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Scheda Normativa

Norme Correlate

Decreto Pres. Cons. Min. 24/11/ 2016

Modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 18 aprile 2013 per l'istituzione e l'aggiornamento degli elenchi dei fornitori prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all'art. 1 comma 52, della legge 6 novembre 2012, n. 190

Decreto Legislativo 25/05/ 2016 n. 97

Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (Freedom of Information Act - FOIA)

Delibera/zione 21/10/ 2014 n. 145

Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) - Parere dell’Autorità sull’applicazione della l. n. 190/2012 e dei decreti delegati agli ordini e ai collegi professionali

Determinazione 18/12/ 2013 n. 6

AVCP - Indicazioni interpretative concernenti le modifiche apportate alla disciplina dell’arbitrato nei contratti pubblici dalla legge 6 novembre 2012, n. 190, recante disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione

Decreto Pres. Cons. Min. 18/04/ 2013

Modalità per l'istituzione e l'aggiornamento degli elenchi dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, di cui all'articolo 1, comma 52, della legge 6 novembre 2012, n. 190

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Legge dello Stato 06/11/2012 n. 190

(Gazzetta ufficiale 13/11/2012 n. 265)

Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione

Entrata in vigore del provvedimento: 28/11/2012

La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Promulga

la seguente legge:
Art. 1

Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e
dell'illegalita' nella pubblica amministrazione

