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27/08/2015
Abusi edilizi, il proprietario deve intervenire in modo attivo

CdS: se si limita a dissociarsi dal comportamento dell’inquilino, ma non si attiva per la demolizione delle opere il Comune può espropriare l’immobile

Sentenza 07/08/2015 n. 3897

Consiglio di Stato - Il proprietario di un immobile è responsabile degli abusi commessi dal locatario

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 8280 del 2014, proposto da:
Giuseppe Bassi, Paola Bursi, rappresentati e difesi dall'avv. Camillo Lerio Miani, con domicilio eletto presso Alfredo Placidi in Roma, Via Cosseria, 2;


contro

Comune di Reggio nell'Emilia, rappresentato e difeso dall'avv. Santo Gnoni, con domicilio eletto presso Gian Marco Grez in Roma, corso Vittorio Emanuele II, 18;


per la riforma

della sentenza breve del T.A.R. EMILIA-ROMAGNA - SEZ. STACCATA DI PARMA: SEZIONE I n. 00070/2014, resa tra le parti, concernente acquisizione al patrimonio comunale di un immobile a seguito di un abuso edilizio



Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Comune di Reggio Nell'Emilia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 2 luglio 2015 il Cons. Sergio De Felice e uditi per le parti gli avvocati Miani e Gnoni;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.



FATTO

Con ricorso proposto dinanzi al Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia Romagna, sezione staccata di Parma, gli attuali appellanti impugnavano il provvedimento del servizio edilizia del Comune di Reggio Emilia del 13 novembre 2013, con cui si disponeva l’acquisizione al patrimonio comunale dell’immobile di via Cassoli 1-1/A, di loro proprietà, concesso in locazione a società Adria Gaming Bolzano s.rl.l, seguente a inottemperanza dell’ordinanza di demolizione di opere abusive.

Il giudice di primo grado dichiarava l’inammissibilità del ricorso rilevando che: l’atto presupposto rispetto all’acquisizione, e cioè l’ordine comunale di ripristino dello stato dei luoghi, era stato comunicato anche ai proprietari in data 13 giugno 2013 e che tuttavia essi non lo avevano impugnato; l’estraneità del proprietario rispetto agli abusi del conduttore può ritenersi solo quando questi si sia attivato per impedire o eliminare l’abuso; l’immobile era stato locato per contratto per attività di sala giochi con obbligo di adeguamento alle esigenze, e i proprietari erano perfettamente in grado di rendersi conto che l’utilizzo attivato non era consentito; le censure di sproporzionalità della sanzione andavano proposte avverso l’atto presupposto.

Avverso tale sentenza propongono appello gli stessi ricorrenti di prime cure, i quali, in punto di fatto, espongono che il manufatto (immobile di 158 mq a piano terra di fabbricato di sei piani) è destinato a pubblico esercizio; è stato locato per somministrazione bevande e sala giochi; la locazione è ammessa per uso degli apparecchi di gioco leciti; nell’anno 2012 sono state definite le pratiche edilizie (comunicazione inizio lavori del 2 aprile 2012 e nulla osta comunale dell’11 maggio 2012); nel novembre 2012 il Comune ha espresso dubbi di compatibilità edilizia con riguardo alle macchine denominate VLT, la cui installazione sarebbe preclusa dalla variante al regolamento edilizio adottato in data 19 novembre 2012; l’ordinanza che ordinava il ripristino veniva impugnata dalla sola società conduttrice, con ricorso di cui veniva respinta la richiesta cautelare sia in primo grado che in appello; successivamente il Comune disponeva l’acquisizione.

La parte appellante, dopo avere esposto la sproporzione della sanzione adottata, deduce con il primo motivo di appello la violazione del principio di tipicità, in quanto viene punito un abuso dovuto ad altri; deduce l’anteriorità della locazione rispetto alla variante di regolamento edilizio, che impedisce l’utilizzo delle macchine da gioco; deduce la autonomia della sanzione dell’acquisizione rispetto agli atti precedenti, oltre che la sproporzione.

Si è costituito il Comune di Reggio Emilia, il quale deduce l’inammissibilità dell’appello, per non avere contestato tutti i capi di sentenza, tra cui quello relativo alla responsabilità anche del proprietario; insiste per il rigetto dell’appello perché infondato.

La sezione con ordinanza n.55872 del 4 dicembre 2014 ha accolto la domanda di sospensione della esecutività della sentenza, rinviando alla udienza di discussione.

Alla udienza pubblica del 2 luglio 2015 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

A prescindere dall’esame dei rilievi di inammissibilità dell’appello, lo stesso è infondato, non essendo riuscito a sovvertire - in realtà neanche potendo contestare più di tanto, attesa l’evidenza della circostanza - la pronuncia del giudice di primo grado che, chiaramente, ha sottolineato come la impugnativa dell’atto di acquisizione, in relazione alle proposte censure, sia inammissibile, in caso di mancata impugnazione dell’atto presupposto, consistente nell’ordine di ripristino e demolizione, comunicato sia al conduttore che al proprietario.

Nella fattispecie, in fatto, la comunicazione di avvio del procedimento è stata notificata sia alla società locataria che ai proprietari; i proprietari non hanno ritenuto di depositare alcuna memoria difensiva, a differenza di quanto fatto dalla locataria; l’ordinanza di ripristino è stata impugnata soltanto dalla società locataria e quindi è divenuta inoppugnabile per i proprietari; tali aspetti di fatto, ben evidenziati dalla difesa comunale, non sono contestati dalla parte appellante.

Le censure svolte avverso l’atto di acquisizione non censurano tale atto, in sé considerato, per vizi autonomi, ma contestano aspetti che avrebbero dovuto essere dedotti con impugnativa avverso gli atti presupposti, nella parte in cui viene contestata la precedenza della locazione rispetto alla variante di regolamento edilizio, la sproporzione della sanzione comminata per l’abusività edilizia rispetto al caso della installazione di macchine da videogiochi, la illogicità della disposizione regolamentare.

In sostanza, va confermata la sentenza, che ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso in quanto, in relazione alle censure proposte fin dal primo grado, non è stata impugnata l’ordinanza di demolizione, presupposta rispetto all’atto di acquisizione e qualificante le (qui in sostanza contestate) natura e configurabilità dell’illecito, in guisa tale da divenire incontestabili se non impugnato l’atto (ordinanza) che ne conteneva [ . . . ]

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