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Scheda Normativa

Norme Correlate

Regolamento 16/12/ 2016 n. 19

Regione Calabria - Sistema per la certificazione di sostenibilità energetico e ambientale degli interventi edilizi e per l'accreditamento dei soggetti abilitati al rilascio del certificato di sostenibilità energetico e ambientale degli edifici (attuazione della l. r. n. 41/2011 “Norme per l’abitare sostenibile”)

Bozza non ancora in vigore 26/04/ 2012 n. 327

Regione Calabria - Modifiche alla L.R. 41/11 "Norme per l'abitare sostenibile"

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Certificazione di sostenibilità ambientale obbligatoria per gli interventi finanziati con fondi pubblici

19/10/2011
Calabria, via libera alla legge per l’edilizia sostenibile

A breve il sistema di certificazione degli edifici e di accreditamento dei professionisti

Legge regionale 04/11/2011 n. 41

(Gazzetta regionale 02/11/2011 n. 20)

Regione Calabria - Norme per l'abitare sostenibile

CAPO I
Principi generali



ARTICOLO 1

(Finalità)

1. La Regione Calabria promuove e incentiva la sostenibilità ambientale e
il risparmio energetico sia nelle trasformazioni territoriali e urbane sia
nella realizzazione delle opere edilizie, pubbliche e private, nel rispetto
dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dei principi fondamentali
desumibili dalla normativa vigente in attuazione della direttiva 2002/91/CE
del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, relativa al
rendimento energetico nell’edilizia e in linea con la direttiva 2006/32/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, concernente
l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e recante
abrogazione della direttiva 93/76 CEE del Consiglio, privilegiando la tutela e
valorizzazione delle proprie peculiarità storiche, ambientali, culturali e
sociali.

2. Per le finalità di cui al comma 1, la presente legge definisce gli
strumenti, le tecniche e le modalità costruttive sostenibili negli strumenti
di governo del territorio, negli interventi di nuova edificazione, di recupero
edilizio e urbanistico e di riqualificazione urbana secondo riferimenti a
norma e decreti regionali correlati quali la Legge Urbanistica della Regione
Calabria n. 19 del 16 aprile 2002 ed in conformità alla normativa vigente in
materia antisismica, D.M. 14 gennaio 2008 e D.P.R. 30/2001 e legge regionale
27 aprile 1998, n. 7, nonché della deliberazione regionale n. 73 del 18
gennaio 2008.



ARTICOLO 2

(Definizioni)

1. Ai fini della presente legge sono interventi di edilizia sostenibile
gli interventi in edilizia pubblica o privata, denominati anche edilizia
naturale, ecologica, bio-eco-compatibile, bioecologica, bioedilizia e simili,
che hanno i seguenti requisiti:

a) sono progettati, realizzati e gestiti secondo un’elevata qualità e
specifici criteri di compatibilità ambientale e sviluppo sostenibile, e quindi
finalizzati a soddisfare le necessità del presente senza compromettere quelle
delle future generazioni;

b) minimizzano i consumi dell’energia e delle risorse ambientali in
generale e contengono gli impatti complessivi sull’ambiente e sul territorio;

c) sono concepiti e realizzati in maniera tale da garantire il benessere
e la salute degli occupanti;

d) tutelano l’identità storico-culturale degli agglomerati urbani e
favoriscono il mantenimento dei caratteri storici e tipologici legati alla
tradizione degli edifici, in ragione dei relativi caratteri di durevolezza,
efficienza energetica e salubrità;

e) utilizzano materiali naturali, con particolare riferimento a quelli di
provenienza locale, per salvaguardare i caratteri storici e tipologici della
tradizione costruttiva locale;

f) promuovono e sperimentano sistemi edilizi a costi contenuti in
riferimento al ciclo di vita dell’edificio, attraverso l’utilizzo di
metodologie innovative e/o sperimentali;

g) adottano soluzioni planimetriche degli organismi edilizi e degli spazi
aperti tenendo conto del percorso apparente del sole e dei venti dominanti e
usano piante autoctone a foglia caduca, idonee a garantire l’ombreggiamento
durante la stagione estiva e il soleggiamento durante quella invernale;

h) incentivare le iniziative di formazione ed informazione finalizzate
alla sensibilizzazione dei cittadini relativamente all’importanza
dell’utilizzo delle tecniche di bioedilizia e bioarchitettura, nell’ambito
delle ristrutturazioni edilizie e delle nuove costruzioni;

i) favorire gli interventi di edilizia ecologica sempre nel rispetto dei
criteri di progettazione integrata, che si basi sugli elementi locali,
ambientali, climatici e storici dell’area oggetto di trasformazione.

