HSF Activa
inc

Scheda Normativa

Norme Correlate

Ordinanza 09/12/ 2013 n. 146

Regione Emilia-Romagna - Commissario delegato per la ricostruzione - Disposizione in merito alla prosecuzione dell’operato del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, dal 8 dicembre 2013 sino al 31 marzo 2014, nel territorio interessato dagli eventi sismici del 20 e 29 maggio 2012

Legge regionale 07/02/2005 n. 1

(Gazzetta regionale 08/02/2005 n. 19)

Regione Emilia-Romagna - Norme in materia di protezione civile e volontariato. Istituzione dell'agenzia regionale di protezione civile.

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI

CAPO I
Principi generali


ARTICOLO 1

Principi, oggetto e finalità

1. La Regione Emilia-Romagna con la presente legge provvede,
nell’esercizio delle attribuzioni ad essa spettanti ai sensi dell’articolo 117
della Costituzione, alla disciplina e al riordino delle funzioni in materia di
protezione civile ed assume quale finalità prioritaria della propria azione la
sicurezza territoriale.

2. All’espletamento delle attività di protezione civile provvedono la
Regione, le Province, i Comuni, le Comunità montane, le Unioni di Comuni
e le altre forme associative di cui alla legge regionale 26 aprile 2001, n. 11
(Disciplina delle forme associative e altre disposizioni in materia di enti
locali), e vi concorre ogni altra istituzione ed organizzazione pubblica o
privata, ivi comprese le organizzazioni di volontariato, che svolgono nel
territorio regionale compiti, anche operativi, di interesse della protezione
civile. Per quanto riguarda le Amministrazioni dello Stato e gli altri soggetti
di cui all’articolo 117, comma secondo, lettera g) della Costituzione il
concorso operativo e la collaborazione nelle attività previste dalla presente
legge avvengono previa intesa.

3. I soggetti di cui al comma 2 compongono il sistema regionale di
protezione civile che persegue l’obiettivo di garantire la salvaguardia
dell’incolumità dei cittadini, la tutela dell’ambiente, del patrimonio culturale
ed artistico e degli insediamenti civili e produttivi dai danni o dal pericolo di
danni derivanti da eventi calamitosi.

4. La Regione pone a fondamento della presente legge il principio di
integrazione dei diversi livelli di governo istituzionale, garantendo ogni
opportuna forma di coordinamento con le competenti Autorità statali e con
il sistema delle Autonomie locali.

5. La presente legge detta altresì norme in materia di organizzazione ed
impiego del volontariato di protezione civile, di cui la Regione in concorso
con gli Enti locali, promuove lo sviluppo, riconoscendone il valore e l’utilità
sociale e salvaguardandone l’autonomia.

6. Al fine di assicurare l’unitarietà della gestione delle attività di protezione
civile di competenza regionale, in applicazione dei principi di responsabilità
e di unicità dell’amministrazione, viene istituita l’“Agenzia di protezione
civile della Regione Emilia-Romagna”, di seguito denominata Agenzia
regionale. L’Agenzia regionale opera in stretto raccordo con le altre
strutture regionali competenti in materia di sicurezza territoriale oltre che
con le competenti strutture degli Enti locali e con quelle statali presenti sul
territorio regionale.

7. La Giunta regionale riferisce annualmente al Consiglio regionale
sull’attuazione dei programmi di attività dell’Agenzia regionale.







ARTICOLO 2

Tipologia degli eventi calamitosi ed ambiti d’intervento istituzionale

1. Ai fini della razionale ripartizione delle attività e dei compiti di protezione
civile tra i diversi livelli di governo istituzionale, in applicazione anche dei
principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza organizzativa
delle amministrazioni interessate, gli eventi si distinguono in:

a) eventi naturali o connessi con attività umane che possono essere
fronteggiati a livello locale con le risorse, gli strumenti ed i poteri di cui
dispone ogni singolo ente ed amministrazione per l’esercizio ordinario delle
funzioni ad esso spettanti;

b) eventi naturali o connessi con attività umane che per natura ed
estensione richiedono l’intervento, coordinato dalla Regione anche in
raccordo con gli organi periferici statali, di più enti ed amministrazioni a
carattere locale;

c) eventi calamitosi di origine naturale o connessi con le attività umane
che, per intensità ed estensione, richiedono l’intervento e il coordinamento
dello Stato ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225 (Istituzione del
Servizio nazionale della protezione civile).

2. Le attività e i compiti di protezione civile sono articolati secondo le
competenze di cui al comma 1 anche quando, sulla scorta di elementi
premonitori degli eventi ivi elencati, si preveda che si determini una
situazione di crisi.







ARTICOLO 3

Attività del sistema regionale di protezione civile

1. Sono attività del sistema regionale di protezione civile quelle dirette:

a) all’elaborazione del quadro conoscitivo e valutativo dei rischi presenti
sul territorio regionale necessario per le attività di previsione e prevenzione
con finalità di protezione civile;

b) alla preparazione e pianificazione dell’emergenza, con l’indicazione
delle procedure per la gestione coordinata degli interventi degli enti e delle
strutture operative preposti, nonché delle risorse umane e strumentali
necessarie;

c) alla formazione e all’addestramento del volontariato e degli operatori
istituzionalmente impegnati in compiti di protezione civile;

d) all’informazione della popolazione sui rischi presenti sul territorio;

e) all’allertamento degli enti e delle strutture operative di protezione civile
nonché della popolazione, sulla base dei dati rilevati dalle reti di
monitoraggio e sorveglianza del territorio e dei dati e delle informazioni
comunque acquisiti;

f) al soccorso alle popolazioni colpite mediante interventi volti ad
assicurare ogni forma di prima assistenza;

g) a fronteggiare e superare l’emergenza, mediante:

1) interventi di somma urgenza e interventi urgenti di primo ripristino dei
beni e delle infrastrutture danneggiati;
2) iniziative ed interventi necessari per favorire il ritorno alle normali
condizioni di vita;
3) concorso agli interventi per la riduzione e la mitigazione dei rischi ai fini
di protezione civile.










