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27/03/2014
Gare progettazione, solo i progetti realizzati valgono come referenza

Sia che il servizio di ingegneria o architettura sia reso al pubblico o a un privato, l’opera deve essere ultimata

Sentenza 28/02/2014 n. 2180

Tar Lazio - Nelle gare per l'aggiudicazione dei servizi di ingegneria e architettura possono essere usati come referenza soli i progetti approvati e ultimati

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio
(Sezione Seconda Quater)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 8014 del 2012, integrato da motivi aggiunti, proposto da:
Soc Lucci Salvatore Impresa di Costruzioni Srl, rappresentato e difeso dagli avv. Diego Vaiano,
Francesco Cataldo, Alessandro Vinci Orlando, con domicilio eletto presso Diego Vaiano in Roma,
Lungotevere Marzio, 3;
contro
Ministero Per i Beni e Le Attivita' Culturali, Ministero Per i Beni e Le Attivita' Culturali -
Soprintendenza Speciale Per i Beni Archeologici di Roma, Presidenza del Consiglio dei Ministri,
Presidenza del Consiglio dei Ministri Commissario Delegato Interventi Urgenti Aree Archeolog
Roma e Ostia Antica, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in
Roma, via dei Portoghesi, 12;
nei confronti di
Soc Gherardi Ing Giancarlo Spa, Soc Gherardi Ing Giancarlo Spa (Mandataria), rappresentati e
difesi dall'avv. Angelo Clarizia, con domicilio eletto presso Studio Legale Clarizia in Roma, via
Principessa Clotilde, 2; Consorzio Reco - Restauratori Consorziati, Soc B5 Srl, Di Guida Marina;
sul ricorso numero di registro generale 10520 del 2012, proposto da:
Soc Gherardi Ing Giancarlo Spa + 1, Soc Gherardi Ing Giancarlo Spa (Mandataria), rappresentati e
difesi dall'avv. Angelo Clarizia, con domicilio eletto presso Angelo Clarizia in Roma, via
Principessa Clotilde, 2;
contro
Ministero Per i Beni e Le Attivita' Culturali, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura
Gen.Le Dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12; Ministero Per i Beni e Le Attivita'
Culturali - Soprintendenza Speciale Per i Beni Archeologici di Roma, Presidenza del Consiglio dei
Ministri, Presidenza del Consiglio dei Ministri - Commissario Delegato Interventi Urgenti Aree
Archeologiche Roma e Ostia Antica;
e con l'intervento di
ad opponendum:
Lucci Salvatore Impresa di Costruzioni S.r.l., rappresentato e difeso dagli avv. Raffaele Izzo, Diego
Vaiano, Francesco Cataldo, Alessandro Vinci Orlando, con domicilio eletto presso Raffaele Izzo in
Roma, L.Tevere Marzio, 3;
per l'annullamento
quanto al ricorso n. 8014 del 2012:
- del provvedimento di cui alla nota prot. n. 27129 del 30 agosto 2012, con il quale la
Soprintendenza ha aggiudicato definitivamente l'appalto per la progettazione esecutiva, l'esecuzione
del restauro del prospetto settentrionale e di quello meridionale e la realizzazione delle cancellate
poste a chiusura dei fornici del I ordine dell'Anfiteatro Flavio di Roma;
- se ed in quanto occorra, dell'aggiudicazione provvisoria pronunciata dalla stazione appaltante in
favore della medesima ATI controinteressata nel corso della seduta pubblica di gara del 27 luglio
2012, comunicata alla ricorrente con nota prot. n. 24107 del 30 luglio 2012;
- di tutti i verbale di gara, ivi espressamente inclusi quelli riguardanti la fase di prequalifica nella
parte in cui l'ATI controinteressata è stata ammessa alla successiva fase di gara;
- dei verbali e provvedimenti relativi alla verifica di congruità dell'offerta presentata dall'ATI
controinteressata;
- se ed in quanto occorra, della nota prot. n. 9532 del 24 ottobre 2011, con la quale la stazione
appaltante ha chiesto alla controinteressata di "regolarizzare e fornire chiarimenti in ordine alla
documentazione presentata";
- del bando di gara, della lettera di invito, del capitolato speciale d'appalto e dei relativi allegati;
- di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale a quelli sopra menzionati, nonchè del
relativo contratto di appalto, ove medio tempore stipulato tra le controparti;.
quanto al ricorso n. 10520 del 2012:
. - del provvedimento comunicato con nota 23 novembre 2012, prot. 39244 con il quale il
raggruppamento temporaneo di imprese Gherardi s.p.a. è stato escluso dalla procedura ristretta per
lì affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione del restauro dei prospetti
settentrionale e meridionale dell’Anfiteatro Flavio (Colosseo) e della realizzazione delle cancellate
poste a chiusura dei fornici del 1° ordine;
- della nota del 23 novembre 2012, prot. 39244;
di tutti gli atti prodromici, connessi e conseguenti ivi compresa la nota del Responsabile del
procedimento del 19.11.2012 e le note del Ministero per i beni e le attività culturali –
Soprintendenza Speciale, a firma del Soprintendente, del 30 novembre 2012, prot. 40215 e del 4
dicembre 2012 prot. 40614, nonché se necessario del 31 ottobre 2012 prot. 35805.
Visti i ricorsi i motivi aggiunti e i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero Per i Beni e Le Attivita' Culturali e di Ministero
Per i Beni e Le Attivita' Culturali - Soprintendenza Speciale Per i Beni Archeologici di Roma e di
Presidenza del Consiglio dei Ministri e di Presidenza del Consiglio dei Ministri Commissario
Delegato Interventi Urgenti Aree Archeolog Roma e Ostia Antica e di Soc Gherardi Ing Giancarlo
Spa e di Soc Gherardi Ing Giancarlo Spa (Mandataria) e di Ministero Per i Beni e Le Attivita'
Culturali;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 31 gennaio 2013 il dott. Maria Laura Maddalena e uditi
per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FATTO
1. Con il ricorso n. RG 8014/2012, la soc. Lucci Salvatore impresa costruzioni espone di aver
partecipato, insieme alla controinteressata, alla gara ristretta, ai sensi dell’art. 53, comma 2, lett. b)
d.lgs. 163/2006, per l’affidamento della progettazione esecutiva, l’esecuzione e il restauro del
prospetto settentrionale e meridionale del Colosseo e la realizzazione delle cancellate a chiusura dei
fornici del I ordine.
