inc

Scheda Normativa

Norme Correlate

Piano urbanistico 28/12/ 2012 n. 2872

Regione Veneto - Aggiornamento del Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell'Atmosfera. Adozione del Documento di Piano, del Rapporto ambientale, del Rapporto ambientale - sintesi non tecnica. D.Lgs. n. 152/2006 s.m.i, D.Lgs 155/2010

Piano urbanistico 28/12/ 2012 n. 2069

Regione Emilia-Romagna - Indirizzi per l'elaborazione del Piano Regionale Integrato di Qualità dell'Aria di cui al DLgs 155/2010

Decreto Legislativo 24/12/ 2012 n. 250

Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 155, recante attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente e per un'aria più pulita in Europa

Delibera/zione 18/05/ 2012 n. 217

Regione Lazio - Nuova zonizzazione del territorio regionale e classificazione delle zone ed agglomerati ai fini della valutazione della qualità dell'aria ambiente in attuazione dell'art. 3, dei commi 1 e 2 dell'art. 4 e dei commi 2 e 5 dell'art. 8, del D.lgs. 155/2010

News Correlate

11/08/2010
Qualità dell’aria, il CdM recepisce la direttiva UE

Modificata la normativa preesistente secondo efficienza e responsabilità

Decreto Legislativo 13/08/2010 n. 155

(Gazzetta ufficiale 15/09/2010 n. 216)

Attuazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualita' dell'aria ambiente e per un'aria piu' pulita in Europa

testo in vigore dal: 30-9-2010

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87 e 117 della Costituzione;
Vista la legge 7 luglio 2009, n. 88, concernente disposizioni per
l'adempimento di obblighi dall'appartenenza dell'Italia alle
Comunita' europee - Legge comunitaria 2008, e, in particolare,
l'articolo 10 e l'allegato B;
Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400, recante
disciplina dell'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza
del Consiglio dei ministri;
Vista la direttiva 2008/50/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 21 maggio 2008, relativa alla qualita' dell'aria
ambiente e per un'aria piu' pulita in Europa;
Vista la direttiva 2004/107/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 15 dicembre 2004, concernente l'arsenico, il cadmio,
il mercurio, il nichel e gli idrocarburi policiclici aromatici
nell'aria ambiente;
Visto il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, recante
conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle
regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15
marzo 1997, n. 59;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri,
adottata nella riunione del 13 maggio 2010;
Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo
8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, reso nella seduta
dell'8 luglio 2010;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni di Camera dei
deputati e Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella
riunione del 30 luglio 2010;
Sulla proposta del Ministro per le politiche europee e del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto
con i Ministri della salute, dello sviluppo economico, delle
infrastrutture e dei trasporti, delle politiche agricole alimentari e
forestali, degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e
delle finanze e per i rapporti con le regioni e per la coesione
territoriale;

Emana
il seguente decreto legislativo:

Art. 1


Principi e finalita'

1. Il presente decreto recepisce la direttiva 2008/50/CE e
sostituisce le disposizioni di attuazione della direttiva
2004/107/CE, istituendo un quadro normativo unitario in materia di
valutazione e di gestione della qualita' dell'aria ambiente
finalizzato a:
a) individuare obiettivi di qualita' dell'aria ambiente volti a
evitare, prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana e per
l'ambiente nel suo complesso;
b) valutare la qualita' dell'aria ambiente sulla base di metodi e
criteri comuni su tutto il territorio nazionale;
c) ottenere informazioni sulla qualita' dell'aria ambiente come
base per individuare le misure da adottare per contrastare
l'inquinamento e gli effetti nocivi dell'inquinamento sulla salute
umana e sull'ambiente e per monitorare le tendenze a lungo termine,
nonche' i miglioramenti dovuti alle misure adottate;
d) mantenere la qualita' dell'aria ambiente, laddove buona, e
migliorarla negli altri casi;
e) garantire al pubblico le informazioni sulla qualita' dell'aria
ambiente;
f) realizzare una migliore cooperazione tra gli Stati dell'Unione
europea in materia di inquinamento atmosferico.
2. Ai fini previsti dal comma 1 il presente decreto stabilisce:
a) i valori limite per le concentrazioni nell'aria ambiente di
biossido di zolfo, biossido di azoto, benzene, monossido di carbonio,
piombo e PM10;
b) i livelli critici per le concentrazioni nell'aria ambiente di
biossido di zolfo e ossidi di azoto;
c) le soglie di allarme per le concentrazioni nell'aria ambiente
di biossido di zolfo e biossido di azoto;
d) il valore limite, il valore obiettivo, l'obbligo di
concentrazione dell'esposizione e l'obiettivo nazionale di riduzione
dell'esposizione per le concentrazioni nell'aria ambiente di PM2,5;
e) i valori obiettivo per le concentrazioni nell'aria ambiente di
arsenico, cadmio, nichel e benzo(a)pirene.
3. Ai fini previsti dal comma 1 il presente decreto stabilisce
altresi' i valori obiettivo, gli obiettivi a lungo termine, le soglie
di allarme e le soglie di informazione per l'ozono.
4. Il presente decreto si fonda sui seguenti principi:
a) il sistema di valutazione e gestione della qualita' dell'aria
rispetta ovunque standard qualitativi elevati ed omogenei al fine di
assicurare un approccio uniforme su tutto il territorio nazionale e
di assicurare che le stesse situazioni di inquinamento siano valutate
e gestite in modo analogo;
b) il sistema di acquisizione, di trasmissione e di messa a
disposizione dei dati e delle informazioni relativi alla valutazione
della qualita' dell'aria ambiente e' organizzato in modo da
rispondere alle esigenze di tempestivita' della conoscenza da parte
di tutte le amministrazioni interessate e del pubblico e si basa su
misurazioni e su altre tecniche di valutazione e su procedure
funzionali a tali finalita' secondo i canoni di efficienza, efficacia
ed economicita';
c) la zonizzazione dell'intero territorio nazionale e' il
presupposto su cui si organizza l'attivita' di valutazione della
qualita' dell'aria ambiente. A seguito della zonizzazione del
territorio, ciascuna zona o agglomerato e' classificata allo scopo di
individuare le modalita' di valutazione mediante misurazioni e
mediante altre tecniche in conformita' alle disposizioni del presente
decreto;
d) la zonizzazione del territorio richiede la previa
individuazione degli agglomerati e la successiva individuazione delle
altre zone. Gli agglomerati sono individuati sulla base dell'assetto
urbanistico, della popolazione residente e della densita' abitativa.
Le altre zone sono individuate, principalmente, sulla base di aspetti
come il carico emissivo, le caratteristiche orografiche, le
caratteristiche meteo-climatiche e il grado di urbanizzazione del
territorio, al fine di individuare le aree in cui uno o piu' di tali
aspetti sono predominanti nel determinare i livelli degli inquinanti
e di accorpare tali aree in zone contraddistinte dall'omogeneita'
degli aspetti predominanti;
e) la valutazione della qualita' dell'aria ambiente e' fondata su
una rete di misura e su un programma di valutazione. Le misurazioni
in siti fissi, le misurazioni indicative e le altre tecniche di
valutazione permettono che la qualita' dell'aria ambiente sia
valutata in conformita' alle disposizioni del presente decreto;
f) la valutazione della qualita' dell'aria ambiente condotta
utilizzando determinati siti fissi di campionamento e determinate
tecniche di valutazione si considera idonea a rappresentare la
qualita' dell'aria all'interno dell'intera zona o dell'intero
agglomerato di riferimento qualora la scelta dei siti e delle altre
tecniche sia operata in conformita' alle disposizioni del presente
decreto;
g) ai fini della valutazione della qualita' dell'aria ambiente e'
evitato l'uso di stazioni di misurazione non conformi e, nel rispetto
dei canoni di efficienza, di efficacia e di economicita', l'inutile
eccesso di stazioni di misurazione. Le stazioni di misurazione che
non sono inserite nella rete di misura e nel programma di valutazione
non sono utilizzate per le finalita' del presente decreto;
h) la rete di misura e' soggetta alla gestione o al controllo
pubblico. Il controllo pubblico e' assicurato dalle regioni o dalle
province autonome o, su delega, dalle agenzie regionali per la
protezione dell'ambiente. Le stazioni di misurazione non soggette a
tale gestione o controllo non sono utilizzate per le finalita' del
presente decreto;
i) la valutazione della qualita' dell'aria ambiente e' il
presupposto per l'individuazione delle aree di superamento dei
valori, dei livelli, delle soglie e degli obiettivi previsti dal
presente decreto;
l) i piani e le misure da adottare ed attuare in caso di
individuazione di una o piu' aree di superamento all'interno di una
zona o di un agglomerato devono agire, secondo criteri di efficienza
ed efficacia, sull'insieme delle principali sorgenti di emissione,
ovunque localizzate, che influenzano tali aree, senza l'obbligo di
estendersi all'intero territorio della zona o dell'agglomerato, ne'
di limitarsi a tale territorio.
5. Le funzioni amministrative relative alla valutazione ed alla
gestione della qualita' dell'aria ambiente competono allo Stato, alle
regioni e alle province autonome e agli enti locali, nei modi e nei
limiti previsti dal presente decreto. Il Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare, di seguito Ministero
dell'ambiente, si puo' avvalere, nei modi e per le finalita' previsti
dal presente decreto, del supporto tecnico dell'Istituto Superiore
per la protezione e la ricerca ambientale, di seguito ISPRA, e
dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo
sviluppo economico sostenibile, di seguito ENEA.
6. I compiti tecnici finalizzati ad assicurare la qualita' della
valutazione in materia di aria ambiente sono assicurati dalle
autorita' e dagli organismi di cui all'articolo 17, in conformita' al
disposto dell'allegato I, paragrafo 3.



