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Salva Casa, Architetti e Ingegneri: bene le novità ma serve una riforma integrale

Salva Casa, Architetti e Ingegneri: bene le novità ma serve una riforma integrale

Secondo i progettisti, le nuove norme potrebbero entrare in contrasto con le leggi vigenti ed esporre al rischio di ‘derogabilità permanente’

Vedi Aggiornamento del 04/10/2024
Salva Casa, Architetti e Ingegneri: bene le novità ma serve una riforma integrale - Foto: annlisa 124rf.com
Salva Casa, Architetti e Ingegneri: bene le novità ma serve una riforma integrale - Foto: annlisa 124rf.com
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 04/10/2024
30/07/2024 - La Legge Salva Casa introduce modifiche finalizzate alla regolarizzazione di piccole difformità, che rendevano numerose abitazioni invendibili o comunque non legittimate causando anche un freno al mercato immobiliare e alle attività di ristrutturazione del tessuto edilizio nazionale esistente, fornendo una risposta agli obiettivi dichiarati di semplificazione e di maggiore chiarezza della pratica applicativa.
 
Così i Consigli Nazionali degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) e degli Ingegneri (CNI) hanno accolto la Legge 105/2024 di conversione del Decreto Salva Casa.
 
Con la legge - spiegano i progettisti - possono essere finalmente superate situazioni in stallo da decenni, pur irrilevanti ma non risolvibili nel contesto normativo vigente; si pensi ad esempio agli edifici costruiti prima della legge Bucalossi (1977), alle piccole difformità costruttive e di rappresentazione, a variazioni all’interno degli alloggi e ad altre varianti non incidenti sulla collettività. Nell’accertamento di conformità, nelle ipotesi di parziali di difformità e variazioni essenziali, viene introdotto il superamento del concetto della doppia conformità edilizia ed urbanistica.
 

Salva Casa, Architetti e Ingegneri: serve una riforma integrale

La nuova Legge, sottolineano, presenta una modifica puntuale di alcuni articoli del vigente Testo Unico dell’Edilizia, affrontando solo parzialmente la necessità di una riforma integrale dell’impianto normativo edilizio. A questo proposito, i Consigli Nazionali ritengono che sia urgente riformare il testo nella sua interezza ed organicità.
 

“Non si parla di una semplice revisione - aggiungono - ma di una nuova integrale elaborazione di un codice maggiormente rispondente alle esigenze di semplificazione e razionalizzazione correlate ad una nuova normativa urbanistica che si renda necessaria per supportare e facilitare la crescita ed un futuro sostenibile per il nostro Paese, secondo le nuove esigenze di rigenerazione urbana, di riduzione del consumo di suolo, di ‘costruire sul costruito’”.
 
Il nuovo testo del DPR 380/2001, come modificato dalla legge di conversione del Decreto Salvacasa - spiegano ancora CNAPPC e CNI -, di fatto interviene anche in ambiti di competenza specifica della normativa urbanistica operando in sostituzione, parziale e molto limitata, di un vuoto normativo che non può essere affrontato con una disciplina in ambito edilizio.  
 
La nuova legge “deroga senza abrogare” ad altre normative vigenti, come la Legge 1150/1942, il decreto 1444/1968, il decreto del ministero della sanità del 1975, con le quali le nuove disposizioni potrebbero entrare in contrasto; pertanto - avvertono i tecnici -, non pone al riparo i professionisti e gli uffici tecnici della Pubblica Amministrazione dal rischio di una non corretta interpretazione.
 
Secondo i progettisti, la scelta di effettuare modifiche parziali di un testo normativo, ormai inadeguato, aumenta le incertezze applicative introducendo il rischio di “derogabilità permanente” in ambiti di competenza di altre normative e può produrre criticità nel governo dei territori che necessitano, invece, di una nuova disciplina urbanistica e di un nuovo Codice delle Costruzioni organici ed attualizzati.
 
La nuova frontiera del processo di governo del territorio è il “green deal”, la rigenerazione urbana e la limitazione del consumo di suolo, che presuppongono nuovi strumenti e una nuova disciplina urbanistica che favorisca l’inclusione sociale e la qualità ambientale e adeguata ad affrontare le sfide della transizione ecologica - concludono.
 
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