TITOLO II
SISTEMA REGIONALE DI PROTEZIONE CIVILE

CAPO I
Funzioni e compiti dei soggetti istituzionali


ARTICOLO 4

Funzioni e compiti della Regione

1. Alla Regione compete l’esercizio delle funzioni in materia di protezione
civile non conferite ad altri Enti dalla legislazione regionale e statale.

2. La Regione, ai fini dell’adeguato svolgimento delle funzioni sul proprio
territorio, conforma le proprie azioni al principio dell’integrazione secondo
quanto previsto dal titolo II della legge regionale 24 marzo 2004, n. 6
(Riforma del sistema amministrativo regionale e locale. Unione Europea e
relazioni internazionali. Innovazione e semplificazione. Rapporti con
l’Università), nonché indirizza e coordina l’attività in materia di protezione
civile degli organismi di diritto pubblico e di ogni altra organizzazione
pubblica e privata operante nel territorio regionale.

3. La Regione può coordinare, sulla base di apposite convenzioni, la
partecipazione delle componenti del sistema regionale di protezione civile
alle iniziative di protezione civile al di fuori del territorio regionale e
nazionale e promuovere forme di collaborazione con le altre Regioni per
l’espletamento di attività di protezione civile di comune interesse, in
armonia con gli indirizzi ed i piani nazionali.

4. La Regione incentiva lo sviluppo delle strutture di protezione civile degli
Enti locali, anche attraverso la concessione, avvalendosi dell’Agenzia
regionale, di appositi contributi e la cooperazione tecnico-operativa.
L’entità dei contributi è stabilita, nei limiti delle risorse disponibili, dalla
Giunta regionale che individua altresì, ai fini della loro concessione, criteri
preferenziali per le strutture gestite nelle forme associate costituite dalle
Comunità montane, dalle Unioni di Comuni e dalle altre forme associative
disciplinate dalla legge regionale n. 11 del 2001.

5. La Regione favorisce ed incentiva:

a) la costituzione di Centri provinciali unificati di protezione civile per
ottimizzare il raccordo funzionale ed operativo tra le Autorità di protezione
civile regionale, provinciale e comunale ed il volontariato, definendone
standard minimi omogenei. A tal fine gli enti territoriali interessati
individuano, nell’ambito territoriale di ciascuna provincia, un’apposita sede
idonea ad ospitare una struttura tecnico-organizzativa permanente, alla
cui costituzione concorrono la Provincia e il Comune capoluogo di
provincia. In tale struttura ha anche sede il Coordinamento provinciale
delle organizzazioni di volontariato di protezione civile di cui all’articolo 17,
comma 5;

b) l’organizzazione e la gestione a livello comunale o intercomunale di
strutture idonee ad ospitare centri operativi per il coordinamento degli
interventi in emergenza.







ARTICOLO 5

Funzioni e compiti delle Province

1. Le Province nell’ambito del proprio territorio e nel quadro ordinamentale
di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi
sull’ordinamento degli enti locali), costituiscono presidio territoriale locale
per la prevenzione, previsione e gestione dei rischi presenti nel territorio.

2. Le Province esercitano le funzioni e i compiti amministrativi ad esse
attribuite dalla legge n. 225 del 1992 e dall‘articolo 108 del decreto
legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti
amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del
capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59) e provvedono in particolare:

a) alla rilevazione, raccolta, elaborazione ed aggiornamento dei dati
interessanti la protezione civile, avvalendosi anche dei dati forniti dai
Comuni, dalle Comunità montane e dagli Enti di gestione delle aree
protette; tali dati sono trasmessi all’Agenzia regionale ai fini anche della
predisposizione tecnica e dell’aggiornamento del programma regionale di
previsione e prevenzione dei rischi nonché del piano regionale per la
preparazione e la gestione delle emergenze di cui agli articoli 11 e 12;

b) all’elaborazione e all’aggiornamento del programma di previsione e
prevenzione di protezione civile che costituisce il documento analitico di
riferimento per l’analisi dei rischi alla scala provinciale per attività di
protezione civile e programmazione territoriale;

c) alla predisposizione dei piani provinciali di emergenza sulla base degli
indirizzi regionali e sentiti gli Enti locali interessati nonché gli uffici territoriali
del Governo territorialmente competenti, con l’indicazione delle procedure
per la gestione coordinata degli interventi degli enti e delle strutture
operative preposti, nonché delle risorse umane e strumentali necessarie e
disponibili;

d) alla predisposizione dei piani di emergenza esterni per gli stabilimenti a
rischio di incidente rilevante per i quali il gestore è tenuto a trasmettere il
rapporto di sicurezza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 17 agosto
1999, n. 334 (Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei
pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose),
così come disposto all’articolo 10 della legge regionale 17 dicembre 2003,
n. 26 (Disposizioni in materia di pericoli di incidenti rilevanti connessi con
determinate sostanze pericolose);

e) al coordinamento e al supporto delle attività di pianificazione comunale;

f) all’esercizio delle funzioni connesse allo spegnimento degli incendi
boschivi di cui all’articolo 177, comma 2, della legge regionale 21 aprile
1999 n. 3 (Riforma del sistema regionale e locale);

