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SICUREZZA

Rischio sismico: l’ISI valuta otto edifici pubblici campione

di Alessandra Marra

Tra gli elementi di vulnerabilità: assenza delle tamponature al piano terra, presenza di molte travi a spessore, degrado e irregolarità in altezza

Vedi Aggiornamento del 11/09/2017
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21/09/2015 – Minore rigidezza al primo interpiano, assenza delle tamponature al piano terra, degrado delle colonne al piano terra, irregolarità in altezza ed elevata presenza di travi a spessore.
 
Queste alcune cause di vulnerabilità sismica messe in evidenza nello studio realizzato dall’Associazione Ingegneria Sismica Italiana (ISI), su incarico di Federcasa (Federazione che riunisce gli Enti gestori di edifici residenziali pubblici italiani), sullo stato conservativo di un campione di edifici con lo scopo di valutarne il grado di pericolosità sismica.
 

Vulnerabilità sismica: lo studio ISI

Federcasa ha messo a disposizione un campione rappresentativo di fabbricati di diverse tipologie, con differenti epoche di costruzione e distribuiti su tutto il territorio nazionale. L'analisi è stata effettuata su un campione di 8 edifici distribuiti su tutto il territorio nazionale e rappresentativi delle tecnologie costruttive maggiormente ricorrenti. I fabbricati sono ubicati, procedendo da Nord a Sud, nelle province di Treviso, Bologna, Firenze, Terni, L’Aquila, Napoli, Potenza e Siracusa.
 
L’ISI in collaborazione con Eucentre si è occupata delle visite ispettive e delle valutazioni preliminari atte a stimare gli elementi di vulnerabilità la sicurezza di tali strutture per individuare appropriate misure di intervento e definire i relativi costi di adeguamento antisismico nell’ottica di un approccio integrato alla manutenzione e riqualificazione del patrimonio gestito.
 
Le indagini hanno incluso valutazioni relative a: caratteristiche del manufatto; input sismico atteso; considerazioni sulla vulnerabilità e sul rischio dell’edificio, e ipotesi di intervento da porre in atto per migliorare il comportamento sismico degli edifici. È stata quindi individuata una metodologia che consente di definire un ranking degli edifici in base alla priorità per verifiche di dettaglio ed intervento.
 
Tali valutazioni consentono di analizzare, seppure in modo sommario e attraverso un’estensione dei risultati, le risorse economiche necessarie ad una riqualificazione e messa in sicurezza del patrimonio pubblico edilizio-residenziale.
 
Lo studio ha messo in evidenza che circa il 60% del patrimonio residenziale gestito dagli ex IACP (pari a circa 450 mila alloggi) è stato costruito prima del 1981, cioè prima della reale adozione della normativa sismica a seguito della classificazione del territorio. Sul totale delle abitazioni occupate in Italia, circa il 70% è stato realizzato prima del 1981 a cui corrispondono circa 17 milioni di alloggi.
 
Tutto ciò evidenzia che la vulnerabilità sismica degli edifici residenziali costituisce una reale priorità ed è quindi necessario elaborare studi ed interventi mirati alla riduzione del rischio associato con la definizione di un programma tecnico-finanziario per l’adeguamento sismico di un patrimonio edilizio. Prima però è necessaria una fase di studio al fine di raccogliere tutti gli elementi conoscitivi necessari per operare scelte razionali e coerenti con la situazione reale.
 
 
 
 

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