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Scheda Normativa

Norme Correlate

Piano urbanistico 31/10/ 2012 n. 84

Friuli Venezia Giulia - Piano di Governo del Territorio (PGT)

Decreto 10/07/ 2012 n. 149

Regione Friuli Venezia Giulia - Regolamento recante la disciplina del procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, ai sensi dell’articolo 58 della legge regionale 23 febbraio 2007, n. 5 (Riforma dell’urbanistica e disciplina dell’attività edilizia e del paesaggio)

Legge regionale 12/02/ 2009 n. 2

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia - Modifiche urgenti alla legge regionale 14/2002 (Disciplina dei lavori pubblici), alla legge regionale 5/2007 (Riforma dell’urbanistica e disciplina dell’attività edilizia e del paesaggio), e interventi per la conservazione e il restauro di immobili di interesse storico-architettonico

Decreto Presidenziale 20/03/ 2008 n. 086/Pres

Regione Friuli Venezia Giulia - Regolamento di attuazione della parte urbanistica della LR 23.02.2007, n. 5, recante la "Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio"

Piano urbanistico 17/10/ 2007

Regione Friuli Venezia Giulia - Piano Territoriale Regionale (PTR)

Piano urbanistico

Comune di Udine - Piano Regolatore Generale Comunale (P.R.G.C.)

Bozza non ancora in vigore

Friuli Venezia Giulia - Regolamento recante la disciplina del procedimento per il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, ai sensi dell’articolo 58 della legge regionale 23 febbraio 2007, n. 5 (Riforma dell'urbanistica e disciplina dell'attività edilizia e del paesaggio)

Piano urbanistico

Comune di Trieste - Piani Attuativi

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Legge regionale 23/02/2007 n. 5

(Gazzetta regionale 28/02/2007 n. 9)

Regione Friuli Venezia Giulia - Riforma dell’urbanistica e disciplina dell’attività edilizia e del paesaggio

IL CONSIGLIO REGIONALE

ha approvato

IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

promulga:

la seguente legge:


PARTE I
URBANISTICA

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI



ARTICOLO 1

(Finalita’)

1. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia disciplina con la presente legge
la materia dell’urbanistica e della pianificazione territoriale, in
attuazione dell’articolo 4, primo comma, numero 12), dello Statuto speciale,
adottato con la legge costituzionale 31 gennaio 1963, n. 1, e successive
modifiche, nel rispetto della Costituzione e dei vincoli derivanti
dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

2. La Regione riconosce le risorse essenziali come bene comune della
collettivita’, preserva e valorizza il proprio territorio. La presente legge
stabilisce le finalita’ strategiche che gli strumenti di pianificazione
devono conseguire nella regolazione dell’uso del territorio.

3. Gli strumenti di pianificazione perseguono la riqualificazione dei sistemi
insediativi e degli assetti territoriali, la prevenzione e il recupero del
degrado ambientale e prevedono un’attenta valutazione delle alternative di
riuso e riorganizzazione dei tessuti insediativi esistenti prima di procedere
a nuovi impegni di suolo.








ARTICOLO 2

(Definizioni)

1. Ai fini della presente legge si intende per:
a) risorse essenziali:
1) aria, acqua, suolo ed ecosistemi;
2) paesaggio;
3) edifici, monumenti e siti di interesse storico e culturale;
4) sistemi infrastrutturali e tecnologici;
5) sistemi degli insediamenti, ivi incluse le conurbazioni udinese e
pordenonese;
b) interesse regionale: l’interesse pubblico di tutela e impiego della
risorsa essenziale, che in relazione al grado di coinvolgimento del
territorio regionale impone alla Regione l’esercizio della funzione della
pianificazione territoriale;
c) risorsa essenziale di interesse regionale: la risorsa essenziale che
supera la soglia di interesse regionale, la cui tutela e impiego e’
disciplinata dal piano territoriale regionale;
d) piano territoriale regionale (PTR): lo strumento di pianificazione
territoriale regionale con il quale la Regione svolge le proprie funzioni
di pianificazione territoriale regionale e di tutela e impiego delle
risorse essenziali di interesse regionale;
e) pianificazione comunale: la funzione di pianificazione generale,
territoriale e urbanistica del Comune che si articola nei livelli
strutturale e operativo;
f) pianificazione sovracomunale: la funzione di pianificazione generale,
territoriale e urbanistica degli enti pubblici territoriali svolta nei
modi previsti dalla legge;
g) piano strutturale comunale (PSC): lo strumento di pianificazione del
Comune che definisce gli indirizzi, le prescrizioni, nonche’ gli
obiettivi strategici per la pianificazione dell’intero territorio
comunale;
h) piano operativo comunale (POC): lo strumento urbanistico del Comune che
stabilisce le regole per la conservazione, valorizzazione, organizzazione
e trasformazione di tutto il territorio comunale, individuando le azioni
per il raggiungimento degli obiettivi del PSC;
i) documento preliminare di piano (DPP): il documento che contiene lo schema
dell’assetto del territorio e individua limiti e condizioni di
trasformazione per lo sviluppo sostenibile;
j) conferenza di pianificazione: la sede istituzionale per l’esame
contestuale dei vari interessi pubblici coinvolti nel procedimento di
formazione del PSC e sue varianti, nella quale si acquisiscono intese,
concerti, nulla osta o assensi comunque denominati delle amministrazioni
pubbliche coinvolte;
k) intesa di pianificazione: lo strumento di copianificazione tramite il
quale Regione e Comune condividono i contenuti del PSC, che incidono
sulla tutela e sull’impiego delle risorse essenziali di interesse
regionale individuate nel PTR;
l) piani attuativi comunali (PAC): l’insieme degli strumenti urbanistici di
iniziativa pubblica e privata previsti dalla legge per dare attuazione
alle previsioni degli strumenti di pianificazione comunale e
sovracomunale;
m) ambito territoriale ottimale per la gestione del paesaggio (AGEPA):
l’ambito territoriale composto da piu’ Comuni contermini che in ragione
della sua dimensione territoriale consente alla Regione di assicurare una
adeguata scala di gestione del paesaggio, in relazione agli obblighi
assunti con lo Stato nell’intesa di cui all’articolo 6, comma 2, e per le
finalita’ di cui all’articolo 58, comma 3;
n) Ente di pianificazione intercomunale (EPI): l’ente pubblico con
personalita’ giuridica costituito per l’esercizio della pianificazione
sovracomunale con le modalita’ di cui all’articolo 29;
o) perequazione urbanistica: la tecnica che assicura la ripartizione dei
diritti edificatori e dei relativi oneri tra tutti i proprietari degli
immobili inclusi in un predeterminato ambito, indipendentemente dalle
destinazioni specifiche assegnate alle singole aree;
p) compensazione urbanistica: la tecnica che consente al Comune di convenire
con i proprietari la cessione di aree destinate a servizi, a fronte di
diritti edificatori di pari valore da utilizzare in ambiti a cio’
preventivamente destinati;
q) compensazione territoriale: la tecnica in base alla quale i Comuni che
provvedono congiuntamente alla pianificazione sovracomunale in forma
associata convengono di compensare diritti edificatori con equivalenti
valori di natura urbanistica o economica;
r) sistema informativo territoriale regionale (SITER): la banca dati
informatica nella quale sono raccolti, elaborati e interpretati i dati
numerici e di documentazione cartografica riguardanti le dinamiche del
territorio;
s) osservatorio regionale della pianificazione territoriale e urbanistica,
dell’edilizia e del paesaggio: l’attivita’ che consente alla Regione il
monitoraggio sugli strumenti urbanistici vigenti, nonche’ dell’attivita’
edilizia e della tutela del paesaggio sul territorio regionale;
t) WebGIS: piattaforma informatica dedicata alla consultazione di
informazioni di carattere territoriale nella loro consistenza grafica e
alfanumerica;
u) osservazioni: deduzioni motivate presentate dai soggetti indicati dalla
legge nei confronti di strumenti che non hanno effetto conformativo della
proprieta’;
v) opposizioni: eccezioni motivate presentate dai soggetti indicati dalla
legge nei confronti di strumenti urbanistici che hanno effetto
conformativo della proprieta’.