2. Ai fini della presente legge, sono definiti altresì:

a) fattori climatici: le precipitazioni atmosferiche, la temperatura
dell’aria, l’umidità, l’irradiazione solare, la ventosità, che agiscono
sull’edificio e di cui occorre tener conto nella progettazione;

b) fattori ambientali naturali: la topografia, il suolo, il sottosuolo,
le risorse idriche, il verde, l’aria, che interagiscono con il progetto
modificandosi;

c) fattori di rischio ambientale artificiali: l’inquinamento dell’aria,
del suolo e dell’acqua, nonché le alterazioni dell’ambiente prodotte da
sorgenti sonore, campi elettromagnetici, radon e dispersione notturna della
luce verso la volta celeste;

d) valutazione del ciclo di vita di un edificio o di un
prodotto: "impatto prodotto sull’ambiente nel corso della sua storia, dalle
fasi di estrazione e lavorazione delle materie prime alla fabbricazione,
trasporto, distribuzione, uso ed eventuale riuso, nonché raccolta, stoccaggio,
recupero e smalti mento finale che ne deriva".




CAPO II
Funzioni e azioni



ARTICOLO 3

(Funzioni della Regione, delle Province e dei Comuni)

1. Per perseguire gli obiettivi di cui all’articolo 1 la Regione provvede
alle seguenti attività:

a) incentivazione degli interventi di edilizia sostenibile nell’ambito
dei propri piani e programmi e nella verifica degli strumenti di governo del
territorio di cui all’articolo 4, anche attraverso il controllo di
compatibilità ambientale previsto dalla legge regionale 16 aprile 2002, n. 19
(Norme per la tutela, governo ed uso del territorio -Legge Urbanistica della
Calabria BUR n. 7 del 16 aprile 2002, supplemento straordinario n. 3) e
successive modifiche e integrazioni;
b) promozione di interventi di salvaguardia delle risorse idriche e
approvazione delle linee guida per il risparmio idrico di cui all’articolo 5;

c) promozione di interventi finalizzati al risparmio energetico e
individuazione di criteri e modalità di approvvigionamento delle risorse
energetiche a uso delle strutture edilizie di cui agli articoli 6 e 7;

d) redazione di un capitolato di tipo prestazionale e di un prezzario per
la realizzazione degli interventi oggetto della presente legge, secondo i
criteri di cui all’articolo 8;

e) approvazione e aggiornamento del sistema di certificazione energetico-
ambientale di cui all’articolo 9, compreso l’accreditamento dei soggetti che
svolgono le attività per la certificazione;

f) approvazione e aggiornamento del disciplinare tecnico e delle linee
guida per la valutazione energetico-ambientale degli edifici di cui
all’articolo 10;

g) definizione di criteri e modalità per accedere agli incentivi di cui
all’articolo 12;

h) formazione professionale di operatori pubblici e privati di cui
all’articolo 14, nonché dei soggetti accreditati a svolgere le attività di
certificazione di cui all’articolo 9;

i) irrogazione delle sanzioni ai sensi dell’articolo 15.

2. Le Province concorrono al perseguimento delle finalità di cui
all’articolo 1 attraverso:

a) l’incentivazione degli interventi di edilizia sostenibile nell’ambito
dei propri piani e programmi;

b) la formazione professionale di operatori pubblici e privati di cui
all’articolo 14.

3. I Comuni esercitano in particolare le funzioni concernenti:

a) la realizzazione di strumenti di governo del territorio e
l’integrazione di quelli esistenti secondo i contenuti della presente legge
entro sei mesi dall’approvazione del Regolamento di attuazione. Decorso
inutilmente tale termine, le definizioni contenute nella legge regionale
sostituiscono le difformi definizioni dei regolamenti edilizi comunali;

b) la concessione di incentivi ai sensi dell’articolo 12;

c) il monitoraggio, la verifica e il controllo, di concerto con la
Regione, sulla realizzazione degli interventi di cui alla presente legge, al
fine di verificare la regolarità della documentazione, nonché la conformità
delle opere realizzate alle risultanze progettuali;

d) la revoca dei titoli abilitativi ai sensi dell’articolo 15, comma 2.
4. La Regione e gli Enti locali applicano i principi di edilizia
sostenibile di cui alla presente legge nella realizzazione o ristrutturazione
di edifici di rispettiva proprietà e provvedono all’adeguamento di quelli
esistenti. A tal fine promuovono la sperimentazione di sistemi edilizi a basso
costo di costruzione per gli edifici di proprietà pubblica.