g) alla vigilanza sulla predisposizione, da parte delle strutture provinciali di
protezione civile, dei servizi urgenti, anche di natura tecnica, da attivare in
caso di eventi calamitosi secondo le procedure definite nei piani di
emergenza di cui alla lettera c);

h) all’attuazione in ambito provinciale delle attività di previsione e
prevenzione e degli interventi di prevenzione dei rischi, stabilite dai
programmi e piani regionali, con l’adozione dei connessi provvedimenti
amministrativi;

i) alla promozione della costituzione di un coordinamento provinciale delle
organizzazioni di volontariato di protezione civile, secondo quanto stabilito
all’articolo 17;

j) alla programmazione e all’attuazione delle attività in campo formativo,
secondo quanto stabilito all’articolo 16;

k) alla partecipazione al Comitato regionale ai sensi di quanto disposto
all’articolo 7 e agli altri organismi previsti dalla presente legge che
richiedano la presenza di rappresentanti delle autonomie locali;

l) all’individuazione, in ambito provinciale, degli interventi da ammettere a
finanziamento del Fondo regionale di protezione civile istituito con legge
23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001);

m) alla gestione delle emergenze nell’ambito delle proprie attribuzioni e
competenze.

3. In ogni capoluogo di provincia è istituito il Comitato provinciale di
protezione civile, la composizione e il funzionamento del quale sono
disciplinati da ciascuna Provincia nel quadro della propria autonomia
ordinamentale e nel rispetto di quanto disposto all’articolo 13, comma 2,
della legge n. 225 del 1992.







ARTICOLO 6

Funzioni e compiti dei Comuni e delle Comunità montane

1. I Comuni, nell’ambito del proprio territorio e nel quadro ordinamentale di
cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, esercitano le funzioni e i compiti
amministrativi ad essi attribuiti dalla legge n. 225 del 1992 e dal decreto
legislativo n. 112 del 1998 e provvedono in particolare, privilegiando le
forme associative previste dalle leggi regionali n. 11 del 2001 e n. 6 del
2004:

a) alla rilevazione, raccolta, elaborazione ed aggiornamento dei dati
interessanti la protezione civile, raccordandosi con le Province e, per i
territori montani, con le Comunità montane;

b) alla predisposizione e all’attuazione, sulla base degli indirizzi regionali,
dei piani comunali o intercomunali di emergenza; i piani devono
prevedere, tra l’altro, l’approntamento di aree attrezzate per fare fronte a
situazioni di crisi e di emergenza; per l’elaborazione dei piani i Comuni
possono avvalersi anche del supporto tecnico dell’Agenzia regionale;

c) alla vigilanza sulla predisposizione, da parte delle strutture locali di
protezione civile, dei servizi urgenti, ivi compresi quelli assicurati dalla
Polizia municipale, da attivare in caso di eventi calamitosi secondo le
procedure definite nei piani di emergenza di cui alla lettera b);

d) alla informazione della popolazione sulle situazioni di pericolo e sui
rischi presenti sul proprio territorio;

e) all’attivazione degli interventi di prima assistenza alla popolazione
colpita da eventi calamitosi e all’approntamento dei mezzi e delle strutture
a tal fine necessari;

f) alla predisposizione di misure atte a favorire la costituzione e lo sviluppo,
sul proprio territorio, dei gruppi comunali e delle associazioni di volontariato
di protezione civile.

2. Al verificarsi di eventi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera a),
l’attivazione degli interventi urgenti per farvi fronte è curata direttamente
dal Comune interessato. Il Sindaco provvede alla direzione e al
coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione
colpita, dandone immediata comunicazione al Prefetto, al Presidente della
Provincia e al Presidente della Giunta regionale.

3. Le Comunità montane assicurano in particolare:

a) la collaborazione delle proprie strutture tecniche ed organizzative
all’attuazione degli interventi previsti nei programmi di previsione e
prevenzione e nei piani di emergenza di competenza dei diversi livelli
istituzionali;

b) la predisposizione e l’attuazione, in raccordo con i Comuni interessati e
sulla base degli indirizzi regionali, dei piani di emergenza relativi all’ambito
montano.

4. Per le finalità di cui al comma 3 le Comunità montane possono dotarsi di
una apposita struttura di protezione civile.







ARTICOLO 7

Comitato regionale di protezione civile

1. Al fine di assicurare l’armonizzazione delle iniziative regionali con quelle
di altri enti, amministrazioni ed organismi del sistema regionale di
protezione civile è istituito, in attuazione dell’articolo 12, comma 3, della
legge n. 225 del 1992, il Comitato regionale di protezione civile, con
funzioni propositive e consultive in materia di protezione civile. Il Comitato
è composto dal Presidente della Regione o, per sua delega,
dall’Assessore competente, che lo presiede, dai Presidenti delle Province
o dagli Assessori delegati competenti, dal Presidente dell’Uncem regionale
o suo delegato. I Prefetti preposti agli uffici territoriali del Governo della
Regione Emilia-Romagna sono invitati a partecipare alle riunioni del
Comitato, anche tramite propri delegati. E’ altresì invitato a partecipare alle
riunioni del Comitato il Presidente dell’Unione regionale dei Consorzi di
bonifica.

2. Ai lavori del Comitato possono essere invitati, in relazione agli argomenti
posti all’ordine del giorno, rappresentanti di altri enti pubblici e privati ed
esperti appartenenti alla comunità scientifica.

3. Il Comitato esprime in particolare pareri alla Giunta regionale in ordine al
programma e ai piani regionali di cui agli articoli 11, 12 e 13.