ARTICOLO 3

(Attribuzioni del Comune)

1. La funzione della pianificazione territoriale e’ del Comune che la
esercita nel rispetto dei principi di adeguatezza, interesse regionale e
sussidiarieta’, nonche’ nel rispetto delle attribuzioni riservate in via
esclusiva alla Regione in materia di risorse essenziali di interesse
regionale e in coerenza alle indicazioni del PTR.

2. Il Comune, in forza del principio di sussidiarieta’ e di adeguatezza,
esercita la funzione della pianificazione territoriale a livello
sovracomunale quando gli obiettivi della medesima, in relazione alla portata
o agli effetti dell’azione prevista, non possano essere adeguatamente
raggiunti a livello comunale.

3. Nei territori di cui all’articolo 4 della legge 23 febbraio 2001, n. 38
(Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-
Venezia Giulia), la pianificazione territoriale deve tendere alla
salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali della collettivita’
locale.








ARTICOLO 4

(Attribuzioni della Provincia)

1. La Provincia svolge la funzione dell’elaborazione di programmi
territoriali strategici nel rispetto delle prescrizioni di PTR.

2. La Provincia svolge attivita’ e funzioni di pianificazione sovracomunale
con le modalita’ di cui agli articoli 27 e 28.








ARTICOLO 5

(Attribuzioni della Regione)

1. La funzione della pianificazione della tutela e dell’impiego delle risorse
essenziali di interesse regionale e’ della Regione.

2. La presente legge stabilisce i criteri per individuare le soglie oltre le
quali la Regione svolge le funzioni di cui al comma 1 per mezzo del PTR,
nonche’ le procedure attraverso le quali la Regione assicura che la tutela e
l’impiego delle risorse essenziali siano garantiti dagli strumenti
urbanistici.








ARTICOLO 6

(Intese con lo Stato)

1. La Regione promuove il raggiungimento delle intese obbligatorie con gli
organi statali competenti per i mutamenti di destinazione dei beni immobili
appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato.

2. La Regione, in attuazione a quanto previsto dal decreto legislativo 22
gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi
dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137), e successive modifiche,
stipula con i Ministeri competenti l’intesa per la valenza paesaggistica del
PTR.




TITOLO II
PIANIFICAZIONE TERRITORIALE

Capo I
Pianificazione territoriale regionale



ARTICOLO 7

(Funzioni e obiettivi della pianificazione)

1. La pianificazione territoriale e urbanistica si informa ai seguenti
obiettivi generali:
a) promuovere un ordinato sviluppo del territorio, dei tessuti urbani e del
sistema produttivo;
b) assicurare che i processi di trasformazione siano compatibili con la
sicurezza e la tutela dell’integrita’ fisica e con l’identita’ culturale
del territorio;
c) migliorare la qualita’ della vita e la salubrita’ degli insediamenti
urbani;
d) ridurre la pressione degli insediamenti sui sistemi naturali e ambientali
anche attraverso opportuni interventi di riduzione e mitigazione degli
impatti;
e) promuovere il miglioramento della qualita’ ambientale, architettonica e
sociale del territorio urbano, attraverso interventi di riqualificazione
del tessuto esistente;
f) contenere il consumo di nuovo territorio subordinandone l’uso all’attenta
valutazione delle soluzioni alternative derivanti dalla sostituzione dei
tessuti insediativi esistenti o dalla loro riorganizzazione e
riqualificazione.








ARTICOLO 8

(Finalita’ strategiche del PTR)

1. Il PTR persegue le seguenti finalita’ strategiche:
a) la conservazione e la valorizzazione del territorio regionale, anche
valorizzando le relazioni a rete tra i profili naturalistico, ambientale,
paesaggistico, culturale, storico e la riqualificazione urbana e
ambientale;
b) le migliori condizioni per la crescita economica del Friuli Venezia
Giulia e lo sviluppo sostenibile della competitivita’ del sistema
regionale;
c) le pari opportunita’ di sviluppo economico per tutti i territori della
regione nella prospettiva di rafforzamento del policentrismo e di
integrazione dei diversi sistemi territoriali;
d) la coesione sociale della comunita’, nonche’ l’integrazione territoriale,
economica e sociale del Friuli Venezia Giulia con i territori contermini;
e) il miglioramento della condizione di vita degli individui, della
comunita’, degli ecosistemi e in generale l’innalzamento della qualita’
ambientale;
f) le migliori condizioni per il contenimento del consumo dell’energia e del
suolo, anche con lo scopo di mantenere la piu’ estesa fruizione a scopi
agricoli e forestali, nonche’ per lo sviluppo delle fonti energetiche
alternative;
g) la sicurezza rispetto ai rischi correlati all’utilizzo del territorio.








ARTICOLO 9

(Elementi del PTR)

1. Il PTR e’ costituito da:
a) un documento che analizza lo stato del territorio della regione, ivi
incluse le relazioni che lo legano agli ambiti circostanti, le principali
dinamiche che esercitano un’influenza sull’assetto del territorio o da
questo sono influenzate, nonche’ lo stato generale della pianificazione
della Regione e dei Comuni;
b) un documento che stabilisce gli obiettivi del PTR, generali e di settore,
sulla base delle finalita’ strategiche indicate dalla legge e descrive le
azioni di pianificazione per conseguire gli obiettivi;
c) idonee rappresentazioni grafiche;
d) norme di attuazione che disciplinano tutta l’attivita’ di pianificazione
di competenza regionale e assicurano la cogenza del PTR;
e) una relazione illustrativa.

2. Il PTR esprime altresi’ la valenza paesaggistica di cui agli articoli 135
e 143 del decreto legislativo 42/2004 e successive modifiche, e contiene
prescrizioni finalizzate alla tutela delle aree di interesse naturalistico e
paesaggistico di cui alle direttive comunitarie e relativi atti di
recepimento, nonche’ alle norme di legge nazionale e regionale.

3. Il PTR e’ rappresentato mediante WebGIS o altri piu’ evoluti sistemi
informatici e banche dati, nonche’ da supporti grafici idonei a rappresentare
l’assetto territoriale.








ARTICOLO 10

(Formazione del PTR)

1. La formazione del PTR e delle sue varianti avviene con le metodologie di
Agenda 21 e in conformita’ alla direttiva 2001/42/CE del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 27 giugno 2001, concernente la valutazione degli effetti
di determinati piani e programmi sull’ambiente e alle successive norme di
recepimento.

2. La Giunta regionale predispone il progetto di PTR e lo sottopone al parere
del Consiglio delle autonomie locali.

3. La Giunta regionale valuta il parere del Consiglio delle autonomie locali
ed elabora il progetto definitivo di PTR.

4. Il progetto definitivo di PTR e’ sottoposto al parere della competente
Commissione consiliare che si esprime entro sessanta giorni dalla data della
richiesta ed e’ adottato, eventualmente modificato sulla base del parere
consiliare, con decreto del Presidente della Regione, previa deliberazione
della Giunta regionale. Decorso infruttuosamente il termine si prescinde dal
parere.

5. Il PTR adottato e’ pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione e
depositato per la libera consultazione presso la competente struttura
regionale. Entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione possono
formulare osservazioni:
a) gli enti e gli organismi pubblici;
b) le associazioni di categoria e i soggetti portatori di interessi diffusi
e collettivi;
c) i soggetti nei confronti dei quali le previsioni di PTR adottato sono
destinate a produrre effetti diretti.

6. Esperite le procedure di cui ai precedenti commi e tenuto conto delle
osservazioni di cui al comma 5, il PTR e’ approvato con decreto del
Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta regionale, ed e’
pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione. L’avviso dell’avvenuta
approvazione e’ pubblicato contestualmente sulla Gazzetta Ufficiale della
Repubblica e su due quotidiani a diffusione regionale. Il PTR entra in vigore
il giorno successivo alla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della
Regione.

7. I contenuti prescrittivi derivanti da norme statali e comunitarie
successive alla data di approvazione del PTR sono recepiti nel PTR entro
centoventi giorni con decreto del Presidente della Regione, su conforme
deliberazione della Giunta regionale.








