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Verde pubblico: un'infrastruttura strategica per città sostenibili

Il verde urbano non è solo "decoro", ma un patrimonio per affrontare le sfide climatiche e migliorare la vita in città. Uno sguardo all’Italia tra benefici, criticità e prospettive di pianificazione

Vedi Aggiornamento del 16/01/2026
04/09/2025 - Il verde urbano comprende l’insieme di aree e strutture vegetali che contribuiscono alla qualità della vita e all’equilibrio ecologico nelle città. Non si limita ai grandi parchi, ma si articola in tipologie differenti che vanno dalle microforeste urbane ai tetti e pareti verdi, dai parchi lineari ai giardini tascabili, fino alle soluzioni più innovative come i boschi verticali e i rain garden.
 
All’interno del verde urbano, le aree gestite da enti pubblici e messe a disposizione della collettività sono identificate come verde pubblico o “aree verdi fruibili”. Queste comprendono i parchi urbani, il verde storico tutelato Codice dei beni culturali e del paesaggio, i giardini scolastici, gli orti urbani e botanici, le aree sportive all’aperto, i giardini zoologici e persino i cimiteri, che rappresentano a loro volta spazi verdi di rilevanza culturale e ambientale.
 
Sono invece escluse dal computo delle aree verdi fruibili le aree boschive, le superfici incolte e altre tipologie di verde non direttamente accessibili ai cittadini.
 

L’importanza del verde pubblico per città e cittadini

Il verde pubblico rappresenta un elemento essenziale per il benessere delle comunità urbane. Oltre a qualificare lo spazio costruito, svolge un ruolo determinante sia dal punto di vista ambientale sia sociale.
 
Sul piano ecologico, contribuisce al contrasto della perdita di biodiversità, alla rigenerazione urbana e alla resilienza ai cambiamenti climatici. Riduce l’impatto delle isole di calore, abbassa il rischio idraulico in caso di precipitazioni intense e favorisce lo stoccaggio di carbonio e il filtraggio degli inquinanti atmosferici.
 
Dal punto di vista sociale, il verde pubblico sostiene la coesione e l’equità, offre opportunità di aggregazione e promuove la prevenzione sanitaria, grazie ai benefici della rigenerazione fisica e mentale e alla riduzione dell’inquinamento acustico.
 
A questi aspetti si aggiunge la riqualificazione estetica dei paesaggi urbani, che valorizza la percezione dello spazio e migliora la vivibilità complessiva delle città
 

Verde pubblico in Italia e necessità di pianificazione del verde urbano

In Italia si registra uno squilibrio nella distribuzione del verde pubblico. Secondo il Quaderno ISPRA “Il verde pubblico in Italia” (Batolini, maggio 2024), la percentuale media nazionale ha mostrato un leggero calo negli ultimi anni, con un gradiente negativo dalle regioni settentrionali a quelle meridionali.
 

Nel periodo 2011-2021, la superficie media di verde fruibile nelle città italiane non supera i 20 m²/abitante, sebbene si sia registrato un leggero incremento. Alcune città del Nord Italia come Gorizia (137,2 m²/ab) e Pordenone (106,2 m²/ab) mostrano un'ottima disponibilità, mentre città del Sud come Barletta (2,6 m²/ab) e Crotone (3,5 m²/ab) hanno una disponibilità significativamente inferiore. La perdita di aree verdi naturali, agricole e seminaturali è causata essenzialmente dalle trasformazioni urbanistiche. Il verde erbaceo è la tipologia più colpita, soprattutto nei capoluoghi di regione, con Roma che ha registrato una perdita di 130 ettari. L’11% del totale delle perdite interessa però anche aree verdi con prevalente componente arborea. Le perdite complessive a livello nazionale hanno mostrato un notevole incremento dal 2015 e fino al 2018 quando superarono i 300 ettari; negli ultimi anni il dato ha però mostrato un trend in diminuzione.

 
Un confronto europeo evidenzia come la disponibilità di aree verdi fruibili per la popolazione in Italia sia in generale inferiore rispetto ai Paesi del Nord Europa, pur rimanendo in linea con altri contesti dell’area mediterranea. Dati confermati anche dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA).

