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Scheda Normativa

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Legge regionale 25/11/2002 n. 31

(Gazzetta regionale 26/11/2002 n. 163)

Regione Emilia Romagna - Disciplina generale dell'edilizia

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE PROMULGA

LA SEGUENTE LEGGE:

Titolo I
Disposizioni generali


ARTICOLO 1

Oggetto e finalità

1. La presente legge, in coerenza con le disposizioni contenute
nel Titolo V della Costituzione, regola nel territorio
dell'Emilia-Romagna l'attività edilizia e gli interventi di
trasformazione del territorio disciplinati dagli strumenti di
pianificazione urbanistica comunale.

2. Nel disciplinare l'attività edilizia la presente legge:

a) dà attuazione ai principi di semplificazione e accelerazione
dei procedimenti, attraverso l'asseverazione di conformità degli
interventi e l'affidamento della responsabilità dell'intero
processo ad un'unica struttura comunale;

b) persegue il miglioramento della qualità edilizia, attraverso la
previsione di requisiti prestazionali delle opere, volti ad
assicurarne la sicurezza, l'igiene e la fruibilità ;

c) favorisce l'uso razionale dell'energia, la valorizzazione delle
fonti rinnovabili e la tutela delle risorse ambientali e del
patrimonio di valore storico-architettonico.

3. Sono fatte salve le procedure e le modalità di verifica in
materia di sicurezza e di salute da attuarsi nei cantieri, ai sensi
del D. Lgs. 14 agosto 1996, n. 494, come modificato e
integrato.

ARTICOLO 2

Sportello unico per l'edilizia

1. I Comuni, attraverso gli strumenti di pianificazione,
disciplinano l'attività urbanistica ed edilizia ed affidano la
responsabilità dei procedimenti relativi alla trasformazione del
territorio ad un'unica struttura, lo sportello unico per l'edilizia, da
costituire anche in forma associata.

2. I Comuni, attraverso lo sportello unico per l'edilizia,
forniscono una adeguata e continua informazione ai cittadini
sui contenuti degli strumenti urbanistici ed edilizi.

3. I Comuni, nell'ambito della propria autonomia organizzativa,
possono svolgere attraverso un'unica struttura sia i compiti e le
funzioni dello sportello unico per le attività produttive, di cui al
DPR 20 ottobre 1998, n. 447 e successive modificazioni, sia i
compiti e le funzioni dello sportello unico per l'edilizia.

4. La Giunta regionale concede contributi per incentivare la
costituzione delle strutture di cui al comma 3 e l'istituzione di
sportelli unici per l'edilizia in forma associata, stabilendo i criteri
e le modalità per la concessione.

ARTICOLO 3

Commissione per la qualità architettonica e il paesaggio

1. I Comuni istituiscono la commissione per la qualità
architettonica e il paesaggio, quale organo consultivo cui spetta
l'emanazione di pareri, obbligatori e non vincolanti, ai fini del
rilascio dei provvedimenti comunali in materia di beni
paesaggistici, interventi di risanamento conservativo e restauro
e di abbattimento delle barriere architettoniche in edifici aventi
valore storico architettonico.

2. Il Consiglio comunale con il regolamento urbanistico ed
edilizio (RUE) definisce la composizione, le modalità di nomina
e le eventuali competenze della commissione, oltre quelle di
cui al comma 1, nell'osservanza dei seguenti principi:

a) la commissione costituisce organo a carattere
esclusivamente tecnico i cui componenti presentano una
elevata competenza e specializzazione;

b) i pareri sono espressi in ordine agli aspetti compositivi ed
architettonici degli interventi ed al loro inserimento nel contesto
urbano, paesaggistico e ambientale;

c) la commissione all'atto dell'insediamento può redigere un
apposito documento guida sui principi e sui criteri compositivi e
formali di riferimento per l'emanazione dei pareri.

3. In tutti i casi nei quali si prevede il parere della commissione
per la qualità architettonica e il paesaggio, le determinazioni
conclusive del dirigente preposto allo sportello unico per
l'edilizia non conformi, anche in parte, al parere della stessa,
sono immediatamente comunicate al Sindaco per l'eventuale
esercizio, entro il termine perentorio di trenta giorni, del potere
di cui all'art. 24.

ARTICOLO 4

Attività edilizia libera

1. Nel rispetto delle normative di settore aventi incidenza sulla
disciplina dell'attività edilizia, sono attuati liberamente:

a) gli interventi di manutenzione ordinaria;

b) gli interventi volti all'eliminazione delle barriere
architettoniche, qualora non interessino gli immobili compresi
negli elenchi di cui al Titolo I del D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490,
nonchè gli immobili aventi valore storico-architettonico
individuati dagli strumenti urbanistici comunali e qualora non
riguardino elementi strutturali e non comportino la realizzazione
di manufatti alteranti la sagoma dell'edificio;

c) le opere temporanee per attività di ricerca nel sottosuolo, che
abbiano carattere geognostico o siano eseguite in aree esterne
al centro edificato.

ARTICOLO 5

Attività edilizia in aree parzialmente pianificate

1. Per i Comuni provvisti di piano strutturale comunale (PSC),
negli ambiti del territorio assoggettati a piano operativo
comunale (POC), come presupposto per le trasformazioni
edilizie, fino all'approvazione del medesimo strumento sono
consentiti, fatta salva l'attività edilizia libera e previo titolo
abilitativo, gli interventi sul patrimonio edilizio esistente relativi:

a) alla manutenzione straordinaria;

b) al restauro e risanamento conservativo;

c) alla ristrutturazione edilizia di singole unità immobiliari, o
parti di esse, nonchè di interi edifici nei casi e nei limiti previsti
dal PSC;

d) alla demolizione senza ricostruzione nei casi e nei limiti
previsti dal PSC.

2. I medesimi interventi previsti dal comma 1 sono consentiti
negli ambiti pianificati attraverso POC, che non ha assunto il
valore e gli effetti di piano urbanistico attuativo (PUA) ai sensi
dell'art. 30, comma 4, della L.R. 24 marzo 2000, n. 20, a seguito
della scadenza del termine di efficacia del piano, qualora entro
il medesimo termine non si sia provveduto all'approvazione del
PUA o alla reiterazione dei vincoli espropriativi secondo le
modalità previste dalla legge.

3. I medesimi interventi edilizi previsti al comma 1 sono
consentiti nei Comuni ancora provvisti di piano regolatore
generale (PRG) e fino all'approvazione della strumentazione
urbanistica prevista dalla L.R. n. 20 del 2000, per le aree nelle
quali non siano stati approvati gli strumenti urbanistici attuativi
previsti dal PRG.

4. Sono comunque fatti salvi i limiti più restrittivi circa le
trasformazioni edilizie ammissibili, previsti dal RUE ovvero, in
via transitoria, dal regolamento edilizio comunale.

Titolo II
Titoli abilitativi


ARTICOLO 6

Titoli abilitativi

1. Fuori dai casi di cui all'art. 4, le attività edilizie, anche su aree
demaniali, sono soggette a titolo abilitativo e la loro
realizzazione è subordinata, salvi i casi di esonero, alla
corresponsione del contributo di costruzione. Le definizioni
degli interventi edilizi sono contenute nell'Allegato costituente
parte integrante della presente legge, le cui disposizioni
potranno essere modificate con atto di coordinamento tecnico
emanato ai sensi dell'art. 16, comma 2, lettera c), della L.R. n.
20 del 2000.

2. I titoli abilitativi devono essere conformi alle leggi, ai
regolamenti ed alle prescrizioni contenute negli strumenti di
pianificazione territoriale ed urbanistica vigenti e adottati. Gli
stessi sono presentati o rilasciati nell'osservanza dei vincoli
paesaggistici, sismici, idrogeologici, forestali, ambientali e di
tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico. La
verifica di conformità è effettuata rispetto alle sole previsioni
degli strumenti di pianificazione urbanistica comunale, qualora
siano stati approvati come carta unica del territorio, secondo
quanto disposto dall'art 19, commi 2 e 3, della L.R. n. 20 del
2000.