ARTICOLO 11

(Contenuti prescrittivi del PTR)

1. Le risorse essenziali di interesse regionale, i livelli di qualita’, le
prestazioni minime e le regole d’uso individuati nel PTR costituiscono
elementi strutturali della pianificazione territoriale regionale e sono
recepiti negli strumenti urbanistici comunali con le modalita’, le procedure
e i tempi previsti dalla presente legge.

2. L’individuazione delle soglie, oltre le quali le risorse essenziali sono
di interesse regionale, si informa ad almeno uno dei seguenti criteri, per il
perseguimento delle finalita’ strategiche del PTR:
a) funzionale, che considera il valore ed il ruolo di preminenza assunto
dalla risorsa essenziale;
b) fisico-dimensionale, che considera l’estensione quantitativa della
risorsa essenziale;
c) prestazionale, che considera il livello qualitativo di efficienza della
risorsa essenziale;
d) regolativo, che considera la normativa comunitaria, statale e regionale,
nonche’ le altre disposizioni regolative e programmatorie regionali,
disciplinanti la risorsa essenziale;
e) vocazionale, che considera l’attitudine e le potenzialita’ di attrazione
della risorsa essenziale.

3. L’individuazione delle competenze per le risorse essenziali del paesaggio
e degli edifici, monumenti e siti di interesse storico e culturale e’
determinata considerando il contesto in cui si trova inserita la risorsa, il
livello di tutela e il grado della sua valorizzazione, nonche’ l’attitudine
allo svolgimento della sua funzione.








ARTICOLO 12

(Efficacia)

1. Il Comune adegua i propri strumenti di pianificazione territoriale e
urbanistica comunale dalla data di entrata in vigore del PTR e delle sue
varianti.

2. L’adeguamento di cui al comma 1 e’ assolto con l’adozione del PSC entro il
termine di tre anni, ovvero di quattro anni nell’ipotesi in cui Comuni
contermini vi provvedano in forma associata.

3. Il decorso infruttuoso del termine di cui al comma 2 sospende ogni
determinazione comunale sulle domande di rilascio dei titoli abilitativi
edilizi, che siano in contrasto con le previsioni del PTR.




Capo II
Piani regionali di settore e piani territoriali infraregionali



ARTICOLO 13

(Piani di settore)

1. I Piani di settore approvati dalla Regione in applicazione di leggi
statali e regionali si conformano alle prescrizioni del PTR e contengono una
relazione di coerenza con il PTR medesimo.

2. I Piani di settore possono costituire variante al PTR qualora formati nel
rispetto delle finalita’, dei contenuti e delle procedure di cui agli
articoli 8, 9 e 10.








ARTICOLO 14

(Piani territoriali infraregionali)

1. I piani territoriali infraregionali sono gli strumenti di pianificazione
di enti pubblici ai quali e’ attribuita per legge una speciale funzione di
pianificazione territoriale per il perseguimento dei propri fini
istituzionali.

2. Il piano territoriale infraregionale si conforma alle prescrizioni del PTR
e contiene una relazione di coerenza alle previsioni del PTR.

3. I Piani territoriali infraregionali si armonizzano con gli strumenti
urbanistici comunali secondo le procedure indicate nel regolamento di
attuazione della presente legge e sono approvati dal Presidente della Regione.




Capo III
Strumenti e contenuti della pianificazione comunale



ARTICOLO 15

(Piano strutturale comunale)

1. Il Piano strutturale comunale ha durata indeterminata e:
a) costituisce il quadro conoscitivo del territorio comunale idoneo a
delineare le strategie e le azioni per lo sviluppo, conservazione e
valorizzazione delle risorse essenziali;
b) recepisce le prescrizioni di PTR;
c) fissa gli indicatori di monitoraggio per la valutazione ambientale
strategica (VAS);
d) stabilisce i criteri per l’utilizzazione delle risorse essenziali di
livello comunale;
e) individua gli ambiti urbanizzati, non urbanizzati, urbanizzabili e la
rete delle infrastrutture, definiti secondo le tipologie e nei limiti del
PTR;
f) definisce la metodologia e i criteri, nonche’ i limiti, per
l’individuazione degli ambiti di perequazione urbanistica, di
compensazione urbanistica e di compensazione territoriale.

2. Il PSC e’ rappresentato mediante l’utilizzo di piattaforme informatiche
secondo le modalita’ previste dal regolamento di attuazione della presente
legge.








ARTICOLO 16

(Finalita’ strategiche del PSC)

1. Il PSC persegue le seguenti finalita’ strategiche:
a) la conservazione e la valorizzazione del territorio comunale attuando le
previsioni del PTR anche in relazione ai profili naturalistico,
ambientale, paesaggistico, culturale, storico e la riqualificazione
urbana e ambientale;
b) le migliori condizioni per la crescita economica del Comune e lo sviluppo
sostenibile della competitivita’ del sistema comunale;
c) la coesione sociale della comunita’, nonche’ l’integrazione territoriale,
economica e sociale del Comune con i territori contermini;
d) il miglioramento della condizione di vita degli individui, della
comunita’, degli ecosistemi e, in generale, l’innalzamento della qualita’
ambientale;
e) le migliori condizioni per il contenimento del consumo dell’energia e del
suolo, anche con lo scopo di mantenere la piu’ estesa fruizione a scopi
agricoli e forestali, nonche’ per lo sviluppo delle fonti energetiche
alternative;
f) la sicurezza rispetto ai rischi correlati all’utilizzo del territorio
comunale.








ARTICOLO 17

(Procedura di formazione del PSC)

1. Il Consiglio comunale impartisce alla Giunta comunale le direttive per la
predisposizione del PSC e delle sue varianti e le comunica ai soggetti di cui
all’articolo 18, comma 3.

2. Il Comune elabora il documento preliminare di piano, lo approva e convoca
la conferenza di pianificazione con le modalita’ di cui all’articolo 18.

3. Il Comune richiede alla Regione l’intesa di pianificazione sul PSC, ai
sensi dell’articolo 19.

4. Il Consiglio comunale adotta il PSC nel rispetto dell’intesa con la
Regione.

5. Il Comune pubblica l’avviso di adozione del PSC sul Bollettino Ufficiale
della Regione e contestualmente deposita il PSC presso la propria sede per
trenta giorni, entro i quali chiunque puo’ formulare osservazioni.

6. Il Consiglio comunale decide motivatamente sulle osservazioni e approva il
PSC qualora non siano introdotte modifiche ai contenuti dell’intesa. Il PSC
approvato e’ trasmesso alla Regione.

7. Il Comune richiede alla Regione una nuova intesa, qualora, in sede di
approvazione, modifichi i contenuti di PSC, gia’ oggetto di intesa.

8. La struttura regionale competente conferma, entro sessanta giorni dalla
ricezione del PSC approvato, il rispetto dell’intesa di pianificazione.
Decorso il predetto termine, nel silenzio dell’Amministrazione regionale, il
PSC si intende conforme all’intesa. L’avviso di approvazione e’ pubblicato
sul Bollettino Ufficiale della Regione.

9. La struttura regionale competente, qualora il PSC approvato non rispetti i
contenuti dell’intesa, informa la Giunta regionale e restituisce gli atti al
Comune.

10. Il PSC entra in vigore dalla data di pubblicazione sul Bollettino
Ufficiale della Regione dell’avviso di approvazione.

11. Il PSC approvato in mancanza o in difformita’ dell’intesa di
pianificazione e’ inefficace.

12. Il PSC e’ assoggettato alle metodologie di Agenda 21 e alla procedura di
VAS.








ARTICOLO 18

(Conferenza di pianificazione)

1. Il Comune convoca e presiede la conferenza di pianificazione per formare e
variare il PSC.

2. La conferenza verifica la completezza e l’aggiornamento del quadro
conoscitivo del territorio, raccoglie e integra le valutazioni dei soggetti
partecipanti. La conferenza, se richiesta, esprime valutazioni preliminari
sul DPP.

3. La Regione, la Provincia territorialmente competente, i soggetti pubblici
che svolgono funzioni pianificatorie, le Amministrazioni statali competenti,
nonche’ i Comuni contermini sono convocati di diritto al fine del
raggiungimento delle intese o degli atti di assenso.

