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Scheda Normativa

Norme Correlate

Legge dello Stato 05/05/ 2009 n. 42

Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della Costituzione

Decreto Legislativo 28/05/2010 n. 85

(Gazzetta ufficiale 11/06/2010 n. 134)

Attribuzione a comuni, province, citta' metropolitane e regioni di un proprio patrimonio, in attuazione dell'articolo 19 della legge 5 maggio 2009, n. 42

Entrata in vigore del provvedimento: 26/06/2010

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76, 87, quinto comma, 117 e 119 della
Costituzione;
Vista la legge 5 maggio 2009, n. 42, recante delega al Governo in
materia di federalismo fiscale, in attuazione dell'articolo 119 della
Costituzione, e in particolare l'articolo 19, relativo al patrimonio
di comuni, province, citta' metropolitane e regioni;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 17 dicembre 2009;
Considerato il mancato raggiungimento dell'intesa in sede di
Conferenza unificata ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo
28 agosto 1997, n. 281;
Visto il parere favorevole della Conferenza Stato-citta' ed
autonomie locali espresso ai sensi dell'articolo 9, comma 6, lettera
c), del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, nella seduta del
4 marzo 2010, sul testo concordato nel corso della medesima seduta;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 12 marzo 2010, di approvazione della relazione prevista
dall'articolo 2, comma 3, terzo e quarto periodo, della legge 5
maggio 2009, n. 42;
Visti il parere della Commissione parlamentare per l'attuazione del
federalismo fiscale di cui all'articolo 3 della legge 5 maggio 2009,
n. 42, e i pareri delle Commissioni parlamentari competenti per le
conseguenze di carattere finanziario della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella
riunione del 20 maggio 2010;
Sulla proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, del
Ministro per le riforme per il federalismo, del Ministro per la
semplificazione normativa, del Ministro per i rapporti con le regioni
e del Ministro per le politiche europee, di concerto con il Ministro
dell'interno e con il Ministro per la pubblica amministrazione e
l'innovazione;

Emana


il seguente decreto legislativo:

Art. 1


Oggetto

1. Nel rispetto della Costituzione, con le disposizioni del
presente decreto legislativo e con uno o piu' decreti attuativi del
Presidente del Consiglio dei Ministri sono individuati i beni statali
che possono essere attribuiti a titolo non oneroso a Comuni,
Province, Citta' metropolitane e Regioni.
2. Gli enti territoriali cui sono attribuiti i beni sono tenuti a
garantirne la massima valorizzazione funzionale.