La controinteressata, ATI Gherardi, si è classificata al primo posto, ottenendo il punteggio di 89,842
punti mentre la Lucci si è classificata al secondo posto, ottenendo il punteggio di 84,308 punti.
Stilata la graduatoria, l’offerta della Gherardi è stata sottoposta a procedura di verifica di congruità.
L’anomalia è stata poi esclusa sulla base della applicazione del criterio del “più probabile prezzo di
mercato”.
E’ stata quindi disposta, in data 27 luglio 2012, l’aggiudicazione provvisoria e il 30 agosto 2012 vi
è stata l’aggiudicazione definitiva, entrambe impugnate – unitamente a tutti i verbali e atti di gara –
nel presente giudizio.
Il ricorso è articolato nelle seguenti doglianze:
1) violazione degli artt. 34, 35 e 38 del d.lgs. n. 163/2006, dell’art. 46 del d.lgs. 163/2006 e del
punto III.2.1. del bando di gara, del principio di par condicio e dell’autovincolo in quanto una delle
mandanti della ATI Gherardi, il consorzio RE.CO. ha omesso la dichiarazione dell’assenza delle
cause di esclusione di cui all’art. 38 d.lgs. 163/2006 in capo alle tre imprese individuali consorziate;
inoltre tali dichiarazioni sono state solo tardivamente prodotte e su illegittima richiesta di
regolarizzazione da parte della stazione appaltante;
2) violazione degli artt. 34, 35 e 38 del d.lgs. n. 163/2006, dell’art. 46 del d.lgs. 163/2006 e del
punto III.2.1. del bando di gara, perché nessuna delle componenti dell’ATI Gherardi ha elencato
espressamente e per esteso l’assenza delle condizioni previste dall’art. 38, come invece richiedeva il
bando;
3) violazione dell’art. 37 d.lgs. 163/2006 e dell’art. 263 del DPR n. 207/2010, del punto III.2.1. del
bando di gara, del principio di par condicio perché i progettisti facenti parte dell’ATI Gherardi non
hanno dimostrato di possedere i requisiti prescritti dal bando in misura corrispondente alla
dichiarata quota di partecipazione al raggruppamento;
4) violazione degli artt. 38 e 46 del d.lgs. 163/2006, del punto III.2.1. del bando di gara, del
principio di par condicio perché i progettisti partecipanti all’ATI Gherardi non hanno prodotto in
sede di prequalifica le dichiarazioni circa il possesso dei requisiti di ordine generale di cui all’art. 38
del codice dei contratti pubblici;
5) violazione dell’art. 90 del d.gls. 163/2006 in combinato disposto con l’art. 53 del medesimo
d.gls. , violazione dell’art. 261 del DPR 207/2010 in quanto le prestazioni relative alla progettazione
devono essere assunte comunque in maniera unitaria da uno dei soggetti indicati dall’art. 90,
comma 1 e non possono essere affidate separatamente e pro quota a più soggetti;
6) violazione degli artt. 74 e 46 d.lgs. 163/2006 e della lettera di invito perché l’offerta è stata
sottoscritta solo dai progettisti e non anche dalle imprese esecutrici dei lavori;
7) violazione della lettera di invito e del principio di par condicio in quanto la Gherardi ha omesso
di integrare la lista con l’indicazione delle lavorazioni e forniture costituenti le soluzioni
migliorative e le integrazioni tecniche proposte e di quantificare le stesse dal punto di vista
economico;
8) violazione dell’art. 179 DPR 207/2010 poiché la Gherardi ha formulato un ribasso non consentito
in relazione ai lavori in economia, producendo un’offerta inferiore al costo minimo inderogabile,
ossia il prezzo elementare;
9) violazione dell’art. 93 del d.lgs. 163/2006 e dell’art. 37 DPR 207/2010 in quanto il progetto
esecutivo è stato presentato dalla controinteressata privo degli elaborati di calcolo;
10) violazione dell’art. 83 del d.lgs. 163/2006 per irragionevolezza della valutazione tecnica
compiuta dalla commissione di gara che ha erroneamente ritenuto che la Lucci non avesse
dichiarato la disponibilità di attrezzature per indagini conoscitive, non ha considerato che la
Gherardi non annovera nella struttura del gruppo di progettazione la figura dell’archeologo, ha
illogicamente valorizzato la circostanza assolutamente irrilevante che la Gherardi avesse avuto
cantieri nell’area centrale di Roma;
11) violazione degli artt. 86 e ss. del d.gls. 163/2006 in quanto la Commissione ha ritenuto congrua
l’offerta della Gherardi sulla base della mera ed acritica applicazione del criterio del “probabile
prezzo di mercato” senza chiedere alcun giustificativo circa l’effettiva sostenibilità di detti prezzi.
La Gherardi ha proposto ricorso incidentale volto a sostenere che la ricorrente principale dovesse
essere esclusa dalla gara e fosse priva pertanto di legittimazione.
Il ricorso incidentale è articolato nei seguenti motivi:
1) violazione degli artt. 263 e 252 del DPR 207/2010, violazione della lex specialis, carenza dei
presupposti, difetto di istruttoria e di motivazione, poiché:
il bando – dopo aver indicato in 268.882,11 euro le spese per la progettazione e individuato la
classe I categoria E per l’importo di euro 8.453.484,86 – ha al punto III 2.2. richiesto il possesso dei
requisiti di cui all’art. 263 D.lgs. 163/2006, che sono stati attestati per la Lucci dalla soc. Tecton
Sudio Associati s.r.l., ma che invece non sono dalla stessa in realtà posseduti.
Infatti, l’art. 263 prevede che possano essere valutati sono i servizi di ingegneria ultimati ed
approvati dalla stazione appaltante; inoltre il comma 2 dello stesso art. 263 prevede che possano
essere valutati anche i servizi svolti per committenti privati, purché venga fornita “prova
dell’avvenuta esecuzione attraverso atti autorizzatori o concessori, ovvero il certificato di collaudo,
inerenti il lavoro per il quale è stata svolta la prestazione, ovvero tramite copia del contratto e delle
fatture relative alla prestazione medesima. Pertanto, in applicazione di questa normativa, la maggior
parte dei servizi dichiarati dalla Tecton non poteva essere valutata per la dimostrazione del possesso
dei requisiti.
