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FINANZIAMENTI Fondo Kyoto da 200 milioni di euro, pubblicato il bando
SICUREZZA

Antisismica, Anci chiede 60 miliardi di euro per i centri storici

di Paola Mammarella

Mario Occhiuto: ‘nella prima fase piano decennale di interventi di rafforzamento locale senza arrivare ai livelli massimi di sicurezza’

Vedi Aggiornamento del 17/01/2018
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08/09/2017 - Istituire un Fondo nazionale da 60 miliardi di euro per la messa in sicurezza antisismica degli edifici storici e un piano decennale di interventi. La proposta, lanciata da Mario Occhiuto, delegato all’urbanistica dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e sindaco di Cosenza, mira ad evitare i crolli, risparmiando risorse per la ricostruzione ed evitando la perdita di vite umane.
 

Rafforzamento locale, no massimi livelli di sicurezza

Nel documento presentato da Occhiuto, viene spiegato che i 60 miliardi finanzierebbero gli interventi di rafforzamento locale. “Si tratta della prima fase dell’adeguamento sismico – afferma Occhiuto - ne rappresenta il 30%, ma anche la parte più importante per evitare crolli e perdite di vite umane”.
 
“Per ridurre in modo sensibile i rischi di crolli – continua - non serve la messa in sicurezza a livelli massimi. Anzi, secondo il Consiglio superiore dei lavori pubblici sarebbe sconsigliabile ed economicamente insostenibile”.
 
E infatti Occhiuto ricorda che “secondo le stime più accreditate sarebbero necessari 200 miliardi per mettere completamente in sicurezza i sette milioni di abitazioni, quindi anche gli edifici privati, nelle zone sismiche più pericolose”.
 

Occhiuto: ‘interventi di prevenzione sismica sono interventi produttivi’

“La cifra necessaria per un primo e consistente intervento, ovvero 60 miliardi – spiega Occhiuto - non è poi così alta se si pensa che solo per la ricostruzione dopo il sisma nel centro Italia i costi stimati equivalgono a più di 23 miliardi”.
 
Oltre che alla tutela delle vite umane, i benefici di un simile piano a detta di occhiuto sarebbero molteplici. “La tutela e la manutenzione del nostro inestimabile patrimonio storico-architettonico, il risparmio rispetto alle ricostruzioni post-terremoto, la rinnovata attrattività dei nostri borghi, il risparmio di suolo per nuove soluzioni abitative, il rafforzamento delle identità locali e l’inevitabile attrattività anche per gli investimenti da parte dei privati farebbero da volano alla definitiva messa in sicurezza degli edifici in chiave antisismica e ai massimi livelli”.
 

Antisismica, ‘servono semplificazioni normative’

“Per realizzare tutto questo sono necessarie anche norme che semplifichino l’azione dei Comuni: la realizzazione del piano sarebbe affidata proprio alle amministrazioni comunali che dovrebbero avere come minimo la possibilità di intervenire anche su edifici privati in nome dell’interesse maggiore relativo alla pubblica incolumità e alla conservazione del nostro patrimonio storico”.
 
In quest’ottica Occhiuto suggerisce anche una riforma delle Soprintendenze che “ne ridefinisca il ruolo e ne adegui organico e dotazioni: serve un’azione di tutela attiva del patrimonio, all’interno della quale le Soprintendenze facciano la loro parte, al fianco dei Comuni e non contro di essi”.
 

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