondo le
indicazioni di cui all'allegato VII del presente decreto e nel
rispetto degli esiti della fase di consultazione definizione dei
contenuti di cui all'articolo 21, qualora attivata.
3. Lo studio di impatto ambientale contiene almeno le seguenti
informazioni:
a) una descrizione del progetto con informazioni relative alle
sue caratteristiche, alla sua localizzazione ed alle sue dimensioni;
b) una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e
possibilmente compensare gli impatti negativi rilevanti;
c) i dati necessari per individuare e valutare i principali
impatti sull'ambiente e sul patrimonio culturale che il progetto puo'
produrre, sia in fase di realizzazione che in fase di esercizio;
d) una descrizione sommaria delle principali alternative prese in
esame dal proponente, ivi compresa la cosiddetta opzione zero, con
indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo
dell'impatto ambientale;
e) una descrizione delle misure previste per il monitoraggio.
4. Ai fini della predisposizione dello studio di impatto ambientale
e degli altri elaborati necessari per l'espletamento della fase di
valutazione, il proponente ha facolta' di accedere ai dati ed alle
informazioni disponibili presso la pubblica amministrazione, secondo
quanto disposto dalla normativa vigente in materia.
5. Allo studio di impatto ambientale deve essere allegata una
sintesi non tecnica delle caratteristiche dimensionali e funzionali
del progetto e dei dati ed informazioni contenuti nello studio stesso
inclusi elaborati grafici. La documentazione dovra' essere
predisposta al fine consentirne un'agevole comprensione da parte del
pubblico ed un'agevole riproduzione.

Art. 23.
Presentazione dell'istanza
1. L'istanza e' presentata dal proponente l'opera o l'intervento
all'autorita' competente. Ad essa sono allegati il progetto
definitivo, lo studio di impatto ambientale, la sintesi non tecnica e
copia dell'avviso a mezzo stampa, di cui all'articolo 24, commi 1 e
2. Dalla data della presentazione decorrono i termini per
l'informazione e la partecipazione, la valutazione e la decisione.
2. Alla domanda e' altresi' allegato l'elenco delle autorizzazioni,
intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque
denominati, gia' acquisiti o da acquisire ai fini della realizzazione
e dell'esercizio dell'opera o intervento, nonche' di una copia in
formato elettronico, su idoneo supporto, degli elaborati, conforme
agli originali presentati.
3. La documentazione e' depositata in un congruo numero di copie, a
seconda dei casi, presso gli uffici dell'autorita' competente, delle
regioni, delle province e dei comuni il cui territorio sia anche solo
parzialmente interessato dal progetto o dagli impatti della sua
attuazione.
4. Entro trenta giorni l'autorita' competente verifica la
completezza della documentazione. Qualora questa risulti incompleta
viene restituita al proponente con l'indicazione degli elementi
mancanti. In tal caso il progetto si intende non presentato.

Art. 24.
Consultazione
1. Contestualmente alla presentazione di cui all'articolo 23,
comma 1, del progetto deve essere data notizia a mezzo stampa e su
sito web dell'autorita' competente.
2. Le pubblicazioni a mezzo stampa vanno eseguite a cura e spese
del proponente. Nel caso di progetti di competenza statale, la
pubblicazione va eseguita su un quotidiano a diffusione nazionale e
su un quotidiano a diffusione regionale per ciascuna regione
direttamente interessata. Nel caso di progetti per i quali la
competenza allo svolgimento della valutazione ambientale spetta alle
regioni, si provvedera' con la pubblicazione su un quotidiano a
diffusione regionale o provinciale.
3. La pubblicazione di cui al comma 1 deve contenere, oltre una
breve descrizione del progetto e dei suoi possibili principali
impatti ambientali, l'indicazione delle sedi ove possono essere
consultati gli atti nella loro interezza ed i termini entro i quali
e' possibile presentare osservazioni.
4. Entro il termine di sessanta giorni dalla presentazione di cui
all'articolo 23, chiunque abbia interesse puo' prendere visione del
progetto e del relativo studio ambientale, presentare proprie
osservazioni, anche fornendo nuovi o ulteriori elementi conoscitivi e
valutativi.
5. Il provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale deve
tenere in conto le osservazioni pervenute, considerandole
contestualmente, singolarmente o per gruppi.
6. L'autorita' competente puo' disporre che la consultazione
avvenga mediante lo svolgimento di-un'inchiesta pubblica per l'esame
dello studio di impatto ambientale, dei pareri forniti dalle
pubbliche amministrazioni e delle osservazioni dei cittadini. senza
che cio' comporti interruzioni o sospensioni dei termini per
l'istruttoria.
7. L'inchiesta di cui al comma 6 si conclude con una relazione sui
lavori svolti ed un giudizio sui risultati emersi, che sono acquisiti
e valutati ai fini del provvedimento di valutazione dell'impatto
ambientale.
8. Il proponente, qualora non abbia luogo l'inchiesta di cui al
comma 6, puo', anche su propria richiesta, essere chiamato, prima
della conclusione della fase di valutazione, ad un sintetico
contraddittorio con i soggetti che hanno presentato pareri o
osservazioni. Il verbale del contraddittorio e' acquisito e valutato
ai fini del provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale.
9. Quando il proponente intende modificare gli elaborati presentati
in relazione alle osservazioni, ai rilievi emersi nell'ambito
dell'inchiesta pubblica oppure nelcorso del contraddittorio di cui al
comma 8, ne fa richiesta all'autorita' competente nei trenta giorni
successivi alla scadenza del termine di cui al comma 4, indicando il
tempo necessario, che non puo' superare i sessanta giorni,
prorogabili, su istanza del proponente, per un massimo di ulteriori
sessanta giorni. In questo caso l'autorita' competente esprime il
provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale entro novanta
giorni dalla presentazione degli elaborati modificati. L'autorita'
competente, ove ritenga che le modifiche apportate siano sostanziali
e rilevanti, dispone che il proponente curi la pubblicazione di un
avviso a mezzo stampa secondo le modalita' di cui ai commi 2 e 3. Nel
caso che il proponente sia un soggetto pubblico, la pubblicazione
deve avvenire nei limiti delle risorse finanziarie disponibili a
legislazione vigente. Nel caso che il proponente sia un soggetto
pubblico, la pubblicazione deve avvenire nei limiti delle risorse
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
10. In ogni caso tutta la documentazione istruttoria deve essere
pubblica sul sito web dell'autorita' competente.

Art. 25.
Valutazione dello studio di impatto ambientale e degli esiti della
consultazione
1. Le attivita' tecnico-istruttorie per la valutazione d'impatto
ambientale sono svolte dall'autorita' competente.
2. L'autorita' competente acquisisce e valuta tutta la
documentazione presentata, le osservazioni, obiezioni e suggerimenti
inoltrati ai sensi dell'articolo 24, nonche', nel caso dei progetti
di competenza dello Stato, il parere delle regioni interessate, che
dovra' essere reso entro sessanta giorni dalla presentazione di cui
all'articolo 23, comma 1.
3. Contestualmente alla pubblicazione di cui all'articolo 24, il
proponente, affinche' l'autorita' competente ne acquisisca le
determinazioni, trasmette l'istanza, completa di allegati, a tutti i
soggetti competenti in materia ambientale interessati, qualora la
realizzazione del progetto preveda autorizzazioni, intese,
concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque
denominati in materia ambientale. Le amministrazioni rendono le
proprie determinazioni entro sessanta giorni dalla presentazione
dell'istanza di cui all'articolo 23, comma 1, ovvero nell'ambito
della Conferenza dei servizi eventualmente indetta a tal fine
dall'autorita' competente. Entro il medesimo termine il Ministero per
i beni e le attivita' culturali si esprime ai sensi dell'articolo 26
del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e negli altri casi
previsti dal medesimo decreto.
4. L'autorita' competente puo' concludere con le altre
amministrazioni pubbliche interessate accordi per disciplinare lo
svolgimento delle attivita' di interesse comune ai fini della
semplificazione delle procedure.

Art. 26.
Decisione
1. L'autorita' competente conclude con provvedimento espresso e
motivato il procedimento di valutazione dell'impatto ambientale nei
centocinquanta giorni successivi alla presentazione dell'istanza di
cui all'articolo 23, comma 1. Nei casi in cui e' necessario procedere
ad accertamenti ed indagini di particolare complessita', l'autorita'
competente, con atto motivato, dispone il prolungamento del
procedimento di valutazione sino ad un massimo di ulteriori sessanta
giorni dandone comunicazione al proponente.
2. L'inutile decorso del termine di centocinquanta giorni, previsto
dal comma 1, da computarsi tenuto conto delle eventuali interruzioni
e sospensioni intervenute, ovvero, nel caso di cui al comma 3 del
presente articolo, l'inutile decorso del termine di trecentotrenta
giorni dalla data di presentazione del progetto di cui
all'articolo 23, comma 1, implica l'esercizio del potere sostitutivo
da parte del Consiglio dei Ministri, che provvede, su istanza delle
amministrazioni o delle parti interessate, entro sessanta giorni,
previa diffida all'organo competente ad adempire entro il termine di
venti giorni. Per i progetti sottoposti a valutazione di impatto
ambientale in sede non statale, si applicano le disposizioni di cui
al periodo precedente fino all'entrata in vigore di apposite norme
regionali e delle province autonome, da adottarsi nel rispetto della
disciplina comunitaria vigente in materia e del principio della
fissazione di un termine del procedimento.
3. L'autorita' competente puo' richiedere al proponente entro
centoventi giorni dalla presentazione di cui all'articolo 23,
comma 1, in un'unica soluzione, integrazioni alla documentazione
presentata, con l'indicazione di un termine per la risposta che non
puo' superare i sessanta giorni, prorogabili, su istanza del
proponente, per un massimo di ulteriori sessanta giorni. Il
proponente puo', di propria iniziativa, fornire integrazioni alla
documentazione presentata. L'autorita' competente, ove ritenga
rilevante per il pubblico la conoscenza dei contenuti delle
integrazioni, dispone che il proponente depositi copia delle stesse
presso l'apposito ufficio dell'autorita' competente e dia avviso
dell'avvenuto deposito secondo le modalita' di cui all'articolo 24,
commi 2 e 3. In tal caso chiunque entro sessanta giorni puo'
presentare osservazioni aggiuntive. Il provvedimento di valutazione
dell'impatto ambientale e' espresso entro il termine di novanta
giorni dalla trasmissione della documentazione integrativa. Nel caso
in cui il proponente non ottemperi alle richieste di integrazioni o
ritiri la domanda, non si procede all'ulteriore corso della
valutazione. L'interruzione della procedura ha effetto di pronuncia
interlocutoria negativa.
4. Il provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale
sostituisce o coordina tutte le autorizzazioni, intese, concessioni,
licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati in materia
ambientale, necessari per la realizzazione e l'esercizio dell'opera o
intervento inclusa, nel caso di impianti che ricadono nel campo di
applicazione del decreto legislativo 18 febbraio 2005, n. 59,
l'autorizzazione integrata ambientale di cui al medesimo decreto.
5. Il provvedimento contiene le condizioni per la realizzazione,
esercizio e dismissione dei progetti, nonche' quelle relative ad
eventuali malfunzionamenti. In nessun caso puo' farsi luogo
all'inizio dei lavori senza che sia intervenuto il provvedimento di
valutazione dell'impatto ambientale.
6. I progetti sottoposti alla fase di valutazione devono essere
realizzati entro cinque anni dalla pubblicazione del provvedimento di
valutazione dell'impatto ambientale. Tenuto conto delle
caratteristiche del progetto il provvedimento puo' stabilire un
periodo piu' lungo. Trascorso detto periodo, salvo proroga concessa,
su istanza del proponente, dall'autorita' che ha emanato il
provvedimento, la procedura di valutazione dell'impatto ambientale
deve essere reiterata.