ARTICOLO 8

Dichiarazione dello stato di crisi e di emergenza nel territorio regionale

1. Al verificarsi o nell’imminenza degli eventi di cui all’articolo 2, comma 1,
lettera b), che colpiscono o minacciano di colpire il territorio regionale e
che, per la loro natura ed estensione richiedano la necessità di una
immediata risposta della Regione, anche per assicurare il concorso alle
strutture dello Stato, il Presidente della Giunta regionale decreta, in forza
di quanto previsto all’articolo 108, comma 1, lettera a), punto 2, del
decreto legislativo n. 112 del 1998, lo stato di crisi regionale,
determinandone durata ed estensione territoriale, dandone tempestiva
informazione alla Giunta ed al Consiglio regionale.

2. Sul presupposto della dichiarazione di cui al comma 1 e limitatamente al
perdurare dello stato di crisi, il Presidente della Giunta regionale o, per sua
delega, l’Assessore competente:

a) provvede, per l’attuazione degli interventi necessari, nell’ambito delle
attribuzioni spettanti alla Regione, anche a mezzo di ordinanze motivate in
deroga alle disposizioni regionali vigenti e nel rispetto della Costituzione,
delle leggi dello Stato e dei principi generali dell’ordinamento giuridico,
fatte salve le attribuzioni spettanti ai Sindaci ed alle altre Autorità di
protezione civile;

b) assume secondo le modalità di cui all’articolo 9 il coordinamento
istituzionale delle attività finalizzate a superare lo stato di crisi, definendo
appositi atti di indirizzo, obiettivi e programmi da attuare e specificando il
fabbisogno di risorse finanziarie e strumentali necessarie, su proposta dei
comitati istituzionali di cui al medesimo articolo 9, comma 2.

3. Il Presidente della Giunta regionale, qualora la gravità dell’evento sia
tale per intensità ed estensione da richiedere l’intervento dello Stato ai
sensi dell’articolo 5 della legge n. 225 del 1992, assume le iniziative
necessarie per la dichiarazione, da parte del competente organo statale,
dello stato di emergenza nel territorio regionale e partecipa altresì alle
intese di cui all’articolo 107 del decreto legislativo n. 112 del 1998,
dandone tempestiva informazione alla Giunta ed al Consiglio regionale.

4. Per l’attuazione degli interventi di emergenza conseguenti alla
dichiarazione di cui al comma 3, la Regione assicura l’immediata
disponibilità dei mezzi e delle strutture organizzative regionali e del
volontariato e concorre, in stretto raccordo con gli Enti locali e con gli
organi statali di protezione civile, centrali e periferici, al soccorso alle
popolazioni colpite e a tutte le attività necessarie a superare l’emergenza.
Il Presidente della Giunta regionale o, per sua delega, l’Assessore
competente provvede ai sensi del comma 2, nel quadro delle competenze
regionali e limitatamente al perdurare dello stato di emergenza.








ARTICOLO 9

Interventi per il superamento dello stato di crisi e di emergenza

1. Per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita nelle aree del territorio
regionale colpite dagli eventi per i quali è stato dichiarato lo stato di crisi e
di emergenza la Giunta regionale, sulla base delle necessità indicate negli
atti di cui al comma 2 dell’articolo 8, può disporre nei limiti delle disponibilità
di bilancio, lo stanziamento di appositi fondi, anche in anticipazione di
stanziamenti dello Stato. Le risorse stanziate sono finalizzate al ripristino,
in condizioni di sicurezza, delle strutture e delle infrastrutture pubbliche o
di interesse pubblico danneggiate e alla rimozione del pericolo o alla
prevenzione del rischio nonché alla concessione di eventuali contributi a
favore di cittadini e di imprese danneggiati dagli eventi predetti.

2. Per le finalità di cui all’articolo 8 e al comma 1 del presente articolo il
Presidente della Giunta regionale o, per sua delega, l’Assessore
competente si avvale, assumendone la presidenza, di comitati istituzionali
all’uopo costituiti, composti dai rappresentanti degli Enti locali
maggiormente colpiti dagli eventi calamitosi e approva, su proposta di tali
comitati, appositi piani di interventi urgenti di protezione civile.

3. L’Agenzia regionale coordina l’istruttoria tecnica dei piani, in stretto
raccordo e collaborazione con i Servizi regionali competenti per materia e
con gli uffici e le strutture tecniche degli Enti locali di cui al comma 2,
nonché con ogni altra struttura regionale e soggetto pubblico o privato
interessati.

4. La Giunta regionale riferisce al Consiglio regionale annualmente sullo
stato d’attuazione di tutti i piani in corso di realizzazione.








ARTICOLO 10

Interventi indifferibili ed urgenti

1. Al verificarsi o nell’imminenza di una situazione di pericolo, anche in
assenza della dichiarazione dello stato di crisi o di emergenza di cui
all’articolo 8, che renda necessari specifici lavori o altri interventi indifferibili
e urgenti, il Direttore dell’Agenzia regionale adotta tutti i provvedimenti
amministrativi necessari, assumendo i relativi impegni di spesa nei limiti
delle disponibilità dei capitoli del bilancio dell’Agenzia regionale a ciò
specificamente destinati, nel rispetto di direttive impartite dalla Giunta
regionale.

2. Qualora la realizzazione degli interventi richieda l’impiego di ulteriori
fondi a carico del bilancio regionale, questi sono stanziati con decreto del
Presidente della Giunta regionale o, per sua delega, dell’Assessore
competente, da sottoporre a ratifica della Giunta regionale entro i
successivi trenta giorni.