3. I titoli abilitativi sono la denuncia di inizio attività e il
permesso di costruire. Entrambi sono trasferibili insieme
all'immobile ai successori o aventi causa. I titoli abilitativi non
incidono sulla titolarità della proprietà e di altri diritti reali
relativi agli immobili realizzati a seguito del loro rilascio ovvero a
seguito della loro presentazione e del decorso del termine per
l'inizio dei lavori. Essi non comportano limitazioni dei diritti dei
terzi.

4. Ai fini di assicurare l'uniformità dell'attività
tecnico-amministrativa dei Comuni e il trattamento omogeneo
dei cittadini, il Consiglio regionale su proposta della Giunta
può stabilire, attraverso apposito atto di coordinamento tecnico
ai sensi dell'art. 16 della L.R. n. 20 del 2000, gli elaborati
progettuali necessari a corredo dei titoli abitativi. Devono
comunque essere allegati ai titoli abilitativi gli elaborati
rappresentativi dello stato di fatto degli immobili oggetto degli
interventi edilizi, in particolare per quelli di restauro, di
risanamento conservativo, di ristrutturazione edilizia e di
eliminazione delle barriere architettoniche.

ARTICOLO 7

Ambito di applicazione

1. Le disposizioni del presente Titolo non trovano applicazione:

a) per le opere, gli interventi e i programmi di intervento da
realizzare a seguito della conclusione di un accordo di
programma, ai sensi dell'art. 34 del D.Lgs. 18 agosto 2000, n.
267 e dell'art. 40 della L.R. n. 20 del 2000;

b) per le opere pubbliche, da eseguirsi da amministrazioni
statali o comunque insistenti su aree del demanio statale, da
realizzarsi dagli enti istituzionalmente competenti;

c) per le opere pubbliche di interesse regionale e provinciale;

d) per le opere pubbliche dei Comuni.

2. I progetti relativi alle opere ed agli interventi di cui al comma 1
sono comunque approvati previo accertamento di conformità
alle norme urbanistiche ed edilizie, nonchè alle norme di
sicurezza, sanitarie e di tutela ambientale e paesaggistica.

ARTICOLO 8

Interventi soggetti a denuncia di inizio attività obbligatoria

1. Salvo più restrittive previsioni di cui al comma 2, sono
obbligatoriamente assoggettati a denuncia di inizio attività :

a) gli interventi di manutenzione straordinaria;

b) gli interventi di risanamento conservativo e restauro;

c) gli interventi, consistenti in manufatti, di eliminazione delle
barriere architettoniche in edifici esistenti qualora interessino
gli immobili compresi negli elenchi di cui al Titolo I del D.Lgs. n.
490 del 1999, nonchè gli immobili aventi valore
storico-architettonico individuati dagli strumenti urbanistici
comunali ovvero riguardino elementi strutturali dell'edificio o
alterino anche la sagoma dell'edificio;

d) le recinzioni, i muri di cinta e le cancellate;

e) gli interventi di ristrutturazione edilizia;

f) gli interventi di recupero a fini abitativi dei sottotetti, nei casi e
nei limiti di cui alla L.R. 6 aprile 1998, n. 11;

g) i mutamenti di destinazione d'uso senza opere;

h) le modifiche funzionali di impianti esistenti già destinati ad
attività sportive senza creazione di volumetria;

i) l'installazione o la revisione di impianti tecnologici che
comportano la realizzazione di volumi tecnici al servizio di edifici
o di attrezzature esistenti;

j) le modifiche progettuali e le variazioni in corso d'opera di cui
agli artt. 18 e 19;

k) la realizzazione di parcheggi da destinare a pertinenza di
unità immobiliari, nei casi di cui all'art. 9, comma 1, della
Legge 24 marzo 1989, n. 122, esclusi gli immobili collocati nei
centri storici;

l) le opere pertinenziali purchè non qualificate come interventi
di nuova costruzione, secondo quanto disposto dalla lettera
g.6) dell'Allegato alla presente legge;

m) i significativi movimenti di terra senza opere non connessi
all'attività agricola e l'apposizione di cartelloni pubblicitari,
secondo quanto stabilito dal RUE.

2. Il Consiglio comunale con deliberazione procede, entro
centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente legge, a
stabilire quali tra gli interventi di cui al comma 1, lettere b), e) e
g), sono sottoposti a permesso di costruire.

3. La realizzazione delle trasformazioni sottoposte a permesso
di costruire ai sensi del comma 2 è soggetta alla disciplina
sanzionatoria e fiscale prevista dalle norme statali per
l'esecuzione delle corrispondenti opere.

ARTICOLO 9

Ulteriori interventi attuabili con denuncia di inizio attività

1. Gli strumenti urbanistici comunali individuano gli ulteriori
interventi di trasformazione edilizia, non previsti all'art 8, che
devono essere realizzati con denuncia di inizio attività e ne
disciplinano i contenuti planovolumetrici, formali, tipologici e
costruttivi.

2. In fase di prima applicazione della disposizione di cui al
comma 1, il Consiglio comunale, con il medesimo atto previsto
dall'art. 8, comma 2, procede ad una ricognizione degli
strumenti urbanistici vigenti, per individuare gli interventi che,
presentando i contenuti di cui al comma 1, devono essere
attuati con denuncia di inizio attività . Fino alla data di
assunzione della deliberazione, gli interventi edilizi, ad
eccezione di quelli di cui all'art. 8, comma 1, sono attuati
esclusivamente previo rilascio del permesso di costruire.

ARTICOLO 10

Disciplina della denuncia di inizio attività

1. Il proprietario dell'immobile o chi ha titolo per presentare la
denuncia di inizio attività , almeno trenta giorni prima dell'inizio
dei lavori, presenta allo sportello unico per l'edilizia la denuncia,
accompagnata dagli elaborati progettuali richiesti dal RUE e da
una dichiarazione del progettista abilitato che asseveri, ai sensi
dell'art. 481 del codice penale, il rispetto delle norme di
sicurezza e di quelle igienico-sanitarie, nonchè la conformità
delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici adottati ed
approvati, al RUE e alla valutazione preventiva, ove acquisita.

2. La denuncia di inizio attività è accompagnata altresì dalla
quantificazione e dal versamento del contributo di costruzione,
secondo quanto previsto dal titolo V della presente legge.

3. La denuncia di inizio attività è corredata dall'indicazione del
direttore dei lavori e dell'impresa a cui si intendono affidare i
lavori ed è sottoposta al termine massimo di validità pari a tre
anni, decorrenti dalla data di inizio dei lavori indicata nella
denuncia stessa. L'interessato è tenuto a comunicare la data
di ultimazione dei lavori. Su richiesta presentata anteriormente
alla scadenza, il termine di ultimazione dei lavori può essere
prorogato per una sola volta, con provvedimento motivato, per
fatti estranei alla volontà dell'interessato. La realizzazione della
parte dell'intervento non ultimata è soggetta a nuova denuncia
di inizio attività .

4. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad
un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla
stessa amministrazione comunale, il termine di trenta giorni
decorre dal rilascio del relativo atto di assenso, da rendersi
comunque entro trenta giorni dalla presentazione della
denuncia, ovvero dall'eventuale decorso del termine per
l'esercizio dei poteri di annullamento dell'autorizzazione
paesaggistica. Ove tali atti non sono favorevoli, la denuncia è
priva di effetti.

