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Scheda Normativa

Norme Correlate

Decreto Legislativo 16/06/ 2017 n. 104

Attuazione della direttiva 2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE, concernente la valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, ai sensi degli articoli 1 e 14 della legge 9 luglio 2015, n. 114

Direttiva CEE 16/04/ 2014 n. 52

Direttiva 2014/52/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014 che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell'impatto ambientale di deter­minati progetti pubblici e privati

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VIA, le procedure saranno armonizzate con le altre autorizzazioni ambientali

Nella legge di delegazione europea 2014 anche un sistema sanzionatorio in grado di prevenire le violazioni

Legge dello Stato 09/07/2015 n. 114

(Gazzetta ufficiale 31/07/2015 n. 176)

Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2014

Vigente al: 15-8-2015



La Camera dei deputati ed il Senato della Repubblica hanno
approvato;

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA


Promulga

la seguente legge:
Art. 1


Delega al Governo per l'attuazione di direttive europee

1. Il Governo e' delegato ad adottare secondo le procedure, i
principi e i criteri direttivi di cui agli articoli 31 e 32 della
legge 24 dicembre 2012, n. 234, i decreti legislativi per
l'attuazione delle direttive elencate negli allegati A e B alla
presente legge.
2. I termini per l'esercizio delle deleghe di cui al comma 1 sono
individuati ai sensi dell'articolo 31, comma 1, della legge 24
dicembre 2012, n. 234.
3. Gli schemi dei decreti legislativi recanti attuazione delle
direttive elencate nell'allegato B, nonche', qualora sia previsto il
ricorso a sanzioni penali, quelli relativi all'attuazione delle
direttive elencate nell'allegato A, sono trasmessi, dopo
l'acquisizione degli altri pareri previsti dalla legge, alla Camera
dei deputati e al Senato della Repubblica affinche' su di essi sia
espresso il parere dei competenti organi parlamentari.
4. Eventuali spese non contemplate da leggi vigenti e che non
riguardano l'attivita' ordinaria delle amministrazioni statali o
regionali possono essere previste nei decreti legislativi recanti
attuazione delle direttive elencate negli allegati A e B nei soli
limiti occorrenti per l'adempimento degli obblighi di attuazione
delle direttive stesse; alla relativa copertura, nonche' alla
copertura delle minori entrate eventualmente derivanti
dall'attuazione delle direttive, in quanto non sia possibile farvi
fronte con i fondi gia' assegnati alle competenti amministrazioni, si
provvede a carico del fondo di rotazione di cui all'articolo 5 della
legge 16 aprile 1987, n. 183. Qualora la dotazione del predetto fondo
si rivelasse insufficiente, i decreti legislativi dai quali derivino
nuovi o maggiori oneri sono emanati solo successivamente all'entrata
in vigore dei provvedimenti legislativi che stanziano le occorrenti
risorse finanziarie, in conformita' all'articolo 17, comma 2, della
legge 31 dicembre 2009, n. 196. Gli schemi dei predetti decreti
legislativi sono, in ogni caso, sottoposti al parere delle
Commissioni parlamentari competenti anche per i profili finanziari,
ai sensi dell'articolo 31, comma 4, della legge 24 dicembre 2012, n.
234.


Art. 2


Principi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva
2014/104/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre
2014, relativa a determinate norme che regolano le azioni per il
risarcimento del danno ai sensi del diritto nazionale per
violazioni delle disposizioni del diritto della concorrenza degli
Stati membri e dell'Unione europea

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2014/104/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre
2014, relativa a determinate norme che regolano le azioni per il
risarcimento del danno ai sensi del diritto nazionale per violazioni
delle disposizioni del diritto della concorrenza degli Stati membri e
dell'Unione europea, il Governo e' tenuto a seguire, oltre ai
principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, in
quanto compatibili, e a quelli indicati dalla medesima direttiva,
anche i seguenti principi e criteri direttivi specifici:
a) apportare all'articolo 1 della legge 10 ottobre 1990, n. 287,
le modifiche necessarie a consentire l'applicazione, anche
parallelamente, in relazione a uno stesso caso, degli articoli 101 e
102 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e degli
articoli 2 e 3 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, in materia di
intese e di abuso di posizione dominante;
b) estendere l'applicazione delle disposizioni adottate in
attuazione della direttiva 2014/104/UE alle azioni di risarcimento
dei danni derivanti da violazioni ai sensi degli articoli 2 e 3 della
legge 10 ottobre 1990, n. 287, nonche' alle azioni di risarcimento
dei danni derivanti da violazioni ai sensi dei predetti articoli 2 e
3 applicati parallelamente agli articoli 101 e 102 del Trattato sul
funzionamento dell'Unione europea;
c) prevedere l'applicazione delle disposizioni adottate in
attuazione della direttiva 2014/104/UE anche alle azioni collettive
previste dall'articolo 140-bis del codice di cui al decreto
legislativo 6 settembre 2005, n. 206, quando ricadono nell'ambito di
applicazione della direttiva stessa o comunque si tratta di azioni di
cui alla lettera b);
d) prevedere la revisione della competenza delle sezioni
specializzate in materia di impresa di cui al decreto legislativo 27
giugno 2003, n. 168, concentrando le controversie relative alle
violazioni disciplinate dal decreto di attuazione della direttiva
2014/104/UE presso un numero limitato di uffici giudiziari
individuati in relazione al bacino di utenza e alla proporzionata
distribuzione sul territorio nazionale.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni
interessate vi provvedono con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente.

Art. 3


Delega al Governo per la disciplina sanzionatoria
di violazioni di atti normativi dell'Unione europea

1. Il Governo, fatte salve le norme penali vigenti, e' delegato ad
adottare, ai sensi dell'articolo 33 della legge 24 dicembre 2012, n.
234, e secondo i principi e criteri direttivi dell'articolo 32, comma
1, lettera d), della medesima legge, entro due anni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, disposizioni recanti sanzioni
penali o amministrative per le violazioni di obblighi contenuti in
direttive europee attuate in via regolamentare o amministrativa o in
regolamenti dell'Unione europea pubblicati alla data di entrata in
vigore della presente legge, per le quali non sono gia' previste
sanzioni penali o amministrative.
Art. 4


Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale al
regolamento (UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013,
che attribuisce alla Banca centrale europea compiti specifici in
merito alle politiche in materia di vigilanza prudenziale degli
enti creditizi.

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, con le procedure di cui
all'articolo 1, comma 1, un decreto legislativo recante le norme
occorrenti all'adeguamento della normativa nazionale al regolamento
(UE) n. 1024/2013 del Consiglio, del 15 ottobre 2013, che attribuisce
alla Banca centrale europea compiti specifici in merito alle
politiche in materia di vigilanza prudenziale degli enti creditizi.
Nell'esercizio della delega il Governo e' tenuto a seguire, oltre ai
principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, in
quanto compatibili, anche i seguenti principi e criteri direttivi
specifici:
a) apportare al testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385,
e al decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 142, le modifiche e le
integrazioni necessarie ad assicurarne la coerenza con il
regolamento;
b) coordinare la disciplina delle sanzioni previste dal testo
unico di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, con
quanto previsto dall'articolo 18 del regolamento;
c) apportare alla normativa vigente tutte le modifiche e
integrazioni occorrenti ad assicurare il coordinamento con le
disposizioni emanate in attuazione del presente articolo.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e le amministrazioni
interessate vi provvedono con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 5


Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva
2013/50/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre
2013, recante modifica della direttiva 2004/109/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, sull'armonizzazione degli obblighi di
trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui
valori mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato
regolamentato, della direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta
pubblica o l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari,
e della direttiva 2007/14/CE della Commissione, che stabilisce le
modalita' di applicazione di talune disposizioni della direttiva
2004/109/CE.

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2013/50/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre
2013, recante modifica della direttiva 2004/109/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, sull'armonizzazione degli obblighi di
trasparenza riguardanti le informazioni sugli emittenti i cui valori
mobiliari sono ammessi alla negoziazione in un mercato regolamentato,
della direttiva 2003/71/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
relativa al prospetto da pubblicare per l'offerta pubblica o
l'ammissione alla negoziazione di strumenti finanziari, e della
direttiva 2007/14/CE della Commissione, che stabilisce le modalita'
di applicazione di talune disposizioni della direttiva 2004/109/CE,
il Governo e' tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi
di cui all'articolo 1, comma 1, anche i seguenti principi e criteri
direttivi specifici:
a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le integrazioni necessarie al
corretto e integrale recepimento della direttiva e delle relative
misure di esecuzione nell'ordinamento nazionale, prevedendo, ove
opportuno, il ricorso alla disciplina secondaria e attribuendo le
competenze e i poteri di vigilanza previsti nella direttiva medesima
alla Commissione nazionale per le societa' e la borsa (CONSOB), quale
autorita' competente, secondo quanto previsto dal citato testo unico;
b) prevedere, ove opportuno, l'innalzamento della soglia minima
prevista dal citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58
del 1998, in materia di obblighi di comunicazione delle
partecipazioni rilevanti, nel rispetto di quanto disposto dalla
direttiva 2004/109/CE, come modificata dalla direttiva 2013/50/UE,
nonche' le occorrenti modificazioni al fine di realizzare il migliore
coordinamento con le altre disposizioni vigenti;
c) attribuire alla CONSOB il potere di disporre, con proprio
regolamento e in conformita' con le previsioni della direttiva
2013/50/UE, obblighi di pubblicazione delle informazioni finanziarie
periodiche aggiuntive con una frequenza maggiore rispetto alle
relazioni finanziarie annuali e alle relazioni finanziarie
semestrali;
d) prevedere, in conformita' alle definizioni e alla disciplina
della direttiva e ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo
1, comma 1, le occorrenti modificazioni alla normativa vigente, anche
di derivazione europea, per i settori interessati dalla direttiva da
attuare, al fine di realizzare il migliore coordinamento con le altre
disposizioni vigenti, e di assicurare un adeguato regime di
trasparenza in materia di informazione sugli emittenti garantendo un
appropriato grado di protezione dell'investitore e la piu' ampia
tutela della stabilita' finanziaria e assicurando i piu' adeguati
obblighi di informazione e correttezza.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e le autorita'
interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo
con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
legislazione vigente.
Art. 6


Delega al Governo per l'attuazione della direttiva 2014/40/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 aprile 2014, sul
ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative degli Stati membri relative alla lavorazione, alla
presentazione e alla vendita dei prodotti del tabacco e dei
prodotti correlati e che abroga la direttiva 2001/37/CE.