Art. 27.
Informazione sulla decisione
1. Il provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale e'
pubblicato per estratto, con indicazione dell'opera, dell'esito del
provvedimento e dei luoghi ove lo stesso potra' essere consultato
nella sua interezza, a cura del proponente nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica italiana per i progetti di competenza statale ovvero
nel Bollettino Ufficiale della regione, per i progetti di rispettiva
competenza. Dalla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale
ovvero dalla data di pubblicazione nel Bollettino Ufficiale della
regione decorrono i termini per eventuali impugnazioni in sede
giurisdizionale da parte di soggetti interessati.
2. Il provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale deve
essere pubblicato per intero e su sito web dell'autorita' competente
indicando la sede ove si possa prendere visione di tutta la
documentazione oggetto dell'istruttoria e delle valutazioni
successive.

Art. 28.
Monitoraggio
1. Il provvedimento di valutazione dell'impatto ambientale contiene
ogni opportuna indicazione per la progettazione e lo svolgimento
delle attivita' di controllo e monitoraggio degli impatti. Il
monitoraggio assicura, anche avvalendosi del sistema delle Agenzie
ambientali, il controllo sugli impatti ambientali significativi
sull'ambiente provocati dalle opere approvate, nonche' la
corrispondenza alle prescrizioni espresse sulla compatibilita'
ambientale dell'opera, anche, al fine di individuare tempestivamente
gli impatti negativi imprevisti e di consentire all'autorita'
competente di essere in grado di adottare le opportune misure
correttive.
2. Delle modalita' di svolgimento del monitoraggio, dei risultati e
delle eventuali misure correttive adottate ai sensi del comma 1 e'
data adeguata informazione attraverso i siti web dell'autorita'
competente e dell'autorita' procedente e delle Agenzie interessate.

Art. 29.
Controlli e sanzioni
1. La valutazione di impatto ambientale costituisce, per i progetti
di opere ed interventi a cui si applicano le disposizioni del
presente decreto, presupposto o parte integrante del procedimento di
autorizzazione o approvazione. I provvedimenti di autorizzazione o
approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto
ambientale, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.
2. Fermi restando i compiti di vigilanza e controllo stabiliti
dalle norme vigenti, l'autorita' competente esercita il controllo
sull'applicazione delle disposizioni di cui al Titolo III della parte
seconda del presente decreto nonche' sull'osservanza delle
prescrizioni impartite in sede di verifica di assoggettabilita' e di
valutazione. Per l'effettuazione dei controlli l'autorita' competente
puo' avvalersi, nel quadro delle rispettive competenze, del sistema
agenziale.
3. Qualora si accertino violazioni delle prescrizioni impartite o
modifiche progettuali tali da incidere sugli esiti e sulle risultanze
finali delle fasi di verifica di assoggettabilita' e di valutazione,
l'autorita' competente, previa eventuale sospensione dei lavori,
impone al proponente l'adeguamento dell'opera o intervento,
stabilendone i termini e le modalita'. Qualora il proponente non
adempia a quanto imposto, l'autorita' competente provvede d'ufficio a
spese dell'inadempiente. Il recupero di tali spese e' effettuato con
le modalita' e gli effetti previsti dal regio decreto 14 aprile 1910,
n. 639, sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato.
4. Nel caso di opere ed interventi realizzati senza la previa
sottoposizione alle fasi di verifica di assoggettabilita' o di
valutazione in violazione delle disposizioni di cui al presente
Titolo III, nonche' nel caso di difformita' sostanziali da quanto
disposto dai provvedimenti finali, l'autorita' competente, valutata
l'entita' del pregiudizio ambientale arrecato e quello conseguente
alla applicazione della sanzione, dispone la sospensione dei lavori e
puo' disporre la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi
e della situazione ambientale a cura e spese del responsabile,
definendone i termini e le modalita'. In caso di inottemperanza,
l'autorita' competente provvede d'ufficio a spese dell'inadempiente.
Il recupero di tali spese e' effettuato con le modalita' e gli
effetti previsti dal testo unico delle disposizioni di legge relative
alla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato approvato con
regio decreto 14 aprile 1910, n. 639, sulla riscossione delle entrate
patrimoniali dello Stato.
5. In caso di annullamento in sede giurisdizionale o di autotutela
di autorizzazioni o concessioni rilasciate previa valutazione di
impatto ambientale o di annullamento del giudizio di compatibilita'
ambientale, i poteri di cui al comma 4 sono esercitati previa nuova
valutazione di impatto ambientale.
6. Resta, in ogni caso, salva l'applicazione di sanzioni previste
dalle norme vigenti.

Titolo IV
VALUTAZIONI AMBIENTALI INTERREGIONALI E TRANSFRONTALIERE

Art. 30.
Impatti ambientali interregionali
1. Nel caso di piani e programmi soggetti a VAS e di progetti di
interventi e di opere sottoposti a procedura di VIA di competenza
regionale che risultino localizzati anche sul territorio di regioni
confinanti, il processo di valutazione ambientale e' effettuato
d'intesa tra le autorita' competenti.
2. Nel caso di piani e programmi soggetti a VAS e di progetti di
interventi e di opere sottoposti a VIA di competenza regionale che
possano avere impatti ambientali rilevanti su regioni confinanti,
l'autorita' competente e' tenuta a darne informazione e ad acquisire
i pareri delle autorita' competenti di tali regioni, nonche' degli
enti locali territoriali interessati dagli impatti.

Art. 31.
Attribuzione competenze
1. In caso di piani, programmi o progetti la cui valutazione
ambientale e' rimessa alla regione, qualora siano interessati
territori di piu' regioni e si manifesti un conflitto tra le
autorita' competenti di tali regioni circa gli impatti ambientali di
un piano, programma o progetto localizzato sul territorio di una
delle regioni, il Presidente del Consiglio dei Ministri, su conforme
parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, puo' disporre
che si applichino le procedure previste dal presente decreto per i
piani, programmi e progetti di competenza statale.

Art. 32.
Consultazioni transfrontaliere
1. In caso di piani, programmi o progetti che possono avere impatti
rilevanti sull'ambiente di un altro Stato, o qualora un altro Stato
cosi' richieda, il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, d'intesa con il Ministero per i beni e le
attivita' culturali e con il Ministero degli affari esteri e per suo
tramite, ai sensi della Convenzione sulla valutazione dell'impatto
ambientale in un contesto transfrontaliero, fatta a Espoo il
25 febbraio 1991, ratificata ai sensi della legge 3 novembre 1994, n.
640, nell'ambito delle fasi di cui agli articoli 13 e 21, provvede
alla notifica dei progetti e di una sintesi della documentazione
concernente il piano, programma e progetto. Nell'ambito della
notifica e' fissato il termine, non superiore ai sessanta giorni, per
esprimere il proprio interesse alla partecipazione alla procedura.
2. Qualora sia espresso l'interesse a partecipare alla procedura,
si applicano al paese interessato le procedure per l'informazione e
la partecipazione del pubblico definite dal presente decreto. I
pareri e le osservazioni delle autorita' pubbliche devono pervenire
entro sessanta giorni dalla pubblicazione dell'avviso al pubblico di
cui agli articoli 14 e 24. Salvo altrimenti richiesto, verra'
trasmessa, per la partecipazione del pubblico e l'espressione dei
pareri delle autorita' pubbliche, contestualmente alla ricezione
della comunicazione, la sintesi non tecnica di cui agli articoli 13 e
23. La decisione di cui all'articolo 26 e le condizioni che
eventualmente l'accompagnano sono trasmessi agli Stati membri
consultati.
3. Fatto salvo quanto previsto dagli accordi internazionali, le
regioni o le province autonome informano immediatamente il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare quando
progetti di loro competenza possono avere impatti ambientali
transfrontalieri e collaborano per lo svolgimento delle fasi
procedurali di applicazione della convenzione.
4. La predisposizione e la distribuzione della documentazione
necessaria sono a cura del proponente o dell'autorita' procedente,
senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
5. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare, il Ministero per i beni e le attivita' culturali e il Ministero
degli affari esteri, d'intesa con le regioni interessate, stipulano
con i Paesi aderenti alla Convenzione accordi per disciplinare le
varie fasi al fine di semplificare e rendere piu' efficace
l'attuazione della convenzione.

