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01/03/2010
Solare termico, il Veneto semplifica le procedure

Interventi equiparati a manutenzione straordinaria, necessaria la Dia

Legge regionale 22/01/2010 n. 10

(Gazzetta regionale 26/01/2010 n. 8)

Regione Veneto - Disposizioni in materia di autorizzazioni e incentivi per la realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici sul territorio della Regione del Veneto

Il Consiglio regionale ha approvato
Il Presidente della Giunta regionale
p r o m u l g a
la seguente legge regionale:
Art. 1
Finalità
1. La presente legge disciplina i procedimenti autorizzativi
relativi agli impianti solari termici e fotovoltaici, nonché
la concessione di incentivi per la realizzazione dei medesimi
impianti, al fine di contribuire allo sviluppo delle fonti rinnovabili
di energia e al raggiungimento dell’obiettivo nazionale
di riduzione dell’emissione di gas a effetto serra.
Art. 2
Ambito di applicazione e definizioni
1. Le disposizioni della presente legge si applicano agli
impianti solari termici e fotovoltaici ubicati nel territorio della
Regione del Veneto.
2. Ai fini della presente legge si intende per:
a) impianto fotovoltaico: impianto che risponde ai requisiti
indicati dall’articolo 2, comma 1, lettera a), del decreto ministeriale
19 febbraio 2007 “Criteri e modalità per incentivare
la produzione di energia elettrica mediante conversione
fotovoltaica della fonte solare, in attuazione dell’articolo 7
del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387”;
b) impianto solare termico: impianto di produzione di energia
termica per uso igienico-sanitario o per climatizzazione o
per finalità produttive mediante l’utilizzazione dell’energia
solare;
c) impianto aderente: impianto posto sulla facciata o sulla
copertura di un edificio con la stessa inclinazione e lo
stesso orientamento della falda e i cui componenti non
modificano la sagoma dell’edificio stesso se non per lo
spessore del sistema captante e del sistema di accumulo
dell’energia termica;
d) impianto integrato: impianto i cui moduli sono architettonicamente
inseriti, con sostituzione del materiale da
costruzione, in elementi di arredo urbano e viario, superfici
esterne degli involucri di edifici, fabbricati, strutture
edilizie di qualsiasi funzione e destinazione;
e) elettrodotto di interesse esclusivamente locale: linea elettrica
che insiste nel territorio di un solo comune e connette
alla rete utenze ubicate nel comune, secondo quanto
previsto dall’articolo 52 sexies del decreto del Presidente
della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327 “Testo unico delle
disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione
per pubblica utilità” e successive modifiche ed
integrazioni.
Art. 3
Impianti aderenti e integrati
1. L’installazione di impianti solari termici o fotovoltaici
di qualsiasi potenza, aderenti o integrati nei tetti degli
edifici, con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento
della falda, di superficie non superiore a quella della copertura,
è soggetta a comunicazione preventiva al comune
territorialmente competente, fatto salvo quanto previsto dal
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni
culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge
6 luglio 2002, n. 137” e successive modifiche ed integrazioni,
nonché il rilascio della autorizzazione, ove prescritta, alla
costruzione e all’esercizio della linea di connessione prevista
dalla legge regionale 6 settembre 1991, n. 24 “Norme
in materia di opere concernenti linee e impianti elettrici sino
a 150.000 volt”.
2. Gli impianti fotovoltaici aderenti o integrati, semprechè
non ubicati in aree naturali protette, non sono soggetti
a valutazione d’impatto ambientale.
Art. 4
Impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti
1. Gli impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti di
potenza di picco non superiore a 20 kW, semprechè non ubicati
in aree naturali protette, non sono soggetti a valutazione
d’impatto ambientale.
2. Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo 22
gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche ed integrazioni
nonché il rilascio della autorizzazione, ove prescritta, alla
costruzione e all’esercizio della linea di connessione prevista
dalla legge regionale 6 settembre 1991, n. 24, l’installazione
di impianti fotovoltaici non integrati o non aderenti
di potenza di picco non superiore a 20 kW è soggetta alla
denuncia di inizio attività prevista dagli articoli 22 e 23 del
decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380
“Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari
in materia edilizia” e successive modifiche ed integrazioni,
da presentare al comune territorialmente competente.