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro sessanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge, secondo le procedure
previste dall'articolo 31 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, in
quanto compatibili, un decreto legislativo recante attuazione della
direttiva 2014/40/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3
aprile 2014, sul ravvicinamento delle disposizioni legislative,
regolamentari e amministrative degli Stati membri relative alla
lavorazione, alla presentazione e alla vendita dei prodotti del
tabacco e dei prodotti correlati e che abroga la direttiva
2001/37/CE, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e
del Ministro dell'economia e delle finanze, del Ministro dello
sviluppo economico, del Ministro delle politiche agricole alimentari
e forestali e del Ministro della salute, sotto il coordinamento del
Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio
dei ministri, previo parere della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e
di Bolzano, fermo restando quanto stabilito dall'articolo 1, commi 5,
6 e 7, del decreto legislativo 15 dicembre 2014, n. 188, nel rispetto
delle categorie stabilite dagli articoli 39-terdecies e 62-quater del
decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive
modificazioni.
2. Nell'esercizio della delega di cui al comma 1 il Governo e'
tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui
all'articolo 1, comma 1, in quanto compatibili, anche i seguenti
principi e criteri direttivi specifici:
a) sostituire, abrogandolo espressamente, il decreto legislativo
24 giugno 2003, n. 184, di attuazione della direttiva 2001/37/CE,
interamente abrogata dalla direttiva 2014/40/UE;
b) tenere conto della peculiarita' dei prodotti del tabacco, con
l'obiettivo di ostacolare un eccesso di offerta e la diffusione del
fumo tra i minori;
c) determinare la scelta del primo testo delle avvertenze di cui
all'articolo 9, paragrafo 1, della direttiva 2014/40/UE, in modo da
informare il consumatore sui rischi potenziali derivanti dal fumo,
assicurando un ampio livello di protezione della salute;
d) prevedere, in un'ottica di semplificazione, che la rotazione
del catalogo delle avvertenze sanitarie illustrate scelta dal Governo
italiano rispetti l'ordine numerico delle serie previsto
dall'allegato II della direttiva 2014/40/UE, come modificato dalla
direttiva delegata 2014/109/UE della Commissione, del 10 ottobre
2014;
e) escludere, ai sensi dell'articolo 32, comma 1, lettera c),
della legge 24 dicembre 2012, n. 234, l'introduzione di norme piu'
severe sul confezionamento, considerato l'elevato livello di
protezione della salute umana offerto dalla direttiva 2014/40/UE;
f) prevedere, per quanto riguarda i prodotti di cui all'articolo
39-terdecies del decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, un
coerente recepimento dell'articolo 19 della direttiva 2014/40/UE, al
fine di stabilire anche un adeguato quadro normativo che riconosca il
potenziale rischio ridotto dei prodotti del tabacco di nuova
generazione, per i produttori che ne facciano richiesta;
g) consentire fino al termine massimo di cui all'articolo 30
della direttiva 2014/40/UE la vendita al consumatore finale dei
prodotti non conformi alla medesima direttiva, fabbricati ed
etichettati prima del 20 maggio 2016, ed equiparare i prodotti non
conformi eventualmente giacenti presso le rivendite dopo tale termine
ai prodotti con difetti di condizionamento e confezionamento
all'origine; in considerazione dell'articolazione del sistema
distributivo dei tabacchi lavorati, stabilire altresi' il termine del
20 agosto 2016 per il trasferimento di detti prodotti dal fabbricante
o importatore al depositario autorizzato e il termine del 20 ottobre
2016 per la vendita di detti prodotti dal depositario autorizzato
alle rivendite;
h) per i soli prodotti di cui all'articolo 11 della direttiva
2014/40/UE, in ragione dei tempi di stagionatura e produzione,
prorogare, per quanto possibile e compatibile con la normativa
europea, tutti i termini di cui alla lettera g), ferme restando le
ulteriori condizioni.
3. Sullo schema di decreto legislativo di cui al comma 1 e'
acquisito il parere delle competenti Commissioni parlamentari della
Camera dei deputati e del Senato della Repubblica ai sensi
dell'articolo 31, commi 3 e 4, della legge 24 dicembre 2012, n. 234.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le amministrazioni
interessate vi provvedono con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 7


Principi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva
2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile
2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi.

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2014/49/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile
2014, relativa ai sistemi di garanzia dei depositi, il Governo e'
tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui
all'articolo 1, comma 1, in quanto compatibili, e a quelli indicati
dalla medesima direttiva, anche i seguenti principi e criteri
direttivi specifici:
a) apportare alla disciplina nazionale in materia di sistemi di
garanzia dei depositi prevista dal testo unico delle leggi in materia
bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre
1993, n. 385, le modifiche e le integrazioni necessarie al corretto e
integrale recepimento della direttiva, avendo riguardo agli obiettivi
della tutela dei risparmiatori e della stabilita' del sistema
bancario, nonche' in conformita' con gli orientamenti dell'Autorita'
bancaria europea e nel rispetto degli atti delegati adottati dalla
Commissione europea;
b) prevedere, ove opportuno, il ricorso alla disciplina
secondaria adottata dalla Banca d'Italia;
c) individuare nella Banca d'Italia l'autorita' amministrativa
competente e l'autorita' designata, ai sensi degli articoli 2 e 3
della direttiva;
d) definire le modalita' di intervento dei sistemi di garanzia
dei depositi diverse dal rimborso ai depositanti;
e) determinare:
1) le caratteristiche dei depositi che beneficiano della
copertura offerta dai sistemi di garanzia, nonche' l'importo della
copertura e la tempistica dei rimborsi ai depositanti con le seguenti
precisazioni:
1.1) prevedere che i depositi su un conto di cui due o piu'
persone siano titolari come membri di una societa' di persone o di
altra associazione o gruppo di natura analoga senza personalita'
giuridica vengano cumulati e trattati come se fossero effettuati da
un unico depositante ai fini del calcolo del limite di 100.000 euro
previsto dalla direttiva;
1.2) prevedere che le posizioni debitorie del depositante nei
confronti dell'ente creditizio siano prese in considerazione nel
calcolo dell'importo rimborsabile, se esigibili alla data in cui il
deposito viene dichiarato «indisponibile», nella misura in cui la
compensazione e' possibile a norma delle disposizioni di legge o
contrattuali che disciplinano il contratto tra l'ente creditizio e il
depositante;
1.3) limitare il periodo entro il quale i depositanti, i cui
depositi non sono stati rimborsati o riconosciuti dai sistemi di
garanzia dei depositi, possono reclamare il rimborso dei loro
depositi;
2) le modalita' e la tempistica per la raccolta dei mezzi
finanziari da parte dei sistemi di garanzia dei depositi, prevedendo
che i membri di un sistema di protezione istituzionale versino
contributi piu' bassi a tali sistemi;
3) le modalita' di investimento dei mezzi finanziari raccolti
dai sistemi di garanzia dei depositi;
4) la concessione di prestiti da parte dei sistemi di garanzia
dei depositi ad altri sistemi all'interno dell'Unione europea;
5) le procedure di condivisione di informazioni e comunicazioni
con sistemi di garanzia dei depositi e i loro membri in Italia e
nell'Unione europea.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le autorita'
interessate vi provvedono con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 8


