17/07/2025 - Il
recupero del calore dai data center rappresenta un'opportunità concreta per valorizzare l’energia termica generata dai server e reimmetterla in rete, alimentando edifici pubblici e residenziali serviti da
sistemi di teleriscaldamento.
Questa soluzione migliora l’efficienza energetica urbana, riduce le emissioni inquinanti e contribuisce alla lotta contro il cambiamento climatico. Si tratta di
un’azione strategica che consente di contenere i costi energetici e accelerare il percorso verso la decarbonizzazione delle città.
Dal consumo alla produzione: l’evoluzione sostenibile dei data center
I
data center sono infrastrutture fondamentali per il funzionamento delle tecnologie digitali, ma richiedono enormi quantità di energia, sia per alimentare i server sia per raffreddare le componenti elettroniche.
Questo consumo è destinato a crescere in modo significativo, in particolare con la diffusione di tecnologie avanzate come l’
intelligenza artificiale generativa. Una sola ricerca basata su AI, ad esempio, può consumare fino a dieci volte più elettricità rispetto a una query tradizionale.
Secondo l’
Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), entro il 2026 il fabbisogno energetico globale dei data center potrebbe più che raddoppiare.
Oltre al consumo diretto, i sistemi di raffreddamento, necessari per i data center, rilasciano grandi quantità di calore, spesso inutilizzato. Attraverso il
riutilizzo del calore “di scarto” proveniente dal data center, questo calore residuo può essere reimpiegato in reti di teleriscaldamento urbano, trasformando un problema ambientale in una risorsa energetica.
La percezione dei data center sta quindi evolvendo: da semplici consumatori energivori a
potenziali fornitori di energia termica a basse emissioni, in grado di contribuire alla transizione energetica. In questo scenario si inseriscono nuove strategie di
progettazione dei data center sostenibili, che prevedono l’integrazione tra infrastruttura IT, rete energetica e contesto urbano.
Come funziona il recupero del calore per il teleriscaldamento
Il recupero del calore dai data center può avvenire principalmente secondo due approcci, a seconda del sistema di raffreddamento adottato:
raffreddamento ad aria o
raffreddamento a liquido avanzato. Entrambi consentono di trasferire l’energia termica prodotta dai server a una rete di teleriscaldamento urbano, ma con modalità e rese differenti.
Raffreddamento ad aria: recupero con rialzo termico
Questa configurazione è la più diffusa nei data center tradizionali. Il processo si articola in tre fasi:
- Captazione del calore. Il calore generato dai server, generalmente dissipato nell’aria, viene intercettato tramite scambiatori di calore, che lo trasferiscono a un fluido termovettore (acqua o acqua glicolata).
- Rialzo termico. Poiché il calore recuperato presenta una temperatura relativamente bassa (circa 30 °C), è necessario l’impiego di pompe di calore per portare il fluido a livelli compatibili con il teleriscaldamento tradizionale, solitamente compresi tra 60 e 90 °C.
- Distribuzione. Una volta riscaldato, il fluido viene immesso nella rete di teleriscaldamento e convogliato verso edifici residenziali e pubblici (scuole, uffici, ospedali), dove può essere utilizzato per il riscaldamento ambientale e l’acqua calda sanitaria.
Raffreddamento a liquido avanzato: integrazione diretta in rete
Con sistemi di
raffreddamento a liquido avanzato, l’energia termica viene estratta a una temperatura più elevata (tra 40 e 60 °C) e in modo più efficiente. In questo caso è possibile alimentare direttamente reti di
teleriscaldamento a bassa temperatura (Low Temperature District Heating - LTDH), senza necessità di pompe di calore o fasi di conversione aggiuntive.
Il calore viene ceduto
direttamente alla rete tramite scambiatori di calore dedicati, rendendolo immediatamente disponibile per il fabbisogno termico degli edifici collegati, con minori perdite e maggiore efficienza complessiva del sistema.
Il quadro normativo europeo per il riuso energetico dei data center
L’efficienza energetica dei data center viene comunemente misurata tramite l’indicatore
PUE (Power Usage Effectiveness), che esprime il rapporto tra l’energia totale consumata dall’infrastruttura e quella effettivamente destinata all’hardware IT.
Il valore ideale è 1.0. Negli ultimi anni il PUE medio è passato da 2,5 (2007) a 1,55 (2022), ma i margini di miglioramento si sono ridotti, rendendo necessario affiancare nuovi strumenti di valutazione.
Per questo, la
Direttiva europea 2023/1791/UE sull’efficienza energetica integra il processo di rendicontazione con il
Fattore di Riutilizzo Energetico (ERF), che misura quanta energia, inclusa quella termica, viene effettivamente recuperata e riutilizzata. Il parametro è definito dalla norma
ISO/IEC 30134-6:2021.
Rispetto al PUE l’ERF emerge come un parametro critico per la gestione sostenibile dei data center, offrendo una misura precisa dell'efficacia con cui una struttura riutilizza il calore di scarto.
In parallelo, il
Codice di condotta europeo per i data center propone linee guida volontarie per migliorare l’efficienza, con particolare attenzione alla
valorizzazione del calore residuo, sempre più rilevante a fronte dell’aumento delle temperature di scarico dovuto alla crescente densità energetica dell’hardware. Il Codice, frutto di un confronto tra esperti, produttori ICT e Stati membri, è stato declinato per diverse categorie di prodotti, tra cui Data Center, Broadband, UPS e altri dispositivi digitali.