Art. 2


Parametri per l'attibuzione del patrimonio

1. Lo Stato, previa intesa conclusa in sede di Conferenza
Unificata, individua i beni da attribuire a titolo non oneroso a:
Comuni, Province, Citta' metropolitane e Regioni, secondo criteri di
territorialita', sussidiarieta', adeguatezza, semplificazione,
capacita' finanziaria, correlazione con competenze e funzioni,
nonche' valorizzazione ambientale, in base a quanto previsto
dall'articolo 3.
2. Gli enti locali in stato di dissesto finanziario ai sensi
dell'articolo 244 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli
enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
fino a quando perdura lo stato di dissesto, non possono alienare i
beni ad essi attribuiti, che possono essere utilizzati solo per
finalita' di carattere istituzionale.
3. In applicazione del principio di sussidiarieta', nei casi
previsti dall'articolo 3, qualora un bene non sia attribuito a un
ente territoriale di un determinato livello di governo, lo Stato
procede, sulla base delle domande avanzate, all'attribuzione del
medesimo bene a un ente territoriale di un diverso livello di
governo.
4. L'ente territoriale, a seguito del trasferimento, dispone del
bene nell'interesse della collettivita' rappresentata ed e' tenuto a
favorire la massima valorizzazione funzionale del bene attribuito, a
vantaggio diretto o indiretto della medesima collettivita'
territoriale rappresentata. Ciascun ente assicura l'informazione
della collettivita' circa il processo di valorizzazione, anche
tramite divulgazione sul proprio sito internet istituzionale. Ciascun
ente puo' indire forme di consultazione popolare, anche in forma
telematica, in base alle norme dei rispettivi Statuti.
5. I beni statali sono attribuiti, a titolo non oneroso, a Comuni,
Province, Citta' metropolitane e Regioni, anche in quote indivise,
sulla base dei seguenti criteri:
a) sussidiarieta', adeguatezza e territorialita'. In applicazione
di tali criteri, i beni sono attribuiti, considerando il loro
radicamento sul territorio, ai Comuni, salvo che per l'entita' o
tipologia del singolo bene o del gruppo di beni, esigenze di
carattere unitario richiedano l'attribuzione a Province, Citta'
metropolitane o Regioni quali livelli di governo maggiormente idonei
a soddisfare le esigenze di tutela, gestione e valorizzazione tenendo
conto del rapporto che deve esistere tra beni trasferiti e funzioni
di ciascun livello istituzionale;
b) semplificazione. In applicazione di tale criterio, i beni
possono essere inseriti dalle Regioni e dagli enti locali in processi
di alienazione e dismissione secondo le procedure di cui all'articolo
58 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133. A tal fine, per
assicurare la massima valorizzazione dei beni trasferiti, la
deliberazione da parte dell'ente territoriale di approvazione del
piano delle alienazioni e valorizzazioni e' trasmessa ad un'apposita
Conferenza di servizi, che opera ai sensi degli articoli 14, 14-bis,
14-ter e 14-quater della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni, a cui partecipano il Comune, la Provincia, la Citta'
metropolitana e la Regione interessati, volta ad acquisire le
autorizzazioni, gli assensi e le approvazioni comunque denominati
necessari alla variazione di destinazione urbanistica. Sono fatte
salve le procedure e le determinazioni adottate da organismi
istituiti da leggi regionali, con le modalita' ivi stabilite. La
determinazione finale della Conferenza di servizi costituisce
provvedimento unico di autorizzazione delle varianti allo strumento
urbanistico generale e ne fissa i limiti e i vincoli;
c) capacita' finanziaria, intesa come idoneita' finanziaria
necessaria a soddisfare le esigenze di tutela, gestione e
valorizzazione dei beni;
d) correlazione con competenze e funzioni, intesa come
connessione tra le competenze e le funzioni effettivamente svolte o
esercitate dall'ente cui e' attribuito il bene e le esigenze di
tutela, gestione e valorizzazione del bene stesso;
e) valorizzazione ambientale. In applicazione di tale criterio la
valorizzazione del bene e' realizzata avendo riguardo alle
caratteristiche fisiche, morfologiche, ambientali, paesaggistiche,
culturali e sociali dei beni trasferiti, al fine di assicurare lo
sviluppo del territorio e la salvaguardia dei valori ambientali.