5. Qualora l'immobile oggetto dell'intervento sia sottoposto ad
un vincolo la cui tutela non compete all'amministrazione
comunale ed il parere o l'atto di assenso comunque
denominato non sia allegato alla denuncia, spetta allo sportello
unico per l'edilizia, entro dieci giorni dalla presentazione,
richiedere all'autorità preposta il rilascio del medesimo atto.
Decorsi trenta giorni dalla richiesta, il responsabile dello
sportello unico per l'edilizia convoca una conferenza di servizi.
In tali casi il termine di trenta giorni per l'inizio lavori decorre dal
ricevimento dell'atto richiesto ovvero dall'esito della conferenza.
La denuncia di inizio attività è priva di effetti se l'assenso è
negato ovvero se la conferenza ha esito non favorevole.

6. La sussistenza del titolo edilizio è provata con la copia della
denuncia di inizio attività da cui risulta la data di ricevimento
della stessa da parte dell'amministrazione comunale, l'elenco
di quanto presentato a corredo del progetto, l'attestazione del
professionista abilitato, nonchè gli atti di assenso di altre
amministrazioni eventualmente necessari.

7. Gli estremi della denuncia di inizio attività sono contenuti nel
cartello esposto nel cantiere, secondo le modalità stabilite dal
RUE.

8. La realizzazione delle trasformazioni con denuncia di inizio
attività è soggetta alla disciplina sanzionatoria e fiscale
prevista dalle norme statali vigenti per l'esecuzione delle
corrispondenti opere.

ARTICOLO 11

Controllo sulle opere eseguite con denuncia di inizio attività

1. Il dirigente preposto allo sportello unico per l'edilizia, entro il
termine di trenta giorni dalla presentazione della denuncia di
inizio attività , provvede esclusivamente:

a) a verificare la completezza della documentazione presentata;

b) ad accertare che la tipologia dell'intervento descritto e
asseverato dal professionista abilitato rientra nei casi previsti
dagli artt. 8 e 9;

c) a verificare la correttezza del calcolo del contributo di
costruzione dovuto, nonchè l'avvenuto versamento del
corrispondente importo.

2. Entro il medesimo termine, in caso di incompletezza della
documentazione, il dirigente provvede a richiedere
l'integrazione e il termine per l'inizio dei lavori resta sospeso
fino al ricevimento degli atti necessari. Qualora accerti
l'inammissibilità della denuncia, il dirigente notifica l'ordine
motivato di non effettuare il previsto intervento.

3. Il RUE stabilisce le modalità di controllo di merito dei
contenuti dell'asseverazione allegata alla denuncia di inizio
attività e della corrispondenza del progetto e dell'opera in corso
di realizzazione o ultimata a quanto asseverato dal
professionista abilitato, nell'osservanza dei seguenti criteri:

a) il controllo è effettuato in corso d'opera e comunque entro
dodici mesi dalla comunicazione di fine dei lavori ovvero, in
assenza di tale comunicazione, entro dodici mesi dal termine di
ultimazione dei lavori indicato nel titolo abilitativo. Per gli
interventi soggetti a certificato di conformità edilizia e agibilità il
controllo è comunque effettuato entro la data di presentazione
della domanda di rilascio del medesimo certificato;

b) il controllo, effettuato anche a campione, deve riguardare
almeno una percentuale del 30 per cento degli interventi edilizi
eseguiti o in corso di realizzazione.

4. Dall'entrata in vigore della presente legge e fino
all'approvazione del RUE trovano comunque applicazione le
modalità di controllo previste al comma 3 e le procedure di
applicazione delle sanzioni previste dalla legge statale.

ARTICOLO 12

Interventi soggetti a permesso di costruire

1. Sono soggetti a permesso di costruire gli interventi non
previsti dall'art. 8 e quelli non sottoposti a denuncia di inizio
attività dagli strumenti di pianificazione comunale o dagli atti di
ricognizione, di cui all'art. 9.

2. Sono altresì subordinate a nuovo permesso di costruire le
modifiche a permessi rilasciati, nei casi indicati dall'art. 18.

ARTICOLO 13

Procedimento per il rilascio del permesso di costruire

1. La domanda per il rilascio del permesso di costruire,
sottoscritta dal proprietario o da chi ne abbia titolo, è
presentata allo sportello unico per l'edilizia, corredata da
un'attestazione concernente il titolo di legittimazione e dagli
elaborati progettuali richiesti dal RUE.

2. La domanda è accompagnata da una dichiarazione del
progettista abilitato che, ai sensi dell'art. 481 del codice penale,
assevera la conformità del progetto presentato agli strumenti
urbanistici adottati ed approvati ed al RUE, alle norme di
sicurezza ed igienico-sanitarie, nonchè alla valutazione
preventiva, ove acquisita.

3. Il responsabile del procedimento può chiedere una sola
volta, entro quindici giorni dalla presentazione della domanda,
documenti ed atti integrativi qualora gli stessi non siano nella
disponibilità dell'amministrazione comunale ovvero non
possano essere dalla stessa acquisiti autonomamente. La
richiesta produce l'effetto dell'interruzione del termine di cui al
comma 4, il quale ricomincia a decorrere dalla data del
completo ricevimento degli atti integrativi.

4. Entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, il
responsabile del procedimento cura l'istruttoria, acquisendo i
prescritti pareri dagli uffici comunali e richiedendo alle
amministrazioni interessate il rilascio degli atti di assenso
necessari al rilascio del provvedimento. Il responsabile del
procedimento acquisisce altresì il parere della commissione di
cui all'art. 3, nei casi in cui è richiesto, prescindendo comunque
dallo stesso qualora non venga reso entro il medesimo
termine di sessanta giorni. Acquisiti tali atti, formula una
proposta di provvedimento, corredata da una relazione.

5. Nel caso di inutile decorrenza del termine per il rilascio degli
atti di assenso da parte di altre amministrazioni, il responsabile
del procedimento convoca la conferenza di servizi.

6. Qualora il responsabile del procedimento, nello stesso
termine di sessanta giorni, ritenga di dover chiedere
chiarimenti ovvero accerti la necessità di modeste modifiche,
anche sulla base del parere della Commissione di cui all'art. 3,
per l'adeguamento del progetto alla disciplina vigente può
convocare l'interessato per un'audizione.

7. Al termine dell'audizione viene redatto apposito verbale nel
quale sono concordati tempi e modalità per modificare il
progetto originario. Il termine di sessanta giorni resta sospeso
fino alla presentazione della documentazione concordata.

8. Il permesso di costruire è rilasciato o negato dal
responsabile dello sportello unico per l'edilizia entro quindici
giorni dalla proposta formulata dal responsabile del
procedimento ovvero dalla conclusione della conferenza di
servizi, di cui al comma 5, e deve essere notificato
all'interessato. Dell'avvenuto rilascio è data notizia sull'albo
pretorio. Gli estremi del permesso sono contenuti nel cartello
esposto presso il cantiere.

9. I termini di cui ai commi 3 e 4 sono raddoppiati per i Comuni
con più di 100 mila abitanti nonchè per progetti
particolarmente complessi indicati dal RUE.

10. Decorso inutilmente il termine per il rilascio del
provvedimento, la domanda di rilascio del permesso di
costruire si intende accolta.

11. I Comuni, con il RUE, possono disciplinare
autonomamente il procedimento di rilascio del permesso di
costruire, fermo restando il rispetto del termine di sessanta
giorni di cui al comma 4, del termine di cui al comma 8 e degli
effetti dell'inutile decorrenza dello stesso indicato dal comma
10. Fino all'emanazione delle norme regolamentari comunali
trovano applicazione le disposizioni del presente articolo.


ARTICOLO 14

Caratteristiche ed efficacia del permesso di costruire

1. Il permesso di costruire è rilasciato al proprietario
dell'immobile o a chi abbia titolo per richiederlo.

2. Nel permesso di costruire sono indicati i termini di inizio e di
ultimazione dei lavori.

3. Il termine per l'inizio dei lavori non può essere superiore ad
un anno dal rilascio del titolo; quello di ultimazione, entro il
quale l'opera deve essere completata, non può superare i tre
anni dalla data di rilascio del provvedimento. Su richiesta
presentata anteriormente alla scadenza, entrambi i termini
possono essere prorogati per una sola volta, con
provvedimento motivato, per fatti estranei alla volontà del
titolare del permesso. Decorsi tali termini il permesso decade
di diritto per la parte non eseguita.

