Perequazione urbanistica nei piani comunali
19/12/2006 - La perequazione urbanistica persegue l’equa distribuzione dei diritti edificatori riconosciuti dalla pianificazione urbanistica e degli oneri derivanti dalla realizzazione delle dotazioni territoriali, tra i proprietari degli immobili interessati dagli interventi.
A questa definizione corrisponde nel nostro Paese un variegato repertorio di metodologie ed esperienze, che sono state illustrate nel seminario “Indirizzi per la perequazione urbanistica nei piani comunali” organizzato dall’Assessorato all’Assetto del Territorio della Regione Puglia, tenutosi ieri a Bari.
Introdotto dall’Assessore Angela Barbanente, l’incontro è stato dedicato all’approfondimento delle pratiche perequative, con particolare riferimento ai piani comunali.
Stefano Stanghellini, docente allo IUAV di Venezia, ha esordito sottolineando come, nella pianificazione tradizionale, si produca una disparità di trattamento tra i proprietari di aree cui il Prg assegna una previsione edificatoria, e quelli le cui aree sono gravate da vincoli preordinati all’esproprio. A questo squilibrio - che vede il valore delle aree destinate ad edificazione privata adeguarsi al valore di mercato, e il valore, invece, delle aree destinate ad attuazione pubblica scendere di circa la metà – cerca di dare risposta la perequazione urbanistica.
Tra i vantaggi di questo strumento ci sono: la limitatezza temporale dei vincoli, la possibilità per l’ente locale di acquisire aree a prezzi più bassi, e la maggiore propensione, da parte delle amministrazioni, a metodi concertativi basati sul consenso.
Passando alla pratica, Stanghellini ha illustrato un iter possibile per applicare la perequazione: 1. definire l’ambito di applicazione; 2. individuare i suoli omogenei e suddividerli in classi; 3. attribuire un indice di edificabilità (espresso in mq/mq) in dipendenza della classe di appartenenza; 4. formare il comparto.
È stata sottolineata la necessità di analizzare la struttura proprietaria, in sede di formazione del comparto, per individuare le eventuali situazioni critiche che rischiano di bloccare i processi di realizzazione degli interventi.
Il meccanismo perequativo prevede a questo punto il trasferimento dei diritti edificatori; si attiva quindi un vero e proprio mercato di tali diritti, che richiede regole certe di trasparenza e concorrenza. Il piano perequativo quindi, smantellando il rigido sistema della zonizzazione, persegue obiettivi di socialità e commistione delle funzioni, consentendo una attuazione degli interventi più rapida e meno onerosa per la pubblica amministrazione.
Un caso pratico, quello del Comune di Ravenna, è stato portato all’attenzione della platea dall’architetto Franco Stringa, che ha illustrato l’esperienza della città romagnola, in particolare gli interventi sulla darsena realizzati trasferendo i diritti edificatori dalla cintura verde che circonda la città.
Nel pomeriggio si è parlato dell’esperienza di Reggio Emilia e dei profili giuridici della perequazione.