Art. 3


Attribuzione e trasferimento dei beni

1. Ferme restando le funzioni amministrative gia' conferite agli
enti territoriali in base alla normativa vigente, con uno o piu'
decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del
Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro
per le riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con
le Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia, adottati
entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente
decreto legislativo:
a) sono trasferiti alle Regioni, unitamente alle relative
pertinenze, i beni del demanio marittimo di cui all'articolo 5, comma
1, lettera a) ed i beni del demanio idrico di cui all'articolo 5,
comma 1, lettera b), salvo quanto previsto dalla lettera b) del
presente comma;
b) sono trasferiti alle Province, unitamente alle relative
pertinenze, i beni del demanio idrico di cui all'articolo 5, comma 1,
lettera b), limitatamente ai laghi chiusi privi di emissari di
superficie che insistono sul territorio di una sola Provincia, e le
miniere di cui all'articolo 5, comma 1, lettera d), che non
comprendono i giacimenti petroliferi e di gas e le relative
pertinenze nonche' i siti di stoccaggio di gas naturale e le relative
pertinenze.
2. Una quota dei proventi dei canoni ricavati dalla utilizzazione
del demanio idrico trasferito ai sensi della lettera a) del comma 1,
tenendo conto dell'entita' delle risorse idriche che insistono sul
territorio della Provincia e delle funzioni amministrative esercitate
dalla medesima, e' destinata da ciascuna Regione alle Province, sulla
base di una intesa conclusa fra la Regione e le singole Province sul
cui territorio insistono i medesimi beni del demanio idrico. Decorso
un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto senza
che sia stata conclusa la predetta intesa, il Governo determina,
tenendo conto dei medesimi criteri, la quota da destinare alle
singole Province, attraverso l'esercizio del potere sostitutivo di
cui all'articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.
3. Salvo quanto previsto dai commi 1 e 2, i beni sono individuati
ai fini dell'attribuzione ad uno o piu' enti appartenenti ad uno o
piu' livelli di governo territoriale mediante l'inserimento in
appositi elenchi contenuti in uno o piu' decreti del Presidente del
Consiglio dei Ministri adottati entro centottanta giorni dalla data
di entrata in vigore del presente decreto legislativo, previa intesa
sancita in sede di Conferenza Unificata ai sensi dell'articolo 3 del
decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, su proposta del Ministro
dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro per le
riforme per il federalismo, con il Ministro per i rapporti con le
Regioni e con gli altri Ministri competenti per materia, sulla base
delle disposizioni di cui agli articoli 1 e 2 del presente decreto
legislativo. I beni possono essere individuati singolarmente o per
gruppi. Gli elenchi sono corredati da adeguati elementi informativi,
anche relativi allo stato giuridico, alla consistenza, al valore del
bene, alle entrate corrispondenti e ai relativi costi di gestione e
acquistano efficacia dalla data della pubblicazione dei decreti del
Presidente del Consiglio dei Ministri nella Gazzetta Ufficiale.
4. Sulla base dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri
di cui al comma 3, le Regioni e gli enti locali che intendono
acquisire i beni contenuti negli elenchi di cui al comma 3
presentano, entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data
di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dei citati decreti,
un'apposita domanda di attribuzione all'Agenzia del demanio. Le
specifiche finalita' e modalita' di utilizzazione del bene, la
relativa tempistica ed economicita' nonche' la destinazione del bene
medesimo sono contenute in una relazione allegata alla domanda,
sottoscritta dal rappresentante legale dell'ente. Per i beni che
negli elenchi di cui al comma 3 sono individuati in gruppi, la
domanda di attribuzione deve riferirsi a tutti i beni compresi in
ciascun gruppo e la relazione deve indicare le finalita' e le
modalita' prevalenti di utilizzazione. Sulla base delle richieste di
assegnazione pervenute e' adottato, entro i successivi sessanta
giorni, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze,
sentite le Regioni e gli enti locali interessati, un ulteriore
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, riguardante
l'attribuzione dei beni, che produce effetti dalla data di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale e che costituisce titolo per
la trascrizione e per la voltura catastale dei beni a favore di
ciascuna Regione o ciascun ente locale.
5.Qualora l'ente territoriale non utilizzi il bene nel rispetto
delle finalita' e dei tempi indicati nella relazione di cui al comma
4, il Governo esercita il potere sostitutivo di cui all'articolo 8
della legge 5 giugno 2003, n. 131, ai fini di assicurare la migliore
utilizzazione del bene, anche attraverso il conferimento al
patrimonio vincolato di cui al comma 6.
6. I beni per i quali non e' stata presentata la domanda di cui al
comma 4 del presente articolo ovvero al comma 3 dell'articolo 2,
confluiscono, in base ad un decreto del Presidente del Consiglio dei
Ministri adottato con la procedura di cui al comma 3, in un
patrimonio vincolato affidato all'Agenzia del demanio o
all'amministrazione che ne cura la gestione, che provvede alla
valorizzazione e alienazione degli stessi beni, d'intesa con le
Regioni e gli Enti locali interessati, sulla base di appositi accordi
di programma o protocolli di intesa. Decorsi trentasei mesi dalla
data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto di
inserimento nel patrimonio vincolato, i beni per i quali non si e'
proceduto alla stipula degli accordi di programma ovvero dei
protocolli d'intesa rientrano nella piena disponibilita' dello Stato
e possono essere comunque attribuiti con i decreti di cui
all'articolo 7.



