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02/07/2014
Permesso costruire, no alle condizioni atipiche

Tar Piemonte: nulla la richiesta di non affittare né vendere gli immobili ricavati dalla ristrutturazione

Sentenza 20/06/2014 n. 1099

Tar Piemonte - Nel rilascio del permesso di costruire, il Comune non può porre condizioni atipiche che impattano sulla proprietà

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1468 del 2010, proposto da:
Recarano s.r.l. in liquidazione giudiziale, rappresentata e difesa dagli avv.ti Paolo Monti, Giuseppe Greppi, Giorgio Razeto, con domicilio eletto presso l’avv. Antonio Fiore in Torino, corso Alcide De Gasperi, 21;


contro

Comune di Berzano di Tortona, rappresentato e difeso dagli avv.ti Paolo Borasio e Maria Pia Giracca, con domicilio eletto presso il primo in Torino, corso Lione, 91/A;


per l'accertamento

- della nullità della condizione apposta alla concessione edilizia n. 4/2001 del 25 maggio 2001 rilasciata dal Comune di Berzano di Tortona, che fa riferimento all’atto unilaterale d’impegno del 17 ottobre 1998 con il quale la Recarano s.r.l. si è obbligata a “non affittare e/o vendere le unità immobiliari ricavate dal progetto”, prevedendo in caso di inadempimento il pagamento di una penale di lire 1.000.000.000;

- di ogni altro atto presupposto, conseguente o comunque connesso, con particolare riferimento al parere della Commissione edilizia del 23 marzo 2008;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di Berzano di Tortona;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 16 aprile 2014 il dott. Savio Picone e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.



FATTO e DIRITTO

1. La ricorrente ha ottenuto, nel 2001, il rilascio della concessione edilizia per la ristrutturazione di un complesso immobiliare situato nel Comune di Berzano di Tortona, in zona agricola.

Agisce per l’accertamento della nullità della condizione ivi apposta (obbligo di “non affittare e/o vendere le unità immobiliari ricavate dal progetto” con la previsione di una penale di lire 1.000.000.000 in caso di inadempimento).

Deduce, con unico motivo, la violazione degli artt. 42 e 97 Cost., la violazione dell’art. 11 del D.P.R. n. 380 del 2001 e la violazione del principio di tipicità degli atti amministrativi.

Chiede inoltre la condanna del Comune di Berzano di Tortona al risarcimento del danno conseguente alla mancata alienazione delle unità immobiliari.

2. Si è costituito il Comune di Berzano di Tortona, depositando documenti e replicando nel merito.

Alla pubblica udienza del 16 aprile 2014 la causa è passata in decisione.

3. Il ricorso è fondato.

La condizione apposta dal Comune alla concessione edilizia n. 4/2001 si pone in insanabile contrasto con il principio legalità e di tipicità dei provvedimenti amministrativi e deve essere dichiarata nulla, ai sensi dell’art. 21-septies della legge n. 241 del 1990, per carenza assoluta di potere.

Secondo un principio pacifico in materia urbanistica, il Comune non può apporre condizioni atipiche al titolo edilizio al di fuori dei casi espressamente previsti dalla legge, considerata la natura essenzialmente vincolata del provvedimento che rimuove i limiti all’esercizio dello ius aedificandi.

Nella specie l’art. 25, settimo comma, della legge regionale piemontese n. 56 del 1977 consentirebbe agli enti locali esclusivamente di imporre, per gli interventi edificatori nelle zone agricole, la sottoscrizione e trascrizione “di un atto di impegno dell’avente diritto che preveda: a) il mantenimento della destinazione dell’immobile a servizio dell’attività agricola; b) le classi di colture in atto e in progetto documentate a norma del 18° comma del presente articolo; c) il vincolo del trasferimento di cubatura di cui al 17° comma; d) le sanzioni per l’inosservanza degli impegni assunti”.

Nessuna norma di legge statale o regionale consente al Comune di vietare, per un tempo illimitato, l’esercizio delle normali facoltà dispositive rientranti nel contenuto minimo del diritto di proprietà, quali l’affitto a terzi e la vendita del bene.

Ciò che il Comune può legittimamente perseguire, nell’ambito del potere di governo del territorio e di vigilanza sull’edilizia privata, è il rispetto degli indici edificatori e delle destinazioni d’uso stabilite per ciascuna zona dallo strumento urbanistico, restando viceversa indifferenti a tale potere pubblicistico la titolarità dei diritti reali sugli immobili e le vicende della loro circolazione tra privati.

La condizione qui controversa non inficia la legittimità ed efficacia della concessione edilizia alla quale è stata apposta (vitiatur sed non vitiat), dovendo presumersi che il Comune abbia verificato la conformità al piano regolatore ed alla normativa vigente dell’intervento edilizio assentito.

Essa è nulla per carenza in astratto del potere (e non semplicemente illegittima), in quanto adottata in assenza di qualsivoglia norma giuridica attributiva del pot [ . . . ]

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