3. La costruzione e l’esercizio degli impianti fotovoltaici
non integrati e non aderenti di potenza di picco superiore
a 20 kW, gli interventi di modifica, potenziamento, rifacimento
totale o parziale e riattivazione, nonché le opere
connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione
e all’esercizio degli impianti stessi sono autorizzati dalla
Regione ai sensi e con le modalità previste dall’articolo 12,
commi 3 e 4, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n.
387 “Attuazione della direttiva 2001/77/CE relativa alla promozione
dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche
rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità” e successive
modifiche ed integrazioni.
4. Nelle ipotesi in cui non è necessario acquisire le autorizzazioni
di più amministrazioni, per gli interventi di cui
al comma 3 non si procede all’indizione della conferenza di
servizi e le relative autorizzazioni sono rilasciate dal comune
competente per territorio.
Art. 5
Documentazione
1. Ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo
4, comma 3, i soggetti interessati presentano apposita
domanda, corredata della seguente documentazione:
a) il progetto con la descrizione dell’impianto di cui si
chiede l’autorizzazione e la domanda al gestore per la
connessione dell’impianto alla rete elettrica di distribuzione,
con allegata relazione descrittiva;
b) la documentazione attestante la disponibilità dell’area
sede dell’impianto, limitatamente alla sede dell’impianto
di produzione;
c) la valutazione di incidenza ambientale, ove prevista,
ai sensi dell’articolo 5 del decreto del Presidente della
Repubblica 8 settembre 1997, n. 357 “Regolamento recante
attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla
conservazione degli habitat naturali e seminaturali,
nonché della flora e della fauna selvatiche” e successive
modifiche e integrazioni;
d) per i progetti richiedenti l’autorizzazione di cui all’articolo
146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.
42 e successive modifiche ed integrazioni, la relazione
paesaggistica redatta in conformità alle disposizioni
del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12
dicembre 2005 “Individuazione della documentazione
necessaria alla verifica della compatibilità paesaggistica
degli interventi proposti, ai sensi dell’articolo 146, comma
3, del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al
decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”;
e) per i progetti soggetti a valutazione d’impatto ambientale,
la documentazione prescritta dall’articolo 23 del decreto
legislativo 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”
e successive modifiche ed integrazioni.
Art. 6
Impianti solari termici non integrati e non aderenti
1. Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo 22
gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche ed integrazioni,
l’installazione di impianti solari termici non integrati e non
aderenti in edifici a uso residenziale, terziario o produttivo
è considerata manutenzione straordinaria ed è soggetta alla
denuncia di inizio attività prevista dagli articoli 22 e 23 del
decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.
380 e successive modifiche ed integrazioni.
2. Fatto salvo quanto previsto dal decreto legislativo
22 gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche ed integrazioni,
l’installazione di impianti solari termici negli spazi
privati annessi agli edifici esistenti è considerata estensione
dell’impianto idrico-sanitario già in opera ed è soggetta alla
denuncia di inizio attività prevista dagli articoli 22 e 23 del
decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.
380 e successive modifiche ed integrazioni.
Art. 7
Connessione alla rete elettrica
1. La costruzione e l’esercizio degli elettrodotti di interesse
esclusivamente locale previsti dall’articolo 2, comma 2,
lettera e), sono autorizzati dal comune nel cui territorio essi
insistono.
Art. 8
Istituzione di un fondo di rotazione per il sostegno alla
realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici
1. È istituito un fondo di rotazione per la concessione
di contributi in conto interessi destinati alla realizzazione
di impianti solari termici e fotovoltaici.
2. Sono beneficiari dei contributi di cui al comma 1:
a) i soggetti privati che non esercitano attività di impresa
e che sono proprietari o titolari di un diritto reale di
godimento sull’immobile cui si riferisce l’intervento;
b) gli enti pubblici proprietari o titolari di un diritto reale di
godimento sull’immobile cui si riferisce l’intervento;
c) le organizzazioni non lucrative di utilità sociale proprietarie
o titolari di un diritto reale di godimento sull’immobile
cui si riferisce l’intervento.
3. Sono ammissibili a finanziamento i seguenti interventi:
a) l’installazione di impianti fotovoltaici di potenza di picco
non superiore a 20 kW;
b) l’installazione di impianti solari termici di dimensione
non superiore a 30 metri quadrati complessivi, comunque
riferiti ad ogni singola domanda.
