PROFESSIONE
Architetti: problemi e prospettive della professione
L'uso del Bim potrà fare la differenza. Intervista esclusiva a Livio Sacchi, presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma
Vedi Aggiornamento del 31/01/2017
09/03/2016 - Essere architetti oggi sembra essere sempre più difficile tra crescita della concorrenza, calo dei redditi e la crisi economica degli ultimi otto anni.
L'elevato numero di architetti italiani rende infatti ancora più difficile ritagliarsi una fetta di mercato e obbliga molti a spostarsi all’estero, dove le cose sembrano essere diverse dall’Italia. Potrebbero però presentarsi nuove opportunità per gli architetti grazie alla crescita del Building Information Modeling (Bim).
L'Ordine degli architetti di Roma si è interrogato circa il futuro della professione nel convegno “Essere architetto oggi: una riflessione sulla professione”, tenutosi il 3 marzo alla Casa dell’Architettura di Roma.
A tal proposito Edilportale ha intervistato il presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, Livio Sacchi.
Edilportale: "Secondo numerosi studi, il reddito annuo degli architetti italiani è in costante riduzione. Quali sono le cause e come si può risolvere il problema?"
Livio Sacchi: "Le cause principali sono sostanzialmente due: a) siamo troppi, circa 154.000 in Italia; b) abbiamo duramente subito la generale crisi economica degli ultimi otto anni. A ciò si aggiunge la nostra scarsa competitività, a livello sia nazionale sia internazionale, rispetto alle richieste del mercato globale della professione oggi".
E: "Quali prospettive future ha la professione in Italia e all’estero? Ci sono settori che danno maggiori possibilità di crescita?"
L.S: "Le prospettive sono buone. La crisi sta dando chiari segnali di esaurimento e, come ha evidenziato il CENSIS, ciò si dimostra vero soprattutto per chi è stato capace di innovare. Il nuovo codice degli appalti, appena varato, va certamente nella direzione giusta. Come architetti, siamo molto apprezzati, in particolare all’estero, nei settori del recupero/restauro, dell’interior design, delle tecnologie eco-sostenibili. Siamo inoltre i detentori di una cultura storica della città e del paesaggio ampiamente riconosciuta, oltre che di uno stile di vita sempre più amato nel mondo. Dobbiamo tuttavia imparare a innovare: facendo sistema con costruttori, produttori e artigiani, aggiornandoci e riorganizzando i nostri studi e il nostro modello professionale".
E: "La diffusione del BIM migliorerà la condizione dei professionisti?"
L.S: "Il BIM prevede una generale maturazione del settore da parte di tutti gli attori sulla scena: committenti, progettisti, strutturisti, impiantisti, costruttori, produttori, artigiani, promotori, gestori, manutentori, fruitori ecc. La sua progressiva adozione porterà a una rivoluzione strutturale. Siamo indietro rispetto agli Stati Uniti e ad altri Paesi europei, segnatamente il Regno Unito e la Francia, ma anche rispetto a molti Paesi in grande sviluppo, da Singapore agli Emirati. Non dobbiamo farci trovare impreparati, altrimenti rischiamo di restare tagliati fuori dallo straordinario sviluppo dell’industria delle costruzioni (+ 70%) previsto dal CRESME per il 2025".
L'elevato numero di architetti italiani rende infatti ancora più difficile ritagliarsi una fetta di mercato e obbliga molti a spostarsi all’estero, dove le cose sembrano essere diverse dall’Italia. Potrebbero però presentarsi nuove opportunità per gli architetti grazie alla crescita del Building Information Modeling (Bim).
Problemi e prospettive degli architetti italiani: intervista a Livio Sacchi
L'Ordine degli architetti di Roma si è interrogato circa il futuro della professione nel convegno “Essere architetto oggi: una riflessione sulla professione”, tenutosi il 3 marzo alla Casa dell’Architettura di Roma.A tal proposito Edilportale ha intervistato il presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, Livio Sacchi.
Edilportale: "Secondo numerosi studi, il reddito annuo degli architetti italiani è in costante riduzione. Quali sono le cause e come si può risolvere il problema?"
Livio Sacchi: "Le cause principali sono sostanzialmente due: a) siamo troppi, circa 154.000 in Italia; b) abbiamo duramente subito la generale crisi economica degli ultimi otto anni. A ciò si aggiunge la nostra scarsa competitività, a livello sia nazionale sia internazionale, rispetto alle richieste del mercato globale della professione oggi".
E: "Quali prospettive future ha la professione in Italia e all’estero? Ci sono settori che danno maggiori possibilità di crescita?"
L.S: "Le prospettive sono buone. La crisi sta dando chiari segnali di esaurimento e, come ha evidenziato il CENSIS, ciò si dimostra vero soprattutto per chi è stato capace di innovare. Il nuovo codice degli appalti, appena varato, va certamente nella direzione giusta. Come architetti, siamo molto apprezzati, in particolare all’estero, nei settori del recupero/restauro, dell’interior design, delle tecnologie eco-sostenibili. Siamo inoltre i detentori di una cultura storica della città e del paesaggio ampiamente riconosciuta, oltre che di uno stile di vita sempre più amato nel mondo. Dobbiamo tuttavia imparare a innovare: facendo sistema con costruttori, produttori e artigiani, aggiornandoci e riorganizzando i nostri studi e il nostro modello professionale".
E: "La diffusione del BIM migliorerà la condizione dei professionisti?"
L.S: "Il BIM prevede una generale maturazione del settore da parte di tutti gli attori sulla scena: committenti, progettisti, strutturisti, impiantisti, costruttori, produttori, artigiani, promotori, gestori, manutentori, fruitori ecc. La sua progressiva adozione porterà a una rivoluzione strutturale. Siamo indietro rispetto agli Stati Uniti e ad altri Paesi europei, segnatamente il Regno Unito e la Francia, ma anche rispetto a molti Paesi in grande sviluppo, da Singapore agli Emirati. Non dobbiamo farci trovare impreparati, altrimenti rischiamo di restare tagliati fuori dallo straordinario sviluppo dell’industria delle costruzioni (+ 70%) previsto dal CRESME per il 2025".