Titolo V
NORME TRANSITORIE E FINALI

Art. 33.
Oneri istruttori
1. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con il Ministro dello sviluppo
economico e con il Ministro dell'economia e delle finanze, da
adottarsi entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del
presente decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana,
sono definite, sulla base di quanto previsto dall'articolo 9 del
decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90, le
tariffe da applicare ai proponenti per la copertura dei costi
sopportati dall'autorita' competente per l'organizzazione e lo
svolgimento delle attivita' istruttorie, di monitoraggio e controllo
previste dal presente decreto.
2. Per le finalita' di cui al comma 1, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano possono definire proprie modalita' di
quantificazione e corresponsione degli oneri da porre in capo ai
proponenti.
3. Nelle more dei provvedimenti di cui ai commi 1 e 2, si
continuano ad applicare le norme vigenti in materia.
4. Al fine di garantire l'operativita' della Commissione di cui
all'articolo 10 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio
2007, n. 90, nelle more dell'adozione del decreto di cui
all'articolo 18, comma 2, del decreto legislativo 18 febbraio 2005,
n. 59, e fino all'entrata in vigore del decreto di determinazione
delle tariffe di cui al comma 1 del presente articolo, per le spese
di funzionamento nonche' per il pagamento dei compensi spettanti ai
componenti della predetta Commissione e' posto a carico del
richiedente il versamento all'entrata del bilancio dello Stato di una
somma forfetaria pari ad euro venticinquemila per ogni richiesta di
autorizzazione integrata ambientale per impianti di competenza
statale; la predetta somma e' riassegnata entro sessanta giorni, con
decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, e da apposito
capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare. Le somme di cui al presente
comma si intendono versate a titolo di acconto, fermo restando
l'obbligo del richiedente di corrispondere conguaglio in relazione
all'eventuale differenza risultante a quanto stabilito dal decreto di
determinazione delle tariffe, fissate per la copertura integrale del
costo effettivo del servizio reso.

Art. 34.
Norme tecniche, organizzative e integrative
1. Entro due anni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, con uno o piu' regolamenti da emanarsi, previo parere della
Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le
province autonome, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, il Governo, su proposta del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con il Ministro per i beni e le attivita' culturali, provvede alla
modifica ed all'integrazione delle norme tecniche in materia di
valutazione ambientale nel rispetto delle finalita', dei principi e
delle disposizioni di cui al presente decreto. Resta ferma
l'applicazione dell'articolo 13 della legge 4 febbraio 2005, n. 11,
relativamente al recepimento di direttive comunitarie modificative
delle modalita' esecutive e di caratteristiche di ordine tecnico di
direttive gia' recepite nell'ordinamento nazionale. Resta ferma
altresi', nelle more dell'emanazione delle norme tecniche di cui al
presente comma, l'applicazione di quanto previsto dal decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 27 dicembre 1988.
2. Al fine della predisposizione dei provvedimenti di cui al
comma 1, il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare acquisisce il parere delle associazioni ambientali munite di
requisiti sostanziali omologhi a quelli previsti dall'articolo 13
della legge 8 luglio 1986, n. 349.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente
decreto il Governo, con apposita delibera del Comitato
interministeriale per la programmazione economica, su proposta del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le
regioni e le province autonome, ed acquisito il parere delle
associazioni ambientali munite di requisiti sostanziali omologhi a
quelli previsti dall'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349,
provvede all'aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo
sostenibile di cui alla delibera del Comitato interministeriale per
la programmazione economica del 2 agosto 2002.
4. Entro dodici mesi dalla delibera di aggiornamento della
strategia nazionale di cui al comma 3, le regioni si dotano,
attraverso adeguati processi informativi e partecipativi, senza oneri
aggiuntivi a carico dei bilanci regionali, di una complessiva
strategia di sviluppo sostenibile che sia coerente e definisca il
contributo alla realizzazione degli obiettivi della strategia
nazionale. Le strategie regionali indicano insieme al contributo
della regione agli obiettivi nazionali, la strumentazione, le
priorita', le azioni che si intendono intraprendere. In tale ambito
le regioni assicurano unitarieta' all'attivita' di pianificazione. Le
regioni promuovono l'attivita' delle amministrazioni locali che,
anche attraverso i processi di Agenda 21 locale, si dotano di
strumenti strategici coerenti e capaci di portare un contributo alla
realizzazione degli obiettivi della strategia regionale.
5. Le strategie di sviluppo sostenibile definiscono il quadro di
riferimento per le valutazioni ambientali di cui al presente decreto.
Dette strategie, definite coerentemente ai diversi livelli
territoriali, attraverso la partecipazione dei cittadini e delle loro
associazioni, in rappresentanza delle diverse istanze, assicurano la
dissociazione fra la crescita economica ed il suo impatto
sull'ambiente, il rispetto delle condizioni di stabilita' ecologica,
la salvaguardia della biodiversita' ed il soddisfacimento dei
requisiti sociali connessi allo sviluppo delle potenzialita'
individuali quali presupposti necessari per la crescita della
competitivita' e dell'occupazione.
6. Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare, le regioni e le province autonome cooperano per assicurare
assetti organizzativi, anche mediante la costituzione di apposite
unita' operative, senza aggravio per la finanza pubblica, e risorse
atti a garantire le condizioni per lo svolgimento di funzioni
finalizzate a:
a) determinare, nell'ottica della strategia di sviluppo
sostenibile, i requisiti per una piena integrazione della dimensione
ambientale nella definizione e valutazione di politiche, piani,
programmi e progetti;
b) garantire le funzioni di orientamento, valutazione,
sorveglianza e controllo nei processi decisionali della pubblica
amministrazione;
c) assicurare lo scambio e la condivisione di esperienze e
contenuti tecnico-scientifici in materia di valutazione ambientale;
d) favorire la promozione e diffusione della cultura della
sostenibilita' dell'integrazione ambientale;
e) agevolare la partecipazione delle autorita' interessate e del
pubblico ai processi decisionali ed assicurare un'ampia diffusione
delle informazioni ambientali.
7. Le norme tecniche assicurano la semplificazione delle procedure
di valutazione. In particolare, assicurano che la valutazione
ambientale strategica e la valutazione d'impatto ambientale si
riferiscano al livello strategico pertinente analizzando la coerenza
ed il contributo di piani, programmi e progetti alla realizzazione
degli obiettivi e delle azioni di livello superiore. Il processo di
valutazione nella sua interezza deve anche assicurare che piani,
programmi e progetti riducano il flusso di materia ed energia che
attraversa il sistema economico e la connessa produzione di rifiuti.
8. Il sistema di monitoraggio, su base regionale, anche con le
Agenzie per la protezione dell'ambiente regionali, e nazionale,
Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente (APAT) e Sistema
statistico nazionale (SISTAN), garantisce la raccolta dei dati
concernenti gli indicatori strutturali comunitari o altri
appositamente scelti.
9. Le modifiche agli allegati alla parte seconda del presente
decreto sono apportate con regolamenti da emanarsi, previo parere
della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e
le province autonome, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge
23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare.

Art. 35.
Disposizioni transitorie e finali
1. Le regioni adeguano il proprio ordinamento alle disposizioni del
presente decreto, entro dodici mesi dall'entrata in vigore. In
mancanza di norme vigenti regionali trovano diretta applicazione le
norme di cui al presente decreto.
2. Trascorso il termine di cui al comma 1, trovano diretta
applicazione le disposizioni del presente decreto, ovvero le
disposizioni regionali vigenti in quanto compatibili.
2-bis. Le regioni a statuto speciale e le province autonome di
Trento e Bolzano provvedono alle finalita' del presente decreto ai
sensi dei relativi statuti.
2-ter. Le procedure di VAS e di VIA avviate precedentemente
all'entrata in vigore del presente decreto sono concluse ai sensi
delle norme vigenti al momento dell'avvio del procedimento.

