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PROFESSIONE

Professionisti tecnici, solo il 10,7% promuove la sua attività sul web

di Alessandra Marra

Rapporto Censis-Adepp: il 62,7% dei progettisti ha avuto un calo del fatturato. Tra le motivazioni: meno lavoro e pagamenti in ritardo

Vedi Aggiornamento del 08/11/2016
30/10/2015 – Solo il 30% dei professionisti ha un sito web e meno della metà (13,2%) lo utilizza per promuovere la propria attività. La percentuale scende se si analizzano solo le professioni tecniche (ingegneri, architetti, geometri, periti, ecc): solo il 10,7% utilizza internet per farsi pubblicità. 
 
Il dato emerge dal Rapporto sulle libere professioni, basato su un'indagine condotta del Censis su un campione di professionisti italiani di tutte le aree iscritti alle Casse di previdenza aderenti all’Adepp (l’associazione che riunisce le casse di previdenza dei professionisti italiani), presentato lo scorso 27 ottobre, presso l’Auditorium della Cassa di previdenza dei geometri, a Roma.
 
All’incontro erano presenti il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, la sottosegretaria allo Sviluppo economico, Simona Vicari, il presidente del Censis, Giuseppe De Rita, il presidente di Adepp, Andrea Camporese, e, in collegamento telefonico, il vicepresidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.
 

Professionisti: i dati emersi dal Rapporto

Secondo il Rapporto, il 45,6% dei professionisti ha registrato un calo del proprio fatturato, mentre il 21,8% ne ha registrato un aumento.

Con particolare riferimento alle professioni di area tecnica emerge che ben il 62,7% ha avuto un calo del fatturato mentre solo il 12,4% ne ha dichiarato un aumento. 
 
I dati mettono in luce che la maggior parte dei professionisti (61,2%) usa il passaparola per ampliare la clientela; inoltre, pur passando circa 6,9 ore al giorno sul Web e 2 sui social, solo il 30,3% ha un sito web e solo il 13,2% lo utilizza per promuovere la propria attività.

Concentrandoci sui professionisti tecnici, si evince che il 58,2% usa il passaparola per farsi pubblicità, il 35% non utilizza nessun mezzo specifico e solo il 10,7% usa il proprio sito web per fini promozionali.
 
Secondo lo studio, "la forte propensione al lavoro individuale (il 75,9% dei professionisti) che tuttora contraddistingue le libere professioni, e dalla quale discende un assetto delle attività che si mantiene entro dimensioni piuttosto contenute, penalizza inevitabilmente la capacità di crescita dei professionisti, che restano confinati in un mercato per lo più locale e dai perimetri ben definiti". 

Infatti l'84,8% dei professionisti lavora esclusivamente in città o in regione e solo il 10,1% dei professionisti intrattiene qualche tipo di rapporto con l’estero; tutta questo nonostante il dato evidente che il 45,9% dei professionisti che lavorano in Italia ha visto diminuire il proprio fatturato mentre 33,7% dei professionisti che lavora anche all’estero ha aumentato il fatturato.

Infine, lo studio mette in evidenza le due realtà esistenti nel mondo delle professioni. Da una parte ci sono gli over 55, che lavorano principalmente nell’ambito cittadino o regionale, usano poco le tecnologie della comunicazione e, pur accusando un calo del fatturato, riescono a trovare strategie che ampliano il bacino di potenziali clienti; dall’altra ci sono i professionisti under 40, più proiettati verso una dimensione europea, che sfruttano internet per promuovere l’attività professionale, puntano a formarsi e specializzarsi per essere competitivi ma, nonostante tutto, hanno un giro d’affari ridotto rispetto ai colleghi più anziani.
 
Sono proprio questi ultimi, infatti, che richiedono maggiori tutele di welfare, “nonostante – ha precisato il presidente di Adepp, Andrea Camporese – lo scorso anno il sistema delle Casse abbia stanziato circa 550 milioni di euro in azioni di sostegno al mondo delle professioni, senza un euro di costi per lo Stato”.
 
Nonostante le difficoltà, la ricerca mette in luce che i professionisti italiani costituiscono una grande risorsa per il Paese in quanto, pur subendo i colpi della crisi, dell’eccessiva tassazione, dei ritardati pagamenti, di inutili adempimenti, mostrano passione per il proprio mestiere e fiducia verso il futuro.
 

Professionisti: le future azioni

Il Sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Simona Vicari ha dichiarato: “Il risultato della ricerca costituisce un supporto al gruppo di lavoro sulla competitività delle libere professioni che, dal 15 aprile 2015 si è costituito presso il Ministero dello Sviluppo economico. Lo spaccato che emerge dimostra quello che, anche all’interno del tavolo, si è evidenziato: criticità che, a seguito del perdurare della crisi, si sono fatte più marcate soprattutto tra alcune aree professionali e gruppi generazionali”.
 
“Alla luce di ciò – sottolinea Simona Vicari –  è necessario che venga riconosciuta e sostenuta la loro centralità, perché le professioni costituiscono il 12.5% di PIL del nostro Paese e, nonostante ciò, ancora vengono identificate come sole prestatrici di un’opera intellettuale e non economica, al contrario di quanto avviene già in Europa”.
 
Il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, durante il convegno ha colto l’occasione per ribadire le azioni che il Governo metterà in campo per i professionisti: “Nelle prossime settimane affronteremo alcune problematiche specifiche, ad esempio il tema dei ritardati dei pagamenti delle prestazioni, il tema della maternità ed altre situazioni che dovrebbe render ancora più chiara la logica fra il fornitore ed il professionista. Noi stiamo lavorando ad un Jobs Act del lavoro autonomo”.
 
Il vicepresidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, in collegamento telefonico da Strasburgo ha evidenziato: “Fondamentale è completare l’apertura dei bandi europei anche ai liberi professionisti, come abbiamo iniziato a fare con l’action plan per le libere professioni. E bisogna garantire ai professionisti le stesse possibilità di accesso al credito che hanno gli imprenditori”.
 
Infine il preside della facoltà di Economia ‘La Sapienza di Roma’, Giuseppe Ciccarone, ha fornito qualche dato incoraggiante sul possibile futuro del settore delle libere professioni, dove, stando alle proiezioni elaborate dall’Isfol, si dovrebbe assistere nei prossimi anni ad una ripresa dell’occupazione, almeno in alcuni settori chiave dell’economia legati alle professioni.

 
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