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NORMATIVA

Dl Sviluppo, chieste modifiche sulla riqualificazione urbana

di Paola Mammarella

Inu chiede lo stralcio di interventi su beni culturali e permesso di costruire con silenzio assenso

Vedi Aggiornamento del 21/12/2011
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06/07/2011 – Si avvicina tra le polemiche l’approvazione definitiva del decreto sviluppo, che dopo la fiducia incassata alla Camera è passato all’esame del Senato. Come nella fase iniziale, il testo continua a destare richieste di modifica, soprattutto in tema di riqualificazione urbana e interventi sugli edifici tutelati.  
 
Inu e Legambiente hanno inoltrato un appello al Presidente del Senato Schifani e ai capigruppo di partito, ottenendo il sostegno degli Assessori all’urbanistica di Puglia e Toscana, dell’ex Ministro per i Beni culturali Veltroni e dell’ex presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali.
 
Secondo Federico Oliva, presidente dell’Inu, istituto nazionale di urbanistica, il silenzio assenso per il rilascio del permesso di costruire e la Scia semplificata delineano un quadro rischioso, che non interviene sulle sanzioni in caso di infrazione né opera un raccordo normativo con il Testo Unico dell’edilizia.
 
A detta di Oliva, il rischio sarebbe determinato in primo luogo dalla presenza di molti Comuni senza piani regolatori di nuova generazione. Un maggiore snellimento delle procedure potrebbe dar vita a una serie di interventi disorganici, con pericoli in termini di assetto idrogeologico e abusivismo.
 
Considerato grave anche lo spostamento da 50 a 70 anni della soglia che consente di dichiarare storico un immobile, con la possibilità di sottoporre il patrimonio immobiliare pubblico ad accertamenti per verificarne il grado di interesse culturale.
 
Il decreto abolisce poi l’obbligo previsto dalla “Legge Bottai”, in base al quale il Ministro dei Beni Culturali doveva essere informato di qualsiasi trasferimento della proprietà dei beni vincolati, in modo da poter sempre risalire al responsabile del bene.
 
Giudicato negativo anche il parere delle soprintendenze per interventi in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, che, nel caso in cui le Regioni abbiano rivisto di intesa con le Soprintendenze le pianificazioni paesistiche, potrebbe passare da vincolante a obbligatorio, con silenzio assenso dopo 90 giorni dalla ricezione del progetto.
 
Bocciate anche le misure per la riqualificazione urbana. Dopo i fallimento del Piano Casa, sottolinea l’Inu, sono riproposti premi volumetrici senza pianificazioni comunali, con deroghe che rischiano di complicare il panorama normativo e una legislazione speciale che invade le competenze regionali.
 
Inu e Legambiente hanno chiesto quindi lo stralcio delle disposizioni dal testo del decreto. Proponendo la riapertura del confronto su riqualificazione, perequazione e compensazione urbanistica, con particolare attenzione a sicurezza e cambiamenti climatici.

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