4. La data di effettivo inizio dei lavori deve essere comunicata al
Comune, con l'indicazione del direttore dei lavori e dell'impresa
cui si intendono affidare i lavori.

5. La realizzazione della parte dell'intervento non ultimata nel
termine stabilito è subordinata a nuovo titolo abilitativo per le
opere ancora da eseguire ed all'eventuale aggiornamento del
contributo di costruzione per le parti non ancora eseguite.

6. Il permesso di costruire è irrevocabile. Esso decade con
l'entrata in vigore di contrastanti previsioni urbanistiche, salvo
che i lavori siano già iniziati e vengano completati entro il
termine stabilito nel permesso stesso.

ARTICOLO 15

Permesso di costruire in deroga

1. Il permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici è
rilasciato esclusivamente per edifici ed impianti pubblici o di
interesse pubblico, previa deliberazione del Consiglio
comunale.

2. La deroga, nel rispetto delle norme igieniche, sanitarie e di
sicurezza e dei limiti inderogabili stabiliti dalle disposizioni
statali e regionali, può riguardare esclusivamente le
destinazioni d'uso ammissibili, la densità edilizia, l'altezza e la
distanza tra i fabbricati e dai confini, stabilite dalle norme di
attuazione del POC e del PUA ovvero previste dal PRG e dai
relativi strumenti attuativi.

3. Dell'avvio del procedimento viene data comunicazione agli
interessati ai sensi dell'art. 7 della L. 7 agosto 1990, n. 241.

ARTICOLO 16

Valutazione preventiva

1. Il proprietario dell'immobile o chi abbia titolo alla
presentazione della denuncia di inizio attività o al rilascio del
permesso di costruire può chiedere preliminarmente allo
sportello unico per l'edilizia una valutazione sull'ammissibilità
dell'intervento, allegando una relazione predisposta da un
professionista abilitato, contenente i principali parametri
progettuali. I contenuti della relazione sono stabiliti dal RUE,
avendo riguardo in particolare ai vincoli, alla categoria
dell'intervento, agli indici urbanistici ed edilizi e alle destinazioni
d'uso.

2. La valutazione preventiva è rilasciata dallo sportello unico
per l'edilizia entro quarantacinque giorni dalla presentazione
della relazione. Trascorso tale termine la valutazione preventiva
si intende rilasciata secondo quanto indicato nella relazione
presentata.

3. I contenuti della valutazione preventiva e della relazione
tacitamente assentita sono vincolanti ai fini del rilascio del
permesso di costruire o del controllo della denuncia di inizio
attività a condizione che il progetto sia elaborato in conformità
a quanto indicato nella richiesta di valutazione preventiva. Le
stesse conservano la propria validità per un anno, a meno che
non intervengano modifiche ai piani urbanistici ed al RUE.

4. Il rilascio della valutazione preventiva è subordinato al
pagamento di una somma forfettaria per spese istruttorie
determinata dal Comune in relazione alla complessità
dell'intervento.









ARTICOLO 17

Controllo sulle opere eseguite con permesso di costruire

1. Nell'esercizio dei compiti di vigilanza sull'attività edilizia, lo
sportello unico verifica la corrispondenza delle opere in corso di
realizzazione al permesso di costruire, secondo le modalità
definite dal RUE.

2. Qualora riscontri l'inosservanza delle prescrizioni e delle
modalità di intervento contenute nel permesso, il responsabile
dello sportello unico assume i provvedimenti sanzionatori degli
abusi accertati, secondo quanto previsto dalla legislazione
vigente.

3. Vanno comunque eseguiti controlli su un campione almeno
del 20 per cento degli interventi realizzati, includendo nel
campione gli interventi attuati ai sensi dell'art.13, comma 10.









ARTICOLO 18

Modifiche progettuali soggette a ulteriore titolo abilitativo

1. Le modifiche a denunce di inizio attività o a permessi di
costruire, che si rendono necessarie dopo l'inizio dei lavori,
sono soggette rispettivamente alla presentazione di denuncia
di inizio attività o alla richiesta di rilascio del permesso di
costruire qualora riguardino anche una sola variazione tra
quelle definite all'art. 23, comma 1, lettere a), b), c), d) ed f),
ovvero modifichino in modo sostanziale gli effetti delle azioni
sismiche sulla struttura.

2. I titoli abilitativi di cui al comma 1 sono presentati o rilasciati
se conformi agli strumenti di pianificazione e alla normativa
urbanistica ed edilizia, previa acquisizione, in caso di interventi
su immobili vincolati, degli atti di assenso necessari, secondo
le modalità previste rispettivamente dagli artt. 10 e 13, fatto
salvo il preventivo deposito del progetto, previsto dall'art. 3,
ottavo comma, della L.R. n. 35 del 1984, nei casi in cui la
variante modifica in modo sostanziale gli effetti delle azioni
sismiche sulla struttura.

3. In tali casi la denuncia di inizio attività o il permesso di
costruire costituiscono parte integrante dell'originario titolo
abilitativo e sono presentati o richiesti prima della realizzazione
delle opere ed entro il termine di validità del titolo abilitativo
originario.









ARTICOLO 19

Variazioni minori in corso d'opera

1. Sono soggette a denuncia di inizio attività (DIA), se conformi
agli strumenti di pianificazione e alla normativa urbanistica ed
edilizia, le variazioni all'intervento previsto dal titolo abilitativo
apportate in corso d'opera qualora comportino mutamento di
destinazione d'uso senza aumento del carico urbanistico,
ovvero scostamenti e aumenti di cubatura e di superficie fino ai
limiti stabiliti dall'art. 23, comma 1, lettere b), c) e d).

2. La DIA può essere presentata anche successivamente alla
realizzazione delle variazioni, comunque prima della
comunicazione di ultimazione dei lavori, e deve contenere la
dichiarazione del progettista di cui all'art. 10, comma 1.

3. La DIA costituisce parte integrante dell'originario titolo
abilitativo.













Titolo III
Verifica delle opere realizzate


ARTICOLO 20

Scheda tecnica descrittiva e fascicolo del fabbricato

1. Ogni immobile oggetto di intervento edilizio è dotato di una
scheda tecnica descrittiva, articolata per le diverse unità
immobiliari che lo compongono, nella quale sono riportati i dati
catastali ed urbanistici utili all'esatta individuazione
dell'immobile, i dati metrici e dimensionali, le prestazioni fornite
in ordine ai requisiti obbligatori, nonchè gli estremi dei
provvedimenti comunali e delle denuncie di inizio attività relativi
allo stesso. La scheda tecnica deve inoltre essere completa
con le dichiarazioni concernenti la rispondenza dell'edificio ai
requisiti obbligatori.

2. La scheda tecnica contiene la dichiarazione che sono stati
regolarmente effettuati i controlli in corso d'opera e finali e che
l'opera realizzata è conforme al progetto approvato o presentato
ed alle eventuali varianti allo stesso. Alla scheda tecnica sono
allegati i certificati di collaudo e le ulteriori certificazioni se
previsti dalla legge.

3. La scheda tecnica è documento necessario per il rilascio del
certificato di conformità edilizia e agibilità ed è predisposta ed
aggiornata, anche per gli effetti dell'art. 481 del codice penale,
da un professionista abilitato.

4. Con deliberazione della Giunta regionale sono individuate
forme semplificate di predisposizione della scheda tecnica
descrittiva, relativamente agli interventi non soggetti a
certificazione comunale della conformità edilizia.

5. Ai fini di una corretta compilazione della scheda tecnica, il
funzionario dell'Ente responsabile del procedimento dovrà
fornire al progettista i dati in possesso dell'Ente che verranno
richiesti.