In particolare, dei sei progetti dichiarati dalla Tecton, tre consistono in elaborati progettuali
presentati in gare nelle quali non sono risultati vincitori e non possono pertanto ritenersi
“approvati”. Essi non sarebbero nemmeno valutabili come progetti in favore di committenti privati
in quanto essi sono stati predisposti nell’interesse dell’amministrazione e comunque non sono stati
eseguiti.
Inoltre due dei progetti dichiarati (cittadella fortificata di Milazzo e nuova sede della Microsoft) non
sono riconducibili alla classi I, categoria E, bensì nelle categorie I d e III c e un altro progetto
(quello per il restauro dell’Ospedale civile della SS Annunziata in Sassari) solo per la somma di
516.457 euro.
Pertanto, in relazione ad entrambi i profili, la ricorrente doveva essere esclusa per carenza dei
requisiti di qualificazione.
2) Violazione dell’art. 90, comma 8, del d.lgs. 163/06 in base al quale il concorrente non può
partecipare alla gara se abbia predisposto o comunque, anche indirettamente, avuto modo di
conoscere la progettazione preliminare o definitiva, in quanto l’impresa Lucci ha inserito
dell’offerta tecnica organizzativa un elaborato redatto dall’ing. Giuseppe Carluccio, il quale si è
anche impegnato a partecipare alla struttura tecnico operativa nella fase di progettazione esecutiva e
durante il corso dei lavori fino al termine degli stessi; tuttavia lo stesso ing. Carluccio ha partecipato
alla stesura del progetto posto a base della gara, essendo coautore dell’ “analisi e documentazione
dei dissesti strutturali ed individuazione delle situazioni di rischio” e di sette elaborati grafici che
costituivano riferimento per la redazione delle offerte. Inoltre, nella struttura tecnico operativa
predisposta dell’impresa Lucci è inserito anche il Prof. La Regina, che ha svolto le funzioni di
Soprintendente ai beni archeologici di Roma dal luglio 1976 al dicembre 2004 e che in tale ruolo ha
curato e coordinato il progetto di restauro di una parte del Colosseo, restauro poi utilizzato come
modello di riferimento sia per il progetto posto a base di gara che per la formulazione dell’offerta.
3) Violazione dell’art. 76 d.lgs. 163/2006 e difetto di motivazione e di istruttoria poiché il bando
non prevedeva varianti mentre invece l’impresa Lucci ha introdotto varianti nel disegno della
cancellata, consistenti nella diversa scansione degli elementi verticali e nell’introduzione di due
montanti verticali principali a tergo delle cancellate, vincolati a terra e in testa tramite un’asta
orizzontale della estensore. Inoltre, proprio per i sistemi di ancoraggio alle cancellate, l’offerta della
Lucci ha ottenuto il punteggio massimo (5 punti) con una valutazione manifestamente illogica
poiché non può essere premiata un’offerta che reca una variante non ammessa incidente sul disegno
delle cancellate. La sottrazione dei cinque punti alla Lucci la priverebbe quindi della legittimazione
al ricorso.
4) Violazione della lex specialis, difetto di istruttoria, violazione dei principi generali di trasparenza,
correttezza, proporzionalità ed efficienza, poiché mentre il bando prevedeva la produzione di una
relazione illustrativa interente le esperienze professionali dei tecnici che faranno parte della struttura
tecnico-organizzativa di dirigere l’esecuzione dei lavori, la Lucci non ha fornito alcuna indicazione
della compagine professionale propria dell’impresa nei termini richiesti ma si è limitata a produrre i
curricula dei consulenti (prof. La regina, Ing. Carluccio, ecc.) che nulla hanno a che vedere con la
struttura di tecnici e maestranze da impiegare per la gestione e conduzione del cantiere, né ha
allegato documentazione integrativa. In subordine, sarebbe illogico il punteggio attributi alla
ricorrente per questo aspetto, il che la priverebbe anche della legittimazione al ricorso.
5) Violazione dell’art. 38 e 90 comma 1 e 53 del d.lgs. 163/2006 poiché i professionisti indicati
dalla Lucci e facenti parte della struttura tecnico-organizzativa non hanno attestato il possesso dei
requisiti di carattere generale ex art. 38 D.lgs. 163/2006.
6) Difetto di istruttoria ed erroneità e carenza di presupposti, difetto di motivazione e violazione
della prescrizione contenuta a pag. 10, punto c) della lettera di invito perché l’impresa Lucci, pur
avendo proposto soluzioni migliorative, ha indicato tutti i prezzi previsti nella lista delle categoria
lavori e forniture, ivi compresi quelli afferenti le lavorazioni soppresse e, nel contempo, anche i
prezzi relativi alle lavorazioni correlate alle soluzioni migliorative.
L’avvocatura dello Stato si è costituita ed ha presentato due memorie per chiedere il rigetto del
ricorso principale
Il giudizio, originariamente incardinato dinanzi alla prima sezione di questo Tar, è stato più volte
rinviato e successivamente trasferito alla sezione II quater per essere chiamato insieme al ricorso
RG n.1052/2012 proposto dalla società Gherardi.
All’udienza del 17.1.2013, la difesa della Gherardi ha chiesto un termine per proporre motivi
aggiunti al proprio ricorso incidentale.
Concordando entrambe le parti sulla necessità di una trattazione congiunta dei due ricorsi e avendo
entrambe rinunciato ai termini di legge, l’udienza è stata quindi rinviata alla data odierna.
La ricorrente ha quindi proposto motivi aggiunti al proprio ricorso incidentale – a seguito della
conoscenza sopravvenuta di documenti oggetto di una richiesta di accesso - nei quali ha dedotto:
1) violazione dell’art. 53 d.gls. 163/2006 e degli artt. 263 e 252 del DPR 207/2010 in quanto la
società Tecton ha dichiarato di aver svolto il progetto esecutivo dei “lavori per la conservazione ed
esecuzione della cittadella fortificata di Milazzo, nell’ambito di una procedura indetta dal comune
di Milazzo e aggiudicata ad altro operatore, e tuttavia il Responsabile del procedimento ha attestato
che la Tecton ha svolto solo attività di coordinamento; inoltre, nella parcella professionale
concernente tale progetto non risulta alcun riferimento alla classe e, categoria Ie; infine, il progetto
non ha conseguito nemmeno il punteggio minimo fissato come soglia di ammissione;
quanto al progetto indicato dalla Tecton e concernente la progettazione e il recupero funzionale del
Teatro di Villa Tornonia in Roma, è emerso che la gara nell’ambito della quale il progetto era stato
presentato, è stata annullata prima dell’apertura delle offerte tecniche.