5. La Regione e gli Enti locali provvedono in ogni caso alle attività di
cui agli articoli 9 e 10 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192
(Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico
nell’edilizia) e successive modifiche e integrazioni, nonché ai regolamenti
regionali in materia.


ARTICOLO 4

(Sostenibilità ambientale negli strumenti di governo del territorio)

1. Gli strumenti di governo del territorio, dal livello regionale fino
alla pianificazione esecutiva a scala comunale, comunque denominati, compresi
i programmi comunitari e i programmi di riqualificazione urbana, devono
contenere le indicazioni necessarie a perseguire e promuovere gli obiettivi di
sostenibilità delle trasformazioni territoriali e urbane di cui all’articolo
1, anche in coerenza con le disposizioni della legge urbanistica regionale e
delle linee guida in materia di pianificazione territoriale.

2. Il processo di pianificazione deve individuare criteri di
sostenibilità atti a garantire:

a) lo sviluppo armonico del territorio, dei tessuti urbani e delle
attività produttive;

b) la compatibilità dei processi di trasformazione e uso del suolo con la
sicurezza, l’integrità fisica e con la identità storico-culturale del
territorio;

c) la valorizzazione delle risorse identitarie e delle produzioni
autoctone per un sano e durevole sviluppo locale;

d) il miglioramento della qualità ambientale, architettonica e della
salubrità degli insediamenti;

e) la riduzione della pressione degli insediamenti sui sistemi
naturalistico-ambientali, attraverso opportuni interventi di mitigazione degli
impatti;

f) la riduzione del consumo di nuovo territorio, evitando l’occupazione
di suoli ad alto valore agricolo e/o naturalistico, privilegiando il
risanamento e recupero di aree degradate e la sostituzione dei tessuti
esistenti ovvero la loro riorganizzazione e riqualificazione per migliorarne
la qualità e la sostenibilità ambientale.

3. Il perseguimento dei criteri di sostenibilità ambientale avviene
attraverso la previsione di accurate ricognizioni delle risorse territoriali e
ambientali, nei piani e nei programmi di ogni livello, allo scopo di valutare
le implicazioni ambientali dei processi di trasformazione del territorio.
Dette ricognizioni comprendono:

a) analisi dei fattori ambientali naturali e dei fattori climatici del
territorio (dati igrotermici, pluviometrici, di soleggiamento corredate delle
relative rappresentazioni cartografiche);

b) analisi delle risorse ambientali, idriche ed energetiche, con
particolare riferimento alle fonti rinnovabili;

c) analisi dei fattori di rischio ambientale e naturale di natura
antropica, corredate delle relative rappresentazioni cartografiche;

d) analisi delle risorse e delle produzioni locali.

4. Per garantire migliori condizioni microclimatiche degli ambienti
insediativi, i piani e i programmi di cui al comma 1 devono contenere norme,
parametri, indicazioni progettuali e tipologiche che garantiscano il migliore
utilizzo delle risorse naturali e dei fattori climatici, nonché la prevenzione
dei rischi ambientali, in particolare attraverso:

a) le sistemazioni esterne agli interventi con copertura naturale in
grado di mitigare l’effetto noto come «isola di calore», nonché di conservare
quanto possibile la naturalità e la permeabilità del sito;

b) le sistemazioni esterne delle aree a destinazione monofunzionale o
mista industriale, artigianale, commerciale, direzionale e residenziale, con
piantumazione di masse boschive lineari (barriere) lungo le sorgenti
inquinanti lineari (specie strade), per assorbire le emissioni inquinanti in
atmosfera e il rumore;

c) gli indici di permeabilità dei suoli, limitando la presenza di
manufatti interrati e favorendo la previsione di pavimentazioni realizzate con
materiali drenanti e autobloccanti cavi;

d) il «minimo deflusso vitale» per il bilancio idrico del territorio
oggetto di intervento;

e) gli indici di densità arborea e arbustiva, indicando specie autoctone
e coerenti con le caratteristiche dei contesti;

f) indicazioni progettuali e tipologiche che:

1. tengano conto dei coefficienti di albedo medio del paesaggio, ossia
che considerino la riflessione della radiazione solare verso l’edificio;

2. usino materiali da costruzione con coefficienti di riflessione
finalizzati al miglioramento del microclima in esterno;

3. considerino la geometria degli ostacoli fisici (altri edifici,
elementi del paesaggio) che influiscono sui guadagni solari per effetto di
ombreggiamento o riflessione della radiazione;

4. privilegino forme compatte e condizioni di esposizione e orientamento
degli edifici tali da migliorarne l’efficienza energetica.
5. Gli Enti locali nell’ambito della redazione degli strumenti
urbanistici generali ed esecutivi devono declinare i temi della presente legge
regionale in cartografie di settore, riferite agli ambiti di applicazione
individuati e forniti di dati georeferenziati e di contenuto alle differenti
scale e già in uso con la redazione della cartografica del Q.T.R della legge
urbanistica della Calabria 16 aprile 2002, n. 19. In particolare:

a) la Regione deve predisporre e trasferire agli enti subordinati:

 la carta dei contesti localizzati, riferita alle zone climatiche di
carattere Mediterraneo, con indicazione delle diverse condizioni di
localizzazione s.l.m. con riferimento alle fasce d’influenza dei caratteri
locali di soleggiamento, ventosità e permeabilità dei suoli, del territorio
semiurbano costiero, del territorio urbanizzato di fondovalle/pedemontano, del
territorio insediato montano;

 la carta delle potenzialità energetiche, ivi comprese le biomasse;

b) la Provincia deve predisporre e trasferire agli enti subordinati:

 la carta dei rischi ambientali artificiali, con in evidenza: cave,
impianti di smaltimento rifiuti, dighe, siti industriali commerciali ad alto
rischio ambientale, centrali e linee elettriche a media ed alta tensione,
sorgenti puntuali e diffuse d’inquinamento elettromagnetico, ambientale ed
acustico;

 la carta dei rischi ambientali naturali, nella quale sono
rappresentate in particolare la vulnerabilità dei suoli e degli acquiferi,
compresi il regime delle acque e la presenza di Radon;

 la carta dei fattori climatici, con in evidenza i dati
igrotermometrici delle diverse aree;

c) il Comune deve predisporre ed aggiornare i propri strumenti esistenti
di regolamento ed attuazione:

 la carta del soleggiamento e dell’azione dei flussi ventosi, con in
evidenza la mappatura dei singoli comparti e quartieri, riferiti
all’orientamento, all’orografia, l’altezza degli edifici esistenti, con
indicazione alla radiazione solare diretta e totale nelle differenti
performance stagionali e condizioni orarie, ed all’azione dei flussi ventosi;

 la carta delle potenzialità energetiche con riferimento alla mappatura
favorevole di incidenza ed approvvigionamento delle fonti rinnovabili;

 le revisioni del regolamento edilizio urbano e comunale ai fini di
adeguarlo a quanto previsto dalla presente legge regionale.

6. Le carte di cui al precedente comma dovranno essere basate su dati
sperimentali raccolti all’interno del territorio di definizione o, qualora ciò
non sia possibile, dovranno prendere a riferimento i dati definiti da enti di
ricerca accreditati nazionali od europei.




CAPO III
Strumenti attuativi



ARTICOLO 5

(Risparmio idrico)

1. La Giunta regionale, ai fini della presente legge, individua i criteri
e le modalità di salvaguardia delle risorse idriche e del loro uso razionale,
in particolare attraverso:

a) la predisposizione di misure atte a verificare la qualità e
l’efficienza delle reti di distribuzione anche attraverso il monitoraggio dei
consumi;

b) l’individuazione di standard ottimali di riferimento per i consumi di
acqua potabile e per gli scarichi immessi nella rete fognaria e i relativi
sistemi di controllo;

c) la promozione dell’utilizzo di tecniche di depurazione naturale;

d) l’utilizzo di tecniche per il recupero delle acque piovane e grigie.

2. Negli interventi di nuova costruzione e di ristrutturazione degli
edifici esistenti di cui alle lettere e) ed f) del comma 1 dell’articolo 3 del
decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380 (Testo unico
delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia), è
previsto, salvo motivata e circostanziata richiesta di esclusione
specificamente assentita dal Comune, "utilizzo delle acque piovane per gli usi
compatibili tramite la realizzazione di appositi sistemi di raccolta,
filtraggio ed erogazione integrativi.