4. Il Comune ha facolta’ di convocare altri soggetti pubblici.

5. Nella conferenza di pianificazione sono prioritariamente promosse le
intese necessarie a definire le previsioni urbanistiche di beni appartenenti
al demanio o al patrimonio indisponibile dello Stato o della Regione, nonche’
di quelli ricadenti in ambito territoriale di competenza di soggetti di
diritto pubblico ai quali leggi statali o regionali attribuiscono specifiche
funzioni di pianificazione.

6. Il verbale della conferenza di pianificazione, contenente l’acquisizione
di intese, concerti, pareri, nulla osta e atti di assenso comunque denominati
previsti dalla legislazione vigente e rilasciati dalle Amministrazioni dello
Stato nella conferenza di pianificazione, sostituisce le procedure di
acquisizione degli atti per la formalizzazione di intese e concerti e di
rilascio di nulla osta, autorizzazioni e assensi.

7. Nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento, il procedimento della
conferenza di pianificazione e’ disciplinato dal Comune.








ARTICOLO 19

(Intesa di pianificazione)

1. Il Comune e la Regione definiscono l’intesa di pianificazione sul PSC al
termine della conferenza di pianificazione.

2. L’intesa ha per oggetto il recepimento nel PSC delle prescrizioni di PTR
vigente, nonche’ la delega al rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche.

3. Il Comune puo’ proporre che nell’intesa siano previsti interventi di
trasformazione del territorio e scelte urbanistiche relative a risorse
essenziali di livello comunale.

4. La Regione esprime l’intesa sul PSC con deliberazione della Giunta
regionale e il Comune con la deliberazione consiliare, di cui all’articolo
17, comma 4.

5. La Regione esprime l’intesa sul PSC sovracomunale, in relazione
all’adeguatezza del prescelto ambito territoriale ai sensi delle norme
vigenti.

6. La Regione delega il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche ai
soggetti indicati all’articolo 58, comma 3.








ARTICOLO 20

(Salvaguardia)

1. Il Comune, a decorrere dalla data della deliberazione di adozione del PSC
o delle varianti al piano in vigore e sino alla data di entrata in vigore del
piano medesimo, sospende ogni determinazione sulle domande di rilascio di
titoli abilitativi edilizi che siano in contrasto con le previsioni del PSC
adottato.

2. La sospensione di cui al comma 1 opera per un termine massimo di due anni
per il PSC comunale e per un termine massimo di tre anni per il PSC
sovracomunale.

3. La salvaguardia di cui al presente articolo non opera per gli interventi
edilizi di manutenzione ordinaria e straordinaria, per gli interventi di
restauro e risanamento conservativo, nonche’ per gli interventi di pubblica
utilita’ e interesse pubblico.








ARTICOLO 21

(Piano operativo comunale)

1. Il Piano operativo comunale, predisposto dal Comune in conformita’ delle
previsioni del PSC, ha efficacia conformativa della proprieta’ e durata
indeterminata. E’ facolta’ di ogni Comune adottare e approvare il POC
singolarmente o con modalita’ sovracomunale. Il POC sovracomunale e’ adottato
e approvato dai medesimi organi che hanno approvato il PSC sovracomunale.

2. Il POC:
a) ripartisce il territorio comunale in zone omogenee con relative
destinazioni d’uso e indici edilizi secondo le tipologie e nei limiti
indicati dal PTR;
b) stabilisce norme tecniche di attuazione degli interventi di
riqualificazione, di trasformazione e di conservazione;
c) stabilisce gli standard, individua e disciplina le aree destinate alla
realizzazione del sistema delle infrastrutture, degli spazi, dei servizi
pubblici e di interesse pubblico, le attrezzature di interesse collettivo
e sociale, nonche’ le zone preordinate alla tutela ambientale e del
territorio;
d) individua gli ambiti da assoggettare obbligatoriamente a pianificazione
di settore, nonche’ a scala di maggior dettaglio, quelli da assoggettare
a pianificazione attuativa e ne stabilisce le regole e le modalita’
d’intervento;
e) individua gli ambiti in cui sono previsti interventi di riqualificazione
del patrimonio edilizio esistente;
f) disciplina gli interventi di trasformazione da attuare in forma unitaria
anche con l’utilizzo della tecnica della perequazione urbanistica, della
compensazione urbanistica e della compensazione territoriale e individua
le correlate aree destinate al trasferimento dei crediti edilizi, nonche’
i relativi limiti di incremento edificatorio.

3. Il POC non puo’ contenere previsioni che abbiano effetti significativi
sull’ambiente tali da incidere sulla procedura di VAS fatta nel PSC.








ARTICOLO 22

(Procedura di formazione del POC)

1. La Giunta comunale adotta il POC o le sue varianti e richiede la
pubblicazione dell’avviso di adozione sul Bollettino Ufficiale della Regione.

2. Il POC adottato e’ depositato, contestualmente alla pubblicazione
dell’avviso di adozione sul Bollettino Ufficiale della Regione, presso la
sede del Comune per trenta giorni entro i quali chiunque puo’ formulare
osservazioni e opposizioni.

3. I pareri e gli atti di assenso comunque denominati previsti dalla
legislazione vigente, non acquisiti in sede di conferenza di pianificazione,
sono rilasciati dalle amministrazioni competenti anteriormente
all’approvazione del POC.

4. Il Consiglio comunale decide motivatamente sulle osservazioni e sulle
opposizioni presentate ai sensi del comma 2 e approva il POC previa
asseverazione di conformita’ agli strumenti di pianificazione sovraordinata e
alle disposizioni di legge. L’asseverazione e’ firmata congiuntamente dal
Sindaco, dal segretario comunale e dal responsabile del procedimento.

5. Il POC entra in vigore dalla data di pubblicazione sul Bollettino
Ufficiale della Regione dell’avviso di approvazione.








ARTICOLO 23

(Decadenza dei vincoli)

1. Le previsioni del POC che assoggettano singoli beni a vincoli preordinati
all’esproprio decadono qualora non siano state attuate o non sia iniziata la
procedura per l’espropriazione degli immobili entro cinque anni dall’entrata
in vigore del POC medesimo.

2. La decadenza di cui al comma 1 non opera qualora i vincoli abbiano
validita’ permanente in quanto imposti da disposizioni di legge.

3. Nelle aree nelle quali le previsioni urbanistiche risultino inefficaci ai
sensi del comma 1 e’ ammissibile la realizzazione di interventi aventi
destinazione d’uso e parametri edilizi compatibili con le previsioni dello
strumento urbanistico per le aree contermini, nel rispetto di un indice
massimo di fabbricabilita’ fondiaria di 0,03 mc/mq e, per le attivita’
produttive, di un rapporto di copertura pari ad un decimo dell’area di
proprieta’.

4. Il Comune, in sede di reiterazione dei vincoli di cui al comma 1, puo’
avvalersi di tecniche di perequazione e compensazione urbanistica per l’equo
ristoro a favore dei proprietari degli immobili interessati.

5. Nelle more della reiterazione dei vincoli di cui al comma 1 non sono
ammesse varianti che assoggettano a vincolo preordinato all’esproprio aree
destinate a servizi. Sono comunque ammesse varianti per la realizzazione di
lavori pubblici e quelle conseguenti a una conferenza di servizi, un accordo
di programma, un’intesa ovvero un altro atto, anche di natura territoriale,
che in base alla legislazione vigente comporti la variante al piano
urbanistico.








ARTICOLO 24

(Accelerazione di procedure)

1. L’approvazione dei progetti preliminari di lavori pubblici, anche di
competenza di enti diversi, da parte del Consiglio comunale, anche se non
conformi alle specifiche destinazioni di piano, costituisce variante al POC,
ferma restando la conformita’ al PSC.

2. Lo strumento urbanistico del Comune adeguato al PTR ai sensi dell’articolo
12 puo’ essere variato con accordo di programma, in presenza dei presupposti
e con le procedure di cui all’articolo 19 della legge regionale 20 marzo
2000, n. 7 (Testo unico delle norme in materia di procedimento amministrativo
e di diritto di accesso), e successive modifiche.

