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FOCUS

Pavimentazioni in cotto per esterni: accorgimenti di posa

di Rosa di Gregorio

Piazze, viali, bordi piscina, terrazzi e balconi possono essere rivestiti in cotto, un materiale della tradizione ma sempre di moda. Ma va riservata una particolare attenzione al fattore porosità

Pavimento in cotto per esterni ROSATO NATURA ©Cotto Furnò
16/09/2021 - Il cotto è un materiale tradizionale intriso di storia e artigianalità. La sua immagine di materiale classico è stata rivalutata in chiave moderna e in molti progetti, anche di stile contemporaneo, la rusticità della terracotta è abbinata a materiali nuovi per creare contrasti cromatici, di finitura al tatto e virtuosi giochi di forme.
 
Il cotto è usato per rivestire le superfici di pavimenti interni ed esterni. Per gli ambienti esterni il cotto è impiegato per rivestire superfici ad uso privato come bordi piscina, terrazzi e balconi, o ad uso collettivo come piazze, viali, porticati ecc.
 
Il motivo della scelta del cotto come materiale per pavimentazioni esterne deriva prima di tutto dal valore estetico che i caldi colori del cotto riescono a creare quando sono abbinati ai colori della natura o all’azzurro di una piscina o di una fontana. D’altra parte, il cotto possiede molte di quelle caratteristiche imprescindibili per una pavimentazione da esterno: resistenza meccanica (anche ad alto traffico da calpestio) compattezza e durezza (non si deforma anche se sottoposto a fenomeni di gelo e disgelo), durevolezza.
 
Il “limite” di questo materiale è la sua porosità. In un precedente focus abbiamo visto il caso di applicazione di pavimentazione in cotto in ambienti interni e l’importanza del trattamento superficiale per contrastare i possibili problemi derivanti dalla porosità del materiale.
Cosa avviene, invece, per i pavimenti da esterno? Quali sono, in questo caso, gli accorgimenti da adottare?
 

Pavimentazioni in cotto per esterni, come contrastare la porosità

La porosità degli elementi in cotto per pavimenti esterni si supera realizzando un pacchetto pavimentazioni in grado di impedire il ristagno di acqua ed umidità e quindi la penetrazione di soluzioni saline.
 
In primo luogo, bisogna definire le modalità d’uso, ovvero se la superficie da rivestire è l’esterno di un’abitazione privata o di uno spazio pubblico; se è ad esclusivo uso pedonale o misto pedonale/carrabile; l’estensione della superficie. Questi dati iniziali aiuteranno a definire la composizione stratigrafica più idonea.
 
Componente centrale del pacchetto pavimentazione sarà il supporto di posa: oltre alla funzione statica di sostegno della pavimentazione, esso impedirà, attraverso un efficace sistema di drenaggio, il passaggio dell’umidità di risalita e i ristagni sottostanti di acqua, portatori, entrambi, di indesiderati ed antiestetici effetti legati ad alonature, salnitrazioni e accumulo di sporco all’estradosso della pavimentazione.
 
È possibile prevedere l’impermeabilizzazione del massetto con membrane prefabbricate o membrane liquide.
 
Il ristagno d’acqua va evitato anche in superficie attraverso la corretta planarità, ovvero con l’assenza di avvallamenti e le giuste pendenze. Il ristagno d’acqua danneggia la struttura porosa dei prodotti in cotto e potrebbe rivelarsi rischioso soprattutto nelle aree geografiche a clima rigido, dove a motivo del fenomeno del gelo/disgelo, il rivestimento in cotto potrebbe rompersi.
 

Pavimentazioni in cotto per esterni: trattamento sì o no?

“Quando non si è assolutamente sicuri che l’acqua non possa avere accesso al manufatto da lati diversi da quello d’usura, è preferibile astenersi dall’effettuare qualsiasi tipo di trattamento circoscritto alla sola superficie pavimentale, atto ad inibire o a ritardare l’evaporazione dell’acqua.” (*)
 
Questo perché, “le pavimentazioni esterne sono interessate dall’infiltrazione di sostanze aggressive provenienti dall’esterno (dall’alto) e dall’interno (dal basso e lateralmente). Dall’alto giungono le sostanze macchianti (oli, grassi, vernici, inquinanti ecc.), ma anche l’acqua piovana che può imbibire i manufatti più porosi con il duplice effetto di mobilitare i sali minerali in essi presenti, portandoli in superficie, e di provocare rotture da gelo.
 