Art. 36.
Abrogazioni e modifiche
1. Gli articoli da 4 a 52 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, sono abrogati.
2. Gli allegati da I a V della Parte II del decreto legislativo
3 aprile 2006, n. 152, sono sostituiti dagli allegati al presente
decreto.
3. Fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, a decorrere
dalla data di entrata in vigore della parte seconda del presente
decreto sono inoltre abrogati:
a) l'articolo 6 della legge 8 luglio 1986, n. 349;
b) l'articolo 18, comma 5, della legge 11 marzo 1988, n. 67;
c) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 10 agosto
1988, n. 377;
d) l'articolo 7 della legge 2 maggio 1990, n. 102;
e) il comma 2, dell'articolo 4, ed il comma 2, dell'articolo 5,
della legge 4 agosto 1990, n. 240;
f) il comma 2, dell'articolo 1, della legge 29 novembre 1990, n.
366;
g) l'articolo 3 della legge 29 novembre 1990, n. 380;
h) l'articolo 2 della legge 9 gennaio 1991, n. 9;
i) il decreto del Presidente della Repubblica 5 ottobre 1991, n.
460;
l) l'articolo 3 della legge 30 dicembre 1991, n. 412;
m) articolo 6 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 100;
n) articolo 1 della legge 28 febbraio 1992, n. 220;
o) il decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1992;
p) il comma 6, dell'articolo 17, della legge 5 gennaio 1994, n.
36;
q) il decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n.
526;
r) il comma 1, dell'articolo 2-bis, della legge 31 maggio 1995,
n. 206 (decreto-legge 29 marzo 1995, n. 96);
s) il decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996;
t) il decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio 1998;
u) il decreto del Presidente della Repubblica 3 luglio 1998;
v) la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri
4 agosto 1999;
z) il decreto del Presidente della Repubblica 2 settembre 1999,
n. 348;
aa) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
3 settembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre
1999, n. 302;
bb) il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri
1° settembre 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 238
dell'11 ottobre 2000;
cc) l'articolo 6 della legge 23 marzo 2001, n. 93;
dd) l'articolo 77, commi 1 e 2, della legge 27 dicembre 2002, n.
289;
ee) gli articoli 1 e 2 del decreto-legge 14 novembre 2003, n.
315, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 gennaio 2004, n.
5;
ff) l'articolo 5, comma 9, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59;
gg) l'articolo 30 della legge 18 aprile 2005, n. 62.
4. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente
decreto:
a) nell'articolo 5, comma 1, lettera h) del decreto legislativo
18 febbraio 2005, n. 59, alla fine sono inserite le seguenti parole:
«nonche' le attivita' di autocontrollo e di controllo programmato che
richiede l'intervento dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e
per i servizi tecnici e delle Agenzie regionali e provinciali per la
protezione dell'ambiente»;
b) nell'articolo 5, comma 10, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, le parole «convoca» sono sostituite dalle seguenti:
«puo' convocare»;
c) nell'articolo 5, comma 11, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, le parole «Nell'ambito della conferenza di servizi di
cui al comma 10 sono acquisite le prescrizioni del sindaco di cui
agli articoli 216 e 217 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.»
Sono sostituite dalle seguenti: «L'autorita' competente, ai fini del
rilascio dell'autorizzazione integrata ambientale, acquisisce, entro
sessanta giorni dalla data di pubblicazione dell'annuncio di cui al
comma 7, trascorsi i quali l'autorita' competente rilascia
l'autorizzazione anche in assenza di tali espressioni, ovvero
nell'ambito della conferenza di servizi di cui al comma 10, le
prescrizioni del sindaco di cui agli articoli 216 e 217 del regio
decreto 27 luglio 1934, n. 1265, nonche' il parere dell'Agenzia per
la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici per gli impianti
di competenza statale o delle Agenzie regionali e provinciali per la
protezione dell'ambiente negli altri casi per quanto riguarda il
monitoraggio ed il controllo degli impianti e delle emissioni
nell'ambiente.»;
d) nell'articolo 9, comma 1, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, le parole «L'autorita' ambientale rinnova ogni cinque
anni le condizioni dell'autorizzazione integrata ambientale, o le
condizioni dell'autorizzazione avente valore di autorizzazione
integrata ambientale che non prevede un rinnovo periodico,
confermandole o aggiornandole, a partire dalla data di cui
all'articolo 5, comma 18, per gli impianti esistenti, e, a partire
dalla data di rilascio dell'autorizzazione negli altri casi, salvo
per gli impianti di produzione di energia elettrica di potenza
superiore a 300 MW termici ai quali si applica il disposto
dell'articolo 17, comma 4, per i quali il primo rinnovo
dell'autorizzazione ambientale e' effettuato dopo sette anni dalla
data di rilascio dell'autorizzazione.», sono sostituite dalle
seguenti: «L'autorita' ambientale rinnova ogni cinque anni
l'autorizzazione integrata ambientale, o l'autorizzazione avente
valore di autorizzazione integrata ambientale che non prevede un
rinnovo periodico, confermando o aggiornando le relative condizioni,
a partire dalla data di rilascio dell'autorizzazione.»;
e) nell'articolo 17, comma 2, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, sono abrogate le seguenti parole: «Il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio adotta le determinazioni
relative all'autorizzazione integrata ambientale per l'esercizio
degli impianti di competenza statale, in conformita' ai principi del
presente decreto, entro il termine perentorio di sessanta giorni
decorrenti dal rilascio della valutazione di impatto ambientale. Per
gli impianti gia' muniti di valutazione di impatto ambientale, il
predetto termine di sessanta giorni decorre dalla data di entrata in
vigore del presente decreto. Nei casi di inutile scadenza del termine
previsto dal presente comma, o di determinazione negativa del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, la decisione
definitiva in ordine all'autorizzazione integrata ambientale e'
rimessa al Consiglio dei Ministri.»;
f) nell'articolo 17, comma 5, del decreto legislativo 18 febbraio
2005, n. 59, sono soppresse le seguenti parole «fino al termine
fissato nel calendario» nonche' le parole "entro tale termine"».
5. Sono fatte salve le disposizioni contenute nel presente
articolo, nel caso in cui dalla loro abrogazione o modifica derivino
effetti diretti o indiretti a carico della finanza pubblica.



