inc

Scheda Normativa

Norme Correlate

Regolamento 17/12/ 2012 n. 76/R

Regione Toscana - Modifiche al regolamento emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 8 settembre 2008, n. 46/R (Regolamento di attuazione della legge regionale 31 maggio 2006, n. 20 "Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento")

Legge regionale 27/03/ 2012 n. 12

Regione Toscana - Disposizioni urgenti in materia ambientale

Legge regionale 21/03/ 2012 n. 9

Regione Toscana - Disposizioni urgenti in materia ambientale. Modifiche alla l.r. 20/2006, alla l.r. 25/1998 e alla l.r. 64/2009

Legge regionale 10/10/ 2011 n. 50

Regione Toscana - Modifiche alla l.r. n.20/06 (Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento), alla l.r. n.28/10 (Misure straordinarie in materia di scarichi nei corpi idrici superficiali) e alla l.r. n.25/98 (Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati)

Legge regionale 03/03/ 2010 n. 28

Regione Toscana -Misure straordinarie in materia di scarichi nei corpi idrici superficiali. Modifiche alla legge regionale 31 maggio 2006 n. 20 (Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento) e alla legge regionale 18 maggio 1998, n. 25 (Norme per la gestione dei rifiuti e la bonifica dei siti inquinati)

Regolamento 08/09/ 2008 n. 46

Regione Toscana - Regolamento di attuazione della legge regionale 31 maggio 2006 , n. 20 "Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento"

Legge regionale 31/05/2006 n. 20

(Gazzetta regionale 07/06/2006 n. 17)

Regione Toscana - Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento

Il Consiglio Regionale ha approvato
Il Presidente della Giunta
promulga

la seguente legge:
ARTICOLO 1

Oggetto della legge

1. La presente legge, in attuazione del decreto legislativo 3 aprile
2006, n. 152 (Norme in materia ambientale), parte III, di seguito denominato
decreto legislativo, ha come oggetto la tutela delle acque attraverso
disposizioni relative:
a) alla attribuzione delle competenze ed alla definizione delle procedure
autorizzative;
b) alle acque destinate all’utilizzazione agronomica di cui all’articolo 112,
del decreto legislativo;
c) alle acque meteoriche e di lavaggio delle aree esterne di cui all’articolo
113, del decreto legislativo;
d) alle acque di restituzione di cui all’articolo 114, comma 1, del decreto
legislativo;
e) alle acque di miniera o perforazione;
f) agli allacciamenti ed agli scaricatori di piena delle pubbliche fognature;
g) al coordinamento con e tra gli strumenti di pianificazione;
h) alla tutela delle acque a specifica destinazione di cui alla parte III,
sezione II, titolo II, capo II, del decreto legislativo;
i) agli obiettivi di qualità ambientale e ai limiti di emissione.