Art. 2


Definizioni

1. Ai fini del presente decreto si applicano le seguenti
definizioni:
a) aria ambiente: l'aria esterna presente nella troposfera, ad
esclusione di quella presente nei luoghi di lavoro definiti dal
decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81;
b) inquinante: qualsiasi sostanza presente nell'aria ambiente che
puo' avere effetti dannosi sulla salute umana o sull'ambiente nel suo
complesso;
c) livello: concentrazione nell'aria ambiente di un inquinante o
deposizione di questo su una superficie in un dato periodo di tempo;
d) valutazione: utilizzo dei metodi stabiliti dal presente
decreto per misurare, calcolare, stimare o prevedere i livelli degli
inquinanti;
e) zona: parte del territorio nazionale delimitata, ai sensi del
presente decreto, ai fini della valutazione e della gestione della
qualita' dell'aria ambiente;
f) agglomerato: zona costituita da un'area urbana o da un insieme
di aree urbane che distano tra loro non piu' di qualche chilometro
oppure da un'area urbana principale e dall'insieme delle aree urbane
minori che dipendono da quella principale sul piano demografico, dei
servizi e dei flussi di persone e merci, avente:
1) una popolazione superiore a 250.000 abitanti oppure;
2) una popolazione inferiore a 250.000 abitanti e una densita'
di popolazione per km2 superiore a 3.000 abitanti;
g) area di superamento: area, ricadente all'interno di una zona o
di un agglomerato, nella quale e' stato valutato il superamento di un
valore limite o di un valore obiettivo; tale area e' individuata
sulla base della rappresentativita' delle misurazioni in siti fissi o
indicative o sulla base delle tecniche di modellizzazione;
h) valore limite: livello fissato in base alle conoscenze
scientifiche, incluse quelle relative alle migliori tecnologie
disponibili, al fine di evitare, prevenire o ridurre gli effetti
nocivi per la salute umana o per l'ambiente nel suo complesso, che
deve essere raggiunto entro un termine prestabilito e che non deve
essere successivamente superato;
i) livello critico: livello fissato in base alle conoscenze
scientifiche, oltre il quale possono sussistere effetti negativi
diretti su recettori quali gli alberi, le altre piante o gli
ecosistemi naturali, esclusi gli esseri umani;
l) margine di tolleranza: percentuale del valore limite entro la
quale e' ammesso il superamento del valore limite alle condizioni
stabilite dal presente decreto;
m) valore obiettivo: livello fissato al fine di evitare,
prevenire o ridurre effetti nocivi per la salute umana o per
l'ambiente nel suo complesso, da conseguire, ove possibile, entro una
data prestabilita;
n) soglia di allarme: livello oltre il quale sussiste un rischio
per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per la
popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di
adottare provvedimenti immediati;
o) soglia di informazione: livello oltre il quale sussiste un
rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata
per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione nel suo
complesso ed il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni
adeguate e tempestive;
p) obiettivo a lungo termine: livello da raggiungere nel lungo
periodo mediante misure proporzionate, al fine di assicurare
un'efficace protezione della salute umana e dell'ambiente;
q) indicatore di esposizione media: livello medio da determinare
sulla base di misurazioni effettuate da stazioni di fondo ubicate in
siti fissi di campionamento urbani presso l'intero territorio
nazionale e che riflette l'esposizione della popolazione. Permette di
calcolare se sono stati rispettati l'obiettivo nazionale di riduzione
dell'esposizione e l'obbligo di concentrazione dell'esposizione;
r) obbligo di concentrazione dell'esposizione: livello fissato
sulla base dell'indicatore di esposizione media al fine di ridurre
gli effetti nocivi sulla salute umana, da raggiungere entro una data
prestabilita;
s) obiettivo nazionale di riduzione dell'esposizione: riduzione,
espressa in percentuale, dell'esposizione media della popolazione,
fissata, in relazione ad un determinato anno di riferimento, al fine
di ridurre gli effetti nocivi per la salute umana, da raggiungere,
ove possibile, entro una data prestabilita;
t) misurazioni in siti fissi: misurazioni dei livelli degli
inquinanti effettuate in stazioni ubicate presso siti fissi, con
campionamento continuo o discontinuo, eccettuate le misurazioni
indicative;
u) misurazioni indicative: misurazioni dei livelli degli
inquinanti, basate su obiettivi di qualita' meno severi di quelli
previsti per le misurazioni in siti fissi, effettuate in stazioni
ubicate presso siti fissi di campionamento o mediante stazioni di
misurazione mobili, o, per il mercurio, metodi di misura manuali come
le tecniche di campionamento diffusivo;
v) tecniche di stima obiettiva: metodi matematici per calcolare
le concentrazioni a partire da valori misurati in luoghi o tempi
diversi da quelli a cui si riferisce il calcolo, basati su conoscenze
scientifiche circa la distribuzione delle concentrazioni;
z) soglia di valutazione superiore: livello al di sotto del quale
le misurazioni in siti fissi possono essere combinate con misurazioni
indicative o tecniche di modellizzazione e, per l'arsenico, il
cadmio, il nichel ed il benzo(a)pirene, livello al di sotto del quale
le misurazioni in siti fissi o indicative possono essere combinate
con tecniche di modellizzazione;
aa) soglia di valutazione inferiore: livello al di sotto del
quale e' previsto, anche in via esclusiva, l'utilizzo di tecniche di
modellizzazione o di stima obiettiva;
bb) contributo di fonti naturali: emissione di sostanze
inquinanti non causata in modo diretto o indiretto da attivita'
umane, come nel caso di eruzioni vulcaniche, attivita' sismiche,
attivita' geotermiche, incendi spontanei, tempeste di vento ed altri
eventi naturali, aerosol marini, emissioni biogeniche, trasporto o
risospensione in atmosfera di particelle naturali dalle regioni
secche;
cc) rete di misura: sistema di stazioni di misurazione degli
inquinanti atmosferici da utilizzare ai fini del presente decreto; il
numero delle stazioni della rete di misura non eccede quello
sufficiente ad assicurare le funzioni previste dal presente decreto.
L'insieme di tali stazioni di misurazione presenti sul territorio
nazionale costituisce la rete di misura nazionale;
dd) programma di valutazione: il programma che indica le stazioni
di misurazione della rete di misura utilizzate per le misurazioni in
siti fissi e per le misurazioni indicative, le tecniche di
modellizzazione e le tecniche di stima obiettiva da applicare ai
sensi del presente decreto e che prevede le stazioni di misurazione,
utilizzate insieme a quelle della rete di misura, alle quali fare
riferimento nei casi in cui i dati rilevati dalle stazioni della rete
di misura, anche a causa di fattori esterni, non risultino conformi
alle disposizioni del presente decreto, con particolare riferimento
agli obiettivi di qualita' dei dati di cui all'allegato I ed ai
criteri di ubicazione di cui agli allegati III e VIII;
ee) garanzia di qualita': realizzazione di programmi la cui
applicazione pratica consente l'ottenimento di dati di concentrazione
degli inquinanti atmosferici con precisione e accuratezza conosciute;
ff) campioni primari: campione designato come avente le piu' alte
qualita' metrologiche ed il cui valore e' accettato senza riferimento
ad altri campioni della stessa grandezza;
gg) campioni di riferimento: campioni riconosciuti da una
decisione nazionale come base per fissare il valore degli altri
campioni della grandezza in questione;
hh) deposizione totale: massa totale di sostanze inquinanti che,
in una data area e in un dato periodo, e' trasferita dall'atmosfera
al suolo, alla vegetazione, all'acqua, agli edifici e a qualsiasi
altro tipo di superficie;
ii) PM10: il materiale particolato che penetra attraverso un
ingresso dimensionale selettivo conforme al metodo di riferimento per
il campionamento e la misurazione del PM10 (norma UNI EN 12341), con
un'efficienza di penetrazione del 50 per cento per materiale
particolato di un diametro aerodinamico di 10 ìm;
ll) PM2,5: il materiale particolato che penetra attraverso un
ingresso dimensionale selettivo conforme al metodo di riferimento per
il campionamento e la misurazione del PM2,5 (norma UNI EN 14907), con
un'efficienza di penetrazione del 50 per cento per materiale
particolato di un diametro aerodinamico di 2,5 ìm;
mm) ossidi di azoto: la somma dei «rapporti di mescolamento in
volume (ppbv)» di monossido di azoto (ossido nitrico) e di biossido
di azoto espressa in unita' di concentrazione di massa di biossido di
azoto (ìg/m³);
nn) idrocarburi policiclici aromatici: composti organici con due
o piu' anelli aromatici fusi, formati interamente da carbonio e
idrogeno;
oo) mercurio gassoso totale: vapore di mercurio elementare (Hg 0
) e mercurio gassoso reattivo, intesi come specie di mercurio
idrosolubili con una pressione di vapore sufficientemente elevata per
esistere nella fase gassosa;
pp) composti organici volatili: tutti i composti organici diversi
dal metano provenienti da fonti antropogeniche e biogeniche, i quali
possono produrre ossidanti fotochimici reagendo con gli ossidi di
azoto in presenza di luce solare;
qq) precursori dell'ozono: sostanze che contribuiscono alla
formazione di ozono a livello del suolo.



Art. 3


Zonizzazione del territorio

1. L'intero territorio nazionale e' suddiviso in zone e agglomerati
da classificare ai fini della valutazione della qualita' dell'aria
ambiente.
2. Alla zonizzazione provvedono le regioni e le province autonome
sulla base dei criteri indicati nell'appendice I. La zonizzazione e'
riesaminata in caso di variazione dei presupposti su cui e' basata ai
sensi dell'appendice I. Per il riesame di ciascuna zonizzazione in
atto alla data di entrata in vigore del presente decreto il progetto
di zonizzazione e di classificazione di cui al comma 3 e' presentato
entro i successivi quattro mesi.
3. Ciascun progetto di zonizzazione, corredato dalla
classificazione di cui all'articolo 4, commi 1 e 2, e di cui
all'articolo 8, commi 2 e 5, e' trasmesso dalle regioni o province
autonome al Ministero dell'ambiente e all'ISPRA. Il Ministero
dell'ambiente, avvalendosi dell'ISPRA valuta, entro i successivi
quarantacinque giorni, anche attraverso un esame congiunto nel
Coordinamento di cui all'articolo 20, la conformita' del progetto
alle disposizioni del presente decreto ed agli indirizzi espressi
dallo stesso Coordinamento e tenendo conto della coerenza dei
progetti di zonizzazioni regionali relativamente alle zone di
confine. In caso di mancata conformita' il Ministero dell'ambiente,
con atto motivato diretto alla regione o alla provincia autonoma,
indica le variazioni e le integrazioni da effettuare ai fini
dell'adozione del provvedimento di zonizzazione e di classificazione.
La trasmissione del progetto e' effettuata su supporto informatico
non riscrivibile, utilizzando, ove gia' individuato con apposito
decreto del Ministro dell'ambiente, il formato a tal fine previsto.
4. Le regioni e le province autonome possono individuare d'intesa,
sulla base dei criteri dell'appendice I, zone sovraregionali. In tal
caso, le regioni e le province autonome interessate individuano
apposite modalita' di coordinamento per assicurare una valutazione ed
una gestione unitaria dell'aria ambiente nelle zone sovraregionali.