3. L’accordo di programma e’ approvato con decreto del Presidente della
Regione e determina le variazioni del PSC e, ove necessario, del POC, nel
rispetto del PTR, qualora l’adesione del Sindaco allo stesso sia ratificata
dal Consiglio comunale a pena di decadenza entro trenta giorni. L’accordo di
programma diviene efficace dalla data di pubblicazione sul Bollettino
Ufficiale della Regione del decreto di approvazione del Presidente della
Regione. L’accordo di programma produce gli effetti del verbale della
conferenza di pianificazione di cui all’articolo 18, comma 6, nonche’
dell’intesa di cui all’articolo 19.

4. I soggetti indicati all’articolo 18, comma 3, partecipano all’accordo di
programma in relazione agli interessi e alle competenze coinvolti.

5. All’accordo di programma vanno allegati gli elaborati previsti per lo
strumento urbanistico che si intende variare, relativamente all’ambito
oggetto dell’accordo di programma e al suo congruo intorno, o, in
alternativa, il progetto preliminare dell’opera pubblica oggetto dell’accordo.

6. Il progetto preliminare di cui al presente articolo individua beni e
soggetti interessati dalla procedura espropriativa ai fini della
partecipazione al procedimento amministrativo, ai sensi dell’articolo 11 del
decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 (Testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione
per pubblica utilita’).

7. Il competente organo istituzionale del soggetto di cui all’articolo 28
provvede alla ratifica di cui al comma 1, nell’ipotesi in cui la variante
urbanistica incida sugli strumenti di pianificazione sovracomunale.








ARTICOLO 25

(Piani attuativi comunali)

1. I Piani attuativi comunali sono adottati e approvati dalla Giunta comunale
in seduta pubblica, secondo le modalita’ previste nel regolamento comunale. I
PAC sono approvati dal Consiglio comunale qualora ne faccia richiesta almeno
un terzo dei Consiglieri comunali.

2. Il PAC adottato e’ depositato presso la sede del Comune per trenta giorni
entro i quali chiunque puo’ formulare osservazioni e opposizioni.

3. Le procedure di adozione e approvazione del PAC sostituiscono quelle degli
strumenti urbanistici attuativi delle previsioni di pianificazione comunale e
sovracomunale e in particolare:
a) i piani particolareggiati e i piani di lottizzazione;
b) i piani per l’edilizia economica e popolare;
c) i piani delle aree da destinare a insediamenti produttivi;
d) i piani di recupero;
e) i programmi integrati di intervento;
f) i programmi di recupero e riqualificazione urbana.

4. Per le opere pubbliche e di interesse pubblico, la deliberazione di
approvazione dei PAC comporta la pubblica utilita’ delle opere.

5. Il Comune, su richiesta del proponente un PAC di iniziativa privata, puo’
attribuire all’atto deliberativo valore di titolo abilitativo edilizio per
tutti o parte degli interventi previsti, a condizione che siano stati
ottenuti i pareri, le autorizzazioni e i nulla osta cui e’ subordinato il
rilascio del titolo abilitativo medesimo. Le eventuali varianti al titolo
abilitativo edilizio relative a tali interventi sono rilasciate, a norma
delle disposizioni vigenti, senza la necessita’ di pronunce deliberative.

6. I rapporti derivanti dall’attuazione degli interventi previsti dal PAC
sono regolati da convenzione tra Comune e proponente, approvata dalla Giunta
comunale contestualmente al PAC.

7. Il PAC entra in vigore dalla data di pubblicazione sul Bollettino
Ufficiale della Regione dell’avviso di approvazione.




Capo IV
Pianificazione sovracomunale



ARTICOLO 26

(Requisiti per la pianificazione sovracomunale)

1. La pianificazione sovracomunale coinvolge il territorio di Comuni
contermini in numero non inferiore a cinque, oppure non inferiore a un terzo
dei Comuni della provincia, o con popolazione non inferiore a 30.000 abitanti.

2. La funzione della pianificazione sovracomunale e’ svolta con le modalita’
degli articoli 27 e 28.

3. Il Comune capoluogo, la Comunita’ montana e la Citta’ metropolitana
possono svolgere singolarmente la funzione della pianificazione sovracomunale.








ARTICOLO 27

(Affidamento della predisposizione degli strumenti urbanistici)

1. I Comuni territorialmente contermini in possesso dei requisiti di cui
all’articolo 26, che intendono svolgere congiuntamente la funzione della
pianificazione sovracomunale, possono, sulla base delle convenzioni stipulate
ai sensi della legge regionale 9 gennaio 2006, n. 1 (Principi e norme
fondamentali del sistema Regione - autonomie locali nel Friuli Venezia
Giulia), e successive modifiche, affidare la predisposizione degli strumenti
urbanistici a:
a) Associazione intercomunale anche costituita in ASTER;
b) Unione di Comuni;
c) Comune capoluogo;
d) Comunita’ montana;
e) Citta’ metropolitana;
f) Provincia.

2. La convenzione di cui al comma 1 contiene le direttive del Consiglio
comunale per la predisposizione degli strumenti urbanistici.








ARTICOLO 28

(Delega della funzione della pianificazione)

1. I Comuni territorialmente contermini, in possesso dei requisiti di cui
all’articolo 26, possono delegare la funzione della pianificazione
sovracomunale a:
a) Unione di Comuni;
b) Comune capoluogo;
c) Comunita’ montana;
d) Citta’ metropolitana;
e) Provincia;
f) Ente di pianificazione intercomunale.

2. Gli atti di pianificazione sono adottati con le procedure di cui al capo
III dai competenti organi istituzionali dei soggetti delegati.

3. La facolta’ di cui al comma 1 viene esercitata mediante stipula di
apposita convenzione approvata dai Consigli comunali che indica il mandato di
pianificazione assegnato al soggetto delegato e, in particolare, durata,
contenuto, modalita’ di esercizio della funzione pianificatoria e vigilanza
sulla funzione delegata.








ARTICOLO 29

(Ente di pianificazione intercomunale)

1. I Comuni territorialmente contermini, in possesso dei requisiti di cui
all’articolo 26, possono costituire l’Ente di pianificazione intercomunale
(EPI), soggetto pubblico con personalita’ giuridica, per l’esercizio
congiunto della funzione della pianificazione sovracomunale.

2. L’atto costitutivo e lo statuto sono approvati dai Consigli dei Comuni.
L’istituzione dell’EPI decorre dalla data di stipulazione dell’atto
costitutivo, qualora non diversamente previsto dall’atto medesimo.

3. Lo statuto individua gli organi dell’EPI e le loro competenze, le
modalita’ per la loro costituzione, la sede, l’ordinamento finanziario;
definisce altresi’ le procedure conseguenti allo scioglimento dell’EPI o al
recesso da parte dei Comuni partecipanti, fermo restando il mantenimento dei
requisiti di cui all’articolo 26.

4. Il segretario dell’EPI e’ nominato tra i segretari dei Comuni costituenti.

5. I Comuni costituenti l’EPI definiscono mediante convenzione approvata dai
Consigli comunali il contenuto della funzione pianificatoria delegata, i suoi
limiti, la durata, le modalita’ di esercizio, le modalita’ di vigilanza e la
ripartizione degli oneri per l’esercizio della funzione.








ARTICOLO 30

(Contenuti della pianificazione sovracomunale)

1. La funzione della pianificazione sovracomunale si esercita, nel rispetto
delle procedure di cui al capo III del presente titolo e delle prescrizioni
di PTR, mediante lo strumento del PSC, che considera come territorio quello
dei Comuni interessati.

2. La pianificazione sovracomunale consente:
a) la previsione di nuove zone residenziali di espansione, industriali,
artigianali, commerciali, turistiche ovvero l’ampliamento di quelle
esistenti;
b) la previsione di infrastrutture, servizi pubblici e attrezzature di
interesse pubblico, di scala sovracomunale.

3. I Comuni che non svolgono la funzione della pianificazione sovracomunale
possono approvare strumenti urbanistici o loro varianti nelle fattispecie di
cui al comma 2, lettere a) e b), esclusivamente per adeguare le attivita’
gia’ insediate nelle zone industriali, artigianali, commerciali, turistiche e
residenziali esistenti ad obblighi derivanti da normative regionali, statali
e comunitarie.