1. In attuazione dell'articolo 6 della Convenzione
dell'Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione,
adottata dalla Assemblea generale dell'ONU il 31 ottobre 2003 e
ratificata ai sensi della legge 3 agosto 2009, n. 116, e degli
articoli 20 e 21 della Convenzione penale sulla corruzione, fatta a
Strasburgo il 27 gennaio 1999 e ratificata ai sensi della legge 28
giugno 2012, n.110, la presente legge individua, in ambito nazionale,
l'Autorita' nazionale anticorruzione e gli altri organi incaricati di
svolgere, con modalita' tali da assicurare azione coordinata,
attivita' di controllo, di prevenzione e di contrasto della
corruzione e dell'illegalita' nella pubblica amministrazione.
2. La Commissione per la valutazione, la trasparenza e l'integrita'
delle amministrazioni pubbliche, di cui all'articolo 13 del decreto
legislativo 27 ottobre 2009, n.150, e successive modificazioni, di
seguito denominata «Commissione», opera quale Autorita' nazionale
anticorruzione, ai sensi del comma 1 del presente articolo. In
particolare, la Commissione:
a) collabora con i paritetici organismi stranieri, con le
organizzazioni regionali ed internazionali competenti;
b) approva il Piano nazionale anticorruzione predisposto dal
Dipartimento della funzione pubblica, di cui al comma 4, lettera c);
c) analizza le cause e i fattori della corruzione e individua gli
interventi che ne possono favorire la prevenzione e il contrasto;
d) esprime pareri facoltativi agli organi dello Stato e a tutte
le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni,
in materia di conformita' di atti e comportamenti dei funzionari
pubblici alla legge, ai codici di comportamento e ai contratti,
collettivi e individuali, regolanti il rapporto di lavoro pubblico;
e) esprime pareri facoltativi in materia di autorizzazioni, di
cui all'articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e
successive modificazioni, allo svolgimento di incarichi esterni da
parte dei dirigenti amministrativi dello Stato e degli enti pubblici
nazionali, con particolare riferimento all'applicazione del comma
16-ter, introdotto dal comma 42, lettera l), del presente articolo;
f) esercita la vigilanza e il controllo sull'effettiva
applicazione e sull'efficacia delle misure adottate dalle pubbliche
amministrazioni ai sensi dei commi 4 e 5 del presente articolo e sul
rispetto delle regole sulla trasparenza dell'attivita' amministrativa
previste dai commi da 15 a 36 del presente articolo e dalle altre
disposizioni vigenti;
g) riferisce al Parlamento, presentando una relazione entro il 31
dicembre di ciascun anno, sull'attivita' di contrasto della
corruzione e dell'illegalita' nella pubblica amministrazione e
sull'efficacia delle disposizioni vigenti in materia.
3. Per l'esercizio delle funzioni di cui al comma 2, lettera f), la
Commissione esercita poteri ispettivi mediante richiesta di notizie,
informazioni, atti e documenti alle pubbliche amministrazioni, e
ordina l'adozione di atti o provvedimenti richiesti dai piani di cui
ai commi 4 e 5 del presente articolo e dalle regole sulla trasparenza
dell'attivita' amministrativa previste dai commi da 15 a 36 del
presente articolo e dalle altre disposizioni vigenti, ovvero la
rimozione di comportamenti o atti contrastanti con i piani e le
regole sulla trasparenza citati. La Commissione e le amministrazioni
interessate danno notizia, nei rispettivi siti web istituzionali, dei
provvedimenti adottati ai sensi del presente comma.
4. Il Dipartimento della funzione pubblica, anche secondo linee di
indirizzo adottate dal Comitato interministeriale istituito e
disciplinato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri:
a) coordina l'attuazione delle strategie di prevenzione e
contrasto della corruzione e dell'illegalita' nella pubblica
amministrazione elaborate a livello nazionale e internazionale;
b) promuove e definisce norme e metodologie comuni per la
prevenzione della corruzione, coerenti con gli indirizzi, i programmi
e i progetti internazionali;
c) predispone il Piano nazionale anticorruzione, anche al fine di
assicurare l'attuazione coordinata delle misure di cui alla lettera
a);
d) definisce modelli standard delle informazioni e dei dati
occorrenti per il conseguimento degli obiettivi previsti dalla
presente legge, secondo modalita' che consentano la loro gestione ed
analisi informatizzata;
e) definisce criteri per assicurare la rotazione dei dirigenti
nei settori particolarmente esposti alla corruzione e misure per
evitare sovrapposizioni di funzioni e cumuli di incarichi nominativi
in capo ai dirigenti pubblici, anche esterni.
5. Le pubbliche amministrazioni centrali definiscono e trasmettono
al Dipartimento della funzione pubblica:
a) un piano di prevenzione della corruzione che fornisce una
valutazione del diverso livello di esposizione degli uffici al
rischio di corruzione e indica gli interventi organizzativi volti a
prevenire il medesimo rischio;
b) procedure appropriate per selezionare e formare, in
collaborazione con la Scuola superiore della pubblica
amministrazione, i dipendenti chiamati ad operare in settori
particolarmente esposti alla corruzione, prevedendo, negli stessi
settori, la rotazione di dirigenti e funzionari.
6. Ai fini della predisposizione del piano di prevenzione della
corruzione, il prefetto, su richiesta, fornisce il necessario
supporto tecnico e informativo agli enti locali, anche al fine di
assicurare che i piani siano formulati e adottati nel rispetto delle
linee guida contenute nel Piano nazionale approvato dalla
Commissione.
7. A tal fine, l'organo di indirizzo politico individua, di norma
tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio,
il responsabile della prevenzione della corruzione. Negli enti
locali, il responsabile della prevenzione della corruzione e'
individuato, di norma, nel segretario, salva diversa e motivata
determinazione.
8. L'organo di indirizzo politico, su proposta del responsabile
individuato ai sensi del comma 7, entro il 31 gennaio di ogni anno,
adotta il piano triennale di prevenzione della corruzione, curandone
la trasmissione al Dipartimento della funzione pubblica. L'attivita'
di elaborazione del piano non puo' essere affidata a soggetti
estranei all'amministrazione. Il responsabile, entro lo stesso
termine, definisce procedure appropriate per selezionare e formare,
ai sensi del comma 10, i dipendenti destinati ad operare in settori
particolarmente esposti alla corruzione. Le attivita' a rischio di
corruzione devono essere svolte, ove possibile, dal personale di cui
al comma 11. La mancata predisposizione del piano e la mancata
adozione delle procedure per la selezione e la formazione dei
dipendenti costituiscono elementi di valutazione della
responsabilita' dirigenziale.
9. Il piano di cui al comma 5 risponde alle seguenti esigenze:
a) individuare le attivita', tra le quali quelle di cui al comma
16, nell'ambito delle quali e' piu' elevato il rischio di corruzione,
anche raccogliendo le proposte dei dirigenti, elaborate
nell'esercizio delle competenze previste dall'articolo 16, comma 1,
lettera a-bis), del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165;
b) prevedere, per le attivita' individuate ai sensi della lettera
a), meccanismi di formazione, attuazione e controllo delle decisioni
idonei a prevenire il rischio di corruzione;
c) prevedere, con particolare riguardo alle attivita' individuate
ai sensi della lettera a), obblighi di informazione nei confronti del
responsabile, individuato ai sensi del comma 7, chiamato a vigilare
sul funzionamento e sull'osservanza del piano;
d) monitorare il rispetto dei termini, previsti dalla legge o dai
regolamenti, per la conclusione dei procedimenti;
e) monitorare i rapporti tra l'amministrazione e i soggetti che
con la stessa stipulano contratti o che sono interessati a
procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi
economici di qualunque genere, anche verificando eventuali relazioni
di parentela o affinita' sussistenti tra i titolari, gli
amministratori, i soci e i dipendenti degli stessi soggetti e i
dirigenti e i dipendenti dell'amministrazione;
f) individuare specifici obblighi di trasparenza ulteriori
rispetto a quelli previsti da disposizioni di legge.
10. Il responsabile individuato ai sensi del comma 7 provvede
anche:
a) alla verifica dell'efficace attuazione del piano e della sua
idoneita', nonche' a proporre la modifica dello stesso quando sono
accertate significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando
intervengono mutamenti nell'organizzazione o nell'attivita'
dell'amministrazione;
b) alla verifica, d'intesa con il dirigente competente,
dell'effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo
svolgimento delle attivita' nel cui ambito e' piu' elevato il rischio
che siano commessi reati di corruzione;
c) ad individuare il personale da inserire nei programmi di
formazione di cui al comma 11.
11. La Scuola superiore della pubblica amministrazione, senza nuovi
o maggiori oneri per la finanza pubblica e utilizzando le risorse
umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente,
predispone percorsi, anche specifici e settoriali, di formazione dei
dipendenti delle pubbliche amministrazioni statali sui temi
dell'etica e della legalita'. Con cadenza periodica e d'intesa con le
amministrazioni, provvede alla formazione dei dipendenti pubblici
chiamati ad operare nei settori in cui e' piu' elevato, sulla base
dei piani adottati dalle singole amministrazioni, il rischio che
siano commessi reati di corruzione.
12. In caso di commissione, all'interno dell'amministrazione, di un
reato di corruzione accertato con sentenza passata in giudicato, il
responsabile individuato ai sensi del comma 7 del presente articolo
risponde ai sensi dell'articolo 21 del decreto legislativo 30 marzo
2001, n.165, e successive modificazioni, nonche' sul piano
disciplinare, oltre che per il danno erariale e all'immagine della
pubblica amministrazione, salvo che provi tutte le seguenti
circostanze:
a) di avere predisposto, prima della commissione del fatto, il
piano di cui al comma 5 e di aver osservato le prescrizioni di cui ai
commi 9 e 10 del presente articolo;
b) di aver vigilato sul funzionamento e sull'osservanza del
piano.
13. La sanzione disciplinare a carico del responsabile individuato
ai sensi del comma 7 non puo' essere inferiore alla sospensione dal
servizio con privazione della retribuzione da un minimo di un mese ad
un massimo di sei mesi.
14. In caso di ripetute violazioni delle misure di prevenzione
previste dal piano, il responsabile individuato ai sensi del comma 7
del presente articolo risponde ai sensi dell'articolo 21 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni,
nonche', per omesso controllo, sul piano disciplinare. La violazione,
da parte dei dipendenti dell'amministrazione, delle misure di
prevenzione previste dal piano costituisce illecito disciplinare.
Entro il 15 dicembre di ogni anno, il dirigente individuato ai sensi
del comma 7 del presente articolo pubblica nel sito web
dell'amministrazione una relazione recante i risultati dell'attivita'
svolta e la trasmette all'organo di indirizzo politico
dell'amministrazione. Nei casi in cui l'organo di indirizzo politico
lo richieda o qualora il dirigente responsabile lo ritenga opportuno,
quest'ultimo riferisce sull'attivita'.
15. Ai fini della presente legge, la trasparenza dell'attivita'
amministrativa, che costituisce livello essenziale delle prestazioni
concernenti i diritti sociali e civili ai sensi dell'articolo 117,
secondo comma, lettera m), della Costituzione, secondo quanto
previsto all'articolo 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009,
n.150, e' assicurata mediante la pubblicazione, nei siti web
istituzionali delle pubbliche amministrazioni, delle informazioni
relative ai procedimenti amministrativi, secondo criteri di facile
accessibilita', completezza e semplicita' di consultazione, nel
rispetto delle disposizioni in materia di segreto di Stato, di
segreto d'ufficio e di protezione dei dati personali. Nei siti web
istituzionali delle amministrazioni pubbliche sono pubblicati anche i
relativi bilanci e conti consuntivi, nonche' i costi unitari di
realizzazione delle opere pubbliche e di produzione dei servizi
erogati ai cittadini. Le informazioni sui costi sono pubblicate sulla
base di uno schema tipo redatto dall'Autorita' per la vigilanza sui
contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, che ne cura
altresi' la raccolta e la pubblicazione nel proprio sito web
istituzionale al fine di consentirne una agevole comparazione.
16. Fermo restando quanto stabilito nell'articolo 53 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come da ultimo modificato dal
comma 42 del presente articolo, nell'articolo 54 del codice
dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo
2005, n. 82, e successive modificazioni, nell'articolo 21 della legge
18 giugno 2009, n. 69, e successive modificazioni, e nell'articolo 11
del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, le pubbliche
amministrazioni assicurano i livelli essenziali di cui al comma 15
del presente articolo con particolare riferimento ai procedimenti di:
a) autorizzazione o concessione;
b) scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e
servizi, anche con riferimento alla modalita' di selezione prescelta
ai sensi del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi
e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163;
c) concessione ed erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi,
ausili finanziari, nonche' attribuzione di vantaggi economici di
qualunque genere a persone ed enti pubblici e privati;
d) concorsi e prove selettive per l'assunzione del personale e
progressioni di carriera di cui all'articolo 24 del citato decreto
legislativo n.150 del 2009.
17. Le stazioni appaltanti possono prevedere negli avvisi, bandi di
gara o lettere di invito che il mancato rispetto delle clausole
contenute nei protocolli di legalita' o nei patti di integrita'
costituisce causa di esclusione dalla gara.
18. Ai magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari,
agli avvocati e procuratori dello Stato e ai componenti delle
commissioni tributarie e' vietata, pena la decadenza dagli incarichi
e la nullita' degli atti compiuti, la partecipazione a collegi
arbitrali o l'assunzione di incarico di arbitro unico.
19. Il comma 1 dell'articolo 241 del codice di cui al decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, e'
sostituito dal seguente:
«1. Le controversie su diritti soggettivi, derivanti
dall'esecuzione dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi,
forniture, concorsi di progettazione e di idee, comprese quelle
conseguenti al mancato raggiungimento dell'accordo bonario previsto
dall'articolo 240, possono essere deferite ad arbitri, previa
autorizzazione motivata da parte dell'organo di governo
dell'amministrazione. L'inclusione della clausola compromissoria,
senza preventiva autorizzazione, nel bando o nell'avviso con cui e'
indetta la gara ovvero, per le procedure senza bando, nell'invito, o
il ricorso all'arbitrato, senza preventiva autorizzazione, sono
nulli».
20. Le disposizioni relative al ricorso ad arbitri, di cui
all'articolo 241, comma 1, del codice di cui al decreto legislativo
12 aprile 2006, n.163, come sostituito dal comma 19 del presente
articolo, si applicano anche alle controversie relative a concessioni
e appalti pubblici di opere, servizi e forniture in cui sia parte una
societa' a partecipazione pubblica ovvero una societa' controllata o
collegata a una societa' a partecipazione pubblica, ai sensi
dell'articolo 2359 del codice civile, o che comunque abbiano ad
oggetto opere o forniture finanziate con risorse a carico dei bilanci
pubblici. A tal fine, l'organo amministrativo rilascia
l'autorizzazione di cui al citato comma 1 dell'articolo 241 del
codice di cui al decreto legislativo n.163 del 2006, come sostituito
dal comma 19 del presente articolo.
21. La nomina degli arbitri per la risoluzione delle controversie
nelle quali e' parte una pubblica amministrazione avviene nel
rispetto dei principi di pubblicita' e di rotazione e secondo le
modalita' previste dai commi 22, 23 e 24 del presente articolo, oltre
che nel rispetto delle disposizioni del codice di cui al decreto
legislativo 12 aprile 2006, n.163, in quanto applicabili.
22. Qualora la controversia si svolga tra due pubbliche
amministrazioni, gli arbitri di parte sono individuati esclusivamente
tra dirigenti pubblici.
23. Qualora la controversia abbia luogo tra una pubblica
amministrazione e un privato, l'arbitro individuato dalla pubblica
amministrazione e' scelto preferibilmente tra i dirigenti pubblici.
Qualora non risulti possibile alla pubblica amministrazione nominare
un arbitro scelto tra i dirigenti pubblici, la nomina e' disposta,
con provvedimento motivato, nel rispetto delle disposizioni del
codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163.
24. La pubblica amministrazione stabilisce, a pena di nullita'
della nomina, l'importo massimo spettante al dirigente pubblico per
l'attivita' arbitrale. L'eventuale differenza tra l'importo spettante
agli arbitri nominati e l'importo massimo stabilito per il dirigente
e' acquisita al bilancio della pubblica amministrazione che ha
indetto la gara.
25. Le disposizioni di cui ai commi da 19 a 24 non si applicano
agli arbitrati conferiti o autorizzati prima della data di entrata in
vigore della presente legge.
26. Le disposizioni di cui ai commi 15 e 16 si applicano anche ai
procedimenti posti in essere in deroga alle procedure ordinarie. I
soggetti che operano in deroga e che non dispongono di propri siti
web istituzionali pubblicano le informazioni di cui ai citati commi
15 e 16 nei siti web istituzionali delle amministrazioni dalle quali
sono nominati.
27. Le informazioni pubblicate ai sensi dei commi 15 e 16 sono
trasmesse in via telematica alla Commissione.
28. Le amministrazioni provvedono altresi' al monitoraggio
periodico del rispetto dei tempi procedimentali attraverso la
tempestiva eliminazione delle anomalie. I risultati del monitoraggio
sono consultabili nel sito web istituzionale di ciascuna
amministrazione.
29. Ogni amministrazione pubblica rende noto, tramite il proprio
sito web istituzionale, almeno un indirizzo di posta elettronica
certificata cui il cittadino possa rivolgersi per trasmettere istanze
ai sensi dell'articolo 38 del testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di documentazione
amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28
dicembre 2000, n.445, e successive modificazioni, e ricevere
informazioni circa i provvedimenti e i procedimenti amministrativi
che lo riguardano.
30. Le amministrazioni, nel rispetto della disciplina del diritto
di accesso ai documenti amministrativi di cui al capo V della legge 7
agosto 1990, n.241, e successive modificazioni, in materia di
procedimento amministrativo, hanno l'obbligo di rendere accessibili
in ogni momento agli interessati, tramite strumenti di
identificazione informatica di cui all'articolo 65, comma 1, del
codice di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n.82, e successive
modificazioni, le informazioni relative ai provvedimenti e ai
procedimenti amministrativi che li riguardano, ivi comprese quelle
relative allo stato della procedura, ai relativi tempi e allo
specifico ufficio competente in ogni singola fase.
31. Con uno o piu' decreti del Ministro per la pubblica
amministrazione e la semplificazione, di concerto con il Ministro
delle infrastrutture e dei trasporti per le materie di competenza,
sentita la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, da
adottare entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, sono individuate le informazioni rilevanti ai fini
dell'applicazione dei commi 15 e 16 del presente articolo e le
relative modalita' di pubblicazione, nonche' le indicazioni generali
per l'applicazione dei commi 29 e 30. Restano ferme le disposizioni
in materia di pubblicita' previste dal codice di cui al decreto
legislativo 12 aprile 2006, n.163.
32. Con riferimento ai procedimenti di cui al comma 16, lettera b),
del presente articolo, le stazioni appaltanti sono in ogni caso
tenute a pubblicare nei propri siti web istituzionali: la struttura
proponente; l'oggetto del bando; l'elenco degli operatori invitati a
presentare offerte; l'aggiudicatario; l'importo di aggiudicazione; i
tempi di completamento dell'opera, servizio o fornitura; l'importo
delle somme liquidate. Entro il 31 gennaio di ogni anno, tali
informazioni, relativamente all'anno precedente, sono pubblicate in
tabelle riassuntive rese liberamente scaricabili in un formato
digitale standard aperto che consenta di analizzare e rielaborare,
anche a fini statistici, i dati informatici. Le amministrazioni
trasmettono in formato digitale tali informazioni all'Autorita' per
la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture,
che le pubblica nel proprio sito web in una sezione liberamente
consultabile da tutti i cittadini, catalogate in base alla tipologia
di stazione appaltante e per regione. L'Autorita' individua con
propria deliberazione le informazioni rilevanti e le relative
modalita' di trasmissione. Entro il 30 aprile di ciascun anno,
l'Autorita' per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori,
servizi e forniture trasmette alla Corte dei conti l'elenco delle
amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e pubblicare, in
tutto o in parte, le informazioni di cui al presente comma in formato
digitale standard aperto. Si applica l'articolo 6, comma 11, del
codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.
33. La mancata o incompleta pubblicazione, da parte delle pubbliche
amministrazioni, delle informazioni di cui al comma 31 costituisce
violazione degli standard qualitativi ed economici ai sensi
dell'articolo 1, comma 1, del decreto legislativo 20 dicembre 2009,
n. 198, ed e' comunque valutata ai sensi dell'articolo 21 del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni.
Eventuali ritardi nell'aggiornamento dei contenuti sugli strumenti
informatici sono sanzionati a carico dei responsabili del servizio.
34. Le disposizioni dei commi da 15 a 33 si applicano alle
amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, agli
enti pubblici nazionali, nonche' alle societa' partecipate dalle
amministrazioni pubbliche e dalle loro controllate, ai sensi
dell'articolo 2359 del codice civile, limitatamente alla loro
attivita' di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o
dell'Unione europea.
35. Il Governo e' delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica, entro sei mesi dalla data di entrata
in vigore della presente legge, un decreto legislativo per il
riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicita',
trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche
amministrazioni, mediante la modifica o l'integrazione delle
