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Regolamento Appalti, RPT chiede correzioni su appalto integrato e equo compenso

di Paola Mammarella

I tecnici esortano il Ministero delle infrastrutture a rivedere il testo e specificare quali regole sono stabili e quali transitorie

Vedi Aggiornamento del 28/07/2020
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Foto: Dmitriy Shironosov ©123RF.com
11/12/2019 – Chiarire quali sono le regole stabili e quelle transitorie del Codice Appalti, garantire la centralità del progetto, evitando passi indietro sull’appalto integrato, e favorire l’applicazione del principio dell’equo compenso. Sono le richieste della Rete delle Professioni Tecniche (RPT), intervenuta in audizione presso la Commissione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che sta curando la stesura del regolamento attuativo del Codice Appalti.
 

Regolamento appalti: regole stabili e transitorie

La richiesta di distinguere in modo netto le regole stabili da quelle transitorie, mira a evitare incertezze interpretative che provocherebbero il rallentamento delle procedure per la realizzazione dei lavori pubblici.
 
Tutto nasce dalle deroghe temporanee inserite nel Codice Appalti con lo Sblocca Cantieri. Si pensi ad esempio alla reintroduzione temporanea dell’appalto integrato, all’innalzamento del tetto dei subappalti dal 30% al 40% e alla possibilità di non indicare la terna dei subappaltatori in sede di offerta. Disposizioni che resteranno in vita fino al 31 dicembre 2020.
 
Per evitare confusione, il regolamento dovrebbe indicare con chiarezza quali disposizioni scadranno e quali invece sono destinate a durare.
 

Appalto integrato e centralità del progetto

Secondo RPT è necessario “scongiurare il rischio dell’introduzione surrettizia, sulla base di norme transitorie, di regole in deroga ai principi generali fondamentali, come ad esempio la centralità del progetto”.
 
La Rete si riferisce all’appalto integrato, che lo Sblocca cantieri ha sdoganato fino al 31 dicembre 2020. Le bozze in circolazione prevedono la possibilità di affidamento congiunto della progettazione ed esecuzione delle opere sulla base del progetto di fattibilità tecnica ed economica. La disposizione ha fatto insorgere molti addetti ai lavori, che hanno sottolineato l’illegittimità del provvedimento. Il Codice, così come modificato dallo Sblocca Cantieri, consente l’affidamento congiunto della progettazione ed esecuzione delle opere sulla base del progetto definitivo. Consentire l’affidamento sul progetto di fattibilità rappresenterebbe una ulteriore semplificazione, che non può essere decisa con un regolamento attuativo.
 
Trattandosi di una norma che a fine 2020 scadrà automaticamente, anche il regolamento attuativo del Codice Appalti dovrà essere modificato. Col rischio di creare nuova confusione.
 
RPT ritiene che la reintroduzione dell’appalto integrato rappresenterebbe un passo indietro perché alimenterebbe casi di mancata coerenza tra livelli successivi di progettazione, genererebbe varianti d’opera, opere incompiute e contenziosi.
 

Regolamento appalti e principio dell’equo compenso

RPT in audizione ha ricordato che la Legge 172/2017 ha introdotto il principio dell’equo compenso per i liberi professionisti. Ricordiamo che la norma ha previsto che i professionisti ricevano un compenso proporzionato alla quantità e qualità del lavoro svolto e che, successivamente, la legge di Bilancio 2018 ha chiarito che un compenso, per essere considerato equo, deve essere obbligatoriamente determinato sulla base del Decreto Parametri (DM 17 giugno 2016).
 
La Rete delle Professioni Tecniche, chiedendo una complessiva revisione del testo, ha sollecitato l’introduzione di procedure di affidamento che evitino eccessivi ribassi.
 
La revisione delle norme sull’equo compenso, lo ricordiamo, procede lentamente a livello centrale e in modo più dinamico su base locale. Hanno legiferato in materia le Regioni Calabria, Basilicata, Piemonte, Campania, Sicilia, Lazio, Abruzzo, Puglia, Veneto, Marche.

 

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