Art. 4


Classificazione di zone e agglomerati
ai fini della valutazione della qualita' dell'aria ambiente

1. Ai fini della valutazione della qualita' dell'aria, la
classificazione delle zone e degli agglomerati e' effettuata, per
ciascun inquinante di cui all'articolo 1, comma 2, sulla base delle
soglie di valutazione superiori e inferiori previste dall'allegato
II, sezione I, e secondo la procedura prevista dall'allegato II,
sezione II.
2. La classificazione delle zone e degli agglomerati e' riesaminata
almeno ogni cinque anni e, comunque, in caso di significative
modifiche delle attivita' che incidono sulle concentrazioni nell'aria
ambiente degli inquinanti di cui all'articolo 1, comma 2.
3. Nella comunicazione prevista all'articolo 3, comma 3, sono
allegati, per ciascuna classificazione, gli esiti del monitoraggio e
delle valutazioni sulla cui base le zone e gli agglomerati sono stati
classificati.
4. Alla classificazione delle zone e degli agglomerati provvedono
le regioni e le province autonome.



Art. 5


Valutazione della qualita' dell'aria ambiente

1. La valutazione della qualita' dell'aria ambiente e' effettuata,
per ciascun inquinante di cui all'articolo 1, comma 2, con le
modalita' previste dai commi 3, 4 e 5. Si applicano, per la
valutazione, l'allegato III, relativo all'ubicazione delle stazioni
di misurazione, l'appendice II, relativa alla scelta della rete di
misura, e l'appendice III, relativa ai metodi di valutazione diversi
dalla misurazione. Alla valutazione della qualita' dell'aria ambiente
provvedono le regioni e le province autonome.
2. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti
di cui all'articolo 1, comma 2, lettere a), b), c) e d), superano la
rispettiva soglia di valutazione superiore, le misurazioni in siti
fissi sono obbligatorie e possono essere integrate da tecniche di
modellizzazione o da misurazioni indicative al fine di fornire un
adeguato livello di informazione circa la qualita' dell'aria
ambiente. Se il superamento interessa gli inquinanti di cui
all'articolo 1, comma 2, lettera e), le misurazioni in siti fissi
sono obbligatorie e possono essere integrate da tecniche di
modellizzazione al fine di fornire un adeguato livello di
informazione circa la qualita' dell'aria ambiente.
3. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti
di cui all'articolo 1, comma 2, lettere a), b), c) e d), sono
compresi tra la rispettiva soglia di valutazione inferiore e la
rispettiva soglia di valutazione superiore, le misurazioni in siti
fissi sono obbligatorie e possono essere combinate con misurazioni
indicative o tecniche di modellizzazione. Se il superamento interessa
gli inquinanti di cui all'articolo 1, comma 2, lettera e), le
misurazioni in siti fissi o indicative mediante stazioni di
misurazione sono obbligatorie e possono essere combinate con tecniche
di modellizzazione al fine di fornire un adeguato livello di
informazione circa la qualita' dell'aria ambiente.
4. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli degli inquinanti
di cui all'articolo 1, comma 2, sono inferiori alla rispettiva soglia
di valutazione inferiore, sono utilizzate, anche in via esclusiva,
tecniche di modellizzazione o di stima obiettiva.
5. Ai fini della determinazione del numero delle stazioni di
misurazione per le misurazioni in siti fissi nei casi in cui vi e'
integrazione o combinazione tra misurazioni in siti fissi e tecniche
di modellizzazione o misurazioni indicative, si applicano i criteri
previsti dall'articolo 7, commi 2 e 3.
6. Le regioni e le province autonome trasmettono al Ministero
dell'ambiente, all'ISPRA e all'ENEA, entro otto mesi dall'entrata in
vigore del presente decreto, un progetto volto ad adeguare la propria
rete di misura alle relative disposizioni, in conformita' alla
zonizzazione risultante dal primo riesame previsto dall'articolo 3,
comma 2, ed in conformita' alla connessa classificazione. Il progetto
indica anche la data prevista per l'adeguamento e contiene il
programma di valutazione da attuare nelle zone e negli agglomerati.
Il Ministero dell'ambiente, avvalendosi dell'ISPRA e dell'ENEA,
valuta, entro i successivi sessanta giorni, anche attraverso un esame
congiunto del Coordinamento di cui all'articolo 20, la conformita'
del progetto alle disposizioni del presente decreto ed agli indirizzi
espressi dallo stesso Coordinamento. In caso di mancata conformita'
il Ministero dell'ambiente, con atto motivato diretto alla regione o
alla provincia autonoma, indica le variazioni e le integrazioni da
effettuare ai fini dell'attuazione del progetto di adeguamento. Tale
procedura si applica anche ai successivi progetti di modifica o di
integrazione della rete di misura. La trasmissione del progetto e'
effettuata su supporto informatico non riscrivibile, utilizzando, ove
gia' individuato con apposito decreto del Ministro dell'ambiente, il
formato a tal fine previsto. Al fine di ottimizzare il coordinamento
tra le reti, i progetti di adeguamento, modifica o integrazione delle
reti di misura regionali sono altresi' inviati dalle regioni o
province autonome a quelle confinanti.
7. Le stazioni di misurazione previste nel programma di valutazione
di cui al comma 6 devono essere gestite dalle regioni e dalle
province autonome ovvero, su delega, dalle agenzie regionali per la
protezione dell'ambiente oppure da altri soggetti pubblici o privati.
In quest'ultimo caso, sono sottoposte al controllo delle regioni e
delle province autonome ovvero, su delega, delle agenzie regionali.
Il controllo si esercita sulla base di appositi protocolli approvati
dalle regioni e dalle province autonome o, in caso di delega, dalle
agenzie regionali e deve prevedere una continua supervisione su tutte
le modalita' di gestione della stazione e di raccolta, trattamento e
validazione dei dati. Per le stazioni di misurazione esistenti,
gestite da enti locali o soggetti privati, il Ministero dell'ambiente
promuove la sottoscrizione di accordi tra il gestore, le regioni o le
province autonome e le agenzie regionali al fine di assicurare la
sottoposizione a tale controllo.
8. Le stazioni previste nel programma di valutazione di cui al
comma 6 sono esercite e manutenute in condizioni atte ad assicurare
le funzioni previste dal presente decreto. Per i casi in cui i dati
rilevati da una stazione della rete di misura, anche a causa di
fattori esterni, non risultino conformi alle disposizioni del
presente decreto, con particolare riferimento agli obiettivi di
qualita' dei dati di cui all'allegato I ed ai criteri di ubicazione
di cui all'allegato III e all'allegato VIII, si utilizza, sulla base
del programma di valutazione, un'altra stazione avente le stesse
caratteristiche in relazione alla zona oppure, nello stesso sito
fisso di campionamento, una stazione di misurazione mobile al fine di
raggiungere la necessaria copertura dei dati. Il numero delle
stazioni di misurazione previste dal programma di valutazione deve
essere individuato nel rispetto dei canoni di efficienza, efficacia
ed economicita'. Nel caso in cui risultino variati il contesto
territoriale, le attivita' e le altre circostanze da cui dipende la
classificazione e l'ubicazione di una o piu' stazioni della rete di
misura ai sensi degli allegati III, IV, VIII e X, le regioni e le
province autonome provvedono comunque al conseguente adeguamento del
programma di valutazione, nei limiti delle risorse finanziarie
destinate a tali finalita', in base alla legislazione vigente.
9. Le decisioni di valutazione di impatto ambientale statali e
regionali, le autorizzazioni integrate ambientali statali e regionali
e le autorizzazioni previste dal decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, e successive modificazioni, per gli impianti che producono
emissioni in atmosfera possono disporre l'installazione o
l'adeguamento di una o piu' stazioni di misurazione della qualita'
dell'aria ambiente da parte del proponente solo nel caso in cui la
regione o la provincia autonoma interessata o, su delega, l'agenzia
regionale per la protezione dell'ambiente valuti tali stazioni
necessarie per la rete di misura o per il programma di valutazione.
In tal caso, la decisione di valutazione di impatto ambientale o
l'autorizzazione prescrivono che la stazione di misurazione sia
conforme alle disposizioni del presente decreto e sia sottoposta al
controllo previsto al comma 7. In sede di rinnovo o di aggiornamento
delle autorizzazioni che sono state rilasciate prima dell'entrata in
vigore del presente decreto per gli impianti che producono emissioni
in atmosfera, anche ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 24 maggio 1988, n. 203, e che prevedevano l'installazione
o l'adeguamento di una o piu' stazioni di misurazione della qualita'
dell'aria ambiente, l'autorita' competente autorizza la permanenza di
tali stazioni solo nel caso in cui la regione o la provincia autonoma
interessata o, su delega, l'agenzia regionale per la protezione
dell'ambiente le valuti necessarie per la rete di misura o per il
programma di valutazione, prescrivendo in questo caso che la stazione
sia conforme alle disposizioni del presente decreto e sia sottoposta
al controllo previsto dal comma 7.
10. I dati e le informazioni aventi ad oggetto attivita'
produttive, attivita' di servizio, infrastrutture e mezzi di
trasporto, utili a stimare le emissioni in atmosfera ed a valutarne
l'impatto sulla qualita' dell'aria, devono essere messi a
disposizione del Ministero dell'ambiente, delle regioni o delle
province autonome o delle agenzie regionali per la protezione
dell'ambiente che li richiedano, a cura dei soggetti, inclusi gli
enti locali e i concedenti o concessionari di pubblici servizi,
tenuti ai sensi del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195.
L'eccezione di cui all'articolo 5, comma 2, lettera b), del decreto
legislativo n. 195 del 2005, non puo' essere comunque opposta in
riferimento a dati ed informazioni che le vigenti normative di
settore prescrivono di utilizzare per l'adozione di provvedimenti di
autorizzazione o di pianificazione pubblici o di tariffe pubbliche.
Nel caso in cui una richiesta formulata da una regione o provincia
autonoma per lo svolgimento delle funzioni previste dal presente
decreto non sia stata accolta, anche per un'eccezione prevista
all'articolo 5, comma 1 o comma 2, del decreto legislativo n. 195 del
2005, il Ministero dell'ambiente, sentita tale regione o provincia
autonoma, puo' promuovere forme di consultazione con l'autorita' che
non ha accolto la richiesta, anche nell'ambito del Coordinamento di
cui all'articolo 20, per accertare se esistano modalita' atte ad
assicurare la messa a disposizione dei dati e delle informazioni
senza pregiudizio per gli interessi tutelati dalle eccezioni. A tali
consultazioni partecipa anche il Ministero della difesa nei casi in
cui la richiesta non sia stata accolta da un'autorita' competente
alla gestione di strutture, porti o aeroporti militari.
11. Le misurazioni e le altre tecniche utilizzate per la
valutazione della qualita' dell'aria ambiente devono rispettare gli
obiettivi di qualita' previsti dall'allegato I.
12. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il
Ministro della salute, sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono disciplinate le
modalita' di utilizzo dei bioindicatori per la valutazione degli
effetti determinati sugli ecosistemi dai livelli di arsenico, cadmio,
nichel, idrocarburi policiclici aromatici e mercurio.