disposizioni vigenti, ovvero mediante la previsione di nuove forme di
pubblicita', nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) ricognizione e coordinamento delle disposizioni che prevedono
obblighi di pubblicita' a carico delle amministrazioni pubbliche;
b) previsione di forme di pubblicita' sia in ordine all'uso delle
risorse pubbliche sia in ordine allo svolgimento e ai risultati delle
funzioni amministrative;
c) precisazione degli obblighi di pubblicita' di dati relativi ai
titolari di incarichi politici, di carattere elettivo o comunque di
esercizio di poteri di indirizzo politico, di livello statale,
regionale e locale. Le dichiarazioni oggetto di pubblicazione
obbligatoria di cui alla lettera a) devono concernere almeno la
situazione patrimoniale complessiva del titolare al momento
dell'assunzione della carica, la titolarita' di imprese, le
partecipazioni azionarie proprie, del coniuge e dei parenti entro il
secondo grado di parentela, nonche' tutti i compensi cui da' diritto
l'assunzione della carica;
d) ampliamento delle ipotesi di pubblicita', mediante
pubblicazione nei siti web istituzionali, di informazioni relative ai
titolari degli incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni
di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni, sia con riferimento a
quelli che comportano funzioni di amministrazione e gestione, sia con
riferimento agli incarichi di responsabilita' degli uffici di diretta
collaborazione;
e) definizione di categorie di informazioni che le
amministrazioni devono pubblicare e delle modalita' di elaborazione
dei relativi formati;
f) obbligo di pubblicare tutti gli atti, i documenti e le
informazioni di cui al presente comma anche in formato elettronico
elaborabile e in formati di dati aperti. Per formati di dati aperti
si devono intendere almeno i dati resi disponibili e fruibili on line
in formati non proprietari, a condizioni tali da permetterne il piu'
ampio riutilizzo anche a fini statistici e la ridistribuzione senza
ulteriori restrizioni d'uso, di riuso o di diffusione diverse
dall'obbligo di citare la fonte e di rispettarne l'integrita';
g) individuazione, anche mediante integrazione e coordinamento
della disciplina vigente, della durata e dei termini di aggiornamento
per ciascuna pubblicazione obbligatoria;
h) individuazione, anche mediante revisione e integrazione della
disciplina vigente, delle responsabilita' e delle sanzioni per il
mancato, ritardato o inesatto adempimento degli obblighi di
pubblicazione.
36. Le disposizioni di cui al decreto legislativo adottato ai sensi
del comma 35 integrano l'individuazione del livello essenziale delle
prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche a fini di
trasparenza, prevenzione, contrasto della corruzione e della cattiva
amministrazione, a norma dell'articolo 117, secondo comma, lettera
m), della Costituzione, e costituiscono altresi' esercizio della
funzione di coordinamento informativo statistico e informatico dei
dati dell'amministrazione statale, regionale e locale, di cui
all'articolo 117, secondo comma, lettera r), della Costituzione.
37. All'articolo 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241, al comma
1-ter sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, con un livello
di garanzia non inferiore a quello cui sono tenute le pubbliche
amministrazioni in forza delle disposizioni di cui alla presente
legge».
38. All'articolo 2 della legge 7 agosto 1990, n. 241, al comma 1 e'
aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Se ravvisano la manifesta
irricevibilita', inammissibilita', improcedibilita' o infondatezza
della domanda, le pubbliche amministrazioni concludono il
procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma
semplificata, la cui motivazione puo' consistere in un sintetico
riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo».
39. Al fine di garantire l'esercizio imparziale delle funzioni
amministrative e di rafforzare la separazione e la reciproca
autonomia tra organi di indirizzo politico e organi amministrativi,
le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nonche' le aziende e le
societa' partecipate dallo Stato e dagli altri enti pubblici, in
occasione del monitoraggio posto in essere ai fini dell'articolo 36,
comma 3, del medesimo decreto legislativo n. 165 del 2001, e
successive modificazioni, comunicano al Dipartimento della funzione
pubblica, per il tramite degli organismi indipendenti di valutazione,
tutti i dati utili a rilevare le posizioni dirigenziali attribuite a
persone, anche esterne alle pubbliche amministrazioni, individuate
discrezionalmente dall'organo di indirizzo politico senza procedure
pubbliche di selezione. I dati forniti confluiscono nella relazione
annuale al Parlamento di cui al citato articolo 36, comma 3, del
decreto legislativo n. 165 del 2001, e vengono trasmessi alla
Commissione per le finalita' di cui ai commi da 1 a 14 del presente
articolo.
40. I titoli e i curricula riferiti ai soggetti di cui al comma 39
si intendono parte integrante dei dati comunicati al Dipartimento
della funzione pubblica.
41. Nel capo II della legge 7 agosto 1990, n. 241, dopo l'articolo
6 e' aggiunto il seguente:
«Art. 6-bis. - (Conflitto di interessi). - 1. Il responsabile del
procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i
pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il
provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di
interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche
potenziale».
42. All'articolo 53 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,
e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il comma 3 e' inserito il seguente:
«3-bis. Ai fini previsti dal comma 2, con appositi regolamenti
emanati su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione, di concerto con i Ministri interessati, ai sensi
dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modificazioni, sono individuati, secondo criteri
differenziati in rapporto alle diverse qualifiche e ruoli
professionali, gli incarichi vietati ai dipendenti delle
amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2»;
b) al comma 5 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «o
situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi, che
pregiudichino l'esercizio imparziale delle funzioni attribuite al
dipendente»;
c) al comma 7 e al comma 9, dopo il primo periodo e' inserito il
seguente:
«Ai fini dell'autorizzazione, l'amministrazione verifica
l'insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di
interessi»;
d) dopo il comma 7 e' inserito il seguente:
«7-bis. L'omissione del versamento del compenso da parte del
dipendente pubblico indebito percettore costituisce ipotesi di
responsabilita' erariale soggetta alla giurisdizione della Corte dei
conti»;
e) il comma 11 e' sostituito dal seguente:
«11. Entro quindici giorni dall'erogazione del compenso per gli
incarichi di cui al comma 6, i soggetti pubblici o privati comunicano
all'amministrazione di appartenenza l'ammontare dei compensi erogati
ai dipendenti pubblici»;
f) al comma 12, il primo periodo e' sostituito dal seguente: «Le
amministrazioni pubbliche che conferiscono o autorizzano incarichi,
anche a titolo gratuito, ai propri dipendenti comunicano in via
telematica, nel termine di quindici giorni, al Dipartimento della
funzione pubblica gli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti
stessi, con l'indicazione dell'oggetto dell'incarico e del compenso
lordo, ove previsto»; al medesimo comma 12, al secondo periodo, le
parole: «L'elenco e' accompagnato» sono sostituite dalle seguenti:
«La comunicazione e' accompagnata» e, al terzo periodo, le parole:
«Nello stesso termine» sono sostituite dalle seguenti: «Entro il 30
giugno di ciascun anno»;
g) al comma 13, le parole: «Entro lo stesso termine di cui al
comma 12» sono sostituite dalle seguenti: «Entro il 30 giugno di
ciascun anno»;
h) al comma 14, secondo periodo, dopo le parole: «l'oggetto, la
durata e il compenso dell'incarico» sono aggiunte le seguenti:
«nonche' l'attestazione dell'avvenuta verifica dell'insussistenza di
situazioni, anche potenziali, di conflitto di interessi»;
i) al comma 14, dopo il secondo periodo sono inseriti i seguenti:
«Le informazioni relative a consulenze e incarichi comunicate dalle
amministrazioni al Dipartimento della funzione pubblica, nonche' le
informazioni pubblicate dalle stesse nelle proprie banche dati
accessibili al pubblico per via telematica ai sensi del presente
articolo, sono trasmesse e pubblicate in tabelle riassuntive rese
liberamente scaricabili in un formato digitale standard aperto che
consenta di analizzare e rielaborare, anche a fini statistici, i dati
informatici. Entro il 31 dicembre di ciascun anno il Dipartimento
della funzione pubblica trasmette alla Corte dei conti l'elenco delle
amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e pubblicare, in
tutto o in parte, le informazioni di cui al terzo periodo del
presente comma in formato digitale standard aperto»;
l) dopo il comma 16-bis e' aggiunto il seguente:
«16-ter. I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio,
hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle
pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, non possono
svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di
pubblico impiego, attivita' lavorativa o professionale presso i
soggetti privati destinatari dell'attivita' della pubblica
amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti
conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto
dal presente comma sono nulli ed e' fatto divieto ai soggetti privati
che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche
amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione
dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti».
43. Le disposizioni di cui all'articolo 53, comma 16-ter, secondo
periodo, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, introdotto dal
comma 42, lettera l), non si applicano ai contratti gia' sottoscritti
alla data di entrata in vigore della presente legge.
44. L'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e'
sostituito dal seguente:
«Art. 54. - (Codice di comportamento). - 1. Il Governo definisce
un codice di comportamento dei dipendenti delle pubbliche
amministrazioni al fine di assicurare la qualita' dei servizi, la
prevenzione dei fenomeni di corruzione, il rispetto dei doveri
costituzionali di diligenza, lealta', imparzialita' e servizio
esclusivo alla cura dell'interesse pubblico. Il codice contiene una
specifica sezione dedicata ai doveri dei dirigenti, articolati in
relazione alle funzioni attribuite, e comunque prevede per tutti i
dipendenti pubblici il divieto di chiedere o di accettare, a
qualsiasi titolo, compensi, regali o altre utilita', in connessione
con l'espletamento delle proprie funzioni o dei compiti affidati,
fatti salvi i regali d'uso, purche' di modico valore e nei limiti
delle normali relazioni di cortesia.
2. Il codice, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, su
proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e la
semplificazione, previa intesa in sede di Conferenza unificata, e'
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale e consegnato al dipendente, che
lo sottoscrive all'atto dell'assunzione.
3. La violazione dei doveri contenuti nel codice di
comportamento, compresi quelli relativi all'attuazione del Piano di
prevenzione della corruzione, e' fonte di responsabilita'
disciplinare. La violazione dei doveri e' altresi' rilevante ai fini
della responsabilita' civile, amministrativa e contabile
ogniqualvolta le stesse responsabilita' siano collegate alla
violazione di doveri, obblighi, leggi o regolamenti. Violazioni gravi
o reiterate del codice comportano l'applicazione della sanzione di
cui all'articolo 55-quater, comma 1.
4. Per ciascuna magistratura e per l'Avvocatura dello Stato, gli
organi delle associazioni di categoria adottano un codice etico a cui
devono aderire gli appartenenti alla magistratura interessata. In
caso di inerzia, il codice e' adottato dall'organo di autogoverno.
5. Ciascuna pubblica amministrazione definisce, con procedura
aperta alla partecipazione e previo parere obbligatorio del proprio
organismo indipendente di valutazione, un proprio codice di
comportamento che integra e specifica il codice di comportamento di
cui al comma 1. Al codice di comportamento di cui al presente comma
si applicano le disposizioni del comma 3. A tali fini, la Commissione
per la valutazione, la trasparenza e l'integrita' delle
amministrazioni pubbliche (CIVIT) definisce criteri, linee guida e
modelli uniformi per singoli settori o tipologie di amministrazione.
6. Sull'applicazione dei codici di cui al presente articolo
vigilano i dirigenti responsabili di ciascuna struttura, le strutture
di controllo interno e gli uffici di disciplina.
7. Le pubbliche amministrazioni verificano annualmente lo stato
di applicazione dei codici e organizzano attivita' di formazione del
personale per la conoscenza e la corretta applicazione degli stessi».
45. I codici di cui all'articolo 54, commi 1 e 4, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come sostituito dal comma 44, sono
approvati entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge.
46. Dopo l'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, e' inserito il seguente:
«Art. 35-bis. - (Prevenzione del fenomeno della corruzione nella
formazione di commissioni e nelle assegnazioni agli uffici) - 1.
Coloro che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in
giudicato, per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro
secondo del codice penale:
a) non possono fare parte, anche con compiti di segreteria, di
commissioni per l'accesso o la selezione a pubblici impieghi;
b) non possono essere assegnati, anche con funzioni direttive,
agli uffici preposti alla gestione delle risorse finanziarie,
all'acquisizione di beni, servizi e forniture, nonche' alla
concessione o all'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi,
ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici a soggetti
pubblici e privati;
c) non possono fare parte delle commissioni per la scelta del
contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, per la
concessione o l'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi,
ausili finanziari, nonche' per l'attribuzione di vantaggi economici
di qualunque genere.
2. La disposizione prevista al comma l integra le leggi e
regolamenti che disciplinano la formazione di commissioni e la nomina
dei relativi segretari».
47. All'articolo 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241, al comma 2,
e' aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Gli accordi di cui al
presente articolo devono essere motivati ai sensi dell'articolo 3».
48. Il Governo e' delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo per
la disciplina organica degli illeciti, e relative sanzioni
disciplinari, correlati al superamento dei termini di definizione dei
procedimenti amministrativi, secondo i seguenti principi e criteri
direttivi:
a) omogeneita' degli illeciti connessi al ritardo, superando le
logiche specifiche dei differenti settori delle pubbliche
amministrazioni;
b) omogeneita' dei controlli da parte dei dirigenti, volti a
evitare ritardi;
c) omogeneita', certezza e cogenza nel sistema delle sanzioni,
sempre in relazione al mancato rispetto dei termini.
49. Ai fini della prevenzione e del contrasto della corruzione,
nonche' della prevenzione dei conflitti di interessi, il Governo e'
delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della
presente legge, uno o piu' decreti legislativi diretti a modificare
la disciplina vigente in materia di attribuzione di incarichi
dirigenziali e di incarichi di responsabilita' amministrativa di
vertice nelle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo l, comma
2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive
modificazioni, e negli enti di diritto privato sottoposti a controllo
pubblico esercitanti funzioni amministrative, attivita' di produzione
di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di
gestione di servizi pubblici, da conferire a soggetti interni o
esterni alle pubbliche amministrazioni, che comportano funzioni di
amministrazione e gestione, nonche' a modificare la disciplina
vigente in materia di incompatibilita' tra i detti incarichi e lo
svolgimento di incarichi pubblici elettivi o la titolarita' di
interessi privati che possano porsi in conflitto con l'esercizio
imparziale delle funzioni pubbliche affidate.
50. I decreti legislativi di cui al comma 49 sono emanati nel
rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) prevedere in modo esplicito, ai fini della prevenzione e del
contrasto della corruzione, i casi di non conferibilita' di incarichi
dirigenziali, adottando in via generale il criterio della non
conferibilita' per coloro che sono stati condannati, anche con
sentenza non passata in giudicato, per i reati previsti dal capo I
del titolo II del libro secondo del codice penale;
b) prevedere in modo esplicito, ai fini della prevenzione e del
contrasto della corruzione, i casi di non conferibilita' di incarichi
dirigenziali, adottando in via generale il criterio della non
conferibilita' per coloro che per un congruo periodo di tempo, non
inferiore ad un anno, antecedente al conferimento abbiano svolto
incarichi o ricoperto cariche in enti di diritto privato sottoposti a
controllo o finanziati da parte dell'amministrazione che conferisce
l'incarico;
c) disciplinare i criteri di conferimento nonche' i casi di non
conferibilita' di incarichi dirigenziali ai soggetti estranei alle
amministrazioni che, per un congruo periodo di tempo, non inferiore
ad un anno, antecedente al conferimento abbiano fatto parte di organi
di indirizzo politico o abbiano ricoperto cariche pubbliche elettive.
I casi di non conferibilita' devono essere graduati e regolati in
rapporto alla rilevanza delle cariche di carattere politico
ricoperte, all'ente di riferimento e al collegamento, anche
territoriale, con l'amministrazione che conferisce l'incarico. E'
escluso in ogni caso, fatta eccezione per gli incarichi di
responsabile degli uffici di diretta collaborazione degli organi di
indirizzo politico, il conferimento di incarichi dirigenziali a
coloro che presso le medesime amministrazioni abbiano svolto
incarichi di indirizzo politico o abbiano ricoperto cariche pubbliche
elettive nel periodo, comunque non inferiore ad un anno,
immediatamente precedente al conferimento dell'incarico;
d) comprendere tra gli incarichi oggetto della disciplina:
1) gli incarichi amministrativi di vertice nonche' gli
incarichi dirigenziali, anche conferiti a soggetti estranei alle
pubbliche amministrazioni, che comportano l'esercizio in via
esclusiva delle competenze di amministrazione e gestione;
2) gli incarichi di direttore generale, sanitario e
amministrativo delle aziende sanitarie locali e delle aziende
ospedaliere;
3) gli incarichi di amministratore di enti pubblici e di enti
di diritto privato sottoposti a controllo pubblico;
e) disciplinare i casi di incompatibilita' tra gli incarichi di
cui alla lettera d) gia' conferiti e lo svolgimento di attivita',
retribuite o no, presso enti di diritto privato sottoposti a
regolazione, a controllo o finanziati da parte dell'amministrazione
che ha conferito l'incarico o lo svolgimento in proprio di attivita'
professionali, se l'ente o l'attivita' professionale sono soggetti a
regolazione o finanziati da parte dell'amministrazione;
f) disciplinare i casi di incompatibilita' tra gli incarichi di
cui alla lettera d) gia' conferiti e l'esercizio di cariche negli
organi di indirizzo politico.
51. Dopo l'articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.
165, e' inserito il seguente:
«Art. 54-bis. - (Tutela del dipendente pubblico che segnala
illeciti). - 1. Fuori dei casi di responsabilita' a titolo di
calunnia o diffamazione, ovvero per lo stesso titolo ai sensi
dell'articolo 2043 del codice civile, il pubblico dipendente che
denuncia all'autorita' giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero
riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui
sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non puo'
essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura
discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni
di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla
denuncia.
2. Nell'ambito del procedimento disciplinare, l'identita' del
segnalante non puo' essere rivelata, senza il suo consenso, sempre
che la contestazione dell'addebito disciplinare sia fondata su
accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora
la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla
segnalazione, l'identita' puo' essere rivelata ove la sua conoscenza
sia assolutamente indispensabile per la difesa dell'incolpato.
3. L'adozione di misure discriminatorie e' segnalata al
Dipartimento della funzione pubblica, per i provvedimenti di
competenza, dall'interessato o dalle organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative nell'amministrazione nella quale le
stesse sono state poste in essere.
4. La denuncia e' sottratta all'accesso previsto dagli articoli
22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni».
52. Per l'efficacia dei controlli antimafia nelle attivita'
imprenditoriali di cui al comma 53, presso ogni prefettura e'
istituito l'elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori
di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa operanti
nei medesimi settori. L'iscrizione negli elenchi della prefettura
della provincia in cui l'impresa ha sede soddisfa i requisiti per
l'informazione antimafia per l'esercizio della relativa attivita'. La
prefettura effettua verifiche periodiche circa la perdurante
insussistenza dei suddetti rischi e, in caso di esito negativo,
dispone la cancellazione dell'impresa dall'elenco.
53. Sono definite come maggiormente esposte a rischio di
infiltrazione mafiosa le seguenti attivita':
a) trasporto di materiali a discarica per conto di terzi;
b) trasporto, anche transfrontaliero, e smaltimento di rifiuti
per conto di terzi;
c) estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti;
d) confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di
bitume;
e) noli a freddo di macchinari;
f) fornitura di ferro lavorato;
g) noli a caldo;
h) autotrasporti per conto di terzi;
i) guardiania dei cantieri.
54. L'indicazione delle attivita' di cui al comma 53 puo' essere
aggiornata, entro il 31 dicembre di ogni anno, con apposito decreto
del Ministro dell'interno, adottato di concerto con i Ministri della
giustizia, delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e
delle finanze, previo parere delle Commissioni parlamentari
competenti, da rendere entro trenta giorni dalla data di trasmissione
del relativo schema alle Camere. Qualora le Commissioni non si
