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La percezione della sicurezza antincendio in un edificio alto
di Giuseppe G. Amaro, Sabrina Tosto - GAe Engineering

La percezione della sicurezza antincendio in un edificio alto

Ecco come segnaletica, EVAC e tecnologie digitali riducono l’ansia e orientano le persone nei grattacieli

Sicurezza antincendio edifici alti: fiducia e comunicazione
Sicurezza antincendio edifici alti: fiducia e comunicazione
di Giuseppe G. Amaro, Sabrina Tosto - GAe Engineering
edilportale+
15/12/2025 - In un mondo sempre più verticale, la sicurezza antincendio negli edifici alti non è solo una questione tecnica, ma anche percettiva. Questo articolo esplora come la fiducia, la consapevolezza, la comunicazione e le tecnologie avanzate trasformino la sicurezza reale in sicurezza sentita. Attraverso casi studio, riferimenti normativi e analisi psicologiche, si delinea un percorso che va dal rischio percepito alla costruzione di uno spazio protetto e condiviso.
 
Viviamo in un’epoca in cui gli edifici si sviluppano sempre più in verticale, trasformando lo skyline delle città in simboli di modernità, progresso e densità abitativa. Tuttavia, dietro l’efficienza e la grandiosità architettonica, esiste una dimensione meno visibile ma altrettanto determinante: la percezione della sicurezza. Entrare in un edificio di 20, 30 o 50 piani implica affidare la propria incolumità a strutture, sistemi e procedure che spesso non si conoscono in dettaglio. Ma quando una persona si sente realmente al sicuro dentro un edificio alto? La risposta va oltre la semplice conformità normativa: tocca la psicologia, la fiducia, l’esperienza, la comunicazione.
 
Secondo dati EEA (European Environment Agency), circa il 40% delle nuove costruzioni sopra i 50 metri in Europa si concentra in aree urbane ad alta densità, mentre in Italia, secondo il CNVVF, negli ultimi dieci anni sono aumentate del 20% le richieste di valutazione progetto antincendio per edifici con altezza antincendio superiore a 54 metri. Ciò dimostra una crescente diffusione degli sviluppi verticali e la necessità di affrontare il tema della sicurezza con un approccio sempre più integrato tra tecnica e percezione.
 

1. Quando il fuoco è più nella mente che nell’edificio: percezione del rischio e psicologia della sicurezza

La percezione del rischio non è un dato oggettivo, ma il risultato di processi cognitivi ed emotivi. La psicologia dell’emergenza spiega che le persone percepiscono come più pericolose le situazioni in cui:
- Non hanno il controllo diretto dell’evento;
- Non conoscono le procedure di salvezza;
- L’evento ha conseguenze considerate catastrofiche;
- Sono coinvolti elementi emotivamente forti, come fuoco e fumo.
 
Un edificio alto amplifica questi fattori: la distanza dal suolo genera il timore della difficoltà di fuga, mentre il fuoco, elemento imprevedibile per definizione, induce una sensazione di impotenza. La teoria del “rischio involontario” afferma che gli individui percepiscono come più pericolose le situazioni subite rispetto a quelle scelte: vivere o lavorare ai piani alti può essere percepito come un rischio imposto.
 
Tuttavia, la percezione cambia quando l’ambiente trasmette segnali visivi e organizzativi di protezione. La presenza di segnaletica chiara, estintori ben disposti, sistemi EVAC di allarme vocale, personale formato e briefing informativi genera fiducia. La sicurezza percepita è, in sintesi, una costruzione sociale ed emotiva basata sulla visibilità della protezione.
 
Caso significativo: Dopo l’incendio della Grenfell Tower (Londra, 2017), molti superstiti hanno dichiarato di aver perso fiducia nella struttura già prima dell’evento, a causa di scarsa comunicazione e assenza di formazione sugli scenari di emergenza. Ciò suggerisce come la percezione di insicurezza possa essere un campanello d’allarme trascurato.
 
GAeEdilportale_Percezione della sicurezza_Grafico 1.jpg - La percezione della sicurezza antincendio in un edificio alto

2. Vivere in quota: tra rischi reali e paure percepite

Gli edifici alti presentano caratteristiche che li rendono ambienti complessi in caso di incendio. Tra i rischi reali più rilevanti troviamo:
- La propagazione verticale del fuoco attraverso cavedi e facciate;
- L’accumulo di fumo ai piani intermedi;
- La difficoltà dei soccorritori a intervenire oltre un certo numero di piani;
- L’elevato numero di occupanti, spesso con diversa familiarità dell’ambiente;
- La dipendenza da sistemi tecnologici come ascensori e impianti di pressurizzazione.
 