ARTICOLO 2

Definizioni

1. Ai fini della presente legge valgono le seguenti definizioni:
a) abitante equivalente (AE): il carico organico biodegradabile avente una
richiesta biochimica di ossigeno a cinque giorni (BOD5) di 60 grammi di
ossigeno al giorno; è da considerare equiparabile una richiesta chimica di
ossigeno di 130 grammi di ossigeno al giorno. Solo nel caso in cui non sia
disponibile il dato analitico di carico organico si fa riferimento al volume
di scarico di 200 litri per abitante per giorno;
b) acque di lavaggio: acque, non meteoriche, derivanti da lavaggi o da altre
operazioni diverse da quelle di processo e risultanti da altre attività
accessorie ad esso funzionalmente e stabilmente correlate, che si realizzano
negli stabilimenti. Tali acque sono da assimilare ad acque reflue industriali
oppure ad acque reflue domestiche, se rispondenti alle caratteristiche di
assimilazione previste dal regolamento di cui all’articolo 13;
c) acque di restituzione: acque utilizzate per la produzione idroelettrica,
per scopi irrigui e in impianti di potabilizzazione, nonché acque derivanti da
sondaggi e perforazioni diversi da quelli relativi alla ricerca ed estrazione
di idrocarburi, a condizione che siano:
1) prelevate a seguito di concessioni e permessi di cui al regio decreto
11 dicembre 1933, n. 1775 (Testo unico delle disposizioni di legge sulle acque
e impianti elettrici);
2) restituite allo stesso corpo idrico di provenienza o a quello al quale
sarebbero state naturalmente destinate;
d) acque meteoriche dilavanti (AMD): acque derivanti da precipitazioni
atmosferiche; si dividono in acque meteoriche dilavanti non contaminate e
acque meteoriche dilavanti contaminate, che includono anche le acque
meteoriche di prima pioggia salvo quelle individuate dall’articolo 8, comma 8;
e) acque meteoriche dilavanti contaminate (AMC): acque meteoriche dilavanti,
diverse dalle acque meteoriche dilavanti non contaminate, ivi incluse le acque
meteoriche di prima pioggia, derivanti dalle attività che comportano oggettivo
rischio di trascinamento, nelle acque meteoriche, di sostanze pericolose o di
sostanze in grado di determinare effettivi pregiudizi ambientali individuate
dal regolamento di cui all’articolo 13;
f) acque meteoriche dilavanti non contaminate (AMDNC): acque meteoriche
dilavanti derivanti da superfici impermeabili non adibite allo svolgimento di
attività produttive, ossia: le strade pubbliche e private, i piazzali di sosta
e di movimentazione di automezzi, parcheggi e similari, anche di aree
industriali, dove non vengono svolte attività che possono oggettivamente
comportare il rischio di trascinamento di sostanze pericolose o di sostanze in
grado di determinare effettivi pregiudizi ambientali; sono AMDNC anche le
acque individuate ai sensi dell’articolo 8, comma 8;
g) acque meteoriche di prima pioggia (AMPP): acque corrispondenti, per ogni
evento meteorico, ad una precipitazione di cinque millimetri uniformemente
distribuita sull’intera superficie scolante servita dalla rete di drenaggio;
ai fini del calcolo delle portate si stabilisce che tale valore si verifichi
in quindici minuti; i coefficienti di deflusso si assumono pari ad 1 per le
superficie coperte, lastricate od impermeabilizzate ed a 0,3 per quelle
permeabili di qualsiasi tipo, escludendo dal computo le superfici coltivate;
si considerano eventi meteorici distinti quelli che si succedono a distanza di
quarantotto ore;
h) acque per utilizzazione agronomica: gli effluenti di allevamento, le acque
di vegetazione residuate dalla lavorazione delle olive, ovvero le acque reflue
provenienti da aziende agricole e piccole aziende agroalimentari, dalla loro
produzione all’ applicazione al terreno di cui all’ articolo 74, comma 1,
lettera o) del decreto legislativo;
i) acque reflue domestiche: acque reflue provenienti da insediamenti di tipo
residenziale e da servizi e derivanti prevalentemente dal metabolismo umano e
da attività domestiche;
j) acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue scaricate da
edifici o installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di
produzione di beni, diverse dalle acque reflue domestiche e dalle acque
meteoriche di dilavamento;
k) acque reflue urbane: il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque
reflue industriali e/o di quelle meteoriche di dilavamento convogliate in reti
fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato;
l) agglomerato: area in cui la popolazione ovvero le attività economiche sono
concentrate in misura tale da rendere ammissibile, sia tecnicamente che
economicamente in rapporto anche ai benefici ambientali conseguibili, la
raccolta e il convogliamento in una fognatura dinamica delle acque reflue
urbane verso un sistema di trattamento o verso un punto di recapito finale;
m) agglomerato a forte fluttuazione: agglomerato il cui carico inquinante
stagionale, calcolato in abitanti equivalenti, sia superiore di almeno il 30
per cento rispetto al carico derivante dalla popolazione residente;
n) aree pubbliche: le strade, come definite dall’articolo 2 del decreto
legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), come
modificato dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e le relative
pertinenze anche destinate alla sosta o movimentazione dei veicoli, che non
siano parte di insediamenti o stabilimenti;
o) autorità di ambito territoriale ottimale (AATO): l’autorità di ambito
territoriale ottimale per la gestione del servizio idrico integrato di cui
alla legge regionale 27 luglio 1995, n. 81 (Norme di attuazione della legge 5
gennaio 1994, n. 36 “Disposizioni in materia di risorse idriche”);
p) corpo idrico superficiale interno: ogni componente naturale ed artificiale
nel sistema idrografico che contiene e convoglia acque meteoriche o di
sorgente rappresentato nella cartografia della Regione Toscana come definito
nel regolamento di cui all’articolo 13;
q) fognatura mista: la rete fognaria appositamente progettata e realizzata per
la canalizzazione in un’unica condotta degli scarichi di acque reflue e delle
acque meteoriche di dilavamento; tale sistema è dotato di idonei dispositivi
per lo sfioro delle acque di piena (scaricatori di piena successivamente
definiti) ed è realizzato per convogliare le acque di tempo asciutto ed, in
quantità stabilita, le acque di pioggia verso il recapito finale;
r) fognatura pubblica: complesso di canalizzazioni di proprietà pubblica,
servite o meno da impianto di depurazione, specificamente destinate a
raccogliere e portare al recapito le acque meteoriche e di lavaggio
provenienti da agglomerati e quelle reflue domestiche, urbane, industriali;
s) fognatura separata: la rete fognaria costituita da due canalizzazioni, la
prima delle quali adibita alla raccolta ed al convogliamento delle sole acque
meteoriche di dilavamento, e dotata o meno di dispositivi per la raccolta e la
separazione delle acque di prima pioggia, detta condotta bianca, e la seconda
adibita alla raccolta ed al convogliamento delle acque reflue urbane
unitamente alle eventuali acque di prima pioggia, detta condotta nera;
t) impianto di depurazione: complesso di opere e impianti atto a ridurre il
carico inquinante presente nelle acque ad esso addotte, mediante processi
fisico-meccanici e biologici e chimici;
u) insediamento: complesso di uno o più edifici, diverso da stabilimento ed
agglomerato, ad uso residenziale da cui possono derivare acque reflue
domestiche e acque meteoriche di dilavamento;
v) scaricatori di piena: dispositivi a servizio di fognature di tipo misto,
atti a scaricare verso un ricettore finale le portate eccedenti la portata
massima di progetto della fognatura, al fine di salvaguardare l’integrità e la
funzionalità delle sue parti costitutive; sono considerati scaricatori di
piena anche i collegamenti detti by-pass degli impianti di depurazione e dei
sollevamenti fognari;
w) stabilimento industriale, stabilimento: tutta l’area sottoposta al
controllo di un unico gestore, nella quale si svolgono attività commerciali o
industriali che comportano la produzione, la trasformazione e/o
l’utilizzazione delle sostanze di cui all’allegato 8, alla parte III del
decreto legislativo ovvero qualsiasi altro processo produttivo che comporti la
presenza di tali sostanze nello scarico;
x) terminali di scarico della fognatura bianca: i manufatti terminali delle
condotte di collettamento delle acque meteoriche nei sistemi fognari di tipo
separato recapitanti direttamente nel ricettore finale.


ARTICOLO 3

Flussi informativi e programmi di controllo

1. Le province, i comuni, le AATO, i gestori, l’Agenzia regionale per la
protezione ambientale della Toscana (ARPAT), ciascuno per quanto di propria
competenza, sono tenuti a fornire alla Regione tutte le informazioni entro il
termine di trenta giorni dalla scadenza dei termini di cui ai decreti previsti
dall’articolo 75, comma 5, del decreto legislativo, allo scopo di soddisfare
le richieste di informazioni dello Stato, dell’Agenzia per la protezione
dell’ambiente e per i servizi tecnici (APAT) e della Unione europea definite
dal decreto medesimo.
2. La definizione dei programmi di controllo di cui all’articolo 128 del
decreto legislativo è attribuita ai soggetti competenti al rilascio delle
autorizzazioni allo scarico.
3. I soggetti di cui al comma 2 attuano i programmi di controllo tramite
l’ARPAT ai sensi della normativa in materia.