6. La scheda tecnica è parte integrante del fascicolo del
fabbricato, nel quale sono raccolte e aggiornate le informazioni
di tipo progettuale, strutturale, impiantistico, geologico e
riguardanti la sicurezza dell'intero fabbricato. La Giunta
regionale:

a) specifica i contenuti del fascicolo del fabbricato;

b) stabilisce le modalità di compilazione, custodia e
aggiornamento del fascicolo, sia per gli edifici esistenti alla
data di entrata in vigore della presente legge, sia per le nuove
costruzioni.









ARTICOLO 21

Certificato di conformità edilizia e agibilità

1. Il certificato di conformità edilizia e agibilità attesta che
l'opera realizzata corrisponde al progetto approvato o
presentato, dal punto di vista dimensionale, prestazionale e
delle prescrizioni urbanistiche ed edilizie ed in particolare la
sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità ,
risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi
installati, valutate secondo quanto dispone la normativa
vigente.

2. Sono soggetti al certificato:

a) gli interventi di nuova edificazione;

b) gli interventi di ristrutturazione urbanistica;

c) gli interventi di ristrutturazione edilizia.

3. Sono tenuti a chiedere il rilascio del certificato, nei casi di cui
al comma 2, il titolare del permesso di costruire o il soggetto
che ha presentato la denuncia di inizio attività ovvero i loro
successori o aventi causa.

4. Per gli interventi edilizi non compresi al comma 2 la
dichiarazione di conformità del professionista abilitato,
contenuta nella scheda tecnica descrittiva di cui all'art. 20, tiene
luogo del certificato di conformità edilizia e agibilità . Per i
medesimi interventi, copia della scheda tecnica descrittiva è
trasmessa al Comune entro quindici giorni dalla
comunicazione di ultimazione dei lavori.

5. Il ritardo o la mancata presentazione della domanda di
certificato di conformità edilizia e agibilità e la mancata
trasmissione al Comune di copia della scheda tecnica
descrittiva, secondo quanto previsto dai commi 2, 3 e 4,
comporta l'applicazione della sanzione amministrativa
pecuniaria da 77 a 464 Euro.

6. Il certificato di conformità edilizia e agibilità ha il valore e
sostituisce il certificato di agibilità di cui agli artt. 24 e 25 del
DPR 6 giugno 2001, n. 380, restando ferme le autorizzazioni
all'esercizio delle attività previste dalla legislazione vigente.









ARTICOLO 22

Procedimento per il rilascio del certificato di conformità edilizia
e agibilità

1. Entro quindici giorni dalla comunicazione di ultimazione dei
lavori il soggetto interessato presenta allo sportello unico per
l'edilizia la domanda di rilascio del certificato di conformità
edilizia e agibilità corredata:

a) dalla richiesta di accatastamento dell'immobile, quando
prevista, sottoscritta dal richiedente, che lo sportello unico per
l'edilizia provvede a trasmettere al catasto;

b) da copia della scheda tecnica descrittiva e dei relativi
allegati.

2. Lo sportello unico per l'edilizia comunica il nome del
responsabile del procedimento, il quale può richiedere, entro i
successivi trenta giorni dalla presentazione della domanda,
documenti integrativi non a disposizione dell'amministrazione o
che non possono essere acquisiti dalla stessa
autonomamente. La richiesta interrompe il termine di cui al
comma 3, il quale ricomincia a decorrere per intero dal
ricevimento degli atti.

3. Il certificato di conformità edilizia e agibilità è rilasciato entro
il termine di novanta giorni dalla richiesta.

4. I controlli sull'opera eseguita, a cui provvede lo sportello
unico per l'edilizia entro il termine previsto per il rilascio del
certificato, sono finalizzati a verificare la rispondenza
dell'intervento realizzato agli elaborati di progetto approvati o
presentati.

5. Il Comune con il RUE individua le modalità per effettuare il
controllo, anche con riguardo ai diversi tipi di intervento ed ai
diversi ambiti del territorio.

6. Nel caso di inutile decorso del termine di cui al comma 3, la
conformità edilizia e agibilità si intende attestata secondo
quanto dichiarato dal professionista nella scheda tecnica
descrittiva. In tale caso la scheda tecnica descrittiva tiene luogo
del certificato di conformità .

7. La conformità edilizia e agibilità comunque attestata non
impedisce l'esercizio del potere di dichiarazione di inagibilità di
un edificio o di parte di esso ai sensi dell'art. 222 del Regio
Decreto 27 luglio 1934, n. 1265, ovvero per motivi strutturali.


ARTICOLO 23

Variazioni essenziali

1. Sono variazioni essenziali rispetto al permesso di costruire o
alla denuncia di inizio attività :

a) il mutamento della destinazione d'uso che comporta una
variazione del carico urbanistico nei casi di cui al comma 1
dell'art. 28;

b) gli scostamenti di entità superiore al 10 per cento rispetto
alla superficie coperta, al rapporto di copertura, al perimetro,
all'altezza dei fabbricati, alla sagoma, alle distanze tra fabbricati
e dai confini di proprietà anche a diversi livelli di altezza,
nonchè rispetto alla localizzazione del fabbricato sull'area di
pertinenza;

c) gli aumenti della cubatura rispetto al progetto del 10 per
cento e comunque superiori a 300 mc., con esclusione di quelli
che riguardino soltanto le cubature accessorie ed i volumi
tecnici, così come definiti ed identificati dalle norme
urbanistiche ed edilizie comunali;

d) gli aumenti della superficie utile superiori a 100 mq.;

e) le violazioni delle norme tecniche in materia di edilizia
antisismica;

f) ogni intervento difforme rispetto al titolo abilitativo, ove
effettuato su immobili ricadenti in aree naturali protette, nonchè
effettuato su immobili sottoposti a particolari prescrizioni per
ragioni ambientali, paesaggistiche, archeologiche,
storico-architettoniche da leggi nazionali o regionali, ovvero
dagli strumenti di pianificazione territoriale od urbanistica.

2. Le definizioni di variazioni essenziali di cui al comma 1
trovano applicazione ai fini:

della definizione delle modifiche progettuali soggette a ulteriore
titolo abilitativo, di cui all'art. 18;

b) della individuazione delle variazioni in corso d'opera nei limiti
previsti all'art. 19;

c) dell'applicazione delle norme in materia di abusivismo
edilizio.

3. Per assicurare l'uniforme applicazione del presente articolo
in tutto il territorio regionale, i Comuni, al fine dell'accertamento
delle variazioni, utilizzano le nozioni concernenti gli indici e
parametri edilizi e urbanistici stabiliti dalla Regione con atto di
coordinamento tecnico, ai sensi dell'art. 16 della L.R. n. 20 del
2000. In fase di prima applicazione i Comuni applicano le
definizioni contenute nella deliberazione della Giunta regionale
n. 593 del 28 febbraio 1995, recante '' Approvazione dello
schema di regolamento edilizio tipo (art. 2, L.R. 26 aprile 1990,
n. 33 e successive modificazioni e integrazioni). '' .









ARTICOLO 24

Pubblicità dei titoli abilitativi e richiesta di riesame

1. Chiunque può prendere visione presso lo sportello unico
dell'edilizia dei permessi di costruire rilasciati, insieme ai
relativi elaborati progettuali e convenzioni, e chiederne al
Sindaco, entro dodici mesi dal rilascio, il riesame per contrasto
con le disposizioni di legge o con gli strumenti di pianificazione
territoriale e urbanistica, ai fini dell'annullamento o della
modifica del permesso stesso.

2. Il medesimo potere è riconosciuto a chiunque con riguardo
alle denunce di inizio attività presentate, allo scopo di
richiedere al Sindaco la verifica della presenza delle condizioni
per le quali l'intervento è soggetto a tale titolo abilitativo e della
conformità dell'intervento asseverato alla legislazione e alla
pianificazione territoriale e urbanistica.