A questi rischi reali, si affiancano timori percepiti, spesso legati a fattori emozionali:
- “Non arriverò in tempo alle scale di sicurezza”;
- “Il fumo mi impedirà di respirare e orientarmi”;
- “La struttura potrebbe crollare”;
- “Gli impianti potrebbero non funzionare”;
- “Le persone potrebbero farsi prendere dal panico”.
 
Caso di studio: L’incendio della Torre del Parque Central a Caracas (2004) evidenziò come molti occupanti, pur trovandosi in aree sicure, si sentirono disorientati per l’assenza di informazioni ufficiali. Sebbene la struttura avesse sistemi adeguati, la percezione di abbandono generò comportamenti impulsivi.
 
In Italia, l’incendio della Torre dei Moro a Milano (2021) ha mostrato come la propagazione esterna delle facciate possa generare panico, nonostante la presenza di vie di esodo efficienti. La comunicazione successiva ha evidenziato il ruolo centrale della trasparenza e dell’informazione nel ristabilire fiducia nei residenti.

 

3. Le regole del gioco: normative e strategie antincendio in Italia e nel mondo

Il quadro normativo è essenziale per garantire la sicurezza reale. In Italia, il Codice di Prevenzione Incendi (D.M. 03/08/2015 e s.m.i.) identifica gli edifici alti nella categoria V.11, distinguendoli per altezze antincendio: - > 12 m e ≤ 24 m: edifici medi; - > 24 m e ≤ 54 m: edifici alti; - > 54 m: grattacieli.
 
Il Codice introduce il concetto di “strategia antincendio prestazionale,” che consente soluzioni tecnologiche equivalenti purché garantiscano gli stessi livelli di sicurezza. Ciò permette l’utilizzo di strumenti ingegneristici avanzati, come l’analisi CFD (Computational Fluid Dynamics) per simulare la propagazione del fumo.
 
In ambito europeo, le norme EN 81-72 regolano gli ascensori antincendio per i soccorritori, mentre la ISO 7010 definisce la simbologia universale della segnaletica. La UNI EN 1838 norma l’illuminazione di emergenza.
 
Negli Stati Uniti, la NFPA 101 (“Life Safety Code”) e la NFPA 5000 regolano gli edifici multipiano con approccio performance-based. Inoltre, la NFPA 92 disciplina i sistemi di controllo dei fumi nei grattacieli.
 
Il confronto normativo dimostra che, pur con differenze, la logica dominante è quella di garantire compartimentazione, vie di esodo protette, sistemi di allarme efficienti e supporto ai soccorritori. La percezione di sicurezza cresce quando tali standard vengono comunicati efficacemente agli occupanti.
 
AREA ITALIA EUROPA USA
Riferimenti principali Codice Prevenzione Incendi (DM 03/08/2015), DM 02/09/2021 ISO 7010, EN 81-72, EN 1838 NFPA 101, NFPA 5000, NFPA 92
Classificazione edifici alti > 24 m (alti), > 54 m (grattacieli) varia per Paese High-rise > 23 m (NFPA)
Approccio Prestazionale con soluzioni alternative Standard armonizzati Performance-based
Elementi chiave Compartimentazione, esodo protetto, impianti di rivelazione Segnaletica e ascensori soccorritori Controllo fumi, Fire Command Center
Tecnologie emergenti CFD, sistemi integrati Gestione ascensori e facciate BMS, sistemi avanzati di controllo fumi

Tre approcci, un unico obiettivo: proteggere le persone

GAeEdilportale_Percezione della sicurezza_Grafico 2.jpg - La percezione della sicurezza antincendio in un edificio alto

4. Segui la luce verde: vie di fuga, segnaletica e gestione dell’emergenza

La segnaletica rappresenta un “linguaggio di salvezza” che deve essere immediatamente comprensibile anche nei momenti di panico. La UNI EN ISO 7010 prevede simboli standardizzati, mentre la UNI EN 1838 richiede che l’illuminazione di emergenza garantisca almeno 1 lux lungo il percorso d’esodo.
Le vie di fuga verticali devono essere compartimentate, pressurizzate e prive di ostacoli. Secondo il D.M. 02/09/2021, il piano di emergenza deve prevedere ruoli specifici, punti di raccolta e tempi di esodo calcolati.
 
Tuttavia, la dinamica psicologica di evacuazione non è sempre lineare. Le teorie sul “panic design” spiegano che ambienti disordinati, segnali contrastanti o mancanza di indicazioni aumentano il rischio di comportamenti impulsivi. Al contrario, un “cue-based design” (design basato su indizi visivi e sonori coerenti) incoraggia comportamenti ordinati.
 