La Lucci ha depositato una memoria per contestare le affermazioni avversarie.
All’ udienza del 31.1.2013, la causa è stata trattenuta in decisione.
2. Con il ricorso RG. 1052/2012, la società Gherardi, in proprio e qualità di mandataria dell’ATI,
espone:
- di essere stata dichiarata aggiudicataria della gara per l’affidamento della progettazione esecutiva,
dell’esecuzione del restauro dei prospetti settentrionale e meridionale e della realizzazione delle
cancellate poste a chiusura dei fornici del I ordine del Colosseo;
- che con nota del 31 ottobre 2012 l’amministrazione ha chiesto di produrre la documentazione di
comprova dei requisiti dei progettisti;
- che tale documentazione è stata prodotta in data 9 novembre 2012;
- che con nota 23 novembre 2012 è stata comunicata l’avvenuta esclusione della ricorrente per la
mancata consegna della documentazione richiesta nel termine prescritto;
- che in via di autotutela la ricorrente ha chiesto l’annullamento della esclusione e con nota del 4
dicembre 2012 l’istanza è stata respinta.
Tanto premesso, la ricorrente impugna il provvedimento comunicato con nota 23.11.2012 con il
quale essa è stata esclusa mancata consegna della documentazione richiesta a comprova dei requisiti
ex art. 48 d.gls. 163/2006.
Propone i seguenti motivi di impugnazione:
1) violazione dell’art. 48 d.lgs. 163/2006 e del principio di affidamento; eccesso di potere per
erroneità dei presupposti, difetto di istruttoria, sviamento perché la documentazione a comprova dei
requisiti dei progettisti, richiesta in data 31 ottobre 2012 (doc. 3), è stata depositata in data 9
novembre 2012 presso la sede di Palazzo massimo – Piazza dei Cinquecento 67, Segreteria del
Soprintendente. In questo - come in casi precedenti – l’attestazione della ricezione è consistita nella
apposizione del timbro della Soprintendenza e della dicitura scritta a penna: “per ricevuta
9.11.2012” sottoscritta dall’addetto che ha materialmente preso in consegna la documentazione
(doc.4). Invece, la documentazione per la sottoscrizione del contratto era stata richiesta in data 2
ottobre 2012 ( doc. 1) ed è stata consegnata in data 19.11.2012 (doc.2).
L’amministrazione – prosegue la ricorrente - , nei carteggi prodotti, ha dichiarato che l’esclusione
era motivata dalla produzione tardiva, in data 19.11.2012 della documentazione, senza rendersi
conto che detta produzione si riferiva ad altra documentazione richiesta in data 2 ottobre 2012.
Successivamente l’amministrazione ha sostenuto di non aver ricevuto mai alcuna documentazione
da parte della ricorrente in data 9.11.2012, non risultando alcuna attestazione in tal senso nel
protocollo in entrata.
La circostanza che tale deposito non risulta al protocollo di entrata della Soprintendenza non è
rilevante trattandosi di operazioni sottratte alla sfera di controllo del privato che entra in contatto
con la PA.
2) violazione dell’art. 7 della l. 241/90.
3) violazione dell’art. 48 d.lgs. 163/2006 e del principio di affidamento; eccesso di potere per
erroneità dei presupposti, difetto di istruttoria, sviamento perché il termine di cui all’art. 48 comma
2, a differenza di quello di cui al comma 1, d.lgs. 163/2006 non è perentorio, come peraltro sostiene
la giurisprudenza consolidata e la stessa delibera dell’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici che
l’amministrazione ha citato nel suo provvedimento. Peraltro, la stessa amministrazione ha richiesto
la documentazione di comprova oltre il termine di 10 giorni dall’aggiudicazione, provvisoria e
definitiva, così dimostrando con il suo comportamento di non ritenere perentori i termini di cui
all’art.48 citato.
L’amministrazione si è costituita e ha depositato una nota dell’amministrazione corredata da
documenti. In detta nota, l’amministrazione fa presente che la documentazione prodotta dalla
ricorrente in data 19.11.2012 è altra e diversa da quella richiesta a comprova dei requisiti
(circostanza su cui anche la ricorrente concorda) e che dopo accurate verifiche presso il personale
dell’ufficio non risulta che detta documentazione sia mai stata consegnata, né è stata riconosciuta la
firma/sigla del ricevente, apposta sulla ricevuta consegnata dalla ricorrente.
Successivamente l’amministrazione ha depositato ancora tutto il carteggio inerente la questione
nonché le dichiarazioni di tutto il personale che presta servizio presso la Soprintendenza, dalle quali
si desume che nessuno di essi ha ricevuto la documentazione richiesta alla Gherardi in data
9.11.2012.
La documentazione richiesta con la nota del 31 ottobre 2012 è stata finalmente consegnata solo in
data 7.12.2012 (all. 13 della produzione della amministrazione).
Si è costituita con atto di intervento ad opponendum l’impresa LUCCI, in qualità di seconda
classificata nella gara per l’affidamento della progettazione esecutiva, dell’esecuzione del restauro
dei prospetti settentrionale e meridionale e della realizzazione delle cancellate poste a chiusura dei
fornici del I ordine del Colosseo. Con lo stesso atto la LUCCI ha anche riproposto, nelle forme del
ricorso incidentale, il ricorso proposto nel giudizio n. RG 8014/2012, dalla stessa proposto avverso
il provvedimento di aggiudicazione definitiva a favore dell’ATI Gherardi.
Sostiene infatti l’interveniente che l’esistenza di altre cause di esclusione della attuale ricorrente
farebbero venir meno il suo interesse a contestare la presente esclusione.
La Lucci s.p.a. ha anche depositato una memoria per l’udienza del 17.12.2012, nella quale ha
sostenuto che solo la protocollazione è atto fidefacente, cosicché in assenza di protocollo deve
ritenersi che il documento non sia mai stato consegnato all’amministrazione.