ARTICOLO 11

Programma regionale di previsione e prevenzione dei rischi

1. Il Consiglio regionale, su proposta della Giunta regionale e sentito il
Comitato regionale di cui all’articolo 7, approva il programma di previsione
e prevenzione dei rischi. Il programma censisce e richiama tutti gli altri
strumenti di pianificazione territoriale e di sicurezza incidenti sul territorio
regionale, realizzati o da realizzare a cura della Regione, degli Enti locali
territoriali e di ogni altro soggetto pubblico o privato a ciò preposto dalle
leggi vigenti e contiene il quadro conoscitivo e valutativo delle situazioni di
rischio esistenti nel territorio regionale. Il programma ha validità
quinquennale.

2. La Regione assicura il necessario concorso degli Enti locali all’attività
istruttoria del programma, che viene coordinata a livello tecnico
dall’Agenzia regionale.

3. In riferimento alla previsione, il programma provvede, in particolare:

a) alla caratterizzazione e valutazione dei rischi di interesse della
protezione civile, recependo i dati contenuti negli strumenti di
pianificazione di cui al comma 1;

b) all’individuazione e alla promozione di studi e ricerche sui fenomeni
generatori delle condizioni di rischio al fine di definire scenari di evento,
modelli o procedure previsionali di valutazione delle situazioni di rischio.

4. In riferimento alla prevenzione, il programma prevede in particolare:

a) la definizione di criteri di priorità in relazione al fabbisogno di opere e di
progetti d'intervento ai fini di protezione civile;

b) le attività conoscitive, mediante studi e ricerche finalizzati
all’applicazione di procedure e metodologie preventive correlate alle
singole tipologie di rischio;

c) l’individuazione delle esigenze di sviluppo e potenziamento dei sistemi
di monitoraggio delle principali fonti di rischio, nonché di un sistema
informativo regionale comprendente anche una rete di collegamenti tra le
strutture di protezione civile per la comunicazione e la trasmissione di
informazioni e dati;

d) il fabbisogno delle attività formative e di addestramento del volontariato
e degli operatori istituzionalmente impegnati in compiti di protezione civile,
nonché delle attività di informazione della popolazione sui rischi presenti
sul territorio regionale.









ARTICOLO 12

Pianificazione per la preparazione e la gestione delle emergenze

1. La Giunta regionale, sentito il Comitato regionale di cui all’articolo 7,
approva gli indirizzi per la predisposizione dei piani di emergenza
provinciali, comunali o intercomunali, nonché le disposizioni organizzative
per la preparazione e la gestione delle emergenze da parte delle strutture
regionali. Tali disposizioni costituiscono il piano operativo regionale di
emergenza.

2. Gli indirizzi ed il piano regionale di cui al comma 1 sono predisposti a
livello tecnico dall’Agenzia regionale e riguardano le modalità di raccordo
organizzativo tra tutti i soggetti preposti e l’insieme delle procedure
operative di intervento da attuarsi nel caso si verifichi l’evento atteso
contemplato in un apposito scenario. Gli indirizzi definiscono altresì le
necessarie forme di integrazione e coordinamento tra il piano regionale, i
piani provinciali, i piani comunali o intercomunali di preparazione e
gestione delle emergenze, i piani di emergenza di cui al decreto legislativo
n. 334 del 1999, nonché ogni altro strumento di pianificazione di
emergenza previsto dalla normativa vigente. Gli indirizzi ed il piano
regionale hanno durata quinquennale, fatte salve le eventuali esigenze di
aggiornamento ed integrazione che dovessero insorgere entro tale
termine, e vengono comunicati al Consiglio regionale.

3. Nel piano regionale sono definite, in particolare, le procedure per:

a) favorire le attività dei Comuni e di ogni altro soggetto pubblico nelle
azioni dirette a fronteggiare gli eventi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera
a);

b) assicurare il coordinamento regionale delle attività degli Enti locali e
degli altri organismi pubblici e privati necessarie a far fronte agli eventi di
cui all’articolo 2, comma 1, lettera b);

c) assicurare il concorso regionale alle attività necessarie a fronteggiare gli
eventi di cui all’articolo 2, comma 1, lettera c).








ARTICOLO 13

Piano regionale in materia di incendi boschivi

1. Con apposito piano approvato dalla Giunta regionale, sentito il
Comitato regionale di cui all’articolo 7, sono programmate, nel rispetto dei
principi della legge 21 novembre 2000, n. 353 (Legge-quadro in materia di
incendi boschivi) e dei criteri direttivi di cui ai successivi commi, le attività di
previsione, prevenzione e lotta attiva contro gli incendi boschivi.

2. Il piano, sottoposto a revisione annuale ai sensi della legge n. 353 del
2000, contiene, tra l’altro:

a) l’individuazione delle aree e dei periodi a rischio di incendio boschivo,
delle azioni vietate che possono determinare anche solo potenzialmente
l’innesco di incendio nelle aree e nei periodi predetti, nonché le eventuali
deroghe inserite nel piano che potranno essere autorizzate dagli enti
competenti in materia forestale o dal Sindaco con la prescrizione delle
necessarie cautele e sentito il parere del Coordinatore provinciale del
Corpo forestale dello Stato e del Comandante provinciale dei vigili del
fuoco; per le trasgressioni dei divieti di cui alla presente lettera si applicano
le sanzioni previste all'articolo 10, commi 6 e 7, della legge n. 353 del
2000;

b) l’individuazione delle attività formative dirette alla promozione di una
effettiva educazione finalizzata alla prevenzione degli incendi boschivi;