pronuncino entro il termine, il decreto puo' essere comunque
adottato.
55. L'impresa iscritta nell'elenco di cui al comma 52 comunica alla
prefettura competente qualsiasi modifica dell'assetto proprietario e
dei propri organi sociali, entro trenta giorni dalla data della
modifica. Le societa' di capitali quotate in mercati regolamentati
comunicano le variazioni rilevanti secondo quanto previsto dal testo
unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58. La
mancata comunicazione comporta la cancellazione dell'iscrizione.
56. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su
proposta dei Ministri per la pubblica amministrazione e la
semplificazione, dell'interno, della giustizia, delle infrastrutture
e dei trasporti e dello sviluppo economico, da adottare entro
sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge,
sono definite le modalita' per l'istituzione e l'aggiornamento, senza
nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, dell'elenco di cui al
comma 52, nonche' per l'attivita' di verifica.
57. Fino al sessantesimo giorno successivo alla data di entrata in
vigore del decreto di cui al comma 56 continua ad applicarsi la
normativa vigente alla data di entrata in vigore della presente
legge.
58. All'articolo 135, comma l, del codice di cui al decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dopo le parole: «passata in
giudicato» sono inserite le seguenti: «per i delitti previsti
dall'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura
penale, dagli articoli 314, primo comma, 316, 316-bis, 317, 318, 319,
319-ter, 319-quater e 320 del codice penale, nonche'».
59. Le disposizioni di prevenzione della corruzione di cui ai commi
da 1 a 57 del presente articolo, di diretta attuazione del principio
di imparzialita' di cui all'articolo 97 della Costituzione, sono
applicate in tutte le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo
1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e
successive modificazioni.
60. Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, attraverso intese in sede di Conferenza unificata di
cui all'articolo 8, comma l, del decreto legislativo 28 agosto 1997,
n. 281, si definiscono gli adempimenti, con l'indicazione dei
relativi termini, delle regioni e delle province autonome di Trento e
di Bolzano e degli enti locali, nonche' degli enti pubblici e dei
soggetti di diritto privato sottoposti al loro controllo, volti alla
piena e sollecita attuazione delle disposizioni della presente legge,
con particolare riguardo:
a) alla definizione, da parte di ciascuna amministrazione, del
piano triennale di prevenzione della corruzione, a partire da quello
relativo agli anni 2013-2015, e alla sua trasmissione alla regione
interessata e al Dipartimento della funzione pubblica;
b) all'adozione, da parte di ciascuna amministrazione, di norme
regolamentari relative all'individuazione degli incarichi vietati ai
dipendenti pubblici di cui all'articolo 53, comma 3-bis, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, introdotto dal comma 42, lettera
a), del presente articolo, ferma restando la disposizione del comma 4
dello stesso articolo 53;
c) all'adozione, da parte di ciascuna amministrazione, del codice
di comportamento di cui all'articolo 54, comma 5, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come sostituito dal comma 44 del
presente articolo.
61. Attraverso intese in sede di Conferenza unificata sono altresi'
definiti gli adempimenti attuativi delle disposizioni dei decreti
legislativi previsti dalla presente legge da parte delle regioni e
delle province autonome di Trento e di Bolzano e degli enti locali,
nonche' degli enti pubblici e dei soggetti di diritto privato
sottoposti al loro controllo.
62. All'articolo l della legge 14 gennaio 1994, n. 20, dopo il
comma 1-quinquies sono inseriti i seguenti:
«1-sexies. Nel giudizio di responsabilita', l'entita' del danno
all'immagine della pubblica amministrazione derivante dalla
commissione di un reato contro la stessa pubblica amministrazione
accertato con sentenza passata in giudicato si presume, salva prova
contraria, pari al doppio della somma di denaro o del valore
patrimoniale di altra utilita' illecitamente percepita dal
dipendente.
1-septies. Nei giudizi di responsabilita' aventi ad oggetto atti
o fatti di cui al comma 1-sexies, il sequestro conservativo di cui
all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453,
convertito, con modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, e'
concesso in tutti i casi di fondato timore di attenuazione della
garanzia del credito erariale».
63. Il Governo e' delegato ad adottare, senza nuovi o maggiori
oneri per la finanza pubblica, entro un anno dalla data di entrata in
vigore della presente legge, un decreto legislativo recante un testo
unico della normativa in materia di incandidabilita' alla carica di
membro del Parlamento europeo, di deputato e di senatore della
Repubblica, di incandidabilita' alle elezioni regionali, provinciali,
comunali e circoscrizionali e di divieto di ricoprire le cariche di
presidente e di componente del consiglio di amministrazione dei
consorzi, di presidente e di componente dei consigli e delle giunte
delle unioni di comuni, di consigliere di amministrazione e di
presidente delle aziende speciali e delle istituzioni di cui
all'articolo 114 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli
enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, e
successive modificazioni, di presidente e di componente degli organi
esecutivi delle comunita' montane.
64. Il decreto legislativo di cui al comma 63 provvede al riordino
e all'armonizzazione della vigente normativa ed e' adottato secondo i
seguenti principi e criteri direttivi:
a) ferme restando le disposizioni del codice penale in materia di
interdizione perpetua dai pubblici uffici, prevedere che non siano
temporaneamente candidabili a deputati o a senatori coloro che
abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di
reclusione per i delitti previsti dall'articolo 51, commi 3-bis e
3-quater, del codice di procedura penale;
b) in aggiunta a quanto previsto nella lettera a), prevedere che
non siano temporaneamente candidabili a deputati o a senatori coloro
che abbiano riportato condanne definitive a pene superiori a due anni
di reclusione per i delitti previsti nel libro secondo, titolo II,
capo I, del codice penale ovvero per altri delitti per i quali la
legge preveda una pena detentiva superiore nel massimo a tre anni;
c) prevedere la durata dell'incandidabilita' di cui alle lettere
a) e b);
d) prevedere che l'incandidabilita' operi anche in caso di
applicazione della pena su richiesta, ai sensi dell'articolo 444 del
codice di procedura penale;
e) coordinare le disposizioni relative all'incandidabilita' con
le vigenti norme in materia di interdizione dai pubblici uffici e di
riabilitazione, nonche' con le restrizioni all'esercizio del diritto
di elettorato attivo;
f) prevedere che le condizioni di incandidabilita' alla carica di
deputato e di senatore siano applicate altresi' all'assunzione delle
cariche di governo;
g) operare una completa ricognizione della normativa vigente in
materia di incandidabilita' alle elezioni provinciali, comunali e
circoscrizionali e di divieto di ricoprire le cariche di presidente
della provincia, sindaco, assessore e consigliere provinciale e
comunale, presidente e componente del consiglio circoscrizionale,
presidente e componente del consiglio di amministrazione dei
consorzi, presidente e componente dei consigli e delle giunte delle
unioni di comuni, consigliere di amministrazione e presidente delle
aziende speciali e delle istituzioni di cui all'articolo 114 del
testo unico di cui al citato decreto legislativo n. 267 del 2000,
presidente e componente degli organi delle comunita' montane,
determinata da sentenze definitive di condanna;
h) valutare per le cariche di cui alla lettera g), in coerenza
con le scelte operate in attuazione delle lettere a) e i),
l'introduzione di ulteriori ipotesi di incandidabilita' determinate
da sentenze definitive di condanna per delitti di grave allarme
sociale;
i) individuare, fatta salva la competenza legislativa regionale
sul sistema di elezione e i casi di ineleggibilita' e di
incompatibilita' del presidente e degli altri componenti della giunta
regionale nonche' dei consiglieri regionali, le ipotesi di
incandidabilita' alle elezioni regionali e di divieto di ricoprire
cariche negli organi politici di vertice delle regioni, conseguenti a
sentenze definitive di condanna;
l) prevedere l'abrogazione espressa della normativa incompatibile
con le disposizioni del decreto legislativo di cui al comma 63;
m) disciplinare le ipotesi di sospensione e decadenza di diritto
dalle cariche di cui al comma 63 in caso di sentenza definitiva di
condanna per delitti non colposi successiva alla candidatura o
all'affidamento della carica.
65. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 63, corredato
di relazione tecnica, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge
31 dicembre 2009, n. 196, e' trasmesso alle Camere ai fini
dell'espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari
competenti per materia e per i profili finanziari, che sono resi
entro sessanta giorni dalla data di trasmissione dello schema di
decreto. Decorso il termine di cui al periodo precedente senza che le
Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza, il
decreto legislativo puo' essere comunque adottato.
66. Tutti gli incarichi presso istituzioni, organi ed enti
pubblici, nazionali ed internazionali attribuiti in posizioni apicali
o semiapicali, compresi quelli di titolarita' dell'ufficio di
gabinetto, a magistrati ordinari, amministrativi, contabili e
militari, avvocati e procuratori dello Stato, devono essere svolti
con contestuale collocamento in posizione di fuori ruolo, che deve
permanere per tutta la durata dell'incarico. Gli incarichi in corso
alla data di entrata in vigore della presente legge cessano di
diritto se nei centottanta giorni successivi non viene adottato il
provvedimento di collocamento in posizione di fuori ruolo.
67. Il Governo e' delegato ad adottare, entro quattro mesi dalla
data di entrata in vigore della presente legge, un decreto
legislativo per l'individuazione di ulteriori incarichi, anche negli
uffici di diretta collaborazione, che, in aggiunta a quelli di cui al
comma 66, comportano l'obbligatorio collocamento in posizione di
fuori ruolo, sulla base dei seguenti principi e criteri direttivi:
a) tener conto delle differenze e specificita' dei regimi e delle
funzioni connessi alla giurisdizione ordinaria, amministrativa,
contabile e militare, nonche' all'Avvocatura dello Stato;
b) durata dell'incarico;
c) continuativita' e onerosita' dell'impegno lavorativo connesso
allo svolgimento dell'incarico;
d) possibili situazioni di conflitto di interesse tra le funzioni
esercitate presso l'amministrazione di appartenenza e quelle
esercitate in ragione dell'incarico ricoperto fuori ruolo.
68. Salvo quanto previsto dal comma 69, i magistrati ordinari,
amministrativi, contabili e militari, gli avvocati e procuratori
dello Stato non possono essere collocati in posizione di fuori ruolo
per un tempo che, nell'arco del loro servizio, superi
complessivamente dieci anni, anche continuativi. Il predetto
collocamento non puo' comunque determinare alcun pregiudizio con
riferimento alla posizione rivestita nei ruoli di appartenenza.
69. Salvo quanto previsto nei commi 70, 71 e 72 le disposizioni di
cui al comma 68 si applicano anche agli incarichi in corso alla data
di entrata in vigore della presente legge.
70. Le disposizioni di cui ai commi da 66 a 72 non si applicano ai
membri di Governo, alle cariche elettive, anche presso gli organi di
autogoverno, e ai componenti delle Corti internazionali comunque
denominate.
71. Per gli incarichi previsti dal comma 4 dell'articolo 1-bis del
decreto-legge 16 settembre 2008, n. 143, convertito, con
modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n. 181, anche se
conferiti successivamente all'entrata in vigore della presente legge,
il termine di cui al comma 68 decorre dalla data di entrata in vigore
della presente legge.
72. I magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari,
nonche' gli avvocati e procuratori dello Stato che, alla data di
entrata in vigore della presente legge, hanno gia' maturato o che,
successivamente a tale data, maturino il periodo massimo di
collocamento in posizione di fuori ruolo, di cui al comma 68, si
intendono confermati nella posizione di fuori ruolo sino al termine
dell'incarico, della legislatura, della consiliatura o del mandato
relativo all'ente o soggetto presso cui e' svolto l'incarico. Qualora
l'incarico non preveda un termine, il collocamento in posizione di
fuori ruolo si intende confermato per i dodici mesi successivi
all'entrata in vigore della presente legge.
73. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 67 e'
trasmesso alle Camere ai fini dell'espressione dei pareri da parte
delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi
entro trenta giorni dalla data di trasmissione del medesimo schema di
decreto. Decorso il termine senza che le Commissioni abbiano espresso
i pareri di rispettiva competenza il decreto legislativo puo' essere
comunque adottato.
74. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto
legislativo di cui al comma 67, nel rispetto dei principi e criteri
direttivi ivi stabiliti, il Governo e' autorizzato ad adottare
disposizioni integrative o correttive del decreto legislativo stesso.
75. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 32-quater, dopo le parole: «319-bis,» sono
inserite le seguenti: «319-quater,»;
b) all'articolo 32-quinquies, dopo le parole: «319-ter» sono
inserite le seguenti: «, 319-quater, primo comma,»;
c) al primo comma dell'articolo 314, la parola: «tre» e'
sostituita dalla seguente: «quattro»;
d) l'articolo 317 e' sostituito dal seguente:
«Art. 317. - (Concussione). - Il pubblico ufficiale che,
abusando della sua qualita' o dei suoi poteri, costringe taluno a
dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra
utilita' e' punito con la reclusione da sei a dodici anni»;
e) all'articolo 317-bis, le parole: «314 e 317» sono sostituite
dalle seguenti: «314, 317, 319 e 319-ter»;
f) l'articolo 318 e' sostituito dal seguente:
«Art. 318. - (Corruzione per l'esercizio della funzione). - Il
pubblico ufficiale che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi
poteri, indebitamente riceve, per se' o per un terzo, denaro o altra
utilita' o ne accetta la promessa e' punito con la reclusione da uno
a cinque anni»;
g) all'articolo 319, le parole: «da due a cinque» sono sostituite
dalle seguenti: «da quattro a otto»;
h) all'articolo 319-ter sono apportate le seguenti modificazioni:
1) nel primo comma, le parole: «da tre a otto» sono sostituite
dalle seguenti: «da quattro a dieci»;
2) nel secondo comma, la parola: «quattro» e' sostituita dalla
seguente: «cinque»;
i) dopo l'articolo 319-ter e' inserito il seguente:
«Art. 319-quater. - (Induzione indebita a dare o promettere
utilita'). - Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, il
pubblico ufficiale o l'incaricato di pubblico servizio che, abusando
della sua qualita' o dei suoi poteri, induce taluno a dare o a
promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilita'
e' punito con la reclusione da tre a otto anni.
Nei casi previsti dal primo comma, chi da' o promette denaro o
altra utilita' e' punito con la reclusione fino a tre anni»;
l) all'articolo 320, il primo comma e' sostituito dal seguente:
«Le disposizioni degli articoli 318 e 319 si applicano anche
all'incaricato di un pubblico servizio»;
m) all'articolo 322 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) nel primo comma, le parole: «che riveste la qualita' di
pubblico impiegato, per indurlo a compiere un atto del suo ufficio»
sono sostituite dalle seguenti: «, per l'esercizio delle sue funzioni
o dei suoi poteri»;
2) il terzo comma e' sostituito dal seguente:
«La pena di cui al primo comma si applica al pubblico
ufficiale o all'incaricato di un pubblico servizio che sollecita una
promessa o dazione di denaro o altra utilita' per l'esercizio delle
sue funzioni o dei suoi poteri»;
n) all'articolo 322-bis sono apportate le seguenti modificazioni:
1) nel secondo comma, dopo le parole: «Le disposizioni degli
articoli» sono inserite le seguenti: «319-quater, secondo comma,»;
2) nella rubrica, dopo la parola: «concussione,» sono inserite
le seguenti: «induzione indebita a dare o promettere utilita',»;
o) all'articolo 322-ter, primo comma, dopo le parole: «a tale
prezzo» sono aggiunte le seguenti: «o profitto»;
p) all'articolo 323, primo comma, le parole: «da sei mesi a tre
anni» sono sostituite dalle seguenti: «da uno a quattro anni»;
q) all'articolo 323-bis, dopo la parola: «319,» sono inserite le
seguenti: «319-quater,»;
r) dopo l'articolo 346 e' inserito il seguente:
«Art. 346-bis. - (Traffico di influenze illecite). - Chiunque,
fuori dei casi di concorso nei reati di cui agli articoli 319 e
319-ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o
con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o
promettere, a se' o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale,
come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico
ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio ovvero per
remunerarlo, in relazione al compimento di un atto contrario ai
doveri di ufficio o all'omissione o al ritardo di un atto del suo
ufficio, e' punito con la reclusione da uno a tre anni.
La stessa pena si applica a chi indebitamente da' o promette
denaro o altro vantaggio patrimoniale.
La pena e' aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o
promettere, a se' o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale
riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un
pubblico servizio.
Le pene sono altresi' aumentate se i fatti sono commessi in
relazione all'esercizio di attivita' giudiziarie.
Se i fatti sono di particolare tenuita', la pena e' diminuita».
76. L'articolo 2635 del codice civile e' sostituito dal seguente:
«Art. 2635. - (Corruzione tra privati). - Salvo che il fatto
costituisca piu' grave reato, gli amministratori, i direttori
generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili
societari, i sindaci e i liquidatori, che, a seguito della dazione o
della promessa di denaro o altra utilita', per se' o per altri,
compiono od omettono atti, in violazione degli obblighi inerenti al
loro ufficio o degli obblighi di fedelta', cagionando nocumento alla
societa', sono puniti con la reclusione da uno a tre anni.
Si applica la pena della reclusione fino a un anno e sei mesi se
il fatto e' commesso da chi e' sottoposto alla direzione o alla
vigilanza di uno dei soggetti indicati al primo comma.
Chi da' o promette denaro o altra utilita' alle persone indicate
nel primo e nel secondo comma e' punito con le pene ivi previste.
Le pene stabilite nei commi precedenti sono raddoppiate se si
tratta di societa' con titoli quotati in mercati regolamentati
italiani o di altri Stati dell'Unione europea o diffusi tra il
pubblico in misura rilevante ai sensi dell'articolo 116 del testo
unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria,
di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e successive
modificazioni.
Si procede a querela della persona offesa, salvo che dal fatto
derivi una distorsione della concorrenza nella acquisizione di beni o
servizi».
77. Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all'articolo 25:
1) nella rubrica, dopo la parola: «Concussione» sono inserite
le seguenti: «, induzione indebita a dare o promettere utilita'»;
2) al comma 3, dopo le parole: «319-ter, comma 2,» sono
inserite le seguenti: «319-quater»;
b) all'articolo 25-ter, comma 1, dopo la lettera s) e' aggiunta
la seguente:
«s-bis) per il delitto di corruzione tra privati, nei casi
previsti dal terzo comma dell'articolo 2635 del codice civile, la
sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote».
78. All'articolo 308 del codice di procedura penale, dopo il comma
2 e' inserito il seguente:
«2-bis. Nel caso si proceda per uno dei delitti previsti dagli
articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter,
319-quater, primo comma, e 320 del codice penale, le misure
interdittive perdono efficacia decorsi sei mesi dall'inizio della
loro esecuzione. In ogni caso, qualora esse siano state disposte per
esigenze probatorie, il giudice puo' disporne la rinnovazione anche
oltre sei mesi dall'inizio dell'esecuzione, fermo restando che
comunque la loro efficacia viene meno se dall'inizio della loro
esecuzione e' decorso un periodo di tempo pari al triplo dei termini
previsti dall'articolo 303».
79. All'articolo 133, comma 1-bis, delle norme di attuazione, di
coordinamento e transitorie del codice di procedura penale, di cui al
decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, dopo le parole: «319-ter»
sono inserite le seguenti: «, 319-quater».
80. All'articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306,
convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n.356, e
successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, dopo le parole: «319-ter,» sono inserite le
seguenti: «319-quater,»;
b) al comma 2-bis, dopo le parole: «319-ter,» sono inserite le
seguenti: «319-quater,».
81. Al testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali,
di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, sono apportate
le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 58, comma 1, lettera b), le parole: «(corruzione
per un atto d'ufficio)» sono sostituite dalle seguenti: «(corruzione
per l'esercizio della funzione)» e dopo le parole: «319-ter
(corruzione in atti giudiziari),» sono inserite le seguenti:
«319-quater, primo comma (induzione indebita a dare o promettere
utilita'),»;
b) all'articolo 59, comma 1, lettera a), dopo le parole:
«319-ter» sono inserite le seguenti: «, 319-quater»;
c) all'articolo 59, comma 1, lettera c), dopo le parole: «misure
coercitive di cui agli articoli 284, 285 e 286 del codice di
procedura penale» sono aggiunte le seguenti: «nonche' di cui
all'articolo 283, comma 1, del codice di procedura penale, quando il
divieto di dimora riguarda la sede dove si svolge il mandato
elettorale».
82. Il provvedimento di revoca di cui all'articolo 100, comma 1,
del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267,
e' comunicato dal prefetto all'Autorita' nazionale anticorruzione, di
cui al comma 1 del presente articolo, che si esprime entro trenta
giorni. Decorso tale termine, la revoca diventa efficace, salvo che
l'Autorita' rilevi che la stessa sia correlata alle attivita' svolte
dal segretario in materia di prevenzione della corruzione.
83. All'articolo 3, comma 1, della legge 27 marzo 2001, n. 97, dopo
le parole: «319-ter» sono inserite le seguenti: «, 319-quater».



