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Come ridurre il rischio idrogeologico con le Nature-Based Solutions
di Redazione Edilportale

Come ridurre il rischio idrogeologico con le Nature-Based Solutions

Esempi virtuosi di gestione della risorsa idrica in Italia: depavimentazione, detombamento dei corsi d’acqua, rinaturalizzazione, bacini di espansione

Vedi Aggiornamento del 03/12/2025
Fiume esondato e alto rischio idrogeologico - Foto: federicofoto 123RF.com
Fiume esondato e alto rischio idrogeologico - Foto: federicofoto 123RF.com
di Redazione Edilportale
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20/12/2023 - L’Italia, come noto, è un Paese ad elevato rischio idrogeologico; gli impatti di piogge intense e alluvioni registrati negli ultimi anni sono stati gravosi. Nonostante questo, la risposta all’evento alluvionale in Italia è sempre di tipo emergenziale e costa oltre 1,25 miliardi di euro all'anno.
 
I dati sono riportati dal “Rapporto Città Clima 2023 Speciale Alluvioni” realizzato da Legambiente con il contributo del Gruppo Unipol.
 
Il Rapporto sottolinea il fatto che i fiumi per loro natura esondano ma, se non incontrano opere e vite umane, non fanno danni significativi. Pertanto, per ridurre il rischio idrogeologico servono a poco le grandi opere per contenere le piene dei fiumi, ma serve prioritariamente restituire spazio a questi corpi dinamici e in continua evoluzione, per far sì che - non potendo impedire che esondino - almeno lo facciano in modo compatibile con la presenza antropica.
 
Tra le soluzioni idonee a contrastare le conseguenze spesso drammatiche di allagamenti e alluvioni troviamo le Nature-Based Solutions (NBS). Si tratta di soluzioni ispirate e supportate dalla natura che introducono negli ambienti artificiali elementi naturali. Alberi e piante sono impiegati ad esempio per la ritenzione idrica contro il rischio allagamenti, oppure l’installazione di tetti giardino e tetti verdi è usata per un miglior isolamento termico e per la raccolta di acque meteoriche sugli edifici.
 
In un precedente articolo avevamo visto alcuni esempi virtuosi di gestione della risorsa idrica realizzati in tutto il mondo; nel Rapporto Città Clima 2023 troviamo molte buone pratiche, realizzate qui in Italia, a cui guardare come modello e che esploreremo in questo focus.
 

Depavimentazione e aumento della permeabilità

Un suolo vegetato è in grado di svolgere, a costo zero, le funzioni di un’infrastruttura verde che permette di trattenere l’acqua piovana in caso di eventi estremi, oltre a diminuire l’effetto isola di calore, sfruttando il raffreddamento dovuto all’evaporazione dell’umidità del suolo, e favorisce il riequilibrio ecologico e la ricostituzione di un miglior habitat naturale.
 
Depavimentare (in inglese desealing, ma anche desigillatura) significa ritornare al terreno, ovvero ad una superficie permeabile; tale azione può riguardare tutte le superfici pavimentate, come le intersezioni stradali, i marciapiedi, le piazze e le aree dedicate ai parcheggi.
 
L’area antistante i Musei S. Domenico a Forlì fino al 2022 era adibita a parcheggio sopraelevato; grazie ad un intervento di riqualificazione e valorizzazione finanziato da fondi statali, comunali e dal contributo della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì è stato possibile desigillare l’area e ripristinare il piano di campagna degli immobili storici, rievocando i perduti orti.
 
Oggi la piazza, chiamata il Giardino dei Musei, è un ampio spazio verde. Dei 6.500 mq di superficie complessiva, 4.800 mq sono diventati permeabili o semipermeabili, sono stati demoliti e smaltiti 3.700 metri cubi di cemento armato e realizzati 2 pozzi freatici per l’irrigazione del giardino.
 
96915_foto4.jpg - Come ridurre il rischio idrogeologico con le Nature-Based Solutions Intervento di depavimentazione - Giardino dei Musei, Musei S. Domenico a Forlì - prima | https://www.sos4life.it/

96915_foto5.jpg - Come ridurre il rischio idrogeologico con le Nature-Based Solutions  Intervento di depavimentazione - Giardino dei Musei, Musei S. Domenico a Forlì - dopo | https://www.sos4life.it/

Un programma di depavimentazione è stato avviato anche sul territorio comunale di Milano. Grazie al lavoro congiunto della Direzioni del Comune, dei cittadini, dei Municipi e delle associazioni è stata realizzata una prima mappatura delle possibili aree da depavimentare. Si stima una superficie di circa 249.000 mq su cui potenzialmente intervenire; le aree già depavimentate sono viale Suzzani, viale Bach e piazzale Archinto.
 

Il detombamento dei corsi d’acqua

Un fiume tombato rappresenta la metamorfosi innaturale di un corso d'acqua in un condotto sotterraneo, il cui percorso è deviato sotto le strade ed edifici circostanti, consentendo così la realizzazione di costruzioni in superficie che sovrastano il corso d'acqua precedentemente visibile.
 
Il detombamento di fiumi e torrenti è un passo fondamentale per riportare a condizioni di naturalità corsi d’acqua in precedenza occlusi.
 
La riduzione del rischio idraulico è favorita dall’allargamento della sezione di deflusso, dalla riconnessione del corso idrico con le piane alluvionali e dalla minore probabilità che l’alveo sia ostruito da materiali trasportati dalla corrente. Ma, i miglioramenti portati includono anche una più ampia riqualificazione ecologica e urbana.
 