3. I criteri di cui al comma 1 sono definiti con apposito regolamento.


ARTICOLO 6

(Risparmio energetico)

1. La Giunta regionale, ai fini della presente legge, individua i criteri
e le modalità di risparmio delle risorse energetiche e del loro uso razionale,
in particolare attraverso:

a) l’individuazione di standard ottimali di riferimento per i consumi
energetici destinati al condizionamento invernale ed estivo degli ambienti,
alla produzione di acqua calda sanitaria e all’illuminazione;

b) la valorizzazione delle risorse territoriali e ambientali;

c) la valorizzazione dell’integrazione sito-involucro;

d) gli interventi sull’albedo e uso del verde per diminuire
l’effetto «isola di calore»;

e) gli interventi sugli involucri;

f) gli interventi sugli impianti;

g) gli interventi sui sistemi di illuminazione.
2. I criteri di cui al comma 1 sono definiti, con apposito regolamento,
in coerenza con i contenuti del D.lgs 192/2005 modificato ed integrato dal
decreto legislativo 29 dicembre 2006, n. 311, e con gli indirizzi del Piano
energetico ambientale regionale.


ARTICOLO 7

(Approvvigionamento energetico)

1. La Giunta regionale, ai fini della presente legge, individua i criteri
e le modalità di approvvigionamento delle risorse energetiche ad uso delle
strutture edilizie, in particolare attraverso:

a) l’applicazione estesa delle fonti energetiche rinnovabili, sia per la
produzione di energia termica che di energia elettrica, anche attraverso
sistemi centralizzati;

b) l’applicazione di sistemi di riscaldamento centralizzati per singoli
edifici o per gruppi di edifici;

c) l’applicazione di sistemi funzionanti in cogenerazione/trigenerazione
dimensionati coerentemente con le esigenze di fabbisogno energetico del
sistema territoriale interessato;

d) la previsione di integrazione degli impianti di cui alle lettere
precedenti con le strutture degli edifici o del quartiere.

2. I criteri di cui al comma 1 sono definiti, con apposito regolamento,
in coerenza con i contenuti del D.lgs 192/2005 e successivi aggiornamenti e
integrazioni e con gli indirizzi del Piano energetico ambientale regionale e
con riferimento ai piani energetici provinciali ed i piani energetici
comunali, ove predisposti e vigenti.


ARTICOLO 8

(Criteri di selezione dei materiali da costruzione)

1. Nella realizzazione degli interventi di cui alla presente legge è
previsto l’uso di materiali, di componenti edilizi e di tecnologie costruttive
che:

a) siano ecologicamente compatibili, sulla base di requisiti di
valutazione definiti dal disciplinare tecnico e dalle linee guida di cui
all’articolo 10, considerando in particolare la loro natura di materie prime
rinnovabili, il contenuto consumo energetico richiesto ai fini della loro
estrazione, produzione, distribuzione e smaltimento;

b) consentano di recuperare tradizioni produttive e costruttive locali
legate ai caratteri ambientali dei luoghi;

c) siano riciclabili, riciclati, di recupero, di provenienza locale e
contengano materie prime rinnovabili e durevoli nel tempo o materie prime
riciclabili;

d) siano caratterizzati da ridotti valori di energia e di emissioni di
gas serra inglobati;

e) rispettino il benessere e la salute degli abitanti.

2. I requisiti di qualità di cui al comma 1 costituiscono i criteri per
la redazione del capitolato e del prezzario di cui alla lettera d) del comma 1
dell’articolo 3.


ARTICOLO 9

(Gestione del ciclo dei rifiuti derivanti dai processi edili)

1. La Giunta regionale, ai fini della presente legge, individua i criteri
e le modalità di gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti da demolizione,
costruzione e sbancamento in un’ottica di funzionalità, efficienza ed
efficacia, in particolare attraverso:

a) la definizione di parametri tecnici che permettano di classificare la
sostenibilità ambientale dell’opera anche in relazione ai cicli di dismissione
della medesima alla fine del ciclo di vita;

b) la definizione di regole tecniche per la progettazione delle opere e
dei cantieri e per l’organizzazione di quest’ultimi che migliorino la gestione
del ciclo dei rifiuti e favoriscano le pratiche del riciclaggio sia durante la
costruzione sia durante la dismissione delle opere edili;

c) la definizione e l’individuazione delle modalità e dei criteri per il
ciclo di recupero dei rifiuti nel più ampio processo edilizio pubblico e
privato;