All’udienza del 17.12.2012, la causa è stata rinviata per la trattazione congiunta con il ricorso RG.
N. 8014/2012, al momento ancora pendente presso la prima sezione di questo TAR.
La ricorrente Gherardi ha presentato un controricorso incidentale nel quale, dopo aver sostenuto
l’inammissibilità del ricorso incidentale della LUCCI nel presente giudizio, trattandosi di atto
proposto da un soggetto privo della qualifica di contro interessato formale e sostanziale, come da
pacifica giurisprudenza in materia di impugnazione di atti di esclusione endoprocedimentali, ha
anche a sua volta riproposto, con controricorso incidentale, le censure già svolte con proprio ricorso
incidentale nel giudizio n. 8014/2012.
Con memoria difensiva depositata per l’udienza del 17.1.2012, la LUCCI ha contro dedotto
sull’eccezione di inammissibilità del proprio ricorso incidentale in quanto la qualità di contro
interessato le deriva dall’essere al momento attuale aggiudicataria provvisoria della procedura.
In detta memoria, la ricorrente ha ulteriormente ribadito la natura perentoria del termine di cui
all’art. 48, comma 2 del d.gls. 163/2006, essendo il precedente orientamento giurisprudenziale che
ne sosteneva la natura ordinatoria ormai stato superato dalla più recente giurisprudenza sulla base di
una identità di ratio con la fattispecie di cui al primo comma, di garantire la celerità del
procedimento (TAR Liguria, 18.1.2012, n.112; Cons. Stato sez. VI, 8 marzo 2012, n. 132; CGA 13
dicembre 2010, n. 1465).
Essa ha inoltre contestato le censure del controricorso incidentale.
All’udienza del 17.1.2013, come si è già detto, la difesa della Gherardi ha chiesto un termine per
proporre motivi aggiunti al proprio ricorso incidentale nel giudizio n. RG 8014/2012.
Concordando entrambe le parti sulla necessità di una trattazione congiunta dei due ricorsi e avendo
entrambe rinunciato ai termini di legge, l’udienza è stata quindi rinviata alla data odierna.
La ricorrente ha quindi proposto non solo motivi aggiunti al proprio ricorso incidentale nel
procedimento n. RG 8014/2012 ma anche motivi aggiunti al ricorso principale e al controricorso
incidentale nel procedimento n. RG 10520/2012 nei quali ha dedotto – a seguito della conoscenza
sopravvenuta di documenti oggetto di una richiesta di accesso – il vizio di violazione dell’art. 48,
comma 2, nei confronti della Lucci in quanto la documentazione richiesta non è stata prodotta nel
termine di 10 giorni e non risulta sia stata concessa alcuna proroga. Nello stesso atto la Gherardi ha
anche riproposto doglianze svolte nel ric. 8014/2012 che in quella sede saranno esaminate.
La Lucci ha depositato una memoria per contestare le affermazioni avversarie, deducendo e
provando in particolare l’esistenza di un atto di proroga che autorizzava la Lucci al deposito oltre i
termini di parte della documentazione richiesta.
All’odierna udienza del 31.1.2013 la causa è stata trattenuta in decisione.
DIRITTO
1. Va preliminarmente disposta la riunione dei due ricorsi in epigrafe per evidenti ragioni di
connessione oggettiva e soggettiva, trattandosi di impugnazione di atti attinenti alla medesima
procedura e tra le stesse parti.
2. Appare preliminare, per ragioni di ordine logico, l’esame del secondo ricorso in senso
cronologico, ovvero del ricorso proposto dalla ATI Gherardi avverso la propria esclusione
(RG10520/2012).
Detto ricorso è fondato in relazione al terzo motivo di ricorso e pertanto esso deve essere accolto
con assorbimento delle ulteriori censure.
La questione giuridica che il Tar è chiamata ad esaminare è quella della natura perentoria o
ordinatoria ( o meglio sollecitatoria) del termine per la comprova, da parte dell’aggiudicatario e del
secondo classificato, dei requisiti economico -finanziari e tecnico –organizzativi, mediante la
presentazione della documentazione indicata nel bando o nella lettera di invito, di cui si occupa
l’art. 48, comma 2, del codice dei contratti pubblici
Va in primo luogo chiarito che mentre la giurisprudenza è unanime nel ritenere la natura perentoria
del termine di cui al comma 1 dello stesso articolo, concernente la comprova dei requisiti richiesto
dalla stazione appaltante prima dell’apertura delle buste delle offerte presentate ad almeno il 10%
delle offerenti, scelte per sorteggio, (v. Cons. St., Sez. VI, 27 giugno 2007, n. 3704; v. altresì, con
riguardo alla corrispondente disposizione della legge n. 109 del 1994, Cons. St., Sez. IV, 4 marzo
2003, n. 1189; Sez. V, 21 ottobre 2003, n. 6528), per quanto riguarda la natura del termine
assegnato dalla stazione appaltante alla aggiudicataria e al secondo classificato per la comprova dei
requisiti si riscontrano divergenti orientamenti.
La giurisprudenza, infatti, ha preso prevalentemente posizione circa la natura non perentoria di
detto termine per la comprova dei requisiti da parte dell’aggiudicatario, sia sulla base di argomenti
di natura testuale che della diversità di ratio rispetto al termine di cui al comma 1 dello stesso art.
48. (cfr. Consiglio Stato sez. V, 27 ottobre 2005, n. 6003)
In relazione alla diversità di ratio, è stato in particolare affermato che “mentre nel primo caso
(quello di cui all’art. 48 comma 1 riprodittivo dell’art. 10, comma 1 quater della l. 109/94) la
perentorietà del termine appare giustificata dalla duplice esigenza di definire con certezza e rapidità
una fase procedimentale intermedia e di garantire la par condicio, da valersi quali preminenti
interessi che sarebbero sicuramente pregiudicati dall'estensione oltre la scadenza dei dieci giorni
della possibilità di produrre la documentazione comprovante il possesso dei requisiti, nel caso della
verifica finale le esigenze sopra segnalate non paiono ravvisabili. Quando viene compiuto il
controllo definitivo del possesso dei requisiti in capo all'aggiudicatario, infatti, le operazioni di gara
sono terminate, di talché l'esigenza della definizione rapida e sicura di una fase del procedimento
risulta esclusa dal rilievo che la procedura selettiva, a quel momento, è già conclusa. Per le
medesime ragioni appaiono, inoltre, inconfigurabili esigenze connesse alla tutela della par condicio,
per l'intervenuta definizione della gara e l'insussistenza, in quella fase, di concorrenti.
