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Emergenza Emilia Romagna, CNI: gli edifici non sono progettati per essere invasi dall’acqua

Emergenza Emilia Romagna, CNI: gli edifici non sono progettati per essere invasi dall’acqua

La proposta degli Ingegneri: ripensare la sicurezza degli edifici alla luce dei cambiamenti climatici

Aggiornato al 22/05/2023 Vedi Aggiornamento del 24/05/2023
Angelo Domenico Perrini, Presidente CNI
Angelo Domenico Perrini, Presidente CNI
18/05/2023 - Gli edifici non sono progettati per essere invasi dall’acqua fin dalle fondamenta e dovrebbero essere ripensati alla luce dei cambiamenti climatici.
 
È il commento espresso dal Presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri (CNI), Angelo Domenico Perrini, durante l’emergenza che si sta verificando in Emilia Romagna.
 
Oltre ad esprimere solidarietà alle popolazioni colpite, Perrini si è soffermato sul post emergenza, quando bisognerà valutare i danni subìti e la sicurezza degli edifici colpiti.
 
“Dobbiamo partire dalla considerazione che gli edifici non sono progettati per fronteggiare queste situazioni, per essere invasi dall’acqua sin dalle fondamenta” si legge in una nota diramata dal CNI.
 
“Questo comporta che - continua - passata l’emergenza, occorrerà valutarne il livello di sicurezza. Da questo punto di vista, come ingegneri e come professionisti tecnici, disponiamo di un organismo come la Struttura Tecnica Nazionale che agirà a supporto della Protezione Civile attraverso sopralluoghi che consentiranno di valutare i danni”.
 
“Dobbiamo prendere atto del fatto che viviamo in un territorio fortemente a rischio sul piano idrogeologico. Sono circa 7 milioni gli italiani che vivono in zone ad elevato rischio” sottolinea.
 
“A tutto questo dobbiamo aggiungere il fatto che su questo territorio così fragile si è costruito molto, forse troppo e senza una corretta pianificazione. A queste difficoltà si aggiunge poi la scarsa manutenzione” scrive il CNI.
 
“In queste condizioni, se si verifica un evento per cui in poche ore cadono le stesse quantità di pioggia normalmente registrate in tre o quattro mesi è facile attendersi dei disastri” conclude.
 
Il CNI lancia quindi un monito. “Questa realtà impone anche a noi ingegneri di ragionare in maniera diversa. Dovremo ripensare alle capacità idrauliche dei nostri edifici e, più in generale, alla loro sicurezza tenendo presente la realtà del nostro territorio e gli oggettivi cambiamenti climatici in atto”.

Fonte: Ufficio stampa Fondazione CNI

 
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