Art. 6


Casi speciali di valutazione della qualita' dell'aria ambiente

1. Con decreti del Ministro dell'ambiente, di concerto con il
Ministro della salute e sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo n. 281 del 1997, sono scelte, in modo da
individuare le variazioni geografiche e l'andamento a lungo termine
delle concentrazioni nell'aria ambiente e, ove previsto, delle
deposizioni:
a) almeno tre stazioni di misurazione di fondo in siti fissi di
campionamento rurali, scelte nell'ambito delle reti di misura
regionali, in cui si effettuano misurazioni finalizzate ad acquisire
informazioni circa la concentrazione di massa totale e le
concentrazioni per speciazione chimica del PM2,5 su base annuale. Il
decreto di individuazione puo' altresi' stabilire forme di
coordinamento con le attivita' svolte in attuazione del programma
denominato «monitoring and evaluation of pollutants (EMEP)». Sulla
base di appositi accordi con altri Stati tali stazioni di misurazione
possono essere comuni a piu' Stati in riferimento a zone confinanti.
A tali stazioni di misurazione si applicano gli allegati I, II, IV e
VI. I paragrafi 1 e 3 dell'allegato I devono essere tuttavia riferiti
alle sole concentrazioni di massa totale;
b) almeno sette stazioni di misurazione del benzo(a)pirene,
scelte nell'ambito delle reti di misura regionali, in cui si effettua
la misurazione delle concentrazioni nell'aria ambiente di
benzo(a)antracene, benzo(b)fluorantene, benzo(j)fluorantene,
benzo(k)fluorantene, indeno(1,2,3-cd)pirene e dibenzo(a,h)antracene,
al fine di verificare la costanza dei rapporti nel tempo e nello
spazio tra il benzo(a)pirene e gli altri idrocarburi policiclici
aromatici di rilevanza tossicologica. A tali stazioni di misurazione
si applicano l'allegato I, l'allegato III e l'allegato VI;
c) almeno tre stazioni di misurazione di fondo, scelte
nell'ambito delle reti di misura regionali e di quelle appartenenti
alla rete realizzata in sede di attuazione del programma denominato
«European monitoring and evaluation of pollutants (EMEP)», in cui si
effettua la misurazione indicativa delle concentrazioni nell'aria
ambiente dell'arsenico, del cadmio, del nichel, del benzo(a)pirene e
degli altri idrocarburi policiclici aromatici di cui alla lettera b)
e la misurazione indicativa della deposizione totale di tali
inquinanti. Tale misurazione indicativa ha altresi' ad oggetto le
concentrazioni nell'aria ambiente del mercurio gassoso totale e la
deposizione totale del mercurio. Con il decreto di individuazione si
selezionano, tra le stazioni scelte, ove tecnicamente fattibile alla
luce degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all'articolo
20, quelle in cui si effettua anche la misurazione indicativa del
mercurio bivalente particolato e gassoso. Sulla base di appositi
accordi con altri Stati, nel rispetto degli indirizzi forniti dalla
Commissione europea, tali stazioni di misurazione possono essere
comuni a piu' Stati in riferimento a zone confinanti. A tali stazioni
di misurazione si applicano l'allegato I, l'allegato III e l'allegato
VI;
d) sette stazioni di misurazione in sito fisso urbano, scelte
preferibilmente tra quelle di cui alla lettera b), in cui si
effettuano misurazioni finalizzate ad acquisire informazioni circa la
concentrazione di massa totale e le concentrazioni per speciazione
chimica del PM10 e del PM2,5 su base annuale. A tali stazioni di
misurazione si applicano gli allegati I, III, IV e VI. I paragrafi 1
e 3 dell'allegato I devono essere tuttavia riferiti alle sole
concentrazioni di massa totale.
2. Nella scelta delle stazioni di misurazione si deve valutare la
possibilita' di utilizzare le medesime stazioni per entrambe le
finalita' di cui alle lettere a) e c) del comma 1. Possono essere
individuate stazioni diverse soltanto se, da una valutazione tecnica,
emerge che tali finalita' non sarebbero conseguite per tutti gli
inquinanti.
3. Nel caso in cui le stazioni di misurazione prescelte siano
gestite da enti di ricerca, i decreti previsti al comma 1
disciplinano le modalita' ed i tempi con i quali tali enti devono
trasmettere i dati e le informazioni rilevati al Ministero
dell'ambiente e all'ISPRA. I decreti disciplinano altresi' le
modalita' ed i tempi con i quali i dati e le informazioni rilevati da
tutte le stazioni di misurazione ai sensi del comma 1, lettere a),
b), c) e d), sono messi a disposizione di tutte le regioni e province
autonome. Disciplinano inoltre, per le stazioni di misurazione di cui
al comma 1, lettera a), i metodi da utilizzare e le modalita' di
comunicazione di tali metodi alla Commissione europea, per le
stazioni di misurazione di cui al comma 1, lettera d), i metodi da
utilizzare e, per le stazioni di misurazione di cui al comma 1,
lettere b) e c), i metodi da utilizzare ai fini del campionamento e
dell'analisi degli idrocarburi policiclici aromatici diversi dal
benzo(a)pirene.



Art. 7


Stazioni di misurazione in siti fissi di campionamento

1. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi costituiscono l'unica fonte di informazioni sulla qualita'
dell'aria ambiente e' assicurato un numero minimo di stazioni di
misurazione di ciascun inquinante di cui all'articolo 1, comma 2,
pari a quello previsto all'allegato V, paragrafi 1, 2 e 3.
2. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi sono integrate da tecniche di modellizzazione o da misurazioni
indicative, il numero complessivo delle stazioni di misurazione di
cui all'allegato V puo' essere ridotto fino ad un massimo del 50 per
cento, purche':
a) le tecniche di valutazione utilizzate ad integrazione delle
misurazioni in siti fissi permettano di ottenere un adeguato livello
d'informazione ai fini della valutazione della qualita' dell'aria in
relazione ai valori limite, ai valori obiettivo ed alle soglie di
allarme previsti dal presente decreto, nonche' un adeguato livello
d'informazione del pubblico;
b) il numero delle stazioni di misurazione e la risoluzione
spaziale delle tecniche di modellizzazione permettano di valutare i
livelli in conformita' agli obiettivi di qualita' dei dati di cui
all'allegato I, paragrafo 1, e di soddisfare i requisiti di cui
all'allegato I, paragrafo 2.
3. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi sono combinate con tecniche di modellizzazione o misurazioni
indicative, il numero complessivo delle stazioni di misurazione di
cui all'allegato V puo' essere ridotto oltre il 50 per cento, purche'
si rispettino le condizioni previste al comma 2.
4. In relazione ai livelli critici di cui all'allegato XI le
riduzioni previste ai commi 2 e 3 si applicano a condizione che il
numero delle stazioni di misurazione e la risoluzione spaziale delle
tecniche di modellizzazione permettano di valutare i livelli in
conformita' agli obiettivi di qualita' dei dati di cui all'allegato
I, paragrafo 1.
5. Ai fini della misurazione della qualita' dell'aria ambiente, si
applicano i metodi di riferimento o i metodi equivalenti previsti
all'allegato VI.



