16/01/2026 - Quasi un Comune italiano su due è interessato da almeno un procedimento di bonifica ambientale.
È il dato principale che emerge dal
IV Rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) sulle bonifiche dei siti regionali, basato sui dati aggiornati al
1° gennaio 2024 e raccolti nella banca dati nazionale MOSAICO.
Il documento restituisce un quadro aggiornato dello stato delle bonifiche in Italia, con ricadute dirette sulla pianificazione urbanistica e sugli interventi di demolizione e ricostruzione, offrendo indicazioni rilevanti per tecnici e progettisti chiamati a operare su aree potenzialmente contaminate.
Un fenomeno diffuso che coinvolge quasi metà del territorio comunale
Al 1° gennaio 2024 risultano censiti
38.556 procedimenti di bonifica dei siti contaminati, di cui 16.365 in corso e 22.191 conclusi. I Comuni interessati sono 3.619, pari a circa il
46% del totale nazionale.
Ogni anno vengono avviati in media 1.190 nuovi procedimenti, segno di un’attività amministrativa continua e strutturata, che conferma come il tema delle bonifiche non riguardi solo aree industriali dismesse, ma una parte significativa del territorio urbanizzato.
Dove si concentrano le bonifiche e quali siti richiedono interventi
La distribuzione dei procedimenti è fortemente disomogenea e riflette la storia industriale e il grado di urbanizzazione dei territori.
Lombardia, Campania e Toscana concentrano oltre la metà dei procedimenti in corso.
Nella fase operativa di bonifica o messa in sicurezza, la
Lombardia incide per il
28%, seguita da Piemonte (12%), Toscana (11%) e Veneto (9%). A livello comunale,
Milano è il territorio con il maggior numero di procedimenti.
Un dato rilevante riguarda l’esito delle verifiche ambientali: circa il
70% dei procedimenti si conclude senza interventi di bonifica, poiché le indagini escludono superamenti dei limiti normativi.
Solo nel 30% dei casi si rende necessario un intervento. I siti risultano prevalentemente di dimensioni contenute: il
70% ha una superficie inferiore a 10.000 mq, fattore che incide positivamente sui tempi di chiusura.
Tempi di conclusione e scelte tecnologiche
Dal punto di vista temporale, i procedimenti conclusi con intervento presentano una
durata media di 3 anni e 10 mesi. La metà degli iter si chiude entro quattro anni, mentre solo nel 25% dei casi sono necessari otto anni o più. Le dimensioni del sito restano il principale elemento che influisce sulle tempistiche complessive.
Per quanto riguarda le modalità operative, la tecnologia più utilizzata è lo scavo e smaltimento in discarica, adottata in circa la metà dei procedimenti e spesso come soluzione unica. La scelta è legata alla rapidità e alla certezza dei risultati, soprattutto in presenza di interventi edilizi programmati, come quelli di demolizione e ricostruzione.
ISPRA evidenzia tuttavia le criticità ambientali di questa pratica, richiamando la necessità di un maggiore ricorso a soluzioni più sostenibili.
Siti orfani, finanziamenti pubblici e vincoli futuri
Un capitolo specifico del Rapporto riguarda i siti orfani, ovvero aree contaminate oggetto di procedimenti di bonifica ambientale in cui non è individuabile un responsabile o in cui i soggetti obbligati risultano inadempienti.
Al 1° gennaio 2024 ne risultano censiti
484. In questi casi interviene la
Pubblica Amministrazione, anche grazie ai fondi del
PNRR: 225 siti sono già finanziati e 55 procedimenti risultano conclusi, mentre numerose situazioni restano ancora in attesa di risorse.
Il Rapporto distingue infine tra
bonifica, finalizzata alla rimozione o riduzione degli inquinanti
fino al raggiungimento delle concentrazioni soglia di rischio (CSR), e
messa in sicurezza permanente (MISP), che prevede l’isolamento delle fonti di contaminazione.
Quest’ultima comporta vincoli d’uso e obblighi di monitoraggio nel tempo, aspetti rilevanti nella pianificazione urbanistica e negli interventi sul costruito.