Avvertenza:
Il testo delle note qui pubblicato e' stato redatto
dall'amministrazione competente per materia, ai sensi
dell'art. 10, commi 2 e 3, del testo unico delle
disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica
e sulle pubblicazioni ufficiali della Repubblica italiana,
approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo
fine di facilitare la lettura delle disposizioni di legge
modificate o alle quali e' operato il rinvio. Restano
invariati il valore e l'efficacia degli atti legislativi
qui.

Note all'art. 1:
Si riporta il testo dell'articolo 13 del decreto
legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 (Attuazione della legge
4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della
produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e
trasparenza delle pubbliche amministrazioni):
«Art. 13. Commissione per la valutazione, la
trasparenza e l'integrita' delle amministrazioni pubbliche.
1. In attuazione dell'articolo 4, comma 2, lettera f),
della legge 4 marzo 2009, n. 15, e' istituita la
Commissione per la valutazione, la trasparenza e
l'integrita' delle amministrazioni pubbliche, di seguito
denominata «Commissione», che opera in posizione di
indipendenza di giudizio e di valutazione e in piena
autonomia, in collaborazione con la Presidenza del
Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione
pubblica e con il Ministero dell'economia e delle finanze -
Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato ed
eventualmente in raccordo con altri enti o istituzioni
pubbliche, con il compito di indirizzare, coordinare e
sovrintendere all'esercizio indipendente delle funzioni di
valutazione, di garantire la trasparenza dei sistemi di
valutazione, di assicurare la comparabilita' e la
visibilita' degli indici di andamento gestionale,
informando annualmente il Ministro per l'attuazione del
programma di Governo sull'attivita' svolta.
2. Mediante intesa tra la Conferenza delle Regioni e
delle Province autonome, l'Anci, l'Upi e la Commissione
sono definiti i protocolli di collaborazione per la
realizzazione delle attivita' di cui ai commi 5, 6 e 8.
3. La Commissione e' organo collegiale composto da
cinque componenti scelti tra esperti di elevata
professionalita', anche estranei all'amministrazione con
comprovate competenze in Italia e all'estero, sia nel
settore pubblico che in quello privato in tema di servizi
pubblici, management, misurazione della performance,
nonche' di gestione e valutazione del personale. I
componenti sono nominati, tenuto conto del principio delle
pari opportunita' di genere, con decreto del Presidente
della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica
amministrazione e l'innovazione, di concerto con il
Ministro per l'attuazione del programma di Governo, previo
parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti
espresso a maggioranza dei due terzi dei componenti. I
componenti della Commissione non possono essere scelti tra
persone che rivestono incarichi pubblici elettivi o cariche
in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che
abbiano rivestito tali incarichi e cariche nei tre anni
precedenti la nomina e, in ogni caso, non devono avere
interessi di qualsiasi natura in conflitto con le funzioni
della Commissione. I componenti sono nominati per un
periodo di sei anni e possono essere confermati una sola
volta. In occasione della prima seduta, convocata dal
componente piu' anziano di eta', i componenti eleggono nel
loro ambito il Presidente della Commissione. All'atto
dell'accettazione della nomina, se dipendenti da pubblica
amministrazione o magistrati in attivita' di servizio sono
collocati fuori ruolo, se ne fanno richiesta, e il posto
corrispondente nella dotazione organica
dell'amministrazione di appartenenza e' reso indisponibile
per tutta la durata del mandato; se professori
universitari, sono collocati in aspettativa senza assegni.
4. La struttura operativa della Commissione e' diretta
da un Segretario generale nominato con deliberazione della
Commissione medesima tra soggetti aventi specifica
professionalita' ed esperienza gestionale-organizzativa nel
campo del lavoro pubblico. La Commissione definisce con
propri regolamenti le norme concernenti il proprio
funzionamento e determina, altresi', i contingenti di
personale di cui avvalersi entro il limite massimo di 30
unita'. Alla copertura dei posti si provvede esclusivamente
mediante personale di altre amministrazioni in posizione di
comando o fuori ruolo, cui si applica l'articolo 17, comma
14, della legge 15 maggio 1997, n. 127, o mediante
personale con contratto a tempo determinato. Nei limiti
delle disponibilita' di bilancio la Commissione puo'
avvalersi di non piu' di 10 esperti di elevata
professionalita' ed esperienza sui temi della misurazione e
della valutazione della performance e della prevenzione e
della lotta alla corruzione, con contratti di diritto
privato di collaborazione autonoma. La Commissione, previo
accordo con il Presidente dell'ARAN, puo' altresi'
avvalersi del personale e delle strutture dell'ARAN. Puo'
inoltre richiedere indagini, accertamenti e relazioni
all'Ispettorato per la funzione pubblica.
5. La Commissione indirizza, coordina e sovrintende
all'esercizio delle funzioni di valutazione da parte degli
Organismi indipendenti di cui all'articolo 14 e delle altre
Agenzie di valutazione; a tale fine:
a) promuove sistemi e metodologie finalizzati al
miglioramento della performance delle amministrazioni
pubbliche;
b) assicura la trasparenza dei risultati conseguiti;
c) confronta le performance rispetto a standard ed
esperienze, nazionali e internazionali;
d) favorisce, nella pubblica amministrazione, la
cultura della trasparenza anche attraverso strumenti di
prevenzione e di lotta alla corruzione;
e) favorisce la cultura delle pari opportunita' con
relativi criteri e prassi applicative.
6. La Commissione nel rispetto dell'esercizio e delle
responsabilita' autonome di valutazione proprie di ogni
amministrazione:
a) fornisce supporto tecnico e metodologico
all'attuazione delle varie fasi del ciclo di gestione della
performance;
b) definisce la struttura e le modalita' di redazione
del Piano e della Relazione di cui all'articolo 10;
c) verifica la corretta predisposizione del Piano e
della Relazione sulla Performance delle amministrazioni
centrali e, a campione, analizza quelli degli Enti
territoriali, formulando osservazioni e specifici rilievi;
d) definisce i parametri e i modelli di riferimento
del Sistema di misurazione e valutazione della performance
di cui all'articolo 7 in termini di efficienza e
produttivita';
e) adotta le linee guida per la predisposizione dei
Programma triennale per la trasparenza e l'integrita' di
cui all'articolo 11, comma 8, lettera a);
f) adotta le linee guida per la definizione degli
Strumenti per la qualita' dei servizi pubblici;
g) definisce i requisiti per la nomina dei componenti
dell'Organismo indipendente di valutazione di cui
all'articolo 14;
h) promuove analisi comparate della performance delle
amministrazioni pubbliche sulla base di indicatori di
andamento gestionale e la loro diffusione attraverso la
pubblicazione nei siti istituzionali ed altre modalita' ed
iniziative ritenute utili;
i) redige la graduatoria di performance delle
amministrazioni statali e degli enti pubblici nazionali di
cui all'articolo 40, comma 3-quater, del decreto
legislativo n. 165 del 2001; a tale fine svolge adeguata
attivita' istruttoria e puo' richiedere alle
amministrazioni dati, informazioni e chiarimenti;
l) promuove iniziative di confronto con i cittadini,
le imprese e le relative associazioni rappresentative; le
organizzazioni sindacali e le associazioni professionali;
le associazioni rappresentative delle amministrazioni
pubbliche; gli organismi di valutazione di cui all'articolo
14 e quelli di controllo interni ed esterni alle
amministrazioni pubbliche;
m) definisce un programma di sostegno a progetti
innovativi e sperimentali, concernenti il miglioramento
della performance attraverso le funzioni di misurazione,
valutazione e controllo;
n) predispone una relazione annuale sulla performance
delle amministrazioni centrali e ne garantisce la
diffusione attraverso la pubblicazione sul proprio sito
istituzionale ed altre modalita' ed iniziative ritenute
utili;
o) sviluppa ed intrattiene rapporti di collaborazione
con analoghe strutture a livello europeo ed internazionale;
p) realizza e gestisce, in collaborazione con il
CNIPA il portale della trasparenza che contiene i piani e
le relazioni di performance delle amministrazioni
pubbliche.
7. La Commissione provvede al coordinamento, al
supporto operativo e al monitoraggio delle attivita' di cui
all'articolo 11, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio
1999, n. 286, come modificato dall'articolo 28 del presente
decreto.
8. Presso la Commissione e' istituita la Sezione per
l'integrita' nelle amministrazioni pubbliche con la
funzione di favorire, all'interno della amministrazioni
pubbliche, la diffusione della legalita' e della
trasparenza e sviluppare interventi a favore della cultura
dell'integrita'. La Sezione promuove la trasparenza e
l'integrita' nelle amministrazioni pubbliche; a tale fine
predispone le linee guida del Programma triennale per
l'integrita' e la trasparenza di cui articolo 11, ne
verifica l'effettiva adozione e vigila sul rispetto degli
obblighi in materia di trasparenza da parte di ciascuna
amministrazione.
9. I risultati dell'attivita' della Commissione sono
pubblici. La Commissione assicura la disponibilita', per le
associazioni di consumatori o utenti, i centri di ricerca e
ogni altro osservatore qualificato, di tutti i dati sui
quali la valutazione si basa e trasmette una relazione
annuale sulle proprie attivita' al Ministro per
l'attuazione del programma di Governo.
10. Dopo cinque anni, dalla data di costituzione, la
Commissione affida ad un valutatore indipendente un'analisi
dei propri risultati ed un giudizio sull'efficacia della
sua attivita' e sull'adeguatezza della struttura di
gestione, anche al fine di formulare eventuali proposte di
integrazioni o modificazioni dei propri compiti. L'esito
della valutazione e le eventuali raccomandazioni sono
trasmesse al Ministro per la pubblica amministrazione e
l'innovazione e pubblicate sul sito istituzionale della
Commissione.
11. Con decreto del Ministro per la pubblica
amministrazione e l'innovazione, di concerto con il
Ministro dell'economia e delle finanze, sono stabilite le
modalita' di organizzazione, le norme regolatrici
dell'autonoma gestione finanziaria della Commissione e
fissati i compensi per i componenti.
12. Con uno o piu' decreti del Presidente del Consiglio
dei Ministri, su proposta del Ministro per la pubblica
amministrazione e l'innovazione, di concerto con i Ministri
competenti, sono dettate disposizioni per il raccordo tra
le attivita' della Commissione e quelle delle esistenti
Agenzie di valutazione.
13. Agli oneri derivanti dal presente articolo pari a
due milioni di euro per l'anno 2009 e a 8 milioni di euro a
decorrere dall'anno 2010 si provvede nei limiti
dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 4, comma
3, primo periodo, della legge 4 marzo 2009, n. 15.
All'attuazione della lettera p) del comma 6 si provvede
nell'ambito dell'autorizzazione di spesa di cui
all'articolo 4, comma 3, secondo periodo, della legge 4
marzo 2009, n. 15, ferme restando le risorse da destinare
alle altre finalita' di cui al medesimo comma 3
dell'articolo 4.».
Si riporta il testo dell'articolo 1, comma 2, del
decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali
sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle
amministrazioni pubbliche):
«Art. 1. Finalita' ed ambito di applicazione.
(Art. 1 del D.Lgs. n. 29 del 1993, come modificato
dall'art. 1 del D.Lgs. n. 80 del 1998)
1. (Omissis).
2. Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le
amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e
scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,
le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento
autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunita'
montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni
universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le
Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e
loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici
nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le
aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale,
l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche
amministrazioni (ARAN) e le Agenzie di cui al decreto
legislativo 30 luglio 1999, n. 300. Fino alla revisione
organica della disciplina di settore, le disposizioni di
cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al
CONI.
3. (Omissis).».
Si riporta il testo dell'articolo 53 del citato decreto
legislativo n. 165 del 2001, come modificato dalla presente
legge:
«Art. 53. Incompatibilita', cumulo di impieghi e
incarichi.
(Art. 58 del D.Lgs n. 29 del 1993, come modificato
prima dall'art. 2 del decreto-legge n. 358 del 1993,
convertito dalla legge n. 448 del 1993, poi dall'art. 1 del
decreto-legge n. 361 del 1995, convertito con modificazioni
dalla legge n. 437 del 1995, e, infine, dall'art. 26 del
D.Lgs n. 80 del 1998, nonche' dall'art. 16 del D.Lgs n. 387
del 1998)
1. Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la
disciplina delle incompatibilita' dettata dagli articoli 60
e seguenti del testo unico approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, salva la
deroga prevista dall'articolo 23-bis del presente decreto,
nonche', per i rapporti di lavoro a tempo parziale,
dall'articolo 6, comma 2, del decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri 17 marzo 1989, n. 117 e
dall'articolo 1, commi 57 e seguenti della legge 23
dicembre 1996, n. 662. Restano ferme altresi' le
disposizioni di cui agli articoli 267, comma 1, 273, 274,
508 nonche' 676 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n.
297, all'articolo 9, commi 1 e 2, della legge 23 dicembre
1992, n. 498, all'articolo 4, comma 7, della legge 30
dicembre 1991, n. 412, ed ogni altra successiva
modificazione ed integrazione della relativa disciplina.
1-bis. Non possono essere conferiti incarichi di
direzione di strutture deputate alla gestione del personale
a soggetti che rivestano o abbiano rivestito negli ultimi
due anni cariche in partiti politici o in organizzazioni
sindacali o che abbiano avuto negli ultimi due anni
rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con
le predette organizzazioni.
2. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire
ai dipendenti incarichi, non compresi nei compiti e doveri
di ufficio, che non siano espressamente previsti o
disciplinati da legge o altre fonti normative, o che non
siano espressamente autorizzati.
3. Ai fini previsti dal comma 2, con appositi
regolamenti, da emanarsi ai sensi dell'articolo 17, comma
2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono individuati gli
incarichi consentiti e quelli vietati ai magistrati
ordinari, amministrativi, contabili e militari, nonche'
agli avvocati e procuratori dello Stato, sentiti, per le
diverse magistrature, i rispettivi istituti.
3-bis. Ai fini previsti dal comma 2, con appositi
regolamenti emanati su proposta del Ministro per la
pubblica amministrazione e la semplificazione, di concerto
con i Ministri interessati, ai sensi dell'articolo 17,
comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive
modificazioni, sono individuati, secondo criteri
differenziati in rapporto alle diverse qualifiche e ruoli
professionali, gli incarichi vietati ai dipendenti delle
amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2.
4. Nel caso in cui i regolamenti di cui al comma 3 non
siano emanati, l'attribuzione degli incarichi e' consentita
nei soli casi espressamente previsti dalla legge o da altre
fonti normative.
5. In ogni caso, il conferimento operato direttamente
dall'amministrazione, nonche' l'autorizzazione
all'esercizio di incarichi che provengano da
amministrazione pubblica diversa da quella di appartenenza,
ovvero da societa' o persone fisiche, che svolgono
attivita' d'impresa o commerciale, sono disposti dai
rispettivi organi competenti secondo criteri oggettivi e
predeterminati, che tengano conto della specifica
professionalita', tali da escludere casi di
incompatibilita', sia di diritto che di fatto,
nell'interesse del buon andamento della pubblica
amministrazione o situazioni di conflitto, anche
potenziale, di interessi, che pregiudichino l'esercizio
imparziale delle funzioni attribuite al dipendente.
6. I commi da 7 a 13 del presente articolo si applicano
ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche di cui
all'articolo 1, comma 2, compresi quelli di cui
