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Decreto Fare, Inu: ‘no alle modifiche della sagoma degli edifici’

Decreto Fare, Inu: ‘no alle modifiche della sagoma degli edifici’

Si rischia ‘un attentato alla storia edilizia dell’Italia, alle forme delle sue città e dei suoi paesi’

Vedi Aggiornamento del 05/11/2018
di Rossella Calabrese
Vedi Aggiornamento del 05/11/2018
19/07/2013 - Forte contrarietà è stata espressa dall’Istituto Nazionale di Urbanistica per la novità normativa che consente di modificare la sagoma degli edifici sottoposti a ristrutturazione edilizia.
 
L’INU, pur apprezzando le semplificazioni in materia edilizia contenute nel Decreto del Fare (DL 69/2013), ricorda che, attualmente, gli interventi di ristrutturazione edilizia comprendono la demolizione e successiva fedele ricostruzione di un fabbricato identico, quanto a sagoma, volumi, area di sedime e caratteristiche dei materiali a quello preesistente, fatte salve le innovazioni necessarie per l’adeguamento antisismico.
 
“Eliminando la parola ‘sagoma’ dal significato originario di Ristrutturazione Edilizia - affermano gli urbanisti - questa finirà per inglobare anche la demolizione e la ricostruzione di un edificio del tutto nuovo e, paradossalmente, anche a portare fuori terra i volumi che attualmente sono sotto terra”.
 
Qualora questo avvenisse, l’Inu teme “un attentato alla storia edilizia dell’Italia, alle forme delle sue città e dei suoi paesi, alla sua cultura materiale e immateriale che tanto contraddistinguono il paesaggio urbano italiano e, in fin dei conti, anche allo stesso paesaggio territoriale”. Inoltre, secondo l’Inu, si metterebbe immediatamente in crisi la pianificazione urbanistica vigente, con incalcolabili ricadute a catena nella gestione degli insediamenti.
 
L’Inu ricorda che da sempre la pianificazione urbanistica ricorre alla ristrutturazione edilizia come massimo intervento consentito quando ha bisogno di scongiurare la demolizione di immobili di interesse storico, architettonico o testimoniale, consentendo la demolizione e ricostruzione a parità di volume solo per edifici o tessuti insediativi privi di valori storici e ambientali.
 
L’Inu chiede a tutte le forze culturali, a quelle sociali e a quelle economiche di mobilitarsi per scongiurare una possibilità di trasformazione dagli effetti incontrollabili per paesaggio urbano italiano.
 
Un parere, quello dell’Inu, diametralmente opposto a quello del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, secondo il quale la possibilità di modificare la ‘sagoma’ degli edifici nella ristrutturazione edilizia “rende possibile la rigenerazione urbana sostenibile” (leggi tutto).
 
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