ARTICOLO 25

Vigilanza sulle opere della Regione, delle Province e dei
Comuni

1. Per le opere eseguite dalla Regione, dalle Province e dai
Comuni, qualora ricorrano le ipotesi di cui all'art. 27 del DPR n.
380 del 2001, il dirigente preposto allo sportello unico per
l'edilizia informa rispettivamente il Presidente della Regione, il
Presidente della Provincia o il Sindaco ai quali spetta l'adozione
dei provvedimenti previsti dal predetto art. 27.












Titolo IV
Disposizioni in materia di mutamento di destinazione d'uso


ARTICOLO 26

Mutamento di destinazione d'uso

1. I piani urbanistici ed il RUE individuano nei diversi ambiti del
territorio comunale le destinazioni d'uso compatibili degli
immobili.

2. Il mutamento di destinazione d'uso senza opere conforme
alle previsioni urbanistiche comunali e non connesso a
interventi di trasformazione dell'immobile è soggetto a
denuncia di inizio attività . E' definito mutamento d'uso senza
opere la modifica dell'uso in atto nell'immobile.

3. La destinazione d'uso in atto dell'immobile o dell'unità
immobiliare è quella stabilita dal titolo abilitativo che ne ha
previsto la costruzione o l'ultimo intervento di recupero o, in
assenza o indeterminatezza del titolo, dalla classificazione
catastale attribuita in sede di primo accatastamento ovvero da
altri documenti probanti.

4. Qualora la nuova destinazione determini un aumento del
carico urbanistico, come definito all'art. 28, comma 1, il
mutamento d'uso è subordinato all'effettivo reperimento delle
dotazioni territoriali richieste e comporta il versamento della
differenza tra gli oneri di urbanizzazione per la nuova
destinazione d'uso e gli oneri previsti, nelle nuove costruzioni,
per la destinazione d'uso in atto.

5. Il mutamento di destinazione d'uso con opere è soggetto al
titolo abilitativo previsto per l'intervento edilizio al quale è
connesso.

6. Non costituisce mutamento d'uso ed è attuato liberamente il
cambio dell'uso in atto nell'unità immobiliare entro il limite del
30 per cento della superficie utile dell'unità stessa e comunque
compreso entro i 30 mq. Non costituisce inoltre mutamento
d'uso la destinazione di parte degli edifici dell'azienda agricola
a superficie di vendita diretta al dettaglio dei prodotti
dell'impresa stessa, purchè contenuta entro il limite del 20 per
cento della superficie totale degli immobili e comunque entro il
limite di 250 mq. Tale attività di vendita può essere altresì
attuata in strutture precarie o amovibili nei casi stabiliti dagli
strumenti urbanistici.

7. Il mutamento di destinazione d'uso non connesso a
trasformazioni fisiche dei fabbricati già rurali con originaria
funzione abitativa che non presentino più i requisiti di ruralità e
per i quali si provveda alla variazione nell'iscrizione catastale
mantenendone la funzione residenziale è esente dal
pagamento del contributo di costruzione.











Titolo V
Contributo di costruzione


ARTICOLO 27

Contributo di costruzione

1. Fatti salvi i casi di riduzione o esonero di cui all'art. 30, il
proprietario dell'immobile o colui che ha titolo per chiedere il
rilascio del permesso o per presentare la denuncia di inizio
attività è tenuto a corrispondere un contributo commisurato
all'incidenza degli oneri di urbanizzazione nonchè al costo di
costruzione.

2. Il contributo di costruzione è quantificato dal Comune per gli
interventi da realizzare attraverso il permesso di costruire
ovvero dall'interessato per quelli da realizzare con denuncia di
inizio attività .

3. La quota di contributo relativa agli oneri di urbanizzazione è
corrisposta al Comune all'atto del rilascio del permesso ovvero
all'atto della presentazione della denuncia di inizio attività . Il
contributo può essere rateizzato, a richiesta dell'interessato.

4. La quota di contributo relativa al costo di costruzione è
corrisposta in corso d'opera, secondo le modalità e le garanzie
stabilite dal Comune.

5. Una quota parte del contributo di costruzione potrà essere
utilizzata per garantire i controlli sulle trasformazioni del
territorio e sulle attività edilizie previste nella presente legge.









ARTICOLO 28

Oneri di urbanizzazione

1. Gli oneri di urbanizzazione sono dovuti in relazione agli
interventi di ristrutturazione edilizia o agli interventi che
comportano nuova edificazione o che determinano un
incremento del carico urbanistico in funzione di:

a) un aumento delle superfici utili degli edifici;

b) un mutamento delle destinazioni d'uso degli immobili con
variazione delle dotazioni territoriali;

c) un aumento delle unità immobiliari.

2. Gli oneri di urbanizzazione sono destinati alla realizzazione e
alla manutenzione delle infrastrutture per l'urbanizzazione degli
insediamenti, alle aree ed alle opere per le attrezzature e per gli
spazi collettivi e per le dotazioni ecologiche ed ambientali,
anche con riferimento agli accordi territoriali di cui all'art. 15
della L.R. n. 20 del 2000, ferma restando ogni diversa
disposizione in materia tributaria e contabile.

3. Ai fini della determinazione dell'incidenza degli oneri di
urbanizzazione, il Consiglio regionale provvede a definire ed
aggiornare almeno ogni cinque anni le tabelle parametriche. Le
tabelle sono articolate tenendo conto della possibilità per i
piani territoriali di coordinamento provinciali di individuare
diversi ambiti sub-provinciali, ai sensi degli artt. 13 e A-4
dell'allegato alla L.R. n. 20 del 2000, ed in relazione:

a) all'ampiezza ed all'andamento demografico dei Comuni;

b) alle caratteristiche geografiche e socio-economiche dei
Comuni;

c) ai diversi ambiti e zone previsti negli strumenti urbanistici;

d) alle quote di dotazioni per attrezzature e spazi collettivi fissate
dall'art. A-24 dell'allegato alla L.R. n. 20 del 2000 ovvero
stabilite dai piani territoriali di coordinamento provinciali.

4. Fino alla ridefinizione delle tabelle parametriche ai sensi del
comma 3 continuano a trovare applicazione le deliberazioni del
Consiglio regionale 4 marzo 1998, n. 849 e n. 850.









ARTICOLO 29

Costo di costruzione

1. Il costo di costruzione per i nuovi edifici è determinato
almeno ogni cinque anni dal Consiglio regionale con
riferimento ai costi parametrici per l'edilizia agevolata. Il
contributo afferente al titolo abilitativo comprende una quota di
detto costo, variabile dal 5 per cento al 20 per cento, che viene
determinata con l'atto del Consiglio regionale in funzione delle
caratteristiche e delle tipologie delle costruzioni e della loro
destinazione e ubicazione.

2. Con lo stesso provvedimento il Consiglio regionale identifica
classi di edifici con caratteristiche superiori a quelle
considerate nelle vigenti disposizioni di legge per l'edilizia
agevolata, per le quali sono determinate maggiorazioni del
costo di costruzione, in misura non superiore al 50 per cento.

3. Nei periodi intercorrenti tra le determinazioni regionali, il
costo di costruzione è adeguato annualmente dai Comuni, in
ragione dell'intervenuta variazione dei costi di costruzione
accertata dall'Istituto nazionale di statistica.

4. Per gli interventi di ristrutturazione edilizia il costo di
costruzione non può superare il valore determinato per le
nuove costruzioni ai sensi del comma 1.