4. La Giunta regionale stabilisce, sentita la competente
commissione consiliare, le modalità, i criteri e le procedure
per la concessione dei contributi, individuando le priorità
degli interventi ammessi a contributo.
Art. 9
Abrogazione dell’articolo 14 della legge regionale 27
febbraio 2008, n. 1 “Legge finanziaria regionale per
l’esercizio 2008”
1. L’articolo 14 della legge regionale 27 febbraio 2008,
n. 1 “Legge finanziaria regionale per l’esercizio 2008” è
abrogato.
Art. 10
Norma finanziaria
1. Agli oneri derivanti dall’applicazione della presente
legge e quantificati in euro 2.000.000,00 per l’esercizio 2010,
si fa fronte mediante prelevamento di euro 2.000.000,00
dall’upb U0186 “Fondo speciale per le spese d’investimento”
e contestuale incremento dell’upb U0068 “Interventi
infrastrutturali nel settore energetico” del bilancio di
previsione 2010.
Art. 11
Entrata in vigore
1. Le disposizioni di cui alla presente legge acquistano
efficacia a decorrere dall’entrata in vigore della legge regionale
relativa al “Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario
2010 e pluriennale 2010-2012”.
La presente legge sarà pubblicata nel Bollettino ufficiale
della Regione veneta. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla
e di farla osservare come legge della Regione veneta.
Venezia, 22 gennaio 2010
Galan
INDICE
Art. 1 - Finalità
Art. 2 - Ambito di applicazione e definizioni
Art. 3 - Impianti aderenti e integrati
Art. 4 - Impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti
Art. 5 - Documentazione
Art. 6 - Impianti solari termici non integrati e non aderenti
Art. 7 - Connessione alla rete elettrica
Art. 8 - Istituzione di un fondo di rotazione per il sostegno
alla realizzazione di impianti solari termici e fotovoltaici
Art. 9 - Abrogazione dell’articolo 14 della legge regionale
27 febbraio 2008, n. 1 “Legge finanziaria regionale
per l’esercizio 2008”
Art. 10 - Norma finanziaria
Art. 11 - Entrata in vigore
Dati informativi concernenti la legge regionale 22 gennaio 2010,
n. 10
Il presente elaborato ha carattere meramente informativo, per
cui è sprovvisto di qualsiasi valenza vincolante o di carattere interpretativo.
Pertanto, si declina ogni responsabilità conseguente a
eventuali errori od omissioni.
Per comodità del lettore sono qui di seguito pubblicati:
1 - Procedimento di formazione
2 - Relazione al Consiglio regionale
3 - Note agli articoli
4 - Struttura di riferimento
1. Procedimento di formazione
- Il procedimento di formazione della legge regionale è stato
avviato su iniziativa dei sottoelencati consiglieri regionali che
hanno presentato due proposte di legge, a ciascuna delle quali
è stato attribuito uno specifico numero di progetto di legge:
- progetto di legge n. 65: proposta di legge d’iniziativa dei consiglieri
Caner, Astolfi, Gianpaolo Bottacin, Ciambetti, Conte,
Da Re, Finozzi, Manzato, Sandri, Stival e Bizzotto relativa a
“Interventi regionali di sostegno all’installazione di impianti
di produzione di energia elettrica a celle fotovoltaiche”;
- progetto di legge n. 310: proposta di legge d’iniziativa dei
consiglieri Atalmi, Bettin, Pettenò, Azzi, Manzato, Foggiato,
Sernagiotto, Tesserin, Zabotti e Grazia relativa a
“Semplificazione dell’iter autorizzatorio e contributo per
l’installazione di piccoli impianti termici e fotovoltaici”;
- I progetti di legge sono stati assegnati alla 3° commissione consiliare,
che ha elaborato un testo unificato del progetto di legge;
- La 3° commissione consiliare ha completato l’esame del progetto
di legge in data 6 maggio 2009;
- Il Consiglio regionale, su relazione del consigliere Giuliana
Fontanella, ha esaminato e approvato il progetto di legge con
deliberazione legislativa 12 gennaio 2010, n. 366.
2. Relazione al Consiglio regionale
Signor Presidente, colleghi consiglieri,
il tema dei problemi collegati ai cambiamenti climatici è da molto
tempo all’attenzione degli Stati.