Art. 2.
Modifiche alle Parti terza e quarta del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152
1. All'articolo 74, comma 1, la lettera h) e' sostituita dalla
seguente: « h) "acque reflue industriali": qualsiasi tipo di acque
reflue scaricate da edifici od impianti in cui si svolgono attivita'
commerciali o di produzione di beni, diverse dalle acque reflue
domestiche e dalle acque meteoriche di dilavamento;».
2. All'articolo 74, comma 1, la lettera i) e' sostituita dalla
seguente: « i) "acque reflue urbane": acque reflue domestiche o il
miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali
ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie, anche
separate, e provenienti da agglomerato;».
3. All'articolo 74, comma 1, lettera n), le parole: «in una
fognatura dinamica» sono soppresse.
4. All'articolo 74, comma 1, la lettera dd) e' sostituita dalla
seguente: «dd) "rete fognaria": un sistema di condotte per la
raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane.».
5. All'articolo 74, comma 1, lettera ff), le parole: «qualsiasi
immissione di acque reflue in» sono sostituite dalle seguenti:
«qualsiasi immissione effettuata esclusivamente tramite un sistema
stabile di collettamento che collega senza soluzione di continuita'
il ciclo di produzione del refluo con il corpo ricettore».
6. All'articolo 74, comma 1, lettera oo), e' aggiunto, in fine, il
seguente periodo: «i valori limite di emissione possono essere
fissati anche per determinati gruppi, famiglie o categorie di
sostanze. I valori limite di emissione delle sostanze si applicano di
norma nel punto di fuoriuscita delle emissioni dall'impianto, senza
tener conto dell'eventuale diluizione; l'effetto di una stazione di
depurazione di acque reflue puo' essere preso in considerazione nella
determinazione dei valori limite di emissione dell'impianto, a
condizione di garantire un livello equivalente di protezione
dell'ambiente nel suo insieme e di non portare carichi inquinanti
maggiori nell'ambiente.».
7. All'articolo 74, comma 2, la lettera qq) e' abrogata.
8. All'articolo 101, comma 5, l'ultimo periodo e' sostituito con il
seguente: «L'autorita' competente, in sede di autorizzazione
prescrive che lo scarico delle acque di raffreddamento, di lavaggio,
ovvero impiegate per la produzione di energia, sia separato dagli
scarichi terminali contenenti le sostanze di cui al comma 4.»; al
medesimo articolo 101, comma 7, lettera b) dopo le parole:
«allevamento di bestiame» sono soppresse le parole da «che, per
quanto» fino alla fine della lettera;
8-bis. il comma 3 dell'articolo 107 e' sostituito dal seguente: «3.
Non e' ammesso, senza idoneo trattamento e senza specifica
autorizzazione dell'autorita' competente, lo smaltimento dei rifiuti,
anche se triturati, in fognatura».
9. All'articolo 108, comma 2, le parole: «puo' fissare» sono
sostituite dalla seguente: «fissa».
10. All'articolo 108, comma 5, le parole: «Qualora l'impianto di
trattamento di acque reflue industriali che tratta le sostanze
pericolose, di cui alla tabella 5 del medesimo allegato 5, riceva
acque reflue contenenti sostanze pericolose non sensibili al tipo di
trattamento adottato,» sono sostituite dalle seguenti: «Qualora, come
nel caso dell'articolo 124, comma 2, secondo periodo, l'impianto di
trattamento di acque reflue industriali che tratta le sostanze
pericolose, di cui alla tabella 5 del medesimo allegato 5, riceva,
tramite condotta, acque reflue provenienti da altri stabilimenti
industriali o acque reflue urbane, contenenti sostanze diverse non
utili ad un modifica o ad una riduzione delle sostanze pericolose,».
11. All'articolo 124, il comma 2 e' sostituito dal seguente: «2.
L'autorizzazione e' rilasciata al titolare dell'attivita' da cui
origina lo scarico. Ove uno o piu' stabilimenti conferiscano, tramite
condotta, ad un terzo soggetto, titolare dello scarico finale, le
acque reflue provenienti dalle loro attivita', oppure qualora tra
piu' stabilimenti sia costituito un consorzio per l'effettuazione in
comune dello scarico delle acque reflue provenienti dalle attivita'
dei consorziati, l'autorizzazione e' rilasciata in capo al titolare
dello scarico finale o al consorzio medesimo, ferme restando le
responsabilita' dei singoli titolari delle attivita' suddette e del
gestore del relativo impianto di depurazione in caso di violazione
delle disposizioni della parte terza del presente decreto.».
12. All'articolo 124, il comma 7 e' sostituito dal seguente: «7.
Salvo diversa disciplina regionale, la domanda di autorizzazione e'
presentata alla provincia ovvero all'Autorita' d'ambito se lo scarico
e' in pubblica fognatura. L'autorita' competente provvede entro
novanta giorni dalla ricezione della domanda.».
12-bis. All'articolo 127, comma 1, dopo le parole «ove
applicabile», sono aggiunte le seguenti: «e alla fine del complessivo
processo di trattamento effettuato nell'impianto di depurazione».
13. All'articolo 147, comma 2, lettera b), ed all'articolo 150,
comma 1, le parole: «unicita' della gestione» sono sostituite dalle
seguenti: «unitarieta' della gestione».
14. All'articolo 148, il comma 5 e' sostituito dal seguente: «5.
Ferma restando la partecipazione obbligatoria all'Autorita' d'ambito
di tutti gli enti locali ai sensi del comma 1, l'adesione alla
gestione unica del servizio idrico integrato e' facoltativa per i
comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti inclusi nel territorio
delle comunita' montane, a condizione che gestiscano l'intero
servizio idrico integrato, e previo consenso della Autorita' d'ambito
competente.».
15. L'articolo 161 e' sostituito dal seguente:
«Art. 161.
Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche
1. Il Comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche di
cui al decreto legislativo 7 novembre 2006, n. 284, articolo 1,
comma 5, e' istituito presso il Ministero dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, al fine di garantire l'osservanza
dei principi di cui all'articolo 141, comma 2 del presente decreto
legislativo, con particolare riferimento alla regolare determinazione
ed al regolare adeguamento delle tariffe, nonche' alla tutela
dell'interesse degli utenti.
2. Il Comitato e' composto, nel rispetto del principio
dell'equilibrio di genere, da sette membri, nominati con decreto del
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Di
tali componenti, tre sono designati dalla Conferenza dei presidenti
delle regioni e delle province autonome e quattro - di cui uno con
funzioni di presidente individuato con il medesimo decreto - sono
scelti tra persone particolarmente esperte in materia di tutela ed
uso delle acque, sulla base di specifiche esperienze e conoscenze del
settore.
3. I membri del Comitato durano in carica tre anni e non possono
essere confermati. I componenti non possono essere dipendenti di
soggetti di diritto privato operanti nel settore, ne' possono avere
interessi diretti e indiretti nei medesimi; qualora siano dipendenti
pubblici, essi sono collocati fuori ruolo o, se professori
universitari, sono collocati in aspettativa per l'intera durata del
mandato. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e
del mare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze,
e' determinato il trattamento economico spettante ai membri del
Comitato.
4. Il Comitato, nell'ambito delle attivita' previste
all'articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica
14 maggio 2007, n. 90, in particolare:
a) predispone con delibera il metodo tariffario per la
determinazione della tariffa di cui all'articolo 154 e le modalita'
di revisione periodica, e lo trasmette al Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, che lo adotta con proprio
decreto sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,
le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
b) verifica la corretta redazione del piano d'ambito, esprimendo
osservazioni, rilievi e prescrizioni sugli elementi tecnici ed
economici e sulla necessita' di modificare le clausole contrattuali e
gli atti che regolano il rapporto tra le Autorita' d'ambito e i
gestori in particolare quando cio' sia richiesto dalle ragionevoli
esigenze degli utenti;
c) predispone con delibera una o piu' convenzioni tipo di cui
all'articolo 151, e la trasmette al Ministro per l'ambiente e per la
tutela del territorio e del mare, che la adotta con proprio decreto
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le
regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano;
d) emana direttive per la trasparenza della contabilita' delle
gestioni e valuta i costi delle singole prestazioni;
e) definisce i livelli minimi di qualita' dei servizi da
prestare, sentite le regioni, i gestori e le associazioni dei
consumatori;
f) controlla le modalita' di erogazione dei servizi richiedendo
informazioni e documentazioni ai gestori operanti nel settore idrico,
anche al fine di individuare situazioni di criticita' e di
irregolarita' funzionali dei servizi idrici;
g) tutela e garantisce i diritti degli utenti emanando linee
guida che indichino le misure idonee al fine di assicurare la parita'
di trattamento degli utenti, garantire la continuita' della
prestazione dei servizi e verificare periodicamente la qualita' e
l'efficacia delle prestazioni;
h) predispone periodicamente rapporti relativi allo stato di
organizzazione dei servizi al fine di consentire il confronto delle
prestazioni dei gestori;
i) esprime pareri in ordine a problemi specifici attinenti la
qualita' dei servizi e la tutela dei consumatori, su richiesta del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
delle regioni, degli enti locali, delle Autorita' d'ambito, delle
associazioni dei consumatori e di singoli utenti del servizio idrico
integrato; per lo svolgimento delle funzioni di cui al presente
comma il Comitato promuove studi e ricerche di settore;
l) predispone annualmente una relazione al parlamento sullo stato
dei servizi idrici e sull'attivita' svolta.
5. Per l'espletamento dei propri compiti e per lo svolgimento di
funzioni ispettive, il Comitato si avvale della segreteria tecnica di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 17 giugno 2003, n.
261, articolo 3, comma 1, lettera o). Esso puo' richiedere di
avvalersi, altresi', dell'attivita' ispettiva e di verifica
dell'Osservatorio di cui al comma 6 e di altre amministrazioni.
6. Per l'espletamento dei propri compiti il Comitato si avvale,
altresi', dell'Osservatorio dei servizi idrici, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 17 giugno 2003, n. 261, articolo 3,
comma 1, lettera o). L'Osservatorio svolge funzioni di raccolta,
elaborazione e restituzione di dati statistici e conoscitivi, in
particolare, in materia di:
a) censimento dei soggetti gestori dei servizi idrici e relativi
dati dimensionali, tecnici e finanziari di esercizio;
b) convenzioni e condizioni generali di contratto per l'esercizio
dei servizi idrici;
c) modelli adottati di organizzazione, di gestione, di controllo
e di programmazione dei servizi e degli impianti;
d) livelli di qualita' dei servizi erogati;
e) tariffe applicate;
f) piani di investimento per l'ammodernamento degli impianti e lo
sviluppo dei servizi.
6-bis Le attivita' della Segreteria tecnica e dell'Osservatorio dei
servizi idrici sono svolte nell'ambito delle risorse umane,
strumentali e finanziarie gia' operanti presso il Ministero
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
7. I soggetti gestori dei servizi idrici trasmettono entro il
31 dicembre di ogni anno all'Osservatorio, alle regioni e alle
province autonome di Trento e di Bolzano i dati e le informazioni di
cui al comma 6. L'Osservatorio ha, altresi', facolta' di acquisire
direttamente le notizie relative ai servizi idrici ai fini della
proposizione innanzi agli organi giurisdizionali competenti, da parte
del Comitato, dell'azione avverso gli atti posti in essere in
violazione del presente decreto legislativo, nonche' dell'azione di
responsabilita' nei confronti degli amministratori e di risarcimento
dei danni a tutela dei diritti dell'utente.
8. L'Osservatorio assicura l'accesso generalizzato, anche per via
informatica, ai dati raccolti e alle elaborazioni effettuate per la
tutela degli interessi degli utenti.».
16. All'articolo 177, dopo il comma 2 e' aggiunto, in fine, il
seguente: «2-bis. Ai fini dell'attuazione dei principi e degli
obiettivi stabiliti dalle disposizioni di cui alla parte quarta del
presente decreto, il Ministro puo' avvalersi del supporto tecnico
dell'APAT - Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i sevizi
tecnici, senza nuovi o maggiori oneri ne' compensi o indennizzi per i
componenti dell'APAT - Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per
i sevizi tecnici.».
16-bis. All'articolo 178, comma 1, alla fine, sono aggiunte le
parole: «nonche' al fine di preservare le risorse naturali».
17. All'articolo 179, il comma 2 e' sostituito dal seguente: «2.
Nel rispetto delle misure prioritarie di cui al comma 1, le misure
dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni
altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria
sono adottate con priorita' rispetto all'uso dei rifiuti come fonte
di energia».
18. L'articolo 181 e' sostituito dal seguente:
«Art. 181.
Recupero dei rifiuti
1. Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti le autorita'
competenti favoriscono la riduzione dello smaltimento finale degli
stessi, attraverso:
a) il riutilizzo, il riciclo o le altre forme di recupero;
b) l'adozione di misure economiche e la determinazione di
condizioni di appalto che prevedano l'impiego dei materiali
recuperati dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali
medesimi;
c) l'utilizzazione dei rifiuti come combustibile o come altro
mezzo per produrre energia.
2. Al fine di favorire ed incrementare le attivita' di riutilizzo,
riciclo e recupero le autorita' competenti ed i produttori promuovono
analisi dei cicli di vita dei prodotti, ecobilanci, informazioni e
tutte le altre iniziative utili.
3. La disciplina in materia di gestione dei rifiuti si applica fino
al completamento delle operazioni di recupero.».
18-bis. Dopo l'articolo 181, e' introdotto il seguente:
«Art. 181-bis
Materie, sostanze e prodotti secondari
1. Non rientrano nella definizione di cui all'articolo 183,
comma 1, lettera a), le materie, le sostanze e i prodotti secondari
definiti dal decreto ministeriale di cui al comma 2, nel rispetto dei
seguenti criteri, requisiti e condizioni:
a) siano prodotti da un'operazione di riutilizzo, di riciclo o di
recupero di rifiuti;
b) siano individuate la provenienza, la tipologia e le
caratteristiche dei rifiuti dai quali si possono produrre;
c) siano individuate le operazioni di riutilizzo, di riciclo o di
recupero che le producono, con particolare riferimento alle modalita'
ed alle condizioni di esercizio delle stesse;
d) siano precisati i criteri di qualita' ambientale, i requisiti
merceologici e le altre condizioni necessarie per l'immissione in
commercio, quali norme e standard tecnici richiesti per l'utilizzo,
tenendo conto del possibile rischio di danni all'ambiente e alla
salute derivanti dall'utilizzo o dal trasporto del materiale, della
sostanza o del prodotto secondario;
e) abbiano un effettivo valore economico di scambio sul mercato.
2. I metodi di recupero dei rifiuti utilizzati per ottenere
materie, sostanze e prodotti secondari devono garantire l'ottenimento
di materiali con caratteristiche fissate con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di
concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dello
sviluppo economico, da emanarsi entro il 31 dicembre 2008.
3. Sino all'emanazione del decreto di cui al comma 2 continuano ad
applicarsi le disposizioni di cui ai decreti ministeriali 5 febbraio
1998, 12 giugno 2002, n. 161, e 17 novembre 2005, n. 269.
4. Nelle more dell'adozione del decreto di cui all'articolo 181-bis
del decreto legislativo n. 152 del 2006, comma 2, continua ad
applicarsi la circolare del Ministero dell'ambiente 28 giugno 1999,
prot. n 3402/V/MIN.
5. In caso di mancata adozione del decreto di cui al comma 2 nel
termine previsto, il Consiglio dei Ministri provvede in sostituzione
nei successivi novanta giorni, ferma restando l'applicazione del
regime transitorio di cui al comma 4 del presente articolo.».
19. All'articolo 182, i commi 6 e 8 sono abrogati, e per l'effetto,
il comma 3 dell'articolo 107 e' cosi' sostituito: «3. Non e' ammesso
lo smaltimento dei rifiuti, anche se triturati, in fognatura.».
20. L'articolo 183 e' sostituito dal seguente:

Art. 183.
Definizioni
1. Ai fini della parte quarta del presente decreto e fatte salve le
ulteriori definizioni contenute nelle disposizioni speciali, si
intende per:
a) rifiuto: qualsiasi sostanza od oggetto che rientra nelle
categorie riportate nell'allegato A alla parte quarta del presente
decreto e di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia
l'obbligo di disfarsi;
b) produttore: la persona la cui attivita' ha prodotto rifiuti
cioe' il produttore iniziale e la persona che ha effettuato
operazioni di pretrattamento, di miscuglio o altre operazioni che
hanno mutato la natura o la composizione di detti rifiuti;
c) detentore: il produttore dei rifiuti o il soggetto che li
detiene;
d) gestione: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo
smaltimento dei rifiuti, compreso il controllo di queste operazioni,
nonche' il controllo delle discariche dopo la chiusura;
e) raccolta: l'operazione di prelievo, di cernita o di
raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto;
f) raccolta differenziata: la raccolta idonea a raggruppare i
rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee compresa la
frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclo ed al
recupero di materia. La frazione organica umida e' raccolta
separatamente o con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con
sacchetti biodegradabili certificati;
g) smaltimento: le operazioni previste nell'allegato B alla parte
quarta del presente decreto;
h) recupero: le operazioni previste nell'allegato C alla parte
quarta del presente decreto;
i) luogo di produzione dei rifiuti: uno o piu' edifici o
stabilimenti o siti infrastrutturali collegati tra loro all'interno
di un'area delimitata in cui si svolgono le attivita' di produzione
dalle quali sono originati i rifiuti;
l) stoccaggio: le attivita' di smaltimento consistenti nelle
operazioni di deposito preliminare di rifiuti di cui al punto D15
dell'allegato B alla parte quarta del presente decreto, nonche' le
attivita' di recupero consistenti nelle operazioni dimessa in riserva
di materiali di cui al punto R13 dell'allegato C alla medesima parte
quarta;
m) deposito temporaneo: il raggruppamento dei rifiuti effettuato,
prima della raccolta, nel luogo in cui gli stessi sono prodotti, alle
seguenti condizioni:
1) i rifiuti depositati non devono contenere
policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani,
policlorodibenzofenoli in quantita' superiore a 2,5 parti per milione
(ppm), ne' policlorobifenile e policlorotrifenili in quantita'
superiore a 25 parti per milione (ppm);
2) i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni
di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalita'
alternative, a scelta del produttore, con cadenza almeno trimestrale,
indipendentemente dalle quantita' in deposito; quando il quantitativo
di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 10 metri cubi nel
caso di rifiuti pericolosi o i 20 metri cubi nel caso di rifiuti non
pericolosi. In ogni caso, allorche' il quantitativo di rifiuti
pericolosi non superi i 10 metri cubi l'anno e il quantitativo di
rifiuti non pericolosi non superi i 20 metri cubi l'anno, il deposito
temporaneo non puo' avere durata superiore ad un anno;
3) il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie
omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative nonne tecniche,
nonche', per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che
disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;
4) devono essere rispettate le norme che disciplinano
l'imballaggio e l'etichettatura delle sostanze pericolose;
5) per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare di
concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate le
modalita' di gestione del deposito temporaneo;.
n) frazione umida: rifiuto organico putrescibile ad alto tenore
di umidita', proveniente da raccolta differenziata o selezione o
trattamento dei rifiuti urbani;
o) frazione secca: rifiuto a bassa putrescibilita' e a basso
tenore di umidita' proveniente da raccolta differenziata o selezione
o trattamento dei rifiuti urbani, avente un rilevante contenuto
energetico;
p) sottoprodotto: sono sottoprodotti le sostanze ed i materiali
dei quali il produttore non intende disfarsi ai sensi
dell'articolo 183, comma 1, lettera a), che soddisfino tutti i
seguenti criteri, requisiti e condizioni: 1) siano originati da un
processo non direttamente destinato alla loro produzione; 2) il loro
impiego sia certo, sin dalla fase della produzione, integrale e
avvenga direttamente nel corso del processo di produzione o di
utilizzazione preventivamente individuato e definito; 3) soddisfino
requisiti merceologici e di qualita' ambientale idonei a garantire
che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e ad impatti
ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da quelli
autorizzati per l'impianto dove sono destinati ad essere utilizzati;
4) non debbano essere sottoposti a trattamenti preventivi o a
trasformazioni preliminari per soddisfare i requisiti merceologici e
di qualita' ambientale di cui al punto 3), ma posseggano tali
requisiti sin dalla fase della produzione; 5) abbiano un valore
economico di mercato;
q) materia prima secondaria: sostanza o materia avente le
caratteristiche stabilite ai sensi dell'articolo 181-bis;
r) combustibile da rifiuti (CDR): il combustibile classificabile,
sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche ed
integrazioni, come RDF di qualita' normale, che e' ottenuto dai
rifiuti urbani e speciali non pericolosi mediante trattamenti
finalizzati a garantire un potere calorifico adeguato al suo
utilizzo, nonche' a ridurre e controllare: 1) il rischio ambientale e
sanitario; 2) la presenza di materiale metallico, vetri, inerti,
materiale putrescibile e il contenuto di umidita'; 3) la presenza di
sostanze pericolose, in particolare ai fini della combustione;
s) combustibile da rifiuti di qualita' elevata (CDR-Q): il
combustibile classificabile, sulla base delle norme tecniche UNI
9903-1 e successive modifiche ed integrazioni, come RDF di qualita'
elevata;
t) compost da rifiuti: prodotto ottenuto dal compostaggio della
frazione organica dei rifiuti urbani nel rispetto di apposite norme
tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la
tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi
di qualita';
u) compost di qualita': prodotto, ottenuto dal compostaggio di
rifiuti organici raccolti separatamente, che rispetti i requisiti e
le caratteristiche stabilite dall'allegato 2 del decreto legislativo
n. 217 del 2006 e successive modifiche e integrazioni;
v) emissioni: le emissioni in atmosfera di cui all'articolo 268,
lettera b);
z) scarichi idrici: le immissioni di acque reflue di cui
all'articolo 74, comma 1, lettera ff);
aa) inquinamento atmosferico: ogni modifica atmosferica di cui
all'articolo 268, lettera a);
bb) gestione integrata dei rifiuti: il complesso delle attivita'
volte ad ottimizzare la gestione dei rifiuti, come definita alla
lettera d), ivi compresa l'attivita' di spazzamento delle strade;
cc) centro di raccolta: area presidiata ed allestita, senza
ulteriori oneri a carico della finanza pubblica, per l'attivita' di
raccolta mediante raggruppamento differenziato dei rifiuti per
frazioni omogenee conferiti dai detentori per il trasporto agli
impianti di recupero e trattamento. La disciplina dei centri di
raccolta e' data con decreto del Ministro dell'ambiente e della
tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza unificata
Stato - Regioni, citta' e autonomie locali, di cui al decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281;
dd) spazzamento delle strade: modalita' di raccolta dei rifiuti
su strada.».
21. All'articolo 184, dopo il comma 5, e' aggiunto, in fine, il
seguente: « 5-bis. I sistemi d'arma, i mezzi, i materiali e le
infrastrutture direttamente destinati alla difesa militare ed alla
sicurezza nazionale individuati con decreto del Ministro della
difesa, nonche' la gestione dei materiali e dei rifiuti e la bonifica
dei siti ove vengono immagazzinati i citati materiali, sono
disciplinati dalla parte quarta del presente decreto con procedure
speciali da definirsi con decreto del Ministro della difesa, di
concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio
e del mare ed il Ministro della salute, da adottarsi entro il
31 dicembre 2008. I magazzini, i depositi e i siti di stoccaggio nei
quali vengono custoditi i medesimi materiali e rifiuti sono soggetti
alle autorizzazioni ed ai nulla osta previsti dal medesimo decreto
interministeriale.».
21-bis. All'articolo 184, comma 3, sono apportate le seguenti
modificazioni: - alla lettera b) e' soppressa la parola
«pericolosi»;- alla lettera c) sono soppresse le parole «fatto salvo
quanto previsto dall'articolo 185, comma 1, lettera i)»;- e'
soppressa la lettera n).
22. L'articolo 185 e' sostituito dal seguente:
«Art. 185.
Limiti al campo di applicazione
1. Non rientrano nel campo di applicazione della parte quarta del
presente decreto:
a) le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi
nell'atmosfera;
b) in quanto regolati da altre disposizioni normative che
assicurano tutela ambientale e sanitaria:
1) le acque di scarico, eccettuati i rifiuti allo stato
liquido;
2) i rifiuti radioattivi;
3) i materiali esplosivi in disuso;
4) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal
trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento
delle cave;
5) le carogne ed i seguenti rifiuti agricoli: materie fecali ed
altre sostanze naturali e non pericolose utilizzate nell'attivita'
agricola;
c) i materiali vegetali, le terre e il pietrame, non contaminati
in misura superiore ai limiti stabiliti dalle norme vigenti,
provenienti dalle attivita' di manutenzione di alvei di scolo ed
irrigui.
2. Possono essere sottoprodotti, nel rispetto delle condizioni
della lettera p), comma 1 dell'articolo 183:
materiali fecali e vegetali provenienti da attivita' agricole
utilizzati nelle attivita' agricole o in impianti aziendali o
interaziendali per produrre energia o calore, o biogas,
materiali litoidi o terre da coltivazione, anche sotto forma di
fanghi, provenienti dalla pulizia o dal lavaggio di prodotti agricoli
e riutilizzati nelle normali pratiche agricole e di conduzione dei
fondi,
eccedenze derivanti dalle preparazioni di cibi solidi, cotti o
crudi, destinate, con specifici accordi, alle strutture di ricovero