4. Nuove zone industriali, artigianali, commerciali, turistiche e
residenziali di espansione non sono ammesse, se non in sede di pianificazione
sovracomunale, salvo diversa prescrizione di PTR.

5. L’ampliamento delle zone industriali, artigianali, commerciali, turistiche
e residenziali di espansione nei Comuni che non svolgono la pianificazione
sovracomunale e’ ammesso nei limiti del PTR.

6. La Regione e’ autorizzata a concedere contributi, nella misura stabilita
dalla legge annuale di bilancio, ai soggetti di pianificazione sovracomunale
per la redazione degli strumenti di pianificazione sovracomunale.




Capo V
Perequazione urbanistica e compensazione territoriale



ARTICOLO 31

(Perequazione urbanistica)

1. Il Comune puo’ utilizzare la tecnica della perequazione urbanistica in
sede di pianificazione operativa e attuativa relativamente a immobili
destinati a trasformazione urbanistica, mediante convenzione con i
proprietari degli immobili interessati.

2. La disciplina della perequazione urbanistica per gli interventi di
trasformazione da attuare in forma unitaria e’ stabilita nel POC e nei PAC,
in modo tale da assicurare la ripartizione dei diritti edificatori e dei
relativi oneri tra tutti i proprietari degli immobili interessati,
indipendentemente dalle destinazioni specifiche assegnate alle singole aree.








ARTICOLO 32

(Compensazione urbanistica)

1. Il Comune e i proprietari delle aree da destinare a servizi possono
concordare la cessione delle medesime al Comune, a fronte di una
compensazione attuata mediante il trasferimento dei diritti edificatori in
altre aree del territorio comunale a cio’ preventivamente destinate.

2. La compensazione puo’ aver luogo mediante convenzione fra il Comune e i
proprietari delle aree interessate dagli interventi, che stabilisca:
a) le modalita’ di calcolo dei crediti edificatori;
b) la localizzazione delle aree sulle quali trasferire i diritti edificatori;
c) il tempo massimo di utilizzazione dei crediti edificatori;
d) la corresponsione di un importo pari all’indennita’ di esproprio per il
caso di impossibilita’ di utilizzazione del credito edificatorio nel
periodo convenuto.








ARTICOLO 33

(Compensazione territoriale)

1. I Comuni che provvedono congiuntamente alla pianificazione strutturale in
forma sovracomunale possono utilizzare la tecnica della compensazione
territoriale per realizzare lo scambio di diritti edificatori, contro
equivalenti valori di natura urbanistica o economica.




TITOLO III
INFORMATIZZAZIONE E MONITORAGGIO



ARTICOLO 34

(Informatizzazione degli strumenti urbanistici)

1. La Regione e il Comune formano i propri strumenti di pianificazione
territoriale e le loro varianti con metodologie informatiche standardizzate,
secondo modalita’ stabilite ai sensi del presente articolo.

2. Gli strumenti di pianificazione territoriale adottati e approvati, formati
con le metodologie informatiche di cui al comma 1, sono inseriti nel Sistema
territoriale regionale (SITER). L’inserimento dei piani nel SITER costituisce
certificazione di conformita’ all’originale.

3. Il regolamento di attuazione della presente legge disciplina le modalita’
tecniche da assumere nella redazione degli strumenti di pianificazione e
negli atti di convalida secondo modelli standardizzati.








ARTICOLO 35

(Supporti informativi e cartografici)

1. La struttura regionale competente in materia di pianificazione
territoriale provvede all’organizzazione di una banca dati informatica, nella
quale sono raccolti, elaborati e interpretati i dati numerici e di
documentazione cartografica, riguardanti le dinamiche del territorio.

2. I soggetti che approvano PSC, POC e PAC trasmettono alla Regione copia dei
piani medesimi in formato elettronico secondo le modalita’, i tempi e le
specifiche di cui all’articolo 34. In caso di omessa o ritardata trasmissione
la Giunta regionale adotta i provvedimenti conseguenti all’inadempimento,
anche nominando un commissario ad acta. Il commissario si avvale degli uffici
e dei fondi comunali.

3. E’ fatto obbligo agli uffici regionali, alle Province, ai Comuni e agli
altri enti pubblici di inviare periodicamente alla struttura di cui al comma
1 le informazioni territoriali a disposizione per l’implementazione della
banca dati informatica.

4. La struttura di cui al comma 1 fornisce i supporti tecnici, informatici e
cartografici per la formazione e gestione degli strumenti di pianificazione
territoriale, nonche’ i supporti tecnici e cartografici di base per la
predisposizione di cartografie tematiche da curare in collaborazione con le
altre Direzioni dell’Amministrazione regionale.

5. Il regolamento di attuazione della presente legge disciplina le modalita’
tecniche da assumere nell’organizzazione della banca dati informatica,
secondo modelli standardizzati.








ARTICOLO 36

(Rapporti annuali sullo stato del territorio)

1. La Regione pubblica annualmente il Rapporto sullo stato del territorio del
Friuli Venezia Giulia con il quale da’ conto della condizione del territorio
nell’anno precedente anche in comparazione con la condizione accertata negli
anni antecedenti quello oggetto d’esame. Il rapporto da’ conto inoltre
dell’attivita’ di pianificazione svolta dalla Regione e dai Comuni. Il
Rapporto e’ messo a dispozione del pubblico in formato elettronico.

2. I Comuni pubblicano ogni anno il Rapporto comunale sullo stato del
territorio con il quale danno conto della condizione del territorio nell’anno
precedente anche in comparazione con la condizione accertata negli anni
antecedenti quello oggetto d’esame. Il Rapporto comunale da’ inoltre conto
dell’attivita’ di pianificazione svolta dall’Amministrazione comunale,
nonche’ dell’attivita’ edilizia eseguita. Il Rapporto e’ messo a disposizione
del pubblico in formato elettronico entro il trenta giugno ed e’ trasmesso
alla Regione con il medesimo formato entro la stessa data.

3. Il Rapporto comunale di cui al comma 2, e’ redatto dal Comune che puo’
avvalersi del soggetto cui e’ stata delegata, singolarmente o in forma
sovracomunale, la funzione della pianificazione strutturale, sulla base delle
specifiche indicate dal regolamento di cui all’articolo 61. In caso di omessa
o ritardata trasmissione alla Regione entro i termini di cui al comma 2, la
Giunta regionale adotta i provvedimenti conseguenti all’inadempimento, anche
nominando un commissario ad acta. Il commissario si avvale degli uffici e dei
fondi comunali.




PARTE II
DISCIPLINA DELL’ATTIVITA’ EDILIZIA

TITOLO I
DISPOSIZIONI GENERALI



ARTICOLO 37

(Recepimento della normativa statale)

1. L’Amministrazione regionale si conforma ai principi generali della
legislazione statale in materia edilizia, ferme restando le disposizioni di
leggi regionali di settore, con il recepimento delle disposizioni contenute
nel decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo
unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), e
successive modifiche, in particolare, riferite a:
a) sportello unico per l’edilizia;
b) definizione degli interventi edilizi;
c) regime edificatorio e titoli abilitativi edilizi;
d) contributo del costo di costruzione;
e) attivita’ edilizia delle pubbliche amministrazioni e su aree demaniali;
f) attivita’ edilizia libera;
g) controllo e vigilanza sull’attivita’ edilizia e relative sanzioni.

2. La disciplina in materia di installazione degli impianti elettrici ed
elettronici, di controllo sull’osservanza delle norme sismiche e sulle opere
strutturali e’ regolamentata dalla legge regionale.








ARTICOLO 38

(Regolamento edilizio)

1. I Comuni, in conformita’ alle disposizioni della presente legge e del
regolamento di attuazione, si dotano di un regolamento edilizio.

2. Il regolamento edilizio disciplina, anche in conformita’ alle altre leggi
in materia edilizia e igienico-sanitaria, le attivita’ di costruzione e di
trasformazione fisica e funzionale delle opere edilizie.

