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Bonifiche dei siti contaminati: quasi un Comune su due coinvolto
di Nicola Damato

Bonifiche dei siti contaminati: quasi un Comune su due coinvolto

Il IV Rapporto ISPRA fotografa il quadro nazionale delle bonifiche ambientali al 2024

Bonifiche siti contaminati: i dati ISPRA 2024 - Foto: sevector 123rf.com
Bonifiche siti contaminati: i dati ISPRA 2024 - Foto: sevector 123rf.com
di Nicola Damato
16/01/2026 - Quasi un Comune italiano su due è interessato da almeno un procedimento di bonifica ambientale.

È il dato principale che emerge dal IV Rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sulle bonifiche dei siti regionali, basato sui dati aggiornati al 1° gennaio 2024 e raccolti nella banca dati nazionale MOSAICO.

Il documento restituisce un quadro aggiornato dello stato delle bonifiche in Italia, con ricadute dirette sulla pianificazione urbanistica e sugli interventi di demolizione e ricostruzione, offrendo indicazioni rilevanti per tecnici e progettisti chiamati a operare su aree potenzialmente contaminate.
 

Un fenomeno diffuso che coinvolge quasi metà del territorio comunale

Al 1° gennaio 2024 risultano censiti 38.556 procedimenti di bonifica dei siti contaminati, di cui 16.365 in corso e 22.191 conclusi. I Comuni interessati sono 3.619, pari a circa il 46% del totale nazionale.

Ogni anno vengono avviati in media 1.190 nuovi procedimenti, segno di un’attività amministrativa continua e strutturata, che conferma come il tema delle bonifiche non riguardi solo aree industriali dismesse, ma una parte significativa del territorio urbanizzato.
 

Dove si concentrano le bonifiche e quali siti richiedono interventi

La distribuzione dei procedimenti è fortemente disomogenea e riflette la storia industriale e il grado di urbanizzazione dei territori. Lombardia, Campania e Toscana concentrano oltre la metà dei procedimenti in corso.

Nella fase operativa di bonifica o messa in sicurezza, la Lombardia incide per il 28%, seguita da Piemonte (12%), Toscana (11%) e Veneto (9%). A livello comunale, Milano è il territorio con il maggior numero di procedimenti.

Un dato rilevante riguarda l’esito delle verifiche ambientali: circa il 70% dei procedimenti si conclude senza interventi di bonifica, poiché le indagini escludono superamenti dei limiti normativi.

Solo nel 30% dei casi si rende necessario un intervento. I siti risultano prevalentemente di dimensioni contenute: il 70% ha una superficie inferiore a 10.000 mq, fattore che incide positivamente sui tempi di chiusura.
 
 

Tempi di conclusione e scelte tecnologiche

Dal punto di vista temporale, i procedimenti conclusi con intervento presentano una durata media di 3 anni e 10 mesi. La metà degli iter si chiude entro quattro anni, mentre solo nel 25% dei casi sono necessari otto anni o più. Le dimensioni del sito restano il principale elemento che influisce sulle tempistiche complessive.

Per quanto riguarda le modalità operative, la tecnologia più utilizzata è lo scavo e smaltimento in discarica, adottata in circa la metà dei procedimenti e spesso come soluzione unica. La scelta è legata alla rapidità e alla certezza dei risultati, soprattutto in presenza di interventi edilizi programmati, come quelli di demolizione e ricostruzione.

ISPRA evidenzia tuttavia le criticità ambientali di questa pratica, richiamando la necessità di un maggiore ricorso a soluzioni più sostenibili.
 

Siti orfani, finanziamenti pubblici e vincoli futuri

Un capitolo specifico del Rapporto riguarda i siti orfani, ovvero aree contaminate oggetto di procedimenti di bonifica ambientale in cui non è individuabile un responsabile o in cui i soggetti obbligati risultano inadempienti.

Al 1° gennaio 2024 ne risultano censiti 484. In questi casi interviene la Pubblica Amministrazione, anche grazie ai fondi del PNRR: 225 siti sono già finanziati e 55 procedimenti risultano conclusi, mentre numerose situazioni restano ancora in attesa di risorse.

Il Rapporto distingue infine tra bonifica, finalizzata alla rimozione o riduzione degli inquinanti fino al raggiungimento delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), e messa in sicurezza permanente (MISP), che prevede l’isolamento delle fonti di contaminazione.
Quest’ultima comporta vincoli d’uso e obblighi di monitoraggio nel tempo, aspetti rilevanti nella pianificazione urbanistica e negli interventi sul costruito.
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