Viceversa, all'atto della verifica definitiva del possesso dei requisiti da parte dell'aggiudicatario,
appare preminente il diverso interesse dell'Amministrazione a stipulare il contratto con il soggetto
(purché ovviamente in possesso dei requisiti di capacità prescritti) la cui offerta è stata giudicata la
più conveniente. Siffatto interesse pubblico verrebbe, tuttavia, irrimediabilmente pregiudicato ove si
accedesse alla tesi della perentorietà del termine in questione. Quest'ultima soluzione interpretativa
comporterebbe, invero, quale inammissibile conseguenza, l'esclusione dalla gara dell'impresa
selezionata come migliore benché in possesso dei requisiti di partecipazione e solo perché la
documentazione di questi è stata trasmessa oltre il termine assegnato, con evidente grave
nocumento dell'interesse pubblico, sopra segnalato, alla conclusione del contratto con il concorrente
risultato vincitore.” (Consiglio Stato sez. V, 27 ottobre 2005, n. 6003)
Si è tuttavia precisato che resta salva la facoltà per la stazione appaltante di conferire
discrezionalmente tale natura al termine in questione, enunciandolo sia nel bando che nella lettera
d'invito, in presenza di effettive esigenze di celerità alla stipula del contratto e/o all'esecuzione dei
lavori. (v. anche T.A.R. Potenza Basilicata, sez. I, 21 luglio 2011 n. 420)
Dirimente, infine, è apparsa la considerazione che in ogni caso, “nel senso della natura solo
sollecitatoria del termine depone la considerazione che la disposizione prevede l'applicazione della
sanzione in caso di « mancata dimostrazione » del possesso dei requisiti e non invece in caso di «
tardiva dimostrazione » di tale possesso”, senza alcun riferimento al rispetto del termine di dieci
giorni. (v. TAR Campania, Napoli, Sez. VIII, 11 gennaio 2008, n. 144 e TAR Aosta 13 novembre
2008 n. 88).
Anche la lettera della norma offre – secondo questa tesi giurisprudenziale - argomenti nel senso
della natura non perentoria del termine.
Infatti, il comma 2 dell’art. 48 espressamente assegna solo alla stazione appaltante un termine di 10
giorni per la richiesta della comprova dei requisiti all’aggiudicatario e al secondo classificato.
Come è stato rilevato dal Tar Aosta (sent. 13 novembre 2008 n. 88), il silenzio della disposizione
sul punto induce a ritenere che il legislatore abbia inteso lasciare alla discrezionalità
dell'Amministrazione la valutazione delle conseguenze della mancata osservanza del termine, in
relazione anche alla concreta entità del ritardo e alla misura della sua incidenza sull'andamento della
gara (TAR Campania, Napoli, Sez. VIII, 11 gennaio 2008, n. 144).
Di recente, il Consiglio di Stato ha ribadito tale orientamento sostenendo che solo il termine di cui
all’art. 48, comma 1, del d.lg. n. 163 del 2006, debba riconoscersi natura perentoria, perché la
perentorietà sarebbe insita nella automaticità della comminatoria prevista per la sua inosservanza.
Viceversa - prosegue la sentenza - “in conformità al principio generale per il quale il termine è
perentorio solo ove sia espressamente qualificato come tale, o non sia stata apposta la specifica
indicazione delle relative conseguenze, il seguente, comma 2, del citato art. 48, prevede, a
differenza di quanto stabilito per il controllo a campione previsto dal comma 1 dello stesso articolo,
un termine di natura ordinatoria per la presentazione dei documenti comprovanti il possesso dei
requisiti di capacità economica- finanziaria e tecnico - organizzativa da parte dell'aggiudicatario
provvisorio.” (Consiglio di Stato sez. V, 7 luglio 2011, n. 4053)
Tuttavia, alcune pronunce hanno affermato anche in relazione alla fattispecie di cui all’art. 48,
comma 2, la natura perentoria del termine.
In particolare, il CGA (2 marzo 2007, n. 109) ha sostenuto che: “ benché il termine non sia
qualificato espressamente come perentorio, tuttavia, tale natura si desume dall'interesse pubblico
perseguito nonché dall'espressa comminatoria di decadenza prevista con il richiamo all'automaticità
delle sanzioni per il concorrente che non abbia comprovato i requisiti richiesti entro il termine di
dieci giorni (C.G.A. ord. 18 febbraio 2005, n. 84; 27 gennaio 2005, n. 124; 24 dicembre 2002, n.
684; 31 maggio 2002, n. 291; Cons. Stato, sez. VI, 10 luglio 2003, n. 4133; sez. V, 21 ottobre 2003,
n. 6528).
In tal senso, si è sottolineato che il termine medesimo è posto a garanzia della corretta speditezza
procedimentale della gara ed a tutela dei terzi (in particolare dell'impresa graduata al secondo
posto); pertanto, la qualificazione del termine in questione come meramente sollecitatorio sarebbe
incompatibile con i tempi di svolgimento di una gara pubblica.
Si è sostenuto inoltre che non sarebbe logico ipotizzare differenti esigenze di celerità all'interno
dello stesso procedimento concorsuale, nel senso di ritenere perentorio soltanto il termine previsto
dalla prima parte del citato comma 1 quater dell'art. 10 e relativo al sorteggio per l'effettuazione del
controllo a campione prima dell'apertura delle buste, e ordinatorio il termine che la stazione
appaltante assegna all'aggiudicatario per comprovare documentalmente il possesso dei requisiti
dichiarati in sede di partecipazione alla gara.”
Di recente la tesi della perentorietà del termine è stata ripresa dal Consiglio di Stato Consiglio di
Stato sez. VI, 8 marzo 2012, n. 1321 sulla base dell'identità del contenuto dell'obbligo e del
richiamo testuale contenuto nel secondo comma a quanto prescrive il primo comma, oltre
all'identità di ratio tra le due disposizioni (che va ravvisata nelle esigenze di celerità e di correttezza
del procedimento, per evitare il protrarsi di una procedura viziata per inadeguatezza o scorrettezza
degli eventuali aggiudicatari).
