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NORMATIVA

Città metropolitane solo Milano, Roma e Napoli

di Rossella Calabrese

Le province d’accordo con la proposta del ministro La Loggia

Vedi Aggiornamento del 06/12/2005
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22/06/2005 - Delle 13 città metropolitane, istituite con la legge 142/1990 e inserite nella riforma del titolo V della Costituzione del 2001, ne resteranno soltanto tre, Milano, Roma e Napoli. La proposta, avanzata dal ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia, prevede che esse siano istituite da una legge speciale anziché dal provvedimento attuativo della legge delega 131/03 (legge La Loggia). Apprezzamento per la proposta è stato espresso dal presidente dell’Unione delle Province Italiane, Fabio Melilli, dal presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, entrambi esponenti del centrosinistra, ma anche dal presidente della Provincia di Torino, Antonino Saitta, e dal vicepresidente della Provincia di Roma, Rosa Rinaldi. Il ministro ha proposto di approfondire la questione delle città metropolitane, al di fuori della legge delega, proprio per mettere a punto soluzioni adatte alle singole realtà urbane. Simile è l’idea avanzata dall’Upi, che prevede che la città metropolitana abbia un sindaco e un consiglio eletti dai cittadini, con competenze su viabilità, traffico, ambiente, sicurezza e sviluppo economico. Il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, vede nella legge speciale uno strumento utile per arrivare alla nascita del nuovo ente locale e alla scomparsa della Provincia di Milano entro il 2009. Melilli concorda con la scelta delle tre città indicate: in questo modo si evita il rischio – secondo il presidente dell’ Upi - di accorpare al capoluogo tanti comuni senza una logica, e di privilegiare gli interessi del capoluogo su quelli del territorio. Critiche sono arrivate invece dal sindaco di Milano, Gabriele Albertini, che aveva proposto di creare una Conferenza di servizi che avrebbe visto la partecipazione di tutti i comuni dell’hinterland, in proporzione al numero di abitanti. Questa soluzione avrebbe garantito – secondo il sindaco – l’autonomia e le responsabilità degli amministratori dei Comuni della provincia, creando però le condizioni affinché la città metropolitana potesse funzionare.

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