c) l’individuazione delle attività informative rivolte alla popolazione in merito
alle cause che determinano gli incendi e delle norme comportamentali da
rispettare in situazioni di pericolo;

d) la programmazione e la quantificazione finanziaria annuale degli
interventi per la manutenzione ed il ripristino di opere per l’accesso al
bosco ed ai punti di approvvigionamento idrico nonché per le operazioni
silvicolturali di pulizia e manutenzione del bosco stesso, finanziata
attraverso le risorse provenienti dai fondi statali della legge n. 353 del
2000, definite d’intesa con il Servizio regionale competente in materia
forestale;

e) un’apposita sezione, per le aree naturali protette regionali, da definirsi
di intesa con gli Enti gestori, su proposta degli stessi, sentito il Corpo
forestale dello Stato-Coordinamento regionale;

f) un quadro riepilogativo, elaborato ed aggiornato annualmente da
ciascun Comune, dei dati riguardanti i soprassuoli percorsi dal fuoco,
censiti in apposito catasto e sottoposti a vincolo ai sensi dell’articolo 10
della legge n. 353 del 2000.

3. Il piano di cui al comma 1 prevede, tra l’altro, i presupposti per la
dichiarazione e le modalità per rendere noto lo stato di pericolosità nelle
aree regionali e nei periodi anche diversi da quelli individuati nel piano
medesimo.

4. E’ fatto salvo quanto stabilito dall’articolo 177, comma 2, della legge
regionale n. 3 del 1999.










CAPO II
Rete operativa di protezione civile

Sezione I
Strumenti e strutture operative


ARTICOLO 14

Strutture operative

1. Allo svolgimento delle attività e dei servizi connessi all’esercizio delle
funzioni amministrative in materia di protezione civile previste dalla
presente legge, di competenza della Regione, provvedono l’Agenzia
regionale e le strutture organizzative regionali competenti in materia di
sicurezza territoriale, di sistema ospedaliero, emergenza sanitaria e sanità
pubblica con la collaborazione delle strutture con competenze in materie
di interesse comunque della protezione civile, nonché il Centro Funzionale
Regionale come previsto dal decreto del Presidente del Consiglio dei
ministri 15 dicembre 1998 (Approvazione del programma di potenziamento
delle reti di monitoraggio meteo-idropluviometrico).

2. L’Agenzia regionale, per lo svolgimento delle attività di cui alla presente
legge, si avvale altresì, anche previa stipula di apposite convenzioni, della
collaborazione, del supporto e della consulenza tecnica delle strutture
operative di cui all’articolo 11, comma 1, lettere e) ed f) della legge n. 225
del 1992 e delle seguenti strutture operanti nel territorio regionale:

a) Corpo nazionale dei vigili del fuoco;
b) Corpo forestale dello Stato;
c) Corpo delle Capitanerie di porto;
d) Agenzia regionale per la prevenzione e l’ambiente;
e) Organizzazioni di volontariato iscritte nell’elenco regionale di cui
all’articolo 17, comma 7;
f) Croce Rossa Italiana;
g) Corpo nazionale soccorso alpino;
h) Consorzi di bonifica;
i) ogni altro soggetto pubblico e privato che svolga compiti di interesse
della protezione civile.

3. L’Agenzia regionale organizza e implementa la colonna mobile
regionale di protezione civile di cui all’articolo 17, comma 4, favorendone
l’integrazione, in relazione alla tipologia di rischio, con le strutture di cui ai
commi 1 e 2, sulla base di intese e mediante convenzioni alle quali
partecipano anche le Province.








ARTICOLO 15

Convenzioni e contributi

1. L’Agenzia regionale può stipulare convenzioni con i soggetti di cui
all’articolo 14, commi 1 e 2, nonché con aziende pubbliche e private
anche al fine di assicurare la pronta disponibilità di particolari servizi,
mezzi, attrezzature, strutture e personale specializzato da impiegare in
situazioni di crisi e di emergenza.

2. Al fine di potenziare il sistema regionale di protezione civile la Giunta
regionale può disporre la concessione, avvalendosi dell’Agenzia regionale,
di contributi per l’acquisto di attrezzature e mezzi, e per la realizzazione, la
ristrutturazione e l’allestimento di strutture a favore degli Enti locali e di
ogni altro soggetto che partecipi alle attività di protezione civile. Allo stesso
fine, agli enti e ai soggetti di cui al presente comma, possono essere dati
a titolo gratuito in comodato o in uso i beni appartenenti al patrimonio
disponibile regionale, strumentali allo svolgimento di attività di protezione
civile.








ARTICOLO 16

Formazione e informazione in materia di protezione civile

1. La Regione promuove e coordina, in un’ottica di formazione
permanente, interventi e corsi per la preparazione, l'aggiornamento e
l’addestramento degli operatori impegnati istituzionalmente nel settore
della protezione civile e degli aderenti alle organizzazioni di volontariato
operanti in tale settore. Le modalità di ammissione ai corsi, la loro durata e
tipologia, i criteri di preselezione e valutazione finale, sono definiti nel
rispetto dei principi della legislazione vigente in materia di formazione,
sentito il Comitato regionale di cui all’articolo 7.

