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MERCATI

Mercato delle costruzioni, le città più attrattive sono le più efficienti

Il rapporto ‘International Construction Cost Index 2021’ di Arcadis conferma l’attrattività di Roma e Milano. Londra e Copenaghen tra le più care al mondo

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14/05/2021 – Il mercato delle costruzioni deve evolversi verso la sostenibilità. È quanto emerge dal report annuale International Construction Cost Index (ICC) di Arcadis. La società, specializzata in consulenza tecnica e ingegneristica, ogni anno mette a punto un indice comparativo per esaminare i costi di costruzione globali.
 

Mercato delle costruzioni, l’evoluzione verso la sostenibilità

La classifica fornisce una fotografia del mercato delle costruzioni nelle 100 più importanti città del mondo evidenziando la costante necessità per l'industria di evolversi verso progetti edilizi resilienti, in grado di contrastare i cambiamenti climatici, tracciando al contempo una rotta verso un futuro a zero emissioni di carbonio. Infatti, i singoli processi di costruzione sono responsabili di quasi il 12% delle emissioni globali di CO2 relative al consumo di energia mentre i sistemi di riscaldamento e di raffreddamento degli edifici sono una delle principali cause del “global warming”.
 
Un alto posizionamento nella classifica significa, in sintesi, mercato vivace e sostenibile, sia in termini economici sia ambientali: alti costi alla portata di quel mercato che, accettandoli investe nella crescita urbana a impatto zero di quella città, contribuendo all’evoluzione sostenibile delle modalità di costruzione, dei materiali impiegati e dell’intero settore.
 

Mercato delle costruzioni: potenziale di crescita e costi di costruzione

Il report evidenzia che costi di costruzione non elevati in territori attrattivi indicano un maggiore potenziale di crescita. È il caso delle due città italiane presenti nella ricerca: Milano e Roma che si posizionano verso metà classifica.
 
“La concorrenza tra paesi passa anche e forse soprattutto attraverso la sfida tra città” - commenta Carlo Masseroli, City Executive di Arcadis Italia.
 
“Milano è la città trainante del nostro Paese, ponendosi come modello di resilienza ed evoluzione verde già da diversi anni, innovando e partecipando a programmi di riqualificazione internazionali come Reinventing Cities esempio virtuoso in cui il capoluogo meneghino è impegnato con numerosi progetti che porteranno nuovo valore ai suoi abitanti ed investitori entro le prossime Olimpiadi 2026”.
 
Ginevra, Londra e Copenaghen sono le tre città più care e appena giù dal podio troviamo altre due località europee, Oslo e Zurigo. Nelle prime posizioni fanno da padrone poi le città statunitensi (la svalutazione della moneta americana è il principale fattore di retrocessione delle città statunitensi come New York e San Francisco rispettivamente al sesto e settimo posto) e britanniche. Asia e India, con cinque città ai margini della classifica, sono i paesi del mondo dove risulta più economico costruire.
 
Considerando 100 metropoli in sei continenti, l'Indice ICC 2021 di Arcadis, viene stilato sulla base di un'indagine comparata dei costi e delle funzioni di costruzione, dei dati di bilancio e di mercato dei diversi paesi e città, valutato e analizzato da un gruppo di esperti di Arcadis. I valori espressi sono in dollari USA.
 
“Le città attrattive sono quelle affidabili ed efficienti – prosegue il City Executive di Arcadis – capaci di rispettare i tempi attraverso procedure lineari e inattaccabili, custodendo e anzi accrescendo i loro stessi patrimoni”, e se su questo punto Milano deve ancora crescere a livello Internazionale, per Roma la burocrazia è il principale freno all’attrattività dei capitali.

“La rigenerazione urbana è uno dei fattori chiave dichiarati dal governo nel PNRR – conclude Masseroli – È una sfida cruciale per il governo Draghi, da cui passa il rilancio del Paese. Da questo punto di vista è indispensabile che il testo della nuova legge urbanistica in discussione sia radicalmente rivisto, innanzitutto dal punto di vista culturale: l’approvazione dell’attuale proposta rappresenterebbe infatti un ulteriore freno allo sviluppo”.
 

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