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16/10/2014
Ristrutturazioni, Scia o permesso di costruire?

CdS: se l’intervento implica un ampliamento e il cambio d’uso bisogna considerare l’effetto su tutta la zona

Sentenza 09/10/2014 n. 5031

Consiglio di Stato – Scia e permesso di costruire per le ristrutturazioni

Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 9501 del 2013, proposto dalla società Immobiliare e Costruzioni a r.l., nella persona dell’amministratore in carica, rappresentato e difeso dall'avv. Antonio Carullo, con domicilio eletto presso Adriano Giuffrè in Roma, via De Gracchi, n. 39;
contro
Comune di Castel Maggiore, nella persona del sindaco in carica, rappresentato e difeso dall'avv. Federico Gualandi, con domicilio eletto presso Alfredo Placidi in Roma, via Cosseria, n. 2;
nei confronti di
Regione Emilia – Romagna, non costituita;
per la riforma
della sentenza del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA - BOLOGNA: SEZIONE I n. 00740/2013, resa tra le parti, concernente esecuzione sentenza del Tar Emilia-Romagna nr 518/2012 - realizzazione di unità abitative in difformità totale dal titolo edilizio ed in contrasto con le previsioni del prg

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del comune di Castel Maggiore;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 1 aprile 2014 il Cons. Vito Carella e uditi per le parti gli avvocati Beatrice Belli per delega di Carullo, e M. Fortunato per delega di Gualandi;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO
I.- La società odierna ricorrente presentò al comune resistente una SCIA, inibita con l’ordinanza n. 69 del 2011 (non opposta), per l’ampliamento con cambio di destinazione d’uso di un manufatto da “Coltivazioni in serre fisse” ad “Abitativo”, in applicazione del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70.
Dopo la conversione del citato decreto in legge, la quale ha previsto talune norme transitorie, tale SCIA è stata rinnovata dalla citata società, ma nuovamente rigettata dall’amministrazione comunale come da nota prot. n. 25583 del 2011 per “la valutazione di inammissibilità dell’intervento proposto in quanto contrastante con le previsioni del RUE…”, alla luce delle istruzioni fornite dalla sopraggiunta delibera di Giunta regionale n. 1281/2011 del 12 settembre 2011 (secondo la quale, per essere già presenti nella legislazione emiliano-romagnola misure di incentivazione corrispondenti a quelle previste dalla suindicata disciplina statale, non trovassero applicazione in ambito regionale le disposizioni transitorie di cui all’art. 5, comma 11 e 14, del decreto-legge n. 70/2011).
Con la sentenza n. 518 del 24 luglio 2012 il Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia Romagna accoglieva il ricorso proposto dalla società interessata e annullava gli atti gravati, nel rilievo di una astratta applicabilità della normativa statale sopraggiunta e di una operatività delle previste norme suppletive in caso di inerzia del legislatore regionale.
2.- Previa comunicazione di avvio, l’amministrazione comunale ha ripreso il procedimento e, all’esito, ha disposto il ripristino delle opere trasformate da serre in appartamenti abusivi, come da ordinanza di demolizione n. 1 del 2013, impugnata dalla società immobiliare.
Con la sentenza n. 740 del 19 novembre 2013 il Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia Romagna, rilevata la contestualità di un giudizio di ottemperanza e di un giudizio impugnatorio, ha trattato le azioni proposte dalla società ricorrente secondo il rito ordinario e le ha respinte in tutte le loro cinque censure.
I giudici di prima istanza hanno considerato che, con la predetta sentenza numero 518 del 2012, il Tar avesse solo rilevato l’astratta applicabilità della normativa senza operare alcuna valutazione in ordine alla concreta applicabilità della stessa nel caso di specie e, conseguentemente, non sussisteva inottemperanza alcuna.
Nè poteva la ricorrente addurre la tardività dell’ordine di demolizione e invocare il perfezionamento della SCIA presentata in data 11 giugno 2011, i cui effetti erano già stati paralizzati con l’ordinanza del comune n. 69 del 2011, non impugnata. Inoltre, la realizzazione di unità abitative in luogo della serra assentita, andava in totale difformità dal titolo edilizio rilasciato e si poneva quale costruzione nuova in contrasto con le previsioni di PRG, dovendo avvenire l’auspicata sanzione pecuniaria alternativa ad iniziativa di parte.
Infine, l’operatività del decreto-legge n. 70 del 2011 non era riferibile ad edifici abusivamente realizzati e, in ultimo, che il compendio da demolire non era indeterminato perché esattamente individuato in relazione all’ambito della serra industriale abusivamente trasformata ad unità residenziali.
III.- Con il gravame in esame e a mezzo di cinque ordini di censura, la società appellante ha criticato la suddetta sentenza ed ha riproposto le relative questioni, denunziando la violazione dell’asserito pregresso giudicato; l’omessa rimozione della SCIA già perfezionatasi e definitivamente consolidatasi; la natura di ristrutturazione edilizia rivestita dall’intervento di trasformazione ritenuto abusivo e l’assentibilità in base al decreto-legge n. 70 del 2011; la genericità e l’indeterminatezza dell’ordine di demolizione; l’ingiusta condanna alle spese di lite.
Il comune di Castel Maggiore ha resistito in giudizio con la memoria depositata il 31 gennaio 2014.
Alla Camera di Consiglio dell’1 aprile 2014 la causa è stata trattenuta a decisione.
DIRITTO
1.- L’appello è infondato e le relative censure possono essere trattate congiuntamente in relazione alla questione principale controversa.
Come da esposizione in fatto, è appunto pacifico in atti che si discute di trasformazione abusiva di una preesistenza adibita a serre in unità abitative tramite SCIA, a parte la mancata impugnazione dell’inibizione comminata dal comune resistente sulla prima e le vicende processuali che ruotano intorno alla seconda.
Né può essere richiesta, in virtù del principio di sinteticità, una motivazione che, in modo meccanico e pedissequo, assuma partitamente a riferimento ogni singolo profilo argomentativo delle parti.
2.- La tesi di fondo della società appellante è che i giudici di prima istanza avrebbero ripensato i contenuti di merito della sentenza ottemperanda n. 518 del del 24 luglio 2012.
Questa prospettazione non corrisponde a realtà perché il Tar si era in effetti limitato a riconoscere l’applicabilità in astratto nel caso di specie del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 (c.d. decreto sviluppo), così eliminando la preclusione invece ritenuta dall’amministrazione comunale sulla base degli orientamenti adottati dalla Giunta regionale dell’Emilia Romagna e senza mai pronunciarsi sulla regolarità della trasformazione della serra in unità abitative.
3.- L’appello e la consulenza tecnica di parte (CTP) tendono, in sintesi, ad affermare la legittimità di una siffatta iniziativa, senza titolo edilizio, sulla base della SCIA e quale intervento di ristrutturazione.
Tali enunciati non meritano considerazione alcuna, perché il cambio d’uso non riguarda solo il manufatto, ma investe anche il mutamento della destinazione d’uso della zona di PRG, che comporta variante urbanistica; in quanto la ristrutturazione può attenere al manufatto esistente destinato a serra e, quindi, i lavori devono consistere in interventi compatibili e [ . . . ]

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