Art. 8


Valutazione della qualita' dell'aria ambiente
e stazioni di misurazione in siti fissi
di campionamento in relazione all'ozono

1. La valutazione della qualita' dell'aria ambiente e' effettuata,
per l'ozono, sulla base dei criteri previsti dai commi successivi e
dagli allegati VII e VIII e dalle appendici II e III.
2. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli di ozono
superano, in almeno uno sui cinque anni civili precedenti, gli
obiettivi a lungo termine previsti all'allegato VII, paragrafo 3, le
misurazioni in siti fissi in continuo sono obbligatorie. Se non si
dispone di dati sufficienti per i cinque anni civili precedenti, e'
consentito determinare il superamento anche mediante una combinazione
di campagne di misurazione di breve durata, effettuate in passato nel
periodo dell'anno e nei luoghi in cui si potrebbero registrare i
massimi livelli di inquinamento, e tecniche di modellizzazione,
utilizzando a tal fine anche le informazioni ricavate dagli inventari
delle emissioni.
3. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi in continuo costituiscono l'unica fonte di informazioni sulla
qualita' dell'aria ambiente, fatto salvo quanto previsto dal comma 5,
e' assicurato un numero minimo di stazioni di misurazione dell'ozono
pari a quello previsto dall'allegato IX, paragrafo 1 ed un numero di
stazioni di misurazione del biossido di azoto pari a quello previsto
dall'allegato IX paragrafo 3.
4. Nelle zone e negli agglomerati in cui le misurazioni in siti
fissi sono integrate da tecniche di modellizzazione o da misurazioni
indicative, il numero complessivo delle stazioni di misurazione
previsto dall'allegato IX, paragrafo 1, puo' essere ridotto alle
condizioni previste dal paragrafo 2 di tale allegato.
5. Nelle zone e negli agglomerati in cui i livelli di ozono sono
stati inferiori, in tutti i cinque anni civili precedenti, agli
obiettivi a lungo termine previsti dall'allegato VII, paragrafo 3, il
numero delle stazioni di misurazione di ozono e di biossido di azoto
e' stabilito in conformita' all'allegato IX, paragrafo 4.
6. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il
Ministro della salute e sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo n. 281 del 1997, sono individuate, nell'ambito
delle reti di misura regionali, le stazioni di misurazione di fondo
in siti fissi di campionamento rurali per l'ozono. Il numero di tali
stazioni, su tutto il territorio nazionale, e' compreso tra sei e
dodici, in funzione dell'orografia, in riferimento alle zone ed agli
agglomerati di cui al comma 2, ed e' pari ad almeno tre in
riferimento alle zone ed agli agglomerati di cui al comma 5.
7. La misurazione dei precursori dell'ozono e' svolta nei modi
indicati all'allegato X. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di
concerto con il Ministro della salute e sentita la Conferenza
unificata di cui al decreto legislativo n. 281 del 1997, sono
individuate, sul territorio nazionale, nell'ambito delle reti di
misura regionali, almeno tre stazioni di misurazione dei precursori
dell'ozono ai sensi dell'allegato X e sono disciplinate le modalita'
di comunicazione dei metodi di campionamento e di misurazione
utilizzati alla Commissione europea.
8. Alla valutazione della qualita' dell'aria ambiente ed alla
classificazione delle zone e degli agglomerati provvedono le regioni
e le province autonome.
9. Si applica, anche in riferimento al presente articolo, quanto
previsto dall'articolo 4, comma 3, e dall'articolo 5, commi da 6 a 9
e comma 11.
10. Ai fini della misurazione della qualita' dell'aria ambiente, si
applicano i metodi di riferimento o i metodi equivalenti previsti
dall'allegato VI.



Art. 9


Piani e misure per il raggiungimento dei valori limite
e dei livelli critici, per il perseguimento dei valori obiettivo
e per il mantenimento del relativo rispetto

1. Se, in una o piu' aree all'interno di zone o di agglomerati, i
livelli degli inquinanti di cui all'articolo 1, comma 2, superano,
sulla base della valutazione di cui all'articolo 5, i valori limite
di cui all'allegato XI, le regioni e le province autonome, nel
rispetto dei criteri previsti all'appendice IV, adottano un piano che
contenga almeno gli elementi previsti all'allegato XV e che preveda
le misure necessarie ad agire sulle principali sorgenti di emissione
aventi influenza su tali aree di superamento ed a raggiungere i
valori limite nei termini prescritti. In caso di superamenti dopo i
termini prescritti all'allegato XI il piano deve essere integrato con
l'individuazione di misure atte a raggiungere i valori limite
superati nel piu' breve tempo possibile. Se, in una o piu' aree
all'interno di zone o di agglomerati, e' superato il valore obiettivo
previsto per il PM2,5 all'allegato XIV, il piano contiene, ove
individuabili, le misure che non comportano costi sproporzionati
necessarie a perseguirne il raggiungimento.
2. Se, in una o piu' aree all'interno di zone o di agglomerati, i
livelli degli inquinanti di cui all'articolo 1, comma 2, superano,
sulla base della valutazione di cui all'articolo 5, i valori
obiettivo di cui all'allegato XIII, le regioni e le province
autonome, adottano, anche sulla base degli indirizzi espressi dal
Coordinamento di cui all'articolo 20, le misure che non comportano
costi sproporzionati necessarie ad agire sulle principali sorgenti di
emissione aventi influenza su tali aree di superamento ed a
perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo entro il 31
dicembre 2012. Il perseguimento del valore obiettivo non comporta,
per gli impianti soggetti al decreto legislativo 18 febbraio 2005, n.
59, condizioni piu' rigorose di quelle connesse all'applicazione
delle migliori tecniche disponibili.
3. Le regioni e le province autonome adottano, anche sulla base
degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all'articolo 20, le
misure necessarie a preservare la migliore qualita' dell'aria
ambiente compatibile con lo sviluppo sostenibile nelle aree in cui,
sulla base della valutazione di cui all'articolo 5, i livelli degli
inquinanti di cui all'articolo 1, comma 2, rispettano i valori limite
e i valori obiettivo. Le misure interessano, anche in via preventiva,
le principali sorgenti di emissione che possono influenzare i livelli
degli inquinanti in tali aree e sono inserite, laddove adottati, nei
piani di cui al comma 1.
4. Se, in una o piu' aree all'interno di zone o di agglomerati, i
livelli degli inquinanti di cui all'articolo 1, comma 2, superano,
sulla base della valutazione di cui all'articolo 5, i livelli critici
di cui all'allegato XI, le regioni e le province autonome adottano,
anche sulla base degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui
all'articolo 20, le misure necessarie ad agire sulle principali
sorgenti di emissione aventi influenza su tali aree di superamento ed
a raggiungere i livelli critici nei termini prescritti.
5. I piani e le misure di cui ai commi 1, 2 e 4, relativi ad
un'area di superamento all'interno di una zona o di un agglomerato,
devono agire sull'insieme delle principali sorgenti di emissione,
puntuali o diffuse, aventi influenza su tale area anche se
localizzate in altre aree o in altre zone e agglomerati della regione
o della provincia autonoma.
6. Se lo stesso insieme di sorgenti di emissione determina il
superamento dei valori limite o dei valori obiettivo per piu'
inquinanti, le regioni e le province autonome predispongono un piano
integrato per tali inquinanti.
7. Ai fini dell'elaborazione e dell'attuazione dei piani previsti
dal presente articolo le regioni e le province autonome assicurano la
partecipazione degli enti locali interessati mediante opportune
procedure di raccordo e concertazione, ai sensi della normativa
vigente. Si provvede anche, con tali procedure, ad individuare e
coordinare, all'interno dei piani, i provvedimenti di attuazione
previsti dall'articolo 11, al fine di assicurare che gli stessi
concorrano in modo efficace e programmato all'attuazione dei piani.
Le regioni e le province autonome provvedono, nel rispetto del quadro
delle competenze amministrative in materia territoriale e ambientale,
con apposita normativa e comunque in conformita' al proprio
ordinamento, ad adottare i piani di cui al presente decreto,
assicurando il coordinamento di tali piani e degli obiettivi
stabiliti dagli stessi con gli altri strumenti di pianificazione
settoriale e con gli strumenti di pianificazione degli enti locali.
8. Nel caso in cui, sulla base di una specifica istruttoria svolta
da una regione o provincia autonoma, risulti che le principali
sorgenti di emissione aventi influenza su un'area di superamento sono
localizzate in una diversa regione o provincia autonoma, devono
essere adottate da entrambe le regioni o province autonome misure
coordinate finalizzate al raggiungimento dei valori limite o al
perseguimento dei valori obiettivo. Il Ministero dell'ambiente
promuove l'elaborazione e l'adozione di tali misure nell'ambito del
Coordinamento di cui all'articolo 20.
9. Nel caso in cui, sulla base di una specifica istruttoria svolta,
su richiesta di una o piu' regioni o province autonome, nell'ambito
del Coordinamento di cui all'articolo 20, risulti che, tutte le
possibili misure individuabili dalle regioni e dalle province
autonome nei propri piani di qualita' dell'aria non sono in grado di
assicurare il raggiungimento dei valori limite in aree di superamento
influenzate, in modo determinante, da sorgenti di emissione su cui le
regioni e le province autonome non hanno competenza amministrativa e
legislativa, si procede all'adozione di misure di carattere
nazionale. In tali casi e' convocato, presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri, su richiesta del Ministero dell'ambiente, un
comitato tecnico con il compito di presentare un programma di misure
di carattere nazionale alla cui elaborazione partecipano anche i
Ministeri aventi competenza su specifici settori emissivi, quali
trasporti, energia, inclusi gli usi civili, attivita' produttive e
agricoltura. Il programma e' approvato con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri. Il comitato e' istituito senza oneri a carico
dello Stato ed opera per il tempo strettamente necessario ad
elaborare il programma. Ai soggetti che partecipano, a qualsiasi
titolo, al comitati non e' dovuto alcun compenso o rimborso spese o
altro tipo di emolumento per tale partecipazione. Per lo svolgimento
di tale attivita' il Ministero dell'ambiente si avvale del supporto
dell'ISPRA e dell'ENEA.
10. Nelle zone e negli agglomerati per i quali la Commissione
europea conceda le deroghe previste dall'articolo 22 della direttiva
2008/50/CE secondo la procedura ivi disciplinata, i valori limite
previsti dall'allegato XI per il biossido di azoto ed il benzene si
applicano a partire dalla data individuata nella decisione della
Commissione e i valori limite previsti dall'allegato XI per il PM10
si applicano a partire dall'11 giugno 2011. Il Ministero
dell'ambiente cura, in accordo con la Presidenza del Consiglio dei
Ministri, l'esecuzione di tale procedura in collaborazione con le
regioni e le province autonome, coordinando le attivita' istruttorie
finalizzate a dimostrare i requisiti richiesti all'articolo 22 della
direttiva 2008/50/CE per la concessione delle deroghe. Il Ministero
dell'ambiente coordina, in particolare, l'adeguamento, da parte delle
regioni e delle province autonome, dei vigenti piani di qualita'
dell'aria al fine di introdurre gli elementi richiesti dall'articolo
22 della direttiva 2008/50/CE per la concessione delle deroghe e di
dimostrare che, presso tali zone e agglomerati, i valori limite
oggetto di deroga saranno rispettati entro i nuovi termini. Nel caso
in cui da una specifica istruttoria risulti che il rispetto dei nuovi
termini possa essere ottenuto solo con il contributo di misure di
carattere nazionale, il Ministero dell'ambiente presenta un programma
di misure alla cui elaborazione partecipano anche, sotto il
coordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, i
Ministeri aventi competenza su specifici settori emissivi, quali
trasporti, energia, inclusi gli usi civili, attivita' produttive e
agricoltura. Il programma e' approvato con decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri. Per lo svolgimento delle attivita'
istruttorie previste dal presente articolo il Ministero dell'ambiente
si avvale dell'ISPRA e dell'ENEA. Fino alla data di entrata in vigore
dei valori limite oggetto di deroga, le regioni e le province
autonome attuano, in tali zone e agglomerati, tutte le misure
necessarie a raggiungere e mantenere i livelli degli inquinanti
interessati al di sotto dei valori limite aumentati del relativo
margine di tolleranza massimo previsti dall'allegato XI.
11. Nella elaborazione dei piani previsti dal presente articolo e'
assicurata la coerenza con le prescrizioni contenute nella
pianificazione nazionale per la riduzione delle emissioni di gas
responsabili dell'effetto serra, nei piani e nei programmi adottati
ai sensi del decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 171, e del
decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 194, nei provvedimenti
regionali di attuazione dell'articolo 2, comma 167, della legge 24
dicembre 2007, n. 244, ed in tutti gli altri strumenti di
pianificazione e di programmazione regionali e locali, come i piani
energetici, i piani dei trasporti e i piani di sviluppo. Anche le
autorita' competenti all'elaborazione e all'aggiornamento di tali
piani, programmi e provvedimenti assicurano la coerenza degli stessi
con le prescrizioni contenute nei piani di qualita' dell'aria
previsti dal presente articolo.
12. I piani previsti dal presente articolo sono soggetti
all'obbligo di cui all'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo
n. 152 del 2006, esclusivamente nel caso in cui sia stata verificata
la condizione prevista dall'articolo 6, comma 1, di tale decreto
secondo la procedura ivi disciplinata all'articolo 12.