all'articolo 3, con esclusione dei dipendenti con rapporto
di lavoro a tempo parziale con prestazione lavorativa non
superiore al cinquanta per cento di quella a tempo pieno,
dei docenti universitari a tempo definito e delle altre
categorie di dipendenti pubblici ai quali e' consentito da
disposizioni speciali lo svolgimento di attivita'
libero-professionali. Gli incarichi retribuiti, di cui ai
commi seguenti, sono tutti gli incarichi, anche
occasionali, non compresi nei compiti e doveri di ufficio,
per i quali e' previsto, sotto qualsiasi forma, un
compenso. Sono esclusi i compensi derivanti:
a) dalla collaborazione a giornali, riviste,
enciclopedie e simili;
b) dalla utilizzazione economica da parte dell'autore
o inventore di opere dell'ingegno e di invenzioni
industriali;
c) dalla partecipazione a convegni e seminari;
d) da incarichi per i quali e' corrisposto solo il
rimborso delle spese documentate;
e) da incarichi per lo svolgimento dei quali il
dipendente e' posto in posizione di aspettativa, di comando
o fuori ruolo;
f) da incarichi conferiti dalle organizzazioni
sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o in
aspettativa non retribuita;
f-bis) da attivita' di formazione diretta ai
dipendenti della pubblica amministrazione.
7. I dipendenti pubblici non possono svolgere incarichi
retribuiti che non siano stati conferiti o previamente
autorizzati dall'amministrazione di appartenenza. Ai fini
dell'autorizzazione, l'amministrazione verifica
l'insussistenza di situazioni, anche potenziali, di
conflitto di interessi. Con riferimento ai professori
universitari a tempo pieno, gli statuti o i regolamenti
degli atenei disciplinano i criteri e le procedure per il
rilascio dell'autorizzazione nei casi previsti dal presente
decreto. In caso di inosservanza del divieto, salve le piu'
gravi sanzioni e ferma restando la responsabilita'
disciplinare, il compenso dovuto per le prestazioni
eventualmente svolte deve essere versato, a cura
dell'erogante o, in difetto, del percettore, nel conto
dell'entrata del bilancio dell'amministrazione di
appartenenza del dipendente per essere destinato ad
incremento del fondo di produttivita' o di fondi
equivalenti.
7-bis. L'omissione del versamento del compenso da parte
del dipendente pubblico indebito percettore costituisce
ipotesi di responsabilita' erariale soggetta alla
giurisdizione della Corte dei conti.
8. Le pubbliche amministrazioni non possono conferire
incarichi retribuiti a dipendenti di altre amministrazioni
pubbliche senza la previa autorizzazione
dell'amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi.
Salve le piu' gravi sanzioni, il conferimento dei predetti
incarichi, senza la previa autorizzazione, costituisce in
ogni caso infrazione disciplinare per il funzionario
responsabile del procedimento; il relativo provvedimento e'
nullo di diritto. In tal caso l'importo previsto come
corrispettivo dell'incarico, ove gravi su fondi in
disponibilita' dell'amministrazione conferente, e'
trasferito all'amministrazione di appartenenza del
dipendente ad incremento del fondo di produttivita' o di
fondi equivalenti.
9. Gli enti pubblici economici e i soggetti privati non
possono conferire incarichi retribuiti a dipendenti
pubblici senza la previa autorizzazione
dell'amministrazione di appartenenza dei dipendenti stessi.
Ai fini dell'autorizzazione, l'amministrazione verifica
l'insussistenza di situazioni, anche potenziali, di
conflitto di interessi. In caso di inosservanza si applica
la disposizione dell'articolo 6, comma 1, del decreto legge
28 marzo 1997, n. 79, convertito, con modificazioni, dalla
legge 28 maggio 1997, n. 140, e successive modificazioni ed
integrazioni. All'accertamento delle violazioni e
all'irrogazione delle sanzioni provvede il Ministero delle
finanze, avvalendosi della Guardia di finanza, secondo le
disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689, e
successive modificazioni ed integrazioni. Le somme riscosse
sono acquisite alle entrate del Ministero delle finanze.
10. L'autorizzazione, di cui ai commi precedenti, deve
essere richiesta all'amministrazione di appartenenza del
dipendente dai soggetti pubblici o privati, che intendono
conferire l'incarico; puo', altresi', essere richiesta dal
dipendente interessato. L'amministrazione di appartenenza
deve pronunciarsi sulla richiesta di autorizzazione entro
trenta giorni dalla ricezione della richiesta stessa.
Per il personale che presta comunque servizio presso
amministrazioni pubbliche diverse da quelle di
appartenenza, l'autorizzazione e' subordinata all'intesa
tra le due amministrazioni. In tal caso il termine per
provvedere e' per l'amministrazione di appartenenza di 45
giorni e si prescinde dall'intesa se l'amministrazione
presso la quale il dipendente presta servizio non si
pronunzia entro 10 giorni dalla ricezione della richiesta
di intesa da parte dell'amministrazione di appartenenza.
Decorso il termine per provvedere, l'autorizzazione, se
richiesta per incarichi da conferirsi da amministrazioni
pubbliche, si intende accordata; in ogni altro caso, si
intende definitivamente negata.
11. Entro quindici giorni dall'erogazione del compenso
per gli incarichi di cui al comma 6, i soggetti pubblici o
privati comunicano all'amministrazione di appartenenza
l'ammontare dei compensi erogati ai dipendenti pubblici.
12. Le amministrazioni pubbliche che conferiscono o
autorizzano incarichi, anche a titolo gratuito, ai propri
dipendenti comunicano in via telematica, nel termine di
quindici giorni, al Dipartimento della funzione pubblica
gli incarichi conferiti o autorizzati ai dipendenti stessi,
con l'indicazione dell'oggetto dell'incarico e del compenso
lordo, ove previsto. La comunicazione e' accompagnata da
una relazione nella quale sono indicate le norme in
applicazione delle quali gli incarichi sono stati conferiti
o autorizzati, le ragioni del conferimento o
dell'autorizzazione, i criteri di scelta dei dipendenti cui
gli incarichi sono stati conferiti o autorizzati e la
rispondenza dei medesimi ai principi di buon andamento
dell'amministrazione, nonche' le misure che si intendono
adottare per il contenimento della spesa. Entro il 30
giugno di ciascun anno e con le stesse modalita' le
amministrazioni che, nell'anno precedente, non hanno
conferito o autorizzato incarichi ai propri dipendenti,
anche se comandati o fuori ruolo, dichiarano di non aver
conferito o autorizzato incarichi.
13. Entro il 30 giugno di ciascun anno le
amministrazioni di appartenenza sono tenute a comunicare al
Dipartimento della funzione pubblica, in via telematica o
su apposito supporto magnetico, per ciascuno dei propri
dipendenti e distintamente per ogni incarico conferito o
autorizzato, i compensi, relativi all'anno precedente, da
esse erogati o della cui erogazione abbiano avuto
comunicazione dai soggetti di cui al comma 11.
14. Al fine della verifica dell'applicazione delle
norme di cui all'articolo 1, commi 123 e 127, della legge
23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni e
integrazioni, le amministrazioni pubbliche sono tenute a
comunicare al Dipartimento della funzione pubblica, in via
telematica o su supporto magnetico, entro il 30 giugno di
ciascun anno, i compensi percepiti dai propri dipendenti
anche per incarichi relativi a compiti e doveri d'ufficio;
sono altresi' tenute a comunicare semestralmente l'elenco
dei collaboratori esterni e dei soggetti cui sono stati
affidati incarichi di consulenza, con l'indicazione della
ragione dell'incarico e dell'ammontare dei compensi
corrisposti. Le amministrazioni rendono noti, mediante
inserimento nelle proprie banche dati accessibili al
pubblico per via telematica, gli elenchi dei propri
consulenti indicando l'oggetto, la durata e il compenso
dell'incarico nonche' l'attestazione dell'avvenuta verifica
dell'insussistenza di situazioni, anche potenziali, di
conflitto di interessi. Le informazioni relative a
consulenze e incarichi comunicate dalle amministrazioni al
Dipartimento della funzione pubblica, nonche' le
informazioni pubblicate dalle stesse nelle proprie banche
dati accessibili al pubblico per via telematica ai sensi
del presente articolo, sono trasmesse e pubblicate in
tabelle riassuntive rese liberamente scaricabili in un
formato digitale standard aperto che consenta di analizzare
e rielaborare, anche a fini statistici, i dati informatici.
Entro il 31 dicembre di ciascun anno il Dipartimento della
funzione pubblica trasmette alla Corte dei conti l'elenco
delle amministrazioni che hanno omesso di trasmettere e
pubblicare, in tutto o in parte, le informazioni di cui al
terzo periodo del presente comma in formato digitale
standard aperto. Entro il 31 dicembre di ciascun anno il
Dipartimento della funzione pubblica trasmette alla Corte
dei conti l'elenco delle amministrazioni che hanno omesso
di effettuare la comunicazione, avente ad oggetto l'elenco
dei collaboratori esterni e dei soggetti cui sono stati
affidati incarichi di consulenza.
15. Le amministrazioni che omettono gli adempimenti di
cui ai commi da 11 a 14 non possono conferire nuovi
incarichi fino a quando non adempiono. I soggetti di cui al
comma 9 che omettono le comunicazioni di cui al comma 11
incorrono nella sanzione di cui allo stesso comma 9.
16. Il Dipartimento della funzione pubblica, entro il
31 dicembre di ciascun anno, riferisce al Parlamento sui
dati raccolti, adotta le relative misure di pubblicita' e
trasparenza e formula proposte per il contenimento della
spesa per gli incarichi e per la razionalizzazione dei
criteri di attribuzione degli incarichi stessi.
16-bis. La Presidenza del Consiglio dei Ministri -
Dipartimento della funzione pubblica puo' disporre
verifiche del rispetto delle disposizioni del presente
articolo e dell'articolo 1, commi 56 e seguenti, della
legge 23 dicembre 1996, n. 662, per il tramite
dell'Ispettorato per la funzione pubblica. A tale fine
quest'ultimo opera d'intesa con i Servizi ispettivi di
finanza pubblica del Dipartimento della Ragioneria generale
dello Stato.
16-ter. I dipendenti che, negli ultimi tre anni di
servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali
per conto delle pubbliche amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni
successivi alla cessazione del rapporto di pubblico
impiego, attivita' lavorativa o professionale presso i
soggetti privati destinatari dell'attivita' della pubblica
amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I
contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione
di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed e'
fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o
conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni
per i successivi tre anni ed e' prevista la restituzione
dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi
riferiti.".
Si riporta il testo dell'articolo 16, comma 1,
lett.a-bis), del citato decreto legislativo n. 165 del
2001:
«Art. 16. Funzioni dei dirigenti di uffici dirigenziali
generali.
(Art. 16 del D.Lgs. n. 29 del 1993, come sostituito
prima dall'art. 9 del D.Lgs. n. 546 del 1993 e poi
dall'art. 11 del D.Lgs. n. 80 del 1998 e successivamente
modificato dall'art. 4 del D.Lgs. n. 387 del 1998)
1. I dirigenti di uffici dirigenziali generali,
comunque denominati, nell'ambito di quanto stabilito
dall'articolo 4 esercitano, fra gli altri, i seguenti
compiti e poteri:
(Omissis).
a-bis) propongono le risorse e i profili
professionali necessari allo svolgimento dei compiti
dell'ufficio cui sono preposti anche al fine
dell'elaborazione del documento di programmazione triennale
del fabbisogno di personale di cui all'articolo 6, comma 4;
(Omissis).».
Si riporta il testo dell'articolo 21 del citato decreto
legislativo n. 165 del 2001:
«Art. 21. Responsabilita' dirigenziale.
(Art. 21, commi 1, 2 e 5 del D.Lgs. n. 29 del 1993,
come sostituiti prima dall'art. 12 del D.Lgs. n. 546 del
1993 e poi dall'art. 14 del D.Lgs. n. 80 del 1998 e
successivamente modificati dall'art. 7 del D.Lgs. n. 387
del 1998)
1. Il mancato raggiungimento degli obiettivi accertato
attraverso le risultanze del sistema di valutazione di cui
al Titolo II del decreto legislativo di attuazione della
legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione
della produttivita' del lavoro pubblico e di efficienza e
trasparenza delle pubbliche amministrazioni ovvero
l'inosservanza delle direttive imputabili al dirigente
comportano, previa contestazione e ferma restando
l'eventuale responsabilita' disciplinare secondo la
disciplina contenuta nel contratto collettivo,
l'impossibilita' di rinnovo dello stesso incarico
dirigenziale. In relazione alla gravita' dei casi,
l'amministrazione puo' inoltre, previa contestazione e nel
rispetto del principio del contraddittorio, revocare
l'incarico collocando il dirigente a disposizione dei ruoli
di cui all'articolo 23 ovvero recedere dal rapporto di
lavoro secondo le disposizioni del contratto collettivo.
1-bis. Al di fuori dei casi di cui al comma 1, al
dirigente nei confronti del quale sia stata accertata,
previa contestazione e nel rispetto del principio del
contraddittorio secondo le procedure previste dalla legge e
dai contratti collettivi nazionali, la colpevole violazione
del dovere di vigilanza sul rispetto, da parte del
personale assegnato ai propri uffici, degli standard
quantitativi e qualitativi fissati dall'amministrazione,
conformemente agli indirizzi deliberati dalla Commissione
di cui all'articolo 13 del decreto legislativo di
attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di
ottimizzazione della produttivita' del lavoro pubblico e di
efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni,
la retribuzione di risultato e' decurtata, sentito il
Comitato dei garanti, in relazione alla gravita' della
violazione di una quota fino all'ottanta per cento.
2.
3. Restano ferme le disposizioni vigenti per il
personale delle qualifiche dirigenziali delle Forze di
polizia, delle carriere diplomatica e prefettizia e delle
Forze armate nonche' del Corpo nazionale dei vigili del
fuoco.».
L'art. 117 della Costituzione dispone, tra l'altro, che
la potesta' legislativa e' esercitata dallo Stato e dalle
Regioni nel rispetto della Costituzione, nonche' dei
vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli
obblighi internazionali.
Si riporta il testo dell'articolo 11 del citato decreto
legislativo n. 150 del 2009:
«Art. 11. Trasparenza
1. La trasparenza e' intesa come accessibilita' totale,
anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti
istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle
informazioni concernenti ogni aspetto dell'organizzazione,
degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e
all'utilizzo delle risorse per il perseguimento delle
funzioni istituzionali, dei risultati dell'attivita' di
misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti,
allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del
rispetto dei principi di buon andamento e imparzialita'.
Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni
erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi
dell'articolo 117, secondo comma, lettera m), della
Costituzione.
2. Ogni amministrazione, sentite le associazioni
rappresentate nel Consiglio nazionale dei consumatori e
degli utenti, adotta un Programma triennale per la
trasparenza e l'integrita', da aggiornare annualmente, che
indica le iniziative previste per garantire:
a) un adeguato livello di trasparenza, anche sulla
base delle linee guida elaborate dalla Commissione di cui
all'articolo 13;
b) la legalita' e lo sviluppo della cultura
dell'integrita'.
3. Le amministrazioni pubbliche garantiscono la massima
trasparenza in ogni fase del ciclo di gestione della
performance.
4. Ai fini della riduzione del costo dei servizi,
dell'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della
comunicazione, nonche' del conseguente risparmio sul costo
del lavoro, le pubbliche amministrazioni provvedono
annualmente ad individuare i servizi erogati, agli utenti
sia finali che intermedi, ai sensi dell'articolo 10, comma
5, del decreto legislativo 7 agosto 1997, n. 279. Le
amministrazioni provvedono altresi' alla contabilizzazione
dei costi e all'evidenziazione dei costi effettivi e di
quelli imputati al personale per ogni servizio erogato,
nonche' al monitoraggio del loro andamento nel tempo,
pubblicando i relativi dati sui propri siti istituzionali.
5. Al fine di rendere effettivi i principi di
trasparenza, le pubbliche amministrazioni provvedono a dare
attuazione agli adempimenti relativi alla posta elettronica
certificata di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto
legislativo del 7 marzo 2005, n. 82, agli articoli 16,
comma 8, e 16-bis, comma 6, del decreto-legge 29 novembre
2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28
gennaio 2009, n. 2, e di cui all'articolo 34, comma 1,