Art. 4


Status dei beni

1. I beni, trasferiti con tutte le pertinenze, accessori, oneri e
pesi, salvo quanto previsto dall'articolo 111 del codice di procedura
civile, entrano a far parte del patrimonio disponibile dei Comuni,
delle Province, delle Citta' metropolitane e delle Regioni, ad
eccezione di quelli appartenenti al demanio marittimo, idrico e
aeroportuale, che restano assoggettati al regime stabilito dal codice
civile, nonche' alla disciplina di tutela e salvaguardia dettata dal
medesimo codice, dal codice della navigazione, dalle leggi regionali
e statali e dalle norme comunitarie di settore, con particolare
riguardo a quelle di tutela della concorrenza. Ove ne ricorrano i
presupposti, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di
attribuzione di beni demaniali diversi da quelli appartenenti al
demanio marittimo, idrico e aeroportuale, puo' disporre motivatamente
il mantenimento dei beni stessi nel demanio o l'inclusione nel
patrimonio indisponibile. Per i beni trasferiti che restano
assoggettati al regime dei beni demaniali ai sensi del presente
articolo, l'eventuale passaggio al patrimonio e' dichiarato
dall'amministrazione dello Stato ai sensi dell'articolo 829, primo
comma, del codice civile. Sui predetti beni non possono essere
costituiti diritti di superficie.
2. Il trasferimento dei beni ha effetto dalla data di pubblicazione
nella Gazzetta Ufficiale dei decreti del Presidente del Consiglio dei
Ministri di cui all'articolo 3, commi 1 e 4, quarto periodo. Il
trasferimento ha luogo nello stato di fatto e di diritto in cui i
beni si trovano, con contestuale immissione di ciascuna Regione ed
ente locale nel possesso giuridico e subentro in tutti i rapporti
attivi e passivi relativi ai beni trasferiti, fermi restando i limiti
derivanti dai vincoli storici, artistici e ambientali.
3. I beni trasferiti in attuazione del presente decreto che entrano
a far parte del patrimonio disponibile dei Comuni, delle Province,
delle Citta' metropolitane e delle Regioni possono essere alienati
solo previa valorizzazione attraverso le procedure per l'adozione
delle varianti allo strumento urbanistico, e a seguito di
attestazione di congruita' rilasciata, entro il termine di trenta
giorni dalla relativa richiesta, da parte dell'Agenzia del demanio o
dell'Agenzia del territorio, secondo le rispettive competenze.