ARTICOLO 4

Autorizzazione allo scarico di acque reflue non in pubblica fognatura

1. Il rilascio delle autorizzazioni allo scarico, non in pubblica
fognatura, di acque reflue industriali e di acque reflue urbane è di
competenza della provincia.
2. Il rilascio delle autorizzazioni allo scarico, non in pubblica
fognatura, di acque reflue domestiche è di competenza del comune.
3. Il comune e la provincia provvedono entro sessanta giorni dalla
ricezione della domanda; qualora l’ente locale risulti inadempiente nei
termini sopra indicati, l’autorizzazione si intende temporaneamente concessa
per i successivi sessanta giorni, salvo revoca.
4. Qualora da uno stesso stabilimento abbiano origine, separatamente,
oltre a scarichi di acque reflue urbane, industriali e meteoriche di
dilavamento, anche scarichi di acque reflue domestiche, il rilascio delle
autorizzazioni allo scarico, non in pubblica fognatura, è di competenza della
provincia.
5. La provincia è l’autorità competente a ricevere la comunicazione del
gestore del servizio idrico integrato di cui all’articolo 110, comma 3, del
decreto legislativo.
6. I comuni possono disciplinare con proprio regolamento:
a) il rilascio dell’autorizzazione allo scarico nell’ ambito del permesso di
costruire o ad altri atti autorizzativi in materia edilizia;
b) le procedure per la regolarizzazione amministrativa degli scarichi
esistenti che, comunque, non può avvenire oltre due anni dalla data di entrata
in vigore della presente legge, nel rispetto delle norme tecniche vigenti.


ARTICOLO 5

Autorizzazione allo scarico di acque reflue in pubblica fognatura

1. Fatto salvo il rispetto delle disposizioni del regolamento di gestione
della pubblica fognatura, di cui all’articolo 107, comma 2, del decreto
legislativo, adottato dal gestore del servizio idrico integrato, lo scarico di
acque reflue domestiche in pubblica fognatura mista e nella condotta nera
delle fognature separate è sempre ammesso e non necessita di autorizzazione.
2. Il rilascio delle autorizzazioni allo scarico di acque reflue
industriali e di acque reflue urbane in pubblica fognatura mista e nella
condotta nera della fognature separate è di competenza dell’AATO.
3. L’AATO provvede entro sessanta giorni dalla ricezione della domanda;
qualora l’AATO risulti inadempiente nei termini indicati, l’autorizzazione si
intende temporaneamente concessa per i successivi sessanta giorni, salvo
revoca.
4. La Regione, nel regolamento di cui all’articolo 13, determina i
criteri e le modalità con le quali l’AATO esercita le funzioni di cui ai commi
1 e 2; per l’esercizio di tali funzioni l’AATO può stabilire forme di
collaborazione con il comune sulla base del regolamento di cui all’articolo 13.
5. Ai fini dell’attuazione delle competenze di cui al comma 2, l’AATO si
avvale della collaborazione tecnica del gestore del servizio idrico integrato.
6. È attribuita all’AATO la determinazione delle tariffe per il
collettamento e la depurazione delle acque reflue industriali, ivi incluse
delle AMC ad esse assimilate ai sensi della presente normativa, sulla base di
quanto previsto dagli articoli 154 e 155 del decreto legislativo.
7. E’ altresì attribuita all’AATO la determinazione del corrispettivo
dovuto dal soggetto gestore del servizio idrico integrato per la depurazione
delle acque reflue urbane negli impianti di depurazione prevalentemente
industriali. Per la determinazione di tale corrispettivo, che deve essere
calcolato a livello di singolo impianto, l’AATO fa riferimento a quanto
previsto dal decreto del Ministro dei lavori pubblici 1 agosto 1996 (Metodo
normalizzato per la definizione delle componenti di costo e la determinazione
della tariffa di riferimento del servizio idrico integrato).


ARTICOLO 6

Modalità di rinnovo alle autorizzazioni allo scarico

1. La Giunta regionale, nel regolamento di cui all’articolo 13, definisce
le condizioni alle quali le autorizzazioni allo scarico di acque reflue
domestiche, non in pubblica fognatura, sono assoggettabili a forme
semplificate o tacite di rinnovo da parte del comune, ai sensi dell’articolo
124, comma 8, del decreto legislativo.
2. La Giunta regionale, con il regolamento di cui all’articolo 13,
disciplina altresì le condizioni e le modalità di rinnovo delle autorizzazioni
allo scarico delle altre acque reflue, nonché le condizioni alle quali tali
autorizzazioni sono assoggettabili ad eventuali procedure semplificate.


ARTICOLO 7

Approvazione del progetto degli impianti di depurazione delle acque reflue
urbane

1. Il comune approva il progetto definitivo degli impianti di
depurazione delle acque reflue urbane ai sensi dell’articolo 126 del decreto
legislativo, previo parere vincolante della provincia e dell’AATO, per quanto
di loro competenza, in relazione anche ai programmi di riutilizzazione delle
acque.