di animali di affezione di cui alla legge 14 agosto 1991, n. 281.».
23. L'articolo 186 e' sostituito dal seguente:
«Art. 186.
Terre e rocce da scavo
1. Le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ottenute quali
sottoprodotti, possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti,
rimodellazioni e rilevati purche': a) siano impiegate direttamente
nell'ambito di opere o interventi preventivamente individuati e
definiti; b) sin dalla fase della produzione vi sia certezza
dell'integrale utilizzo; c) l'utilizzo integrale della parte
destinata a riutilizzo sia tecnicamente possibile senza necessita' di
preventivo trattamento o di trasformazioni preliminari per soddisfare
i requisiti merceologici e di qualita' ambientale idonei a garantire
che il loro impiego non dia luogo ad emissioni e, piu' in generale,
ad impatti ambientali qualitativamente e quantitativamente diversi da
quelli ordinariamente consentiti ed autorizzati per il sito dove sono
destinate ad essere utilizzate; d) sia garantito un elevato livello
di tutela ambientale; e) sia accertato che non provengono da siti
contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del
titolo V della parte quarta del presente decreto; f) le loro
caratteristiche chimiche e chimico-fisiche siano tali che il loro
impiego nel sito prescelto non determini rischi per la salute e per
la qualita' delle matrici ambientali interessate ed avvenga nel
rispetto delle norme di tutela delle acque superficiali e
sotterranee, della flora, della fauna, degli habitat e delle aree
naturali protette. In particolare deve essere dimostrato che il
materiale da utilizzare non e' contaminato con riferimento alla
destinazione d'uso del medesimo, nonche' la compatibilita' di detto
materiale con il sito di destinazione; g) la certezza del loro
integrale utilizzo sia dimostrata. L'impiego di terre da scavo nei
processi industriali come sottoprodotti, in sostituzione dei
materiali di cava, e' consentito nel rispetto delle condizioni
fissate all'articolo 183, comma 1, lettera p).
2. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito
della realizzazione di opere o attivita' sottoposte a valutazione di
impatto ambientale o ad autorizzazione ambientale integrata, la
sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonche' i tempi
dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono
superare di norma un anno, devono risultare da un apposito progetto
che e' approvato dall'autorita' titolare del relativo procedimento.
Nel caso in cui progetti prevedano il riutilizzo delle terre e rocce
da scavo nel medesimo progetto, i tempi dell'eventuale deposito
possono essere quelli della realizzazione del progetto purche' in
ogni caso non superino i tre anni.
3. Ove la produzione di terre e rocce da scavo avvenga nell'ambito
della realizzazione di opere o attivita' diverse da quelle di cui al
comma 2 e soggette a permesso di costruire o a denuncia di inizio
attivita', la sussistenza dei requisiti di cui al comma 1, nonche' i
tempi dell'eventuale deposito in attesa di utilizzo, che non possono
superare un anno, devono essere dimostrati e verificati nell'ambito
della procedura per il permesso di costruire, se dovuto, o secondo le
modalita' della dichiarazione di inizio di attivita' (DIA).
4. Fatti salvi i casi di cui all'ultimo periodo del comma 2, ove la
produzione di terre e rocce da scavo avvenga nel corso di lavori
pubblici non soggetti ne' a VIA ne' a permesso di costruire o
denuncia di inizio di attivita', la sussistenza dei requisiti di cui
al comma 1, nonche' i tempi dell'eventuale deposito in attesa di
utilizzo, che non possono superare un anno, devono risultare da
idoneo allegato al progetto dell'opera, sottoscritto dal progettista.
5. Le terre e rocce da scavo, qualora non utilizzate nel rispetto
delle condizioni di cui al presente articolo, sono sottoposte alle
disposizioni in materia di rifiuti di cui alla parte quarta del
presente decreto.
6. La caratterizzazione dei siti contaminati e di quelli sottoposti
ad interventi di bonifica viene effettuata secondo le modalita'
previste dal Titolo V, Parte quarta del presente decreto.
L'accertamento che le terre e rocce da scavo di cui al presente
decreto non provengano da tali siti e' svolto a cura e spese del
produttore e accertato dalle autorita' competenti nell'ambito delle
procedure previste dai commi 2, 3 e 4.
7. Fatti salvi i casi di cui all'ultimo periodo del comma 2, per i
progetti di utilizzo gia' autorizzati e in corso di realizzazione
prima dell'entrata in vigore della presente disposizione, gli
interessati possono procedere al loro completamento, comunicando,
entro novanta giorni, alle autorita' competenti, il rispetto dei
requisiti prescritti, nonche' le necessarie informazioni sul sito di
destinazione, sulle condizioni e sulle modalita' di utilizzo, nonche'
sugli eventuali tempi del deposito in attesa di utilizzo che non
possono essere superiori ad un anno. L'autorita' competente puo'
disporre indicazioni o prescrizioni entro i successivi sessanta
giorni senza che cio' comporti necessita' di ripetere procedure di
VIA, o di AIA o di permesso di costruire o di DIA.».
24. All'articolo 189 sono apportate le seguenti modificazioni: il
comma 3, e' sostituito dai seguenti:
«3. Chiunque effettua a titolo professionale attivita' di
raccolta e trasporto di rifiuti, i commercianti e gli intermediari di
rifiuti senza detenzione, le imprese e gli enti che effettuano
operazioni di recupero e di smaltimento di rifiuti, i Consorzi
istituiti per il recupero ed il riciclaggio di particolari tipologie
di rifiuti, nonche' le imprese e gli enti produttori iniziali di
rifiuti pericolosi e le imprese e gli enti produttori iniziali di
rifiuti non pericolosi di cui all'articolo 184, comma 3,
lettere c), d) e g), comunicano annualmente alle camere di commercio,
industria, artigianato e agricoltura territorialmente competenti, con
le modalita' previste dalla legge 25 gennaio 1994, n. 70, le
quantita' e le caratteristiche qualitative dei rifiuti oggetto delle
predette attivita'. Sono esonerati da tale obbligo gli imprenditori
agricoli di cui all'articolo 2135 del codice civile con un volume di
affari annuo non superiore a euro ottomila, le imprese che raccolgono
e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui
all'articolo 212, comma 8, nonche', per i soli rifiuti non
pericolosi, le imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno
piu' di dieci dipendenti.
3-bis. Senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, a
partire dall'istituzione di un sistema informatico di controllo della
tracciabilita' dei rifiuti, ai fini della trasmissione e raccolta di
informazioni su produzione, detenzione, trasporto e smaltimento di
rifiuti e la realizzazione in formato elettronico del formulario di
identificazione dei rifiuti, dei registri di carico e scarico e del
M.U.D., da stabilirsi con apposito decreto del Ministro dell'ambiente
e della tutela del territorio e del mare, le categorie di soggetti di
cui al comma precedente sono assoggettati all'obbligo di
installazione e utilizzo delle apparecchiature elettroniche.».
24-bis. All'articolo 190, al comma 6, sono aggiunte in fine le
seguenti parole: «I registri sono numerati e vidimati dalle Camere di
commercio territorialmente competenti» e dopo il comma 6 e' aggiunto
il seguente comma 6-bis «Per le attivita' di gestione dei rifiuti
costituiti da rottami ferrosi e non ferrosi, gli obblighi connessi
alla tenuta dei registri di carico e scarico si intendono
correttamente adempiuti anche qualora vengano utilizzati i registri
IVA di acquisto e di vendita, secondo le procedure e le modalita'
fissate dall'articolo 39 del decreto del Presidente della Repubblica
26 ottobre 1972, n. 633 e successive modificazioni ed integrazioni.
25. All'articolo 193, comma 6, dopo le parole «di vidimazione» sono
aggiunte le parole «ai sensi della lettera b)»; il comma 8 e'
sostituito come segue: «8. La scheda di accompagnamento di cui
all'articolo 13 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99,
relativo all'utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura,
e' sostituita dal formulario di identificazione di cui al comma 1. Le
specifiche informazioni di cui all'allegato IIIA del decreto
legislativo n. 99 del 1992 non previste nel modello del formulario di
cui al comma 1 devono essere indicate nello spazio relativo alle
annotazioni del medesimo formulario.».
26. All'articolo 195 sono apportate le seguenti modificazioni:
a) Al comma 2, la lettera e), e' sostituita dalla seguente: «e)
La determinazione dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per
l'assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei
rifiuti speciali e dei rifiuti urbani. Ai rifiuti assimilati, entro
un anno, si applica esclusivamente una tariffazione per le quantita'
conferite al servizio di gestione dei rifiuti urbani. La tariffazione
per le quantita' conferite che deve includere, nel rispetto del
principio della copertura integrale dei costi del servizio prestato,
una parte fissa ed una variabile e una quota dei costi dello
spazzamento stradale, e' determinata dall'amministrazione comunale
tenendo conto anche della natura dei rifiuti, del tipo, delle
dimensioni economiche e operative delle attivita' che li producono. A
tale tariffazione si applica una riduzione, fissata
dall'amministrazione comunale, in proporzione alle quantita' dei
rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al
recupero tramite soggetto diverso dal gestore dei rifiuti urbani. Non
sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle
aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti
finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli
spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque
aperti al pubblico; allo stesso modo, non sono assimilabili ai
rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle strutture di vendita
con superficie due volte superiore ai limiti di cui all'articolo 4,
comma 1, lettera d), del decreto legislativo n. 114 del 1998. Per gli
imballaggi secondari e terziari per i quali risulti documentato il
non conferimento al servizio di gestione dei rifiuti urbani e l'avvio
a recupero e riciclo diretto tramite soggetti autorizzati, non si
applica la predetta tariffazione. Con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con
il Ministro dello sviluppo economico, sono definiti, entro nvanta
giorni, i criteri per l'assimilabilita' ai rifiuti urbani.»;