ARTICOLO 30

Riduzione ed esonero dal contributo di costruzione

1. Il contributo di costruzione non è dovuto:

a) per gli interventi, anche residenziali, da realizzare nel
territorio rurale in funzione della conduzione del fondo e delle
esigenze dell'imprenditore agricolo a titolo principale, ai sensi
dell'art. 12 della L. 9 maggio 1975, n. 153, ancorchè in
quiescenza;

b) per gli interventi di cui alle lettere a), b), d), h), i), k), comma 1
dell'art. 8;

c) per gli interventi di eliminazione delle barriere architettoniche;

d) per gli interventi di ristrutturazione o di ampliamento in
misura non superiore al 20 per cento di edifici unifamiliari;

e) per gli impianti, le attrezzature, le opere pubbliche o di
interesse generale realizzate dagli enti istituzionalmente
competenti e dalle organizzazioni non lucrative di utilità sociale
(ONLUS), nonchè per le opere di urbanizzazione, eseguite
anche da privati, in attuazione di strumenti urbanistici;

f) per gli interventi da realizzare in attuazione di norme o di
provvedimenti emanati a seguito di pubbliche calamità ;

g) per i nuovi impianti, lavori, opere, modifiche e installazioni
relativi alle fonti rinnovabili di energia, alla conservazione, al
risparmio e all'uso razionale dell'energia, nel rispetto delle
norme urbanistiche e di tutela dei beni culturali ed ambientali.

2. Il Consiglio regionale, nell'ambito dei provvedimenti di cui
agli artt. 28 e 29, può prevedere l'applicazione di riduzioni del
contributo di costruzione per la realizzazione di alloggi in
locazione a canone calmierato rispetto ai prezzi di mercato
nonchè per la realizzazione di opere edilizie di qualità , sotto
l'aspetto ecologico, del risparmio energetico, della riduzione
delle emissioni nocive e della previsione di impianti di
separazione delle acque reflue, in particolare per quelle
collocate in aree ecologicamente attrezzate.

3. Nei casi di edilizia abitativa convenzionata, anche relativa ad
edifici esistenti, il contributo di costruzione è ridotto alla sola
quota afferente agli oneri di urbanizzazione qualora il titolare del
permesso o il soggetto che ha presentato la denuncia di inizio
attività si impegni, attraverso una convenzione con il Comune,
ad applicare prezzi di vendita e canoni di locazione determinati
ai sensi della convenzione-tipo prevista all'art. 31.

4. Il contributo dovuto per la realizzazione o il recupero della
prima abitazione è pari a quello stabilito per l'edilizia in
locazione fruente di contributi pubblici, purchè sussistano i
requisiti previsti dalla normativa di settore.

5. Per gli interventi da realizzare su immobili di proprietà dello
Stato il contributo di costruzione è commisurato all'incidenza
delle opere di urbanizzazione.









ARTICOLO 31

Convenzione-tipo

1. Ai fini del rilascio del permesso di costruire relativo agli
interventi di edilizia abitativa convenzionata, la Giunta regionale
approva una convenzione-tipo, con la quale sono stabiliti i criteri
e i parametri ai quali debbono uniformarsi le convenzioni
comunali nonchè gli atti di obbligo, in ordine in particolare:

a) all'indicazione delle caratteristiche tipologiche e costruttive
degli alloggi;

b) alla determinazione dei prezzi di cessione degli alloggi, sulla
base del costo delle aree, della costruzione e delle opere di
urbanizzazione, nonchè delle spese generali, comprese quelle
per la progettazione e degli oneri di preammortamento e di
finanziamento;

c) alla determinazione dei canoni di locazione in percentuale
del valore desunto dai prezzi fissati per la cessione degli
alloggi;

d) alla durata di validità della convenzione, non superiore a
trenta e non inferiore a venti anni.

2. Il Consiglio regionale stabilisce criteri e parametri per la
determinazione del valore delle aree destinate ad interventi di
edilizia abitativa convenzionata, allo scopo di calmierare il costo
delle medesime aree.

3. I prezzi di cessione ed i canoni di locazione determinati nelle
convenzioni ai sensi del comma 1 sono aggiornati in relazione
agli indici ufficiali ISTAT dei costi di costruzione individuati dopo
la stipula delle convenzioni medesime.

4. Ogni pattuizione stipulata in violazione dei prezzi di cessione
e dei canoni di locazione è nulla per la parte eccedente.









ARTICOLO 32

Contributo di costruzione per opere o impianti non destinati alla
residenza

1. Il titolo abilitativo relativo a costruzioni o impianti destinati ad
attività industriali o artigianali dirette alla trasformazione di beni
ed alla prestazione di servizi comporta, oltre alla
corresponsione degli oneri di urbanizzazione, il versamento di
un contributo pari all'incidenza delle opere necessarie al
trattamento e allo smaltimento dei rifiuti solidi, liquidi e gassosi
e di quelle necessarie alla sistemazione dei luoghi ove ne
siano alterate le caratteristiche. La incidenza delle opere è
stabilita con deliberazione del Consiglio comunale in base ai
parametri definiti dal Consiglio regionale ai sensi dell'art. 28,
comma 3, ed in relazione ai tipi di attività produttiva.

2. Il titolo abilitativo relativo a costruzioni o impianti destinati ad
attività turistiche, commerciali e direzionali o allo svolgimento di
servizi comporta la corresponsione degli oneri di
urbanizzazione e di una quota non superiore al 10 per cento del
costo di costruzione da stabilirsi, in relazione ai diversi tipi di
attività , con deliberazione del Consiglio comunale.

3. Qualora la destinazione d'uso delle opere indicate ai commi
1 e 2 , nonchè di quelle realizzate nel territorio rurale previste
dall'art. 30, comma 1, lettera a), sia modificata nei dieci anni
successivi all'ultimazione dei lavori, il contributo di costruzione
è dovuto nella misura massima corrispondente alla nuova
destinazione ed è determinato con riferimento al momento
dell'intervenuta variazione.

Titolo VI
Disposizioni sui requisiti delle opere edilizie


ARTICOLO 33

Requisiti delle opere edilizie

1. Fuori dai casi previsti dal comma 4, il rilascio del permesso
di costruire e la presentazione della denuncia di inizio attività
sono subordinati alla conformità del progetto ai requisiti tecnici
definiti dal RUE, secondo quanto previsto dagli atti di indirizzo e
coordinamento di cui all'art. 34.

2. I requisiti tecnici si articolano in:

a) requisiti cogenti, obbligatori su tutto il territorio regionale, tesi
a soddisfare le esigenze previste dalla legislazione vigente in
materia di sicurezza, igiene, benessere ambientale, fruibilità ,
mobilità e risparmio energetico;

b) requisiti volontari tesi a garantire una più elevata qualità
delle opere edilizie.

3. I requisiti tecnici sono formulati in termini prestazionali e
sono definiti avendo riguardo alle esigenze da soddisfare, alle
tipologie d'intervento, alle destinazioni d'uso e ai livelli di
prestazione.

4. Il RUE può individuare soluzioni progettuali conformi tese a
garantire il coerente inserimento delle opere edilizie nel
contesto urbano ed ambientale.

5. Per gli insediamenti destinati ad attività produttive e di
servizio caratterizzati da significativi impatti sull'ambiente e sulla
salute, individuati con atto della Giunta regionale, il titolo
abilitativo è subordinato, oltre che al rispetto dei requisiti
previsti dalla normativa vigente in materia di igiene e sicurezza
nei luoghi di lavoro, all'osservanza delle prescrizioni derivanti
dall'esame di cui all'art. 19, comma primo, lettera h) bis, della
L.R. 4 maggio 1982, n. 19 nonchè al rispetto delle prescrizioni
dettate nell'ambito delle eventuali procedure in materia di
valutazione di impatto ambientale ovvero di autorizzazione
integrata ambientale. In via transitoria, continua a trovare
applicazione l'individuazione delle attività produttive e di servizio
di cui alla deliberazione della Giunta regionale n. 477 del 21
febbraio 1995.

ARTICOLO 34

Atti di indirizzo e coordinamento tecnico

1. Per assicurare una omogenea applicazione da parte dei
Comuni dei requisiti tecnici delle opere edilizie e per garantire il
livello minimo di prestazione delle stesse, il Consiglio
regionale adotta atti di indirizzo e coordinamento tecnico ai
sensi dell'art. 16 della L.R. n. 20 del 2000.