d) l’attivazione di Accordi di Programma ai sensi del D.lgs n. 152 e
s.m.i. quale strumento per promuovere e favorire le azioni coordinate in
materia ambientale della Pubblica Amministrazione e dei soggetti privati e
delle associazioni di categoria;

e) le modalità ed i criteri di gestione dei rifiuti da demolizione,
costruzione e sbancamento, in modo efficace, efficiente, economico e
trasparente, basandosi sulla cooperazione di tutti i soggetti pubblici e
privati coinvolti nel ciclo dei rifiuti;

f) le modalità ed i criteri per la promozione e l’incentivazione di
sistemi e processi finalizzati alla gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti
da demolizione, costruzione e sbancamento;

g) i criteri tecnici di selezione e trattamento dei materiali derivanti
dal processo di riciclo per la reimmissione come materie prime all’interno dei
processi di fabbricazione e la loro definizione come materiali ecosostenibili;

h) la promozione di utilizzo di tecniche e tecnologie che meglio
favoriscano i processi di riciclaggio al termine della vita utile delle opere
edili;

i) la promozione di attività di ricerca e sensibilizzazione nell’ambito
dei processi di riciclo e smaltimento dei rifiuti derivanti dalle attività
edili;

j) le modalità ed i criteri per la promozione e l’incentivazione
dell’utilizzo dei materiali di riciclo nelle opere edili al fine di perseguire
gli obiettivi di cui all’articolo 181 del D.lgs. n. 152/2006 e s.m.i.

2. I criteri di cui al comma 1 sono definiti con apposito regolamento.




CAPO IV
Certificazione, disciplinare e linee guida



ARTICOLO 10

(Certificazione di sostenibilità degli edifici)

1. La certificazione della sostenibilità degli edifici è un sistema di
procedure univoche e normalizzate che utilizza le modalità e gli strumenti di
valutazione di cui all’articolo 10, valutando sia il progetto sia l’edificio
realizzato nelle fasi di costruzione e di esercizio.

2. La certificazione di cui al comma 1 ha carattere obbligatorio per gli
interventi realizzati da Enti Pubblici o con finanziamento pubblico superiore
al cinquanta per cento. Negli altri casi ha carattere volontario e ricomprende
la certificazione energetica obbligatoria di cui al D.lgs 192/2005 e
successive modifiche e integrazioni, per la quale sono parimenti utilizzati le
modalità e gli strumenti di valutazione di cui all’articolo 10 della presente
legge, con riferimento ai requisiti e ai parametri indicati nel D.lgs.
192/2005; la certificazione energetica è comunque obbligatoria anche nel caso
in cui non venga richiesta la certificazione di sostenibilità.

3. Il certificato di sostenibilità degli edifici è rilasciato da un
professionista abilitato o da una organizzazione accreditata ai sensi del
comma 4, lettera b), estranei alla progettazione e alla direzione lavori, su
richiesta del proprietario dell’immobile o del soggetto attuatore
dell’intervento. Il risultato della certificazione, sotto forma di apposita
targa, è affisso nell’edificio in luogo visibile.

4. La Giunta regionale definisce e aggiorna:

a) il sistema di procedure per la certificazione di sostenibilità degli
edifici, per l’effettuazione dei controlli e l’irrogazione delle eventuali
sanzioni, compresa la relativa modulistica;

b) il sistema di accreditamento dei soggetti abilitati al rilascio della
certificazione.

5. La Regione, per il tramite del Comune competente per territorio,
dispone controlli a campione sulla sussistenza dei requisiti dei soggetti di
cui al comma 4, lettera b), nonché accertamenti e ispezioni a campione sugli
interventi oggetto di certificazione, in corso d’opera, ovvero entro cinque
anni dalla data di fine lavori dichiarata dal proprietario o soggetto
attuatore dell’intervento, al fine di verificare la regolarità della
documentazione e dell’attestato di certificazione, nonché la conformità delle
opere realizzate alla documentazione progettuale.

6. Nel caso in cui dagli accertamenti effettuati risultino difformità, il
Comune:

a) ingiunge al proprietario o al soggetto attuatore dell’intervento di
effettuare i lavori necessari per rendere uniforme l’edificio a quanto
dichiarato;

b) qualora non si raggiungesse la conformità, revoca la certificazione
rilasciata.


