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AMBIENTE

Valutazione di impatto ambientale, la Conferenza Unificata chiede modifiche

di Alessandra Marra

Le Regioni: mantenere un livello progettuale definitivo ed eliminare la VIA postuma. Critiche anche dalle Associazioni ambientaliste

Vedi Aggiornamento del 04/12/2018
05/05/2017 – Mantenere un livello progettuale definitivo per le procedure di Valutazione d’impatto ambientale (VIA) regionali, eliminare la VIA postuma e mantenere i termini e modalità per la presentazione delle integrazioni nei procedimenti di VIA.
 
Queste alcune modifiche chieste dalle Regioni e dalle Province autonome in Conferenza Unificata in merito allo Schema di Decreto sulla Verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale (VIA)
 

Valutazione impatto ambientale: le modifiche chieste in Conferenza Unificata

Le Regioni e le Province autonome, pur avendo espresso un giudizio complessivamente negativo sullo schema di decreto legislativo che intende dare attuazione alla direttiva 2014/52/UE sulla valutazione di impatto ambientale, hanno sottolineano che tale giudizio potrebbe essere superato qualora fossero accolte le modifiche chieste.
 
In particolare è stato chiesto il mantenimento di un livello progettuale definitivo per le procedure di VIA regionali, nonché di elementi progettuali certi e sufficientemente approfonditi per la procedura di verifica. Lo schema di decreto, invece, consentirebbe di presentare nel procedimento di VIA progetti di fattibilità.
 
In più è stato chiesto di mantenere le specificità e gli attuali termini per l'espressione del parere regionale in sede di VIA statale ed eliminare la perentorietà dei termini procedimentali (90 gg. per la verifica, 150 gg. per la valutazione). Lo schema di decreto, invece, prevedeva la riduzione complessiva dei tempi per la conclusione dei procedimenti con termini “perentori” ai sensi e agli effetti della disciplina generale sulla responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile dei dirigenti prevedendo la sostituzione amministrativa in caso di inadempienza.
 
Da eliminare anche la VIA postuma, cioè la possibilità, prevista dallo schema di decreto, di operare in sanatoria nei confronti dell’omessa presentazione della valutazione d’impatto ambientale. Chiesto, inoltre, il mantenimento dei termini e modalità per la presentazione delle integrazioni nei procedimenti di VIA.
 
Sul fronte della partecipazione nei procedimenti si chiede il reinserimento della partecipazione, non contemplata nello schema di decreto, per il procedimento di verifica di assoggettabilità a VIA (screening). 
 

Nuova VIA: le accuse delle associazioni ambientaliste

Totalmente critiche sullo schema di decreto le associazioni ambientaliste (Accademia Kronos, AIIG, Associazione Ambiente e Lavoro, CTS, ENPA, FAI, Federazione Pro Natura, FIAB, Geeenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Gruppi di Ricerca Ecologica, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Marevivo, Mountain Wilderness, Rangers d’Italia, SIGEA, VAS, WWF) che hanno chiesto il ritiro del provvedimento o una sua radicale riscrittura.

Le associazioni ritengono che il provvedimento “crei una procedura farraginosa e poco trasparente, su elaborati approssimativi, duplicando le fasi autorizzative sui progetti di opere e impianti, favorendo i progettisti e non la corretta informazione e partecipazione dei cittadini”.
 
Gli ambientalisti fanno notare che, “una volta data l’autorizzazione ambientale su un vago ‘progetto di fattibilità’ il percorso del proponente dell’opera o dell’impianto diventa in discesa e le varianti sul progetto definitivo, dipendenti dalla cattiva qualità degli elaborati preliminari, portano a diatribe sulla lievitazione dei costi che a quel punto l’amministrazione pubblica, dato il primo OK, difficilmente riesce a contestare”.
 
Le associazioni nelle loro osservazioni (inviate alle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, ai Ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti, all’ANAC e alle Regioni) chiedono al Governo che:
- la VIA venga condotta sul progetto definitivo (come viene stabilito dalla normativa vigente che si intende smantellare), al fine di valutare pienamente le caratteristiche tecniche e ambientali delle opere a partire da vincoli e tutele del territorio, e non dal progetto di fattibilità, impreciso e lacunoso, che può servire invece nella prima fase istruttoria;
- la Commissione tecnica di VIA venga sottratta dal controllo politico del Ministro dell’Ambiente di turno che può nominarne direttamente i membri, ma vada selezionata con procedure di evidenza pubblica tra esperti qualificati del mondo della ricerca e dell’università;
- non si riduca l’amministrazione pubblica a una sorta di sportello a chiamata per le esigenze e interessi dei progettisti e delle aziende di costruzione (i cosiddetti “proponenti”), favorendo invece un confronto tecnico basato su una corrette e completa informazione e partecipazione dei cittadini nelle varie fasi di definizione progettuale.
 
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