3. Il regolamento edilizio non puo’ apportare modifiche alla disciplina
urbanistica comunale.








ARTICOLO 39

(Misure per la promozione della bioedilizia, della bioarchitettura e del
rendimento energetico nell’edilizia)

1. I Comuni introducono nel regolamento edilizio disposizioni finalizzate a
promuovere la bioedilizia, la bioarchitettura, nonche’ gli interventi per il
risparmio energetico, nel rispetto dell’articolo 6 della legge regionale 18
agosto 2005, n. 23 (Disposizioni in materia di edilizia sostenibile).

2. Gli interventi per il risparmio energetico sono ammessi anche in deroga ai
vigenti regolamenti nelle more dell’adeguamento di cui al comma 1.

3. Gli interventi finalizzati al perseguimento di obiettivi di risparmio
energetico e che necessitano anche di limitate modifiche volumetriche possono
essere realizzati anche in deroga agli indici urbanistico-edilizi previsti
dagli strumenti urbanistici e dai regolamenti edilizi.

4. Copia semplice dell’attestato di certificazione energetica o di rendimento
energetico dell’edificio di cui al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192
(Attuazione della direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
del 16 dicembre 2002, relativa al rendimento energetico nell’edilizia), e
successive modifiche, e’ depositata presso il Comune competente a cura del
costruttore o del proprietario dell’immobile all’atto della richiesta di
agibilita’ dell’immobile. Le modalita’ di raccolta ed elaborazione dei dati e
di monitoraggio dei livelli prestazionali energetici degli edifici sono
stabilite ai sensi dell’articolo 62.

5. I Comuni stabiliscono, per gli interventi di cui al comma 1, una riduzione
del contributo di costruzione, se dovuto, in misura non inferiore al 5 per
cento dell’importo.

6. Gli interventi per il risparmio energetico su edifici esistenti
finalizzati a realizzare o integrare impianti tecnologici si considerano
attivita’ edilizia libera.

7. Si considerano, altresi’, attivita’ edilizia libera gli interventi di
climatizzazione realizzati nel rispetto degli strumenti urbanistici e dei
regolamenti edilizi.








ARTICOLO 40

(Interventi relativi a impianti di produzione di energia elettrica da fonti
rinnovabili)

1. Gli interventi relativi ad impianti di produzione di energia elettrica, di
cui all’articolo 2, comma 1, lettere b) e c), del decreto legislativo 29
dicembre 2003, n. 387 (Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla
promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili
nel mercato interno dell’elettricita’), e successive modifiche, da realizzare
in area agricola sono individuati dal POC nel rispetto delle disposizioni in
materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla
valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della
biodiversita’, cosi’ come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale di
cui agli articoli 7 e 8 della legge 5 marzo 2001, n. 57 (Disposizioni in
materia di apertura e regolazione dei mercati), e successive modifiche,
nonche’ del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228 (Orientamento e
modernizzazione del settore agricolo a norma dell’articolo 7 della legge 5
marzo 2001, n. 57), e successive modifiche.








ARTICOLO 41

(Monitoraggio dei certificati di regolarita’ contributiva in edilizia)

1. I soggetti in possesso di titolo abilitativo edilizio inviano al Comune
competente, con cadenza semestrale e per il periodo di validita’ del titolo
abilitativo medesimo, copia del certificato di regolarita’ contributiva di
cui all’articolo 3, comma 8, lettere b bis) e b ter), del decreto legislativo
14 agosto 1996, n. 494 (Attuazione della direttiva 92/57/CEE concernente le
prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri
temporanei o mobili), e successive modifiche.

2. Il certificato di cui al comma 1 e’ trasmesso dal Comune all’Osservatorio
di cui all’articolo 62 al fine di monitorare l’intero ciclo dell’attivita’
edilizia.

3. I Comuni, nell’ambito dell’attivita’ di vigilanza dell’attivita’ edilizia,
eseguono controlli, anche a campione, sui certificati di regolarita’
contributiva di cui al comma 1.








ARTICOLO 42

(Commissione edilizia)

1. La commissione edilizia e’ organo tecnico-consultivo del Comune in materia
urbanistica ed edilizia. Fa parte di diritto della commissione edilizia un
componente designato dalla Consulta regionale delle associazioni dei disabili
di cui all’articolo 13 bis della legge regionale 25 settembre 1996, n. 41
(Norme per l’integrazione dei servizi e degli interventi sociali e sanitari a
favore delle persone handicappate ed attuazione della legge 5 febbraio 1992,
n. 104 < delle persone handicappate>>), e successive modifiche.

2. I Comuni hanno la facolta’ di istituire la commissione edilizia. Il
regolamento edilizio ne definisce la disciplina e indica gli interventi
sottoposti al suo preventivo parere.








ARTICOLO 43

(Sportello unico per l’edilizia)

1. I Comuni affidano la responsabilita’ dei procedimenti edilizi allo
sportello unico per l’edilizia, da costituire anche in forma associata.

2. Il permesso di costruire e’ rilasciato dal sindaco o da suo delegato.

3. I Comuni, attraverso lo sportello unico per l’edilizia, forniscono
altresi’ un’adeguata e continua informazione ai cittadini sui contenuti degli
strumenti urbanistici ed edilizi.








ARTICOLO 44

(Categorie delle destinazioni d’uso)

1. Le destinazioni d’uso delle unita’ immobiliari sono distinte nelle
seguenti categorie:
a) residenziali;
b) artigianale di servizio;
c) alberghiera e ricettivo-complementare;
d) direzionale;
e) commerciale al minuto e di servizio;
f) commerciale all’ingrosso;
g) trasporto di persone e merci;
h) artigianale;
i) industriale;
j) agricola, ivi compresa quella abitativa degli agricoltori a titolo
professionale in zona agricola;
k) artigianale complementare all’attivita’ agricola, in zona agricola
limitatamente alla conservazione, prima trasformazione dei prodotti
agricoli e forestali e all’assistenza delle macchine agricole;
l) commerciale complementare all’attivita’ agricola in zona agricola;
m) allevamento industriale in zona agricola;
n) servizi pubblici e attrezzature di interesse pubblico.








ARTICOLO 45

(Certificato urbanistico e valutazione preventiva)

1. Il proprietario dell’immobile o chi abbia interesse puo’ chiedere al
competente ufficio comunale il certificato contenente l’indicazione della
disciplina urbanistica ed edilizia prevista nella strumentazione urbanistico-
territoriale, vigente o adottata.

2. L’ufficio comunale provvede al rilascio del certificato di cui al comma 1
entro quindici giorni.

3. Il regolamento edilizio puo’ prevedere che il proprietario dell’immobile o
chi abbia titolo richieda una valutazione preliminare sull’ammissibilita’
dell’intervento.

4. Il certificato urbanistico e la valutazione preventiva conservano
validita’ per un anno dalla data del rilascio a meno che non intervengano
modificazioni degli strumenti urbanistici vigenti.








ARTICOLO 46

(Area di pertinenza urbanistica)

1. L’area di pertinenza urbanistica di una costruzione e’ l’area che viene
vincolata per il rispetto dell’indice di edificabilita’.

2. Al fine di cui al comma 1, puo’ essere vincolata un’area non adiacente
all’area di insistenza della costruzione, anche se sita nel territorio di un
Comune diverso, avente la medesima classificazione quale zona omogenea,
purche’ funzionalmente contigua, solo nei casi di interventi in zona agricola
connessi con la conduzione dei fondi.

3. Nel caso in cui siano vincolate aree site nel territorio di un Comune
diverso, il Comune competente per il rilascio del permesso di costruire e’
tenuto a comunicare ai Comuni interessati, prima del rilascio del medesimo,
l’iscrizione del vincolo di pertinenza urbanistica riferito alle aree
ricadenti nel territorio dei Comuni stessi. I Comuni predetti sono tenuti ad
iscrivere tale vincolo di pertinenza urbanistica e a darne comunicazione o a
formulare eventuali osservazioni, nel termine di quindici giorni, al Comune
competente al fine del rilascio del permesso di costruire.

4. L’entrata in vigore di normativa urbanistica, che consenta un indice di
edificabilita’ piu’ elevato, comporta la liberalizzazione dal vincolo a
pertinenza urbanistica delle aree gia’ vincolate eccedenti quelle necessarie
per il rispetto dell’indice suddetto.