ARTICOLO 8

Scarico di acque di prima pioggia e di acque meteoriche dilavanti contaminate

1. Lo scarico di AMPP in pubblica fognatura derivanti dalle aree
pubbliche è sempre ammesso e non necessita di autorizzazione qualora rispetti
le seguenti condizioni:
a) compatibilità della rete fognaria dal punto di vista idraulico con le
portate immesse nella medesima;
b) caratteristiche qualitative e quantitative della AMPP scaricate tali da non
compromettere l’efficienza depurativa dell’impianto di depurazione;
c) preventivo assenso del gestore del servizio idrico integrato nel caso di
fognatura mista o di condotta nera di fognatura separata.
2. Lo scarico di AMPP derivanti dalle aree pubbliche fuori dalla pubblica
fognatura è ammesso e non necessita di autorizzazione allo scarico. Devono
essere previsti idonei trattamenti delle AMPP, ove necessari al raggiungimento
e/o al mantenimento degli obiettivi di qualità, per le autostrade e le strade
extraurbane principali di nuova realizzazione e nel caso di loro adeguamenti
straordinari.
3. Lo scarico di AMPP, diverse da quelle di cui ai commi 1 e 2, in
pubblica fognatura mista o nella condotta nera delle fognature separate è
sottoposto ad autorizzazione rilasciata dall’AATO, previo parere del gestore
del servizi idrico integrato e nel rispetto delle disposizioni di cui al comma
5, quando esse siano derivanti da stabilimenti che svolgano le attività di
cui all’ articolo 2, comma 1, lettera e).
4. Lo scarico di AMPP, diverse da quelle di cui ai commi 1 e 2, fuori
dalla pubblica fognatura è sottoposto ad autorizzazione rilasciata dalla
provincia, previo parere dell’ARPAT e nel rispetto delle disposizioni di cui
al comma 5, quando esse siano derivanti da stabilimenti che svolgano le
attività di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e).
5. Le AMPP, di cui ai commi 3 e 4, sono sottoposte ad idoneo trattamento
di depurazione, secondo le indicazioni del regolamento di cui all’articolo 13,
prima dell’immissione del corpo recettore finale.
6. Il comune, sentito il parere dell’ARPAT, autorizza lo scarico di AMPP,
da insediamenti o da stabilimenti che svolgano le attività di cui all’articolo
2, comma 1, lettera e), trattate secondo le indicazioni del regolamento di cui
all’articolo 13, nella condotta bianca delle fognature separate.
7. Fatte salve le precedenti disposizioni per le AMPP, lo scarico di AMC
è comunque soggetto ad autorizzazione rilasciata dall’ente competente per
tipologia di ricettore nel rispetto delle disposizioni a tutela della qualità
delle acque e dell’ambiente previste dalla normativa nazionale e regionale per
lo scarico di acque reflue industriali.
8. Le AMPP sono assimilate ad AMDNC quando non siano entrate in contatto
con altre acque e derivino:
a) esclusivamente da tetti o tettoie di edifici, di altre strutture permanenti
o temporanee, di insediamenti o stabilimenti che non svolgano le attività,
individuate dal regolamento di cui all’articolo 13, ai sensi dell’articolo 2,
comma 1, lettera e);
b) da altre superfici impermeabili, diverse da quelle di cui alla lettera a),
di stabilimenti che non svolgano le attività, individuate dal regolamento di
cui all’articolo 13, ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera e).
9. Alle acque assimilate ad AMDNC, di cui al comma 8, si applicano le
disposizioni dell’articolo 9.


ARTICOLO 9

Scarico di acque meteoriche dilavanti non contaminate

1. Lo scarico di AMDNC in pubblica fognatura mista e nella condotta
bianca delle fognature separate è ammesso e non necessita di autorizzazione
nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) compatibilità della rete fognaria dal punto di vista idraulico con la
portata immessa nella medesima;
b) caratteristiche tali da non compromettere l’efficienza depurativa
dell’impianto di depurazione a servizio della fognatura ricevente;
c) comunicazione preventiva al gestore da effettuarsi solo per i nuovi
stabilimenti.
2. È vietato lo scarico di AMDNC nella condotta nera delle fognature
separate.
3. I comuni agevolano ed incentivano la realizzazione di impianti di
accumulo e riutilizzo delle acque meteoriche dilavanti non contaminate, anche
con specifiche disposizioni dei propri strumenti regolamentari od urbanistici.


ARTICOLO 10

Autorizzazione allo scarico degli scaricatori di piena

1. L’autorizzazione allo scarico degli scaricatori di piena di classe B2
è rilasciata dalla provincia competente contestualmente all’autorizzazione
allo scarico della pubblica fognatura e del depuratore di cui sono al
servizio, a seguito di una valutazione complessiva del sistema di raccolta e
trattamento da questi elementi costituito, secondo le indicazioni del
regolamento di cui all’articolo 13 e quelle di cui agli articoli 15, 16, 17 e
21.
2. Gli scaricatori di classe A1, A2, B1 si intendono autorizzati, fatto
salvo l’obbligo del rispetto delle disposizioni di cui agli articoli 15 e 16,
i cui esiti devono essere comunicati alla provincia competente nelle forme
definite dal regolamento di cui all’articolo 13.
3. Nel caso la gestione del depuratore e degli scaricatori di piena sia
effettuata da due gestori diversi, la provincia provvede a coordinare
temporalmente e funzionalmente le procedure amministrative, anche con la
modifica d’ufficio di autorizzazioni già rilasciate, adottando comunque atti
finali separati per ciascun gestore.
4. Nel caso in cui uno o più scaricatori di piena siano a servizio di una
pubblica fognatura che si estenda su due o più province, la domanda di
autorizzazione per l’intero sistema è presentata alla provincia competente al
rilascio dell’autorizzazione allo scarico dell’impianto di depurazione. La
provincia che riceve la domanda coordina l’istruttoria necessaria a
determinare le condizioni per l’ autorizzazione rilasciata dalle singole
province ciascuna per il proprio territorio di competenza.
5. Al fine di rispettare i requisiti previsti all’articolo 21, per gli
scaricatori di piena di classe B2 di cui all’articolo 15, comma 2, lettera d),
disposti dalla provincia, il gestore della pubblica fognatura o il gestore
dell’impianto di depurazione, per singoli scarichi in fognatura, può
richiedere all’AATO la variazione dei limiti di emissione per le sostanze
pericolose di cui alle tabelle 1A e 1B dell’allegato 1 alla parte III del
decreto legislativo. Nell’istanza il richiedente dichiara l’impossibilità
tecnica o l’eccessiva onerosità anche di soluzioni tecniche riguardanti più
scarichi contemporaneamente, a fronte dei benefici ambientali conseguibili con
l’adozione di altre soluzioni diverse da quella della riduzione dei limiti di
emissione.
6. A seguito della richiesta di cui al comma 5, l’AATO può disporre la
modifica d’ufficio di autorizzazioni allo scarico in essere, previa verifica
della sussistenza delle attestazioni del richiedente, in collaborazione con
l’ARPAT.
7. L’attivazione di nuovi scaricatori di piena degli impianti di
fognatura a servizio di agglomerati, o parti di agglomerati o di depuratori
già autorizzati è comunicata alla provincia novanta giorni prima dell’ingresso
in esercizio. La provincia valuta l’influsso del nuovo elemento sul sistema
esistente ed autorizzato e, se del caso, dispone le necessarie variazioni
delle autorizzazioni in essere. Trascorsi novanta giorni dalla comunicazione,
lo scaricatore di piena si intende autorizzato all’esercizio sulla base
dell’autorizzazione in essere.
8. Per ogni scaricatore di piena di classe B2 la richiesta di
autorizzazione allo scarico della fognatura o dell’impianto di depurazione
riporta anche una scheda tecnica i cui contenuti sono disciplinati dal
regolamento di cui all’articolo 13.