Art. 10


Piani per la riduzione del rischio di superamento
dei valori limite, dei valori obiettivo
e delle soglie di allarme

1. Le regioni e le province autonome adottano piani d'azione nei
quali si prevedono gli interventi da attuare nel breve termine per i
casi in cui insorga, presso una zona o un agglomerato, il rischio che
i livelli degli inquinanti di cui all'articolo 1, commi 2 e 3,
superino le soglie di allarme previste all'allegato XII. In caso di
rischio di superamento delle soglie di allarme di cui all'allegato
XII, paragrafo 2, i piani d'azione sono adottati se, alla luce delle
condizioni geografiche, meteorologiche ed economiche, la durata o la
gravita' del rischio o la possibilita' di ridurlo risultano, sulla
base di un'apposita istruttoria, significative.
2. Le regioni e le province autonome possono adottare piani
d'azione nei quali si prevedono gli interventi da attuare nel breve
termine per i casi in cui insorga, presso una zona o un agglomerato,
il rischio che i livelli degli inquinanti di cui all'articolo 1,
commi 2 e 3, superino i valori limite o i valori obiettivo previsti
dagli allegati VII e XI. All'adozione si procede nel caso in cui sia
possibile individuare le situazioni previste al comma 3.
3. Nei casi previsti al comma 2 i piani d'azione hanno ad oggetto
specifiche circostanze contingenti, non aventi carattere strutturale
o ricorrente, che possono causare un superamento o che possono
pregiudicare il processo di raggiungimento dei valori limite o di
perseguimento dei valori obiettivo e che, per effetto di tale natura,
non sono prevedibili e contrastabili attraverso i piani e le misure
di cui agli articoli 9 e 13.
4. Gli interventi previsti nei piani d'azione sono diretti a
ridurre il rischio o a limitare la durata del superamento. I piani
d'azione possono prevedere, se necessario per le finalita' di legge,
interventi finalizzati a limitare oppure a sospendere le attivita'
che contribuiscono all'insorgenza del rischio di superamento dei
valori limite, dei valori obiettivo e delle soglie di allarme. Gli
indirizzi formulati dalla Commissione europea ai sensi dell'articolo
24 della direttiva 2008/50/CE integrano i requisiti previsti dal
presente articolo per l'adozione dei piani d'azione.
5. Le regioni e le province autonome che adottano un piano d'azione
mettono a disposizione del pubblico, nei modi previsti all'articolo
18, le informazioni relative ai risultati dell'istruttoria svolta
circa la fattibilita' del piano e le informazioni relative ai
contenuti ed all'attuazione del piano. Nel pubblico sono inclusi i
soggetti previsti all'articolo 18, comma 4.
6. Ai fini dell'elaborazione e dell'attuazione dei piani previsti
dal presente articolo si applica l'articolo 9, comma 7.



Art. 11


Modalita' e procedure
di attuazione dei piani

1. I piani di cui agli articoli 9, 10 e 13 possono anche
individuare, con le modalita' e per le finalita' dagli stessi
previste:
a) criteri per limitare la circolazione dei veicoli a motore;
b) valori limite di emissione, prescrizioni per l'esercizio,
criteri di localizzazione ed altre condizioni di autorizzazione per
gli impianti di cui alla parte quinta, titolo I, del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152, secondo le relative disposizioni;
c) valori limite di emissione, prescrizioni per l'esercizio e
criteri di localizzazione per gli impianti di trattamento dei rifiuti
che producono emissioni in atmosfera;
d) valori limite di emissione, prescrizioni per l'esercizio e
criteri di localizzazione per gli impianti soggetti ad autorizzazione
integrata ambientale che producono emissioni in atmosfera;
e) valori limite di emissione, prescrizioni per l'esercizio,
caratteristiche tecniche e costruttive per gli impianti di cui alla
parte quinta, titolo II, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.
152, secondo le relative disposizioni;
f) limiti e condizioni per l'utilizzo dei combustibili ammessi
dalla parte quinta, titolo III, del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152, secondo le relative disposizioni e nel rispetto delle
competenze autorizzative attribuite allo Stato ed alle regioni;
g) limiti e condizioni per l'utilizzo di combustibili nei
generatori di calore sotto il valore di soglia di 0,035 MW nei casi
in cui l'allegato X alla parte quinta del decreto legislativo 3
aprile 2006, n. 152, prevede il potere dei piani regionali di
limitare l'utilizzo dei combustibili negli impianti termici civili;
h) prescrizioni per prevenire o limitare le emissioni in
atmosfera che si producono nel corso delle attivita' svolte presso
qualsiasi tipo di cantiere, incluso l'obbligo che le macchine mobili
non stradali ed i veicoli di cui all'articolo 47, comma 2, lett. c) -
categoria N2 e N3 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285,
utilizzati nei cantieri e per il trasporto di materiali da e verso il
cantiere rispondano alle piu' recenti direttive comunitarie in
materia di controllo delle emissioni inquinanti o siano dotati di
sistemi di abbattimento delle emissioni di materiale particolato;
i) prescrizioni per prevenire o limitare le emissioni in
atmosfera prodotte dalle navi all'ormeggio;
l) misure specifiche per tutelare la popolazione infantile e gli
altri gruppi sensibili della popolazione;
m) prescrizioni per prevenire o limitare le emissioni in
atmosfera che si producono nel corso delle attivita' e delle pratiche
agricole relative a coltivazioni, allevamenti, spandimento dei
fertilizzanti e degli effluenti di allevamento, ferma restando
l'applicazione della normativa vigente in materia di rifiuti,
combustibili, fertilizzanti, emissioni in atmosfera e tutela
sanitaria e fito-sanitaria;
n) prescrizioni di limitazione delle combustioni all'aperto, in
particolare in ambito agricolo, forestale e di cantiere, ferma
restando l'applicazione della normativa vigente in materia di
rifiuti, combustibili, emissioni in atmosfera e tutela sanitaria e
fito-sanitaria.
2. Con decreto del Ministero dell'ambiente, di concerto con i
Ministeri competenti per materia, sentita la Conferenza Unificata,
possono essere emanate linee guida per l'individuazione delle misure
di cui al comma 1 relativamente ai settori non disciplinati da norme
statali.
3. All'attuazione delle previsioni contenute nei piani in merito
alla limitazione della circolazione dei veicoli a motore, ai sensi
del comma 1, lettera a), provvedono i sindaci o la diversa autorita'
individuata dalle regioni o dalle province autonome. In caso di
inerzia, provvedono in via sostitutiva le regioni o le province
autonome o la diversa autorita' individuata dalle regioni o dalle
province autonome ai sensi della vigente normativa regionale. La
normativa regionale stabilisce idonee forme di raccordo e
coordinamento tra regioni o province autonome ed autorita' competente
ad adottare i provvedimenti di limitazione della circolazione. Le
modalita' e la durata delle limitazioni devono essere funzionali alle
finalita' dei diversi piani di cui agli articoli 9, 10 e 13. Le
ordinanze di cui all'articolo 7, comma 1, lettere a) e b), del
decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, possono essere adottate
dai sindaci per motivi connessi all'inquinamento atmosferico nei casi
e con i criteri previsti dal presente comma. Resta fermo, in assenza
dei piani di cui agli articoli 9, 10 e 13 o qualora i piani non
individuino i casi ed i criteri di limitazione della circolazione dei
veicoli a motore, il potere del sindaco di imporre tali limitazioni
per motivi connessi all'inquinamento atmosferico attraverso le
ordinanze previste dal decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. I
sindaci possono comunque vietare la circolazione nei centri abitati
per tutti gli autoveicoli che non hanno effettuato il controllo
almeno annuale delle emissioni secondo la procedure fissate dal
decreto Ministro dei trasporti e della navigazione 5 febbraio 1996.
4. All'attuazione delle previsioni contenute nei piani ai sensi del
comma 1, lettere b), e) e f), provvedono le autorita' competenti per
l'autorizzazione o per i controlli ai sensi della parte quinta,
titoli I, II e III, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,
nei modi ivi previsti. All'attuazione delle previsioni contenute nei
piani ai sensi del comma 1, lettere c) e d), provvedono le autorita'
competenti al rilascio delle autorizzazioni ivi indicate.
5. All'attuazione delle previsioni contenute nei piani, nei casi
non previsti dai commi 3 e 4, procedono le regioni, le province
autonome e gli enti locali mediante provvedimenti adottati sulla base
dei poteri attribuiti dalla legislazione statale e regionale. Resta
ferma, a tal fine, la ripartizione dei poteri previsti dalla vigente
normativa.
6. Le previsioni contenute nei piani in merito ai cantieri, ai
sensi del comma 1, lettera h), sono altresi' inserite come
prescrizioni nelle decisioni di valutazione di impatto ambientale
adottate dalle autorita' competenti ai fini della realizzazione delle
opere sottoposte a tale procedura di valutazione.
7. Le modalita' e le procedure di attuazione previste dal presente
articolo si applicano anche in caso di misure adottate ai sensi degli
articoli 9 e 13 al di fuori dei piani regionali.



