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Riqualificazione energetica, Legambiente: intervenire almeno sul 7,2% degli edifici

Riqualificazione energetica, Legambiente: intervenire almeno sul 7,2% degli edifici

Per accelerare la transizione energetica del settore edile, occorre riqualificare più del doppio di quanto fatto con il superbonus

Vedi Aggiornamento del 08/11/2023
Riqualificazione energetica Legambiente - Ph. mrtwister 123rf.com
Riqualificazione energetica Legambiente - Ph. mrtwister 123rf.com
di Rossella Calabrese
04/05/2023 - L’Italia è in forte ritardo sul fronte della riqualificazione del suo patrimonio edilizio, vecchio, energivoro, e climalterante. Ad oggi, su oltre 12 milioni di edifici, ne è stato riqualificato solo il 3,1%, attraverso il superbonus.
 
Si tratta di una percentuale bassissima che da qui ai prossimi anni dovrà crescere anche in vista degli impegni che l’Europa potrebbe chiedere con la Direttiva Case Green e che per l’Italia significherebbe intervenire in una prima fase, al 2030, su almeno 6,1 milioni di edifici residenziali, ovvero 871mila edifici l’anno, che corrispondono al 7,2% del patrimonio residenziale, più del doppio di quanto ha saputo fare il superbonus.
 
È quanto sottolinea Legambiente che nel suo ultimo Rapporto “Civico 5.0: Vivere in Classe A”. Secondo l’Associazione, quello che serve al Paese è una riforma delle politiche sull’efficienza energetica del settore edilizio stabile e duratura nel tempo - almeno al 2030 e con prospettive al 2035 - che preveda: 
 
1) un nuovo sistema incentivante unico che guardi ai singoli interventi, ma soprattutto alla riqualificazione complessiva degli edifici spingendo soprattutto interventi in classi energetiche elevate; 
2) raggiungimento classe D come minima per aver accesso agli incentivi; 
3) un nuovo sistema incentivante che guardi alla prestazione energetica ottenuta dall’intervento, al reddito delle famiglie, alla messa in sicurezza sismica, ma anche all’abbattimento delle barriere architettoniche, al recupero delle acque piovane a all’utilizzo di materiali innovativi e sostenibili; 
4) l’eliminazione di ogni tecnologia a fonti fossili dal sistema incentivante e introduzione del blocco alle installazioni dal 2025; 
5) il ripristino della cessione del credito (che potrebbe essere riservata solo agli interventi di efficientamento energetico e a quelli relativi alla messa in sicurezza sismica) e degli strumenti alternativi.
 
Solo così, secondo Legambiente, si potranno evitare le speculazioni che hanno caratterizzato il mercato dell’edilizia nel biennio 2020/2022 e si potrà accelerare la riqualificazione del patrimonio edilizio.
 
“Una riforma di efficienza energetica del settore edilizio come quella tracciata in questa road map - spiega Legambiente - fornirebbe un valido strumento per rispondere a quanto ci potrà chiedere l’Europa da qui ai prossimi anni con la Direttiva Case Green, ossia almeno la classe E al 2030 per tutti gli edifici, ad esclusione di quelli tutelati e protetti e in Classe D al 2033, ma anche con la proposta di innalzare al 115% il livello di efficienza minima degli apparecchi dedicati alla produzione termica”.
 

“È evidente che all’Italia - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - serve con urgenza una nuova e lungimirante politica di efficienza energetica per il settore edilizio che sia al tempo stesso anche una grande politica di welfare per imprese e famiglie. Gli ingredienti ci sono tutti: un grande numero di edifici a disposizione, tecnologie e competenze e una grande disponibilità, non economica, delle famiglie agli interventi”.

Legambiente ricorda i dati sul superbonus dell’Osservatorio di Nomisma Energia: il 2% di riqualificazioni del patrimonio ha ridotto in totale le emissioni di CO2 in atmosfera di 1,42 milioni di tonnellate. Di fatto, il risparmio medio in bolletta, considerando anche il periodo straordinario di aumento dei costi dell’energia, è infatti risultato pari a 964 euro all’anno. Numeri importanti che, secondo l’associazione, andrebbero replicati accelerando il passo della riqualificazione del patrimonio abitativo.
 
Per Legambiente non sono ammessi più ritardi, né errori come quelli fatti sino ad oggi sul superbonus: dalla riduzione dell’aliquota al 90%, senza nessun correttivo, e all’eliminazione della cessione del credito e dello sconto in fattura, al fatto che il bonus venisse dato a chiunque a prescindere dal reddito.
 
“Oggi vivere in classe A - spiega Katiuscia Eroe, responsabile nazionale energia di Legambiente - oltre ad essere un diritto per universale, è un’operazione tecnicamente fattibile per tutti, o quasi tutti, i nostri edifici residenziali. Per questo è importante continuare a riqualificare quel patrimonio edilizio che non ha avuto modo di usufruire del superbonus, uno strumento che con tutte le sue imperfezioni ha però permesso di muovere passi importanti verso la decarbonizzazione di questo settore”.
 
“Da qui ai prossimi anni sarà importante consentire soprattutto alle famiglie in difficoltà un accesso garantito a questi strumenti a costo zero, differenziando percentuali e mantenendo la cessione del credito e lo sconto in fattura per chi non ha capacità di anticipo ed eliminando dai sistemi incentivanti tutte le tecnologie a fonti fossili, come le caldaie a gas, oltre a spingere, nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni l’utilizzo di materiali innovativi esostenibili” - conclude Eroe.
 
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