ARTICOLO 11

Disposizioni per il rilascio di acque di restituzione

1. Ai fini della tutela delle acque, del mantenimento e del
raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale e per specifica
destinazione previste dal piano di tutela, il rilascio nei corpi idrici di
acque di restituzione è soggetto alle condizioni poste nel disciplinare di
concessione che autorizza il prelievo delle acque successivamente restituite,
ai sensi dell’articolo 12 bis, comma 1, del r.d. 1775/1933.
2. Le condizioni di restituzione di cui al comma 1, includono i limiti di
emissione, in concentrazione e quantità per anno, delle sostanze contenute
nelle acque, disposti caso per caso, previo parere dell’ARPAT, sentite le AATO
e l’autorità di bacino, ciascuna per quanto di competenza secondo le
previsioni del regolamento di cui all’articolo 13.
3. I piani d’ambito, al fine del rispetto dei limiti di emissione di cui
al comma 2, devono prevedere un programma degli investimenti necessari, dei
tempi e delle risorse finanziarie per quanto riguarda le restituzioni inerenti
al servizio idrico integrato.
4. Sono fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 114, escluso il
comma 1, del decreto legislativo, alle quali la provincia si attiene.
5. Il rilascio di acque di cui all’articolo 114, comma 2, del decreto
legislativo, si intende approvato con l’approvazione del progetto di gestione
dell’invaso di cui al medesimo articolo del decreto legislativo.
6. La Giunta regionale, nell’emanazione del regolamento di cui
all’articolo 13, si attiene ai seguenti criteri:
a) i limiti di emissione sono correlati alle caratteristiche chimico-fisico-
biologiche che le acque hanno al prelievo. Se le acque non sono restituite al
corpo idrico di provenienza devono avere caratteristiche compatibili con
quelle del corpo idrico in cui vengono rilasciate;
b) la restituzione di acque sotterranee effettuata tramite perforazioni, di
qualunque tipo, deve evitare comunque che le acque contenute nelle falde
idriche attraversate, diverse da quella di provenienza, entrino in contatto
con le acque restituite;
c) le acque intercettate durante lavori di ingegneria civile sono ricondotte
al reticolo idrico di originaria destinazione, salvo diverso uso assentito in
base alla normativa vigente.
7. Il concessionario è tenuto:
a) al controllo periodico della qualità delle acque restituite, secondo quanto
prescritto dalla provincia nel disciplinare di concessione, ed all’invio
semestrale dei risultati alla provincia ed all’ARPAT;
b) al pagamento delle spese occorrenti per effettuare i rilievi, gli
accertamenti, i controlli e i sopralluoghi necessari a determinare le
condizioni di rilascio delle acque per quanto non già soddisfatto dai
versamenti effettuati ai sensi del r.d. 1775/1933.
8. Il presente articolo non si applica:
a) alle acque derivanti da sondaggi o perforazioni eseguiti a scopi minerari o
geotermici che sottostanno alla specifiche discipline;
b) alle pratiche di irrigazione di piante.
9. Alle acque di restituzione di centrali idroelettriche si applicano le
disposizioni contenute nel disciplinare di concessione che autorizza il
prelievo delle acque successivamente restituite.