Foto: Superficie degli spazi verdi pubblici disponibili per abitante nelle principali città europee - Reference data: ©Esri
 
Per superare queste disomogeneità e valorizzare al meglio il verde urbano, è fondamentale adottare una pianificazione organica e strategica, attraverso strumenti dedicati che permettono di andare oltre gli interventi frammentari, coordinando politiche ambientali e urbanistiche in un’ottica di sostenibilità, equità e resilienza urbana.
 

Strategie nazionali per la pianificazione del verde pubblico

Gli strumenti di pianificazione comunale dedicati al verde urbano sono principalmente i Piani del Verde e i Regolamenti del Verde, che si affiancano alla pianificazione generale (Piano Urbanistico Generale, Piano di Governo del Territorio, Piano Regolatore Generale).
 
Il Piano del Verde urbano rappresenta uno strumento strategico. Il suo scopo è promuovere la trasformazione ecologica delle città, integrando il verde urbano in una visione organica. Mira a creare una struttura verde articolata, con obiettivi quali la mitigazione dell’impatto ambientale delle attività cittadine, la razionalizzazione delle risorse, la valorizzazione del territorio agricolo, l’ottimizzazione del ruolo sociale, estetico ed ambientale degli spazi aperti urbani ed extraurbani, fino allo sviluppo economico e sociale del territorio.
 
Il Regolamento del Verde urbano, invece, ha una funzione prescrittiva. È uno strumento che garantisce una gestione organica del verde cittadino attraverso norme e procedure tecniche. Contiene prescrizioni specifiche per la corretta progettazione, manutenzione, tutela e fruizione della vegetazione, sia in ambito pubblico sia privato, in coerenza con i principi dell’ordinamento delle autonomie locali.
 
Secondo i dati ISTAT (2021), il Regolamento del Verde risulta approvato nel 65% dei Comuni italiani, mentre il Piano del Verde è stato adottato solo nel 10%, a causa della sua natura opzionale, pur essendo previsto dalla Legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”.
 
Un’accelerazione si è registrata a partire dal 2020, in seguito alla Strategia europea per la biodiversità al 2030, che invitava le città con oltre 20.000 abitanti a dotarsi di tali strumenti. Nonostante ciò, soltanto 11 dei 106 Comuni capoluogo hanno approvato un Piano del Verde.
 
Nel quadro nazionale si collocano anche altri strumenti di riferimento: la Strategia Nazionale del Verde Urbano (2018), che sottolinea la necessità di promuovere le foreste urbane; le Linee guida per la gestione del verde urbano (2017), che offrono criteri tecnici e culturali per la pianificazione; e i Criteri Ambientali Minimi che richiedono ai Comuni strumenti avanzati come il censimento e la redazione del Piano del Verde.
 

Sfide e prospettive per il verde pubblico in Italia

Nonostante l’evidente rilevanza del verde pubblico e i suoi molteplici benefici ecosistemici, sociali ed economici, il contesto italiano presenta ancora numerose sfide. È necessario ampliare la concezione di verde urbano, includendo non soltanto i grandi parchi ma anche soluzioni innovative come le microforeste, i tetti verdi e le infrastrutture verdi diffuse.
 
Il monitoraggio delle aree verdi dovrebbe essere rafforzato, sia per valutare gli impatti sulla salute umana sia per verificare l’attuazione delle strategie adottate a livello locale e nazionale. La disponibilità media di verde fruibile si attesta a meno di 20 m² per abitante, un valore disomogeneo tra i diversi territori e spesso insufficiente a garantire un’equa qualità della vita.
 
Un ulteriore problema è rappresentato dalla perdita continua di aree verdi naturali e agricole, che riduce la capacità delle città di assorbire gli impatti ambientali e sociali. A questo si aggiunge la scarsa diffusione degli strumenti di pianificazione: i Piani del Verde, pur previsti dalla normativa, risultano ancora adottati in un numero limitato di Comuni, in particolare nelle grandi città. Questo limita lo sviluppo coordinato e sostenibile del verde pubblico, ostacolando la costruzione di una vera infrastruttura ecologica urbana.