Il recupero di calore nei data center nella strategia nazionale
Per quanto riguarda l’Italia, la recente apertura della
consultazione pubblica sulla
Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali esteri in Data Center, annunciata ieri, 16 luglio 2025 e aperta fino al 16 agosto 2025, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, fa emergere l’intenzione istituzionale di promuovere modelli di sviluppo infrastrutturale integrati con gli obiettivi di
transizione ecologica ed
efficienza energetica urbana.
All’interno della Strategia, redatta in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il
recupero del calore di scarto prodotto dai data center viene indicato tra i principali benefici territoriali attesi.
In particolare, si evidenzia la possibilità di reimpiegare il calore generato dai server per alimentare
reti di teleriscaldamento urbano, trasformando un flusso dissipativo in una risorsa termica utile per edifici pubblici e residenziali.
Un approccio che rappresenta una risposta concreta al peso ambientale del settore edilizio, che in Italia è il comparto più energivoro (44% dei consumi finali) e il secondo per emissioni di gas serra (27%), in gran parte dovute al riscaldamento ancora basato sui combustibili fossili.
In questo contesto, il riuso del calore dei data center offre un potenziale rilevante per
decarbonizzare i sistemi di riscaldamento, riducendo i consumi primari e facilitando la progressiva uscita dal gas.
Recupero del calore e reti di teleriscaldamento: referenze
La
localizzazione dei data center in prossimità di reti di teleriscaldamento rappresenta oggi una delle soluzioni più efficaci per massimizzare l’efficienza energetica complessiva dell’infrastruttura.
Non a caso, la
mappatura nazionale delle infrastrutture (SINFI) — citata nel documento
Strategia per l’attrazione in Italia degli investimenti industriali esteri in Data Center — includerà, tra i criteri di localizzazione ottimale, anche la presenza di
reti di teleriscaldamento.
Questa integrazione permetterà di individuare aree strategiche in cui attivare sinergie tra infrastrutture digitali ed energetiche, favorendo una
progettazione territoriale integrata e coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione urbana.
Un esempio concreto di questa visione è il recente
progetto di A2A e Qarnot a Brescia, dove è stato inaugurato un
data center a raffreddamento liquido nella centrale Lamarmora. Il calore recuperato dai server, fino a
65 °C, viene direttamente immesso nella
rete di teleriscaldamento cittadina, generando un contributo annuo stimato in
800 MWh termici.
Si tratta di una delle prime applicazioni italiane di
recupero del calore di scarto da data center in un contesto urbano, e dimostra come l’integrazione tra digitalizzazione e infrastrutture energetiche possa offrire
risposte concrete alla sfida della transizione ecologica.
Sempre in
Lombardia, dove si concentra la rete di teleriscaldamento più estesa e capillare del Paese, è in corso un altro progetto strategico per il
recupero calore data center.
A
Milano, infatti, sarà operativo nel 2026 un nuovo impianto che permetterà di
intercettare il calore residuo prodotto dal Data Center Avalon 3 di Retelit - attualmente il maggiore punto di interconnessione Internet d’Italia, con oltre 3.500 m² e una potenza di 3,2 MW - e di reimmetterlo nell’infrastruttura di
teleriscaldamento gestita da A2A Calore e Servizi.
Il sistema sarà in grado di
rendere disponibile alla rete urbana 2,5 MW termici e generare un incremento di
15 GWh annui di energia recuperabile, destinata a coprire i fabbisogni termici delle famiglie dell’area ovest della città.
A questi si aggiunge il progetto già operativo a Rozzano, alle porte di Milano, dove è attivo il primo impianto italiano che recupera il calore generato dal
Data Center del Gruppo TIM per alimentare il
teleriscaldamento di oltre 5.000 abitazioni nel quartiere ALER. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra TIM Enterprise e GETEC, tramite la controllata Atmos, e consente di integrare il calore residuo del data center nella rete urbana, contribuendo alla riduzione dei consumi di gas naturale e delle emissioni climalteranti. L’impatto ambientale stimato è significativo: si prevede l’
abbattimento di 3.500 tonnellate di CO₂ all’anno, pari all’effetto di
17.500 alberi piantati.
Questi tre interventi dimostrano come l’integrazione tra infrastrutture digitali e reti di teleriscaldamento sia già una
realtà operativa e costituisca un
modello replicabile in altri contesti urbani, in grado di coniugare innovazione, sostenibilità e valorizzazione delle risorse locali.
Il recupero di calore dai data center come leva della transizione energetica
Il
recupero calore data center si configura oggi come una leva strategica all’interno del più ampio processo di
transizione energetica. Invertendo la tradizionale percezione dei data center come grandi consumatori di energia, queste infrastrutture possono assumere un ruolo attivo come
fornitori di energia termica a basse emissioni, contribuendo in modo diretto alla
decarbonizzazione del settore del riscaldamento degli edifici.
Recuperare e valorizzare il calore altrimenti dissipato significa
ottimizzare l’efficienza del sistema energetico, ridurre la
dipendenza dal gas e abbattere le emissioni associate al riscaldamento urbano. L’integrazione con le
reti di teleriscaldamento, esistenti o in fase di sviluppo, rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare l’
indipendenza energetica locale e promuovere un
mix energetico più resiliente e sostenibile.