ARTICOLO 12

Acque destinate all’utilizzazione agronomica

1. L’utilizzazione agronomica, come definita dall’articolo 74, comma 1,
lettera p), del decreto legislativo, è attuata, ai sensi dell’articolo 112,
comma 1, del decreto legislativo, per:
a) gli effluenti di allevamento;
b) le acque di vegetazione dei frantoi oleari sulla base di quanto previsto
dalla legge 11 novembre 1996, n. 574 (Nuove norme in materia di utilizzazione
agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari) e dal
decreto del Ministro delle politiche agricole e forestali 6 luglio 2005
(Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale
dell’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e degli scarichi dei
frantoi oleari, di cui all’articolo 38 del D. Lgs. 11 maggio 1999, n. 152);
c) le acque reflue provenienti dalle aziende di cui all’articolo 101, comma 7,
lettere a), b), c), del decreto legislativo;
d) le acque reflue dalle piccole aziende agroalimentari assimilate alle
aziende di cui alla lettera c) sulla base del decreto ministeriale di cui
all’articolo 112, comma 2, del decreto legislativo.
2. La comunicazione di cui all’articolo 112, comma 1, del decreto
legislativo è presentata al comune almeno trenta giorni prima dell’inizio
delle attività di utilizzazione nelle forme previste dal regolamento di cui
all’articolo 13, dal rappresentate legale dell’azienda che produce gli
effluenti e le acque destinate all’ utilizzazione agronomica o da altri
soggetti indicati dal decreto ministeriale di cui all’articolo 112, comma 2,
del decreto legislativo.
3. Il regolamento di cui all’articolo 13, detta le procedure e le
modalità per lo svolgimento dell’utilizzazione agronomica delle acque di cui
al presente articolo in attuazione delle disposizioni di cui all’articolo
112, comma 3, del decreto legislativo e sulla base dei criteri di cui al comma
4 del presente articolo.
4. La Giunta regionale nell’emanazione del regolamento di cui al comma 3,
si attiene ai seguenti criteri:
a) le tecniche di distribuzione assicurano:
1) la tutela delle acque ed il raggiungimento degli obiettivi di qualità
ambientale o per specifica destinazione;
2) la produzione, da parte degli effluenti, di un effetto irriguo, concimante
e ammendante sul terreno;
3) il contenimento della formazione e diffusione, per deriva, di aerosol verso
aree non interessate da attività agricola;
4) un’elevata utilizzazione degli elementi nutritivi ed uniforme applicazione
degli stessi;
b) le dimensioni dei contenitori per lo stoccaggio delle acque di cui al
presente articolo in relazione alle esigenze colturali garantiscono una
capacità sufficiente a contenere gli effluenti prodotti nei periodi in cui
l’impiego agricolo è limitato o impedito da motivazioni agronomiche o
climatiche.


ARTICOLO 13

Regolamento regionale

1. La Giunta regionale, entro centottanta giorni dall’entrata in vigore
della legge, provvede a disciplinare con regolamento:
a) le modalità di esercizio da parte degli enti locali e delle AATO delle
competenze di cui al capo II;
b) l’assimilazione ad acque reflue domestiche di cui all’articolo 101, comma
7, lettera e), del decreto legislativo;
c) i trattamenti appropriati di cui all’articolo 105, comma 2, del decreto
legislativo in conformità all’allegato 5 della parte III del decreto stesso;
d) le fasi di autorizzazione provvisoria agli scarichi degli impianti di
depurazione delle acque reflue per il tempo necessario al loro avvio, che non
può eccedere i trecentosessantacinque giorni, termine rinnovabile una sola
volta in caso di dimostrata necessita tecnica;
e) le procedure e modalità per l’uso delle acque per l’utilizzazione
agronomica sulla base dei criteri di cui all’articolo 12;
f) le acque meteoriche dilavanti relativamente alle seguenti materie:
1) indirizzi per l’autorizzazione allo scarico degli scaricatori di piena di
cui all’articolo 10, comma 1 e per il trattamento delle AMPP di cui
all’articolo 8, comma 5;
2) l’elenco delle attività, di cui all’articolo 2, comma 1, lettera e) che
comportano oggettivo rischio di trascinamento, nelle acque meteoriche
dilavanti, di sostanze pericolose o di sostanze in grado di determinare
effettivi pregiudizi ambientali;
g) gli indirizzi per la determinazione delle condizioni qualitative per il
rilascio delle acque di restituzione di cui all’articolo 11, comma 2;
h) criteri per l’autorizzazione allo scarico delle acque reflue urbane,
provenienti dagli agglomerati a forte fluttuazione stagionale, di cui
all’articolo 105, comma 5, del decreto legislativo;
i) norme tecniche per la classificazione, identificazione e caratterizzazione
degli scaricatori di piena e dei terminali di scarico delle fognature bianche
di cui all’articolo 15, comma 4;
l) criteri tecnici per l’ identificazione dei corpi idrici superficiali
interni di cui all’articolo 2, comma 1, lettera p);
m) prescrizioni regionali per la tutela delle acque in attuazione del piano di
tutela delle acque di cui alla deliberazione del Consiglio regionale 25
gennaio 2005, n. 6, in materia di controllo e monitoraggio degli scarichi e
dei flussi informativi, anche attraverso appositi registri informatici;
n) il contenuto delle schede tecniche relative agli scaricatori di piena di
classe B2 di cui all’articolo 10, comma 8;
o) le modalità di comunicazione degli esiti della ricognizione degli
scaricatori di classe A1, A2, B1 di cui all’articolo 10, comma 2.
2. Le disposizioni contenute nel regolamento regionale di cui al comma 1,
lettera a), che disciplinano l’esercizio da parte degli enti locali e delle
AATO delle competenze di cui al capo II, possono essere sostituite da appositi
regolamenti degli enti locali territorialmente competenti.


ARTICOLO 14

Obbligo di allacciamento

1. Per gli insediamenti già esistenti che diano luogo a scarichi di acque
reflue il comune, sentito il gestore del servizio idrico integrato, può
imporre l’allacciamento al servizio pubblico di fognatura secondo i criteri
previsti dal regolamento di fognatura e depurazione in vigore, ai sensi
dell’articolo 107 del decreto legislativo.
2. I nuovi insediamenti che diano luogo a scarichi di acque reflue che
ricadono in aree territoriali servite dalle pubbliche fognature, si allacciano
alla pubblica fognatura nel rispetto:
a) della capacità ricettiva del sistema di allontanamento e depurazione dei
reflui sul quale insistono,
b) delle eventuali previsioni di adeguamento della stessa di cui al piano
d’ambito;
c) delle modalità previste dal regolamento di fognatura e depurazione; in
presenza di fognatura separata è obbligatorio l’allaccio delle acque reflue
alla condotta nera.
3. In caso di mancata osservanza, il comune, sentito il gestore del
servizio idrico integrato, dispone l’allaccio con propria ordinanza.