ARTICOLO 11

(Disciplinare tecnico e linee guida)

1. La Giunta regionale approva, anche con riferimento alla direttiva
2002/91/CE e in coerenza con i contenuti del D.lgs 192/2005 e successive
modifiche e integrazioni, il disciplinare tecnico per la valutazione della
sostenibilità degli edifici e le relative linee guida per il suo utilizzo,
alla cui redazione partecipano i rappresentanti delle professioni e dei
settori produttivi interessati.

2. Il disciplinare tecnico contiene i requisiti di riferimento
identificati in apposite aree di valutazione, il metodo di verifica delle
prestazioni riferite ai requisiti e il sistema di valutazione degli stessi,
nonché la loro ponderazione in relazione alle particolari esigenze ambientali
del territorio regionale. Il disciplinare è finalizzato a valutare e
certificare il livello di sostenibilità degli interventi edilizi, anche ai
sensi dell’articolo 4 del D.lgs 192/2005 e successive modifiche e
integrazioni, nonché dei regolamenti regionali in materia, a definire le
priorità e a graduare gli incentivi economici, nonché a stabilire delle soglie
minime al di sotto delle quali non è previsto il rilascio di certificazioni e
l’accesso agli incentivi previsti. Il disciplinare tecnico costituisce
riferimento per l’elaborazione e l’integrazione degli strumenti edilizi e
urbanistici comunali.

3. I requisiti previsti nel disciplinare tecnico, identificati in aree di
valutazione, si riferiscono in particolare:

a) alla qualità ambientale degli spazi esterni;

b) al risparmio delle risorse naturali;

c) alla riduzione dei carichi ambientali;

d) alla qualità ambientale degli spazi interni;

e) alla qualità della gestione e del servizio;

f) all’integrazione con il sistema della mobilità collettiva.

4. Il sistema di valutazione definito nel disciplinare tecnico deve:

a) consentire la valutazione del livello di sostenibilità ambientale
degli edifici definendo la prestazione minima di riferimento di ciascuna area
di valutazione e di ciascun criterio di cui al comma 3, in base alle norme
legislative e tecniche vigenti e alle peculiarità costruttive locali;

b) comprendere un sistema di ponderazione dei requisiti di cui sopra che
consenta di definire le priorità delle diverse problematiche ambientali
considerate;

c) consentire l’attribuzione di un punteggio di prestazione dell’edificio
che permetta la valutazione analitica del livello di sostenibilità ambientale;

d) comprendere, per quanto riguarda i requisiti energetici, un sistema di
classificazione degli edifici nel sistema di certificazione energetica.
5. Le linee guida di spiegazione e accompagnamento del disciplinare
tecnico contengono in particolare:

a) le indicazioni per effettuare l’analisi del sito, che comprende
l’analisi dei fattori climatici e ambientali, nonché dei relativi rischi;

b) le spiegazioni dettagliate sulle modalità di applicazione del
disciplinare tecnico, compresi i metodi di calcolo e gli strumenti di verifica
riferiti a ogni requisito, le strategie di riferimento e alcuni esempi di
possibili soluzioni tecniche;

c) la modulistica e i sistemi di calcolo informatizzati per la
semplificazione delle procedure di verifica.




CAPO V
Parametri edilizi e incentivi



ARTICOLO 12

(Calcolo degli indici e dei parametri edilizi)

1. Anche in deroga a quanto disposto dai regolamenti edilizi comunali,
salvo quanto previsto dalla normativa sismica e dalle norme inerenti la difesa
del suolo e la tutela del paesaggio, per le nuove costruzioni e per il
recupero degli edifici esistenti ai sensi della presente legge non sono
considerati nel computo per la determinazione dei volumi, delle superfici,
delle distanze e nei rapporti di copertura, fermo restando il rispetto delle
distanze minime previste dalla normativa statale:

a) il maggiore spessore delle murature esterne, siano esse tamponature o
muri portanti, oltre i trenta centimetri;

b) il maggior spessore dei solai intermedi e di copertura oltre i venti
centimetri;

c) le serre solari, per le quali sussista atto di vincolo circa tale
destinazione e che abbiano dimensione comunque non superiore al quindici per
cento della superficie utile delle unità abitative realizzate;

d) tutti i maggiori volumi e superfici necessari al miglioramento dei
livelli di isolamento termico e acustico o di inerzia termica, o finalizzati
alla captazione diretta dell’energia solare, o alla realizzazione di sistemi
di ombreggiamento alle facciate nei mesi estivi o alla realizzazione di
sistemi per la ventilazione e il raffrescamento naturali. Al fine di
consentire la migliore insolazione degli edifici e favorire l’utilizzo di
energia solare, sono consentite modificazioni delle altezze massime di colmo e
di gronda nonché delle linee di pendenza delle falde in cui l’altezza massima
sia comunque inferiore a metri 2,15 ridotta a metri 1,95 per i comuni posti a
quota superiore a metri 800 slm, calcolata come media delle altezze della
porzione di sottotetto di altezza maggiore a metri 1,5.