b) al comma 2 e' aggiunta, in fine, la seguente lettera: «s-bis)
l'individuazione e la disciplina, nel rispetto delle norme
comunitarie ed anche in deroga alle disposizioni della parte quarta
del presente decreto, di semplificazioni con decreto del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare da adottarsi
entro tre mesi dalla entrata in vigore della presente disciplina in
materia di adempimenti amministrativi per la raccolta e il trasporto
di specifiche tipologie di rifiuti destinati al recupero e conferiti
direttamente dagli utenti finali dei beni che originano i rifiuti ai
produttori, ai distributori, a coloro che svolgono attivita' di
istallazione e manutenzione presso le utenze domestiche dei beni
stessi o ad impianti autorizzati alle operazioni di recupero di cui
alle voci R2, R3, R4, R5, R6 e R9 dell'Allegato C alla parte quarta
del presente decreto.
27. All'articolo 197, comma 1, dopo le parole: «alle province
competono» sono inserite le seguenti: «in linea generale le funzioni
amministrative concernenti la programmazione ed organizzazione del
recupero e dello smaltimento dei rifiuti a livello provinciale, da
esercitarsi con le risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente, ed in particolare:».
28. All'articolo 202, al comma 1, dopo le parole «disposizioni
comunitarie,» aggiungere le seguenti: «secondo la disciplina vigente
in tema di affidamento dei servizi pubblici locali».
28-bis All'articolo 203, comma 2, dopo la lettera o), e' aggiunta
la seguente lettera «p) l'obbligo di applicazione al personale, non
dipendente da amministrazioni pubbliche, da parte del gestore del
servizio integrato dei rifiuti, del contratto collettivo nazionale di
lavoro del settore dell'igiene ambientale, stipulato dalle
Organizzazioni Sindacali comparativamente piu' rappresentative, anche
in conformita' a quanto previsto dalla normativa in materia
attualmente vigente».
28-ter All'articolo 205, il comma 2 e' soppresso.
29. L'articolo 206 e' sostituito dal seguente:
«Art. 206.
Accordi, contratti di programma, incentivi
1. Nel rispetto dei principi e degli obiettivi stabiliti dalle
disposizioni di cui alla parte quarta del presente decreto al fine di
perseguire la razionalizzazione e la semplificazione delle procedure,
con particolare riferimento alle piccole imprese, il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e le altre
autorita' competenti possono stipulare appositi accordi e contratti
di programma con enti pubblici, con imprese di settore, soggetti
pubblici o privati ed associazioni di categoria. Gli accordi ed i
contratti di programma hanno ad oggetto: a) l'attuazione di specifici
piani di settore di riduzione, recupero e ottimizzazione dei flussi
di rifiuti; b) la sperimentazione, la promozione, l'attuazione e lo
sviluppo di processi produttivi e distributivi e di tecnologie pulite
idonei a prevenire o ridurre la produzione dei rifiuti e la loro
pericolosita' e ad ottimizzare il recupero dei rifiuti; c) lo
sviluppo di innovazioni nei sistemi produttivi per favorire metodi di
produzione di beni con impiego di materiali meno inquinanti e
comunque riciclabili; d) le modifiche del ciclo produttivo e la
riprogettazione di componenti, macchine e strumenti di controllo; e)
la sperimentazione, la promozione e la produzione di beni progettati,
confezionati e messi in commercio in modo da ridurre la quantita' e
la pericolosita' dei rifiuti e i rischi di inquinamento; f) la
sperimentazione, la promozione e l'attuazione di attivita' di
riutilizzo, riciclaggio e recupero di rifiuti; g) l'adozione di
tecniche per il reimpiego ed il riciclaggio dei rifiuti nell'impianto
di produzione; h) lo sviluppo di tecniche appropriate e di sistemi di
controllo per l'eliminazione dei rifiuti e delle sostanze pericolose
contenute nei rifiuti; i) l'impiego da parte dei soggetti economici e
dei soggetti pubblici dei materiali recuperati dalla raccolta
differenziata dei rifiuti urbani; l) l'impiego di sistemi di
controllo del recupero e della riduzione di rifiuti.
2. Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del
mare puo' altresi' stipulare appositi accordi e contratti di
programma con soggetti pubblici e privati o con le associazioni di
categoria per: a) promuovere e favorire l'utilizzo dei sistemi di
certificazione ambientale di cui al regolamento (Cee) n. 761/2001 del
Parlamento europeo e del Consiglio del 19 marzo 2001; b) attuare
programmi di ritiro dei beni di consumo al termine del loro ciclo di
utilita' ai fini del riutilizzo, del riciclaggio e del recupero.
3. Gli accordi e i contratti di programma di cui al presente
articolo non possono stabilire deroghe alla normativa comunitaria e
alla normativa nazionale primaria vigente e possono integrare e
modificare norme tecniche e secondarie solo in conformita' con quanto
previsto dalla normativa nazionale primaria.
4. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo
economico e dell'economia e delle finanze, sono individuate le
risorse finanziarie da destinarsi, sulla base di apposite
disposizioni legislative di finanziamento, agli accordi ed ai
contratti di programma di cui ai commi 1 e 2 e sono fissate le
modalita' di stipula dei medesimi.
5. Ai sensi della comunicazione 2002/412 del 17 luglio 2002 della
Commissione delle Comunita' europee e' inoltre possibile concludere
accordi ambientali che la Commissione puo' utilizzare nell'ambito
della autoregolamentazione, intesa come incoraggiamento o
riconoscimento dei medesimi accordi, oppure della coregolamentazione,
intesa come proposizione al legislatore di utilizzare gli accordi,
quando opportuno.».
29-bis. Dopo l'articolo 206 e' inserito il seguente:
«206-bis
Osservatorio nazionale sui rifiuti
1. Al fine di garantire l'attuazione delle norme di cui alla parte
quarta del presente decreto con particolare riferimento alla
prevenzione della produzione della quantita' e della pericolosita'
dei rifiuti ed all'efficacia, all'efficienza ed all'economicita'
della gestione dei rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio, nonche' alla tutela della salute pubblica e
dell'ambiente, e' istituito, presso il Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, l'Osservatorio nazionale sui
rifiuti, in appresso denominato Osservatorio. L'Osservatorio svolge,
in particolare, le seguenti funzioni: a) vigila sulla gestione dei
rifiuti, degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio; b) provvede
all'elaborazione ed all'aggiornamento permanente di criteri e
specifici obiettivi d'azione, nonche' alla definizione ed
all'aggiornamento permanente di un quadro di riferimento sulla
prevenzione e sulla gestione dei rifiuti, anche attraverso
l'elaborazione di linee guida sulle modalita' di gestione dei rifiuti
per migliorarne efficacia, efficienza e qualita', per promuovere la
diffusione delle buone pratiche e delle migliori tecniche disponibili
per la prevenzione, le raccolte differenziate, il riciclo e lo
smaltimento dei rifiuti; c) predispone il Programma generale di
prevenzione di cui all'articolo 225 qualora il Consorzio nazionale
imballaggi non provveda nei termini previsti; d) verifica
l'attuazione del Programma generale di cui all'articolo 225 ed il
raggiungimento degli obiettivi di recupero e di riciclaggio; e)
verifica i costi di gestione dei rifiuti, delle diverse componenti
dei costi medesimi e delle modalita' di gestione ed effettua analisi
comparative tra i diversi ambiti di gestione, evidenziando eventuali
anomalie; f) verifica livelli di qualita' dei servizi erogati; g)
predispone, un rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti, degli
imballaggi e dei rifiuti di imballaggio e ne cura la trasmissione al
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
2. L'Osservatorio nazionale sui rifiuti e' composto da nove membri,
scelti tra persone, esperte in materia di rifiuti, di elevata
qualificazione giuridico/amministrativa e tecnico/scientifica nel
settore pubblico e privato, nominati, nel rispetto del principio
dell'equilibrio di genere, con decreto del Ministro dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro
dello sviluppo economico, di cui: a) tre designati dal Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di cui uno
con funzione di Presidente; b) due designati dal Ministro dello
sviluppo economico, di cui uno con funzioni di vice-presidente; c)
uno designato dal Ministro della salute; d) uno designato dal
Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali; e) uno
designato dal Ministro dell'economia e delle finanze; f) uno
designato dalla Conferenza Stato-regioni.
3. La durata in carica dei componenti dell'Osservatorio e'
disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio
2007, n. 90. Il trattamento economico dei componenti
dell'Osservatorio e' determinato con decreto del Ministro
dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
4. Per l'espletamento dei propri compiti e funzioni, l'Osservatorio
si avvale di una segreteria tecnica, costituita con decreto del
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
utilizzando allo scopo le risorse umane strumentali e finanziarie
disponibili a legislazione vigente.
5. Con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare da emanarsi entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sono definite le modalita'
organizzative e di funzionamento dell'Osservatorio, nonche' gli enti
e le agenzie di cui esso puo' avvalersi.
6. All'onere derivante dalla costituzione e dal funzionamento
dell'Osservatorio nazionale sui rifiuti e della Segreteria tecnica,
pari a due milioni di euro, aggiornato annualmente al tasso di
inflazione, provvedono, tramite contributi di pari importo
complessivo, il Consorzio Nazionale Imballaggi di cui
all'articolo 224, i soggetti di cui all'articolo 221, comma 3,
lettere a) e c) e i Consorzi di cui agli articoli 233, 234, 235, 236
nonche' quelli istituiti ai sensi degli articoli 227 e 228. Il
Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare con
decreto da emanarsi entro novanta giorni dall'entrata in vigore del
presente provvedimento e successivamente entro il 31 gennaio di ogni
anno, determina l'entita' del predetto onere da porre in capo ai
Consorzi e soggetti predetti. Dette somme sono versate dal Consorzio
Nazionale Imballaggi e dagli altri soggetti e Consorzi all'entrata
del bilancio dello Stato per essere riassegnate, con decreto del
Ministro dell'economia e della [ . . . ]

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