ARTICOLO 15

Classificazione

1. La classificazione degli scaricatori di piena e dei terminali di
scarico delle fognature bianche viene effettuata, per ogni singola bocca di
scarico, in relazione alle caratteristiche della porzione di rete servita, ed
esclusivamente sulla base della tipologia delle utenze autorizzate ed
allacciate e delle aree servite.
2. Sulla base dei criteri di cui al comma 1, i dispositivi di
collettamento e recapito delle acque meteoriche dei sistemi fognari sono
classificabili nelle seguenti categorie:
a) classe A1: terminali di scarico delle condotte bianche delle fognature
separate;
b) classe A2: scaricatori di piena a servizio di agglomerati, o parti di
agglomerato, costituiti da insediamenti e/o stabilimenti scaricanti in
fognatura esclusivamente acque reflue domestiche o assimilate;
c) classe B1: scaricatori di piena a servizio di agglomerati, o parti di
agglomerato, costituiti da insediamenti e/o stabilimenti scaricanti acque
reflue urbane od industriali nel cui ciclo produttivo non sono presenti
sostanze pericolose di cui alle tabelle 1A e 1B dell’allegato 1 alla parte III
del decreto legislativo.
d) classe B2: scaricatori di piena a servizio di agglomerati, o parti di
agglomerato, costituiti da insediamenti e/o stabilimenti scaricanti acque
reflue urbane od industriali nel cui ciclo produttivo sono presenti sostanze
pericolose di cui alle tabelle 1A e 1B dell’allegato 1 alla parte III del
decreto legislativo.
3. L’attribuzione delle classi è di competenza del gestore della pubblica
fognatura che ne da comunicazione alla provincia, all’AATO ed all’ARPAT per
quanto di loro competenza.
4. La comunicazione di cui al comma 3, contiene le informazioni
necessarie per identificare e caratterizzare gli scaricatori di piena e i
terminali di scarico delle fognature bianche, ai sensi delle prescrizioni e
della scheda tecnica contenute nel regolamento di cui all’articolo 13.


ARTICOLO 16

Caratteristiche degli scaricatori di piena

1. Gli scaricatori di piena, in considerazione delle caratteristiche del
corpo ricettore e degli usi a cui è destinato, sono dimensionati in relazione
alla funzionalità idraulica complessiva della rete fognaria e del depuratore,
al fine di adeguare il sistema con accorgimenti necessari al raggiungimento
degli obiettivi di qualità ambientale o per specifica destinazione di cui al
piano di tutela delle acque.
2. Gli scaricatori di piena di nuova realizzazione di classe A2 e B1
garantiscono di norma valori di diluizione di almeno tre volte la portata
media nera in tempo secco calcolato nelle ventiquattro ore e comunque valori
di diluizione utili al raggiungimento e mantenimento degli obiettivi di
qualità ambientale e per specifica destinazione previsti dai piani di tutela
per i corpi idrici recettori prossimali o distali.
3. Gli scaricatori di piena di classe B2 di nuova realizzazione
garantiscono valori di diluizione di almeno cinque volte la portata media nera
in tempo secco calcolato nelle ventiquattro ore, e comunque valori di
diluizione utili al raggiungimento e mantenimento degli obiettivi di qualità
ambientale e per specifica destinazione previsti dai piani di tutela per i
corpi idrici recettori prossimali o distali tenuto conto anche del livello
delle sostanze pericolose di cui alle tabelle 1A e 1B dell’allegato 1 alla
parte III del decreto legislativo, veicolate dalla rete fognaria in condizioni
di tempo secco.
4. Al fine di proteggere la funzionalità degli impianti di depurazione a
servizio di fognature miste i gestori adottano gli accorgimenti impiantistici
o gestionali tali da garantire la corretta gestione degli afflussi di acque
meteoriche, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.


ARTICOLO 17

Norme per l’attuazione del piano di tutela delle acque

1. In applicazione e nel rispetto dei vincoli posti dalle disposizioni di
cui all’articolo 101, commi 1 e 2, del decreto legislativo, nel piano di
tutela delle acque possono essere disposte condizioni di emissione necessarie
al raggiungimento e al mantenimento degli obiettivi di qualità ambientale o
per specifica destinazione, integrative di quelle di cui alla normativa
regionale vigente.
2. Gli atti autorizzativi, comunque denominati, di cui alla presente
legge costituiscono lo strumento attraverso il quale gli enti, competenti al
rilascio delle autorizzazioni, integrano ed attuano le previsioni della
presente legge e del piano di tutela delle acque per il raggiungimento e
mantenimento degli obiettivi di qualità ambientale e per specifica
destinazione.


ARTICOLO 18

Acque destinate alla balneazione ed alla molluschicoltura

1. Fatte salve le disposizioni della presente legge relative allo scarico di
AMD, lo scarico delle acque reflue urbane nella fascia marina costiera il cui
uso prevalente sia quello della balneazione è consentito, in accordo con
l’articolo 105 del decreto legislativo, solo se le acque reflue sono
allontanate con apposita condotta sottomarina.
2. Tale condotta dista dalla costa almeno trecento metri ed è ancorata ad una
profondità non inferiore a venticinque metri.
3. L’ubicazione, il sistema di spandimento e di ancoraggio della condotta
sottomarina sono scelti sulla base di precisi studi mirati ad assicurare la
buona conduzione e manutenzione del sistema di scarico da parte del titolare e
a verificare che le condizioni meteomarine, la natura dei fondali, i venti e
le correnti prevalenti siano tali da allontanare convenientemente lo scarico
dalla costa e siano garantiti il raggiungimento e il mantenimento degli
obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione.
4. Gli studi di cui al comma 3, propongono una soluzione alternativa, che dia
le stesse garanzie ambientali ed igienico-sanitarie, nei casi in cui le
condizioni previste al comma 2 siano inattuabili a seguito di:
a) particolari conformazioni dei fondali costieri;
b) motivazioni tecniche ambientali;
c) per eccessiva onerosità in rapporto ai benefici ambientali ottenuti.
5. Nel caso di cui al comma 4, la provincia valuta la proposta alternativa
fatta e se del caso può autorizzare lo scarico in difformità alle prescrizioni
del comma 2, fermo restando l’obbligo da parte del titolare dello scarico di
garantire localmente, con oneri economici a proprio carico, il raggiungimento
e il mantenimento di prefissati obiettivi di qualità ambientale e di quelli
relativi ai corpi idrici a specifica destinazione.
6. Lo scarico di una condotta sottomarina è vietato in prossimità di banchi di
molluschi bivalvi gasteropodi anche a sviluppo naturale di cui sia consentita
la pesca.


