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MERCATI Catasto edilizio urbano, sono oltre 77 milioni le unità immobiliari censite
NORMATIVA

Cessione del credito, equo compenso, Codice Appalti, rigenerazione urbana: quale impatto dalla crisi di Governo?

di Paola Mammarella

Lo scioglimento delle Camere mette a rischio i bonus edilizi, il varo delle norme sui contratti pubblici e la riqualificazione delle città? I possibili scenari

Vedi Aggiornamento del 03/08/2022
Foto: quirinale.it
22/07/2022 - La crisi di Governo ha creato uno scossone in Parlamento. Gli interventi del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, hanno assorbito l’attività del Parlamento, che sono state distolte dall’attività ordinaria. Lo scioglimento delle Camere, deciso nella serata di ieri, con la conseguente indizione di nuove elezioni, rallenta il confronto su temi caldi, come la modifica dei meccanismi della cessione del credito, l’equo compenso, la stesura del nuovo Codice Appalti e la rigenerazione urbana.
 
“Lo scioglimento anticipato del Parlamento è sempre l’ultima scelta da compiere, particolarmente se, come in questo periodo, davanti alle Camere vi sono molti importanti adempimenti da portare a compimento nell’interesse del nostro Paese”, ha affermato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la firma del decreto di scioglimento delle Camere.
  
Le Camere torneranno a riunirsi entro la fine di ottobre: questo per le tempistiche indicate dalla Costituzione. Nel frattempo continua l’attività ordinaria, ma con rapporti di forza tra le componenti politiche del tutto ridisegnati.
 
Ci sono però argomenti su cui i cittadini chiedono risposte celeri: primo fra tutti la cessione dei crediti corrispondenti ai bonus edilizi.
 

Cessione del credito e bonus edilizi

Bisogna fare una premessa. I bonus edilizi non subiranno modifiche perché regolati da norme statali. Il Superbonus continuerà il suo iter fino alla sua scadenza naturale, attualmente fissata al 31 dicembre 2025 con aliquote decrescenti. Gli altri bonus edilizi scadranno il 31 dicembre 2024.
 
Senza ulteriori interventi, i meccanismi di cessione del credito continueranno ad essere regolati secondo le regole vigenti:
- prima cessione libera;
- seconda e terza cessione per intero a favore di soggetti qualificati (banche, intermediari finanziari, assicurazioni abilitate ad operare in Italia).
- libertà delle banche di cedere sempre il credito a tutti i soggetti diversi da consumatori o utenti (che agiscono per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta).
 
Dato che i professionisti e le imprese, danneggiati dal blocco delle cessioni dei crediti, ritengono insufficienti queste misure, il nuovo Governo post-crisi dovrebbe nuovamente modificare le norme che regolano la cessione del credito.
 
Centrodestra e Movimento 5 Stelle sono fino ad ora stati favorevoli a snellire le procedure. Il Presidente Draghi, nel suo intervento in Senato prima di rassegnare le dimissioni, ha sostenuto la necessità di ridurre la generosità del Superbonus, sul quale ha affermato di non nutrire nessuna contrarietà, e di correggere i meccanismi della cessione per salvare le imprese in difficoltà. Si può quindi ipotizzare che un nuovo Governo, sostenuto da una maggioranza diversa, manterrà alta l’attenzione sulla cessione del credito. 

Ma non solo, perchè Governo dimissionario, fino alle prossime elezioni, dovrà occuparsi di una serie di affari correnti. Tra questi ci sarà l'approvazione del nuovo Decreto Aiuti. il decreto dovrebbe valere complessivamente 10 miliardi e potrebbe includere al suo interno qualche misura per sbloccare la cessione dei crediti.
 
 

Equo compenso, il ddl fermo in Parlamento

Dopo una lunga gestazione, e molti scontri, il disegno di legge sull’equo compenso potrebbe subire una nuova battuta d’arresto.
 
Il testo ha da sempre suscitato reazioni contrastanti tra gli esponenti del mondo delle professioni, ma è prevalso l’orientamento di quanti sostengono la necessità di approvare subito un testo e di lavorare a possibili miglioramenti in un secondo momento.
 
Il ddl è all’ultimo miglio. Dopo l’approvazione alla Camera a ottobre 2021, a fine giugno è stato approvato dalla Commissione Giustizia del Senato senza modifiche e avrebbe dovuto ricevere la convalida dell’Aula del Senato, dove era calendarizzato per il 20 luglio. L’apertura della crisi e le comunicazioni del Presidente Draghi hanno completamente stravolto gli ordini del giorno.
 
Con lo scioglimento delle Camere, il ddl torna al punto di partenza. Di fatto, il testo decade e deve affrontare nuovamente tutte le fasi dell’approvazione. Le Camere sciolte, infatti, possono solo continuare ad esaminare ddl urgenti, come quelli per la conversione di un decreto legge, ma non è questo il caso.
 
Il ddl porta la firma degli on. Meloni (Fratelli d’Italia), Morrone (Lega) e Mandelli (Forza Italia). Si può ipotizzare che una eventuale maggioranza di centrodestra ripescherà il disegno di legge senza lasciarlo giacere nel dimenticatoio.
 

Codice Appalti, il ruolo del Consiglio di Stato

Per centrare gli obiettivi del PNRR, l’Italia si è impegnata a rivedere le norme sui contratti pubblici, rendendole meno complicate e più aderenti alle prescrizioni europee.
 
Con questo obiettivo, dopo vari stop and go, è stata approvata la legge delega in materia di contratti pubblici. La legge, contenente i princìpi su cui si baserà il nuovo Codice Appalti, prevede che il nuovo Codice debba essere approvato a inizio gennaio 2023.
 
La stesura del nuovo Codice sarà curata dal Consiglio di Stato. Questo significa che non si dovrebbero verificare particolari ritardi. I lavori del Consiglio di Stato dovrebbero assorbire il periodo delle elezioni, dell’insediamento delle Camere e del nuovo Governo. Bisogna inoltre precisare che il Governo, fino alle prossime elezioni, sarà impegnato negli affari correnti. Negli affari correnti saranno inserite le attività connesse al PNRR, tra cui rientra l’approvazione dei decreti attuativi per la revisione del Codice Appalti.
 
Si può quindi pensare che il testo sarà pronto all’inizio di gennaio.
 

Misure per la rigenerazione urbana

In arrivo un nuovo stop per il disegno di legge “Ferrazzi” sulla rigenerazione urbana, con cui dal 2019 si spera di archiviare la legge urbanistica 1150/1942.
 
Il ddl è stato presentato al Senato nel 2019 e nel 2020 è iniziata la sua discussione. Dal momento che erano presenti più disegni di legge sull’argomento, nel 2021 è stato adottato il testo base in cui sono confluite tutte le proposte di legge in materia.
 
Il ddl è andato incontro a molte critiche fino a quando, a marzo 2022, è stato bloccato dalla Ragioneria dello Stato per il rischio di generare costi troppo alti e di sovrapporsi ai finanziamenti del PNRR.
 
A maggio il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, ha annunciato lo sblocco, tanto che il ddl al 12 luglio risultava all’esame della Commissione. Dopo l’esame della Commissione il testo avrebbe dovuto essere approvato dal Senato, per poi passare alla Camera.
 
Lo scioglimento delle Camere mette di nuovo tutto l’iter in discussione.
 

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