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URBANISTICA

Ambiente, cinque procedure di infrazione contro l’Italia

di Rossella Calabrese

Pareri motivati per: mancato rispetto di sentenze Ue sulla gestione di discariche, caccia e inquinamento atmosferico

Vedi Aggiornamento del 12/11/2007
11/04/2006 - La Commissione europea ha avviato cinque procedimenti di infrazione a carico dell’Italia per violazioni della normativa Ue in materia di protezione dell’ambiente e della salute umana. Due pareri motivati (ovvero il secondo passo della procedura di infrazione dopo la lettera di messa in mora) sono relativi al mancato rispetto di alcune sentenze della Corte di Giustizia europea sulla gestione non corretta di discariche. Gli altri tre riguardano la violazione della normativa sulla caccia e la mancata adozione di misure per il rispetto dei limiti di concentrazione nell’atmosfera di alcune sostanze inquinanti. Le discariche finite nel mirino di Bruxelles sono quelle di Castelliri (Lazio) e Campolungo (Marche). La prima era autorizzata per lo smaltimento di rifiuti urbani, ma di fatto è stata utilizzata in modo illegale anche per smaltirvi rifiuti pericolosi, con un potenziale rischio di inquinamento delle acque sotterranee a causa del percolato. Con una sentenza del 2004, la Corte di Giustizia europea aveva obbligato l’Italia a porre rimedio alla situazione. Le competenti autorità avevano assicurato di ritirare i rifiuti e smaltirli in modo sicuro; la Commissione ritiene però che ciò sia stato fatto solo in parte e in maniera non sufficiente ad evitare i rischi ambientali e per la salute pubblica. La discarica di Campolungo (Ascoli Piceno), invece, è abbandonata da diversi anni ma non è stata mai bonificata; inoltre, a meno di tre metri di profondità passa la falda freatica e poco lontano c’è un fiume che spesso esonda entrando in contatto con i rifiuti. Alla sentenza della Corte era seguito un accordo tra il governo e la Regione Marche per la messa in sicurezza. Secondo la Commissione europea però, le misure previste sono insufficienti e non vi è certezza della loro attuazione. Il secondo parere motivato riguarda il mancato rispetto della normativa europea sulla conservazione degli uccelli selvatici in Sardegna e in Veneto. Gli Stati membri hanno la facoltà di derogare alle norme europee sulla protezione di alcune specie di uccelli selvatici. Tuttavia la normativa regionale del Veneto e della Sardegna non garantisce il pieno rispetto dei requisiti e delle condizioni del regime di deroga. La Commissione ritiene infatti che le leggi di queste due Regioni consentono un abbattimento eccessivo delle specie protette di uccelli. Richiamo anche per l’assenza di misure finalizzate alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. L’Italia ha trasmesso un elenco di agglomerati e zone in cui le concentrazioni di NO2 (biossido di azoto) e NOx (ossidi di azoto) risultavano particolarmente elevati, ma non ha attuato le misure necessarie per abbassare i livelli di concentrazione degli inquinanti e rispettare così la direttiva comunitaria. Se la Commissione europea non riterrà soddisfacenti le risposte dell’Italia ai pareri motivati, potrà adire la Corte di giustizia delle Comunità europee che, se sarà accertata la violazione delle norme comunitarie, potrà irrogare sanzioni pecuniarie.
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