ARTICOLO 19

Acque dolci idonee alla vita dei pesci

1. L’autorità competente al rilascio dell’autorizzazione allo scarico
adotta nell’atto autorizzativo le prescrizioni necessarie ai fini del
mantenimento della qualità necessaria al conseguimento e mantenimento della
conformità alla vita dei pesci nei tratti designati dalla Regione ai sensi
dell’articolo 84 del decreto legislativo.
2. Al Presidente della provincia spetta, sentito il parere dell’ARPAT,
l’emanazione degli atti urgenti di cui all’articolo 84, comma 4, del decreto
legislativo, integrativi o restrittivi degli scarichi ovvero degli usi delle
acque a tutela della qualità delle acque dolci idonee alla vita dei pesci.


ARTICOLO 20

Acque superficiali destinate alla potabilizzazione

1. Qualora lo scarico delle acque reflue urbane, industriali nonché lo
scarico finale di impianti di depurazione avvenga in prossimità e comunque al
di fuori dell’area di salvaguardia, di prese acquedottistiche di cui
all’articolo 94, comma 1, del decreto legislativo e classificate ai sensi
dell’articolo 80 del medesimo, l’ente che autorizza lo scarico detta
disposizioni specifiche per il mantenimento e il miglioramento delle
caratteristiche qualitative della risorsa idrica.
2. In presenza di particolari situazioni di magra del corpo idrico
ricettore che ne possano compromettere l’uso idropotabile, la provincia
prescrive, ove necessario, ai soggetti interessati particolari interventi per
diminuire l’apporto inquinante e la diminuzione dei diritti di prelievo di
acque al fine di aumentare il deflusso minimo vitale in alveo, determinandone
modalità e durata senza che ciò possa dar luogo alla corresponsione di
indennizzi.
3. Qualora, al fine di migliorare la qualità delle acque derivate per il
successivo uso potabile, sia ritenuto necessario cambiare le posizioni
relative alla presa di acqua o il punto di scarico delle acque reflue urbane
che ne compromette la qualità, il soggetto gestore privilegia le soluzioni più
economiche a parità di tutela ambientale.


ARTICOLO 21

Limiti di emissione nei corpi recettori

1. In applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 124, comma 10,
del decreto legislativo e dell’articolo 17, comma 2, l’ente competente al
rilascio dell’autorizzazione allo scarico può prescrivere limiti di emissione
più restrittivi di quelli disposti dall’allegato 5 della parte III del decreto
legislativo, qualora sia necessario per il mantenimento e raggiungimento degli
obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione previsti dai
piani di tutela. In particolare per le sostanze pericolose di cui alle tabelle
1A e 1B dell’allegato 1 alla parte III del decreto legislativo, si autorizzano
limiti allo scarico tali da non compromettere il raggiungimento e mantenimento
degli obiettivi di qualità ambientale e per specifica destinazione.
2. L’ente competente al rilascio dell’autorizzazione allo scarico, nel
caso di scarichi fuori dalla pubblica fognatura, in applicazione dell’articolo
101, commi 1 e 2, del decreto legislativo e dell’articolo 17, comma 2, della
presente legge, può definire, sentito il parere dell’ARPAT, limiti di
emissione diversi da quelli dell’allegato 5 alla parte III del decreto
legislativo nel rispetto delle disposizioni del comma 3 del presente articolo.
3. Il comma 2 è applicabile nel rispetto delle seguenti condizioni:
a) limiti diversi da quelli previsti dall’allegato 5 alla parte III del
decreto legislativo possono essere previsti nel rispetto delle disposizioni di
cui all’articolo 101, comma 2, del decreto legislativo;
b) limiti diversi non possono essere stabiliti per scarichi direttamente
adducenti a corpi idrici significativi nei quali non sia già stato raggiunto
lo stato di qualità ambientale di buono;
c) il limite diverso non deve compromettere il mantenimento degli obiettivi di
qualità per specifica destinazione;
d) non è applicabile per scarichi adducenti ad acque lacustri, a basso
ricambio.
4. Nel caso lo scarico oggetto dell’autorizzazione presenti sostanze non
disciplinate, neanche in via generale [ . . . ]

TESTO INTEGRALE DISPONIBILE
PER GLI UTENTI REGISTRATI


Consiglia questa pagina ai tuoi amici
 
Sistemi di isolamento a cappotto_Marketplace
inc
Tagli e sabbiature_Marketplace
inc

NEWS NORMATIVA

Tettoia, qual è la distanza giusta dalla costruzione vicina?

21/04 - Tettoia, qual è la distanza giusta dalla costruzione vicina?

Il Tar Calabria interviene sul concetto di costruzione e di edificio

20/04 - Prove sui materiali: eliminata la competenza esclusiva dei laboratori, largo ai tecnici

Il Tar Lazio sospende la disposizione contenuta nelle Linee guida sui ponti e viadotti esistenti


OTIS Gen2® Home
inc
FCY / FCYI
inc

inc