Art. 12


Obbligo di concentrazione dell'esposizione
e obiettivo nazionale di riduzione
dell'esposizione per il PM2,5

1. In relazione ai livelli di PM2,5 nell'aria ambiente, le regioni
e le province autonome adottano, sulla base degli indirizzi espressi
dal Coordinamento di cui all'articolo 20, le misure necessarie ad
assicurare il rispetto dell'obbligo di concentrazione
dell'esposizione di cui all'allegato XIV e le misure che non
comportano costi sproporzionati necessarie a perseguire il
raggiungimento dell'obiettivo nazionale di riduzione dell'esposizione
disciplinato dal medesimo allegato.
2. Al fine di calcolare se l'obbligo di concentrazione
dell'esposizione e l'obiettivo nazionale di riduzione
dell'esposizione di cui al comma 1 sono stati rispettati si utilizza
l'indicatore di esposizione media di cui all'allegato XIV. Tale
indicatore e' fissato sulla base di misurazioni effettuate da
stazioni di fondo ubicate in siti fissi di campionamento urbani, il
cui numero, non inferiore a quello previsto all'allegato V, paragrafo
2, e la cui distribuzione in zone e agglomerati dell'intero
territorio devono essere tali da riflettere in modo adeguato
l'esposizione della popolazione. Tali stazioni sono scelte con
decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro della
salute e sentita la Conferenza unificata di cui al decreto
legislativo n. 281 del 1997, nell'ambito delle reti di misura
regionali, in modo da individuare le variazioni geografiche e
l'andamento a lungo termine delle concentrazioni.



Art. 13


Gestione della qualita' dell'aria ambiente
in relazione all'ozono

1. Se, in una o piu' aree all'interno di zone o di agglomerati, i
livelli dell'ozono superano, sulla base della valutazione di cui
all'articolo 8, i valori obiettivo di cui all'allegato VII, le
regioni e le province autonome adottano, anche sulla base degli
indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all'articolo 20, le
misure che non comportano costi sproporzionati necessarie ad agire
sulle principali sorgenti di emissione aventi influenza su tali aree
ed a perseguire il raggiungimento dei valori obiettivo nei termini
prescritti. Tali misure devono essere previste in un piano, adottato
nel rispetto dei criteri di cui all'appendice IV, che contenga almeno
gli elementi di cui all'allegato XV e che tenga anche conto delle
misure contenute nel programma nazionale di riduzione delle emissioni
di cui al decreto legislativo n. 171 del 2004. Il piano deve essere
integrato con i piani di qualita' dell'aria di cui all'articolo 9.
2. Se, in una o piu' aree all'interno di zone o di agglomerati, i
livelli dell'ozono superano, sulla base della valutazione di cui
all'articolo 8, gli obiettivi a lungo termine e sono inferiori o
uguali ai valori obiettivo di cui all'allegato VII, le regioni e le
province autonome adottano, anche sulla base degli indirizzi espressi
dal Coordinamento di cui all'articolo 20, le misure che non
comportano costi sproporzionati necessarie ad agire sulle principali
sorgenti di emissione aventi influenza su tali aree ed a perseguire
il raggiungimento degli obiettivi a lungo termine nei termini
prescritti. Tali misure devono essere coerenti con quelle previste
nel piano di cui al comma 1, nei piani di qualita' dell'aria di cui
all'articolo 9 e nel programma nazionale di riduzione delle emissioni
di cui al decreto legislativo n. 171 del 2004.
3. Le regioni e le province autonome adottano, anche sulla base
degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui all'articolo 20, e
nella misura in cui cio' sia consentito da fattori come la natura
transfrontaliera dell'inquinamento da ozono e le condizioni
meteorologiche, le misure necessarie a preservare la migliore
qualita' dell'aria ambiente compatibile con lo sviluppo sostenibile
ed a garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e della
salute umana nelle aree in cui, sulla base della valutazione di cui
all'articolo 8, i livelli dell'ozono sono inferiori o uguali agli
obiettivi a lungo termine. Le misure interessano, anche in via
preventiva, le principali sorgenti di emissione che possono
influenzare i livelli dell'ozono in tali aree.
4. Si applica, anche in relazione ai piani e alle misure previste
dal presente articolo, quanto disposto dall'articolo 9, commi 6, 7,
8, 9, 11 e 12.



Art. 14


Misure per il superamento delle soglie
di informazione e di allarme

1. Se, in una zona o in un agglomerato, i livelli degli inquinanti
superano, sulla base delle valutazioni di cui agli articoli 5 e 8, la
soglia di informazione o una soglia di allarme prevista all'allegato
XII, le regioni o le province autonome adottano tutti i provvedimenti
necessari per informare il pubblico in modo adeguato e tempestivo
attraverso radio, televisione, stampa, internet o qualsiasi altro
opportuno mezzo di comunicazione.
2. In caso di superamento della soglia di informazione o delle
soglie di allarme, le regioni e le province autonome trasmettono al
Ministero dell'ambiente informazioni circa i livelli misurati e la
durata del superamento entro lo stesso termine previsto all'articolo
19, comma 8, lettera a), numero 1). Il Ministero dell'ambiente
comunica tali informazioni alla Commissione europea e al Ministero
della salute nei termini previsti all'articolo 19, comma 9, lettera
e), in caso di soglie riferite all'ozono, ed entro tre mesi dalla
data della misurazione in caso di soglie riferite ad altri
inquinanti.



Art. 15


Esclusioni

1. Le regioni e le province autonome comunicano al Ministero
dell'ambiente, per l'approvazione e per il successivo invio alla
Commissione europea, l'elenco delle zone e degli agglomerati in cui,
relativamente ad un determinato anno, i livelli degli inquinanti
previsti all'articolo 1, comma 2, superano i rispettivi valori limite
o livelli critici a causa del contributo di fonti naturali. La
comunicazione e' accompagnata da informazioni sui livelli degli
inquinanti e le relative fonti e contiene gli elementi atti a
dimostrare il contributo dato dalle fonti naturali ai superamenti,
sulla base degli indirizzi espressi dal Coordinamento di cui
all'articolo 20 ed utilizzando, ove esistenti, gli indirizzi
formulati dalla Commissione europea. I superamenti oggetto di tale
comunicazione non rilevano ai sensi del presente decreto.
2. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il
Ministro della salute, sentita la Conferenza unificata di cui al
decreto legislativo n. 281 del 1997, sono stabiliti i criteri per la
valutazione del contributo di cui al comma 1.
3. Le regioni e le province autonome comunicano al Ministero
dell'ambiente, per l'approvazione e per il successivo invio alla
Commissione europea, l'elenco delle zone e degli agglomerati in cui i
livelli del PM10 superano il rispettivo valore limite per effetto
della risospensione del particolato a seguito della sabbiatura o
della salatura delle strade nella stagione invernale. La
comunicazione e' accompagnata da informazioni sui livelli del PM10 e
le relative fonti e contiene gli elementi atti a dimostrare che il
superamento e' dovuto a tale risospensione e che sono state comunque
adottate misure ragionevoli per ridurre i livelli. I superamenti
dovuti a tale risospensione non impongono l'adozione dei piani di cui
agli articoli 9 e 10, ferma restando l'adozione di ragionevoli misure
di riduzione da individuare anche sulla base degli indirizzi espressi
dal Coordinamento di cui all'articolo 20 ed utilizzando, ove
esistenti, gli indirizzi formulati dalla Commissione europea, e
l'integrale applicazione del presente decreto ai superamenti dei
livelli del PM10 dovuti ad altre cause.