Principi e criteri direttivi per il recepimento della direttiva
2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio
2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli
enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la
direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE,
2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE,
2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n.
648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2014/59/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio
2014, che istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli
enti creditizi e delle imprese di investimento e che modifica la
direttiva 82/891/CEE del Consiglio, e le direttive 2001/24/CE,
2002/47/CE, 2004/25/CE, 2005/56/CE, 2007/36/CE, 2011/35/UE,
2012/30/UE e 2013/36/UE e i regolamenti (UE) n. 1093/2010 e (UE) n.
648/2012, del Parlamento europeo e del Consiglio, il Governo e'
tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui
all'articolo 1, comma 1, in quanto compatibili, quelli previsti dalla
direttiva 2014/59/UE e i seguenti principi e criteri direttivi
specifici:
a) garantire la coerenza e la compatibilita' tra la disciplina
nazionale di recepimento della direttiva e il quadro normativo
europeo in materia di vigilanza bancaria, gestione delle crisi e
tutela dei depositanti, assicurando, tra l'altro, che le facolta' di
opzione previste nella direttiva 2014/59/UE siano esercitate in modo
conforme a quanto eventualmente previsto dal regolamento (UE) n.
806/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 luglio 2014,
che fissa norme e una procedura uniformi per la risoluzione degli
enti creditizi e di talune imprese di investimento nel quadro del
meccanismo di risoluzione unico e del Fondo di risoluzione unico e
che modifica il regolamento (UE) n. 1093/2010;
b) prevedere che lo strumento del bail-in di cui alla sezione 5
del capo IV del titolo IV della direttiva si applichi a partire dal
1º gennaio 2016, valutando inoltre l'opportunita' di stabilire
modalita' applicative del bail-in coerenti con la forma societaria
cooperativa;
c) definire l'ambito di applicazione della disciplina nazionale
di recepimento della direttiva in coerenza con quello delineato
dall'articolo 1, paragrafo 1, della direttiva;
d) designare la Banca d'Italia quale autorita' di risoluzione
nazionale, attribuendo a quest'ultima tutti i poteri assegnati
all'autorita' di risoluzione dalla direttiva 2014/59/UE, assicurando
il tempestivo scambio di informazioni con il Ministero dell'economia
e delle finanze e, secondo quanto stabilito dall'articolo 3,
paragrafo 6, della direttiva, prevedendo l'approvazione di
quest'ultimo prima di dare attuazione a decisioni che abbiano un
impatto diretto sul bilancio oppure implicazioni sistemiche;
prevedere inoltre che all'attuazione delle lettere o) e p) si
provveda nel rispetto del riparto di attribuzioni tra la Banca
d'Italia e la CONSOB previste a legislazione vigente;
e) prevedere, ove opportuno, il ricorso alla disciplina
secondaria adottata dalla Banca d'Italia; nell'esercizio dei poteri
regolamentari la Banca d'Italia tiene conto delle linee guida emanate
dall'Autorita' bancaria europea ai sensi della direttiva 2014/59/UE;
f) assicurare che nel recepimento della direttiva 2014/59/UE
venga data applicazione al principio di proporzionalita' ai sensi del
considerando n. 14 e dell'articolo 1 della direttiva;
g) prevedere che il regime di responsabilita' di cui all'articolo
24, comma 6-bis, della legge 28 dicembre 2005, n. 262, sia esteso
all'esercizio delle funzioni disciplinate dalla direttiva 2014/59/UE,
con riferimento alla Banca d'Italia, ai componenti dei suoi organi,
ai suoi dipendenti, nonche' agli organi delle procedure di intervento
precoce e risoluzione, inclusi i commissari, l'ente-ponte, la
societa' veicolo per la gestione delle attivita' e i componenti dei
loro organi;
h) individuare, ove opportuno, nella Banca d'Italia l'autorita'
competente a esercitare le opzioni che la direttiva 2014/59/UE
attribuisce agli Stati membri con riferimento alla disciplina dei
piani di risanamento e di risoluzione nonche' del requisito minimo di
passivita' soggette a conversione o riduzione, nel rispetto del
principio di proporzionalita';
i) non avvalersi della facolta' di imporre l'approvazione ex ante
da parte dell'autorita' giudiziaria della decisione di adottare una
misura di prevenzione o di gestione della crisi prevista
dall'articolo 85, paragrafo 1, della direttiva 2014/59/UE;
l) con riferimento alla disciplina delle sanzioni previste dalla
direttiva 2014/59/UE:
1) introdurre nell'ordinamento nazionale nuove fattispecie di
illeciti amministrativi corrispondenti alle fattispecie sanzionatorie
previste dalla direttiva 2014/59/UE, stabilendo:
1.1) l'applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie
a societa' o enti nei cui confronti sono accertate le violazioni e i
presupposti che determinano una responsabilita' da parte dei soggetti
che svolgono funzioni di amministrazione, direzione o controllo
nonche' dei dipendenti o di coloro che operano sulla base di rapporti
che ne determinano l'inserimento nell'organizzazione del soggetto
vigilato, anche in forma diversa dal rapporto di lavoro subordinato;
1.2) l'entita' delle sanzioni amministrative pecuniarie, in
modo tale che:
1.2.1) la sanzione applicabile alle societa' o agli enti
sia compresa tra un minimo di 30.000 euro e un massimo del 10 per
cento del fatturato;
1.2.2) la sanzione applicabile alle persone fisiche sia
compresa tra un minimo di 5.000 euro e un massimo di 5 milioni di
euro;
1.2.3) qualora il vantaggio ottenuto dall'autore della
violazione sia superiore ai limiti massimi indicati ai numeri 1.2.1)
e 1.2.2), le sanzioni siano elevate fino al doppio dell'ammontare del
vantaggio ottenuto, purche' tale ammontare sia determinabile;
2) attribuire alla Banca d'Italia il potere di irrogare le
sanzioni e definire i criteri cui essa deve attenersi nella
determinazione dell'ammontare della sanzione, in coerenza con quanto
previsto dalla direttiva 2014/59/UE, anche in deroga alle
disposizioni contenute nella legge 24 novembre 1981, n. 689;
3) prevedere le modalita' di pubblicazione dei provvedimenti
che irrogano le sanzioni e il regime per lo scambio di informazioni
con l'Autorita' bancaria europea, in linea con quanto previsto dalla
direttiva 2014/59/UE;
4) attribuire alla Banca d'Italia il potere di definire
disposizioni attuative, con riferimento, tra l'altro, alla
definizione della nozione di fatturato utile per la determinazione
della sanzione, alla procedura sanzionatoria e alle modalita' di
pubblicazione dei provvedimenti che irrogano le sanzioni;
5) con riferimento alle fattispecie connotate da minore
effettiva offensivita' o pericolosita', prevedere, ove compatibili
con la direttiva 2014/59/UE, efficaci strumenti per la deflazione del
contenzioso o per la semplificazione dei procedimenti di applicazione
della sanzione, anche conferendo alla Banca d'Italia la facolta' di
escludere l'applicazione della sanzione per condotte prive di
effettiva offensivita' o pericolosita';
6) attribuire alla Banca d'Italia il potere di adottare le
misure previste dalla direttiva 2014/59/UE relative alla reprimenda
pubblica, all'ordine di cessare o di porre rimedio a condotte
irregolari e alla sospensione temporanea dell'incarico;
7) introdurre la possibilita' di una dichiarazione giudiziale
dello stato di insolvenza in caso di avvio della risoluzione, ai fini
dell'applicazione delle disposizioni contenute nel titolo VI del
regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, senza che in tal caso assuma
rilievo esimente l'eventuale superamento dello stato di insolvenza
per effetto della risoluzione; stabilire l'applicabilita' agli organi
della risoluzione delle fattispecie penali previste nel titolo VI del
regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, in linea con l'articolo 237,
secondo comma, del medesimo regio decreto n. 267 del 1942;
m) con riferimento alla disciplina dei fondi di risoluzione:
1) prevedere l'istituzione di uno o piu' fondi di risoluzione;
2) definire le modalita' di calcolo e di riscossione dei
contributi dovuti da parte degli enti che vi aderiscono, in linea con
quanto previsto dalla direttiva 2014/59/UE e dagli atti delegati
adottati dalla Commissione europea;
3) determinare le modalita' di amministrazione dei fondi e la
struttura deputata alla loro gestione;
4) individuare, ove opportuno, nella Banca d'Italia l'autorita'
competente a esercitare le opzioni che gli articoli 103, 106 e 109
della direttiva 2014/59/UE attribuiscono agli Stati membri con
riferimento alla disciplina dei fondi di risoluzione;
n) prevedere adeguate forme di coordinamento tra l'autorita' di
risoluzione e l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS)
per l'applicazione di misure di risoluzione a societa' di
partecipazione finanziaria mista e, ove controllino una o piu'
imprese di assicurazione o riassicurazione, a societa' di
partecipazione mista;
o) coordinare la disciplina nazionale di recepimento della
direttiva con il quadro normativo nazionale in materia di gestione
delle crisi previsto dal testo unico delle leggi in materia bancaria
e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n.
385, e dal testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, anche apportando ai suddetti testi unici le
modifiche e le integrazioni necessarie al corretto e integrale
recepimento della direttiva 2014/59/UE;
p) fermo restando quanto previsto dalla lettera c), apportare al
quadro normativo nazionale in materia di gestione delle crisi
previsto dal testo unico delle leggi in materia bancaria e
creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385,
e dal testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione
finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,
ogni altra modifica necessaria o opportuna per chiarire la disciplina
applicabile e per assicurare maggiore efficacia ed efficienza alla
gestione delle crisi di tutti gli intermediari ivi disciplinati,
anche tenendo conto di quanto previsto dal regio decreto 16 marzo
1942, n. 267, e delle esigenze di proporzionalita' della disciplina e
di celerita' delle procedure;
q) coordinare, ove necessario, le norme nazionali di recepimento
delle direttive modificate dal titolo X della direttiva 2014/59/UE.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le autorita'
interessate vi provvedono con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente.
Art. 9


Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva
2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio
2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica
la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE, anche ai fini
dell'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del
regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 15 maggio 2014, sui mercati degli strumenti
finanziari e che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2014/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio
2014, relativa ai mercati degli strumenti finanziari e che modifica
la direttiva 2002/92/CE e la direttiva 2011/61/UE, anche ai fini
dell'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del
regolamento (UE) n. 600/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 15 maggio 2014, sui mercati degli strumenti finanziari e che
modifica il regolamento (UE) n. 648/2012, il Governo e' tenuto a
seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1,
comma 1, anche i seguenti principi e criteri direttivi specifici:
a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le integrazioni necessarie al
corretto e integrale recepimento della direttiva 2014/65/UE e
all'applicazione del regolamento (UE) n. 600/2014 e delle inerenti
norme tecniche di regolamentazione e di attuazione;
b) designare, ai sensi degli articoli 67 e 68 della direttiva
2014/65/UE, la Banca d'Italia e la CONSOB quali autorita' competenti
per lo svolgimento delle funzioni previste dalla direttiva e dal
regolamento (UE) n. 600/2014, avuto riguardo alla ripartizione delle
funzioni di vigilanza per finalita' prevista dal testo unico di cui
al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, ed apportando le
modifiche necessarie per rendere piu' efficiente ed efficace
l'assegnazione dei compiti di vigilanza, secondo quanto previsto
dalle lettere da c) a u) del presente comma, perseguendo l'obiettivo
di semplificare, ove possibile, gli oneri per i soggetti vigilati;
c) prevedere, ove opportuno, il ricorso alla disciplina
secondaria adottata rispettivamente dalla CONSOB, sentita la Banca
d'Italia, e dalla Banca d'Italia, sentita la CONSOB, secondo le
rispettive competenze e in ogni caso nell'ambito di quanto
specificamente previsto dalla direttiva 2014/65/UE; a tal fine,
attribuire la potesta' regolamentare di cui all'articolo 6, comma
2-bis, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio
1998, n. 58, alla Banca d'Italia o alla CONSOB secondo la
ripartizione delle competenze di vigilanza prevista dal comma 2-ter
del medesimo articolo 6, come modificato ai sensi della lettera e)
del presente comma;
d) attribuire alle autorita' designate ai sensi della lettera b)
i poteri di vigilanza e di indagine previsti dalla direttiva
2014/65/UE e dal regolamento (UE) n. 600/2014, avuto riguardo
all'esigenza di semplificare, ove possibile, gli oneri per i soggetti
vigilati e indicando i casi in cui e' necessaria l'acquisizione del
parere dell'altra autorita';
e) in applicazione del criterio di attribuzione delle competenze
secondo le finalita' indicate nell'articolo 5, commi 2 e 3, del testo
unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,
prevedere, per specifici aspetti relativi alle materie indicate
dall'articolo 6, comma 2-bis, lettere a), b), h), k) e l), del
medesimo testo unico, l'intesa della Banca d'Italia e della CONSOB ai
fini dell'adozione dei regolamenti di cui alla lettera c) del
presente comma e, sugli aspetti oggetto di intesa, attribuire poteri
di vigilanza e indagine all'autorita' che fornisce l'intesa;
f) fatte salve le competenze del Ministero dell'economia e delle
finanze, della CONSOB e della Banca d'Italia, previste dal vigente
testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,
con riguardo ai gestori delle sedi di negoziazione diversi da banche
e imprese di investimento e ferme restando le competenze di vigilanza
prudenziale della Banca d'Italia sulle banche e sulle imprese di
investimento, attribuire alla CONSOB poteri di vigilanza e di
indagine e, ove opportuno, il potere di adottare, sentita la Banca
d'Italia, disposizioni di disciplina secondaria per stabilire
specifici requisiti con riguardo ai sistemi e ai controlli, anche di
natura organizzativa e procedurale, di cui devono dotarsi le banche e
le imprese di investimento per la gestione di sedi di negoziazione e,
in relazione all'attivita' di negoziazione algoritmica e a quanto
stabilito dall'articolo 17 della direttiva, i partecipanti alle sedi
di negoziazione;
g) attribuire alla CONSOB i poteri di vigilanza e di indagine e,
ove opportuno, il potere di adottare disposizioni di disciplina
secondaria in relazione ai soggetti che gestiscono il consolidamento
dei dati, i canali di pubblicazione delle informazioni sulle
negoziazioni e i canali per la segnalazione alla CONSOB delle
informazioni sulle operazioni concluse su strumenti finanziari;
h) prevedere l'acquisizione obbligatoria del parere preventivo
della CONSOB ai fini del rilascio dell'autorizzazione alle banche
alla prestazione dei servizi e delle attivita' d'investimento;
i) modificare la disciplina sull'operativita' transfrontaliera
delle societa' di intermediazione mobiliare (SIM), attribuendo alla
CONSOB, sentita la Banca d'Italia, i relativi poteri di
autorizzazione;
l) modificare la disciplina della procedura di autorizzazione
delle imprese di investimento extracomunitarie per la prestazione in
Italia di servizi e attivita' di investimento con o senza servizi
accessori nei confronti dei clienti al dettaglio o dei clienti
professionali di cui alla sezione II dell'allegato II della direttiva
2014/65/UE, prevedendo, conformemente all'articolo 39 della direttiva
stessa, l'obbligo di stabilimento di una succursale e attribuendo
alla CONSOB, sentita la Banca d'Italia, i relativi poteri di
autorizzazione;
m) apportare al codice delle assicurazioni private, di cui al
decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, e al testo unico di cui
al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le
integrazioni necessarie al corretto e integrale recepimento
dell'articolo 91 della direttiva 2014/65/UE, che emenda la direttiva
2002/92/CE sull'intermediazione assicurativa, prevedendo anche il
ricorso alla disciplina secondaria adottata dall'IVASS e dalla
CONSOB, ove opportuno, e l'attribuzione alle autorita' anzidette dei
relativi poteri di vigilanza, di indagine e sanzionatori, secondo le
rispettive competenze, con particolare riguardo, per quanto concerne
la CONSOB, alle competenze sui prodotti di cui all'articolo 1, comma
1, lettera w-bis), del citato decreto legislativo 24 febbraio 1998,
n. 58, nonche' sugli altri prodotti rientranti nella nozione di
prodotto di investimento assicurativo contenuta nel citato articolo
91, numero 1), lettera b), della direttiva 2014/65/UE;
n) modificare, ove necessario, il testo unico di cui al decreto
legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, al fine di recepire le
disposizioni della direttiva 2014/65/UE in materia di cooperazione e
scambio di informazioni con le autorita' competenti dell'Unione
europea, degli Stati membri e degli Stati non appartenenti all'Unione
europea;
o) apportare le opportune modifiche ed integrazioni alle
disposizioni del testo unico di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, in materia di consulenti finanziari, societa'
di consulenza finanziaria, promotori finanziari, assegnando ad un
unico organismo sottoposto alla vigilanza, anche di tipo
sanzionatorio, della CONSOB, ordinato in forma di associazione con
personalita' giuridica di diritto privato, la tenuta dell'albo,
nonche' i poteri di vigilanza e sanzionatori nei confronti dei
soggetti anzidetti, e ponendo le spese relative all'albo dei
consulenti finanziari a carico dei soggetti interessati;
dall'attuazione delle disposizioni di cui alla presente lettera non
devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ne'
minori entrate contributive per la CONSOB;
p) disciplinare modalita' di segnalazione, all'interno degli
intermediari e verso l'autorita' di vigilanza, delle violazioni delle
disposizioni della direttiva 2014/65/UE e del regolamento (UE) n.
600/2014, tenendo anche conto dei profili di riservatezza e di
protezione dei soggetti coinvolti, eventualmente prevedendo misure
per incoraggiare le segnalazioni utili ai fini dell'esercizio
dell'attivita' di vigilanza ed eventualmente estendendo le modalita'
di segnalazione anche ad altre violazioni;
q) apportare le opportune modifiche e integrazioni alle
disposizioni del testo unico di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, al fine di attribuire alla Banca d'Italia e
alla CONSOB, secondo le rispettive competenze, il potere di applicare
le sanzioni e le misure amministrative previste dall'articolo 70,
paragrafi 6 e 7, della direttiva 2014/65/UE per le violazioni
indicate dai paragrafi 3, 4 e 5 del medesimo articolo, in base ai
criteri e nei limiti massimi ivi previsti e in coerenza con quanto
stabilito dall'articolo 3, comma 1, lettere l) e m), della legge 7
ottobre 2014, n. 154;
r) attribuire alla CONSOB il potere di applicare misure e
sanzioni amministrative previste dall'articolo 70, paragrafo 6, della
direttiva, in base ai criteri e nei limiti massimi ivi previsti, per
il mancato o inesatto adempimento della richiesta di informazioni di
cui all'articolo 22, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 600/2014;
s) con riferimento alla disciplina sanzionatoria adottata in
attuazione della lettera q), valutare di non prevedere sanzioni
amministrative per le fattispecie previste dall'articolo 166 del
testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58;
t) prevedere, in conformita' alle definizioni, alla disciplina
della direttiva 2014/65/UE e del regolamento (UE) n. 600/2014 e ai
principi e criteri direttivi previsti dal presente comma, le
occorrenti modificazioni alla normativa vigente, anche di derivazione
europea, per i settori interessati dalla normativa da attuare e per
la gestione collettiva del risparmio, al fine di realizzare il
miglior coordinamento con le altre disposizioni vigenti, assicurando
un appropriato grado di protezione dell'investitore e di tutela della
stabilita' finanziaria;
u) dare attuazione all'articolo 75 della direttiva 2014/65/UE
riguardante il meccanismo extragiudiziale per i reclami dei
consumatori, modificando, ove necessario, le disposizioni vigenti in
materia di risoluzione extragiudiziale delle controversie nelle
materie disciplinate dal citato decreto legislativo 24 febbraio 1998,
n. 58, ed assicurando il coordinamento con le disposizioni del codice
di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, e con le
altre disposizioni nazionali attuative della direttiva 2013/11/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2013, sulla
risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori, che
modifica il regolamento (CE) n. 2006/2004 e la direttiva 2009/22/CE.
Alla copertura delle relative spese di funzionamento si provvede,
senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, esclusivamente
con le risorse di cui all'articolo 40, comma 3, della legge 23
dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni, nonche' con gli
importi posti a carico degli utenti delle procedure medesime.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le autorita'
interessate provvedono agli adempimenti di cui al presente articolo
con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
legislazione vigente.
Art. 10


Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva
2014/91/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio
2014, recante modifica della direttiva 2009/65/CE concernente il
coordinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e
amministrative in materia di taluni organismi di investimento
collettivo in valori mobiliari (OICVM), per quanto riguarda le
funzioni di depositario, le politiche retributive e le sanzioni.

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2014/91/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 luglio
2014, il Governo e' tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri
direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, anche i seguenti principi e
criteri direttivi specifici:
a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le integrazioni necessarie al
corretto e integrale recepimento della direttiva 2014/91/UE;
b) prevedere, ove opportuno, il ricorso alla disciplina
secondaria adottata dalla CONSOB e dalla Banca d'Italia secondo le
rispettive competenze e in ogni caso nell'ambito di quanto previsto
dalla direttiva 2009/65/CE del Parlamento europeo e del Consiglio,
del 13 luglio 2009, come modificata dalla direttiva 2014/91/UE;
c) apportare le opportune modifiche e integrazioni alle
disposizioni in materia di sanzioni contenute nel testo unico di cui
al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, al fine di attribuire
alla Banca d'Italia e alla CONSOB, nell'ambito delle rispettive
competenze, il potere di imporre le sanzioni e le altre misure
amministrative per le violazioni delle disposizioni della direttiva
2014/91/UE con i criteri e i massimi edittali ivi previsti;
d) provvedere affinche' siano posti in atto i dispositivi e le
procedure per la segnalazione di violazioni di cui all'articolo
99-quinquies della direttiva 2009/65/CE, introdotto dalla direttiva
2014/91/UE, tenendo anche conto dei profili di riservatezza e di
protezione dei soggetti coinvolti;
e) adottare, in conformita' alle definizioni, alla disciplina
della direttiva 2014/91/UE e ai principi e criteri direttivi previsti
dal presente comma, le occorrenti modificazioni alla normativa
vigente, anche di derivazione europea, per i settori interessati
dalla direttiva da attuare, al fine di realizzare il migliore
coordinamento con le altre disposizioni vigenti, assicurando un
appropriato grado di protezione dell'investitore, di tutela della
stabilita' finanziaria e dell'integrita' dei mercati finanziari.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 11


Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva
2014/57/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile
2014, relativa alle sanzioni penali in caso di abusi di mercato
(direttiva abusi di mercato), anche ai fini dell'adeguamento della
normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n.
596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile
2014, relativo agli abusi di mercato (regolamento sugli abusi di
mercato) e che abroga la direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio e le direttive 2003/124/CE, 2003/125/CE e
2004/72/CE della Commissione

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2014/57/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile
2014, relativa alle sanzioni penali in caso di abusi di mercato
(direttiva abusi di mercato), anche ai fini dell'adeguamento della
normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n.
596/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014,
relativo agli abusi di mercato (regolamento sugli abusi di mercato) e
che abroga la direttiva 2003/6/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio e le direttive 2003/124/CE, 2003/125/CE e 2004/72/CE della
Commissione, il Governo e' tenuto a seguire, oltre ai principi e
criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, anche i seguenti
principi e criteri direttivi specifici:
a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le integrazioni necessarie per
dare attuazione alla direttiva 2014/57/UE e alle disposizioni del
regolamento (UE) n. 596/2014 che lo richiedono e provvedere ad
abrogare le norme dell'ordinamento nazionale riguardanti gli istituti
disciplinati dal regolamento anzidetto;
b) designare la CONSOB quale autorita' competente ai fini del
regolamento (UE) n. 596/2014, assicurando che la stessa autorita'
possa esercitare poteri di vigilanza e di indagine di cui agli
articoli 22 e 23 e i poteri sanzionatori di cui all'articolo 30 del
regolamento;
c) prevedere, ove opportuno, il ricorso alla disciplina
secondaria adottata dalla CONSOB nell'ambito e per le finalita'
specificamente previste dal regolamento (UE) n. 596/2014, dalla
direttiva 2014/57/UE e dalla legislazione dell'Unione europea a
complemento degli stessi;
d) modificare, ove necessario, il citato testo unico di cui al
decreto legislativo n. 58 del 1998 per conformare l'ordinamento
nazionale alle disposizioni di cui agli articoli 24, 25 e 26 del
regolamento (UE) n. 596/2014 in materia di cooperazione e scambio di
informazioni con l'Autorita' europea degli strumenti finanziari e dei
mercati (ESMA), con le autorita' competenti degli Stati membri,
nonche' con le autorita' di vigilanza di Paesi terzi;
e) attribuire alla CONSOB il potere di imporre le sanzioni e le
altre misure amministrative per le violazioni espressamente elencate
dall'articolo 30 del regolamento;
f) rivedere, in modo tale da assicurarne l'adeguatezza, i minimi
edittali delle sanzioni di cui agli articoli 187-bis e 187-ter del
testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,
fissandoli in misura non inferiore a 20.000 euro;
g) rivedere l'articolo 187-sexies del testo unico di cui al
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, in modo tale da
assicurare l'adeguatezza della confisca, prevedendo che essa abbia ad
oggetto, anche per equivalente, il profitto derivato dalle violazioni
delle previsioni del regolamento (UE) n. 596/2014;
h) prevedere che, per stabilire il tipo ed il livello di sanzione
amministrativa per le violazioni delle previsioni stabilite dal
regolamento (UE) n. 596/2014, si tenga conto delle circostanze
pertinenti, elencate dall'articolo 31 del medesimo regolamento;
i) prevedere che siano individuate, fermo restando un sistema di
sanzioni amministrative proporzionato, efficace e dissuasivo,
condotte dolose gravi di abuso di mercato punibili con sanzioni
penali effettive, proporzionate e dissuasive;
l) prevedere che l'individuazione delle condotte dolose gravi di
abuso di mercato avvenga sulla base dei criteri contenuti nella
direttiva 2014/57/UE, quale la qualificazione soggettiva dei
trasgressori, come nel caso in cui essi siano esponenti aziendali
degli emittenti, ovvero esponenti di autorita' di vigilanza o di
governo, ovvero persone coinvolte in organizzazioni criminali ovvero
persone che abbiano gia' commesso in passato lo stesso tipo di
illecito di abuso di mercato;
m) evitare la duplicazione o il cumulo di sanzioni penali e
sanzioni amministrative per uno stesso fatto illecito, attraverso la
distinzione delle fattispecie o attraverso previsioni che consentano
l'applicazione della sola sanzione piu' grave ovvero che impongano
all'autorita' giudiziaria o alla CONSOB di tenere conto, al momento
dell'irrogazione delle sanzioni di propria competenza, delle misure
punitive gia' irrogate;
n) adottare le opportune misure per dare attuazione alle
disposizioni di cui all'articolo 32 del regolamento (UE) n. 596/2014,
che disciplina la segnalazione all'autorita' di vigilanza competente
di violazioni effettive o potenziali del medesimo regolamento tenendo
anche conto dei profili di riservatezza e di protezione dei soggetti
coinvolti;
o) valutare, ai sensi del paragrafo 4 dell'articolo 32 del
regolamento (UE) n. 596/2014, se sia opportuno prevedere di concedere
incentivi finanziari a coloro che offrono informazioni pertinenti
riguardo a potenziali violazioni del regolamento stesso;
p) consentire, nei termini di cui all'articolo 34 del regolamento
(UE) n. 596/2014, la pubblicazione da parte della CONSOB nel proprio
sito internet delle decisioni relative all'imposizione di misure e
sanzioni amministrative per le violazioni di detto regolamento;
q) adottare, in conformita' alle definizioni, alla disciplina
della direttiva 2014/57/UE e del regolamento (UE) n. 596/2014 e ai
principi e criteri direttivi previsti dal presente comma, le
occorrenti modificazioni alla normativa vigente, anche di derivazione
europea, per i settori interessati dalla normativa da attuare, al
fine di realizzare il migliore coordinamento con le altre
disposizioni vigenti, assicurando un appropriato grado di protezione
dell'investitore, di tutela della stabilita' finanziaria e
dell'integrita' dei mercati finanziari.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L'autorita'
interessata provvede agli adempimenti di cui al presente articolo con
le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
legislazione vigente.
Art. 12


Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle
disposizioni del regolamento (UE) n. 909/2014 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 23 luglio 2014, relativo al
miglioramento del regolamento titoli nell'Unione europea e ai
depositari centrali di titoli e recante modifica delle direttive
98/26/CE e 2014/65/UE e del regolamento (UE) n. 236/2012, per il
completamento dell'adeguamento della normativa nazionale alle
disposizioni del regolamento (UE) n. 648/2012 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sugli strumenti
derivati OTC, le controparti centrali e i repertori di dati sulle
negoziazioni nonche' per l'attuazione della direttiva 98/26/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 1998, concernente
il carattere definitivo del regolamento nei sistemi di pagamento e
nei sistemi di regolamento titoli, come modificata dal regolamento
(UE) n. 648/2012 e dal regolamento (UE) n. 909/2014

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti
legislativi per l'adeguamento della normativa nazionale alle
disposizioni del regolamento (UE) n. 909/2014 del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 23 luglio 2014, relativo al miglioramento del
regolamento titoli nell'Unione europea e ai depositari centrali di
titoli e recante modifica delle direttive 98/26/CE e 2014/65/UE e del
regolamento (UE) n. 236/2012, per il completamento dell'adeguamento
della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n.
648/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012,
sugli strumenti derivati OTC, le controparti centrali e i repertori
di dati sulle negoziazioni nonche' per l'attuazione della direttiva
98/26/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 maggio 1998,
concernente il carattere definitivo del regolamento nei sistemi di
pagamento e nei sistemi di regolamento titoli, come modificata dai
predetti regolamenti. Nell'esercizio della delega il Governo e'
tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui
all'articolo 1, comma 1, anche i seguenti principi e criteri
direttivi specifici:
a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di
intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24
febbraio 1998, n. 58, le modifiche e le integrazioni necessarie per
dare attuazione alle disposizioni del regolamento (UE) n. 909/2014
che richiedono un intervento normativo da parte degli Stati membri e
provvedere, ove necessario, ad abrogare le norme dell'ordinamento
nazionale riguardanti gli istituti disciplinati dal regolamento
anzidetto;
b) designare la CONSOB e la Banca d'Italia quali autorita'
competenti ai sensi dell'articolo 11 del regolamento (UE) n.
909/2014, attribuendo alle stesse i poteri di vigilanza e d'indagine
necessari per l'esercizio delle loro funzioni e individuando la
CONSOB quale autorita' responsabile della cooperazione nonche' quale
autorita' competente a ricevere la domanda di autorizzazione da parte
del depositario centrale di titoli e a comunicare al soggetto
richiedente, a seguito degli opportuni coordinamenti con la Banca
d'Italia, il relativo esito;
c) apportare le opportune modifiche e integrazioni alle
disposizioni in materia di sanzioni contenute nel testo unico di cui
al decreto legislativo n. 58 del 1998 sulla base di quanto previsto
nel titolo V del regolamento (UE) n. 909/2014, affinche' la Banca
d'Italia e la CONSOB, secondo le rispettive competenze, possano
imporre, in misura efficace, proporzionata e dissuasiva, le sanzioni
e le altre misure amministrative previste dall'articolo 63 del
regolamento (UE) n. 909/2014 in caso di violazione delle disposizioni
indicate dall'articolo 63 medesimo, garantendo che, nello stabilire
il tipo e il livello delle sanzioni e delle altre misure
amministrative, si tenga conto di tutte le circostanze pertinenti,
secondo quanto previsto dall'articolo 64 del medesimo regolamento,
attenendosi, con riferimento alle sanzioni pecuniarie, ai limiti
edittali indicati nel citato articolo 63;
d) consentire la pubblicazione delle decisioni che impongono
sanzioni o altre misure amministrative, nei limiti e secondo le
previsioni dell'articolo 62 del regolamento (UE) n. 909/2014, nonche'
assicurare che le decisioni e le misure adottate a norma del
regolamento siano adeguatamente motivate e soggette al diritto di
ricorso giurisdizionale, secondo quanto previsto dall'articolo 66 del
medesimo regolamento;
e) disciplinare i meccanismi di segnalazione delle violazioni
secondo quanto previsto dall'articolo 65 del regolamento (UE) n.
909/2014;
f) adottare, in conformita' alle definizioni e alla disciplina
del regolamento (UE) n. 909/2014 e ai principi e criteri direttivi
previsti dal presente comma, le occorrenti modificazioni alla
normativa vigente, anche di derivazione europea, per i settori
interessati dalla normativa da attuare, in particolare per le
infrastrutture di post trading, al fine di realizzare il migliore
coordinamento con le altre disposizioni vigenti, assicurando un
appropriato grado di protezione dell'investitore, di tutela della
stabilita' finanziaria e dell'integrita' dei mercati finanziari;
g) adottare le modifiche e le integrazioni della normativa
vigente necessarie per attuare la modifica all'articolo 9, paragrafo
1, della direttiva 98/26/CE, apportata dall'articolo 87 del
regolamento (UE) n. 648/2012, ove opportuno anche attraverso
l'introduzione di previsioni che deroghino alla disciplina
fallimentare, nonche' la modifica all'articolo 2, lettera a), primo
comma, terzo trattino, della direttiva 98/26/CE apportata
dall'articolo 70 del regolamento (UE) n. 909/2014; rivalutare la
complessiva attuazione della direttiva 98/26/CE, in particolare con
riferimento alle previsioni relative all'irrevocabilita' ed
opponibilita' degli ordini di trasferimento immessi in un sistema e
dell'eventuale compensazione e regolamento degli stessi, apportando
le modifiche necessarie, anche alla luce della disciplina di
attuazione adottata dagli altri Stati membri e in considerazione
delle caratteristiche del mutato panorama europeo dei servizi di post
trading; ove necessario, coordinare la disciplina di attuazione della
direttiva 98/26/CE con le norme previste dall'ordinamento interno,
incluse quelle adottate in applicazione del regolamento (UE) n.
909/2014 e del regolamento (UE) n. 648/2012.
2. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Le autorita'
interessate svolgono le attivita' previste dal presente articolo con
le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a
legislazione vigente.
Art. 13


Delega al Governo per l'adeguamento della normativa nazionale alle
disposizioni del regolamento (UE) n. 1286/2014 del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 26 novembre 2014, relativo ai
documenti contenenti le informazioni chiave per i prodotti
d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, con le procedure di cui
all'articolo 1, comma 1, un decreto legislativo per l'adeguamento
della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n.
1286/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 novembre
2014, relativo ai documenti contenenti le informazioni chiave per i
prodotti d'investimento al dettaglio e assicurativi preassemblati
(PRIIP). Nell'esercizio della delega il Governo e' tenuto a seguire,
oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo, 1, comma
1, in quanto compatibili, anche i seguenti principi e criteri
direttivi specifici:
a) prevedere, in conformita' alle definizioni e alla disciplina
del regolamento (UE) n. 1286/2014 e ai principi e criteri direttivi
di cui all'articolo 1, comma 1, le occorrenti modificazioni e
integrazioni alla normativa vigente, anche di derivazione europea,
per i settori interessati dalla normativa da attuare, al fine di
assicurare la corretta e integrale applicazione del regolamento (UE)
n. 1286/2014 e realizzare il migliore coordinamento con le altre
disposizioni vigenti, assicurando un appropriato grado di protezione
degli investitori al dettaglio;
b) designare, ai sensi dell'articolo 4 del regolamento (UE) n.
1286/2014, la CONSOB e l'IVASS quali autorita' competenti per lo
svolgimento delle funzioni previste dal suddetto regolamento, in
relazione alle rispettive competenze, con particolare riguardo, per
quanto concerne la CONSOB, alle competenze sui prodotti di cui
all'articolo 1, comma 1, lettera w-bis), del testo unico di cui al
decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, nonche' sugli altri
prodotti di cui all'articolo 4 del regolamento medesimo, in relazione
agli aspetti relativi alla tutela degli investitori e alla
salvaguardia dell'integrita' e dell'ordinato funzionamento dei
mercati finanziari, perseguendo l'obiettivo di semplificare, ove
possibile, gli oneri per i soggetti vigilati;
c) attribuire alle autorita' designate ai sensi della lettera b)
i poteri di vigilanza e di indagine previsti dal regolamento (UE) n.
1286/2014 e, ove opportuno, il potere di adottare disposizioni di
disciplina secondaria, avuto riguardo all'esigenza di semplificare,
ove possibile, gli oneri per i soggetti vigilati e alla ripartizione
delle competenze secondo i principi indicati nella lettera b), anche
con riferimento ai nuovi poteri previsti dall'articolo 17 del
regolamento (UE) n. 1286/2014 in relazione ai prodotti d'investimento
assicurativi;
d) prevedere che il documento contenente le informazioni chiave
sia notificato ex ante dall'ideatore di PRIIP o dalla persona che
vende un PRIIP all'autorita' competente per i PRIIP commercializzati
nel territorio italiano;
e) introdurre nell'ordinamento nazionale le sanzioni
amministrative e le altre misure previste dal regolamento (UE) n.
1286/2014 per le violazioni degli obblighi contenuti nel regolamento
medesimo, in base ai criteri e nei limiti ivi previsti e avuto
riguardo alla ripartizione di competenze secondo i principi indicati
nella lettera b).
Art. 14


Principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva
2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile
2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la
valutazione dell'impatto ambientale di determinati progetti
pubblici e privati

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2014/52/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile
2014, che modifica la direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione
dell'impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati,
il Governo e' tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi
di cui all'articolo 1, comma 1, anche i seguenti principi e criteri
direttivi specifici:
a) semplificazione, armonizzazione e razionalizzazione delle
procedure di valutazione di impatto ambientale anche in relazione al
coordinamento e all'integrazione con altre procedure volte al
rilascio di pareri e autorizzazioni a carattere ambientale;
b) rafforzamento della qualita' della procedura di valutazione di
impatto ambientale, allineando tale procedura ai principi della
regolamentazione intelligente (smart regulation) e della coerenza e
delle sinergie con altre normative e politiche europee e nazionali;
c) revisione e razionalizzazione del sistema sanzionatorio da
adottare ai sensi della direttiva 2014/52/UE, al fine di definire
sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive e di consentire una
maggiore efficacia nella prevenzione delle violazioni;
d) destinazione dei proventi derivanti dalle sanzioni
amministrative per finalita' connesse al potenziamento delle
attivita' di vigilanza, prevenzione e monitoraggio ambientale, alla
verifica del rispetto delle condizioni previste nel procedimento di
valutazione ambientale, nonche' alla protezione sanitaria della
popolazione in caso di incidenti o calamita' naturali, senza nuovi o
maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
Art. 15




Criteri direttivi per l'attuazione della direttiva 2013/51/Euratom
del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce requisiti per la
tutela della salute della popolazione relativamente alle sostanze
radioattive presenti nelle acque destinate al consumo umano.

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2013/51/Euratom del Consiglio, del 22 ottobre 2013, che stabilisce
requisiti per la tutela della salute della popolazione relativamente
alle sostanze radioattive presenti nelle acque destinate al consumo
umano, il Governo e' tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri
direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, anche i seguenti criteri
direttivi specifici:
a) introduzione, ove necessario e in linea con i presupposti
della direttiva 2013/51/Euratom, di misure di protezione della
popolazione piu' rigorose rispetto alle norme minime previste dalla
direttiva medesima, fatto salvo il rispetto della libera circolazione
delle merci;
b) previsione, nel caso di esenzione dai controlli di alcune
tipologie di acque, ai sensi dell'articolo 3 della direttiva
2013/51/Euratom, oltre all'obbligo di informazione alle popolazioni
interessate sulla presenza di acque esentate da controlli, anche
dell'obbligo di informazione sul diritto ad ottenere dalle autorita'
competenti lo svolgimento di verifiche atte a escludere, in concreto,
rischi per la salute connessi all'eventuale presenza di sostanze
radioattive.
Art. 16


Criterio direttivo per l'attuazione della direttiva 2013/35/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013, sulle
disposizioni minime di sicurezza e di salute relative
all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti
fisici (campi elettromagnetici).

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2013/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno
2013, sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative
all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti
fisici (campi elettromagnetici), il Governo e' tenuto a seguire,
oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 1, comma 1,
anche il seguente criterio direttivo specifico: introduzione, ove
necessario e in linea con i presupposti della direttiva 2013/35/UE,
di misure di protezione dei lavoratori per i livelli d'azione (LA) e
per i valori limiti di esposizione (VLE) piu' rigorose rispetto alle
norme minime previste dalla direttiva medesima.
Art. 17


Criterio direttivo per l'attuazione della direttiva 2014/63/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014, che
modifica la direttiva 2001/110/CE del Consiglio concernente il
miele.

1. Nell'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva
2014/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio
2014, che modifica la direttiva 2001/110/CE del Consiglio concernente
il miele, il Governo e' tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri
direttivi di cui all'articolo 1, comma 1, anche il seguente criterio
direttivo specifico: prevedere norme di salvaguardia sulla
completezza delle informazioni relative alla provenienza del miele e
dei prodotti apistici destinati al consumo umano a vantaggio del
consumatore.
Art. 18



Delega al Governo per l'attuazione delle decisioni quadro

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro tre mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge e secondo le procedure di cui
all'articolo 31, commi 2, 3, 5 e 9, della legge 24 dicembre 2012, n.
234, i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per
l'attuazione delle seguenti decisioni quadro:
a) decisione quadro 2002/465/GAI del Consiglio, del 13 giugno
2002, relativa alle squadre investigative comuni;
b) decisione quadro 2003/577/GAI del Consiglio, del 22 luglio
2003, relativa all'esecuzione nell'Unione europea dei provvedimenti
di blocco dei beni o di sequestro probatorio;
c) decisione quadro 2005/214/GAI del Consiglio, del 24 febbraio
2005, relativa al reciproco riconoscimento delle sanzioni pecuniarie;
d) decisione quadro 2008/947/GAI del Consiglio, del 27 novembre
2008, relativa all'applicazione del principio del reciproco
riconoscimento alle sentenze e alle decisioni di sospensione
condizionale in vista della sorveglianza delle misure di sospensione
condizionale e delle sanzioni sostitutive;
e) decisione quadro 2009/299/GAI del Consiglio, del 26 febbraio
2009, che modifica le decisioni quadro 2002/584/GAI, 2005/214/GAI,
2006/783/GAI, 2008/909/GAI e 2008/947/GAI, rafforzando i diritti
processuali delle persone e promuovendo l'applicazione del principio
del reciproco riconoscimento delle decisioni pronunciate in assenza
dell'interessato al processo;
f) decisione quadro 2009/829/GAI del Consiglio, del 23 ottobre
2009, sull'applicazione tra gli Stati membri dell'Unione europea del
principio del reciproco riconoscimento alle decisioni sulle misure
alternative alla detenzione cautelare;
g) decisione quadro 2009/948/GAI del Consiglio, del 30 novembre
2009, sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi
all'esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali.
2. I decreti legislativi di cui al comma 1 sono adottati nel
rispetto delle disposizioni previste dalle singole decisioni quadro,
nonche' dei principi e criteri direttivi di cui all'articolo 32,
comma 1, lettere a), e), f) e g), della legge 24 dicembre 2012, n.
234.
3. Sugli schemi dei decreti legislativi di recepimento delle
decisioni quadro di cui al comma 1 e' acquisito il parere delle
competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del
Senato della Repubblica con le modalita' ed i tempi di cui
all'articolo 31, comma 3, della legge 24 dicembre 2012, n. 234.
4. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi
o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e le amministrazioni
interessate vi provvedono con le risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili a legislazione vigente, ad eccezione del
comma 1, lettera a), ai cui oneri, pari a 310.000 euro a decorrere
dall'anno 2015, si provvede mediante corrispondente riduzione dello
stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini
del bilancio triennale 2015-2017, nell'ambito del programma «Fondi di
riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato
di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno
2015, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo
al Ministero della giustizia. Il Ministro dell'economia e delle
finanze e' autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
occorrenti variazioni di bilancio.
Art. 19


Delega al Governo per l'attuazione della decisione quadro
2009/315/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, relativa
all'organizzazione e al contenuto degli scambi fra gli Stati membri
di informazioni estratte dal casellario giudiziario.

