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05/07/2013
Terre e rocce, anche la Valle d’Aosta ne disciplina la gestione

Dopo Friuli Venezia Giulia, Veneto, Liguria e Umbria, ok alle linee guida per scavi inferiori a 6000 mc

Linee Guida 10/05/2013 n. 821

Regione Valle d'Aosta - Linee-guida per la gestione dei materiali/rifiuti inerti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione e scavo, comprese le costruzioni stradali, con particolare riferimento alla gestione dei materiali costituiti dalle terre e rocce derivanti da scavi, in applicazione delle disposizioni di cui alla parte IV del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205 e della Legge Regionale 3 dicembre 2007, n. 31

PREMESSA

Con l’entrata in vigore del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (30 aprile 2006) la gestione dei materiali derivanti da attività da scavo (terre e rocce) è stata compresa nella disciplina dei rifiuti (Parte IV del decreto). Tali materiali, di conseguenza, sono stati classificati come rifiuti fatto salvo che non sussistessero le condizioni per ricomprenderli nella categoria dei sottoprodotti.

In particolare con l’articolo 186 del d. lgs n. 152/2006 sono state disciplinate le condizioni e le prescrizioni tecniche, operative ed amministrative per consentire la classificazione come “sottoprodotto” di detti materiali.
L’articolo 186 sopra richiamato è stato, peraltro, oggetto prima di modificazione (intervenuta con il decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4) e successivamente di abrogazione (intervenuta con l’articolo 39, comma 4, del decreto legislativo 3 dicembre 2010, n. 205).

Alla luce però di una lettura integrata della complessa normativa nazionale emerge che:
a) l’articolo 184-bis del d. lgs. N. 152, comma 2, indica che i criteri qualitativi o quantitativi da soddisfare affinché specifiche tipologie di rifiuti, fra cui le terre e rocce da scavo, siano considerati sottoprodotti, sono stabiliti con uno o più decreti del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, ai sensi dell’articolo 17, comma 3 della legge 23 agosto 1988, n. 400 e in conformità a quanto previsto dalla disciplina comunitaria;
b) in attuazione di tale norma lo Stato ha emanato un solo decreto che disciplina i criteri per classificare come “sottoprodotti” i materiali da scavo. Tale disciplina, rappresentata dal DM 10 agosto 2012, n. 161, è palesemente riferita alla gestione di materiali derivanti da una produzione superiore a 6.000 mc. Ciò è chiaramente desumibile dal fatto che con l’articolo 266, comma 7 del d lgs. N. 152/2006, lo Stato aveva già previsto l’emanazione di un decreto per la semplificazione amministrativa delle procedure relative alle terre e rocce da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni, la cui produzione non fosse superiore ai 6.000 metri cubi;
c) in mancanza, quindi, della specifica disciplina che regolamenti la gestione dei materiali da scavo riferita ad una produzione non superiore a 6.000 mc, si ravvisa la necessità di sottoporre detti materiali ad una disciplina che garantisca, in caso di utilizzo, la protezione della salute umana e dell’ambiente.

In considerazione di qua [ . . . ]

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