In quel caso, tuttavia, va notato che la comminatoria dell’esclusione in caso di superamento del
termine accordato era espressamente prevista dal bando di gara ed era stata chiaramente ribadita alla
aggiudicataria nella lettera di richiesta della documentazione di comprova, nella quale veniva
ulteriormente chiarito che il termine in questione era perentorio.
Negli stessi termini si è di recente espresso anche T.A.R. Genova Liguria sez. II 18 gennaio 2012,
n. 112.
2.1.Venendo alla controversia in esame, va in primo luogo rilevato in punto di fatto - e la
circostanza è di particolare rilevanza – che è incontestato che la documentazione di comprova dei
requisiti della Gherardi sia stata in data 7.12.2012 acquisita dalla Soprintendenza (v. allegato 13
della produzione dell’avvocatura dello Stato).
A prescindere dunque dall’accertamento se effettivamente la ricorrente avesse o meno già, in data
9.11.2012, consegnato tale documentazione, circostanza agli atti controversa, è indiscusso che la
documentazione richiesta è comunque stata successivamente acquisita dalla Soprintendenza.
Per quanto riguarda la questione circa la natura ordinatoria o perentoria del termine entro il quale
l’impresa aggiudicataria deve provvedere a dare dimostrazione dei requisiti, ritiene il collegio che
non possa ritenersi sulla base del solo dato normativo che si tratti di un termine perentorio, bensì –
in linea di principio – solo di un termine sollecitatorio. Naturalmente ciò non preclude alla stazione
appaltante, in caso di effettive esigenze di celerità, la possibilità di qualificare come perentorio detto
termine. Tuttavia, in tali casi, la perentorietà del termine deve essere espressamente sancita nel
bando o nella lettera di invito.
Nel caso in esame, la lettera di invito non prevede alcunché sul punto né a ben vedere la stessa nota
del 31.10.2012, con la quale la documentazione di comprova dei requisiti è stata richiesta, è chiara
nell’affermare che il termine assegnato di dieci giorni debba essere inteso come termine a pena di
esclusione. Essa infatti contiene unicamente la dizione: “entro e non oltre il termine di 10 giorni”
senza specificare quali sono le conseguenza di una eventuale omissione.
Peraltro, anche la nota del 2 ottobre 2012, con la quale è stata richiesta alla Gherardi altra
documentazione, conteneva la medesima dizione: “entro e non oltre il termine di 10 giorni” ma
questo termine non è stato pacificamente rispettato senza alcuna conseguenza. La documentazione
richiesta infatti è pervenuta, senza alcuna contestazione di tardività, solo in data 19.11.2012.
Nemmeno nella motivazione dell’esclusione si ravvisa alcuna indicazione nel senso che vi fosse
stata da parte della amministrazione la volontà di attribuire, per specifiche esigenze di celerità, a
tale termine natura perentoria.
Il provvedimento di esclusione del 22.11.2012, infatti, è motivato unicamente sulla previsione di cui
all’art. 48, comma 2. Inoltre, nella comunicazione della esclusione (nota del 23.11.2012 prot.
39244) si fa espresso riferimento – a sostegno nella tesi della perentorietà del termine - alla
determinazione n. 4 del 10.10.2012 par. 5 dell’Autorità di vigilanza sui lavori pubblici, la quale
però non prevede che il termine di cui all’art. 48 comma 2 sia perentorio, riferendo tale efficacia
solo al termine di cui al comma 1.
Non può poi non rilevarsi che i carteggi dell’amministrazione denotano una certa confusione circa
l’esatta ricostruzione cronologica degli eventi. Infatti, si parla in alcuni atti di una tardiva
produzione del 19.11.12 (v. nota del responsabile unico del procedimento del 19.11.2012, all. 4
della produzione dell’Avvocatura dello Stato); successivamente invece è stato acclarato che questa
produzione non si riferiva alla documentazione richiesta con nota del 31.10.2012 ma ad altra
documentazione richiesta in data 2.10.2012. La documentazione di comprova, invece, come si è
detto, è stata sì acquisita ma solo successivamente (in data 7.12.2012).
In questo quadro, il collegio ritiene che il provvedimento di esclusione, in quanto adottato dalla
Soprintendenza unicamente sull’assunto della natura perentoria ex lege del termine per la comprova
dei requisiti da parte dell’aggiudicatario e in mancanza di altre determinazioni della stazione
appaltante volte ad attribuire a tale termine natura perentoria per ragioni di celerità e urgenza, sia
illegittima e debba pertanto essere annullata, con assorbimento delle ulteriori doglianze.
Il ricorso incidentale presentato dall’interveniente ad opponendum in questo giudizio, consistente
come si è detto nella mera riproduzione del ricorso principale nel giudizio n. RG 8014/2012, di cui
si tratterà tra breve, è inammissibile.
Con detto atto, l’interveniente ad opponendum – la quale peraltro non vanta nel presente giudizio la
qualifica di controinteressato in senso tecnico, trattandosi di un giudizio volto alla impugnazione di
un provvedimento endoprocedimentale di esclusione – ritiene di poter dimostrare l’assenza della
legittimazione della ricorrente Gherardi a contestare il provvedimento di esclusione disposto nei
suoi confronti, in quanto essa avrebbe dovuto essere esclusa per altre ragioni. Si tratta in sostanza
della trasposizione degli stessi principi che consentono in seno di giudizi con cui si impugnano i
provvedimenti di aggiudicazione di contestare, mediante ricorso incidentale c.d. escludente, la
carenza di legittimazione del ricorrente principale giacché egli non doveva nemmeno essere
ammesso alla gara.
Nel caso di specie, tuttavia, un tale tipo di ricorso incidentale non è configurabile. Infatti, l’oggetto
del giudizio è costituito, in questo caso, dal provvedimento di esclusione mentre il ricorso
incidentale è volto ad impugnare il precedente provvedimento di aggiudicazione, laddove essa non
avrebbe disposto l’esclusione del ricorrente per ulteriori ragioni rispetto a quelle indicate nel
provvedimento di esclusione: in tal modo però si determina una eccessiva estensione dell’oggetto
del giudizio e si rischia di eludere il termine di impugnazione di altri provvedimenti
immediatamente lesivi (peraltro nel caso di specie già tempestivamente impugnati in altra sede).