della legge 18 giugno 2009, n. 69.
6. Ogni amministrazione presenta il Piano e la
Relazione sulla performance di cui all'articolo 10, comma
1, lettere a) e b), alle associazioni di consumatori o
utenti, ai centri di ricerca e a ogni altro osservatore
qualificato, nell'ambito di apposite giornate della
trasparenza senza nuovi o maggiori oneri per la finanza
pubblica.
7. Nell'ambito del Programma triennale per la
trasparenza e l'integrita' sono specificate le modalita', i
tempi di attuazione, le risorse dedicate e gli strumenti di
verifica dell'efficacia delle iniziative di cui al comma 2.
8. Ogni amministrazione ha l'obbligo di pubblicare sul
proprio sito istituzionale in apposita sezione di facile
accesso e consultazione, e denominata: «Trasparenza,
valutazione e merito»:
a) il Programma triennale per la trasparenza e
l'integrita' ed il relativo stato di attuazione;
b) il Piano e la Relazione di cui all'articolo 10;
c) l'ammontare complessivo dei premi collegati alla
performance stanziati e l'ammontare dei premi
effettivamente distribuiti;
d) l'analisi dei dati relativi al grado di
differenziazione nell'utilizzo della premialita' sia per i
dirigenti sia per i dipendenti;
e) i nominativi ed i curricula dei componenti degli
Organismi indipendenti di valutazione e del Responsabile
delle funzioni di misurazione della performance di cui
all'articolo 14;
f) i curricula dei dirigenti e dei titolari di
posizioni organizzative, redatti in conformita' al vigente
modello europeo;
g) le retribuzioni dei dirigenti, con specifica
evidenza sulle componenti variabili della retribuzione e
delle componenti legate alla valutazione di risultato;
h) i curricula e le retribuzioni di coloro che
rivestono incarichi di indirizzo politico-amministrativo;
i) gli incarichi, retribuiti e non retribuiti,
conferiti ai dipendenti pubblici e a soggetti privati.
9. In caso di mancata adozione e realizzazione del
Programma triennale per la trasparenza e l'integrita' o di
mancato assolvimento degli obblighi di pubblicazione di cui
ai commi 5 e 8 e' fatto divieto di erogazione della
retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici
coinvolti.».
Si riporta il testo dell'articolo 54 del decreto
legislativo 7 marzo 2005, n. 82 (Codice
dell'amministrazione digitale.):
«Art. 54.Contenuto dei siti delle pubbliche
amministrazioni.
1. I siti delle pubbliche amministrazioni contengono
necessariamente i seguenti dati pubblici:
a) l'organigramma, l'articolazione degli uffici, le
attribuzioni e l'organizzazione di ciascun ufficio anche di
livello dirigenziale non generale, i nomi dei dirigenti
responsabili dei singoli uffici, nonche' il settore
dell'ordinamento giuridico riferibile all'attivita' da essi
svolta, corredati dai documenti anche normativi di
riferimento;
b) l'elenco delle tipologie di procedimento svolte da
ciascun ufficio di livello dirigenziale non generale, il
termine per la conclusione di ciascun procedimento ed ogni
altro termine procedimentale, il nome del responsabile e
l'unita' organizzativa responsabile dell'istruttoria e di
ogni altro adempimento procedimentale, nonche'
dell'adozione del provvedimento finale, come individuati ai
sensi degli articoli 2, 4 e 5 della legge 7 agosto 1990, n.
241;
c) le scadenze e le modalita' di adempimento dei
procedimenti individuati ai sensi degli articoli 2 e 4
della legge 7 agosto 1990, n. 241;
d) l'elenco completo delle caselle di posta
elettronica istituzionali attive, specificando anche se si
tratta di una casella di posta elettronica certificata di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 11 febbraio
2005, n. 68;
e) le pubblicazioni di cui all'articolo 26 della
legge 7 agosto 1990, n. 241, nonche' i messaggi di
informazione e di comunicazione previsti dalla legge 7
giugno 2000, n. 150;
f) l'elenco di tutti i bandi di gara;
g) l'elenco dei servizi forniti in rete gia'
disponibili e dei servizi di futura attivazione, indicando
i tempi previsti per l'attivazione medesima;
g-bis) i bandi di concorso.
1-bis. Le pubbliche amministrazioni centrali comunicano
in via telematica alla Presidenza del Consiglio dei
Ministri - Dipartimento della funzione pubblica i dati di
cui alle lettere b), c), g) e g-bis) del comma 1, secondo i
criteri e le modalita' di trasmissione e aggiornamento
individuati con circolare del Ministro per la pubblica
amministrazione e l'innovazione. I dati di cui al periodo
precedente sono pubblicati sul sito istituzionale del
Dipartimento della funzione pubblica. La mancata
comunicazione o aggiornamento dei dati e' comunque
rilevante ai fini della misurazione e valutazione della
performance individuale dei dirigenti.
2.
2-bis.
2-ter. Le amministrazioni pubbliche e i gestori di
servizi pubblici pubblicano nei propri siti un indirizzo
istituzionale di posta elettronica certificata a cui il
cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta ai sensi
del presente codice. Le amministrazioni devono altresi'
assicurare un servizio che renda noti al pubblico i tempi
di risposta.
2-quater. Le amministrazioni pubbliche che gia'
dispongono di propri siti devono pubblicare il registro dei
processi automatizzati rivolti al pubblico. Tali processi
devono essere dotati di appositi strumenti per la verifica
a distanza da parte del cittadino dell'avanzamento delle
pratiche che lo riguardano.
3. I dati pubblici contenuti nei siti delle pubbliche
amministrazioni sono fruibili in rete gratuitamente e senza
necessita' di identificazione informatica.
4. Le pubbliche amministrazioni garantiscono che le
informazioni contenute sui siti siano accessibili, conformi
e corrispondenti alle informazioni contenute nei
provvedimenti amministrativi originali dei quali si
fornisce comunicazione tramite il sito.
4-bis. La pubblicazione telematica produce effetti di
pubblicita' legale nei casi e nei modi espressamente
previsti dall'ordinamento.».
Si riporta il testo dell'articolo 21 della legge 18
giugno 2009, n. 69 (Disposizioni per lo sviluppo economico,
la semplificazione, la competitivita' nonche' in materia di
processo civile.):
«Art. 21. Trasparenza sulle retribuzioni dei dirigenti
e sui tassi di assenza e di maggiore presenza del personale
1. Ciascuna delle pubbliche amministrazioni di cui
all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo
2001, n. 165, e successive modificazioni, ha l'obbligo di
pubblicare nel proprio sito internet le retribuzioni
annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta
elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei
dirigenti e dei segretari comunali e provinciali nonche' di
rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i tassi di assenza e
di maggiore presenza del personale distinti per uffici di
livello dirigenziale.
1-bis. Le pubbliche amministrazioni comunicano, per via
telematica e secondo i criteri e le modalita' individuati
con circolare del Ministro per la pubblica amministrazione
e l'innovazione, i dati di cui al comma 1 alla Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione
pubblica, che li pubblica nel proprio sito istituzionale.
La mancata comunicazione o aggiornamento dei dati e'
comunque rilevante ai fini della misurazione e valutazione
della performance individuale dei dirigenti.
2. Al comma 52-bis dell'articolo 3 della legge 24
dicembre 2007, n. 244, la lettera c) e' sostituita dalla
seguente: «c) obbligo, per la singola amministrazione o
societa' che conferisca nel medesimo anno allo stesso
soggetto incarichi che superino il limite massimo, di
assegnare l'incarico medesimo secondo i principi del merito
e della trasparenza, dando adeguatamente conto, nella
motivazione dell'atto di conferimento, dei requisiti di
professionalita' e di esperienza del soggetto in relazione
alla tipologia di prestazione richiesta e alla misura del
compenso attribuito».
3. Il termine di cui all'alinea del comma 52-bis
dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e'
differito fino al sessantesimo giorno successivo alla data
di entrata in vigore della presente legge.».
Il decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 reca:
«Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e
forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e
2004/18/CE».
Si riporta il testo dell'articolo 24 del citato decreto
legislativo n. 150 del 2009:
«Art. 24. Progressioni di carriera
1. Ai sensi dell'articolo 52, comma 1-bis, del decreto
legislativo n. 165 del 2001, come introdotto dall'articolo
62 del presente decreto, le amministrazioni pubbliche, a
decorrere dal 1° gennaio 2010, coprono i posti disponibili
nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici, con
riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del
personale interno, nel rispetto delle disposizioni vigenti
in materia di assunzioni.
2. L'attribuzione dei posti riservati al personale
interno e' finalizzata a riconoscere e valorizzare le
competenze professionali sviluppate dai dipendenti, in
relazione alle specifiche esigenze delle amministrazioni.
3. La collocazione nella fascia di merito alta, di cui
all'articolo 19, comma 2, lettera a), per tre anni
consecutivi, ovvero per cinque annualita' anche non
consecutive, costituisce titolo rilevante ai fini della
progressione di carriera.».
Si riporta il testo dell'articolo 241, comma 1, del
citato decreto legislativo n. 163 del 2006:
«Art. 241. Arbitrato.
(art. 81, direttiva 2004/18/CE; art. 72, direttiva
2004/17/CE; art. 32, L. n. 109/1994; artt. 150 - 151,
D.P.R. n. 554/1999; art. 6, co. 2, L. n. 205/2000; D.M. n.
398/2000; art. 12, D.Lgs. n. 190/2002; art. 5, commi
16-sexies e 16-septies, D.L. n. 35/2005, conv. nella L. n.
80/2005; art. 1, commi 70 e 71, L. n. 266/2005; articolo
44, comma 2, lettera m), n. 2, 3), 4) e 5), legge n.
88/2009)
1. Le controversie su diritti soggettivi, derivanti
dall'esecuzione dei contratti pubblici relativi a lavori,
servizi, forniture, concorsi di progettazione e di idee,
comprese quelle conseguenti al mancato raggiungimento
dell'accordo bonario previsto dall'articolo 240, possono
essere deferite ad arbitri.
(Omissis).».
Si riporta il testo dell'articolo 2359 del Codice
civile:
«Art. 2359. Societa' controllate e societa' collegate.
Sono considerate societa' controllate:
1) le societa' in cui un'altra societa' dispone della
maggioranza dei voti esercitabili nell'assemblea ordinaria;
2) le societa' in cui un'altra societa' dispone di
voti sufficienti per esercitare un'influenza dominante
nell'assemblea ordinaria;
3) le societa' che sono sotto influenza dominante di
un'altra societa' in virtu' di particolari vincoli
contrattuali con essa.
Ai fini dell'applicazione dei numeri 1) e 2) del primo
comma si computano anche i voti spettanti a societa'
controllate, a societa' fiduciarie e a persona interposta:
non si computano i voti spettanti per conto di terzi.
Sono considerate collegate le societa' sulle quali
un'altra societa' esercita un'influenza notevole.
L'influenza si presume quando nell'assemblea ordinaria puo'
essere esercitato almeno un quinto dei voti ovvero un
decimo se la societa' ha azioni quotate in mercati
regolamentati.».
Il decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre
2000, n. 445 reca: «Proroga di termini in materia di acque
di balneazione».
Il Capo V della legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove
norme in materia di procedimento amministrativo e di
diritto di accesso ai documenti amministrativi) reca:
«Accesso ai documenti amministrativi».
Si riporta il testo dell'articolo 65, comma 1, del
citato decreto legislativo n. 82 del 2005:
«Art. 65. Istanze e dichiarazioni presentate alle
pubbliche amministrazioni per via telematica.
1. Le istanze e le dichiarazioni presentate per via
telematica alle pubbliche amministrazioni e ai gestori dei
servizi pubblici ai sensi dell'articolo 38, commi 1 e 3,
del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre
2000, n. 445, sono valide:
a) se sottoscritte mediante la firma digitale o la
firma elettronica qualificata, il cui certificato e'
rilasciato da un certificatore accreditato;
b) ovvero, quando l'autore e' identificato dal
sistema informatico con l'uso della carta d'identita'
elettronica o della carta nazionale dei servizi, nei limiti
di quanto stabilito da ciascuna amministrazione ai sensi
della normativa vigente;
c) ovvero quando l'autore e' identificato dal sistema
informatico con i diversi strumenti di cui all'articolo 64,
comma 2, nei limiti di quanto stabilito da ciascuna
amministrazione ai sensi della normativa vigente nonche'
quando le istanze e le dichiarazioni sono inviate con le
modalita' di cui all'articolo 38, comma 3, del decreto del
Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;
c-bis) ovvero se trasmesse dall'autore mediante la
propria casella di posta elettronica certificata purche' le
relative credenziali di accesso siano state rilasciate
previa identificazione del titolare, anche per via
telematica secondo modalita' definite con regole tecniche
adottate ai sensi dell'articolo 71, e cio' sia attestato
dal gestore del sistema nel messaggio o in un suo allegato.
In tal caso, la trasmissione costituisce dichiarazione
vincolante ai sensi dell'articolo 6, comma 1, secondo
periodo. Sono fatte salve le disposizioni normative che
prevedono l'uso di specifici sistemi di trasmissione
telematica nel settore tributario.
1-bis. Con decreto del Ministro per la pubblica
amministrazione e l'innovazione e del Ministro per la
semplificazione normativa, su proposta dei Ministri
competenti per materia, possono essere individuati i casi
in cui e' richiesta la sottoscrizione mediante firma
digitale.
1-ter. Il mancato avvio del procedimento da parte del
titolare dell'ufficio competente a seguito di istanza o
dichiarazione inviate ai sensi e con le modalita' di cui al
comma 1, lettere a), c) e c-bis), comporta responsabilita'
dirigenziale e responsabilita' disciplinare dello stesso.
(Omissis).».
Si riporta il testo dell'articolo 8 del decreto
legislativo 28 agosto 1997. n. 281 (Definizione ed
ampliamento delle attribuzioni della Conferenza permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e Bolzano ed unificazione, per le
materie ed i compiti di interesse comune delle regioni,
delle province e dei comuni, con la Conferenza Stato-citta'
ed autonomie locali):
«Art. 8. Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e
Conferenza unificata.
1. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
unificata per le materie ed i compiti di interesse comune
delle regioni, delle province, dei comuni e delle comunita'
montane, con la Conferenza Stato-regioni.
2. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
presieduta dal Presidente del Consiglio dei Ministri o, per
sua delega, dal Ministro dell'interno o dal Ministro per
gli affari regionali nella materia di rispettiva
competenza; ne fanno parte altresi' il Ministro del tesoro
e del bilancio e della programmazione economica, il
Ministro delle finanze, il Ministro dei lavori pubblici, il
Ministro della sanita', il presidente dell'Associazione
nazionale dei comuni d'Italia - ANCI, il presidente
dell'Unione province d'Italia - UPI ed il presidente
dell'Unione nazionale comuni, comunita' ed enti montani -
UNCEM. Ne fanno parte inoltre quattordici sindaci designati
dall'ANCI e sei presidenti di provincia designati dall'UPI.
Dei quattordici sindaci designati dall'ANCI cinque
rappresentano le citta' individuate dall'articolo 17 della
legge 8 giugno 1990, n. 142. Alle riunioni possono essere
invitati altri membri del Governo, nonche' rappresentanti
di amministrazioni statali, locali o di enti pubblici.
3. La Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali e'
convocata almeno ogni tre mesi, e comunque in tutti i casi
il presidente ne ravvisi la necessita' o qualora ne faccia
richiesta il presidente dell'ANCI, dell'UPI o dell'UNCEM.
4. La Conferenza unificata di cui al comma 1 e'
convocata dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Le
sedute sono presiedute dal Presidente del Consiglio dei
Ministri o, su sua delega, dal Ministro per gli affari
regionali o, se tale incarico non e' conferito, dal
Ministro dell'interno.».
Si riporta l'articolo 6, comma 11, del citato decreto
legislativo n. 163 del 2006:
«Art. 6. Autorita' per la vigilanza sui contratti
pubblici di lavori, servizi e forniture.
(art. 81.2, direttiva 2004/18/CE; art. 72.2, direttiva
2004/17/CE; art. 4, legge n. 109/1994; art. 25, co. 1,
lett. c), legge n. 62/2005)
(Omissis).
11. Con provvedimento dell'Autorita', i soggetti ai
quali e' richiesto di fornire gli elementi di cui al comma
9 sono sottoposti alla sanzione amministrativa pecuniaria
fino a euro 25.822 se rifiutano od omettono, senza
giustificato motivo, di fornire le informazioni o di
esibire i documenti, ovvero alla sanzione amministrativa
pecuniaria fino a euro 51.545 se forniscono informazioni od