La Comunità europea ha ratificato la relativa convenzione
quadro delle Nazioni Unite con decisione 94/96/CE del 15 dicembre
1993. L’Unione europea ha rispettato l’impegno assunto nel quadro
della Convenzione di riportare nel 2000 le sue emissioni ai livelli
del 1990.
Nella quarta conferenza delle parti, tenutasi a Berlino nel 1995,
le parti hanno deciso di negoziare un protocollo contenente misure
atte a ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra nei paesi industrializzati
per il periodo successivo all’anno 2000. Dopo lavori
protrattisi per lungo tempo, l’11 dicembre 1997 è stato adottato a
Kyoto il Protocollo di Kyoto, sottoscritto dalla Comunità europea
il 29 aprile 1998.
Il Protocollo di Kyoto, contenendo obiettivi vincolanti e quantificati
di riduzione dei gas in questione, costituisce un fondamentale
progresso nella lotta contro il riscaldamento planetario.
Infatti, gli Stati inclusi nell’allegato I della convenzione quadro
si impegnano a ridurre le loro emissioni di gas ad effetto serra nel
periodo 2008-2012 di almeno il 5 per cento rispetto ai livelli del
1990, mentre gli Stati membri dell’Unione nello stesso periodo
devono ridurre collettivamente le loro emissioni di gas ad effetto
serra dell’8 per cento.
L’Unione europea ha ratificato il Protocollo di Kyoto il 31 maggio
2002. Il Protocollo è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la
ratifica della Russia.
Al raggiungimento degli obiettivi di contenimento dell’“effetto
serra” contribuisce anche la promozione di un sistema energetico
sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico, incentrato
sul ricorso alle fonti rinnovabili.
La promozione delle energie pulite era stata indicata come prioritaria
dalla Commissione europea fin dal 1997.
Con la successiva adozione del Libro bianco, la Comunità stessa
ha ribadito tale priorità ponendo l’obiettivo del raddoppio, entro il
2010, della quota di fonti energetiche rinnovabili.
Il Governo nazionale si è impegnato in tal senso con la delibera
CIPE 19 novembre 1998.
Successivamente, il Libro bianco italiano per la valorizzazione
energetica delle fonti rinnovabili individuava gli obiettivi da conseguire
per ottenere le riduzioni di emissioni di gas ad effetto serra
assegnate, fissando il target per il fotovoltaico a 300-500 MWp
entro il 2010.
Va ricordata anche la direttiva 77/2001/CE, relativa alla promozione
dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, che ha fissato
per l’Italia l’obiettivo del 25 per cento del consumo interno lordo di
energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2010.
L’articolo 2, comma 167, della legge 24 dicembre 2007, n. 244
(finanziaria per il 2008) ha stabilito che il Ministro dello Sviluppo
Economico determini con proprio decreto la ripartizione tra le Regioni
e le Province autonome dell’obiettivo sopracitato (cosiddetto
“burden sharing”).
A seguito del compromesso finale sul pacchetto clima ed energia
raggiunto nel Consiglio europeo dell’11 e 12 dicembre 2008, l’obiettivo
di incremento delle fonti rinnovabili è stato esteso all’intero
consumo di energia. In attuazione di tali accordi, l’articolo 2, comma
167, sopra richiamato è stato sostituito dall’articolo 8 bis del decreto
legge 30 dicembre 2008, n. 208 convertito, con modificazioni, dalla
legge 27 febbraio 2009, n. 13.
In base a tale nuova formulazione il Ministro dello Sviluppo
Economico provvederà a ripartire tra le Regioni la quota minima di
incremento dell’energia prodotta con fonti rinnovabili per raggiungere
l’obiettivo del 17 per cento del consumo interno lordo entro il 2020.
Per raggiungere tale obiettivo si deve incentivare la produzione
energetica anche da fonte solare.
L’energia fotovoltaica, fra l’altro, è una fonte inesauribile di
energia pura, disponibile per tutti, prodotta nel punto di consumo e
facilmente integrabile nel contesto urbano.
Gli aspetti positivi di questa tecnologia la rendono estremamente
interessante e l’unico inconveniente è rappresentato dal
costo iniziale che, seppure in discesa, rimane comunque alto anche
per effetto di un iter burocratico che ha dei costi rilevanti anche sul
piano economico.