2. Le disposizioni di cui al comma 1 si applicano anche:

a) alle variazioni delle altezze massime, nonché alle distanze dai
confini e dalle strade e tra gli edifici, qualora non comportino
ombreggiamento delle facciate di terzi;
b) al computo della superficie utile e non residenziale in riferimento
alla determinazione dei limiti massimi di costo per l’edilizia residenziale
sovvenzionata e agevolata.

3. Per il recupero degli edifici esistenti resta ferma la salvaguardia di
elementi costruttivi e decorativi di pregio storico e artistico, nonché di
allineamenti o conformazioni diverse, orizzontali, verticali e delle falde dei
tetti che caratterizzano le cortine di edifici urbani e rurali di antica
formazione.

4. La deroga di cui al comma 1 si applica anche ai fini del calcolo della
volumetria e delle superfici urbanistiche per la determinazione del contributo
di costruzione e degli standard urbanistici.

5. Ai fini del rilascio dei provvedimenti autorizzativi, comunque
denominati, coerenti con i requisiti di sostenibilità ambientale previsti
dalla presente legge, è allegata apposita documentazione tecnica che definisca
il soddisfacimento dei requisiti secondo quanto stabilito nel disciplinare
tecnico ai sensi dell’articolo 10, commi 2, 3 e 4.

6. Per interventi sugli edifici costruiti o modificati ai sensi della
presente legge, non è consentita la riduzione degli spessori e la
trasformazione dei volumi realizzati ai sensi del comma 1.

7. I regolamenti edilizi comunali dovranno essere adeguati in modo da
definire modalità di installazione di impianti tecnologici per il risparmio
energetico come attività libere non soggette a permesso di costruire, D.I.A. o
S.C.I.A.. È fatta salva la possibilità di individuare, con idoneo
provvedimento, particolari zone del territorio comunale per le quali i
suddetti interventi possono essere assoggettati a S.C.I.A. o D.I.A.



ARTICOLO 13

(Incentivi)

1. I comuni devono prevedere, in favore di coloro che effettuano
interventi di edilizia sostenibile secondo i requisiti fissati dal regolamento
e dal disciplinare tecnico di cui all’articolo 10, le seguenti opzioni:
a) riduzione degli oneri di urbanizzazione secondaria o del costo di
costruzione di cui agli articoli 16 e 17 del D.P.R. 380/2001 in misura
crescente, partendo da un minimo del trenta per cento, a seconda dei livelli
di risparmio energetico, di qualità ecocompatibile dei materiali e delle
tecnologie costruttive utilizzate, di risparmio idrico e di altri requisiti di
sostenibilità energetico-ambientale di cui alla presente legge, secondo quanto
previsto nel regolamento di esecuzione ed attuazione;

b) eventuale riduzione dell’ICI e di altre imposte comunali sugli
immobili, compatibilmente con le vigenti norme in materia;

c) incrementi da un minimo del dieci per cento ad un massimo del venti
per cento del volume consentito dagli strumenti urbanistici vigenti, al netto
delle murature, per gli interventi di nuova edificazione e di ampliamento, di
sostituzione e di ristrutturazione degli edifici esistenti, compatibilmente
con i caratteri culturali e ambientali degli edifici e dei luoghi e nel
rispetto dei limiti di densità edilizia e distanza fra i fabbricati fissati
dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444 (Limiti inderogabili di
densità edilizia, di altezza, di distanza fra i fabbricati e rapporti massimi
tra spazi destinati agli insediamenti residenziali e produttivi e spazi
pubblici o riservati alle attività collettive, al verde pubblico o a parcheggi
da osservare ai fini della formazione dei nuovi strumenti urbanistici o della
revisione di quelli esistenti, ai sensi dell’articolo 17 della legge 6 agosto [ . . . ]

TESTO INTEGRALE DISPONIBILE
PER GLI UTENTI REGISTRATI


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