Art. 16


Inquinamento transfrontaliero

1. In caso di superamento di un valore limite aumentato del margine
di tolleranza, di un valore obiettivo, di una soglia di allarme o di
un obiettivo a lungo termine, a causa del trasporto transfrontaliero
di quantitativi significativi di sostanze inquinanti o dei relativi
precursori, il Ministero dell'ambiente, d'intesa con le regioni e le
province autonome interessate, provvede a consultare le autorita'
competenti degli Stati appartenenti all'Unione europea che risultano
coinvolti al fine di individuare le iniziative da avviare in modo
congiunto per eliminare il superamento attraverso provvedimenti
adeguati e proporzionati. In tal caso possono essere adottati piani
comuni, da attuare in modo coordinato, per il raggiungimento dei
valori limite ed il perseguimento dei valori obiettivo e degli
obiettivi a lungo termine. All'adozione dei piani provvedono le
regioni e le province autonome interessate, d'intesa con il Ministero
dell'ambiente.
2. In caso di rischio di superamento di un valore limite o di un
valore obiettivo di cui agli allegati VII e XI o di una soglia di
allarme di cui all'allegato XII presso zone di Stati appartenenti
all'Unione europea, prossime ai confini nazionali, sono adottati, nei
casi e nei limiti previsti dall'articolo 10, piani d'azione a breve
termine comuni che si applicano alle zone confinanti degli Stati
coinvolti. All'adozione dei piani provvedono le regioni e le province
autonome interessate, d'intesa con il Ministero dell'ambiente. Il
Ministero dell'ambiente riceve le richieste di piani comuni che gli
Stati confinanti in cui sussiste tale rischio di superamento
trasmettano all'Italia ed invia agli Stati confinanti, anche su
indicazione della regione o della provincia autonoma interessata, le
richieste di piani comuni nel caso in cui tale rischio sussista nel
proprio territorio. In presenza di zone di Stati appartenenti
all'Unione europea, prossime ai confini nazionali, presso le quali e'
stato adottato un piano d'azione a breve termine, le regioni e le
province autonome interessate, d'intesa con il Ministero
dell'ambiente, assicurano l'invio di tutte le informazioni utili alle
autorita' competenti dello Stato confinante.
3. In caso di superamento delle soglie di informazione o delle
soglie di allarme di cui al presente decreto in zone o agglomerati
prossimi ai confini nazionali, le regioni e le province autonome
interessate, d'intesa con il Ministero dell'ambiente, provvedono a
informare tempestivamente le autorita' competenti degli Stati
confinanti appartenenti all'Unione europea, anche al fine di
consentire che tali informazioni possano essere rese disponibili al
pubblico.
4. Nell'esecuzione degli adempimenti previsti dai commi precedenti
devono essere altresi' assunte, ove opportuno, le iniziative utili ad
assicurare una cooperazione con Stati non appartenenti all'Unione
europea, con particolare riferimento a quelli confinanti ed a quelli
che sono candidati all'adesione.



Art. 17


Qualita' della valutazione
in materia di aria ambiente

1. Con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il
Ministro della salute, adottato ai sensi dell'articolo 17, comma 3,
della legge 13 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore del presente decreto, sulla base delle linee guida
tecniche dell'ISPRA, sono stabilite:
a) le procedure di garanzia di qualita' previste per verificare
il rispetto della qualita' delle misure dell'aria ambiente;
b) le procedure per l'approvazione degli strumenti di
campionamento e misura della qualita' dell'aria.
2. Le procedure di approvazione previste al comma 1 sono
finalizzate ad accertare e ad attestare che gli strumenti di
campionamento e misura soddisfano i requisiti fissati dal presente
decreto.
3. Le regioni e le province autonome o, su delega, le agenzie
regionali per la protezione dell'ambiente, effettuano le attivita' di
controllo volte ad accertare che il gestore delle stazioni di
misurazione rispetti le procedure di garanzia di qualita' di cui al
comma 1, lettera a). Ai fini di tale controllo, si verifica anche se
il gestore abbia partecipato ai programmi di cui al comma 4 ed abbia
applicato le eventuali correzioni prescritte dal laboratorio
nazionale di riferimento designato ai sensi del comma 8.
4. Il laboratorio nazionale di riferimento designato ai sensi del
comma 8 organizza, con adeguata periodicita', programmi di
intercalibrazione su base nazionale correlati a quelli comunitari ai
quali devono partecipare tutti i gestori delle stazioni di
misurazione utilizzate ai fini del presente decreto. Nel caso in cui
i risultati della intercalibrazione per una o piu' stazioni non siano
conformi, tale laboratorio nazionale indica al gestore le correzioni
da apportare.
5. Le approvazioni degli strumenti di campionamento e misura, sulla
base delle procedure previste dal comma 1, lettera b) e
l'approvazione dei metodi di analisi della qualita' dell'aria
equivalenti a quelli di riferimento, con le modalita' previste
dall'allegato VI, competono ai laboratori pubblici accreditati
secondo le procedure stabilite dalla norma ISO/IEC 17025 nella
versione piu' aggiornata al momento dell'accreditamento in relazione
al pertinente metodo previsto da tale allegato. Tali laboratori
accettano, previa verifica della documentazione, i rapporti delle
prove condotte da laboratori privati accreditati secondo le procedure
stabilite dalla norma ISO/IEC 17025 nella versione piu' aggiornata al
momento dell'accreditamento in relazione al pertinente metodo
previsto da tale allegato. Non e' ammessa l'approvazione di strumenti
e metodi da parte di laboratori che possiedono diritti sui medesimi;
il laboratorio che procede all'approvazione dichiara con apposito
atto, da allegare alla documentazione di approvazione, di non
possedere diritti sullo strumento o sul metodo approvato.
6. L'Istituto nazionale di ricerca metrologica (I.N.RI.M) assicura
la certificazione dei campioni primari e di riferimento, nonche' la
preparazione ed il mantenimento dei campioni primari e di riferimento
delle miscele gassose di inquinanti. In tale certificato si
determinano la composizione chimica, la concentrazione, la purezza,
le proprieta' fisiche o le particolari caratteristiche tecniche del
campione.
7. Il laboratorio nazionale di riferimento designato ai sensi del
comma 8 assicura la partecipazione alle attivita' di
intercalibrazione a livello comunitario per gli inquinanti
disciplinati dal presente decreto.
8. Con decreto del Ministro dell'ambiente sono individuati uno o
piu' laboratori nazionali di riferimento tra quelli pubblici
accreditati secondo la norma ISO/IEC 17025 per i metodi previsti dal
presente decreto, sono designate le relative funzioni e sono
stabiliti i relativi obblighi di comunicazione nei confronti del
Ministero dell'ambiente.
9. Fino alla data di entrata in vigore del decreto previsto al
comma 8 le funzioni di cui ai commi 4 e 7 sono assicurate dai
soggetti a tal fine competenti ai sensi del decreto del Ministro
dell'ambiente 20 settembre 2002.



Art. 18


Informazione del pubblico

1. Le amministrazioni e gli altri enti che esercitano le funzioni
previste dal presente decreto assicurano, per quanto di competenza,
l'accesso del pubblico e la diffusione al pubblico delle seguenti
informazioni:
a) le informazioni relative alla qualita' dell'aria ambiente
previste all'allegato XVI;
b) le decisioni con le quali sono concesse o negate le deroghe
previste all'articolo 9, comma 10;
c) i piani di qualita' dell'aria previsti all'articolo 9 e
all'articolo 13 e le misure di cui all'articolo 9, comma 2, e di cui
all'articolo 13, comma 2;
d) i piani di azione previsti all'articolo 10;
e) le autorita' e gli organismi titolari dei compiti tecnici di
cui all'articolo 17.
2. Per l'accesso alle informazioni si applica il decreto
legislativo n. 195 del 2005. Per la diffusione al pubblico si
utilizzano la radiotelevisione, la stampa, le pubblicazioni, i
pannelli informativi, le reti informatiche o altri strumenti di
adeguata potenzialita' e di facile accesso, senza oneri aggiuntivi
per il pubblico. Le informazioni diffuse al pubblico devono essere
aggiornate e precise e devono essere rese in forma chiara e
comprensibile. I piani e un documento riepilogativo delle misure di
cui al comma 1, lettera c), devono essere, in tutti i casi,
pubblicati su pagina web. E' assicurato, nei modi previsti
dall'articolo 9 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 32,
l'accesso del pubblico ai servizi di rete per le informazioni di cui
al presente articolo che ricadano tra i dati territoriali
disciplinati dal predetto decreto e che siano prodotti e gestiti in
conformita' allo stesso.
3. Le regioni e le province autonome elaborano e mettono a
disposizione del pubblico relazioni annuali aventi ad oggetto tutti
gli inquinanti disciplinati dal presente decreto e contenenti una
sintetica illustrazione circa i superamenti dei valori limite, dei
valori obiettivo, degli obiettivi a lungo termine, delle soglie di
informazione e delle soglie di allarme con riferimento ai periodi di
mediazione previsti, con una sintetica valutazione degli effetti di
tali superamenti. Le relazioni possono includere ulteriori
informazioni e valutazioni in merito alla tutela delle foreste e
informazioni su altri inquinanti per cui il presente decreto prevede
la misurazione, tra cui i precursori dell'ozono di cui all'allegato
X, parte 2.
4. Sono inclusi tra il pubblico, agli effetti del presente
articolo, anche le associazioni ambientaliste, le associazioni dei
consumatori, le associazioni che rappresentano gli interessi di
gruppi sensibili della popolazione, nonche' gli altri organismi
sanitari e le associazioni di categoria interessati.
5. I soggetti pubblici e privati che procedono, anche al di fuori
dei casi previsti dal presente articolo, alla pubblicazione o ad
altre forme di diffusione al pubblico di dati inerenti i livelli
rilevati da stazioni di misurazione della qualita' dell'aria ambiente
devono contestualmente indicare, in forma chiara, comprensibile e
documentata, se tali livelli sono stati misurati in conformita' ai
criteri ed alle modalita' previsti dal presente decreto oppure in
modo difforme.



Art. 19


Relazioni e comunicazioni

1. Fatto salvo quanto previsto per le sostanze inquinanti oggetto
delle comunicazioni disciplinate ai commi 3, 5 e 7, le regioni e le
province autonome trasmettono i seguenti dati ed informazioni al
Ministero dell'ambiente ed all'ISPRA:
a) per le zone di cui all'articolo 9, comma 1:
1) entro sei mesi dalla fine di ciascun anno, i livelli che
superano i valori limite oltre il margine di tolleranza o che
superano i valore limite degli inquinanti per i quali non e'
stabilito un margine di tolleranza, le date o i periodi in cui il
superamento si e' verificato, nonche' i valori misura [ . . . ]

TESTO INTEGRALE DISPONIBILE
PER GLI UTENTI REGISTRATI


Consiglia questa pagina ai tuoi amici
 
Sika® Safe
inc
Malte Tecniche
inc

NEWS NORMATIVA

Codice Appalti, Unionsoa: per ripartire servono regole certe

16/04 - Codice Appalti, Unionsoa: per ripartire servono regole certe

Semplificare, digitalizzare, porre fine alla grande incertezza. Le richieste per attuare il PNRR

15/04 - Recovery Plan, imprese edili e Comuni chiedono di potenziare gli enti e semplificare le procedure

Da Ance e Anci proposte su appalti, efficienza dell’amministrazione pubblica e rigenerazione urbana


Rivestimenti pietra naturale e ricostruita_Marketplace
inc
Vimec
inc

inc