Il principale costo è rappresentato dall’istruttoria di presentazione
della dichiarazione di inizio attività (DIA) presso il Comune competente,
che può arrivare a costare anche mille euro, comprendendo
anche il compenso per il tecnico che la redige e la presenta presso il
competente ufficio comunale.
Per questi motivi la presente proposta di legge prevede che, nel
caso di impianti solari termici o fotovoltaici visivamente ben inseriti
negli edifici, la funzione di informazione verso l’ente Comune, che la
normativa attribuisce alla DIA, possa essere assolta da una semplice comunicazione,
in conformità a quanto previsto dall’articolo 11, comma 3,
del decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115 che ha dato attuazione alla
direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia.
Gli stessi impianti, purché non ubicati in aree naturali protette, non
sono soggetti a valutazione d’impatto ambientale, ai sensi dell’articolo
5, comma 8, del decreto ministeriale 19 febbraio 2007, che ha stabilito
i criteri e le modalità per incentivare la produzione di energia elettrica
mediante conversione fotovoltaica della fonte solare.
La valutazione d’impatto ambientale non è richiesta neppure per
gli impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti di potenza di picco
non superiore a 20 kW, non ubicati in aree naturali protette, ai sensi del
citato articolo 5, comma 8, del decreto ministeriale 19 febbraio 2007;
per i medesimi impianti è richiesta, tuttavia, la DIA.
Per gli impianti fotovoltaici non integrati e non aderenti di potenza
superiore a 20kW è richiesta un’autorizzazione rilasciata dalla
Regione, previa conferenza di servizi, quando nel procedimento
è necessario acquisire autorizzazioni di diverse amministrazioni;
l’autorizzazione è invece rilasciata dal Comune competente per
territorio, senza conferenza di servizi, quando non è necessario
acquisire autorizzazioni di altre amministrazioni.
Sono ovviamente sempre fatte salve le previsioni del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modifiche ed integrazioni
(cosiddetto Codice dei beni culturali e del paesaggio), come
pure è fatto salvo il rilascio dell’autorizzazione, ove prescritta, alla
costruzione e all’esercizio della linea di connessione.
Altro punto qualificante del progetto di legge è la previsione
dell’istituzione di un fondo di rotazione per il sostegno alla realizzazione
di impianti solari termici e fotovoltaici.
Tale fondo è finalizzato alla concessione di contributi in conto
interessi i cui beneficiari sono soggetti privati che non esercitano
attività d’impresa, enti pubblici e organizzazioni non lucrative di
utilità sociale (ONLUS).
È apparso infatti indispensabile offrire alle famiglie, alle ONLUS
e agli enti pubblici interessati all’utilizzo delle tecnologie fotovoltaiche
e del solare termico uno strumento volto alla fondamentale esigenza
di reperire le risorse necessarie ad effettuare l’investimento comunque
oneroso, che altrimenti sarebbe di difficile realizzazione.
La Terza Commissione consiliare, esaminata la proposta nella
seduta del 6 maggio 2009 ha espresso, all’unanimità dei presenti,
parere favorevole al testo così come modificato anche nel titolo.
Hanno votato i rappresentanti dei gruppi Forza Italia (Fontanella
con delega Bertipaglia), Lega Nord-Liga Veneta (Bizzotto e Zamboni
con delega Frasson - U.D.C.), L’Ulivo-Partito Democratico Veneto
(Tiozzo con delega Causin), e Indipendenza/Democrazia per Forum
dei Veneti (Cancian).
3. Note agli articoli
Note all’articolo 2
- Il testo dell’art. 2, comma 1, lett. a) del decreto ministeriale
19 febbraio 2007 è il seguente:
“2. Definizioni.
1. Ai fini del presente decreto valgono le seguenti definizioni:
a) impianto o sistema solare fotovoltaico (o impianto fotovoltaico)
è un impianto di produzione di energia elettrica mediante
conversione diretta della radiazione solare, tramite l’effetto
fotovoltaico; esso è composto principalmente da un insieme di
moduli fotovoltaici, nel seguito denominati anche moduli, uno
o più gruppi di conversione della corrente continua in corrente
alternata e altri componenti elettrici minori;”.
- Il testo dell’art. 52 sexies del decreto del Presidente della Repubblica
n. 327/2001 è il seguente:
“52-sexies. Disposizioni particolari per le infrastrutture lineari
energetiche non facenti parte delle reti energetiche nazionali.