2. Le Province, ai sensi della legge regionale 30 giugno 2003, n. 12
(Norme per l’uguaglianza delle opportunità di accesso al sapere, per
ognuno e per tutto l’arco della vita, attraverso il rafforzamento
dell’istruzione e della formazione professionale, anche in integrazione tra
loro), programmano le attività di cui al comma 1, e al fine di sviluppare e
diffondere un’adeguata cultura di protezione civile, in concorso con la
Regione:

a) favoriscono le attività di informazione rivolte alla popolazione sui rischi
presenti sul territorio regionale, sulle norme comportamentali da osservare,
sulle modalità e misure di autoprotezione da assumere in situazioni di
pericolo, anche attraverso la promozione di attività educative nelle scuole;

b) promuovono la creazione di una scuola di protezione civile che operi in
una logica di sistema e di rete; a tal fine, si avvalgono di organismi di
formazione professionale accreditati ai sensi della normativa vigente in
materia, nonché di esperti e strutture operanti nell’ambito del Sistema
regionale e del Servizio nazionale di protezione civile, sulla base anche di
appositi accordi o convenzioni, sottoscritti, per quanto riguarda la Regione,
dall’Agenzia regionale previa approvazione della Giunta regionale.










Sezione II
Volontariato di protezione civile


ARTICOLO 17

Organizzazione e impiego del volontariato di protezione civile

1. La Regione disciplina, in armonia con i principi della legge 11 agosto
1991, n. 266 (Legge-quadro sul volontariato) e con le disposizioni della
legge regionale 2 settembre 1996, n. 37 (Nuove norme regionali di
attuazione della legge 11 agosto 1991, n. 266 “Legge-quadro sul
volontariato”. Abrogazione della legge regionale 31 maggio 1993, n. 26) le
funzioni ad essa conferite dall’articolo 108 del decreto legislativo n. 112
del 1998 in ordine agli interventi per l’organizzazione e l’impiego del
volontariato di protezione civile.

2. Ai fini della presente legge è considerata organizzazione di volontariato
di protezione civile ogni organismo liberamente costituito, senza fini di
lucro, ivi inclusi i gruppi comunali di protezione civile, che, avvalendosi
prevalentemente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri
aderenti, concorre alle attività di protezione civile.

3. La Regione provvede, avvalendosi dell’Agenzia regionale, al
coordinamento e all’impiego del volontariato regionale di protezione civile,
favorendone, anche in concorso con l’Amministrazione statale e con gli
Enti locali, la partecipazione alle attività di protezione civile.

4. La Regione promuove la costituzione della colonna mobile regionale del
volontariato di protezione civile, articolata in colonne mobili provinciali, il cui
impiego è disposto e coordinato dal Direttore dell’Agenzia regionale, in
raccordo con le competenti strutture organizzative delle Province
interessate, per interventi nell’ambito del territorio regionale, nonché,
previa intesa tra il Presidente della Giunta regionale e i competenti organi
dello Stato e delle Regioni interessate, per interventi al di fuori del territorio
regionale e nazionale.

5. Ciascuna Provincia promuove la costituzione di un Coordinamento
provinciale delle organizzazioni di volontariato di protezione civile.

6. I Comuni, anche in forma associata, provvedono al coordinamento e
all’impiego del volontariato di protezione civile a livello comunale o
intercomunale.

7. E’ istituito l’elenco regionale del volontariato di protezione civile, tenuto
presso l’Agenzia regionale, articolato in sezioni provinciali. Possono
iscriversi nell’elenco le organizzazioni di volontariato, ivi compresi gli
organismi di coordinamento comunque denominati, operanti, anche in
misura non prevalente, nel settore della protezione civile, iscritte nel
registro regionale o nei registri provinciali di cui all’articolo 2 della legge
regionale n. 37 del 1996. L’iscrizione e la cancellazione dalle sezioni
dell’elenco è disposta dalle Province, ai sensi di quanto stabilito nel
regolamento di cui al comma 8.

8. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge la
Regione, sentito il Comitato di cui all’articolo 17 della legge regionale 29
luglio 1983, n. 26 (Interventi per la promozione e l’impiego del volontariato
nella protezione civile) nonché il Comitato regionale di cui all’articolo 7,
adotta un regolamento recante disposizioni relative:

a) alle modalità e ai presupposti per l’iscrizione, il diniego di iscrizione e la
cancellazione delle organizzazioni di volontariato dall’elenco regionale di
cui al comma 7, nonché alle modalità per l’iscrizione e la cancellazione da
tale elenco delle organizzazioni con dimensione unitaria a livello regionale
o sovraregionale, da effettuarsi a cura dell’Agenzia regionale;

b) alle modalità di impiego e di intervento del volontariato nelle attività di
protezione civile;

c) ai criteri e alle modalità di erogazione dei contributi e di rimborso delle
spese nonché alle condizioni per il concorso alle misure assicurative di cui
all’articolo 18;

d) ai compiti, alla composizione e alle modalità di designazione e nomina
degli organi del Comitato di cui all’articolo 19.








ARTICOLO 18

Misure formative, contributive e assicurative a favore del volontariato di
protezione civile

1. La Regione, in coerenza con quanto previsto dalla normativa statale,
può disporre nei limiti delle risorse disponibili, anche in concorso con altri
enti pubblici, le seguenti misure, per la cui attuazione si avvale
dell’Agenzia regionale, a favore delle organizzazioni di volontariato iscritte
nell’elenco regionale di cui all’articolo 17, comma 7:

a) concessione di contributi finalizzati al potenziamento, alla manutenzione
e alle spese di gestione delle attrezzature e dei mezzi in dotazione o in
uso delle organizzazioni stesse, nonché al miglioramento della
preparazione tecnica dei loro aderenti, eventualmente anche in concorso
con finanziamenti all’uopo stanziati dagli Enti locali;

b) concorso al rimborso delle spese sostenute in occasione di interventi ed
attività di protezione civile regolarmente autorizzati.