Art. 5


Tipologie dei beni

1. I beni immobili statali e i beni mobili statali in essi
eventualmente presenti che ne costituiscono arredo o che sono posti
al loro servizio che, a titolo non oneroso, sono trasferiti ai sensi
dell'articolo 3 a Comuni, Province, Citta' metropolitane e Regioni
sono i seguenti:
a) i beni appartenenti al demanio marittimo e relative
pertinenze, come definiti dall'articolo 822 del codice civile e
dall'articolo 28 del codice della navigazione, con esclusione di
quelli direttamente utilizzati dalle amministrazioni statali;
b) i beni appartenenti al demanio idrico e relative pertinenze,
nonche' le opere idrauliche e di bonifica di competenza statale, come
definiti dagli articoli 822, 942, 945, 946 e 947 del codice civile e
dalle leggi speciali di settore, ad esclusione:
1) dei fiumi di ambito sovraregionale;
2) dei laghi di ambito sovraregionale per i quali non
intervenga un'intesa tra le Regioni interessate, ferma restando
comunque la eventuale disciplina di livello internazionale;
c) gli aeroporti di interesse regionale o locale appartenenti al
demanio aeronautico civile statale e le relative pertinenze, diversi
da quelli di interesse nazionale cosi' come definiti dall'articolo
698 del codice della navigazione;
d) le miniere e le relative pertinenze ubicate su terraferma;
e) gli altri beni immobili dello Stato, ad eccezione di quelli
esclusi dal trasferimento.
2. Fatto salvo quanto previsto al comma 4, sono in ogni caso
esclusi dal trasferimento: gli immobili in uso per comprovate ed
effettive finalita' istituzionali alle amministrazioni dello Stato,
anche a ordinamento autonomo, agli enti pubblici destinatari di beni
immobili dello Stato in uso governativo e alle Agenzie di cui al
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, e successive
modificazioni; i porti e gli aeroporti di rilevanza economica
nazionale e internazionale, secondo la normativa di settore; i beni
appartenenti al patrimonio culturale, salvo quanto previsto dalla
normativa vigente e dal comma 7 del presente articolo; i beni oggetto
di accordi o intese con gli enti territoriali per la
razionalizzazione o la valorizzazione dei rispettivi patrimoni
immobiliari sottoscritti alla data di entrata in vigore del presente
decreto; le reti di interesse statale, ivi comprese quelle stradali
ed energetiche; le strade ferrate in uso di proprieta' dello Stato;
sono altresi' esclusi dal trasferimento di cui al presente decreto i
parchi nazionali e le riserve naturali statali. I beni immobili in
uso per finalita' istituzionali sono inseriti negli elenchi dei beni
esclusi dal trasferimento in base a criteri di economicita' e di
concreta cura degli interessi pubblici perseguiti.
3. Le amministrazioni statali e gli altri enti di cui al comma 2
trasmettono, in modo adeguatamente motivato, ai sensi del medesimo
comma 2, alla Agenzia del demanio entro novanta giorni dalla data di
entrata in vigore del presente decreto legislativo gli elenchi dei
beni immobili di cui richiedono l'esclusione. L'Agenzia del demanio
puo' chiedere chiarimenti in ordine alle motivazioni trasmesse, anche
nella prospettiva della riduzione degli oneri per locazioni passive a
carico del bilancio dello Stato. Entro il predetto termine anche
l'Agenzia del demanio compila l'elenco di cui al primo periodo. Entro
i successivi quarantacinque giorni, previo parere della Conferenza
Unificata, da esprimersi entro il termine di trenta giorni, con
provvedimento del direttore dell'Agenzia l'elenco complessivo dei
beni esclusi dal trasferimento e' redatto ed e' reso pubblico, a fini
notiziali, con l'indicazione delle motivazioni pervenute, sul sito
internet dell'Agenzia. Con il medesimo procedimento, il predetto
elenco puo' essere integrato o modificato.
4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente
decreto, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su
proposta del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro
dell'economia e delle finanze e del Ministro per le riforme per il
federalismo, previa intesa sancita in sede di Conferenza Unificata ai
sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281,
sono individuati e attribuiti i beni immobili comunque in uso al
Ministero della difesa che possono essere trasferiti ai sensi del
comma 1, in quanto non ricompresi tra quelli utilizzati per le
funzioni di difesa e sicurezza nazionale, non oggetto delle procedure
di cui all'articolo 14-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, di
cui all'articolo 2, comma 628, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 e
di cui alla legge 23 dicembre 2009, n. 191, nonche' non funzionali
alla realizzazione dei programmi di riorganizzazione dello strumento
militare finalizzati all'efficace ed efficiente esercizio delle
citate funzioni, attraverso gli specifici strumenti riconosciuti al
Ministero della difesa dalla normativa vigente.
5. In sede di prima applicazione del presente decreto legislativo,
nell'ambito di specifici accordi di valorizzazione e dei conseguenti
programmi e piani strategici di sviluppo culturale, definiti ai sensi
e con i contenuti di cui all'articolo 112, comma 4, del codice dei
beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22
gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, lo Stato provvede,
entro un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto,
al trasferimento alle Regioni e agli altri enti territoriali, ai
sensi dell'articolo 54, comma 3, del citato codice, dei beni e delle
cose indicati nei suddetti accordi di valorizzazione.
6. Nelle citta' sedi di porti di rilevanza nazionale possono essere
trasferite dall'Agenzia del demanio al Comune aree gia' comprese nei
porti e non piu' funzionali all'attivita' portuale e suscettibili di
programmi pubblici di riqualificazione urbanistica, previa
autorizzazione dell'Autorita' portuale, se istituita, o della
competente Autorita' marittima.
7. Sono in ogni caso esclusi dai beni di cui al comma 1 i beni
costituenti la dotazione della Presidenza della Repubblica, nonche' i
beni in uso a qualsiasi titolo al Senato della Repubblica, alla
Camera dei Deputati, alla Corte Costituzionale, nonche' agli organi
di rilevanza costituzionale.



Art. 6


Valorizzazione dei beni attraverso fondi comuni
di investimento immobiliare

1. Al fine di favorire la massima valorizzazione dei beni e
promuovere la capacita' finanziaria degli enti territoriali, anche in
attuazione del criterio di cui all'articolo 2, comma 5, lettera c), i
beni trasferiti agli enti territoriali possono, previa loro
valorizzazione, attraverso le procedure per l'approvazione delle
varianti allo strumento urbanistico di cui all'articolo 2, comma 5,
lettera b), essere conferiti ad uno o piu' fondi comuni di
investimento immobiliare istituiti ai sensi dell'articolo 37 del
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive
modificazioni, ovvero dell'articolo 14-bis della legge 25 gennaio
1994, n. 86. Ciascun bene e' conferito, dopo la relativa
valorizzazione attraverso le procedure per l'approvazione delle
varianti allo strumento urbanistico, per un valore la cui congruita'
e' attestata, entro il termine di trenta giorni dalla relativa
richiesta, da parte dell'Agenzia del demanio o dell'Agenzia del
territorio, secondo le rispettive competenze.
2. La Cassa depositi e prestiti, secondo le modalit [ . . . ]

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