1. Fatto salvo quanto disposto dall’articolo 5, comma 3, il
provvedimento di cui all’articolo 52-quater relativo a infrastrutture
lineari energetiche non facenti parte delle reti energetiche nazionali
è adottato dalla Regione competente o dal soggetto da essa delegato,
entro i termini stabiliti dalle leggi regionali.
2. Le funzioni amministrative in materia di espropriazione di
infrastrutture lineari energetiche che, per dimensioni o per estensione,
hanno rilevanza o interesse esclusivamente locale sono esercitate dal
comune.
3. Nel caso di inerzia del comune o del soggetto procedente
delegato dalla Regione, protrattasi per oltre sessanta giorni dalla
richiesta di avvio del procedimento, la Regione può esercitare nelle
forme previste dall’ordinamento regionale e nel rispetto dei princìpi
di sussidiarietà e leale collaborazione, il potere sostitutivo.”.
Note all’articolo 4
- Il testo degli artt . 22 e 23 del decreto del Presidente della Repubblica
n. 380/2001 è il seguente:
“22. (L) Interventi subordinati a denuncia di inizio attività.
(decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 398, art. 4, commi 7, 8, concome modificato dall’art. 2, comma 60, della legge 23 dicembre
1996, n. 662, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall’art.
10 del decreto-legge 31 dicembre 1996, n. 669; decreto-legge 25
marzo 1997, n. 67, art. 11, convertito, con modifiche, dalla legge 23
maggio 1997, n. 135; decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, in
part. articoli 34 ss, e 149)
1. Sono realizzabili mediante denuncia di inizio attività gli interventi
non riconducibili all’elenco di cui all’articolo 10 e all’articolo
6, che siano conformi alle previsioni degli strumenti urbanistici, dei
regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente.
2. Sono, altresì, realizzabili mediante denuncia di inizio attività
le varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri
urbanistici e sulle volumetrie, che non modificano la destinazione
d’uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell’edificio e non
violano le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire.
Ai fini dell’attività di vigilanza urbanistica ed edilizia, nonché ai fini
del rilascio del certificato di agibilità, tali denunce di inizio attività
costituiscono parte integrante del procedimento relativo al permesso
di costruzione dell’intervento principale e possono essere presentate
prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori.
3. In alternativa al permesso di costruire, possono essere realizzati
mediante denuncia di inizio attività:
a) gli interventi di ristrutturazione di cui all’articolo 10, comma 1,
lettera c);
b) gli interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione urbanistica
qualora siano disciplinati da piani attuativi comunque
denominati, ivi compresi gli accordi negoziali aventi valore di
piano attuativo, che contengano precise disposizioni plano-volumetriche,
tipologiche, formali e costruttive, la cui sussistenza sia
stata esplicitamente dichiarata dal competente organo comunale
in sede di approvazione degli stessi piani o di ricognizione di
quelli vigenti; qualora i piani attuativi risultino approvati anteriormente
all’entrata in vigore della legge 21 dicembre 2001, n.
443, il relativo atto di ricognizione deve avvenire entro trenta
giorni dalla richiesta degli interessati; in mancanza si prescinde
dall’atto di ricognizione, purché il progetto di costruzione venga
accompagnato da apposita relazione tecnica nella quale venga
asseverata l’esistenza di piani attuativi con le caratteristiche
sopra menzionate;
c) gli interventi di nuova costruzione qualora siano in diretta esecuzione
di strumenti urbanistici generali recanti precise disposizioni
plano-volumetriche.
4. Le regioni a statuto ordinario con legge possono ampliare
o ridurre l’àmbito applicativo delle disposizioni di cui ai commi
precedenti. Restano, comunque, ferme le sanzioni penali previste
all’articolo 44.
5. Gli interventi di cui al comma 3 sono soggetti al contributo di
costruzione ai sensi dell’articolo 16. Le regioni possono individuare con
legge gli altri interventi soggetti a denuncia di inizio attività, diversi
da quelli di cui al comma 3, assoggettati al contributo di costruzione
definendo criteri e parametri per la relativa determinazione.
6. La realizzazione degli interventi di cui ai commi 1, 2 e 3
che riguardino immobili sottoposti a tutela storico-artistica o paesaggistica-
ambientale, è subordinata al preventivo rilascio del parere
o dell’autorizzazione richiesti dalle relative previsioni normative.