Va poi rilevato che, essendo lo stesso mezzo di impugnazione già stato proposto come ricorso
principale nel giudizio RG 8014/2012, si verifica una vera e propria duplicazione di mezzi di
impugnativa in giudizi diversi, con il rischio di determinare una violazione del principio del ne bis
in idem. Infine, come si è detto, nonostante l’interveniente ad opponendum vanti sicuramente un
interesse di fatto contrario all’accoglimento del presente ricorso, essendo essa la seconda
classificata nella procedura di gara, essa non è una controinteressata in senso tecnico rispetto alla
impugnazione di un provvedimento di esclusione.
Ne consegue che, per identiche ragioni, anche il controricorso incidentale proposto dalla Gherardi –
riproduttivo del ricorso incidentale proposto nel giudizio RG 8014/2012 - ed i relativi motivi
aggiunti, devono tutti essere dichiarati inammissibili.
3. E’ possibile quindi ora passare all’esame del giudizio n. 8014/2012, rispetto al quale – a seguito
dell’annullamento - testè disposto - del provvedimento di esclusione nei confronti della Gherardi
permane l’interesse della ricorrente principale Lucci all’annullamento della impugnata
aggiudicazione.
Sulla scorta dei principi affermati da ultimo dalla adunanza plenaria del Consiglio di Stato n. 4 del
2011, tuttavia, va preliminarmente esaminato il ricorso incidentale proposto dalla controinteressata
Gherardi nell’ambito del giudizio promosso dalla ricorrente Lucci, in quanto esso è volto a
contestare la sua legittimazione al ricorso poiché essa avrebbe dovuto essere esclusa dalla gara.
Il ricorso incidentale è fondato in relazione al primo motivo con il quale la Gherardi sostiene che la
Lucci avrebbe dovuto essere esclusa per non aver dimostrato requisiti sufficienti ai sensi dell’art.
263 del DPR 207/2010.
La questione posta all’esame del collegio riguarda l’interpretazione del citato art. 263 comma 2, il
quale disciplina quali sono i servizi valutabili ai fini dell’affidamento di servizi attinenti
l’architettura e l’ingegneria (art. 252 del regolamento).
La tesi della Gherardi è che l’art. 263, comma 2, preveda che possano essere valutati sono i servizi
di ingegneria o architettura ultimati ed approvati dalla stazione appaltante e che per “approvati” si
debbano intendere solo quei progetti che sono risultati aggiudicatari della gara d’appalto.
Inoltre, per quanto riguarda i servizi svolti per committenti privati, dei quali si occupa la seconda
parte dello stesso comma 2 dell’art. 263, essi possano essere valutati solo se venga fornita “prova
dell’avvenuta esecuzione attraverso atti autorizzatori o concessori, ovvero il certificato di collaudo,
inerenti il lavoro per il quale è stata svolta la prestazione, ovvero tramite copia del contratto e delle
fatture relative alla prestazione medesima. Pertanto, in applicazione di questa normativa, la maggior
parte dei servizi dichiarati dalla Tecton non avrebbe potuto essere valutata per la dimostrazione del
possesso dei requisiti, visto che dei sei progetti dichiarati dalla Tecton, tre consistono in elaborati
progettuali presentati in gare per le quali essi non sono risultati vincitori e non possono pertanto
ritenersi “approvati”. Essi, inoltre, non sarebbero nemmeno valutabili come progetti in favore di
committenti privati, essi sono stati predisposti nell’interesse dell’amministrazione e comunque non
sono stati eseguiti.
La tesi della Lucci è naturalmente in senso diametralmente opposto. Essa sostiene – in particolare
nella memoria depositata per l’udienza del 21 novembre 2012 – che la seconda parte del comma 2
dell’art. 263 DPR 207/2010 debba essere letta alla luce della prima parte di esso, nella quale si
specifica: “Non rileva al riguardo la mancata realizzazione dei lavori ad essa relativi”. In sostanza,
secondo la ricorrente la norma non prevede un diverso trattamento a seconda che si tratti servizi di
progettazione svolti nei confronti di committenti pubblici o privati giacché in entrambi i casi ciò che
rileva è solo l’effettivo svolgimento delle prestazioni di progettazione in questione e non anche
l’esecuzione dei relativi lavori oggetto della progettazione.
Pertanto, prosegue la ricorrente, nel caso in cui il committente sia un’impresa privata che partecipa
alla gara e non la stazione appaltante, è del tutto ininfluente la circostanza che essa si aggiudichi o
meno l’appalto: ciò che conta è solo che vi sia un certificato di buona e regolare esecuzione ovvero
un contratto che dimostri l’effettivo espletamento dell’attività di progettazione e una fattura relativa
allo stesso.
3.1.Prima di addentrarsi nell’esame della norma in questione, appare tuttavia importante
sottolineare, in via preliminare, la specificità della prestazione di “servizi di progettazione” in
quanto, a differenza di ogni altra prestazione di servizi, essa si risolve nella predisposizione degli
elaborati progettuali e non comporta dunque anche l’effettiva esecuzione dei lavori ad essa inerenti.
Questa peculiarità fa sì che la valutazione del corretto adempimento della prestazione di
progettazione sia tendenzialmente più complessa rispetto ad altre prestazioni, qualora i lavori
oggetto della progettazione non siano stati ancora eseguiti. Viceversa, la bontà del progetto può
certamente più facilmente essere valutata quando esso sia stato realizzato, mediante l’esecuzione
dei lavori progettati. In questo caso infatti essa potrà essere comprovata dal certificati di regolare
esecuzione dei lavori.
Venendo dunque all’esame della norma in questione, va subito rilevato che l’art. 263, comma 2,
appare strutturato in due parti: la prima relativa alle progettazioni rese nei confronti di stazioni
appaltanti o pubbliche amministrazioni e la seconda che prevede la valutabilità anche dei servizi
resi nei confronti dei committenti privati. A tale conclusione deve giungersi per varie ragioni: in
primo luogo perché la prima parte del comma parla di servizi ultimati e approvati nell’arco del
decennio (o quinquennio) precedente alla data di pubblicazione del bando. L’uso dell’espressione
“approvati” ha carattere tecnico e indica che il progetto deve essere accettato dalla stazione
appaltanti e dunque da un soggetto pubblico. La stessa espressione infatti si rinviene anche nell’art.
52 del codice dei [ . . . ]

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