2. In fase di prima applicazione hanno valore di atto di indirizzo
e coordinamento tecnico le disposizioni sui requisiti obbligatori
e volontari contenute nelle deliberazioni della Giunta regionale
n. 593 del 28 febbraio 1995, n. 268 del 22 febbraio 2000 e n. 21
del 16 gennaio 2001.

3. I Comuni adeguano il RUE a quanto previsto dall'atto di
indirizzo e coordinamento di cui al comma 1 in merito ai
requisiti cogenti, entro sei mesi dalla data della sua
pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione. Trascorso
tale termine i requisiti obbligatori trovano diretta applicazione. In
via di prima applicazione, i Comuni adeguano il regolamento
edilizio vigente ai requisiti obbligatori, come definiti dalle
deliberazioni della Giunta regionale di cui al comma 2, entro sei
mesi dall'entrata in vigore della presente legge. Trascorso detto
termine le disposizioni sui requisiti obbligatori trovano diretta
applicazione.

Titolo VII
Normativa tecnica su aspetti strutturali delle costruzioni



ARTICOLO 35

Disposizioni generali

1. Le disposizioni contenute negli artt. 55, 56 e 57 del DPR n.
380 del 2001 si applicano anche ai Comuni non classificati
sismici, limitatamente ai criteri tecnico-costruttivi prestazionali
delle strutture tridimensionali, costituite da singoli sistemi
resistenti collegati tra loro e le fondazioni e disposti in modo da
resistere alle azioni verticali e orizzontali. Tali criteri possono
essere specificati con atto di indirizzo e coordinamento,
assunto ai sensi dell'art. 34.

2. Per gli interventi sugli edifici esistenti o loro parti, la denuncia
di inizio attività e il permesso di costruire devono essere
corredati da elaborati tecnici idonei a realizzare:

a) un miglioramento strutturale, nei casi di interventi che
interessino una parte limitata dell'organismo edilizio;

b) un consolidamento strutturale delle singole parti e dell'intera
costruzione, nei casi di un complesso di opere che risultino
necessarie ai sensi delle norme tecniche di cui all'art. 52 del
DPR n. 380 del 2001.

ARTICOLO 36

Modifiche alla L.R. 19 giugno 1984, n. 35

1. I commi primo, secondo e terzo dell'art. 2 della L.R. 19
giugno 1984, n. 35, come modificata dalla L.R. 14 aprile 1995,
n. 40, sono sostituiti dai seguenti:

'' Fuori dai casi di opere di trascurabile importanza, di cui all'art.
1, comma 1, i lavori delle opere edilizie ricadenti nelle zone
dichiarate sismiche e le varianti sostanziali agli stessi, definite
ai sensi dell'art. 6, secondo comma, lettera b), non possono
essere iniziati senza:

a) l'autorizzazione nei casi di cui al secondo comma;

b) il deposito presso lo sportello unico per l'edilizia del progetto
esecutivo e dei suoi allegati, secondo le modalità e i contenuti
precisati all'art. 3, nei restanti casi.

Sono soggetti a preventiva autorizzazione per l'inizio dei lavori:

a) gli interventi edilizi in abitati dichiarati da consolidare ai sensi
dell'art. 61 del DPR n. 380 del 2001;

b) le varianti in corso d'opera alle autorizzazioni rilasciate su
progetti presentati prima dell'entrata in vigore della L.R. n. 40
del 1995;

c) i progetti presentati a seguito di accertamento di violazioni
delle norme tecniche antisismiche. '' .

2. Al comma terzo dell'art. 3 della L.R. n. 35 del 1984, come
modificata dalla L.R. n. 40 del 1995, la lettera a) è soppressa.

3. Il comma quarto dell'art. 3 della L.R. n. 35 del 1984, come
modificata dalla L.R. n. 40 del 1995, è sostituito dal seguente:

'' I progettisti attestano altresì la congruità tra la dichiarazione
di cui al precedente comma e quella di asseverazione del
progetto allegata alla denuncia di inizio attività o al permesso di
costruire, qualora il progetto esecutivo sia depositato
separatamente dalla documentazione richiesta per il titolo
abilitativo. '' .

4. Il comma ottavo dell'art. 3 della L.R. n. 35 del 1984, come
modificata dalla L.R. n. 40 del 1995, è sostituito dal seguente:

'' Le modifiche progettuali che incidono in modo sostanziale
sugli effetti delle azioni sismiche sulla struttura sono
subordinate al deposito del progetto disciplinato dal presente
articolo. '' .

5. I commi secondo, terzo, quarto e quinto dell'art. 5 della L.R. n.
35 del 1984, come modificata dalla L.R. n. 40 del 1995, sono
sostituiti dai seguenti:

'' Gli interventi relativi ai progetti depositati a norma dell'art. 2,
comma primo, sono sottoposti a controllo a campione.

La Regione definisce i criteri per la individuazione del
campione, dando priorità agli interventi relativi alle opere di
rilevante interesse pubblico e agli interventi di particolare
complessità strutturale su costruzioni esistenti, e stabilisce le
modalità di esecuzione del controllo.

I controlli accertano che il progetto, l'opera in corso di
costruzione o l'opera ultimata siano conformi alla vigente
normativa tecnica antisismica, nonchè agli indirizzi e ai requisiti
di cui all'art. 6.

I medesimi controlli sono effettuati dopo la comunicazione di
inizio dei lavori ed entro quattro mesi dalla comunicazione della
data della loro ultimazione. '' .

6. Il comma primo dell'art. 6 della L.R. n. 35 del 1984, come
modificata dalla L.R. n. 40 del 1995, è abrogato. Fino
all'approvazione degli atti regionali previsti dall'art. 5, comma
terzo, della L.R. n. 35 del 1984, continua a trovare applicazione
il Regolamento regionale 13 ottobre 1986, n. 33, come
modificato dal Regolamento regionale 5 aprile 1995, n. 19.


ARTICOLO 37

Pareri sugli strumenti di pianificazione urbanistica nelle zone
sismiche

1. Per i Comuni dichiarati sismici e per quelli con abitati
dichiarati da consolidare o con aree a rischio idrogeologico
molto elevato perimetrate ai sensi del D.L. 11 giugno 1998, n.
180, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 1998, n.
267, i pareri del competente ufficio tecnico regionale sul POC e
sul PUA ovvero sugli strumenti urbanistici attuativi dei vigenti
Piani regolatori generali, ai fini della verifica della compatibilità
delle rispettive previsioni con le condizioni di pericolosità locale
degli aspetti fisici del territorio, sono rilasciati prima della
delibera di approvazione dello strumento urbanistico.

2. L'ufficio tecnico regionale deve pronunciarsi entro sessanta
giorni dal ricevimento della richiesta dell'amministrazione
comunale. In caso di inutile decorrenza del termine il
responsabile del procedimento convoca una conferenza di
servizi.

Titolo VIII
Disposizioni transitorie e finali



ARTICOLO 38

Procedimenti in corso

1. I procedimenti relativi all'attività edilizia in corso alla data di
entrata in vigore della presente legge sono conclusi ed i relativi
provvedimenti acquistano efficacia secondo le disposizioni
delle leggi regionali previgenti.

2. Ai fini del presente articolo il procedimento si intende in
corso qualora alla data di cui al comma 1:

a) sia stata presentata domanda per il rilascio della
concessione edilizia;

b) sia stata presentata al Comune denuncia di inizio attività ;

c) sia stato rilasciato il parere preventivo di cui all'art. 8 della
previgente L.R. 26 aprile 1990, n. 33.

ARTICOLO 39

Adeguamento del regolamento edilizio comunale

1. Fino all'adeguamento degli strumenti di pianificazione alle
disposizioni della L.R. n. 20 del 2000, i Comuni possono
apportare modifiche al regolamento edilizio, al fine di adeguarlo
alla legislazione nazionale e regionale vigente.

2. Le modifiche di cui al comma [ . . . ]

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