Nell’àmbito delle norme di tutela rientrano, in particolare, le disposizioni
di cui al decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490.
7. È comunque salva la facoltà dell’interessato di chiedere il
rilascio di permesso di costruire per la realizzazione degli interventi
di cui ai commi 1 e 2, senza obbligo del pagamento del contributo di
costruzione di cui all’articolo 16, salvo quanto previsto dal secondo
periodo del comma 5. In questo caso la violazione della disciplina
urbanistico-edilizia non comporta l’applicazione delle sanzioni di
cui all’articolo 44 ed è soggetta all’applicazione delle sanzioni di cui
all’articolo 37.”.
“23. (R) (L comma 3 e 4 - R comma 1, 2, 5, 6 e 7) (Disciplina
della denuncia di inizio attività).
(legge 24 dicembre 1993, n. 537, art. 2, comma 10, che sostituisce
l’art. 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241; decreto-legge 5 ottobre
1993, n. 398, art. 4, commi 8-bis, 9, 10, 11, 14, e 15, come modificato
dall’art. 2, comma 60, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, nel testo
risultante dalle modifiche introdotte dall’art. 10 del decreto-legge 31
dicembre 1996, n. 669)
1. Il proprietario dell’immobile o chi abbia titolo per presentare
la denuncia di inizio attività, almeno trenta giorni prima dell’effettivo
inizio dei lavori, presenta allo sportello unico la denuncia, accompagnata
da una dettagliata relazione a firma di un progettista abilitato
e dagli opportuni elaborati progettuali, che asseveri la conformità
delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici approvati e non in
contrasto con quelli adottati ed ai regolamenti edilizi vigenti, nonché
il rispetto delle norme di sicurezza e di quelle igienico-sanitarie.
2. La denuncia di inizio attività è corredata dall’indicazione
dell’impresa cui si intende affidare i lavori ed è sottoposta al termine
massimo di efficacia pari a tre anni. La realizzazione della parte non
ultimata dell’intervento è subordinata a nuova denuncia. L’interessato
è comunque tenuto a comunicare allo sportello unico la data di
ultimazione dei lavori.
3. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto
ad un vincolo la cui tutela compete, anche in via di delega, alla
stessa amministrazione comunale, il termine di trenta giorni di cui
al comma 1 decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Ove tale
atto non sia favorevole, la denuncia è priva di effetti.
4. Qualora l’immobile oggetto dell’intervento sia sottoposto
ad un vincolo la cui tutela non compete all’amministrazione comunale,
ove il parere favorevole del soggetto preposto alla tutela non
sia allegato alla denuncia, il competente ufficio comunale convoca
una conferenza di servizi ai sensi degli articoli 14, 14-bis, 14-ter, 14-
quater, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il termine di trenta giorni di
cui al comma 1 decorre dall’esito della conferenza. In caso di esito
non favorevole, la denuncia è priva di effetti.
5. La sussistenza del titolo è provata con la copia della denuncia
di inizio attività da cui risulti la data di ricevimento della denuncia,
l’elenco di quanto presentato a corredo del progetto, l’attestazione
del professionista abilitato, nonché gli atti di assenso eventualmente
necessari.
6. Il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale,
ove entro il termine indicato al comma 1 sia riscontrata l’assenza
di una o più delle condizioni stabilite, notifica all’interessato
l’ordine motivato di non effettuare il previsto intervento e, in caso
di falsa attestazione del professionista abilitato, informa l’autorità
giudiziaria e il consiglio dell’ordine di appartenenza. È comunque
salva la facoltà di ripresentare la denuncia di inizio attività, con le
modifiche o le integrazioni necessarie per renderla conforme alla
normativa urbanistica ed edilizia.
7. Ultimato l’intervento, il progettista o un tecnico abilitato
rilascia un certificato di collaudo finale, che va presentato allo sportello
unico, con il quale si attesta la conformità dell’opera al progetto
presentato con la denuncia di inizio attività. Contestualmente presenta
ricevuta dell’avvenuta presentazione della variazione catastale
conseguente alle opere realizzate ovvero dichiarazione che le stessenon hanno comportato modificazioni del classamento. In assenza
di tale documentazione si applica la sanzione di cui all’articolo 37,
comma 5.”.