Un esempio virtuoso viene da Treviso, dove c’è stato un importante intervento di riqualificazione idraulica, la riapertura del “Canale delle Convertite”, che da Porta San Tommaso scorreva interrato per circa due chilometri.
 
Il progetto è partito dall’analisi delle mappe storiche di inizio ‘800 in modo da comprendere quale fosse l’originario corso del canale.
 
Oltre alla riapertura, i lavori hanno visto la pulizia completa delle sponde, la loro ristrutturazione tramite la pulizia dei mattoni “facciavista” e la sostituzione degli elementi danneggiati o degradati.
 
Inoltre, è stata realizzata una discesa al canale sullo stile tradizionale delle antiche “lavandere”, utile anche per futuri lavori di manutenzione e pulizia.
 

La rinaturalizzazione delle aree

Nel focus sul progetto di rinaturalizzazione del Delta del Llobregat avevamo visto come ripristinare il tessuto naturale dei territori e dei corsi d’acqua contrasta il rischio alluvioni attraverso la creazione di spazi ripariali e zone umide naturali allagabili.
 
Allo stesso tempo, questa tipologia di interventi favorisce lo sviluppo di habitat adatti a ospitare svariate tipologie di specie animali e vegetali, aumentando i livelli di biodiversità.
 
In Italia, il progetto di rinaturalizzazione del Lago di Massaciuccoli, in provincia di Lucca, è un esempio virtuoso di come si possano contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, principalmente siccità e inondazioni, attraverso le Nature Based Solutions.
 
L’area è parte di un Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e di un’Area di Protezione Speciale e si caratterizza per la vicinanza con la costa e per la presenza di zone paludose che fanno parte del bacino del Serchio.
 
Per quasi un secolo gran parte del bacino è stato drenato per scopi agricoli provocando non poche ripercussioni sul Lago di Massaciuccoli, diventato vulnerabile in particolare ai nutrienti, come nitrati e fosfati provenienti da usi agricoli intensivi.
 
96915_foto1.jpg - Come ridurre il rischio idrogeologico con le Nature-Based Solutions  Lago di Massaciuccoli- Pelusu at Italian Wikipedia, Public domain, via Wikimedia Commons

Tramite il progetto PHUSICOS del programma europeo Horizon 2020, si stanno portando avanti numerosi interventi per aumentare la resilienza complessiva degli ecosistemi e limitare la perdita di suolo e di nutrienti dai campi coltivati.
 
Nello specifico è prevista la realizzazione di un impianto di fitodepurazione, fasce tampone su larga scala combinate con tecniche agricole di conservazione, la gestione naturale dei canali e un bacino di ritenzione idrica.
 
L’impianto di fitodepurazione coinvolge 45 ettari e tratta circa 135,000 metri cubi di acqua al giorno. Le fasce tampone, invece, hanno la funzione di limitare l’erosione del suolo, intrappolando i sedimenti e migliorando la filtrazione di potenziali sostanze nutritive o inquinanti che fluiscono nei corpi idrici.
 
Il bacino di sedimentazione rappresenta una misura multifunzione perché contribuisce al miglioramento della qualità della risorsa idrica e costituisce un bacino di ritenzione idrica, attenuando l’effetto dei flussi alluvionali e fungendo da serbatoio nei periodi di siccità.
 
Lo scopo generale è quello di consentire al fiume di espandersi naturalmente durante un evento di alluvione e allo stesso tempo di mantenere la vegetazione sulle rive per aumentare la depurazione delle acque e la biodiversità.
 

I bacini di espansione

Casse e bacini di espansione sono opere idrauliche che vengono realizzate per ridurre la portata durante le piene di un corso d'acqua. La loro realizzazione dà un contributo decisivo in situazioni di piogge record, e delle conseguenti esondazioni fluviali.
 
I bacini di espansione possono essere di varie dimensioni ma devono inevitabilmente inserirsi in un contesto fatto di un insieme di azioni, messe a sistema, per ovviare seriamente al rischio alluvionale.
 
Tra gli esempi di interventi per mitigare il rischio di alluvione vi è quello realizzato nel Parco del Mensola, a nord est di Firenze, il cui progetto è stato seguito dal Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno. Si tratta di uno spazio verde caratterizzato dalla presenza del torrente Mensola e che grazie a un sistema di casse di espansione, esteso per oltre 18 ettari, è stato adattato ai crescenti rischi di alluvione, tutelando al tempo stesso gli aspetti naturalistici.

96915_foto3.jpg - Come ridurre il rischio idrogeologico con le Nature-Based Solutions Casse di espansione e Parco del Mensola a Firenze ©Consorzio di Bonifica 3 Medio Valdarno

Un altro esempio è il progetto LIFE BEWARE, finanziato dall’Unione Europea, che ha permesso di attivare una serie di azioni che hanno come obiettivo quello di ridurre il rischio idraulico e climatico nell’Alto Vicentino. Il progetto mira, in particolare, al miglioramento della sicurezza idraulica del territorio tramite l’adozione di misure di ritenzione naturale delle acque, in modo da rendere più efficace la gestione dei deflussi dell’acqua piovana.
 
Un esempio in ambito extra urbano è rappresentato dal piccolo invaso nei pressi di Giavenale, una zona agricola tra i territori comunali di Schio e Marano. Lo scopo è proprio quello di trattenere e rallentare il deflusso dell’acqua verso valle, ma al tempo stesso, di costituire una riserva idrica per le attività agricole del posto, grazie ad una capacità di 2.500 metri cubi. Il nuovo ambiente umido realizzato contribuisce anche all’arricchimento della biodiversità, in particolare per uccelli, rettili e anfibi.
 
 
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