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21/10/2014
In area protetta vanno demoliti anche gli abusi minori

CdS: se l’immobile è vincolato, i lavori eseguiti in difformità parziale costituiscono una variazione essenziale

Sentenza 09/10/2014 n. 3074

Consiglio di Stato - Interventi eseguiti in parziale difformità nelle aree protette

NUMERO AFFARE 03537/2011
OGGETTO:
Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza di sospensiva, proposto dalla signora Valentina Giungi, contro l’Ente regionale Parco di Veio e nei confronti del Comune di Sacrofano, per l’annullamento dell’ordinanza dirigenziale n. 4 del 10 febbraio 2009, con la quale è stata ordinata l’immediata sospensione delle attività abusive nonché la riduzione in pristino entro novanta giorni dello stato dei luoghi.
LA SEZIONE
Vista la nota dell’8 agosto 2011, prot. n. 16844, di trasmissione della relazione di pari data, pervenuta alla segreteria della Sezione il 12 agosto 2011, con la quale il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sul ricorso straordinario indicato in oggetto;
Visti i pareri interlocutori di questa Sezione, resi nelle adunanze del 18 aprile 2012 e dell’8 gennaio 2014;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Claudio Boccia.

Premesso.
1. Con il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica in epigrafe, la signora Valentina Giungi ha chiesto l’annullamento, previa sospensiva, dell’ordinanza dirigenziale n. 4 del 10 febbraio 2009, con la quale l’Ente regionale Parco di Veio le ha ingiunto, ai sensi dell’art. 28, comma 3 della l.r. Lazio n. 29 del 1997, l’immediata sospensione dei lavori eseguiti sull’immobile, di sua proprietà, sito nel Comune di Sacrofano, località Fontana Nuova, nonché la riduzione in pristino entro novanta giorni dello stato dei luoghi.
A fondamento dell’ordinanza dirigenziale è stata posta, la riscontrata difformità rispetto ai nulla osta rilasciati dall’Ente Parco di Veio (prot. n. 3726 del 7 ottobre 2009 e prot. n. 3727 del 20 settembre 2007) ed alle misure di salvaguardia di cui alla citata l.r. Lazio n. 29 del 1997, dei seguenti interventi: “modifiche delle quote interne del solaio intermedio; apertura di (un) foro approssimativamente circolare di diametro di cm. 50 sottostante il colmo delle due falde di copertura su uno dei prospetti; variazioni delle distribuzioni interne, al piano terra, degli spazi e limitate modifiche alle aperture finestrate; tramezzo nel locale sottotetto, con apertura di un vano di larghezza di cm. 80 ed altezza di m. 1,80 non previsti nell’elaborato progettuale”.
A sostegno del predetto ricorso straordinario la ricorrente ha dedotto la violazione e/o la falsa applicazione degli artt. 15, 17 e 18 della l.r. Lazio n. 15 del 2008 nonché l’eccesso di potere per contraddittorietà ed illogicità e per erroneità dei presupposti di fatto e di diritto.
2. Con la relazione istruttoria in epigrafe il Ministero riferente si è espresso per il rigetto del ricorso in esame.
3. Questa Sezione, con il parere interlocutorio reso nell’adunanza del 18 aprile 2012, sulla base dell’istanza di accesso agli atti formulata dalla ricorrente contestualmente al ricorso straordinario, allo scopo di perfezionare il contraddittorio, ha chiesto che fossero portati a conoscenza della stessa ricorrente tutti gli atti dell’Amministrazione, ivi compresa la relazione del Ministero riferente, assegnando un termine per il deposito di eventuali memorie e controdeduzioni.
La Sezione, inoltre, con il parere interlocutorio reso nell’adunanza dell’8 gennaio 2014, ha rinnovato all’Amministrazione l’invito ad adempiere a quanto precedentemente richiesto.
L’Amministrazione riferente, tramite la nota del 12 maggio 2014, prot. 9039, ha dato atto di aver adempiuto a quanto richiesto dai precitati pareri interlocutori della Sezione.