- Il testo dell’art. 12, commi 3 e 4 del decreto legislativo n.
387/2003 è il seguente:
“12. Razionalizzazione e semplificazione delle procedure autorizzative.
3. La costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione
di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, gli interventi di
modifica, potenziamento, rifacimento totale o parziale e riattivazione,
come definiti dalla normativa vigente, nonché le opere connesse e
le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli
impianti stessi, sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata
dalla regione o dalle province delegate dalla regione, nel rispetto
delle normative vigenti in materia di tutela dell’ambiente, di tutela
del paesaggio e del patrimonio storico-artistico, che costituisce, ove
occorra, variante allo strumento urbanistico. A tal fine la Conferenza
dei servizi è convocata dalla regione entro trenta giorni dal ricevimento
della domanda di autorizzazione. Resta fermo il pagamento
del diritto annuale di cui all’articolo 63, commi 3 e 4, del testo unico
delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione
e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al
decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, e successive modificazioni.
Per gli impianti offshore l’autorizzazione è rilasciata dal Ministero
dei trasporti, sentiti il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero
dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con le
modalità di cui al comma 4 e previa concessione d’uso del demanio
marittimo da parte della competente autorità marittima.
4. L’autorizzazione di cui al comma 3 è rilasciata a seguito di
un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni
interessate, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione
e con le modalità stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive
modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell’autorizzazione
costituisce titolo a costruire ed esercire l’impianto in conformità al
progetto approvato e deve contenere, l’obbligo alla rimessa in pristino
dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della
dismissione dell’impianto o, per gli impianti idroelettrici, l’obbligo
alla esecuzione di misure di reinserimento e recupero ambientale.
Il termine massimo per la conclusione del procedimento di cui al
presente comma non può comunque essere superiore a centottanta
giorni.”.
Note all’articolo 5
- Il testo dell’art. 5 del decreto del Presidente della Repubblica
n. 357/1997 è il seguente:
“5. Valutazione di incidenza.
1. Nella pianificazione e programmazione territoriale si deve
tenere conto della valenza naturalistico-ambientale dei proposti siti
di importanza comunitaria, dei siti di importanza comunitaria e delle
zone speciali di conservazione.
2. I proponenti di piani territoriali, urbanistici e di settore,
ivi compresi i piani agricoli e faunistico-venatori e le loro varianti,
predispongono, secondo i contenuti di cui all’allegato G, uno studio
per individuare e valutare gli effetti che il piano può avere sul sito,
tenuto conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Gli
atti di pianificazione territoriale da sottoporre alla valutazione di
incidenza sono presentati, nel caso di piani di rilevanza nazionale,
al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e, nel caso di
piani di rilevanza regionale, interregionale, provinciale e comunale,
alle regioni e alle province autonome competenti.
3. I proponenti di interventi non direttamente connessi e necessari
al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente
delle specie e degli habitat presenti nel sito, ma che possono avere
incidenze significative sul sito stesso, singolarmente o congiuntamente
ad altri interventi, presentano, ai fini della valutazione di
incidenza, uno studio volto ad individuare e valutare, secondo gli
indirizzi espressi nell’allegato G, i principali effetti che detti interventi
possono avere sul proposto sito di importanza comunitaria, sul sito
di importanza comunitaria o sulla zona speciale di conservazione,
tenuto conto degli obiettivi di conservazione dei medesimi.
4. Per i p rogetti a ssoggettati a p rocedura d i v alutazione d i
impatto ambientale, ai sensi dell’articolo 6 della legge 8 luglio 1986,
n. 349, e del decreto del Presidente della Repubblica 12 aprile 1996,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 210 del 7 settembre 1996, e
successive modificazioni ed integrazioni, che interessano proposti
siti di importanza comunitaria, siti di importanza comunitaria e zone
speciali di conservazione, come definiti dal presente regolamento,
la valutazione di incidenza è ricompresa nell’àmbito della predetta
procedura che, in tal caso, considera anche gli effetti diretti ed indiretti
dei progetti sugli habitat e sulle specie per i quali detti siti e zone sono
stati individuati. A tale fine lo studio di impatto ambientale predisposto
dal proponente deve contenere gli elementi relativi alla compatibilità
del progetto con le finalità conservative previste dal presente regolamento,
facendo riferimento agli indiri [ . . . ]

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