5. In ogni caso, ai fini del rilascio del permesso di costruire, deve essere
iscritto il vincolo di pertinenza urbanistica sulle particelle catastali
corrispondenti all’area di inistenza della costruzione ed alle aree asservite.








ARTICOLO 47

(Interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere architettoniche)

1. Gli interventi finalizzati all’abbattimento delle barriere
architettoniche, ancorche’ necessitino di limitate modifiche volumetriche
agli edifici, possono essere realizzati in deroga alle norme urbanistiche ed
edilizie, fermo restando il rispetto delle distanze minime previste dal
Codice civile.

2. La progettazione di cui all’articolo 77 del decreto del Presidente della
Repubblica 380/2001 deve prevedere per gli immobili di almeno due livelli
fuori terra la possibilita’ di installare un ascensore raggiungibile mediante
rampe prive di gradini.








ARTICOLO 48

(Interventi subordinati a denuncia di inizio attivita’)

1. In attuazione dell’articolo 10, comma 2, del decreto del Presidente della
Repubblica 380/2001, sono subordinati a denuncia di inizio attivita’ in
particolare i seguenti interventi:
a) la realizzazione di chioschi per la vendita, somministrazione,
lavorazione di beni di consumo;
b) le pertinenze di edifici esistenti non superiori a 30 metri cubi;
c) l’occupazione del suolo mediante deposito di materiali o esposizione di
merci a cielo libero;
d) le demolizioni, i reinterri e gli scavi che non interessino la
coltivazione di cave e che non siano preordinati alla realizzazione di
interventi di rilevanza urbanistica;
e) la realizzazione di cappelle, edicole e monumenti funerari;
f) la realizzazione di manufatti per l’esercizio di servizi pubblici e per
l’arredo urbano;
g) il collocamento, la modificazione o la rimozione di stemmi, insegne,
targhe, decorazioni e simili;
h) la collocazione di cartelli o affissi pubblicitari, di segnali
indicatori, di monumenti;
i) la collocazione di tende relative a locali d’affari ed esercizi pubblici;
j) le linee elettriche con tensione inferiore a 1.000 volt e relative opere
accessorie;
k) gli scavi per la posa di condotte sotterranee lungo la viabilita’
esistente;
l) le opere per il raccordo di nuovi utenti alle reti dei servizi
centralizzati esistenti;
m) la realizzazione di volumi tecnici che si rendano indispensabili a
seguito dell’installazione di impianti tecnologici necessari per le
esigenze degli edifici esistenti;
n) le recinzioni, i muri di cinta e le cancellate;
o) le opere di eliminazione delle barriere architettoniche in edifici
esistenti, consistenti in rampe o ascensori esterni, ovvero in manufatti
che alterino la sagoma dell’edificio;
p) le opere sportive che non creano volumetria;
q) parcheggi di pertinenza dell’unita’ immobiliare, interrati o
seminterrati, realizzati nell’area di pertinenza urbanistica della stessa
o in altra area avente la stessa destinazione di zona, purche’ la
distanza non superi il raggio di 500 metri; il legame pertinenziale e’
definito in un atto unilaterale d’obbligo, da trascrivere nei registri
immobiliari;
r) posa di condutture, infrastrutture a rete e impianti finalizzati alla
distribuzione locale di servizi di interesse pubblico.








ARTICOLO 49

(Strutture temporanee)

1. Possono essere autorizzati a titolo precario gli interventi soggetti a
permesso di costruire, benche’ difformi dalle previsioni degli strumenti
urbanistici approvati o adottati, qualora siano destinati al soddisfacimento
di esigenze di carattere improrogabile e transitorio, non altrimenti
realizzabili.

2. All’autorizzazione deve essere apposta una specifica clausola che
determini il periodo di validita’ dell’atto nel massimo di un anno,
prorogabile, per comprovati motivi, per non piu’ di due volte.

3. L’autorizzazione in precario non sostituisce le altre autorizzazioni
previste dalla legge e viene rilasciata secondo le procedure e le modalita’
previste nel regolamento edilizio comunale.

4. L’autorizzazione in precario puo’ essere motivatamente revocata senza
indennizzo, prima della scadenza del termine finale di validita’, per
comprovati motivi di pubblico interesse.

5. Il termine di validita’ delle autorizzazioni a titolo precario delle opere
necessarie per la continuazione dell’esercizio di pubbliche funzioni
corrisponde al periodo necessario alla realizzazione o al recupero delle
opere pubbliche.

6. Nel caso in cui alla scadenza dell’atto, ovvero nel caso di revoca del
medesimo, il titolare dell’autorizzazione non provveda alla demolizione
dell’opera e al ripristino dello stato dei luoghi, si applicano le sanzioni
previste dalla legge.

7. L’installazione di strutture temporanee per lo svolgimento di attivita’,
di manifestazioni culturali, sportive e ricreative e’ soggetta unicamente
alle autorizzazioni previste dal Testo unico delle leggi di pubblica
sicurezza.

8. Non sono soggetti ad alcun titolo abilitativo edilizio nelle strutture
ricettive all’aria aperta, cosi’ come definite dalla legge regionale 16
gennaio 2002, n. 2 (Disciplina organica del turismo), e successive modifiche,
e ammesse dallo strumento urbanistico comunale generale vigente, gli
allestimenti mobili di pernottamento installati a cura della gestione, a
condizione che rispondano ai seguenti requisiti:
a) conservino i meccanismi di rotazione in funzione;
b) non possiedano alcun collegamento permanente al terreno;
c) gli allacciamenti alle reti tecnologiche siano rimovibili in ogni momento.








ARTICOLO 50

(Disposizioni applicative)

1. L’esecuzione di interventi comportanti variazioni non superiori al 3 per
cento rispetto alle misure del progetto con riferimento alla sagoma, alla
superficie, alla volumetria ed all’altezza, non costituiscono variante al
titolo abilitativo edilizio, fermo restando il rispetto dei limiti previsti
dagli strumenti urbanistici e dai regolamenti edilizi.

2. Il recupero a fini abitativi del sottotetto di edifici destinati in tutto
o in parte a residenza, e’ ammesso senza modifiche alla sagoma anche in
deroga ai limiti e parametri degli strumenti urbanistici vigenti e della
legge regionale 23 agosto 1985, n. 44 (Altezze minime e principali requisiti
igienico-sanitari dei locali adibiti ad abitazione, uffici pubblici e privati
ed alberghi), e successive modifiche, se contestuale ad interventi di
ristrutturazione edilizia, conservazione tipologica, risanamento conservativo
e restauro dell’edificio o di parte dello stesso.

3. Il recupero di cui al comma 2 e’ assoggettato al contributo di costruzione.








ARTICOLO 51

(Disposizioni applicative in materia di ristrutturazione edilizia)

1. Gli interventi di ristrutturazione edilizia possono ricomprendere anche
quelli consistenti nella demolizione e successiva ricostruzione con la stessa
volumetria e sagoma del preesistente, fatte salve le innovazioni necessarie
per l’adeguamento alla normativa antisismica e le modifiche di collocazione
dell’area di sedime che rientrino nelle variazioni non essenziali.








ARTICOLO 52

(Rinvio)

1. Per quanto non disciplinato in materia edilizia dalla presente legge,
nonche’ dal regolamento di attuazione e da leggi regionali, trovano
applicazione le disposizioni della legge dello Stato.








ARTICOLO 53

(Procedimento autorizzativo in materia di telefonia mobile)

1. L’articolo 5 della legge regionale 6 dicembre 2004, n. 28 (Disciplina in
materia di infrastrutture per la telefonia mobile), e’ sostituito dal seguente:
< (Procedimento autorizzativo)
1. L’installazione e la modifica di tutte le infrastrutture per telefonia
mobile, i ponti radio e gli impianti gap-filler viene autorizzata dal Comune
territorialmente competente nel rispetto del Piano di cui all’articolo 4,
previo accertamento da parte dell’Agenzia regionale per la protezione
dell’ambiente (ARPA), con l’esclusione per i ponti radio, della compatibilita’
del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli
obiettivi di qualit [ . . . ]

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