L’acqua piovana può essere assorbita dal materiale anche lateralmente, attraverso le fughe, in base alla loro porosità. Dal basso e lateralmente penetra nei manufatti anche l’umidità che risale per capillarità con concentrazioni più o meno elevate di sali sottratti al terreno e agli strati funzionali costituenti la pavimentazione, ivi compreso lo strato di rivestimento.
 
Nelle pavimentazioni esterne su suolo, un trattamento idrorepellente limitato esclusivamente alla superficie d’usura del manufatto lascerebbe vulnerabili alla penetrazione di soluzioni saline gli altri lati del perimetro. Per quanto traspiranti, tali trattamenti rallentano l’evaporazione dell’acqua di risalita per capillarità o assorbita attraverso i giunti, col rischio di innescare fenomeni di gelività.
 
Essi possono, in alcune circostanze, determinare la cristallizzazione “sotto pelle” dei sali mobilitati dall’acqua (criptoefflorescenza), fenomeno che genera sulla superficie laterizia tensioni meccaniche elevate che possono provocare rotture e sfaldamenti.
 
Gli stessi fenomeni degenerativi possono interessare anche le pavimentazioni esterne di unità tecnologiche (balconi, terrazzi, logge, scale, ecc.), per effetto della risalita dell’acqua eventualmente penetrata al di sotto dello strato di rivestimento e trattenuta dallo strato di tenuta, e le pavimentazioni interne su suolo, nelle quali l’umidità di risalita può raggiungere lo strato di rivestimento non solo attraverso la superficie a contatto col suolo, ma anche attraverso i muri portanti.” (*)
 
Sui pavimenti esterni in cotto è possibile intervenire con lavaggi saltuari a base di prodotti acidi o alcalini che saranno sufficienti per il mantenimento nel tempo di una buona resa estetica del prodotto.
 

Pavimentazioni in cotto per esterni, tipi di posa

Per le pavimentazioni esterne la tecnica tipicamente impiegata è la posa flessibile, conosciuta anche come posa su letto di sabbia, in cui la sabbia costituisce lo strato “flessibile”. Questa tecnica consiste nel posizionare manualmente mattoni da pavimento o sestini su di un letto di sabbia e ghiaino (chiamato risetta) di spessore costante e adeguata granulometria, procedendo poi alla costipazione della superficie pavimentale e alla saturazione dei giunti con sabbia.
 
La sigillatura dei giunti va effettuata con sabbia fine pulita fino al loro completo costipamento.
I giunti impediscono i movimenti tra gli elementi in cotto assicurando, al contempo, una adeguata permeabilità alle acque superficiali.
 
A conclusione della fase di sigillatura dei giunti la pavimentazione deve essere compattata; La compattazione si effettua a mezzo di macchina dotata di piastra vibrante in acciaio, fatta passare sulle superfici pavimentali almeno due volte.
 
Ultimo step è il lavaggio del pavimento attraverso un getto di acqua a pioggia, per evitate il “dilavamento” della sabbia dai giunti. Grazie al lavaggio tutta la superficie è solidarizzata nel suo insieme.
 
Altra tecnica è la posa rigida adatta sia alle pavimentazioni esterne che interne. Consiste nel posizionare manualmente i singoli manufatti su di un letto di malta, o di colla, di spessore costante (strato di allettamento), eseguendo successivamente l’intasatura dei giunti.
 
Con la posa rigida, i mattoni da pavimento e le pianelle in cotto sono resi solidali al supporto, attraverso lo strato di allettamento, in maniera irreversibile.
 
Le fasi in questo caso sono:
- la realizzazione del massetto;
- l’allettamento della pavimentazione in cotto, utilizzando colle sintetiche cementizie oppure un impasto cementizio semi umido (fase dello spolvero);
- realizzazione dei giunti con boiacca, malta molto liquida, malta a cocciopesto o sigillanti preconfezionati;
- pulizia, per la rimozione del materiale cementizio superfluo.
 
In entrambi i casi il sistema di posa della pavimentazione può spaziare tra differenti disegni e formati: essere a giunti paralleli, a giunti alterni, a giunti alterni con elemento a 45°, a blocchi, a spina di pesce ecc, con elementi rettangolari, quadrati, esagonali, piccoli o grandi. Il tutto sulla base dell’impatto estetico che si vuole conferire alla pavimentazione.
 
 
(*) ANDIL, Associazione Nazionale Degli Industriali dei Laterizi, “Le pavimentazioni in laterizio: prodotti e scenari applicativi”.

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