esibiscono documenti non veritieri. Le stesse sanzioni si
applicano agli operatori economici che non ottemperano alla
richiesta della stazione appaltante o dell'ente
aggiudicatore di comprovare il possesso dei requisiti di
partecipazione alla procedura di affidamento, nonche' agli
operatori economici che forniscono dati o documenti non
veritieri, circa il possesso dei requisiti di
qualificazione, alle stazioni appaltanti o agli enti
aggiudicatori a agli organismi di attestazione.
(Omissis).».
Si riporta il testo dell'articolo 1, comma 1, del
decreto legislativo 20 dicembre 2009, n. 198 (Attuazione
dell'articolo 4 della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia
di ricorso per l'efficienza delle amministrazioni e dei
concessionari di servizi pubblici.):
«Art. 1. Presupposti dell'azione e legittimazione ad
agire.
1. Al fine di ripristinare il corretto svolgimento
della funzione o la corretta erogazione di un servizio, i
titolari di interessi giuridicamente rilevanti ed omogenei
per una pluralita' di utenti e consumatori possono agire in
giudizio, con le modalita' stabilite nel presente decreto,
nei confronti delle amministrazioni pubbliche e dei
concessionari di servizi pubblici, se derivi una lesione
diretta, concreta ed attuale dei propri interessi, dalla
violazione di termini o dalla mancata emanazione di atti
amministrativi generali obbligatori e non aventi contenuto
normativo da emanarsi obbligatoriamente entro e non oltre
un termine fissato da una legge o da un regolamento, dalla
violazione degli obblighi contenuti nelle carte di servizi
ovvero dalla violazione di standard qualitativi ed
economici stabiliti, per i concessionari di servizi
pubblici, dalle autorita' preposte alla regolazione ed al
controllo del settore e, per le pubbliche amministrazioni,
definiti dalle stesse in conformita' alle disposizioni in
materia di performance contenute nel decreto legislativo 27
ottobre 2009, n. 150, coerentemente con le linee guida
definite dalla Commissione per la valutazione, la
trasparenza e l'integrita' delle amministrazioni pubbliche
di cui all'articolo 13 del medesimo decreto e secondo le
scadenze temporali definite dal decreto legislativo 27
ottobre 2009, n. 150.
(Omissis).».
Si riporta il testo degli articoli 1 e 2 della citata
legge n. 241 del 1990, come modificati dalla presente
legge:
«Art. 1. Principi generali dell'attivita'
amministrativa.
1. L'attivita' amministrativa persegue i fini
determinati dalla legge ed e' retta da criteri di
economicita', di efficacia, di imparzialita' di pubblicita'
e di trasparenza secondo le modalita' previste dalla
presente legge e dalle altre disposizioni che disciplinano
singoli procedimenti, nonche' dai principi dell'ordinamento
comunitario.
1-bis. La pubblica amministrazione, nell'adozione di
atti di natura non autoritativa, agisce secondo le norme di
diritto privato salvo che la legge disponga diversamente.
1-ter. I soggetti privati preposti all'esercizio di
attivita' amministrative assicurano il rispetto dei criteri
e dei principi di cui al comma 1, con un livello di
garanzia non inferiore a quello cui sono tenute le
pubbliche amministrazioni in forza delle disposizioni di
cui alla presente legge.
2. La pubblica amministrazione non puo' aggravare il
procedimento se non per straordinarie e motivate esigenze
imposte dallo svolgimento dell'istruttoria.»
«Art. 2. Conclusione del procedimento.
1. Ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad
un'istanza, ovvero debba essere iniziato d'ufficio, le
pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo
mediante l'adozione di un provvedimento espresso. Se
ravvisano la manifestata irricevibilita', inammissibilita'
, improcedibilita' o infondatezza della domanda, le
pubbliche amministrazioni concludono il procedimento con un
provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la
cui motivazione puo' consistere in un sintetico riferimento
al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo.
(Omissis).».
Si riporta il testo dell'articolo 36, comma 3, del
citato decreto legislativo n. 165 del 2001:
«Art. 36. Utilizzo di contratti di lavoro flessibile.
(Omissis).
3. Al fine di combattere gli abusi nell'utilizzo del
lavoro flessibile, entro il 31 dicembre di ogni anno, sulla
base di apposite istruzioni fornite con Direttiva del
Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione,
le amministrazioni redigono, senza nuovi o maggiori oneri
per la finanza pubblica, un analitico rapporto informativo
sulle tipologie di lavoro flessibile utilizzate da
trasmettere, entro il 31 gennaio di ciascun anno, ai nuclei
di valutazione o ai servizi di controllo interno di cui al
decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 286, nonche' alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della
funzione pubblica che redige una relazione annuale al
Parlamento. Al dirigente responsabile di irregolarita'
nell'utilizzo del lavoro flessibile non puo' essere erogata
la retribuzione di risultato.
(Omissis).».
Il capo II della citata legge n. 241 del 1990, reca:
«Capo II - Responsabile del procedimento».
Si riporta il testo dell'articolo 11, della citata
legge n. 241 del 1990, come modificato dalla presente
legge:
«Art. 11. Accordi integrativi o sostitutivi del
provvedimento.
1. In accoglimento di osservazioni e proposte
presentate a norma dell'articolo 10, l'amministrazione
procedente puo' concludere, senza pregiudizio dei diritti
dei terzi, e in ogni caso nel perseguimento del pubblico
interesse, accordi con gli interessati al fine di
determinare il contenuto discrezionale del provvedimento
finale ovvero in sostituzione di questo.
1-bis. Al fine di favorire la conclusione degli accordi
di cui al comma 1, il responsabile del procedimento puo'
predisporre un calendario di incontri cui invita,
separatamente o contestualmente, il destinatario del
provvedimento ed eventuali controinteressati.
2. Gli accordi di cui al presente articolo debbono
essere stipulati, a pena di nullita', per atto scritto,
salvo che la legge disponga altrimenti. Ad essi si
applicano, ove non diversamente previsto, i principi del
codice civile in materia di obbligazioni e contratti in
quanto compatibili. Gli accordi di cui al presente articolo
devono essere motivati ai sensi dell'articolo 3.
3. Gli accordi sostitutivi di provvedimenti sono
soggetti ai medesimi controlli previsti per questi ultimi.
4. Per sopravvenuti motivi di pubblico interesse
l'amministrazione recede unilateralmente dall'accordo,
salvo l'obbligo di provvedere alla liquidazione di un
indennizzo in relazione agli eventuali pregiudizi
verificatisi in danno del privato.
4-bis. A garanzia dell'imparzialita' e del buon
andamento dell'azione amministrativa, in tutti i casi in
cui una pubblica amministrazione conclude accordi nelle
ipotesi previste al comma l, la stipulazione dell'accordo
e' preceduta da una determinazione dell'organo che sarebbe
competente per l'adozione del provvedimento.
5.».
Il decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, reca:
«Testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21
della legge 6 febbraio 1996, n. 52».
Si riporta il testo dell'articolo 135, comma 1, del
citato decreto legislativo n. 163 del 2006, come modificato
dalla presente legge:
«Art. 135. Risoluzione del contratto per reati
accertati e per decadenza dell'attestazione di
qualificazione.
(art. 118, D.P.R. n. 554/1999)
1. Fermo quanto previsto da altre disposizioni di
legge, qualora nei confronti dell'appaltatore sia
intervenuta l'emanazione di un provvedimento definitivo che
dispone l'applicazione di una o piu' misure di prevenzione
di cui all'articolo 3, della legge 27 dicembre 1956, n.
1423, ed agli articoli 2 e seguenti della legge 31 maggio
1965, n. 575, ovvero sia intervenuta sentenza di condanna
passata in giudicato per i delitti previsti dall'articolo
51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale,
dagli articoli 314, primo comma, 316, 316-bis, 317, 318,
319, 319-ter, 319-quater e 320 del codice penale, nonche'
per reati di usura, riciclaggio nonche' per frodi nei
riguardi della stazione appaltante, di subappaltatori, di
fornitori, di lavoratori o di altri soggetti comunque
interessati ai lavori, nonche' per violazione degli
obblighi attinenti alla sicurezza sul lavoro, il
responsabile del procedimento propone alla stazione
appaltante, in relazione allo stato dei lavori e alle
eventuali conseguenze nei riguardi delle finalita'
dell'intervento, di procedere alla risoluzione del
contratto.
1-bis. Qualora nei confronti dell'appaltatore sia
intervenuta la decadenza dell'attestazione di
qualificazione, per aver prodotto falsa documentazione o
dichiarazioni mendaci, risultante dal casellario
informatico, la stazione appaltante procede alla
risoluzione del contratto.
2. Nel caso di risoluzione, l'appaltatore ha diritto
soltanto al pagamento dei lavori regolarmente eseguiti,
decurtato degli oneri aggiuntivi derivanti dallo
scioglimento del contratto.».
Si riporta il testo dell'articolo 1 della legge 14
gennaio 1994, n. 20 (Disposizioni in materia di
giurisdizione e controllo della Corte dei conti.) , come
modificato dalla presente legge:
«Art. 1. Azione di responsabilita'.
1. La responsabilita' dei soggetti sottoposti alla
giurisdizione della Corte dei conti in materia di
contabilita' pubblica e' personale e limitata ai fatti ed
alle omissioni commessi con dolo o con colpa grave, ferma
restando l'insindacabilita' nel merito delle scelte
discrezionali. In ogni caso e' esclusa la gravita' della
colpa quando il fatto dannoso tragga origine
dall'emanazione di un atto vistato e registrato in sede di
controllo preventivo di legittimita', limitatamente ai
profili presi in considerazione nell'esercizio del
controllo. Il relativo debito si trasmette agli eredi
secondo le leggi vigenti nei casi di illecito arricchimento
del dante causa e di conseguente indebito arricchimento
degli eredi stessi.
1-bis. Nel giudizio di responsabilita', fermo restando
il potere di riduzione, deve tenersi conto dei vantaggi
comunque conseguiti dall'amministrazione di appartenenza, o
da altra amministrazione, o dalla comunita' amministrata in
relazione al comportamento degli amministratori o dei
dipendenti pubblici soggetti al giudizio di
responsabilita'.
1-ter. Nel caso di deliberazioni di organi collegiali
la responsabilita' si imputa esclusivamente a coloro che
hanno espresso voto favorevole. Nel caso di atti che
rientrano nella competenza propria degli uffici tecnici o
amministrativi la responsabilita' non si estende ai
titolari degli organi politici che in buona fede li abbiano
approvati ovvero ne abbiano autorizzato o consentito
l'esecuzione.
1-quater. Se il fatto dannoso e' causato da piu'
persone, la Corte dei conti, valutate le singole
responsabilita', condanna ciascuno per la parte che vi ha
preso.
1-quinquies. Nel caso di cui al comma 1-quater i soli
concorrenti che abbiano conseguito un illecito
arricchimento o abbiano agito con dolo sono responsabili
solidalmente. La disposizione di cui al presente comma si
applica anche per i fatti accertati con sentenza passata in
giudicato pronunciata in giudizio pendente alla data di
entrata in vigore del decreto-legge 28 giugno 1995, n. 248.
In tali casi l'individuazione dei soggetti ai quali non si
estende la responsabilita' solidale e' effettuata in sede
di ricorso per revocazione.
1-sexies. Nel giudizio di responsabilita', l'entita'
del danno all'immagine della pubblica amministrazione
derivante dalla commissione di un reato contro la stessa
pubblica amministrazione accertato con sentenza passata in
giudicato si presume, salva prova contraria, pari al doppio
della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra
utilita' illecitamente percepita dal dipendente.
1-septies. Nei giudizi di responsabilita' aventi ad
oggetto atti o fatti di cui al comma 1-sexies, il sequestro
conservativo di cui all'articolo 5, comma 2, del
decreto-legge 15 novembre 1993, n. 453, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 gennaio 1994, n. 19, e'
concesso in tutti i casi di fondato timore di attenuazione
della garanzia del credito erariale.
2. Il diritto al risarcimento del danno si prescrive in
ogni caso in cinque anni, decorrenti dalla data in cui si
e' verificato il fatto dannoso, ovvero, in caso di
occultamento doloso del danno, dalla data della sua
scoperta.
2-bis. Per i fatti che rientrano nell'ambito di
applicazione dell'art. 1, comma 7, del decreto-legge 27
agosto 1993, n. 324, convertito, con modificazioni, dalla
legge 27 ottobre 1993, n. 423, la prescrizione si compie
entro cinque anni ai sensi del comma 2 e comunque non prima
del 31 dicembre 1996.
2-ter. Per i fatti verificatisi anteriormente alla data
del 15 novembre 1993 e per i quali stia decorrendo un
termine di prescrizione decennale, la prescrizione si
compie entro il 31 dicembre 1998, ovvero nel piu' breve
termine dato dal compiersi del decennio.
3. Qualora la prescrizione del diritto al risarcimento
sia maturata a causa di omissione o ritardo della denuncia
del fatto, rispondono del danno erariale i soggetti che
hanno omesso o ritardato la denuncia. In tali casi,
l'azione e' proponibile entro cinque anni dalla data in cui
la prescrizione e' maturata.
4. La Corte dei conti giudica sulla responsabilita'
amministrativa degli amministratori e dipendenti pubblici
anche quando il danno sia stato cagionato ad
amministrazioni o enti pubblici diversi da quelli di
appartenenza, per i fatti commessi successivamente alla
data di entrata in vigore della presente legge.».
Si riporta il testo dell'articolo 114 del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi
sull'ordinamento degli enti locali.):
«Art. 114. Aziende speciali ed istituzioni.
1. L'azienda speciale e' ente strumentale dell'ente
locale dotato di personalita' giuridica, di autonomia
imprenditoriale e di proprio statuto, approvato dal
consiglio comunale o provinciale.
2. L'istituzione e' organismo strumentale dell'ente
locale per l'esercizio di servizi sociali, dotato di
autonomia gestionale.
3. Organi dell'azienda e dell'istituzione sono il
consiglio di amministrazione, il presidente e il direttore,
al quale compete la responsabilita' gestionale. Le
modalita' di nomina e revoca degli amministratori sono
stabilite dallo statuto dell'ente locale.
4. L'azienda e l'istituzione informano la loro
attivita' a criteri di efficacia, efficienza ed
economicita' ed hanno l'obbligo del pareggio di bilancio da
perseguire attraverso l'equilibrio dei costi e dei ricavi,
compresi i trasferimenti.
5. Nell'ambito della legge, l'ordinamento ed il
funzionamento delle aziende speciali sono disciplinati dal
proprio statuto e dai regolamenti; quelli delle istituzioni
sono disciplinati dallo statuto e dai regolamenti dell'ente
locale da cui dipendono.
5-bis. A decorrere dall'anno 2013, le aziende speciali
e le istituzioni sono assoggettate al patto di stabilita'
interno secondo le modalita' definite con decreto del
Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con i
Ministri dell'interno e per gli affari regionali, il
turismo e lo sport, sentita la Conferenza Stato-Citta' ed
autonomie locali, da emanare entro il 30 ottobre 2012. A
tal fine, le aziende speciali e le istituzioni si iscrivono
e depositano i propri bilanci al registro delle imprese o
nel repertorio delle notizie economico-amministrative della
camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura
del proprio territorio entro il 31 maggio di ciascun anno.
L'Unioncamere trasmette al Ministero dell'economia e delle
finanze, entro il 30 giugno, l'elenco delle predette
aziende speciali e istituzioni ed i relativi dati di
bilancio. Alle aziende speciali ed alle istituzioni si
applicano le disposizioni del codice di cui al decreto
legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonche' le disposizioni
che stabiliscono, a carico degli enti locali: divieto o
limitazioni alle assunzioni di personale; contenimento
degli oneri contrattuali e delle altre voci di natura
retributiva o indennitaria e per consulenza anche degli
amministratori; obblighi e limiti alla partecipazione
societaria degli enti locali. Gli enti locali vigilano
sull'osservanza del presente comma da parte dei soggetti
indicati ai periodi precedenti. Sono escluse
dall'applicazione delle disposizioni del presente comma
aziende speciali e istituzioni che gestiscono servizi
socio-assistenziali ed educativi, culturali e farmacie.
6. L'ente locale conferisce il capitale di dotazione;
determina le finalita' e gli indirizzi; approva gli atti
fondamentali; esercita la vigilanza; verifica i risultati
della gestione; provvede alla copertura degli eventuali
costi sociali.
7. Il collegio dei revisori dei conti dell'ente locale
esercita le sue [ . . . ]

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