Scenario virtuoso: In un edificio direzionale di Francoforte nel 2019, un’esercitazione di evacuazione con sistema EVAC vocale ha ridotto i tempi di uscita del 30% rispetto al precedente sistema di allarme sonoro generico. Il messaggio contestuale ha rassicurato gli occupanti e migliorato la percezione di controllo.
 
Esempio visivo suggerito: una mappa schematica delle vie di fuga di un edificio di 30 piani, con evidenziate scale di sicurezza pressurizzate e punti di raccolta.

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5. Prepararsi per non temere: formazione e cultura della sicurezza

La formazione trasforma l’ignoto in famigliare, riducendo l’ansia e aumentando la capacità di reazione. Il D.M. 02/09/2021 prevede livelli differenziati di formazione antincendio (1, 2 o 3), ma l’obiettivo è anche quello di sviluppare una “safety culture” condivisa.
 
Le esercitazioni di evacuazione non devono essere percepite come un obbligo, ma come un’opportunità per familiarizzare con lo spazio. Secondo studi condotti dall’Università di Manchester, le persone che hanno partecipato ad almeno due evacuazioni simulate dichiarano un livello di fiducia nel sistema antincendio superiore del 40% rispetto a chi non ha mai partecipato ad alcuna simulazione.
 
La cultura della sicurezza nasce quando gli occupanti sono protagonisti attivi e non semplici destinatari passivi di procedure.
 

6. Dalla porta EI ai gemelli digitali: la tecnologia che protegge e rassicura

La protezione passiva è costituita da elementi strutturali come compartimentazioni EI, pareti e porte tagliafuoco, facciate resistenti alla propagazione del fuoco e cavedi sigillati.
La protezione attiva include: - Rivelatori di fumo e calore; - Impianti sprinkler automatici; - Sistemi di controllo del fumo (SEFC); - Impianti EVAC con messaggi vocali; - Ascensori di emergenza per i soccorritori.
Le tecnologie emergenti stanno trasformando il modo di vivere la sicurezza:
- Sensori IoT collegati a piattaforme BMS (Building Management System);
- Gemelli digitali per simulazione in tempo reale degli scenari di incendio;
- Intelligenza artificiale per prevedere percorsi di evacuazione;
- Realtà virtuale (VR) e aumentata (AR) per formare gli occupanti in scenari immersivi.
 
Esempio visivo suggerito: infografica verticale di un grattacielo con evidenziazione dei compartimenti, rete sprinkler e flussi d’aria controllati.
 

7. Psicologia della fiducia: quando l’edificio smette di fare paura

La sicurezza percepita nasce quando gli occupanti comprendono e credono nell’efficacia dei sistemi implementati. Questo senso di fiducia deriva da:
- Coerenza tra ciò che si vede e ciò che si comunica;
- Presenza di segnali di controllo e organizzazione;
- Esperienze positive (es. prove di evacuazione ben gestite);
- Consapevolezza dei percorsi e dei comportamenti da adottare;
- Presenza di figure di riferimento nell’emergenza.
 
Scenario emozionale: Maria, impiegata al 18° piano, partecipa a una simulazione di evacuazione. La voce calma del sistema EVAC la guida verso la scala pressurizzata. Vede frecce luminose, incontra un addetto formato che la tranquillizza. Una volta fuori, comprende che non è sola. Da quel momento, guardando la torre in cui lavora, sente meno paura e più fiducia.

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8. La sicurezza si racconta: design, storytelling e ambienti rassicuranti

La sicurezza non si comunica solo con le normative, ma con un linguaggio visivo ed emozionale. Gli edifici che mostrano sistemi antincendio ben evidenziati, mappe intuitive, messaggi rassicuranti e istruzioni semplici migliorano la percezione degli occupanti.
 
Il “safety branding” è un approccio che integra elementi grafici, colori e tono comunicativo per rendere la sicurezza parte dell’identità dell’edificio. Lo storytelling degli spazi, con pannelli che spiegano in modo visuale come funzionano i sistemi antincendio, crea consapevolezza e appartenenza.
 
Anche l’uso di app di edificio che forniscono percorsi, piani di emergenza e istruzioni interattive può aumentare il senso di controllo da parte degli utenti.
 

Conclusioni

La sicurezza antincendio in un edificio alto non è solo un insieme di misure tecniche, ma un “patto di fiducia” tra progettisti, gestori e occupanti. La conformità normativa garantisce la protezione reale, ma è la comunicazione efficace, la formazione e la visibilità dei sistemi a trasformare questa protezione in sicurezza percepita.
 
Solo quando la persona si sente parte del sistema, e non semplice passeggero di una struttura verticale, l’edificio alto smette di essere una potenziale minaccia e diventa uno spazio sicuro, moderno e affidabile in cui vivere, lavorare e crescere.
 
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