2. La Regione con il regolamento di cui all’articolo 17, comma 8, disciplina
le modalità, le priorità e i limiti del rimborso, su richiesta espressa dei datori
di lavoro, dell’equivalente degli emolumenti da questi corrisposti ai propri
dipendenti, aderenti alle organizzazioni di volontariato di cui al comma 1
ed impiegati su autorizzazione della Regione per la durata prevista dal
regolamento di cui all’articolo 18 della legge n. 225 del 1992:

a) in attività di soccorso ed assistenza in vista o in occasione degli eventi
di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e b);

b) in attività di formazione, aggiornamento, addestramento e simulazione
di emergenza.

3. Per i lavoratori autonomi aderenti alle organizzazioni di volontariato di
cui al comma 1, le disposizioni di cui al comma 2 si applicano con
riferimento al mancato guadagno giornaliero, nel rispetto dei limiti stabiliti
con il regolamento di cui all’articolo 17, comma 8, e di quanto previsto in
merito dal regolamento di cui all’articolo 18 della legge n. 225 del 1992.

4. Ai fini dell’ammissibilità ai benefici di cui al presente articolo con oneri a
carico della Regione l’impiego dei volontari aderenti alle organizzazioni di
cui al comma 1 in caso di eventi di cui all’articolo 2, comma 1, lettere a) e
b), è autorizzato dalla Regione e può essere disposto direttamente da
questa ovvero dagli Enti locali territorialmente interessati dagli eventi
medesimi. L’autorizzazione regionale è condizione ai fini dell’ammissibilità
ai benefici di cui al presente articolo con oneri a carico della Regione.

5. La Regione, nei limiti delle risorse annualmente disponibili, può
concorrere all’adozione di misure assicurative a favore delle organizzazioni
iscritte nell’elenco regionale di cui all’articolo 17, comma 7, operanti
esclusivamente o prevalentemente nel settore della protezione civile,
contro il rischio di infortuni e malattie connessi allo svolgimento di attività di
protezione civile, nonché per la responsabilità civile verso terzi.








ARTICOLO 19

Comitato regionale di coordinamento del volontariato di protezione civile

1. Al fine di assicurare la partecipazione degli Enti locali e delle
organizzazioni iscritte nell’elenco regionale di cui all’articolo 17, comma 7,
alla formazione delle politiche regionali di promozione e sviluppo del
volontariato è istituito il Comitato regionale di coordinamento del
volontariato di protezione civile.

2. Il Comitato svolge funzioni consultive e propositive in materia di
volontariato.

3. Nel regolamento di cui all’articolo 17, comma 8, sono disciplinati i compiti
specifici e la composizione del Comitato nonché le modalità di nomina e
funzionamento dei relativi organi. La partecipazione alle sedute del
Comitato è senza oneri per la Regione.










TITOLO III
COMPITI E ASSETTO ORGANIZZATIVO DELL’AGENZIA REGIONALE DI
PROTEZIONE CIVILE E NORME FINANZIARIE

CAPO I
Agenzia regionale di protezione civile


ARTICOLO 20

Natura giuridica e compiti dell’Agenzia regionale

1. L’Agenzia regionale costituisce agenzia operativa ai sensi dell’articolo
43, comma 1, della legge regionale n. 6 del 2004 e provvede, nel rispetto
degli indirizzi generali formulati dalla Giunta regionale sentita la
competente Commissione consiliare e ferme restando le altre funzioni delle
strutture regionali competenti in materia di sicurezza territoriale, alla
gestione finanziaria, tecnica e amministrativa di tutte le attività regionali di
protezione civile ad essa demandate dalla presente legge. Il Presidente
della Giunta regionale può impartire direttive specifiche in ordine alle
attività dell’Agenzia in relazione allo stato di crisi e di emergenza di cui
all’articolo 8.

2. L’Agenzia regionale, con sede a Bologna, ha personalità giuridica di
diritto pubblico, in conformità a quanto previsto dagli articoli 42, comma 1,
e 43, comma 3, della legge regionale n. 6 del 2004, ed è dotata di
autonomia tecnico-operativa, amministrativa e contabile. L’Agenzia
regionale provvede in particolare:

a) alla predisposizione di tutte le proposte di atti, previsti dalla presente
legge, di competenza degli organi della Regione;

b) alla predisposizione a livello tecnico, in concorso con le strutture
tecniche regionali competenti, del programma regionale di previsione e
prevenzione dei rischi di cui all’articolo 11, in armonia con gli indirizzi
nazionali;

c) alla predisposizione a livello tecnico del piano regionale per la
preparazione e la gestione delle emergenze di cui all’articolo 12, sulla
base dei dati conoscitivi contenuti nel programma di previsione e
prevenzione dei rischi ed in conformità ai criteri di massima formulati a
livello nazionale;

d) alla predisposizione a livello tecnico, in concorso con il Servizio
regionale competente in materia forestale, del piano regionale per la
programmazione delle attività di previsione, prevenzione e lotta attiva
contro gli incendi boschivi di cui all’articolo 13;

e) all’istruttoria tecnica dei piani degli interventi urgenti di protezione civile
di cui all’articolo 9;

f) all’emissione di avvisi di attenzione, preallarme ed allarme per gli eventi
attesi sulla base di avvisi di criticità emessi dal Centro Funzionale
Regionale ed in raccordo con tutte le altre strutture tecniche preposte alla
sicurezza territoriale;

g) alle attività connesse all’organizzazione, all’impiego, alla formazione e
all’addestramento del volontariato di protezione civile;

h) alla realizzazione di attività e progetti specifici affidati dalla Regione e
da altri enti pubblici.

3. Per la redazione del programma e dei piani di cui al comma 2, lettere b), [ . . . ]

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