Considerato.
4. Con un unico motivo di ricorso la ricorrente ha lamentato la violazione e/o la falsa applicazione degli artt. 15, 17 e 18 della l.r. Lazio n. 15 del 2008 nonché l’eccesso di potere per contraddittorietà ed illogicità e per erroneità dei presupposti di fatto e di diritto.
Secondo la ricorrente, infatti, le opere realizzate, descritte nell’impugnata ordinanza dirigenziale, non potrebbero essere considerate in totale difformità dai nulla osta rilasciati dall’ente resistente e, pertanto, non sarebbero tali da giustificare l’applicazione dell’impugnata sanzione demolitoria, e ciò in quanto, ai sensi dell’art. 15 della citata l.r. Lazio n. 15 del 2008, “si considerano interventi eseguiti in totale difformità dai citati titoli abilitativi gli interventi che comportano la realizzazione di un organismo edilizio integralmente diverso per caratteristiche tipologiche, planovolumetriche o di utilizzazione da quello oggetto dei titoli stessi, ovvero l’esecuzione di volumi edilizi, oltre i limiti indicati nel progetto, e tali da costituire un organismo edilizio, o parte di esso, con specifica rilevanza ed autonomamente utilizzabile”.
Inoltre, a parere della ricorrente, le opere edilizie de quibus non potrebbero essere considerate, ai sensi dell’art. 17 della l.r. Lazio n. 15 del 2008, variazioni essenziali rispetto ai titoli abilitativi vantati dalla ricorrente medesima, ma solo modifiche marginali rispetto agli stessi.
Conclusivamente, le opere realizzate nell’ipotesi di specie avrebbero dovuto essere considerate quali varianti in corso d’opera realizzate in parziale difformità dal titolo abilitativo che, data la modestia delle stesse e l’impossibilità di demolirle senza pregiudizio della parte dell’immobile eseguita in conformità, avrebbero imposto l’applicazione della sanzione pecuniaria prevista dal terzo comma dell’art. 18 della l.r. n. 15 del 2008.
Dette censure non possono essere condivise.
Preliminarmente la Sezione osserva che l’art. 32 del d. P.R. 6 giugno 2001, n. 380 dispone che “fermo restando quanto disposto dal comma 1 dell'articolo 31, le regioni stabiliscono quali siano le variazioni essenziali al progetto approvato, tenuto conto che l'essenzialità ricorre esclusivamente quando si verifica una o più delle seguenti condizioni:
a) mutamento della destinazione d'uso che implichi variazione degli standards previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 1968, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968;
b) aumento consistente della cubatura o della superficie di solaio da valutare in relazione al progetto approvato;
c) modifiche sostanziali di parametri urbanistico-edilizi del progetto approvato ovvero della localizzazione dell'edificio sull'area di pertinenza;
d) mutamento delle caratteristiche dell'intervento edilizio assentito;
e) violazione delle norme vigenti in materia di edilizia antisismica, quando non attenga a fatti procedurali.
2. Non possono ritenersi comunque variazioni essenziali quelle che incidono sulla entità delle cubature accessorie, sui volumi tecnici e sulla distribuzione interna delle singole unità abitative.
3. Gli interventi di cui al comma 1, effettuati su immobili sottoposti a vincolo storico, artistico, architettonico, archeologico, paesistico ed ambientale, nonché su immobili ricadenti sui parchi o in aree protette nazionali e regionali, sono considerati in totale difformità dal permesso, ai sensi e per gli effetti degli articoli 31 e 44. Tutti gli altri interventi sui medesimi immobili sono considerati variazioni essenziali”.
La Sezione, pertanto, rileva che ai fini della qualificazione giuridica degli interventi edilizi ricadenti in zona regionale protetta o paesaggisticamente vincolata - e dell'individuazione della relativa sanzione - risulta indifferente la distinzione tra interventi eseguiti in difformità totale o parziale ovvero in variazione essenziale rispetto al titolo abilitativo, in quanto il citato comma 3 dell’art. 32 prevede espressamente che tutti gli interventi realizzati in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, eseguiti in difformità - seppur parziale - dal titolo abilitativo “sono considerati variazioni essenziali”.
Quanto precede risulta, peraltro, [ . . . ]

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