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NORMATIVA

Terre e rocce da scavo, a breve i chiarimenti

di Paola Mammarella

Attesi uno o più decreti del Min.Ambiente per la distinzione tra rifiuti e sottoprodotti da riutilizzare

Vedi Aggiornamento del 04/05/2012
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27/01/2012 – Slitta la definizione di un panorama normativo certo per l’impiego di terre e rocce da scavo. Dopo l’approvazione di metodi con cui differenziare i rifiuti dai materiali da riutilizzare, il decreto liberalizzazioni ha rimandato la regolamentazione della materia a un decreto ministeriale successivo. Qualche chiarimento è stato introdotto con il Decreto Legge 2/2012, recante misure urgenti in materia ambientale.
 
Nella relazione del Dl 2/2012, così come uscita dal Consiglio dei Ministri, prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, si legge che i materiali di riporto storici devono essere considerati sottoprodotti e non rifiuti. Si tratta di terre costituite da una miscela di materiali di origine antropica e terreno naturale che, utilizzati nei secoli per riempimenti e livellamenti, hanno determinato un nuovo orizzonte stratigrafico.
 
Il testo fornisce un’interpretazione del D.lgs 152/2006, Testo Unico ambientale. La conferma definitiva dovrebbe arrivare con uno o più decreti del Ministero dell’Ambiente, cui è demandata la fissazione dei criteri in base ai quali distinguere tra rifiuti e sottoprodotti.
 
In base al Testo Unico ambientale, è sottoprodotto e non rifiuto qualsiasi sostanza o oggetto originato da un processo di produzione di cui costituisce parte integrante e il cui scopo non è la produzione di tale sostanza od oggetto, utilizzato nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione. L’utilizzo deve essere diretto e non può comportare un trattamento diverso dalla normale pratica industriale. La sostanza o l’oggetto non devono infine procurare danni all’ambiente.
 
Qualche chiarimento aggiuntivo era atteso dal decreto sulle liberalizzazioni. All’approvazione in CdM di una disciplina ad hoc per iniziare a mettere ordine nel reimpiego delle terre e rocce da scavo derivanti dalla realizzazione di gallerie, ha fatto seguito un dietrofront dell’Esecutivo, che ha rimandato la regolamentazione del settore all'emanazione di un decreto da parte del Ministero dell'Ambiente.
                                                           
Il testo uscito dal CdM considerava sottoprodotti, quindi riutilizzabili, le terre e rocce da scavo che durante il ciclo produttivo potevano risultare contaminate o mischiate da acqua, materiali, sostanze e residui di varia natura, come calcestruzzo, bentonite, pvc, vetroresina (Leggi Tutto).

Ricordiamo che l'ex Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo aveva varato un decreto per la definizione della materia delle terre e rocce da scavo. La bozza, che aveva destato qualche preoccupazione e aveva spinto il Consiglio di Stato a chiedere chiarimenti a riguardo, si è però arenata con le dimissioni del Governo Berlusconi.


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