1. Il Governo e' delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di
entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo
recante le norme occorrenti per dare attuazione alla decisione quadro
2009/315/GAI del Consiglio, del 26 febbraio 2009, relativa
all'organizzazione e al contenuto degli scambi fra gli Stati membri
di informazioni estratte dal casellario giudiziario, nel rispetto
delle procedure e dei principi e criteri direttivi generali
rispettivamente stabiliti dall'articolo 31, commi 2, 5 e 9, e
dall'articolo 32, comma 1, lettere a), e), f) e g), della legge 24
dicembre 2012, n. 234, nonche' delle disposizioni previste dalla
decisione quadro medesima, nelle parti in cui non richiedono uno
specifico adattamento dell'ordinamento italiano, e sulla base dei
seguenti principi e criteri direttivi specifici, realizzando il
necessario coordinamento con le altre disposizioni vigenti:
a) prevedere che le definizioni siano quelle di cui all'articolo
2 della decisione quadro;
b) prevedere che l'autorita' centrale da designare ai sensi
dell'articolo 3, paragrafo 1, della decisione quadro sia individuata
presso il Ministero della giustizia;
c) prevedere che qualsiasi condanna penale pronunciata nel
territorio italiano e iscritta nel casellario giudiziale venga
comunicata senza indugio all'autorita' centrale dello Stato membro di
cittadinanza della persona condannata o a piu' autorita' centrali in
caso di cittadinanza plurima, ivi compreso il caso in cui la persona
condannata abbia anche la cittadinanza italiana;
d) prevedere che le successive modifiche o soppressioni delle
informazioni contenute nel casellario giudiziale, gia' inviate allo
Stato o agli Stati membri di cittadinanza, siano immediatamente
trasmesse all'autorita' centrale di detti Stati;
e) prevedere che, se richiesto, sia fornita copia della sentenza
e dei conseguenti provvedimenti nonche' qualsiasi altra informazione
pertinente al riguardo, per consentirne l'esame ai fini dell'adozione
di eventuali provvedimenti a livello nazionale;
f) prevedere che le informazioni trasmesse ai sensi dell'articolo
4, paragrafi 2 e 3, della decisione quadro siano conservate
integralmente dall'autorita' centrale individuata presso il Ministero
della giustizia nel caso di cittadinanza italiana della persona
condannata, conformemente all'articolo 11, paragrafi 1 e 2, della
decisione quadro, ai fini della loro ritrasmissione a norma
dell'articolo 7 della medesima decisione quadro;
g) introdurre la richiesta di informazioni sulle condanne,
conformemente al modulo allegato alla decisione quadro, secondo le
seguenti modalita':
1) quando si richiedono informazioni al casellario giudiziale
italiano ai fini di un procedimento penale contro una persona o a
fini diversi da un procedimento penale, prevedere che l'autorita'
centrale individuata presso il Ministero della giustizia possa,
conformemente al diritto nazionale, rivolgere all'autorita' centrale
di un altro Stato membro un'istanza di estrazione di informazioni e
dati a esse attinenti dal casellario giudiziale;
2) qualora sia una persona a richiedere informazioni sul
proprio casellario giudiziale, prevedere che l'autorita' centrale
individuata presso il Ministero della giustizia a cui la richiesta e'
stata presentata possa, conformemente al diritto nazionale, rivolgere
all'autorita' centrale di un altro Stato membro una richiesta di
estrazione di informazioni e dati a esse attinenti dal casellario
giudiziale, purche' l'interessato sia o sia stato residente o
cittadino dello Stato italiano o dello Stato membro richiesto;
3) nel caso in cui una persona, cittadina di uno Stato membro,
scaduto il termine di cui all'articolo 11, paragrafo 7, della
decisione quadro, richieda informazioni sul proprio casellario
giudiziale all'autorita' centrale individuata presso il Ministero
della giustizia senza essere cittadina italiana, prevedere che la
stessa autorita' possa rivolgere all'autorita' centrale dello Stato
membro di cittadinanza una richiesta di estrazione di informazioni e
dati a esse attinenti dal casellario giudiziale per poter includere
tali informazioni e dati a esse attinenti nell'estratto da fornire
all'interessato;
4) prevedere che gli organi della giurisdizione penale italiana
possano rivolgere richiesta di informazioni all'autorita' centrale
individuata presso il Ministero della giustizia sia in relazione alle
condanne dei cittadini italiani ricevute ai sensi dell'articolo 4
della decisione quadro, sia perche' venga rivolta all'autorita'
centrale di un altro Stato membro una richiesta di estrazione di
informazioni e dati sulle condanne in relazione a un cittadino di
quello Stato membro, sia perche' venga rivolta alle autorita'
centrali di piu' Stati membri una richiesta di estrazione di
informazioni e dati sulle condanne in relazione a un cittadino di un
Paese terzo o a un soggetto apolide;
h) introdurre la risposta a una richiesta di informazioni sulle
condanne, rivolta ai sensi dell'articolo 6 della decisione quadro,
conformemente al modulo ivi allegato, secondo le seguenti modalita':
1) prevedere che, quando una richiesta di informazioni estratte
dal casellario giudiziale sia rivolta all'autorita' centrale
individuata presso il Ministero della giustizia in relazione a un
cittadino italiano ai fini di un procedimento penale, tale autorita'
centrale trasmetta all'autorita' centrale dello Stato membro
richiedente le informazioni relative:
1.1) alle condanne pronunciate nello Stato italiano e
iscritte nel casellario giudiziale;
1.2) alle condanne pronunciate da altri Stati membri che le
siano state trasmesse, in applicazione dell'articolo 4, dopo il 27
aprile 2012 e conservate, ai sensi dell'articolo 5, paragrafi 1 e 2,
della decisione quadro;
1.3) alle condanne pronunciate in altri Stati membri che le
siano state trasmesse entro il 27 aprile 2012 e che siano state
iscritte nel casellario giudiziale;
1.4) alle condanne pronunciate in Paesi terzi di cui abbia
ricevuto notifica e che siano state iscritte nel casellario
giudiziale;
2) prevedere che, quando una richiesta di informazioni estratte
dal casellario giudiziale sia rivolta all'autorita' centrale
individuata presso il Ministero della giustizia in relazione a un
cittadino italiano a fini diversi da un procedimento penale, tale
autorita' centrale risponda, in conformita' al diritto nazionale e
per il fine e nei limiti in cui le informazioni sono state richieste,
indicando le condanne pronunciate nello Stato italiano e quelle
pronunciate in Paesi terzi che le siano state notificate e che siano
state iscritte nel suo casellario giudiziale nonche' che, per le
informazioni sulle condanne pronunciate in un altro Stato membro
trasmesse allo Stato italiano, trasmetta quelle conservate a norma
dell'articolo 5, paragrafi 1 e 2, della decisione quadro e quelle
trasmesse entro il 27 aprile 2012 e iscritte nel proprio casellario
giudiziale;
3) prevedere che, nel caso di una richiesta di informazioni
estratte dal casellario giudiziale rivolta all'autorita' centrale
individuata presso il Ministero della giustizia in relazione a un
cittadino italiano a fini diversi da un procedimento penale, la
suddetta autorita' centrale, nel trasmettere le informazioni a norma
dell'articolo 4 della decisione quadro, possa comunicare alle
autorita' centrali degli Stati membri di cittadinanza che le
informazioni relative alle condanne pronunciate nel proprio
territorio e ad esse trasmesse non possano essere ritrasmesse per
fini diversi da un procedimento penale;
4) prevedere, nel caso in cui una richiesta di informazioni
estratte dal casellario giudiziale sia rivolta da un Paese terzo
all'autorita' centrale individuata presso il Ministero della
giustizia in relazione a un cittadino italiano, che quest'ultima
possa rispondere riguardo alle condanne trasmesse da un altro Stato
membro solo nei limiti applicabili alla trasmissione di informazioni
ad altri Stati membri, conformemente al caso di una richiesta di
informazioni estratte dal casellario giudiziale rivolta all'autorita'
centrale individuata presso il Ministero della giustizia in relazione
a un cittadino italiano a fini diversi da un procedimento penale;
5) prevedere che, quando una richiesta di informazioni estratte
dal casellario giudiziale sia rivolta all'autorita' centrale
individuata presso il Ministero della giustizia non in relazione a un
cittadino italiano, quest'ultima trasmetta le informazioni sulle
condanne pronunciate al suo interno e sulle condanne pronunciate a
carico di cittadini di Paesi terzi e di apolidi iscritte nel suo
casellario giudiziale nella misura prevista dall'articolo 13 della
Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale, di
cui alla legge 23 febbraio 1961, n. 215;
i) prevedere che il termine di risposta alla richiesta di cui
all'articolo 6, paragrafo l, della decisione quadro, mediante il
modulo ivi allegato, sia immediato e comunque non superiore a dieci
giorni lavorativi dalla data di ricevimento della richiesta o di
ricevimento delle informazioni complementari necessarie per
identificare la persona a cui la richiesta si riferisce nonche' di
venti giorni nel caso di risposta alla richiesta di cui all'articolo
6, paragrafo 2, della decisione quadro;
l) prevedere, ad eccezione del caso in cui si tratti di dati
personali ottenuti da uno Stato membro ai sensi della decisione
quadro e provenienti dallo stesso Stato membro, che i dati personali
trasmessi quale risposta a una richiesta di informazioni sulle
condanne, ai sensi dell'articolo 7, paragrafi 1 e 4, della decisione
quadro, ai fini di un procedimento penale o, ai sensi dell'articolo
7, paragrafi 2 e 4, della decisione quadro, per fini diversi da un
procedimento penale, possano essere usati dallo Stato membro
richiedente rispettivamente solo ai fini del procedimento penale per
il quale sono stati richiesti ovvero per il fine e nei limiti in cui
sono stati richiesti, come specificato nel modulo allegato alla
decisione quadro, salvo che siano usati per prevenire un pericolo
grave e immediato per la pubblica sicurezza nonche' che siano
soggetti agli stessi limiti di utilizzo i dati personali ricevuti da
uno Stato membro e trasmessi a un Paese terzo, a norma dell'articolo
7, paragrafo 3, della decisione quadro;
m) prevedere che nel presentare le richieste di informazioni
sulle condanne nonche' nel rispondere a suddette richieste si adoperi
la lingua ufficiale o una delle lingue ufficiali dello Stato
richiedente o richiesto ovvero la lingua accettata da entrambi gli
Stati;
n) prevedere che costituiscano informazioni obbligatorie che
devono sempre essere trasmesse, a meno che siano ignote all'autorita'
centrale:
1) le informazioni relative alla persona condannata: nome
completo, data e luogo di nascita, composto di citta' e Stato, sesso,
cittadinanza ed eventuali nomi precedenti;
2) le informazioni relative alla natura d [ . . . ]

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ISI propone tetti di spesa in base ai metri quadri e bonus per diagnosi sismiche anche senza lavori. Su quest’ultimo punto c’è un emendamento del M5S

16/11 - Antisismica, il Governo valuta incentivi per la verifica statica degli immobili

Accolto un ordine del giorno per la mappatura degli immobili residenziali di edilizia privata e pubblica


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