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Equo compenso, via libera della Camera

Equo compenso, via libera della Camera

Le regole si applicheranno alle prestazioni rese nei confronti di PA, banche, assicurazioni e grandi imprese. Il testo passa ora al Senato

Vedi Aggiornamento del 02/08/2023
Foto: www.camera.it
Foto: www.camera.it
di Paola Mammarella
26/01/2023 - Via libera della Camera al disegno di legge sull’equo compenso. Il testo è stato approvato all’unanimità, con 253 voti favorevoli e nessun contrario.
 
Il ddl definisce le caratteristiche che il compenso deve possedere per essere considerato equo e prevede sanzioni a carico dei professionisti che accettano un compenso sottodimensionato rispetto alle prestazioni rese.

Soddisfatti i rappresentanti del mondo delle professioni, che nel ddl vedono un punto di partenza, ma in alcuni casi chiedono che tutti i committenti siano obbligati al rispetto delle regole sull'equo compenso.
 

Equo compenso, il disegno di legge

Il disegno di legge approvato dalla Camera ha come prima firmataria Giorgia Meloni. Il testo ripropone i contenuti del ddl "Meloni - Morrone - Mandelli", che lo scorso settembre ha interrotto il suo iter a causa della fine della legislatura.
 
Viene definito come “equo compenso” la corresponsione di un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale, nonché conforme ai compensi previsti per tutti i professionisti.
 
Saranno nulle le pattuizioni che prevedano un compenso manifestamente sproporzionato rispetto all’opera prestata o al servizio reso, cioè inferiore ai parametri o alle tariffe fissati con decreti ministeriali. 
 
I professionisti potranno tutelare i propri diritti individuali omogenei anche attraverso l’azione di classe.
 
I professionisti che pattuiscono un compenso non equo potranno essere sanzionati. Gli Ordini e i Collegi professionali potranno infatti adottare specifiche norme deontologiche a riguardo.
 


Le regole sull'equo compenso si applicheranno alle prestazioni rese nei confronti della Pubblica Amministrazione, delle imprese bancarie e assicurative e delle imprese con più di 50 lavoratori o più di 10 milioni di euro di ricavi.
 
Le imprese nei confronti delle quali si applica l’obbligo dell’equo compenso potranno adottare modelli standard di convenzione concordati con i Consigli nazionali degli ordini o collegi professionali.
 
Presso il Ministero della Giustizia, sarà istituito l’Osservatorio nazionale sull’equo compenso, cui parteciperà un rappre­sentante per ciascuno dei Consigli nazionali degli ordini professionali.
 
Il testo deve ora essere approvato dal Senato, dove potrebbero anche essere introdotte delle modifiche.
 

Equo compenso, cosa ne pensano gli addetti ai lavori

Per il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), Angelo Domenico Perrini, l’approvazione “è un indiscutibile passo avanti che non solo restituisce dignità al professionista valorizzandone il ruolo sociale, economico ed istituzionale, ma, soprattutto, difende il diritto dei cittadini a ricevere servizi di qualità”.
 
Perrini ha riferito che il CNI auspica una rapida approvazione della legge, “ma anche che questa possa rappresentare il primo passo verso ulteriore intervento normativo che ne estenda la portata anche ai rapporti privatistici”.

Secondo Francesco Miceli, Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Cnappc), l’approvazione è “un passo importante soprattutto per i giovani”.
 
Miceli ha affermato che la norma “oltre a riguardare la dignità dei professionisti italiani ed il riconoscimento del loro ruolo rappresenta un obbligo morale soprattutto nei confronti dei cittadini”. “Per questo motivo - ha concluso - è fondamentale l’ampliamento della committenza tenuta al rispetto dei principi dell’equo compenso e su questo obiettivo continueremo a lavorare”.

ProfessionItaliane ha espresso soddisfazione per l’approvazione della legge e affidato agli Ordini la vigilanza sull’applicazione della norma.
 
Il testo, secondo ProfessionItaliane, deve al più presto essere migliorato con l’ampliamento della platea dei committenti tenuti all’applicazione della legge. Vanno inoltre definiti i limiti dell’azione disciplinare per la violazione dell’applicazione dei parametri, evitando eccessi nell’applicazione.
 
Il Presidente di Fondazione Inarcassa, Franco Fietta, ha commentato “per gli architetti e ingegneri liberi professionisti, questa legge significa finalmente poter invertire una rotta che stava diventando pericolosa. Ci riferiamo a quelle tipologie di bandi di gara indetti dalle pubbliche amministrazioni per affidamenti di incarichi professionali a titolo gratuito che hanno il solo effetto di piegare il mercato della progettazione, impoverirlo sotto il profilo della qualità con il rischio di compromettere la sicurezza delle opere e, di conseguenza, l’incolumità dei cittadini”.
 
“Ora ci attendiamo un’accelerazione dei lavori anche da parte del Senato, affinché si arrivi in tempi stretti all’approvazione finale del provvedimento” ha concluso Fietta.

Il Consiglio Nazionale del Notariato ha espresso “grande apprezzamento” per l’approvazione del ddl. “Il mondo delle professioni attendeva da anni questo provvedimento che ripristina il principio costituzionale, per lungo tempo mortificato, secondo il quale la dignità del lavoro passa anche attraverso la congruità del corrispettivo”, ha affermato il Presidente, Giulio Biino, secondo il quale l’approvazione deve costituire un punto di partenza.
 
L'Organismo congressuale forense (OCF) ritiene che il testo sia perfettibile in alcuni aspetti, “quali la platea dei soggetti (committenti forti) destinatari, o sul bilanciamento delle necessarie sanzioni deontologiche, con funzione antidumping, per i professionisti che non ne dovessero rispettare le disposizioni”. Tuttavia, l’OCF chiede un’approvazione definitiva rapida e senza emendamenti dal momento che il testo “fissa una base minima di capisaldi di tutela e garanzia contrattuale”.
 
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